Handmade Dreams, i sogni che luccicano sono fatti a mano

Ieri sera, sono stata all’inaugurazione di una mostra a Palazzo Morando: visto che è molto interessante (con ingresso gratuito, tra l’altro) e che dura purtroppo solo fino a domenica 21 maggio, ho voluto scrivere e pubblicare questo post subito, senza perdere nemmeno un prezioso istante.

La mostra si chiama Handmade Dreams, Contemporary Czech Fashion Jewellery e nasce dal Museo del vetro e del bijoux della città di Jablonec nad Nisou per portare a Milano una significativa selezione di importanti pezzi artistici che illustrano la tradizione boema antica di 400 anni e che continua ancora oggi.

Se qualcuno è un lettore davvero assiduo di A glittering woman ricorderà forse che la produzione della Repubblica Ceca è già stata oggetto di un altro mio post grazie a una precedente mostra curata da Bianca Cappello e Giorgio Teruzzi a Casalmaggiore. Ed è stata proprio Bianca, bravissima storica e critica del gioiello, a presentare ieri sera la mostra a tutte le persone intervenute a Palazzo Morando.

Dovete sapere che, all’epoca della mostra a Casalmaggiore, io – molto incuriosita – avevo avuto l’occasione di fare alcuni approfondimenti (grazie Bianca!), apprendendo per esempio che Jablonec nad Nisou è un’importante culla dell’industria del vetro.

Pensate che le prime tracce di gioielli in vetro – perline e braccialetti – risalgono addirittura a 300 anni prima di Cristo a opera dei Celti. Leggi tutto

A glittering woman… e siamo arrivati a quota quattro :-)

Talento, capacità, creatività, estro, passione: sono i termini più ricorrenti in questo blog.
Eppure, come per una sorta di beffarda legge del contrappasso, devo ammettere di non avere nessun talento né artistico né creativo.
Questa consapevolezza si trasforma in un grande rammarico, anche se non sono una persona che vive di rimpianti.
Il rimpianto è in effetti un sentimento che non mi appartiene: sono per l’azione, penso, decido e agisco, e quindi capita raramente che io mi rimproveri per non aver fatto quel che avrei dovuto fare.
Soffro invece ogni tanto di rimorsi, proprio per il fatto di essere spontanea, istintiva e talvolta impulsiva: agisco spesso di pancia e di cuore e ammetto, quindi, che ci sono cose che non rifarei.

Eppure, da piccola sembravo promettere bene quanto a talenti: avevo una certa buona predisposizione nel disegnare, dipingere, fare collage e bozzetti, un’inclinazione riconosciuta da maestri e professori fino alle medie.
Poi, però, per volontà dei miei genitori, seguii un’altra strada e il mio talento artistico subì una decisa battuta d’arresto.

Con la musica è andata anche peggio.
Riconosco che le lezioni di flauto alle medie erano una vera tortura, per me e per chiunque avesse la sfortuna di ascoltarmi: in tale ambito, non avevo alcun talento e massacravo il povero strumento tirando fuori notte a dire poco strazianti.
Non parliamo nemmeno del canto: credo di essere una delle persona più stonate che siano mai esistite. Dicono che l’intonazione sia questione di esercizio e di educazione vocale, ma non so se sia un modo gentile per rincuorare quelli senza speranza come me.
Comunque, visto che amo immensamente la musica, sfogo il mio amore cantando in macchina. Rigorosamente da sola.

Nulla di fatto nemmeno con la sartoria: rammendo qualche cosa o riattacco un bottone giusto per necessità.

Da bambina, oltre a disegnare e dipingere, infilavo perline: non so quanti bracciali e collane avrò fatto.
Oggi, però, mi limito a fare piccole riparazioni o modifiche sui pezzi della mia sterminata collezione di gioielli.

Per quanto riguarda la fotografia, qualcuno dice che io abbia buon occhio, ma non l’ho mai affinato con studi specifici né aiutato con strumenti idonei come una macchina professionale.

Comprenderete dunque il mio rammarico: mi sento come un insieme di occasioni mancate, ahimè, e, per anni, ho pensato con dispiacere di essere una persona… sterile.

Poi, è successa una cosa.
Ho capito che due delle cose che amavo e che amo follemente – moda e comunicazione – potevano convivere in grande armonia; non solo, insieme potevano dare addirittura vita a una (buona) forma di creatività.

È vero, non so dipingere, disegnare, suonare, cantare, cucire, creare un abito o un gioiello, eppure una capacità ce l’ho perfino io: mi piace inseguire il talento, riconoscerlo, sceglierlo accuratamente, cercare di diffonderlo dandogli voce nonché la chance di essere conosciuto.

Le parole sono diventate la materia prima con cui fare tutto ciò, le adopero come se fossero un pennello, uno strumento musicale, un ago.

E i creativi, i designer, gli stilisti, gli artisti dei quali mi occupo e dei quali racconto sono diventati membri di una famiglia che ho scelto e alla quale tengo molto.
Una famiglia che costruisco giorno dopo giorno, fatta di persone in gamba, volenterose, volitive, talentuose, capaci, coraggiose. Persone delle quali sono orgogliosa, come se fossero davvero sangue del mio sangue, anche perché il talento e la passione che esso genera sono in realtà legami forti capaci di unire le persone oltre le parentele di legge.

Nutro immensa stima e ammirazione per chi come loro ha il coraggio della fantasia.
Perché se avere fantasia e creatività è spesso un dono innato, decidere di assecondare tali doti e di non imbrigliarle, decidere di non omologarsi è invece una scelta. Precisa e molto, molto coraggiosa.
Ammiro le persone che non hanno paura di impegnarsi, di lavorare sodo, di inventare, di sperimentare, di rompere i confini dell’omologazione e della banalità.

Tutte queste persone sanano il rammarico di non saper creare nulla perché oggi credo che le mie parole possano aiutare la diffusione della bellezza che loro sanno creare.
Possiamo essere una squadra nella quale ognuno ha il proprio compito.

Ecco perché considero A glittering woman come la mia creatura.

Ecco perché amo questo blog: adoro scrivere per giornali e riviste, certo, ma qui… è diverso. Qui sono a casa.
Ed ecco perché amo voi, la comunità che è nata attorno a questo spazio e che è unita proprio dalla passione per bellezza, talento, capacità.
Ed ecco infine perché – come ho già raccontato lo scorso anno in occasione del suo terzo compleanno – A glittering woman è l’unica cosa della quale non mi sono mai, mai, mai pentita.

Oggi, A glittering woman compie quattro anni e sì, proprio così, è una delle cose delle quali non mi sono mai pentita, nemmeno per un istante: sono felice di aver aperto questo spazio e ne sono felice ogni giorno che passa, è stata ed è una scelta giusta.
Non mi sono mai pentita nemmeno di una singola riga che ho scritto qui e per una ragione molto semplice: sono sempre stata me stessa.
A glittering woman non potrebbe assomigliarmi di più né io potrei assomigliarle di più: tornerei a scrivere tutti i 527 post pubblicati (528 con questo) e non è poco, credo, soprattutto per una persona che ha il cruccio – lo ripeto – di non sapere creare nulla.
E amo Agw al punto che tutti i miei scritti – chiamateli post o articoli, per me non fa alcuna differenza – sono un po’ come figli, perdonatemi per il paragone.

Volete sapere un’ultima cosa?
Tempo fa, mi sono ricordata di un gioco che io e mia sorella facevamo da bambine.
Tra le innumerevoli cose che ci piaceva fare, tra bambole, Barbie, palloni, biciclette, pennarelli, costruzioni, giocavamo anche a creare dei giornalini. Lo ricordo perfettamente, passavamo ore a preparare copertine e sommari, imitando ciò che osservavamo entrare in casa nostra grazie a mamma e papà.
Insomma, un gioco e quasi un destino, oserei dire: oggi, questo blog… è il mio giornalino.

Tanti auguria te, A glittering woman.

Non ci sono rimpianti o rimorsi legati a te, né per situazioni né per decisioni.
Se tornassi indietro, aprirei di nuovo questo spazio. Anzi, lo farei prima.
Tutto ciò che hai portato e comportato è stato positivo, in mille modi diversi, perché la mia voglia di condivisione è sempre stata autentica e sincera e – di conseguenza –  A glittering woman non è mai stato uno specchio delle (mie) vanità.

È stato, è e sarà un luogo libero nel quale celebrare la positività perché – nonostante tutto, nonostante tempi certo non facili – io continuo a vedere tanta bellezza ovunque.

E farò del mio meglio affinché tu possa continuare a crescere in modo sano, così come ho fatto in questi quattro anni.

Manu

 

(Nella foto di apertura: collage di momenti da glittering woman alle prese con le mille forme del talento 🙂 Dall’alto, da sinistra: le meravigliose calzature di Andrea Mondin | Sul set della rivista Fashink per il mio styling con la modella Amy Beth | Le splendide borse di Annalisa Caricato | Io con il grande maestro Manolo Blahník all’inaugurazione della sua mostra a Milano | Perle di saggezza fotografate a un press day e che ben rappresentano la mia filosofia | Io all’evento della geniale app Urban Finder | Le spille di Paola Brunello tra fantasia e cuore | Io e la storica del gioiello Bianca Cappello all’inaugurazione della mostra dedicata al grande bigiottiere Carlo Zini | Due creazioni di Serena Ciliberti, una designer che non ha paura di osare )

 

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Carlo Zini, il grande bigiottiere che ha avuto la fortuna di fare ciò che sognava di fare

Sono molto felice di segnalare una mostra stupenda che è stata inaugurata lo scorso sabato.

Ancora una volta, si tratta di una mostra che riguarda il bijou e il bijou di altissima qualità; ancora una volta, si parla di Made in Italy, uno dei miei argomenti del cuore; ancora una volta, la mostra è curata da Bianca Cappello, preparatissima esperta del gioiello della quale scrivo sempre con grande piacere; ancora una volta, lo scenario è quello offerto dallo splendido Museo del Bijou di Casalmaggiore, uno dei luoghi in cui mi sento a casa.

Fino al prossimo 4 giugno, tale Museo ospita infatti la prima antologica interamente dedicata a Carlo Zini, uno degli storici bigiottieri italiani.

E io vi consiglio di non perderla: vale davvero la pena di vederla.

Per fare il pieno di bellezza, talento, capacità; per essere orgogliosi una volta di più del nostro splendido Paese che ha talenti come Zini, professionisti come Bianca e luoghi dove si fa cultura. Vera. Reale. Concreta. Senza spocchia, senza paletti, senza compartimenti stagni. Perché la bellezza è educazione e cultura. Perché quando parliamo di moda e gioiello parliamo a tutti gli effetti di arti applicate.

Ma procediamo con ordine. Leggi tutto

Artistar Jewels 2017, A.A.A. talento cercasi

Talento. Credo che sia la parola più ricorrente qui in casa A glittering woman.

Amo il talento e mi piace la definizione che Treccani ne dà: “Ingegno, predisposizione, capacità e doti intellettuali rilevanti, specialmente in quanto naturali e intese a particolari attività”.

Il talento, dunque, è dote: ci si nasce, se ne è naturalmente provvisti e se non c’è non si può imparare in quanto è un’inclinazione profonda e radicata. Non può essere imitato o riprodotto o simulato o comprato – e lasciatemi aggiungere per fortuna, in un’epoca in cui troppe cose possono essere imitate, riprodotte, simulate, comprate.

Certo, tale dono può poi essere vissuto in vari modi: può essere coltivato, messo a buon frutto oppure può andare sprecato. C’è chi sa farne buon uso e chi meno: c’è chi parte con un piccolo talento e riesce a renderlo degno di nota e successo; c’è chi parte con un grande talento e, al contrario, lo mortifica.

Forse non tutti sanno, però, che il talento, in origine, era… una bilancia: ebbene sì, l’accezione attuale di abilità, ingegno, inclinazione trae origine dal greco tàlanton, che significa, appunto, bilancia.

Come spesso accade, con il trascorrere del tempo, tàlanton assunse un significato estensivo andando a indicare anche il peso che si metteva sulla bilancia; dall’idea di peso e sempre per estensione, lo stesso termine passò a identificare l’oggetto pesato e, infine, la maggior moneta pesata. Perché? Perché anticamente il valore delle monete era determinato dal peso effettivo del metallo: tàlanton diventò così la moneta di maggior valore.

L’ulteriore evoluzione verso un senso squisitamente metaforico si fa risalire al Vangelo e alla nota “Parabola dei talenti” (Matteo 25, 14-30) nella quale alcuni talenti (ovvero le monete) vengono affidati da un signore ai suoi tre servi. Sappiamo tutti come la parabola prosegue: i primi due uomini fanno fruttare le monete, il terzo tiene il suo senza farne nulla, scava una buca in terra e lo nasconde. Quando torna, il padrone ha parole lusinghiere per i primi due e di rimprovero per il terzo, togliendogli anche il talento che gli aveva dato.

Et voilà: quei talenti sono il simbolo dei doni dati da Dio all’uomo e da semplice monete diventano metafora di capacità intellettuale che – come sostengo anch’io – deve però essere messa a buon frutto, deve essere fatta circolare e non deve essere sprecata.

In definitiva, il talento deve andare a braccetto con altre doti, tra le quali la creatività e l’impegno. E, vista la mia convinzione a proposito del fatto che vada sostenuto, incentivato e aiutato, oggi presento l’ennesima iniziativa volta a mettere in luce il talento, in questo caso nel campo del gioiello.

Riparte infatti Artistar Jewels, appuntamento che porterà alcuni tra i protagonisti del gioiello contemporaneo all’interno di una prestigiosa cornice nel cuore di Milano: dal 23 al 26 febbraio 2017, Palazzo Giureconsulti ospiterà la manifestazione per la prima volta, portandola a due passi dal Duomo. Leggi tutto

I bijoux di Boemia da Jablonec a Casalmaggiore

Cartella campionaria di bottoni in vetro, Archivio Unger, foto Giorgio Teruzzi

Ci sono luoghi nei quali ritorno con gioia in quanto mi hanno regalato tantissime emozioni.
Qualche mese fa, sono stata al Museo del Bijou di Casalmaggiore per la mostra dedicata a Maria Vittoria Albani: è stata un’esperienza molto bella e, oltre a consentirmi di incontrare le creazioni firmate Ornella Bijoux, mi ha dato la possibilità di conoscere il museo che è unico nel suo genere.
Fondato nel 1986, il museo conserva e valorizza oltre 20 mila pezzi di bigiotteria, macchinari, utensili, fotografie e cataloghi tutti databili dalla fine dell’Ottocento alle soglie del nuovo millennio. Perché a Casalmaggiore? Perché questa cittadina ha accolto uno storico e importante distretto di bigiotteria sorto tra XIX e XX secolo: il museo ospita dunque reperti e testimonianze provenienti dalle dismesse industrie locali e da numerose donazioni di aziende e collezionisti del settore.
Nella mia agenda di ottobre, c’è ora un appunto segnato in rosso: dice “tornare a Casalmaggiore”.
Viene infatti inaugurata oggi la mostra Perle tra i Monti, Bijoux di Boemia curata da Bianca Cappello e Giorgio Teruzzi: visto che resterà aperta fino a domenica 8 novembre 2015, oltre a ripromettermi di visitarla, mi fa piacere segnalarvela subito affinché possiate avere tutto il tempo necessario per una piacevole gita, magari approfittando dei week-end di ottobre.
Bianca Cappello (storica e critica del gioiello nonché curatrice dell’esposizione incentrata su Ornella Bijoux) e Giorgio Teruzzi (presidente della Compagnia delle Perle) hanno voluto mettere in evidenza bijou e perle in vetro provenienti da Jablonec: incuriosita da un argomento così specifico, ho fatto qualche ricerca su questa città della Repubblica Ceca e ho scoperto che l’industria del vetro vi ha occupato un ruolo importante fin dalla seconda metà del XVII secolo. Ancora oggi, ben 11.000 persone sono occupate in tale settore e in quello della bigiotteria.
Dalla fine del XIX secolo alla seconda metà del Novecento, perle e bijou prodotti a Jablonec e in tutta la Boemia (il nome storico della regione che occupa due terzi della Repubblica Ceca) erano diffusi in tutto il mondo ed erano molto apprezzati anche in Italia: ne troviamo testimonianza negli ornamenti esposti a Casalmaggiore e negli archivi di storiche realtà milanesi oggi ancora attive come Unger (fondata nel 1875) e Viganò (fondata nel 1919, punto di riferimento ogni volta in cui cerco materiali per effettuare piccole riparazioni e modifiche) o ancora negli archivi di Imelde Chiozzi, impresa attiva fra il 1919 e i primi anni ’30. Tutte queste aziende proponevano articoli di alto livello per la media e alta borghesia e per le case di moda: c’erano poi i gioielli di scena realizzati negli anni ’30 per il Teatro alla Scala di Milano dalla ditta Corbella.
Fondata nel 1865 da Napoleone Corbella, la “prima fabbrica italiana di bigiotteria e attrezzature teatrali” ha prodotto collane, corone, orecchini, cinture e spade per gli allestimenti più sfarzosi della Scala e di molti altri teatri, spesso in collaborazione con i grandi nomi della scenografia e del costume.
Per la prima volta in Italia, viene dunque presentata una cospicua selezione di centinaia di pezzi tra perle, strumentazioni, bijou, accessori, ricami, riviste e fotografie d’epoca provenienti da enti, archivi storici e prestigiose collezioni private: il tutto permette di mostrare una significativa panoramica della variegata produzione boema, un mondo scintillante (anzi, glittering) e tutto da scoprire, da Jablonec a Casalmaggiore.
Il bijou conferma ancora una volta la sua capacità di essere specchio dei tempi fra economia e amore per il bello: è un frammento di gusto, storia e costume. E io ne sono felice.

Manu

Perle tra i Monti, Bijoux di Boemia
Mostra a cura di Bianca Cappello e Giorgio Teruzzi
Museo del Bijou di Casalmaggiore fino a domenica 8 novembre 2015
Via Porzio 9 – Casalmaggiore (CR)
Apertura: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18; domenica e festivi dalle 15 alle 19.
Per scuole e gruppi possono essere prenotate visite guidate, percorsi didattici e attività di laboratorio.
Tel. 0375 284423 – 0375 205344
Qui il sito e qui la pagina Facebook del Museo; qui la pagina dedicata alla mostra.

Qui trovate il mio articolo sulla mostra dedicata a Ornella Bijoux curata da Bianca Cappello al Museo di Casalmaggiore.

Maria Vittoria Albani, vorrebbe adottarmi?

Ci sono momenti in cui amo follemente ciò che faccio, senza alcuna riserva; ci sono regali che hanno un inestimabile valore e non mi riferisco certo a cose materiali.

Questi momenti e questi regali sono rappresentati dal fatto di poter incontrare persone che svolgono il loro lavoro facendone un’opera d’arte: la scorsa settimana, per esempio, sono andata a fare visita a Maria Vittoria Albani, anima di Ornella Bijoux, maison storica fondata dalla mamma Piera nel lontano 1944.

Ho già pubblicato un post a proposito di Ornella Bijoux qui sul blog in occasione dell’inaugurazione di una bellissima mostra attualmente in corso al Museo del Bijou di Casalmaggiore (e che è stata prolungata fino al 2 giugno): la mostra è curata da Bianca Cappello, storica del gioiello, e ripercorre tutta la storia dell’italianissima griffe, raccontandone l’evoluzione dagli albori a oggi.

Scrivo non a caso che la signora Maria Vittoria è l’anima di Ornella Bijoux perché, dopo aver iniziato a lavorare appena quattordicenne affiancando la mamma, è ancora oggi lei a studiare, progettare e spesso realizzare tutti i pezzi: è coadiuvata dalla figlia, Simona, e da pochi e fidati collaboratori.

I conti li avrete già fatti da soli, immagino, attraverso un paio di numeri che ho menzionato, ma ci tengo a metterlo nero su bianco: la signora Albani ha 85 anni. Leggi tutto

Ornella Bijoux, un’autentica icona italiana

Da tempo penso che oggigiorno abusiamo di alcuni termini: icona e mito sono due esempi e c’è addirittura chi si attribuisce questi titoli da solo, cosa – a mio avviso – alquanto bizzarra.

È solo il tempo a dire chi resterà, a decretare chi ha carisma autentico e duraturo.

Quando incontro una persona come Maria Vittoria Albani mi chiedo quanti dei cosiddetti miti di oggi resisteranno col vigore, la grinta, l’energia, la capacità e l’entusiasmo che questa donna straordinaria dimostra ancora oggi, a 85 anni e dopo circa 70 anni di fulgida carriera.

Maria Vittoria Albani è una vera icona che ha contribuito a scrivere pagine importantissime della storia del made in Italy attraverso Ornella Bijoux, l’azienda di famiglia nata nel lontano 1944, griffe di costume jewellery mondialmente riconosciuta e che viene considerata una tra le più ricercate ed apprezzate da intenditori e appassionati. Leggi tutto

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