Jimi Hendrix – The Italian Experience 1968 alla Triennale di Milano

Quando infiammava le folle ai concerti, io non ero neanche nata.
E non ero ancora nata nemmeno quando morì, nel 1970, in circostanze mai del tutto chiarite.
Eppure, come ogni grande appassionato di musica rock, anch’io impazzisco per Jimi Hendrix, il celeberrimo chitarrista e cantautore statunitense morto prematuramente (doveva ancora compiere 28 anni), colui che è considerato uno dei maggiori innovatori nell’ambito della chitarra elettrica e che, durante la sua breve quanto intensa parabola artistica, si è reso precursore di molte delle future evoluzioni del rock.

Era un innovatore al punto tale che, nel 2011, l’autorevole rivista Rolling Stone l’ha posto in cima a una classifica come il più grande chitarrista di tutti i tempi in una lista di 100, precedendo altri cosiddetti mostri sacri del calibro di Eric Clapton e Jimmy Page.

Delle sue esibizioni, due in particolare sono entrate a pieno titolo nell’immaginario collettivo: il suo esordio al Festival di Monterey del 1967, occasione in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra; la chiusura del Festival di Woodstock del 1969 quando, da dissacrante e visionario artista quale era, reinterpretò l’inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico, cosa che – peraltro – fece di lui uno dei maggiori critici riguardo alla guerra in Vietnam.

Il vulcanico musicista è ricordato anche per The Jimi Hendrix Experience, celebre gruppo formatosi a Londra nel 1966 e che faceva capo a lui, comprendendo il bassista Noel Redding e il batterista Mitch Mitchell.

Alla luce di tutto ciò, potrete dunque comprendere perché mi sono brillati gli occhi quando ho ricevuto l’invito per l’anteprima stampa di una nuova mostra appena inaugurata alla Triennale di Milano.

Fino al 3 giugno, lo splendido museo milanese ospita la mostra Hey Jimi – The Italian Experience 1968, un omaggio a Jimi Hendrix a 50 anni dal suo primo e unico tour in Italia.

L’esposizione presenta una selezione dei materiali raccolti nel libro Hendrix ’68 – The Italian Experience, ovvero il nuovo lavoro del giornalista e storico musicale Enzo Gentile e del collezionista Roberto Crema (edizione Jaca Book con prefazione di Carlo Verdone, noto regista, attore, sceneggiatore e altrettanto noto fan di Jimi Hendrix): il volume è dedicato all’unica volta in cui Jimi Hendrix e i suoi Experience vennero in tour in Italia, nel maggio 1968, precisamente tra il 23 e il 27 maggio, suonando a Milano (dove si esibirono al Piper Club, situato proprio negli spazi adiacenti alla Triennale), a Roma (al Teatro Brancaccio) e a Bologna (al Palasport).

I miei scatti all’inaugurazione della mostra dedicata a Jimi Hendrix
I miei scatti all’inaugurazione della mostra dedicata a Jimi Hendrix

È cosa nota a tutti come il 1968 sia stato l’anno delle agitazioni e dei fermenti che hanno attraversato mezza Europa e i concerti di Hendrix rappresentarono un’ulteriore tappa per il costume dell’epoca, per la memoria del rock in Italia, per l’influenza esercitata sulle future generazioni di chitarristi e non solo: eppure, di quelle performance non esistono registrazioni audio o video, ma solo il ricordo indelebile di chi è riuscito ad ascoltare dal vivo la chitarra infuocata del re del rock.

In quegli anni, infatti, i media – i giornali e anche la televisione – riservavano pochi spazi distratti alla cosiddetta musica giovane: per questo motivo, le foto e gli articoli usciti in quel periodo (guardate alcuni titoli nelle mie foto qui sotto, titoli alquanto sintomatici del clima…) sono documenti che costituiscono oggi, esattamente a distanza di 50 anni, una testimonianza preziosa del passaggio di un artista che era già un’icona.

«Alla fine Jimi entrò, aveva la Stratocaster bianca e una sigaretta accesa in bocca. Qualcuno del pubblico gli tese la mano e lui gliela diede. Ero talmente vicino a Jimi che se mi allungavo un po’ sarei riuscito a toccare le sue scarpe. Un concerto immenso, strepitoso.»
Così uno dei fortunati spettatori ricorda il live milanese.
«Suonò dietro la testa, con i denti, tra le gambe, la strapazzò veramente quella povera chitarra. Quando il concerto finì, avevo le orecchie che mi fischiavano, però ero soddisfatto, non avevo mai sentito o visto una roba simile», aggiunge un altro fan che ha partecipato al concerto.
Enzo Gentile, il curatore della mostra, afferma: «Hendrix spalancò una finestra sulle musiche, la sua era una scrittura che non si esauriva con il suono ma andava oltre.»

Quanto avrei voluto esserci! – se questo mio desiderio non fosse un paradosso temporale per il motivo che vi ho spiegato in principio.

I miei scatti all’inaugurazione della mostra dedicata a Jimi Hendrix: articolo della rivista <em>Ciao big</em> del 29 dicembre 1967
I miei scatti all’inaugurazione della mostra dedicata a Jimi Hendrix: articolo della rivista Ciao big del 29 dicembre 1967
I miei scatti all’inaugurazione della mostra dedicata a Jimi Hendrix. SOPRA: disegni a china e inchiostri colorati di Matteo Guarnaccia, 1980, pubblicati come supplemento della rivista <em>Rolling Stone</em> nel decennale della scomparsa di Hendrix / SOTTO: articolo della rivista <em>Grand Hotel</em> del 20 luglio 1968
I miei scatti all’inaugurazione della mostra dedicata a Jimi Hendrix. SOPRA: disegni a china e inchiostri colorati di Matteo Guarnaccia, 1980, pubblicati come supplemento della rivista Rolling Stone nel decennale della scomparsa di Hendrix / SOTTO: articolo della rivista Grand Hotel del 20 luglio 1968

A ogni modo, per tutti coloro che la pensano come me, l’esperienza di quel tour italiano rivive oggi nella mostra Hey Jimi – The Italian Experience 1968, attraverso numerose fotografie anche inedite dei concerti, le testimonianze di decine di spettatori, i materiali d’archivio e le pagine di riviste e quotidiani che accompagnarono l’evento.

È un evento – secondo me – da non perdere, perché è colorato, eclettico, elettrico e caleidoscopico proprio com’era la musica del grande Jimi Hendrix: e poi, la Triennale ha voluto fare un regalo a tutti coloro che amano la musica poiché l’ingresso alla mostra è libero.

E allora… buon divertimento a chi ama Jimi Hendrix, a chi c’era a quei suoi concerti, a chi come me avrebbe voluto esserci, a chi è giovanissimo e vuole conoscere meglio uno dei miti del rock.

Manu

 

 

Hey Jimi – The Italian Experience 1968
17 maggio – 3 giugno 2018
A cura di Enzo Gentile e Roberto Crema con progetto grafico di Mauro Panzeri e Mauro Santella
Ingresso libero

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6, Milano
T. +39 02 724341

Qui trovate il sito della Triennale, qui la pagina Facebook, qui l’account Twitter, qui l’account Instagram e qui il canale YouTube.

Enzo Gentile, giornalista e storico musicale, docente universitario, ha scritto per oltre cento tra quotidiani e riviste.
Ha pubblicato una quindicina di libri, curato mostre, condotto programmi radio-televisivi, frequentato concerti e festival in tutto il mondo.

Roberto Crema, collezionista hendrixiano, è fondatore e curatore del blog jimihendrixitalia.com e presidente dell’omonima associazione.
Nel corso degli anni, ha collaborato alla stesura di vari libri dedicati all’artista e nel 2014 ha realizzato il documentario Jimi Hendrix, Bologna, 26 maggio 1968.

Segnalo infine che mercoledì 23 maggio alle ore 20 all’Old Fashion (Viale Alemagna 6) si terrà l’evento A Tribute to Jimi Hendrix qui e ora, 50 anni fa, a cura di Enzo Gentile e Roberto Crema, evento che presenterà la live
perfomance di Stan Skibby & Friends ed Eugenio Finardi (ingresso libero dal Giardino della Triennale, ingresso dall’Old Fashion 10 euro con consumazione).

Il libro Hendrix ’68 – The Italian Experience (codice ISBN 978-88-16-60560-2) sul sito di Jaca Book: qui

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo - uno dei miei comfort food - oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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