Coco Chanel: la donna oltre il mito e oltre le geniali intuizioni

Domenica ero troppo stanca anche solo per pensare di uscire.
Dopo il mio consueto allenamento mattutino in palestra, sono tornata a casa e ho deciso di regalarmi un tranquillo pomeriggio di relax casalingo.
Ho scelto alcuni libri e delle riviste, ho preso i miei fidi (e immancabili) amici elettronici (smartphone e tablet) e mi sono avventurata verso il divano.
Giusto per curiosità, ho acceso la televisione, già pronta a spegnerla nel giro di pochi attimi, certa che non avrei trovato nulla di mio gradimento: non sono una grande fan di tale mezzo, sono più i programmi che mi annoiano di quelli che mi entusiasmano.
Ma in quel caso mi sbagliavo: su Canale 5, trasmettevano infatti un film che amo particolarmente e che rivedo con piacere ogni volta in cui ne ho occasione.
Si tratta di Coco avant Chanel, film biografico del 2009 diretto da Anne Fontaine con la brava Audrey Tautou nel ruolo della protagonista.
L’avete mai visto?
Racconta la storia della grande stilista francese Coco Chanel, dalla povertà e dai primi lavori come cantante fino alla nascita della sua casa di alta moda. E, in parallelo, viene raccontata la sua più grande storia d’amore, quella con Arthur ‘Boy’ Capel, dopo la parentesi con Étienne de Balsan, primo amante e primo finanziatore.

Coco avant Chanel.
Ovvero Coco prima di Chanel.
Ovvero Coco prima di diventare Chanel.
Ovvero la donna prima ancora del mito. Prima ancora che il suo lavoro, la sua vita e di conseguenza il suo nome diventassero un mito.
Lo ammetto, è un film che mi commuove profondamente perché – appunto – racconta la donna Coco, colei che è riuscita a concretizzare il disegno che aveva in sé, testarda, ostinata, talentuosa, con una sua visione personale che ha portato avanti con forza, senza aver paura di essere diversa.
E ha pagato, Coco, eccome se ha pagato. In prima persona. Perché se a livello professionale ha realizzato la sua visione, a livello personale non è stata altrettanto fortunata, perdendo precocemente l’unico uomo che abbia mai veramente amato. Leggi tutto

Chanel Haute Couture primavera / estate 2016 tra sogno e realtà

Mi trovo in un gran bel posto, sebbene non sappia dargli un nome; in realtà, non saprei nemmeno dire come io sia arrivata qui.
C’è tanta luce e, proprio davanti a me, un prato perfetto assomiglia a un tappeto verde: in fondo, vedo una bella casa in legno. L’atmosfera è tranquilla, serena.
D’un tratto, vedo una figura uscire dalla casa: avanza verso di me, si avvicina con passo leggero e senza fretta, dunque ho tutto il tempo di mettere a fuoco i vari dettagli.
È una giovane donna: indossa una giacca in tweed e una pencil skirt lunga fino al polpaccio. Noto anche i capelli, elegantemente raccolti in uno chignon molto particolare, e le sue scarpe, delle zeppe in sughero con tomaia bicolore. Da grande estimatrice di gioielli, non posso fare a meno di notare la meraviglia che indossa, ovvero un’ape graziosamente appuntata sulla giacca: sembra viva tanto è vibrante di luce e colore.
Non riconosco la giovane donna così come continuo a non riconoscere il luogo.
Eppure, tutta la situazione ha qualcosa di così familiare… Leggi tutto

Anteprima del Capitolo 14 di Inside Chanel

Penso con convinzione autentica che, per essere liberi di correre verso il futuro, sia necessario conoscere il passato senza averne paura.
Non vedo né ho mai visto storia e passato come catene che ci legano o ci imprigionano: preferisco invece vederli come preziosi valori. Mi piace pensare di poter custodire e tramandare esperienze, insegnamenti e tradizioni affinché possano dare un senso a ciò che è stato.
Se la viviamo così, come un valore, la storia non è affatto polverosa. E, oggi, vive non solo attraverso i libri, ma anche grazie al web: proprio Internet – mezzo che per sua stessa natura guarda avanti – è al tempo stesso un ottimo modo per rendere il passato quanto mai vivo, vivace, interessante e brillante.
Ecco perché, qui su A glittering woman, mi piace dare spazio ai due aspetti della moda: da una parte, amo raccontare le vicende di coloro che hanno scritto la storia; dall’altra, amo presentare coloro che stanno provando a scriverne nuovi capitoli.
Ed ecco perché sono particolarmente orgogliosa di essere tra coloro ai quali è stata data l’opportunità di presentare in anteprima il video The Vocabulary of Fashion, il Capitolo 14 di Inside Chanel.
Attraverso una serie di cortometraggi, il sito web Inside Chanel (presente all’interno del sito ufficiale della Maison) ripercorre la storia di Gabrielle Chanel e delle sue iconiche creazioni capaci di dare origine a una leggenda.
Il quattordicesimo capitolo invita a scoprire gli elementi che costituiscono l’identità Chanel, elementi creati da Coco e costantemente rivisitati da Karl Lagerfeld.
Grazie allo spirito ribelle e alle scoperte, all’audacia e all’inventiva, ai ricordi d’infanzia legati all’orfanotrofio e alle storie d’amore, Mademoiselle ha creato un nuovo linguaggio della moda e uno stile che ancor oggi continua a perpetuarsi attraverso la creatività di Karl Lagerfeld.
“Mademoiselle Chanel ci ha tramandato uno stile. Ed è uno stile, il suo, che non passa mai di moda. Il successo di Chanel consiste nell’aver saputo trasmettere gli elementi della sua identità. Una musica senza tempo fondata su note nelle quali ogni donna riconosce all’istante l’essenza di Chanel: lusso e raffinatezza.”
Quali sono le note citate da Monsieur Lagerfeld? La borsa trapuntata, il tubino nero, i bijoux couture (o costume jewelry per chi preferisce l’inglese), la camelia, la catena, la scarpa bicolore, le perle e il tweed: sono queste le voci che fanno ormai parte integrante del vocabolario Chanel.
Ultimamente, parlo spesso di Chanel sia qui sul blog sia su altre testate per le quali ho la fortuna di scrivere: è perché penso che nessuno meglio di Mademoiselle Coco possa aiutarmi a rendere evidente il concetto che mi preme portare avanti. Nessuno più di lei dimostra infatti che un passato di valore è argomento quanto mai attuale.
Godetevi il video: io ne ho assaporato ogni singolo fotogramma e spero, con questa anteprima, di farvi un regalo gradito.

Amo molto il progetto Inside Chanel perché sta portando avanti nel modo migliore ciò in cui io stessa credo: usare il web per diffondere la giusta idea di passato, quel passato che insegna e si rinnova anche grazie a chi è stato capace di raccogliere e portare avanti l’eredità.
Il video è naturalmente presente sul sito Inside Chanel andando a unirsi ai 13 capitoli precedenti.
La storia continua.

Manu

Qui trovate il sito Inside Chanel

Io & Chanel: qui trovate il mio sogno di possedere una 2.55; qui trovate il mio omaggio alla storia di Coco Chanel in un articolo per SoMagazine; qui trovate la mia riflessione su lusso e volgarità partendo da una frase di Mademoiselle; qui trovate alcune foto relative alla mostra N°5 Culture Chanel che ho visitato a Parigi in maggio 2013; qui trovate il mio incontro con alcune 2.55 vintage all’edizione di aprile 2013 di Next Vintage Belgioioso.

Grazie all’ufficio stampa Chanel

Volevo (e voglio) una 2.55 (Chanel, naturalmente)

C’è chi, durante l’infanzia, ha sognato di poter un giorno diventare ballerina, infermiera, pompiere o astronauta; c’è chi, durante l’adolescenza, ha sognato di sposare Simon Le Bon (ricordate il famoso film?).
E c’è chi, invece, da bambina, da adolescente e da adulta, ha coltivato e continua a coltivare imperterrita un sogno: possedere una 2.55, precisamente una 2.55 Chanel.
È un sogno che sembra materiale e terreno ma, in realtà, è utopico (o almeno lo è per me e le mie finanze) quasi quanto desiderare di fare l’astronauta, viste le quotazioni di questa celeberrima borsa.
Ebbene sì, lo confesso: perfino una come me, innamorata delle nuove leve e del made in Italy, sogna di possedere una borsa non nuova come concetto (è nata nel febbraio 1955, come simboleggiato dal nome stesso) e per giunta made in France.
Il perché è presto detto.
Prima di tutto, tale borsa soddisfa un’altra mia passione che affianca quella per nuove leve e made in Italy: amo il talento qualsiasi forma esso abbia e la 2.55 è uno dei segni tangibili del talento, della capacità e del genio di una donna per la quale nutro immensa stima, ovvero Coco Chanel.
Se poi riuscissi ad accaparrarmi una 2.55 vintage sarebbe il massimo, visto che il vintage è l’altro cardine della mia grande passione per la moda: sarebbe soddisfare due criteri su quattro (in alto in foto, una 2.55 Classic Flap detta anche 2.88, il restyling voluto da Karl Lagerfeld negli anni ’80).
Dunque, il mio non è semplice desiderio di uno status symbol: amo la donna che ha inventato questa borsa, amo Coco e la sua storia che, ancora oggi, è in grado di insegnare molte cose. Leggi tutto

Coco Chanel e la lotta (continua) contro la volgarità

È un giorno qualunque di mezza estate.
Sono felice: faccio parte di una commissione d’esame e sto ascoltando ragazzi in gamba, pieni di talento e passione.
Sfoglio le loro tesi una dopo l’altra e trovo tanti spunti interessanti, nuove idee che si posano come semi nel terriccio fertile della mia testa.
Poi, d’un tratto, leggo una frase, quella della foto qui sopra: scatto velocemente col mio iPad, affascinata.
Abitualmente, non sono il tipo di persona che condivide su Instagram o su Facebook le frasi celebri, eppure questa mi colpisce con forza.
Tutto ciò è successo pochi giorni fa e oggi mi ritrovo a pensare ancora a quelle parole, alla loro forza e alla verità che per me rappresentano.
Penso da sempre che il lusso non risieda in ciò che è materiale; purtroppo, però, oggi si confondono molto spesso le cose e molti ricercano il lusso proprio nella sfacciata ostentazione di fasti e ricchezze.
Un errore grossolano: così si scivola nella volgarità, mentre – come affermava saggiamente Coco Chanel – il lusso esiste solo dove la volgarità è assente e solo dove c’è invece eleganza.
Usando il termine eleganza, mi riferisco al suo senso puro: non dimentichiamo che tale parola deriva dal latino eligere, cioè scegliere.
L’eleganza più autentica, dunque, sgorga da un’azione esatta: il sapere scegliere, l’eleggere. È un’arte di vivere e di pensare che va ben oltre ciò che indossiamo.
Diana Vreeland, altra importantissima icona della moda e figura autorevole che aveva dimestichezza col concetto di eleganza, non credeva, per esempio, necessariamente nel cosiddetto buon gusto. “Abbiamo tutti bisogno di un po’ di cattivo gusto. È la mancanza totale di gusto che non condivido”, era solita ripetere.
La volgarità non è (o non è solo) un vestito di poco gusto, qualche parolaccia, un’esternazione o una battuta poco felice: è un concetto molto più sottile, strisciante, subdolo, insinuante. Per questo spesso ci imbroglia e ci distrae.
La volgarità peggiore è quella d’animo, dei cattivi pensieri, dei cattivi sentimenti e tale volgarità – ahimè – ha un’ampia gamma di sfumature.
Si nasconde nell’esibizionismo, nell’ostentazione, nell’eccesso.
Nell’arroganza, nella prepotenza, nella tracotanza, nella superbia, nella presunzione.
Nella disonestà, nella scorrettezza, nella mediocrità, nella maldicenza, nella meschinità, nell’invidia.
Quanto aveva (e ha) ragione Mademoiselle Coco, la volgarità è una gran brutta cosa e va combattuta, senza sosta, senza arrendersi.
Nel mio piccolo, ci provo: come dice lei, rimango in gioco per combatterla e provo a tenere lontani dal mio animo quei sentimenti, provo a tenere lontane le persone che ne sono portatrici.
Non è facile, ma almeno ci provo. Con tutta me stessa.

Manu

Parigi senza fronzoli e senza lustrini…

Quanto amo viaggiare… Non solo mi piace scoprire posti nuovi, imparare, trovare ispirazioni diverse ma amo anche quella sensazione di sentirsi partecipi di qualcosa di più grande, quel sentimento che può definirsi come “essere cittadini del mondo”.

Nutro un sogno a questo riguardo: mi piacerebbe vivere le città che amo, siano esse in Italia o all’estero, come abitante e non come semplice turista. Mi piacerebbe fare la stessa vita di chi ci sta ogni giorno, guardare le cose attraverso la prospettiva di un abitante. Viverci per un po’ di tempo.

Questa primavera ho avuto un assaggio di questa possibilità con Parigi: Sara, una mia cara amica, si è trasferita nella capitale francese per una bella esperienza di lavoro e io l’ho raggiunta per qualche giorno. Sono stata ospite a casa dei suoi zii che vivono in una zona residenziale deliziosa, alle porte della città: bello essere ospite in famiglia, anziché in un hotel che per quanto chic possa essere non avrà mai il calore di persone che ti aprono la loro porta e che ti accolgono come fossi una di loro.

E con Sara abbiamo deciso di evitare la Parigi più turistica e i soliti itinerari per privilegiare aspetti più normali e quotidiani della città, per viverla un po’ come la vivono le persone che ci abitano. La domenica al mercato tra libri e dischi vecchi, la mostra imperdibile, il negozio dell’usato, il brunch in famiglia. Leggi tutto

Next Vintage Belgioioso edizione aprile 2013

Visitare la manifestazione Next Vintage di Belgioioso è un po’ come vivere la stessa esperienza che capita ad Ali Baba nella fiaba che lo vede protagonista insieme ai quaranta ladroni: si entra in una caverna piena di tesori. Peccato che non basti la formula “Apriti, Sesamo!” per portarli via tutti…

Ciò che mi attrae nel vintage è la storia che accompagna oggetti e capi nonché la possibilità di dar loro una seconda vita. La manifestazione che si tiene a Begioioso è una delle più importanti del settore: non me la perdo mai, ha per me lo stesso richiamo di una sirena ammaliatrice.

Pochi giorni fa si è conclusa l’edizione primaverile: vi racconto che cosa mi è piaciuto. Leggi tutto

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