Outings Project, dai muri dei musei alle strade del mondo

Dalla pagina Facebook di Outings Project – un recentissimo lavoro a Goa, in India

Rieccomi: torno dopo una piccola pausa (serve, ogni tanto) e inizio facendovi prima di tutto gli auguri per un 2017 scintillante, in pieno stile glittering woman.

Visto che siamo ancora in clima di festa e considerato che stiamo godendo di qualche ultimo scampolo di libertà prima di tornare agli impegni abituali, ho scelto di ripartire parlando di arte, uno dei miei argomenti preferiti.

Credo che chi legge il blog, anche solo saltuariamente, abbia intuito che amo l’arte che non resta chiusa in sé stessa: sono convinta che essa sia un’espressione che deve appartenere a tutti in un dialogo ininterrotto, in una relazione reciproca tra chi crea e chi osserva, possibilmente fino a fondersi.

In più occasioni, ho dato spazio a questo tipo di visione, parlando, per esempio, di due iniziative delle quali sono stata testimone qui a Milano, ovvero Sopra il Sotto – Tombini Art ed Esco a Isola: stavolta, il mio sguardo si allarga per raccontare un progetto che abbraccia tutto il mondo e che – così come piace a me – lega artisti e spettatori.

Mi riferisco a Outings Project, nato nel 2014 su iniziativa dell’artista francese Julien de Casabianca: non riguarda la street art (non in senso stretto) né i graffiti, ma quadri classici condivisi in giro per le città.

Julien è avvezzo a esplorare l’arte in modi che comprendono installazioni, video, fotografia, tutti legati in qualche modo alla strada: in passato, è stato anche giornalista e scrittore e oggi è invitato da moltissimi musei a fare un vero e proprio copy and paste delle loro opere, in particolare di ritratti. E talvolta si tratta di lavori di proporzioni monumentali.

Julien dona nuova vita e nuova visibilità a tali ritratti, rendendo fruibile a chiunque la loro visione: in altre parole, fa delle copie e le trasporta dalle sale silenziose dei musei alle strade, portando l’arte fuori dai luoghi istituzionali e realizzando spesso anche una rivalorizzazione di spazi urbani pressoché abbandonati.

Volti noti e meno noti, tratti da dipinti di differenti secoli e stili, vanno così a decorare le città incrociando lo sguardo dei passanti.

Questo è il primo motivo per il quale ho scelto il suo progetto, perché è esattamente ciò che mi aspetto dall’arte: il secondo motivo, però, non è meno importante in quanto, dopo essersi cimentato in prima persona, Julien ha deciso di dare vita a un progetto partecipativo.

Come funziona Outings Project?

Basta andare in un museo, scegliere il ritratto che più ci colpisce (possibilmente non troppo famoso) e fotografarlo con il nostro smartphone (rispettando le istruzioni dei custodi): bisogna poi usare una stampante per rendere tangibile l’immagine, scegliere l’angolo della città che più ci piace e attaccare l’immagine ottenuta. Avremo così portato la nostra opera preferita fuori dal museo in cui era chiusa, liberandola e rendendola visibile a un pubblico più ampio: ecco perché outings, ovvero rivelazione ma anche gita, escursione (ah, quanto amo l’efficacia, la poliedricità e le sfaccettature dell’inglese!).

Come dicevo, il progetto è partecipativo e questo significa che tutti possono aderire, in anonimato, e oggi sono spesso proprio musei e scuole a incoraggiare cittadini e turisti ad aderire all’iniziativa globale. Il progetto ha così pacificamente invaso decine di città in tutto il mondo, dalla Francia all’India, dal Giappone al Vietnam, dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Colombia al Messico, da Israele alla Palestina; si è inoltre guadagnato uno spazio tra le pagine di moltissimi magazine (guardate qui, c’è anche il New York Times) nonché di guide prestigiose (per esempio la Lonely Planet).

Se volete seguire anche voi Outings Project guardando le gallery delle opere liberate o aderendo a vostra volta, qui trovate il sito (e qui ci sono le istruzioni su come realizzare foto, stampa e affissione in modo legale), qui trovate la pagina Facebook, qui l’account Instagram e qui Twitter. Qui, infine, trovate il sito dell’ideatore Julien de Casabianca.

Condivisione e partecipazione applicate all’arte: amo tutto ciò e vi saluto con lo stesso invito espresso attraverso i canali social del progetto, ovvero be the next!

Manu

Cartoline da Milano al tempo di Instagram / PARTE 3

A volte ritornano: capita con le persone, coi ricordi… e anche coi post. Come in questo caso.

Per la prima e la seconda puntata di questo post, occorre tornare rispettivamente al 30 luglio e al 24 dicembre 2013. È passato tanto tempo, dunque.

Tutto era scaturito da una riflessione: da ragazzina, soprattutto quando andavo alle medie, partivo per le vacanze estive con una lunga lista di indirizzi, lista che serviva a ricordarmi a chi dovessi mandare le cartoline. Guai a non mandarle e guai a non riceverle, era una sorta di rito.

A mio avviso, oggi è Instagram a svolgere in modo virtuale parte della funzione che le cartoline svolgevano allora fisicamente. Pensateci: Instagram non serve forse a condividere, attraverso immagini e fotografie, ciò che ci piace, ciò che facciamo e i posti in cui andiamo? Le stesse cose che facevamo con le cartoline.

È identica perfino la gara: allora vinceva chi raccoglieva più cartoline, attestandosi un po’ come il leader del gruppo, proprio come oggi accade coi like. Leggi tutto

Esco ad Isola perché lì trovo arte e colore

Sento dire spesso che Milano è una città incolore: esprimo il mio più vivace dissenso a tal proposito.

Semplicemente, il capoluogo meneghino è una città dalla bellezza difficile, spesso non evidente, tanto che va ricercata: quando si cammina per strada, per esempio, basta provare ad alzare il naso e si resta incantati dalla bellezza di molti palazzi, di certi particolari e fregi. Allo stesso modo, il colore, in realtà, c’è e c’è perfino in metropolitana.

Non so quanti, tra coloro che leggono queste righe (e io sempre vi ringrazio), vivano a Milano. Non so quanti, tra milanesi e non, siano passati per la stazione Garibaldi, importante snodo di ferrovia e metropolitana, e quanti si siano avventurati verso quella zona che dalla stazione stessa conduce direttamente al quartiere Isola e più precisamente a via Pepe, passando attraverso un tunnel che serve a raggiungere anche alcuni binari. Ultimamente, a me è capitato di passarci spesso e di incuriosirmi davanti al progetto artistico che ha letteralmente invaso tale sottopassaggio, oggi molto usato, tranquillo e perfettamente illuminato a giorno proprio grazie all’influenza positiva del progetto stesso. La street art contribuisce dunque a cambiare il volto di Milanoesattamente come avviene in altre grandi metropoli: penso a Parigi, nella quale sono appena stata, e poi a Londra e a Berlino, città che sono sì ricche di arte e storia ufficiali, ma che sono diventate anche vere e proprie gallerie a cielo aperto per la cosiddetta arte urbana – talvolta clandestina – e per installazioni visionarie, siano esse poetiche o di protesta. Amo tutto ciò, amo l’arte di qualsiasi tipo esso sia e non potevo, quindi, che innamorarmi del progetto Esco ad Isola. Leggi tutto

100 happy days: sfida con me stessa / parte 1

Probabilmente, se siete dei vagabondi del grande web quanto lo sono io, vi siete già imbattuti in 100 happy days, o magari vi è capitato di notare che qualche vostro amico tagga le sue foto in questo modo. Io mi sono accorta di tale progetto o sfida – definitelo come preferite – un paio di mesi fa: vedevo gli hashtag su Instagram, mi sono incuriosita e ho cercato su Google, trovando un sito semplice, chiaro e diretto.
“Viviamo in un’epoca in cui avere un’agenda piena è diventato qualcosa di cui vantarsi”, spiega il sito, “e mentre la vita diventa sempre più frenetica, abbiamo sempre meno tempo per approfittare del momento presente. Per ogni essere umano, la capacità di apprezzare sé stessi nel momento e nell’ambiente circostante in cui ci si trova è il primo passo per raggiungere uno stato di felicità duratura.”
Le persone (geniali, secondo me, perché hanno creato un fenomeno virale) dietro questo progetto lanciano dunque una sfida: provare a essere felici per 100 giorni di fila, o meglio, trovare in ogni giorno un momento che ci abbia resi felici e rappresentare il tutto attraverso delle foto. “Può essere qualsiasi cosa: da un appuntamento con un tuo amico a un buonissimo tiramisù al ristorante; dalla piacevole sensazione di rientrare a casa dopo una giornata di duro lavoro a un favore fatto a uno sconosciuto.” Leggi tutto

error: Sii glittering, non copiare :-)