Mario Valentino, in un libro la sua storia tra moda, design e arte

Che bella atmosfera ho respirato martedì sera in Triennale…

Partiamo dal presupposto che, già di suo, La Triennale è uno di quei posti capaci di farmi stare bene mettendomi a mio agio: partita nel 1933 sotto la guida di figure come Gio Ponti e Mario Sironi e ospitata in un edificio modulare e flessibile espressamente concepito per ospitare grandi manifestazioni e attività museali (il Palazzo dell’Arte), questa istituzione rappresenta, da 85 anni, un punto di riferimento nella vita culturale (e anche economica), un motore di intenso dialogo internazionale tra società, arte e impresa ben oltre i confini di Milano.

Non solo, La Triennale fa tutto ciò con una modernità e una freschezza tali da fare innamorare tutti, generazione dopo generazione, fino ad arrivare a Millennials e Generazione Z.

L’evento di martedì rispettava in pieno questa ottica di modernità, freschezza e apertura di pensiero.

A introdurre la serata, c’era un gruppetto di meravigliosi professionisti: Antonio Mancinelli (caporedattore attualità di Marie Claire, firma prestigiosa e che io stimo tanto da consigliare il suo blog nella mia sezione Cosa leggo), Alba Cappellieri (professore ordinario di Disegno Industriale e Presidente del Corso di Laurea in Design per la Moda presso il Politecnico di Milano, grande professionista che mi strega ogni volta in cui ho la fortuna di incontrarla), Eleonora Fiorani (docente presso il Politecnico di Milano, filosofa e curatrice del settore Moda della Triennale) e Arturo Dell’Acqua Bellavitis (professore ordinario di Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano e Presidente della Fondazione Museo del Design presso la Triennale).

A essere presentato da questi illustri signori, è stato il libro Mario Valentino – Una storia tra moda, design e arte di Ornella Cirillo.

Il libro ricostruisce l’intensa avventura dello stilista Mario Valentino, protagonista indiscusso della moda italiana dagli Anni Cinquanta fino alla fine degli Ottanta: la ricostruzione passa attraverso la lettura del prezioso patrimonio documentario raccolto nell’archivio della sua azienda, avviata sin dagli inizi del XX secolo dal padre Vincenzo nel cuore di Napoli e poi progressivamente cresciuta.

La storia risale infatti agli inizi del Novecento quando Vincenzo, artigiano di altissimo livello professionale, confeziona le prime scarpe con il marchio Valentino, apprezzate dalla casa regnante, dall’aristocrazia locale e da celebri dive internazionali.

La cover del libro <em>Mario Valentino – Una storia tra moda, design e arte</em> e un ritratto dello stilista (foto © Archivio Mimmo Jodice)
La cover del libro Mario Valentino – Una storia tra moda, design e arte e un ritratto dello stilista (foto © Archivio Mimmo Jodice)

Il volume raccoglie gli esiti di una ricerca appassionata, rigorosa, meticolosa, scientifica (come è stata giustamente definita durante la serata in Triennale) e libera da qualsiasi cedimento verso toni auto celebrativi (come accade talvolta in alcuni casi): a condurla è stata Ornella Cirillo – docente di Storia della Moda presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli – nell’archivio della sede napoletana di Mario Valentino (1927-1991).

Il libro parte dalla definizione del profilo biografico e formativo di Mario Valentino per poi raccontarne l’articolata storia imprenditoriale, dalle prime esperienze creative autonome nel campo calzaturiero alla piena affermazione come marchio leader nel settore dell’abbigliamento di lusso.

Nella sua piccola fabbrica nel cuore di Napoli, Mario apprende dal padre i segreti per creare scarpe su misura, leggere e raffinate: nell’immediato dopoguerra, intraprende una strada autonoma, avviando un primo laboratorio in proprio.

All’alba degli Anni Settanta, dopo i successi sulle passerelle romane e le conferme negli Stati Uniti, il suo calzaturificio si converte in una vera e propria impresa; è allora che, sull’onda della popolarità e delle competenze raggiunte, la produzione si estende anche al prêt-à-porter, ambito nel quale la sapienza artigianale conciaria si combina alle regole dell’alta sartoria e la pelle assume fisionomie inedite (guardate per esempio l’ultima foto di questo post, con un abito e una giacca in pelle pieghettata appartenenti alla collezione autunno / inverno 1984-85).

La ricerca di Ornella Cirillo si focalizza anche sulle collaborazioni illustri che Mario Valentino ha saputo costruire con lungimiranza da autentico pioniere.

Si va dal contributo di noti stilisti – come Paco Rabanne, Karl Lagerfeld, Muriel Grateau, Marie France Acquaviva, Claude Montana, Giorgio Armani, Gianni Versace – fino ad arrivare a quello di autorevoli artisti, in particolare gli illustratori Brunetta (al secolo Bruna Moretti), Antonio Lopez e Joe Eula nonché i fotografi Franco Rubartelli, Roberto Carra, Toni Meneguzzo, Richard Avedon, Robert Mappletorpe, Helmut Newton, Mimmo Jodice.

Richard Avedon, campagna pubblicitaria del 1980 (foto © The Richard Avedon Foundation)
Richard Avedon, campagna pubblicitaria del 1980 (foto © The Richard Avedon Foundation)
Sopra: Toni Meneguzzo, campagna pubblicitaria AI 1982-83 / Sotto: Helmut Newton, campagna pubblicitaria PE 1988 (foto @ The Helmut Newton Estate Maconiche Photography)
Sopra: Toni Meneguzzo, campagna pubblicitaria AI 1982-83 / Sotto: Helmut Newton, campagna pubblicitaria PE 1988 (foto @ The Helmut Newton Estate Maconiche Photography)

Sullo sfondo delle fasi salienti della storia della moda, Ornella Cirillo tratteggia i toni di una straordinaria impresa italiana; racconta le ambizioni, le strategie, i successi e l’ascesa del suo illuminato fondatore, Mario Valentino, un napoletano DOC che ha fatto della ricerca dell’originalità il suo obiettivo e si è adoperato in ogni modo per riuscire a perseguirlo.

E se sottolineo con attenzione scrupolosa le sue origini è perché Mario Valentino era molto legato a Napoli: affermava di doverle molto e molto ha fatto per restituire l’ispirazione che lui ha ricevuto dalla città, mantenendo in essa il cuore operativo della sua attività (e lì si trova tuttora).

Mario Valentino viaggiava, visitava città in fermento come Parigi e creava liaison preziose e fondamentali con Milano, ma tornava sempre alla sua Napoli dove ha creato sia nuove occasioni sia posti di lavoro.

Anche per questo amo la sua storia, poiché è uno splendido esempio di quel Made in Italy di cui tanto parlo e che tanto difendo: la storia di Mario Valentino è un’ottima lettura per chi è stilista (o tale vuole diventare) ed è un’ottima lettura per chi vuole comprendere il modello di business creativo italiano.

Allo splendido gruppo formato da Antonio Mancinelli, Alba Cappellieri, Eleonora Fiorani e Arturo Dell’Acqua Bellavitis, si è infine unita martedì sera anche l’autrice del libro.

Come accennavo, Ornella Cirillo è ricercatore presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli: docente di Storia dell’Architettura e di Storia della Moda, è particolarmente impegnata a definire il ruolo svolto da Napoli e dalla Campania nel più ampio contesto del fenomeno del Made in Italy.

Mario Valentino, <em>Venus,</em> il sandalo di corallo datato 1954
Mario Valentino, Venus, il sandalo di corallo datato 1954
Le collaborazioni illustri: sopra, Karl Lagerferld per Mario Valentino, scarpe <em>Visage</em> della collezione PE 1982; sotto, Gianni Versace per Mario Valentino, collezione <em>Impuls</em> AI 1984-85, abito e giacca in pelle pieghettata.
Le collaborazioni illustri: sopra, Karl Lagerferld per Mario Valentino, scarpe Visage della collezione PE 1982; sotto, Gianni Versace per Mario Valentino, collezione Impuls AI 1984-85, abito e giacca in pelle pieghettata.

Il volume Mario Valentino – Una storia tra moda, design e arte è edito da Skira: è in vendita nelle librerie e io ve lo consiglio, caldamente, perché amo la bellezza, le storie importanti, la cultura.

Cultura, sì, proprio così, perché durante la serata si è parlato di archivi aziendali che diventano ricchi giacimenti culturali, si è parlato di cultura aziendale, si è parlato di quel modello italiano basato su passione, affetti e business e su hi-craft e hi-tech, ovvero un mix intelligente di capacità, mestiere, tecnologia e innovazione: e allora, a tutti coloro che continuano a parlare di crisi e della delusione verso i Millennials (che, pare, non spendano quanto le aziende avrebbero invece sperato), io desidero dire che – secondo me – dalla crisi si esce solo così, ovvero portando avanti questi valori.

La cultura è meno fuori moda di quanto tanti osservatori vadano sostenendo: se è vero che i Millennials vogliono esperienze e sensazioni non necessariamente materiali (e come dar loro torto?), allora diamo loro valori autentici e forse tornerà la voglia di trasformare il tutto in acquisti reali non soggetti al solo consumo seriale.

Bisogna ricostruire una cultura del prodotto che, spesso, in questi anni, è mancata; bisogna ricostruire fiducia, sogni e desideri che sono crollati con la crisi.

Senza contare che – lo ribadisco per l’ennesima volta – penso che senza la storia siamo fragili e fragili restano i nostri tentativi.

Tutto ciò non si improvvisa né si fa con prodotti privi di spessore o senza una progettualità: Mario Valentino ce lo insegna in molti modi, con il suo vivo esempio, ed ecco perché la sua storia non solo è importante ma è anche attuale.

Lo stilista partenopeo ha saputo guardare al futuro, non ha avuto paura di adottare pensieri rivoluzionari e modi di lavoro innovativi.

Non ha avuto paura di sperimentare, di osare, di pensare fuori dagli schemi, di fare cose che altri non facevano e che altri ancora hanno fatto (molto) tempo dopo di lui: è esattamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno oggi.

Tornando a martedì: non vi nascondo che mi sono anche un po’ emozionata, perché Mario Valentino è tra gli stilisti che hanno forgiato i miei primi sogni di moda, esattamente come spero possa fare oggi con i Millennials.

Chi me l’avrebbe mai detto, a fine Anni Ottanta, che diversi anni dopo, in una piovosa serata di febbraio del 2018, sarei stata invitata in Triennale per un libro a lui dedicato?

Com’è bella la vita e come sono belli i suoi mille modi di sorprenderci.

Manu

 

P.S.: Se volete vedere qualche foto della serata, trovate l’album in Facebook, nella pagina ufficiale del brand Mario Valentino. Qui, in particolare, trovate i quattro relatori della serata insieme all’autrice Ornella Cirillo e qui trovate una foto della gremitissima platea: in terza fila, con cappellino rosso, c’è anche la sottoscritta 😉

 

 

 

Mario Valentino – Una storia tra moda, design e arte
Di Ornella Cirillo
Editore Skira (qui trovate il libro sul loro sito), collana Moda e Costume
ISBN 885723584
Cartonato, dimensioni 24.5 x 30 cm, pagine 248 con 206 illustrazioni a colori

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo - uno dei miei comfort food - oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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