Gruppo UF Lovers a rapporto per un’estate tutta da vivere!

Era fine marzo quando ho iniziato un post con un annuncio: sono entrata nel gruppo UF Lovers.

È una di quelle cose che tanto mi piacciono perché parliamo di condivisione, a 360°, vera, costruttiva e di qualità.

Per spiegare chi siano gli UF Lovers, vi racconto cos’è Urban Finder, ovvero la app dalla quale viene l’acronimo UF.

Urban Finder è, appunto, una app che è stata creata per aiutare ogni persona a scoprire ciò che cerca in una data città (come suggerisce l’aggettivo Urban), trovando le soluzioni più adatte rispetto ai propri gusti e alle proprie esigenze.

È un sistema dedicato sia a chi vive in una certa città sia a chi in quella città arriva per lavoro o magari per turismo, offrendo interessanti spunti e alternative alle consolidate abitudini per i cittadini e creando percorsi su misura per chi è nuovo.

Nel primo post dedicato a Urban Finder, ho raccontato in dettaglio alcune peculiarità che la rendono una app diversa da qualsiasi altra, riassumendo i vantaggi in due punti fondamentali. Leggi tutto

Le mie scelte in pillole: Serena Ciliberti e il coraggio della fantasia

Mesi fa, in occasione del quarto compleanno di A glittering woman, ho scritto che i creativi, i designer, gli stilisti, gli artisti dei quali mi occupo e dei quali racconto qui nel blog nonché attraverso i miei canali social, soprattutto attraverso Instagram, sono diventati membri di una famiglia che ho scelto e alla quale tengo molto.

Una famiglia che costruisco giorno dopo giorno, fatta di persone in gamba, volenterose, volitive, estrose, talentuose, capaci, coraggiose.
Persone delle quali sono orgogliosa, come se fossero davvero sangue del mio sangue, anche perché il talento e la passione che esso genera sono in realtà legami forti, capaci di unire le persone oltre le parentele di DNA o di legge.

Nutro immensa stima e ammirazione per chi come loro ha il coraggio della fantasia.
Perché se avere fantasia e creatività è spesso un dono innato, decidere di assecondare tali doti e di non imbrigliarle, decidere di non omologarsi è un’altra cosa: è una scelta. Precisa e molto, molto coraggiosa.
Ammiro le persone che non hanno paura di impegnarsi, di lavorare sodo, di inventare, di sperimentare, di rompere i confini imposti dall’omologazione e dalla banalità.

Ecco perché scelgo e sceglierò sempre le creazioni di Serena Ciliberti alias Sere Ku ex Sayang Ku (il nome si è evoluto nel tempo per rappresentare la propria creatrice).

Ecco perché la sostengo e la sosterrò sempre e perché, dopo averle dedicato un primo post nel 2014, oggi torno a dedicarle una delle mie scelte in pillole.
Perché c’è bisogno di ironia e di auto-ironia e perché un po’ di sano divertimento non ha mai ucciso nessuno.
Anzi, al contrario, in verità ironia e divertimento allungano l’esistenza – proprio come una pillola salvavita.

Sapete cosa mi fa davvero impazzire di Serena Ciliberti? La capacità di guardare un oggetto e di vedere ben oltre il suo utilizzo normale, quotidiano e più scontato.
Con lei, qualsiasi cosa può diventare un gioiello, un ornamento per il corpo; e se quel certo oggetto – non so, per esempio una sedia – non ha le dimensioni idonee per diventare gioiello, potete giurare sul fatto che lei lo studierà e riuscirà a prepararne una versione miniaturizzata, naturalmente con proporzioni perfette.
Non solo: nel caso in cui si parli di oggetti funzionanti (cito lettori di musica digitale, matite giapponesi minuscole, biro, rossetti), Serena salvaguarda la loro funzione, ovvero inserisce l’oggetto all’interno del gioiello e lo rende anche utilizzabile.
Dunque con il lettore si può davvero ascoltare musica, con le biro si può scrivere e le matite possono essere temperate – e usate.

Quello tra me e Serena Ciliberti è un rapporto fatto di stima reciproca (mi permetto di affermarlo e ne sono orgogliosa), un rapporto nato a inizio 2013 e che si rinnova e cresce anno dopo anno.

Ho un’ampia collezione dei suoi pezzi e potete averne prova guardando proprio il mio profilo Instagram citato in principio.
Indosso spesso le sue creazioni e possiedo uno dei suoi anelli con le matitine giapponesi, una paure collana e anello con uova in padella (qui e qui la indosso), diversi gioielli con le scarpine di Barbie (qui, qui, qui e qui in indossato), collane con strumenti musicali in miniatura (qui e qui e che indosso qui, qui e qui), una collana con volti in porcellana (che indosso qui e qui), orecchini con mini seggioline (li vedete anche nella foto qui sopra) oppure una collana con mini divani (e qui e qui la indosso), una collana con miniature di profumi (un pezzo unico, prodotto in pochissimi esemplari tutti diversi tra loro) e un’altra con i rossetti (che indosso qui e qui), un anello e degli orecchini con miniature dei vecchi telefoni con cornetta (qui e qui), una collana con ditali da cucito

Potrei continuare ancora a lungo, perché nei miei cassetti ho tanti altri pezzi, per esempio un paio di collane fatte con cucchiaini oppure un anello fatto con il metro da sarta.

A questo punto, se anche voi volete trarre beneficio dalla sana ironia di Serena Ciliberti, vi lascio i suoi dettagli: qui trovate il suo sito (che include lo shop online), qui la sua pagina Facebook e qui l’account Instagram.

E a me non resta che darvi appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

Prova costume? Dico il mio deciso “NO, GRAZIE” e vi spiego perché

Capita tutti gli anni, piuttosto puntualmente: pare che il caldo dia alla testa a molti, perfino nelle redazioni di giornali prestigiosi e stimati.

L’anno scorso è capitato con Chloë Moretz, attrice e modella statunitense, presa di mira da Io Donna, il femminile del Corriere della Sera.

Un femminile, ebbene sì, ovvero un giornale che dovrebbe stare dalla parte delle donne e assecondare la loro emancipazione sotto tutti i punti di vista.

Ebbene, Io Donna pubblicò una foto che ritraeva Brooklyn, figlio di David e Victoria Beckham, mano nella mano con Chloë, sua fidanzata: sotto, fu messa una didascalia che li definiva coppia dell’estate nonché un ulteriore commento molto illuminato e illuminante.

Quale? «Sono inseparabili. L’attrice non si separa mai neppure dagli shorts. Peccato non sia così magra da poterli indossare con disinvoltura.»

Lei, Chloë, ovvero una ragazza nata nel 1997, oggi 20enne, l’età della freschezza e di un pizzico di sana impertinenza, anche nel guardaroba, soprattutto se estivo.
Una ragazza con una corporatura assolutamente normale e sana.

Poco tempo dopo, come se non fosse bastato questo episodio davvero poco edificante, è stato un altro giornale a farsi portatore di un altrettanto inqualificabile capitolo di quella che mi è apparsa come una gara perversa al body shaming.

In occasione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, capitò infatti che, nella specialità del tiro con l’arco, il trio delle atlete italiane fosse stato sconfitto in semifinale: l’eliminazione delle azzurre Claudia Mandia, Lucilla Boari e Guendalina Sartori fu elegantemente – sì, sono ironica – sottolineata da Il Resto del Carlino.

Come? «Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico.» Leggi tutto

Le mie scelte in pillole: Officine Gualandi e le dipendenze positive

Ci sono cose che creano dipendenza, a volte in negativo e altre – per fortuna! – in positivo.
Officine Gualandi, il marchio 100% Made in Italy del quale vi parlo oggi, rientra decisamente e ampiamente nel secondo caso, quello delle dipendenze positive.

Dopo aver acquistato da loro un primo anello-bottone in ceramica smaltata (lo vedete qui e qui), ho capito che non sarebbe rimasto… solo a lungo: infatti, appena ho visto un secondo anello a righe (quello della foto qui sopra e che potete vedere anche qui e qui), non ho potuto resistere!
Colori vivaci e brillanti, forme accattivanti, prodotti ben fatti: questi sono alcuni degli elementi del lavoro di Officine Gualandi, elementi che vanno a creare un capitale di positività enorme la quale, a sua volta, dà luogo a dipendenza.
Anche perché, ora che sono al secondo acquisto, so di poter contare sulla qualità del loro lavoro così come sulla loro professionalità e gentilezza.

Renato Di Tommaso (disegnatore, scultore, designer), Simone Vetromile (graphic designer e social media manager) e Tania Vetromile (storica dell’arte con esperienza in comunicazione e organizzazione di eventi) vivono a Roma e insieme hanno creato Officine Gualandi, progetto che mette insieme le loro passioni, gli interessi, le abilità e le esperienze eterogenee.

Nato nel 2012, il loro laboratorio creativo progetta e realizza complementi di arredo e accessori di design che comprendono anche bijou.
Il trio dedica una speciale attenzione ad alcune lavorazioni artigianali e ad alcuni materiali: in particolare, la ceramica è protagonista di creazioni non solo 100% Made in Italy, come scrivevo in principio, ma anche 100% frutto dell’ingegno e delle scelte Made in Officine Gualandi.

«Serialità e unicità del manufatto, per noi, non sono estremi che si escludono, ma strategie produttive che si intersecano, in una continua vocazione alla ricerca e alla sperimentazione»: così raccontano e trovo che il loro punto di vista sia molto interessante.
È vero, non è detto che serialità e unicità siano estremi che si escludono, non se a fare da trait d’union sono qualità e cura.

«Il lavoro procede accorciando le distanze fra i diversi ambiti di produzione e relazione – continuano – e manteniamo vicine le idee alle mani e alle macchine. Crediamo nella nuova fioritura artigianale, in cui la manualità non è altro rispetto alla preparazione e formazione intellettuale.»
Bravi ragazzi, questa è musica per le mie orecchie!

Insomma, cari amici che mi fate il dono di leggere ciò che scrivo, la conclusione è che Officine Gualandi è consigliatissimo e rientra a pieno titolo tra le scelte in pillole che vi sto più o meno scherzosamente somministrando in questa calda estate.
Se anche voi – come me – credete che la bellezza sia una delle poche dipendenze che valga la pena di coltivare, allora avete trovato l’azienda e i prodotti giusti!

Come sempre, però, mi piace che siate voi che state leggendo a verificare in prima persona e ad avere l’ultima parola: io mi limito a condividere e a suggerire ciò che amo e per questo vi lascio volentieri tutti gli estremi di Officine Gualandi, perché possiate farvi la vostra opinione.

Qui trovate il loro sito (nel quale peraltro trova posto anche un interessante blog); qui trovate la pagina Facebook, qui l’account Instagram, qui quello Twitter.
E se anche voi amate lo shopping via web, vi lascio anche il link del negozio virtuale Officine Gualandi nel marketplace Etsy, proprio dove ho comprato i miei due anelli.

A me non resta che darvi appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

Le mie scelte in pillole: Demanumea e l’Art-à-porter anche nelle tracolle

Affermo da sempre e con vigore che sono i dettagli a creare e a costruire un insieme vincente.
Perché esordisco così? Regalatemi cinque minuti del vostro tempo e ve lo racconto.

Da tempo e con grande convinzione, ho sposato il progetto Demanumea, un team capitanato dalla brava Silvia Scaramucci e composto da giovani talenti tra i quali designer, artisti, scultori, pittori, ricamatori, orafi, tutti pieni di passione e grinta.
Demanumea ha scelto di unire borse (uno dei grandi amori di noi donne) e arte, proponendo creazioni fatte con le mani e con il cuore. Tant’è che il nome Demanumea deriva dal latino e significa dalle mie mani.

Amo questo loro progetto ambizioso (ambizioso nel senso buono e che avevo raccontato qui) e vedere come e quanto cresca sempre più è cosa che mi riempie di orgoglio.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: vedere che le persone nelle quali ho creduto e che i progetti sui quali ho puntato riescono a riscuotere il meritato successo è per me motivo di gioia. E di orgoglio, appunto.

Quest’anno, in casa Demanumea hanno deciso di dare la loro interpretazione di uno degli oggetti del momento, ovvero le tracolle, un accessorio che completa in modo estremamente naturale quella che è la loro proposta di borse artistiche declinate in varie modelli e varie misure.

Inutile dire che le tracolle che propongono sono interpretate nel loro personalissimo modo, ovvero presentano soggetti dipinti su pelle con coloranti specifici. Ancora, una volta, insomma, viene proposta Art-à-porter, ovvero arte da indossare.

Io ho scelto la tracolla che vedete nella mia foto qui sopra e che posso collezionare come opera d’arte ma anche indossare come prezioso complemento da abbinare alle borse che già posseggo: realizzata e firmata da Sabrina di Tora, si intitola Handmore ed è rigorosamente numerata.

Sono felice di portarla con me e sono certa che a qualunque borsa vorrò mai abbinarla, borsa semplice o perfino insignificante, sarà lei, la tracolla, a fare la differenza.
Sarà lei a dare un nuovo valore a un insieme. Perché, proprio come ho scritto in principio, sono i dettagli – e soprattutto quelli speciali come queste tracolle – a determinare il risultato finale e a costruire un insieme vincente.

Per il momento, l’ho già abbinata a una borsa vintage di famiglia, acquistata in origine da mia mamma tra il 1968 e il 1969 per andare a un matrimonio (e con la tracolla ha avuto una nuova vita); l’ho abbinata a una borsa in cavallino e cuoio che ho comprato in un piccolo laboratorio artigianale (e con la tracolla ha guadagnato un ulteriore tocco di originalità); l’ho abbinata a un’autentica doctor bag (e che io indosso qui), borsa che avevo trovato qualche anno fa in un negozio second hand (e con la tracolla ha acquistato maggiore praticità).

Non c’è limite agli abbinamenti che potrò fare e questo stuzzica la mia fantasia: se volete seguire cosa inventerò, tenete d’occhio il mio account Instagram.

E se volete anche voi cimentarvi nel gioco degli abbinamenti dettati dal vostro estro personale grazie alle meravigliose tracolle Demanumea, qui trovate il loro sito, qui la pagina Facebook e qui l’account Instagram.

A me non resta che darvi appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

Le mie scelte in pillole: Buh Lab e la curiosità di Francesca

Qualcuno dice che sono buona in quanto parlo bene dei brand dei quali mi occupo.
In realtà non è così, non è affatto questione di una mia presunta bontà: semplicemente, seleziono alla fonte e scarto già a priori tutto ciò che non soddisfa i miei criteri.
Perché dovrei parlare di prodotti che non mi piacciono oppure che non riesco a comprendere e ad apprezzare?
Le mie sono opinioni e non sentenze, dunque sono certa che ciò che non piace a me troverà altri estimatori capaci di argomentare circa la validità di quei progetti.
Ho rispetto della fatica altrui, io: mai direi cose terribili come certe frasi che leggo in giro, perché so bene che creazione e creatività prevedono (quasi) sempre sacrificio.
Le rarissime volte in cui ho fatto critica negativa nei confronti di qualche brand miravo ad arrivare all’elaborazione di una teoria più ampia, usando però sempre termini rispettosi, costruttivi e non distruttivi (spero!).

Dedico molto tempo a ciò che viene chiamato scouting, ovvero alla ricerca del talento.
Faccio ricerche continue, in molti modi e usando vari mezzi (tecnologici e non) nonché vari canali; poi contatto il marchio che ha catturato il mio interesse, a volte presentandomi come redattrice o come blogger, altre volte agendo in incognito come semplice cliente.
Ed ecco perché vi dico che non sono affatto buona: sono peggio di San Tommaso, l’apostolo più dubbioso. Ho bisogno di toccare con mano, di saggiare.
Dopodiché, se sono soddisfatta, mi piace condividere le scoperte con voi che mi fate il dono di leggere questo spazio o di seguire i miei account social, soprattutto Instagram.

Oggi desidero condividere con voi proprio una di tali scoperte.
L’ho fatta recentemente grazie a MAD Zone, concept store meneghino che apprezzo fortemente e del quale ho scritto altre volte, un’autentica fucina di talenti tra arte, moda e design, una wunderkammer magistralmente condotta e armonizzata (fatto molto importante!) dalla brava Tania Mazzoleni.
E la scoperta fatta grazie a MAD Zone porta il nome Buh Lab.

Buh Lab è frutto dell’insaziabile curiosità artistica ed estetica di Francesca, palermitana di origine e cittadina del mondo per vocazione.

I suoi lavori – come per esempio il pendente che ho scelto e che è ritratto qui sopra tra le mie mani – riescono a raccontare la vita e i sogni da più angolazioni: idee, ricordi ed esperienze vengono cristallizzati in piccole opere da indossare che mutano di fronte allo sguardo dello spettatore, assumendo significati sempre diversi eppure riuscendo a mantenere inalterato il loro intento artistico e il loro spirito pop-irriverente.
Grazie alla duttilità del materiale utilizzato, una speciale plastica termoretraibile, ogni opera si trasforma in tela sulla quale vivono e convivono disegni, piccole geometrie e racconti anche un po’ surreali che parlano di natura e di vita quotidiana.

Dopo aver compiuto il suo primo viaggio con la fantasia, Francesca ha scoperto che restare immobile non poteva essere contemplato nella sua esistenza e ha iniziato un continuo pellegrinaggio, a volte virtuale con la mente e altre volte reale con il fisico.
Oggi si muove tra Spagna, Romania, Svezia e Italia, nazioni molto diverse fra loro sia per clima culturale sia per spunti estetici: questi Paesi si tramutano in luoghi dai quali assorbire ogni stimolo possibile proveniente da arte, cultura, musica.
Per Francesca ogni sfumatura del mondo è infatti fonte di ispirazione continua, un’ispirazione che si riversa nella sua arte e nelle sue creazioni.

Volete conoscerla meglio? Qui trovate la pagina Facebook di Buh Lab e qui trovate l’account Instagram.

E intanto io vi do appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

Arm party: la festa è proprio qui, sulle nostre braccia

L’estate è per eccellenza la stagione in cui tornano trend e mode che possiamo considerare veri e propri tormentoni.

Ogni estate ha il motivo musicale che la caratterizza diventando un po’ croce e un po’ delizia (un tormentone, appunto): parallelamente, è la stagione in cui tornano tutti quei trend che farebbero esclamare «avanguardia pura» alla protagonista di una famosa pellicola.

Ricordate Miranda Priestly nel film Il diavolo veste Prada? È così che la temibile e influente direttrice della rivista di moda Runway – proprio esclamando «avanguardia pura» – reagisce davanti alla proposta di una collaboratrice di realizzare un servizio in stile floreale per la primavera.

Oltre allo stile floreale, credo che desterebbero in Miranda la stessa reazione le borse e i cappelli di paglia, i capi a righe o a pois o a quadretti Vichy, le espadrilles o espadrillas. E potrei continuare.

Sì, perché tutti questi capi, accessori o fantasie tornano ciclicamente nei nostri armadi e io oserei affermare che più che rappresentare dei trend stagionali sono ormai diventati dei classici senza tempo di cui ogni tanto la moda torna a innamorarsi, come farebbe un’amante capricciosa.

Oltre a ciò che ho già citato, aggiungerei quello che le cosiddette trendsetter chiamano arm party. Leggi tutto

YOUnique, essere unici (e trasformisti) secondo Accademia del Lusso

«La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza.»
Così scrisse Lev N. Tolstòj, il grande romanziere e filosofo russo autore di capolavori quali Guerra e pace e Anna Karenina.

Sono d’accordo con lui e, nel mio piccolo, ho sempre pensato che la cultura sia il miglior strumento per ottenere la libertà.
Credo fermamente nel valore della cultura come fonte di salvezza dalle brutture, come opportunità e come speranza verso il futuro.
Credo nel rispetto, nell’uguaglianza, nel dialogo interculturale e nel valore della diversità.
Credo nella comprensione, nella tolleranza e nel fatto che occorra mettersi nei panni degli altri.
Non credo invece nella violenza, nell’ignoranza, nella prepotenza, nella prevaricazione, nella cecità che porta alcuni a credersi superiori ad altri.

Penso anche che il web, oggigiorno, abbia moltiplicato le nostre possibilità di accesso a conoscenza, cultura e formazione e – naturalmente – amo infinitamente tale opportunità.
Amo il fatto che esistano ancora maggiori possibilità di incontro, scambio, condivisione.

Penso infine che le parole siano importanti nella misura in cui vengono confermate e realizzate attraverso i fatti.

È per tutti questi motivi e per altri ancora che ho accettato con gioia, entusiasmo, gratitudine di avere un ruolo attivo e concreto in Accademia del Lusso, istituto di alta formazione per la moda e il design.
È per questi motivi che sono orgogliosa di essere parte del loro corpo docenti.
Ed è sempre per questi motivi che torno a scrivere della sfilata che, come di consueto, corona le attività di ogni anno accademico. Leggi tutto

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