Barbie Awards: scommettiamo che puoi essere tutto ciò che desideri?

Chi mi conosce bene sa della mia cordiale avversione verso ricorrenze da calendario e feste comandate; ogni tanto, qualcuno mi chiede il perché di tale avversione.

Vedete, il problema è proprio in quell’aggettivo, comandate, sinonimo di obbligo e di imposizione, e alle imposizioni sono un po’ allergica da sempre – chiedetelo a mia madre la quale ha dovuto combattere con un’adolescente con le idee già piuttosto chiare circa libertà e indipendenza.

Il mio pensiero è questo: se il giorno di Natale dovessi non aver voglia di vedere nessuno? Se il giorno della Festa della Donna o del mio compleanno non mi sentissi affatto in vena di festeggiare? Se dovessi sentirmi felice in un giorno diverso dal giorno di Natale, dal giorno della Festa della Donna o da quello del mio compleanno?

Rivendico il diritto – per me e per tutti – di essere felici o tristi non a comando o in un giorno prestabilito, ma seguendo il nostro cuore.

Ecco perché adoro essere invitata a feste tenute in un giorno non convenzionale. Ecco perché adoro le non-ricorrenze, le non-festività, i non-compleanni. Ecco perché adoro festeggiare la Festa della Donna il 9 marzo, per esempio, e non l’8.

Ed è proprio ciò che mi è capitato grazie a Barbie (sì, di nuovo lei!) e nello specifico grazie ai Barbie Awards che si sono svolti al Mudec, il Museo delle Culture di Milano, mercoledì 9 marzo: una location non a caso, visto che proprio il Mudec ha ospitato fino a ieri, domenica 13 marzo, la mostra Barbie The Icon della quale mi sono occupata anch’io per SoMagazine.

Vi chiederete: cosa sono i Barbie Awards?

Si tratta di un premio attribuito a donne che hanno creduto nelle loro potenzialità riuscendo a realizzare i loro sogni.

Il palco e la scenografia allestiti al Mudec per i <em>Barbie Awards</em>
Il palco e la scenografia allestiti al Mudec per i Barbie Awards

In effetti, Barbie e la sua creatrice, Ruth Handler, conoscono bene le potenzialità delle donne: non credete alle mie parole? Permettetemi allora di raccontarvi una storia.

La nascita di Barbie si deve, appunto, a una signora di nome Ruth Handler: guardando sua figlia giocare, la donna si rese conto che alla piccola piaceva dare ruoli da adulti alle bambole. All’epoca, la maggior parte delle bambole rappresentava neonati: realizzando che poteva trattarsi di una nuova e ottima scelta di mercato, Mrs. Handler suggerì l’idea di una linea di bambole dall’aspetto adulto a Elliot, suo marito.

Sapete chi era Elliot? Il co-fondatore della casa di giocattoli Mattel!

Inizialmente l’idea non sembrò entusiasmare l’uomo, ma l’intraprendente signora, aiutata da un ingegnere, creò il primo esemplare: nacque Barbara, dal nome della figlia degli Handler, presto abbreviato in Barbie.

Barbie fece la sua prima apparizione ufficiale il 9 marzo 1959 a un’importante fiera del giocattolo, vestita con un costume a righe bianche e nere e coi lunghi capelli legati in una coda: nel suo primo anno di vita, chiamiamola così, vendette ben 350.000 esemplari, dimostrando che Ruth aveva ragione. Alla faccia del dubbioso marito.

Da allora, Barbie ha fatto molta strada e ha intrapreso molte carriere vestendo panni diversissimi: ha vissuto milioni di avventure grazie alle bambine di tutto il mondo (io sono stata una di loro) e, ancora oggi, ogni volta in cui una bambina tira fuori dalla scatola una nuova Barbie, si apre un universo di infinite possibilità tra fantasia e immaginazione.

Barbie è diventata un mezzo attraverso il quale le bambine possono immaginare e dare corpo alle loro passioni, grazie al potere del gioco: con oltre 155 carriere intraprese, non esiste niente che Barbie non possa fare!

Come vi dicevo, mercoledì 9 marzo, si è svolta la prima edizione dei Barbie Awards, evento che mira a celebrare proprio le infinite possibilità di realizzare i propri sogni premiando donne che sanno innovare, che riescono ad essere intraprendenti e creative, che hanno saputo rompere le barriere, che ispirano le persone intorno a loro a realizzare i propri sogni. Barbie diventa dunque protagonista di un nuovo progetto per l’empowerment al femminile e si fa portavoce di una campagna che stimola le giovanissime a sognare e a credere di poter essere ciò che desiderano.

A mio avviso, è questa la parte più importante, il vero cuore della campagna: il successo non è visto come fine a sé stesso, ma diventa ispirazione concreta e stimolo per altre ragazze. E, sempre secondo me, c’è un gran bisogno di esempi positivi e di belle storie, non per ripetere un cammino già fatto da un’altra persona bensì per dare forza, fiducia e sostegno a chi desidera costruire un proprio cammino personale, quello più giusto e più adatto, perché ogni persona è unica con potenzialità e capacità uniche.

Per realizzare tutto ciò, Mattel ha creato un’attiva collaborazione con Bet She Can, una fondazione italiana che ha l’obiettivo di infondere determinazione e coraggio alle ragazze in età preadolescenziale (8 – 12 anni) aiutandole a crescere come donne consapevoli delle proprie potenzialità e in grado di seguire le proprie inclinazioni facendo scelte libere.

Il progetto portato avanti da Mattel e Bet She Can (nome bellissimo, mi piace molto, così come mi piace il loro slogan Girls in progress perché indica dinamismo, movimento, evoluzione) si fonda sulla voglia di credere che il futuro si possa cambiare aiutando chi vi si affaccia a conoscersi meglio, a prendere coraggio, a capire dove può arrivare mettendo a frutto il proprio potenziale.

La filosofia di <em>Bet She Can,</em> l’associazione partner di Mattel per i <em>Barbie Awards</em>
La filosofia di Bet She Can, l’associazione partner di Mattel per i Barbie Awards

Durante la cerimonia al Mudec, ho avuto la possibilità di scoprire i premi assegnati a donne considerate ambasciatrici del mondo della cultura in alcune delle sue possibili e infinite declinazioni (musica, moda, cucina, sport), donne che hanno seguito l’immaginazione e realizzato i propri sogni.

La prima messaggera nonché inspiring woman premiata è una rapper e conduttrice radiofonica famosissima: fin da giovanissima, La Pina ha scoperto la sua più grande passione, la musica, ed è riuscita a farla diventare il suo mestiere. È una pioniera nell’ambiente rap, un mondo tipicamente maschile nel quale lei è riuscita a emergere come artista innovativa. La Pina è stata inoltre premiata per il suo costante impegno nel sociale: grazie a diversi progetti, è riuscita tra l’altro a garantire una casa per i bambini disagiati, permettendo loro di avere un futuro migliore.

Syria è nata come figlia d’arte crescendo in un ambiente ricco di stimoli artistici che l’hanno portata a realizzare il suo sogno, quello di diventare una cantante e anche un’attrice teatrale: Syria è una donna che ha coltivato la sua passione realizzando il sogno di diventare un’artista poliedrica. Oggi, come madre, crede e supporta a sua volta i sogni della sua bambina.

Il premio per il mondo della moda è andato a Stella Jean, stilista di talento che, fin dalle prime collezioni, ha saputo rendere il suo stile ben riconoscibile grazie alla capacità di riflettere ed evocare il métissage (l’incrocio fra culture diverse): in lei e nel suo lavoro si fondono le culture del vecchio e del nuovo continente, la consolidata tradizione storica del primo e la fiera verve del secondo. La sua ricerca l’ha portata a creare numerose collaborazioni che hanno permesso l’emancipazione di persone singole e di interi villaggi in diversi paesi in via di sviluppo. Il suo lavoro ha uno scopo preciso: testimoniare come la moda, oltre l’estetica, possa divenire veicolo ed espressione culturale per una crescita e un affrancamento economico, sociale ed etico.

Chi segue il mio blog sa che Stella è una delle mie stiliste preferite e che la seguo con grande entusiasmo: questo premio, dunque, mi ha dato una particolare gioia.

Chiara Maci, intraprendente e creativa food blogger, spicca grazie alla sua simpatia in cucina (e fuori) nonché grazie a ricette e idee giovani. La sua passione per la cucina si spiega con “la voglia di svegliarti la mattina, metterti un grembiule infarinato e con gli occhi ancora assonnati iniziare a sporcarti le mani di burro, latte, zucchero, cioccolato, uova per creare giorno dopo giorno un qualcosa”: il premio è dunque andato a Chiara per la sua inesauribile passione per cucina e buona tavola.

L’ultima premiata – ultima solo in ordine temporale – è Carlotta Ferlito, giovane promessa dello sport. Carlotta è entrata nel mondo dell’agonismo fin da piccola: ha partecipato a Campionati Europei, Olimpiadi e Mondiali vincendo diverse medaglie per la ginnastica artistica. Quello che pratica è uno sport in cui si fondono eleganza e forza: Carlotta è stata premiata anche perché sa indossare un sorriso smagliante perfino durante le gare più difficili.

Da sinistra: La Pina, Syria, Stella Jean, Chiara Maci e Carlotta Ferlito.
Da sinistra: La Pina, Syria, Stella Jean, Chiara Maci e Carlotta Ferlito.
Da sinistra: La Pina, Chiara Maci, Syria, Carlotta Ferlito e Stella Jean
Da sinistra: La Pina, Chiara Maci, Syria, Carlotta Ferlito e Stella Jean
Sopra, La Pina osserva ammirata le Barbie e, sotto, ecco le bambole che sono state consegnate alle vincitrici della prima edizione dei <em>Barbie Awards</em>
Sopra, La Pina osserva ammirata le Barbie e, sotto, ecco le bambole che sono state consegnate alle vincitrici della prima edizione dei Barbie Awards
Sopra, da sinistra: uno sguardo ravvicinato alla Barbie fatta a immagine di Chiara Maci, a quella fatta per La Pina e a quella per Syria. Sotto: lo slogan <em>Puoi essere tutto ciò che desideri</em> ripreso anche sulla buonissima torta.
Sopra, da sinistra: uno sguardo ravvicinato alla Barbie fatta a immagine di Chiara Maci, a quella fatta per La Pina e a quella per Syria. Sotto: lo slogan Puoi essere tutto ciò che desideri ripreso anche sulla buonissima torta.

Come vedete dalle immagini qui sopra, La Pina, Syria, Stella, Chiara e Carlotta sono state festeggiate con un dono molto speciale: cinque Barbie fatte a loro immagine.

Autori delle bambole davvero impressionanti quanto a somiglianza sono Mario Paglino e Gianni Grossi, alias i Magia 2000, duo di designer che da anni sono gli stilisti di Barbie per gli eventi speciali Mattel: avevo già parlato di loro in occasione di Barbie Oriental Obsession, la limited edition realizzata in collaborazione con Luisa Via Roma.

Lo slogan dei Barbie AwardsPuoi essere tutto ciò che desideri – è anche quello di un film creato da Mattel: parla della possibilità di spaziare con l’immaginazione nel gioco celebrando il viaggio di scoperta degli interessi delle giovanissime.

Per la realizzazione del video sono state utilizzate telecamere nascoste per catturare le reazioni delle persone: delle bambine recitano nella vita reale delle situazioni immaginate durante il gioco, ad esempio vestono i panni di un docente universitario, una veterinaria, un’allenatrice, una donna in carriera e una guida museale. Nel finale della clip, si vedono le stesse situazioni recitate dalle bambine attraverso le loro Barbie, ricordando quanto Barbie ispiri immaginazione e autostima attraverso il gioco.

Il video è davvero delizioso e a me ha strappato più di un sorriso: eccolo, vi invito a guardarlo.

Un’ultima cosa.

Visto che mi piace essere sincera e trasparente, a questo punto devo però confessarvi una cosa: il 9 marzo non è proprio un giorno a caso e in realtà è una ricorrenza, è il compleanno di Barbie. Mercoledì scorso, Barbie ha compiuto 57 anni, splendidamente portati, per inciso: tanti ne sono passati dalla sua prima apparizione a quella fiera del giocattolo che ho ricordato anche all’inizio di questo post.

Come dite? Come la mettiamo con la mia avversione verso le ricorrenze?

Dai, fa niente, per Barbie ho fatto volentieri una eccezione: si va sempre incontro a una vecchia amica, ciò che Barbie è anche per me.

Manu

 

 

 

 

Barbie e io:

Per SoMagazine: qui parlo della mostra Barbie The Icon al Mudec di Milano.

(E per chi ha storto il naso davanti al fatto che un museo potesse dedicare una mostra a una bambola di plastica, segnalo che ora Barbie fa il bis a Parigi: al Musée des Arts Décoratifs è stata appena inaugurata una mostra interamente consacrata alla creatura Mattel. Resterà aperta fino al 18 settembre.)

Sul blog: qui parlo delle nuove silhouette di Barbie; qui parlo del progetto speciale Oriental Obsession voluto da Mattel con Luisa Via Roma; qui parlo di ciò che crea l’artista e designer Sophie Cochevelou con Barbie e altri giocattoli.

Ah, guardate chi ho incontrato domenica a Calenzano in occasione di una Fiera del Giocattolo: c’è anche la prima versione di Barbie, quella in costume a righe bianche e nere!

 

Alcuni miei articoli a proposito di women empowerment e a proposito delle mille forme della bellezza e della varietà dei modelli possibili:

Per SoMagazine: qui parlo di Francesca Polizzi, curvy model; qui parlo di Advanced Style e altri esempi significativi di bellezza matura; qui parlo di Boudoir Disability, il progetto di Valentina Tomirotti, giornalista impegnata nel sociale e disabile motoria da sempre.

Qui sul blog: qui mi sono cimentata in uno shooting… con cicatrici insieme a Maria Chiara; qui ho parlato del calendario Beautiful Curvy; qui ho parlato di Renée Zellweger e della libertà di stare bene con noi stessi; qui ho parlato di Clio Zammatteo insultata da Giovanni Veronesi perché cicciona e di due modelle speciali, Winnie Harlow alias Chantelle e Jamie Brewer; qui ho parlato di una pubblicità Saint Laurent ritirata in quanto accusata di mostrare una modella irresponsabilmente magra. Se cercate altri articoli, selezionate il tag Women empowerment.

 

I miei articoli su Stella Jean:

Qui trovate il mio racconto della collezione donna primavera / estate 2015; qui quello della collezione donna autunno / inverno 2015 – 2016; qui quello della collezione uomo primavera / estate 2016.

A breve, pubblicherò il racconto della collezione donna primavera / estate 2016 qui sul blog, mentre per SoMagazine è appena uscita la mia recensione della sfilata donna autunno / inverno 2016 – 2017 alla quale ho assistito durante l’edizione di Milano Moda Donna da poco terminata.

 

Per approfondire a proposito della fondazione Bet She Can:

Qui trovate il sito, qui la pagina Facebook e qui l’account Twitter.

 

 

 

 

 

A glittering woman è anche su Facebook | Twitter | Instagram

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo - uno dei miei comfort food - oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

Glittering comments

cristina
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Guarda Manu,
Questo delizioso post è riuscito a risollevare le sorti della giornata! Questo video mi ha strappato più di un sorriso e quante cose ho appreso sulla mia amica Barbie!
Rimango sempre stupita dalla tua capacità di riuscire a trattare, con freschezza e spontaneità, argomenti sempre diversi riuscendo sempre a catturare l’attenzione del lettore!
Bravissima
Buona serata
Cri

Manu
Reply

Te lo devo proprio dire, mia cara Cri: leggere un tuo commento equivale a ricevere un’iniezione di fiducia e stima.
A proposito di empowerment al femminile, sei capace di spingermi e di supportarmi esattamente come fa Bet She Can con le ragazze 🙂
Te ne sono molto grata, non ho parole per dire quanto mi faccia piacere sapere che ciò che provo a fare viene apprezzato con tanto entusiasmo.
Grazie di vero cuore,
Manu

P.S.: Che ne dici, prossima tappa Parigi per la nuova mostra di Barbie? 😉

Free2016
Reply

Però non è giusto e non è corretto!
Non hai parlato per niente di Chiara Nasti e anche lei è stata premiata!!!
Non cancellare il mio commento!

Manu
Reply

Caro Amico o cara Amica,
Inizio dicendo che mi dispiace molto non poter sapere se sto parlando con un uomo o con una donna, visto che dal nomignolo che hai scelto non posso capirlo.
Mi dispiace altrettanto che tu abbia voluto restare nell’anonimato: giuro che non ho mai mandato la polizia a casa a nessuno, a maggior ragione per un commento sul blog o sui social network 😉 Probabilmente, anche l’indirizzo e-mail che hai indicato è fasullo, dunque non riceverai la notifica e non leggerai queste mie parole.
Bene, partiamo dal primo punto: non ho MAI cancellato né censurato nessun commento, né qui né su nessuno dei miei canali social. Non ne ho bisogno perché credo in ciò che faccio e perché non ho paura del confronto.
Al contrario, ti ringrazio, perché mi dai modo di chiarire anche qui una questione che è già uscita su Facebook attraverso un altro commento in verità diametralmente opposto al tuo.
Su Facebook, il commento è stato questo: “Consideravo l’iniziativa lodevole, poi ho scoperto che è stata premiata anche Chiara Nasti e ho cambiato radicalmente idea”. Capisco invece che tu simpatizzi per la signorina in questione.
Ti rispondo più o meno nello stesso modo in cui ho risposto su Facebook a Camilla, la ragazza che ha espresso il parere che ho riportato.
Quando alla premiazione ho scoperto che sarebbe stata premiata anche la Nasti, sono stata contrariata e ho provato disappunto, lo scrivo senza timore: trovo la sua figura assolutamente negativa, non mi piace per niente e non reputo affatto che sia un esempio, anzi, lo è in negativo, il tutto secondo la mia umile e personale opinione.
Non ho compreso il perché fosse stata scelta, anche perché, se vogliamo cercare un ottimo esempio per le giovanissime, è invece assolutamente efficace e perfetta la bravissima Carlotta Ferlito.
Ma poi vedi, la signorina Nasti si è fregata da sola – consentimi l’espressione un po’ forte – in quanto non si è presentata alla premiazione: non ti dico il gelo che è sceso sulla sala quando è stata comunicata la sua assenza. E l’imbarazzo di chi ha dovuto annunciare la cosa.
La Pina, Stella Jean, Chiara Maci, Syria e Carlotta Ferlito hanno trovato il tempo di venire, nonostante i loro mille impegni, e di essere gradevolissime. Lei, Chiara Nasti, no: perdonami ma si è fatta la tara da sé, come si suol dire.
E ha fornito una perfetta motivazione (e soluzione) a me: nel mio articolo non c’è traccia di lei, non l’ho citata né considerata proprio per questo motivo, non è una dimenticanza, è una precisa scelta perché per me, con la sua assenza, ha detto tutto ciò che c’era da dire. A mio avviso, ha mancato di rispetto a sé stessa, alle altre premiate, alle sue fan e a noi tutti, giornalisti e blogger, intervenuti per applaudire l’iniziativa.
Come ho detto a Camilla, penso che non si possa e non si debba buttare via tutta un’iniziativa per una singola persona: per rispetto alle cinque presenti, grandi donne piene di professionalità e passione, ho voluto dare spazio alla notizia e scrivere l’articolo, anche perché sostengo con forza Bet She Can, una giovane fondazione che fa un ottimo lavoro.
Guardo alla positività e a questa do spazio: il resto non mi interessa e lo ignoro. Questa – per me – è correttezza e giustizia.
Per fortuna, il mio è uno spazio libero e posso dare il taglio che voglio alle notizie che scelgo – nel senso che ho potuto tranquillamente ignorare (e dimenticare) la Nasti. Ometterla, così come ha fatto in fondo lei stessa non presentandosi.
Perdona la mia schiettezza, ma questo è il mio pensiero: difendo la mia scelta e – ripeto – sono felice che tu mi abbia dato la chance di esplicitare la cosa. Avevo pensato di scriverlo nel post, poi non avevo voluto sciuparlo con nessuna traccia di negatività, ma ora lo faccio a testa alta e sempre più convinta.
Sono severa? Ebbene sì, lo ammetto, lo sono. Penso che chi ha un ruolo pubblico non abbia solo piaceri ma anche doveri, soprattutto quando si parla di esempi e di esempi per i giovanissimi.
Anche perché è successa un’ulteriore cosa. Per curiosità e per deformazione professionale (mi piace cercare di informarmi a 360°) ho fatto un giro sul profilo Instagram di Chiara Nasti e ho trovato una cosa che non mi piace affatto: ha pubblicato una foto della sua Barbie e ha scritto “A fantastic day in Milan with Barbie”, lasciando intendere, dunque, di aver partecipato alla giornata.
Questo è giusto e corretto, secondo te?
Tra l’altro, una persona che conosco, una redattrice che avevo incontrato quel giorno alla premiazione, ha commentato protestando e Chiara Nasti – o il suo team per lei – ha cancellato il commento… Direi che non c’è altro da aggiungere, ho parlato di questa faccenda anche troppo a lungo.
Mi auguro solo che la “lezione” sia stata incassata anche da chi – in buona fede – le ha dato fiducia: sono certa che un errore simile non sarà più ripetuto.
Buona Pasquetta, caro Amico o cara Amica: sarai il/la benvenuto/a ogni volta che vorrai per qualsiasi tuo commento che, qui, lo ribadisco, non verrà mai cancellato.
Manu

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