Pillole di mondo: a Vicolungo The Style Outlets leggere è di moda (evviva!)

Le piccole casette per il book sharing a Vicolungo The Style Outlets

Leggere è un piacere che ha caratterizzato costantemente tutta la mia vita, in ogni età e in ogni fase.
Non posso né potrei mai pensare di rinunciare al piacere di leggere riviste, giornali e libri: è come se fossero cari, preziosissimi, insostituibili amici. Compagni di vita, appunto.
Devo anche confessare di amare la carta, infinitamente, amo il suo profumo e il suo fruscìo: non potrei soppiantarla a favore di tablet e lettori vari che mi affascinano, è vero, e dei quali oggi faccio uso come tutti, anche se sporadicamente e per specifiche esigenze.

Quando mi chiedono di elencare i libri che preferisco, sono in difficoltà: ogni libro che ho letto è stato unico e speciale.
Ricordo con estremo affetto quelle che furono le mie prime letture di fanciulla: Cuore di Edmondo de Amicis, Piccole donne di Louisa May Alcott, i romanzi di Jules Verne che mi fecero innamorare della fantascienza.
Ricordo con altrettanto affetto la sfida che mi pose la mia insegnante di letteratura in prima superiore: vedendo quanto fossi vorace e curiosa quanto a letture, mi propose Cent’anni di solitudine, il capolavoro del Premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez. Mi innamorai perdutamente di lui e da allora ho letto moltissime sue opere, buona parte delle quali proprio durante gli anni delle scuole superiori.

Non mi dilungo oltre su autori e titoli e aggiungo soltanto che, quand’ero in prima media, i miei genitori decisero di farmi l’abbonamento in biblioteca: costavo più in libri che non in qualsiasi altra cosa (inclusi abiti e cibo, altri due ambiti per me di forte attrazione) e il problema è che ogni nuovo volume mi bastava per pochi giorni soltanto.
Non so dare voce all’emozione che provai quando un paio di anni dopo, non più paga della sola struttura di zona, conquistai la tessera della Sormani, la meravigliosa biblioteca centrale di Milano.
Ogni volta in cui entravo in quel luogo, avevo l’impressione di mettere piede in un tempio sacro, in un edificio di culto: in fondo, in biblioteche e librerie non si celebra un culto, quello della curiosità e della conoscenza?

Ecco, ora c’è un altro luogo nel quale celebrare l’amore per i libri ed è un luogo al quale molti non avrebbero forse pensato: un outlet.

A lanciare tale scommessa è il gruppo The Style Outlets che ha deciso di introdurre la pratica del book sharing nella propria struttura di Vicolungo, in provincia di Novara.

La pratica del book sharing, letteralmente condivisione di libri, incontra la mia più grande approvazione in quanto è un ottimo modo per far circolare liberamente e disinteressatamente la cultura: ognuno può recarsi in angoli appositamente creati a tale scopo – in genere cabine o casette – per donare o prelevare un libro senza alcun vincolo, nemmeno quello di restituire il volume.

Dopo aver sperimentato con ottimi riscontri il bike sharing per i più piccoli, il gruppo The Style Outlets punta ancora una volta al coinvolgimento e all’intrattenimento delle persone andando oltre lo shopping e allestendo un servizio per la raccolta e la distribuzione gratuita di libri: per scoprire (o riscoprire) il piacere della lettura basta portare con sé un libro, depositarlo in una delle piccole casette installate accanto all’Info Point e sceglierne un altro.

L’outlet di Vicolungo (a settembre sarà la volta di quello di Castel Guelfo, in provincia di Bologna) presenta inoltre un calendario di interviste e reading session con autori e personaggi accomunati dal talento letterario nonché da pubblicazioni di successo.

A inaugurare l’iniziativa sabato 27 maggio è stata Sofia Viscardi intervistata da Luca Bianchini e Franco Bolelli: 18enne, autrice del successo editoriale Succede, Sofia ha parlato di amori, amicizia e relazioni.

Domani, sabato 3 giugno 2017, a partire dalle 17, toccherà a Cristina Chiperi: giovanissima eppure già fenomeno editoriale, Cristina è l’autrice della trilogia My dilemma is you.

Sabato 17 giugno 2017, sempre dalle 17, sarà invece la volta di Benedetta Parodi che leggerà alcuni brani tratti dai suoi libri Le fate a metà, ciclo di tre romanzi per bambini… di tutte le età.

Ho raccontato tante volte che le suddivisioni rigide come compartimenti a tenuta stagna non mi piacciono: mi piacciono invece le commistioni e le contaminazioni e credo fermamente che la cultura abbia molte forme e che dovrebbe essere accessibile a tutti.

Conseguentemente, il mix tra shopping e libri mi piace molto e apprezzo che il gruppo The Style Outlets pensi che lo shopping possa essere affiancato da forme gratuite di intrattenimento diversificato.

Ecco perché ho voluto sostenere questa iniziativa parlandovene e, visto che Vicolungo è un outlet che ho visitato più volte, la prossima volta avrò un ulteriore buon motivo per tornarci.

Manu

Da Francesco Fracchiolla alias Franco, il sarto dalle linee semplici

Questo deve essere il mio periodo fortunato.

Oppure deve essere vero che esiste una sorta di equilibrio cosmico (qualcuno lo chiama karma) per il quale finiamo per attrarre ciò che è più affine a noi oppure ciò che più ci assomiglia.

In attesa di capire quale di queste ipotesi corrisponda al vero, mi accontento del fatto che mi accadano cose belle (un po’ di mistero circa le meccaniche della nostra esistenza non guasta, no?) e cerco di godermi appieno il momento positivo: dopo la splendida esperienza presso lo storico atelier Curiel per l’inaugurazione e la presentazione della collezione Haute Couture SS 2017, sono stata infatti invitata a un altro evento che ha messo al centro la mia passione per la moda nella sua forma più bella, quella ricca di contenuti, tradizione, capacità.

Giovedì 9 marzo sono stata a Palazzo Morando, Museo del Costume, della Moda e dell’Immagine, per la presentazione del libro Franco – Il sarto dalle linee semplici scritto da Maria Canella ed Elena Puccinelli per Edizioni Nexo: dopo la presentazione, ci siamo spostati presso l’atelier di via Senato 2 ospiti di Francesco Fracchiolla, il fondatore, per poter ammirare alcuni capi d’archivio appositamente esposti per la bella occasione.

Il volume nasce da due importanti considerazioni. Leggi tutto

Sarai regina e vincerai, parola di Irene Vella (e di mamma Lidia)

Potrei iniziare questo post con la frase “io ve l’avevo detto”.

E invece inizierò confessando il mio bisogno – sempre più impellente – di belle cose, belle storie, belle persone, bei sentimenti.

Ho talmente bisogno di sentire e respirare bellezza da aver deciso di far incidere la frase «La bellezza salverà il mondo» (pronunciata dal principe Miškin ne L’idiota di Fëdor Dostoevskij) su un anello, perché tali parole sono il mio motto ormai da tempo e cerco di ripetermele come un mantra al quale aggrapparmi.

Come ho scritto in altre occasioni, quando il mondo mi fa paura e quando smetto di comprenderlo, cerco rifugio nella bellezza: è l’unico modo che conosco per portare avanti i valori di cultura, civiltà, umanità, tolleranza e libertà nei quali credo da sempre.

Purtroppo, nel frangente attuale, carico di troppo sangue e povero di umanità, è difficile restare saldi e continuare a credere: cerco dunque di impegnarmi ancor di più per rintracciare tracce di bellezza e così ho pensato che fosse il momento perfetto per leggere Sarai regina e vincerai, il libro più recente di Irene Vella, scrittrice e giornalista (mi permetto di aggiungere amica) che tanto stimo.

Non mi sbagliavo, ho fatto la scelta giusta: tra le sue righe, ho trovato ciò che cercavo – amore e bellezza – e non sono riuscita a staccarmene fino a quando non l’ho letto tutto.

Ora vi chiederete perché ho esordito con quella frase, “ve l’avevo detto”: perché di Irene avevo già parlato altre volte, di lei, dei suoi libri e della sua (meravigliosa) famiglia e avevo raccontato una cosa importante. Ovvero che Irene ha dato un rene a suo marito Luigi. Ma non così, come modo di dire: gliel’ha dato veramente, fisicamente, e lo racconta in Sarai regina e vincerai, appunto.

Il libro narra che, dopo il matrimonio e la nascita di Donatella, la primogenita di Irene e Luigi, la loro vita procede come una favola, almeno fino al giorno in cui Luigi, sportivo, atletico, sanissimo, ha un piccolo malessere. Decide di sottoporsi a una visita: quel giorno diventerà, purtroppo, uno spartiacque tra prima e dopo, perché la diagnosi sarà fortissima, ovvero insufficienza renale cronica. I suoi reni non funzionano più e la prospettiva è la dialisi a vita. O un trapianto.

All’improvviso, Irene scopre che le banalità che si dicono sul valore delle piccole cose o sulla fragilità della felicità sono tutte drammaticamente vere; ma, allo stesso tempo, scoprirà l’autenticità di un’altra banalità, ovvero che l’amore ci dà risorse che mai avremmo creduto o sospettato di avere.

E così, la decisione viene da sé: donerà a Luigi un suo rene. Anche se la parte più difficile è convincerlo ad accettarlo.

Armata di positività, senso dell’umorismo e molto coraggio, Irene affronta con Luigi la sua battaglia più difficile e salverà il suo regno di affetti, come una vera regina guerriera.

E, in fondo, come scrive la stessa Irene, la colpa (ma io direi il merito) è di sua madre che, quando la giornalista aveva solo dieci anni, si presentò con un quadretto tricottato e incorniciato che recitava: «Sarai regina e vincerai, tutte le cose che vorrai diventeranno realtà».

«Il problema – scrive Irene è che io ci ho creduto»: e per fortuna, torno a ripetere. Brava signora Lidia! Leggi tutto

Angela Pavese fa sbarcare a Monza blogger che vengono da Mercurio

Ho spesso sospettato di essere una marziana o – quanto meno – mi sono spesso sentita un pesce fuor d’acqua.

Marziana nel senso che mi pare di non appartenere né ad alcun luogo né ad alcuna tipologia, soprattutto professionale: da quando lavoro come freelance, mi sento un po’ confusa e spaesata esattamente come E.T., l’extra-terrestre del famoso e omonimo film, diviso tra gli amici trovati sulla Terra e il desiderio di tornare a casa, tra le stelle, coi suoi cari.

Cosa sono io, in effetti?

Qualcuno mi chiama blogger, altri mi dicono che assomiglio di più a una giornalista, più che altro per il lavoro che svolgo per alcune testate online.

E io? Cosa penso di me stessa?

Mi sento una blogger? Non lo so, credo di sì in quanto tengo in vita questo spazio, ma di sicuro mi sento poco fashion blogger perché le categorie chiuse non mi piacciono e perché qui pubblico un po’ di tutto, dalla moda all’arte, dal cibo ai viaggi, dal lifestyle al beauty, dai libri che amo ai miei pensieri in libertà.

Mi sento una giornalista? No, per carità, non mi sento affatto una giornalista perché sono molto severa con me stessa e, non essendo in possesso del famoso tesserino, non oserei mai nemmeno pensare di poterlo essere. In linea generale, non credo nei “pezzi di carta”, eppure quel mestiere mi incute un tale senso di rispetto che no, senza tesserino non me la sento proprio di usare una parola che per me è troppo importante. Leggi tutto

Venezia come piace a me – in tutti i sensi

Io “persa a Venezia” o “lost in Venice”, come preferite, marzo 2012 (ph. credit Alessandra B.)

Ci sono città alle quali siamo particolarmente legati, per tanti motivi.
Tra quelle alle quali sono legata io, Venezia occupa sicuramente un posto di rilievo: a parte la sua innegabile bellezza, ho la fortuna di averla sempre vissuta e condivisa con persone per me importanti.
La prima volta in cui ci sono stata ero bambina e ci andai con la famiglia: le gite coi miei genitori e mia sorella erano sempre momenti e occasioni speciali, dunque la città lagunare entrò subito nel mio cuore.
È stata anche il luogo della prima escursione fuori porta con mio amarito. Ci conoscevamo da pochi giorni, esattamente 3 o 4, e a Venezia c’era una mostra di Salvador Dalí che volevo tanto vedere: mandai un sms a Enrico proponendoglielo, scrivendogli “so che sembra una follia”.
Non avevo mai fatto nulla di simile, con nessuno: mi rispose nel giro di pochi minuti con un “adoro queste cose, andiamo”. Erano i primi di gennaio e ricordo che quel giorno il freddo era allucinante, eppure non ricordo un’altra volta in cui città e laguna mi siano sembrate più belle. (E nel frattempo sono passati più di 10 anni… Venezia ha portato bene!)
La mia gita più recente a Venezia è stata invece con un’amica, Alessandra. Era il 2012 (noto ora che è passato un po’ di tempo… troppo, per i miei gusti) e siamo andate a vedere un’altra mostra, stavolta interamente dedicata alla grande Diana Vreeland. Nel raggiungere a piedi la nostra destinazione, Palazzo Fortuny, ci siamo concesse un vero lusso: girovagare senza fretta, perderci col naso per aria inseguendo ciò che più ci colpiva.
Ecco perché, quando mi sono imbattuta nel libro Venezia come piace a me di France Thierard, me ne sono innamorata all’istante: incarna la mia idea di libertà nonché il rapporto che ho con questa città e lo incarna nel titolo (sottolineo il come piace a me) nonché nel sottotitolo che lo descrive come una guida per perdersi.
Dovete sapere che più vado avanti con gli anni e meno sopporto le guide perfette, i viaggi preconfezionati e infiocchettati, la formula tutto-incluso-e-tutto-previsto: in realtà, sopporto sempre meno qualsiasi cosa perfetta, forse perché io sono altamente imperfetta. E l’idea di una guida per perdersi mi è sembrata un ossimoro meraviglioso, un contrasto stuzzicante al punto giusto, un argomento del quale mi piaceva parlare.
Amo molto un bellissimo aforisma di Ennio Flaiano, da Diario degli errori. Dice: “Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.”
Trovo che queste parole siano potenti e piene di verità: visto che il libro sogna, sono d’accordo, allora penso che quel sogno possa avere molti piani di lettura e che ci siano tanti modi di raccontarlo.
Oggi vi ho dato un punto di vista un po’ strano e soprattutto personalissimo del sogno rappresentato da Venezia come piace a me e del perché io me ne sia innamorata; se volete leggere un racconto un po’ più serio, se volete una descrizione più approfondita, se vi ho incuriositi e volete sapere di più del libro (e non solo dei miei sproloqui), qui trovate la mia recensione per SoMagazine.
Se acquisterete il volume, farete una scoperta: France ha chiesto tra l’altro ad alcune amiche veneziane di raccontare la loro città, la loro Venezia. Dunque, in fondo, gli sproloqui e il racconto della mia Venezia non sono poi così distanti dallo spirito dell’autrice, dalle sue intenzioni e dalla sua bella guida.

Manu

Altri link, se vi va:
Il mio articolo sulla mostra Diana Vreeland after Diana Vreeland, marzo/giugno 2012, Palazzo Fortuny, Venezia: qui.
La mia nuova collaborazione con SoMagazine: qui.

Milano dalle app di Art Stories ai libri di Ada Cattaneo

In questi giorni, sono letteralmente galvanizzata dall’atmosfera che respiro: non solo sento la primavera in me, ma la noto attorno, la osservo invadere Milano, la mia città.

Stavolta non mi riferisco solo al risveglio della natura, ai cespugli e agli alberi fioriti che punteggiano ogni aiuola spezzando allegramente il ritmo monotono di cemento e asfalto: mi riferisco maggiormente al fermento culturale che sta animando le ultime settimane (e voglio escludere certi brutti episodi dei quali non ho alcuna voglia di parlare in questa sede).

Prima è stata la volta della Design Week, adesso è in corso l’Expo: inoltre, sono finalmente stati terminati i lavori sulla Darsena e nella Galleria Vittorio Emanuele II. Giorgio Armani e Miuccia Prada, due stilisti da sempre fortemente legati al capoluogo lombardo, hanno inaugurato i loro spazi dedicati ad arte, moda e cultura, l’Armani/Silos e la nuova sede della Fondazione Prada.

Amo da sempre il luogo in cui sono nata e cresciuta e trovo che, pur in mezzo a innegabili limiti e difetti, offra moltissimo: non apprezzo chi se ne lamenta a vanvera, soprattutto chi qui è stato accolto e ha trovato un lavoro, ma ammetto che, nell’ultimo decennio, anch’io ho sofferto di una certa negatività che si era impossessata della città e di noi abitanti.

Mi sembra che ora le cose stiano cambiando e che ci siano elementi concreti affinché Milano torni a essere una delle capitali della vita culturale e sociale italiana. Sono orgogliosa di stare qui e cercherò di godere di tutto ciò, di avere una parte attiva e di dare il mio piccolo contributo, nella speranza che questo fermento non si arresti.

Sapete, questa atmosfera ritornata vivace mi porta a un’ulteriore considerazione: non occorre andare dall’altra parte del mondo per scoprire cose nuove, spesso è sufficiente guardare con occhi diversi ciò che è sempre stato attorno a noi. Basta attingere alla bellezza che ci circonda, cosa in fondo non difficile in Italia. Leggi tutto

Irene Navarra e i due anni di A glittering woman

Venerdì 1° maggio, A glittering woman ha compiuto due anni.
Sono tanti o pochi? Sinceramente non so dirlo.
So che, in realtà, il progetto esisteva da parecchio tempo ma che solo due anni fa ho trovato l’ardire e lo slancio per concretizzarlo.
So che, recentemente, ho letto una statistica: ogni giorno vengono creati tantissimi nuovi blog, eppure la loro vita spesso non va oltre i 6 mesi, quindi Agw è quasi un veterano (scherzo).
So che, in questi due anni, sono successe molte cose, alcune belle e altre meno, diverse agevolate – nell’uno e nell’altro verso – dall’esistenza di tale spazio.
So, infine, che tenerlo vivo mi dà gioia, entusiasmo, energia.
Non ho intenzione di parlare né di abiti né di accessori né di mostre, oggi, né ho intenzione di auto-celebrarmi: sento che i pensieri vanno un po’ a briglie sciolte (sono spettinati, come direbbe Florisa, una mia cara amica) e così desidero raccontarvi di un incontro. I protagonisti sono Irene Navarra, poetessa; Emma, cane golden retriever; Akira, gattina persiana.
Come si collegano tra loro?
Diciamo che ci sono cose che mi toccano nel profondo e che una di queste è la gentilezza: la gentilezza fa da collegamento, parte dal blog e da Irene, passa per Emma e arriva fino ad Akira.
Ora vi spiego come. Leggi tutto

Caro Babbo Natale ti scrivo (così mi distraggo un po’)

Da giovanissima non avevo mezze misure né sfumature: con gli anni ho imparato che i punti di vista – soprattutto i propri – sono fatti per essere messi in discussione, rivisti e anche sovvertiti, se e quando è necessario.

Lo scorso anno, più o meno di questi tempi, avevo raccontato di non amare particolarmente le feste comandate con la conseguenza che non sono entusiasta all’idea di distribuire consigli per i regali, nello specifico per Natale.

Non ho cambiato idea sulle festività e continuo a pensare che tutto ciò che ho da dire sia già più o meno contenuto nel mio lavoro quotidiano e nei post che pubblico giorno dopo giorno qui sul blog, tuttavia, visto che mi sono arrivate diverse richieste, ho voluto mettermi in discussione e rivedere questo mio punto di vista almeno parzialmente, anche perché inizio a sentirmi un po’ come il malefico Grinch: quasi tutti sembrano essere presi dall’atmosfera natalizia che ormai si sta insinuando ovunque, quindi… che sia io la guastafeste? Leggi tutto

Manuale per i nati sotto il segno del cavolo

L’idea di identificare chi legge questo blog con l’espressione “i miei lettori” mi fa sentire una megalomane.

Sarà che non sono una giornalista professionista (sto lottando per diventare pubblicista) e tanto meno mi considero una scrittrice. Sarà che ancora non ci credo nemmeno io di aver trovato il coraggio di aprire il blog e dunque di dichiarare al mondo una passione bruciante che coltivo da sempre (scrivere). Sarà che mi sembra così bello e strano che ci sia chi è disposto a leggermi, nonostante le statistiche (che detesto) e gli strumenti di analisi (che spesso non comprendo) dicano che sì, in effetti adesso siamo in parecchi (e non smetterò mai di dire grazie).

Sarà che sono felice da impazzire e, come per tutte le cose belle, ho una dannata paura che un giorno il sogno si sgonfi, come un palloncino.

Per tutti questi motivi e per altri ancora mi sembra presuntuoso definirvi “i miei lettori”: preferisco pensare a una comunità di amici, anche se non conosco i vostri visi e anche se conosco di persona solo pochissimi di voi (spero che tutto ciò non suoni come la storia degli amici immaginari dei bambini).

Ed è per questo che con voi mi piace essere sincera e riesco a raccontarvi anche le mie debolezze o a farvi confessioni talvolta scomode, perché mi sento tra amici. E come avviene tra amici veri, credo che occorra essere sé stessi e dire la verità. Leggi tutto

100 happy days: sfida con me stessa / parte 2

Prima delle vacanze, vi avevo raccontato di un piccolo progetto che ho intrapreso. È una sfida con me stessa ed è quella di 100 happy days: consiste nel trovare in ogni giorno un momento che ci abbia resi felici, rappresentandolo attraverso una foto.
Beh, oggi, giovedì 4 settembre, sono arrivata al 68° giorno, incredibilmente. Perché dico “incredibilmente”? Perché, come avevo spiegato nel primo post, non ero affatto sicura di riuscire a tenere fronte all’impegno preso e sono sincera nel dirlo. Non è facile trovare un motivo per cui essere felice, ogni singolo giorno e tutti i giorni, ma finora ci sono riuscita.
E ho realizzato che, in fondo, questo è soprattutto un ottimo esercizio: abitua a soffermarsi su ciò che di buono ci accade, a sottolinearlo.
Sono un’ottimista da sempre, ma ultimamente ero in un momento che definirei un po’ buio: la mia positività si era appannata, mettiamola così, esattamente come accade a un vetro quando qualcuno ci alita sopra. Leggi tutto

Florisa Sciannamea e le donne nell’acqua loro

Sono tornata: eccomi di nuovo qui dopo un periodo di vacanza e riposo. E mi piace l’idea di ripartire da un libro che mi ha fatto compagnia durante tale periodo.

Lo dico subito: questa non è una recensione. A glittering woman non è una testata giornalistica, dunque non ho l’obbligo di cronaca a tutti i costi: posso concedermi il lusso di parlare solo di ciò che mi piace e che mi regala emozioni. Come questo libro, appunto, opera di Florisa Sciannamea.

Sono una persona molto fortunata, lo ammetto: la mia vita è costellata di belle persone, belle situazioni, begli incontri. Certo, come tutti ho alti e bassi, cose belle e anche tante cose brutte, ma, se mi fermo e penso con obiettività, devo ammettere che le prime superano di gran lunga le seconde.

Mi piace pensare di avere un microscopico ruolo in tutto ciò: cerco il bello con impegno e cerco di guardare le cose con positività, quasi come un lavoro a tempo pieno. E ho sempre avuto una fede incrollabile nel mio prossimo, tanto che cerco di attribuire agli episodi brutti il ruolo di semplici incidenti di percorso.

Florisa Sciannamea è un dono del quale godo con gioia: ci siamo conosciute attraverso il blog e da lì è nata quella che oso chiamare un’amicizia. Florisa (quant’è bello questo nome?) è una persona speciale: sono affascinata dalle parole che sceglie, sempre accurate, precise, attente, rispettose, evocative, immaginifiche. Un giorno mi ha detto “ti mando una cosa”: mi è arrivato un pacchetto e quando l’ho aperto ne è uscito un libro, scritto da lei, bello fin da subito, dall’impatto visivo, piacevole nella forma e con un’accattivante disegno di copertina. Leggi tutto

100 happy days: sfida con me stessa / parte 1

Probabilmente, se siete dei vagabondi del grande web quanto lo sono io, vi siete già imbattuti in 100 happy days, o magari vi è capitato di notare che qualche vostro amico tagga le sue foto in questo modo. Io mi sono accorta di tale progetto o sfida – definitelo come preferite – un paio di mesi fa: vedevo gli hashtag su Instagram, mi sono incuriosita e ho cercato su Google, trovando un sito semplice, chiaro e diretto.
“Viviamo in un’epoca in cui avere un’agenda piena è diventato qualcosa di cui vantarsi”, spiega il sito, “e mentre la vita diventa sempre più frenetica, abbiamo sempre meno tempo per approfittare del momento presente. Per ogni essere umano, la capacità di apprezzare sé stessi nel momento e nell’ambiente circostante in cui ci si trova è il primo passo per raggiungere uno stato di felicità duratura.”
Le persone (geniali, secondo me, perché hanno creato un fenomeno virale) dietro questo progetto lanciano dunque una sfida: provare a essere felici per 100 giorni di fila, o meglio, trovare in ogni giorno un momento che ci abbia resi felici e rappresentare il tutto attraverso delle foto. “Può essere qualsiasi cosa: da un appuntamento con un tuo amico a un buonissimo tiramisù al ristorante; dalla piacevole sensazione di rientrare a casa dopo una giornata di duro lavoro a un favore fatto a uno sconosciuto.” Leggi tutto

Giorgio Faletti e quel mio odioso sopracciglio alzato

Lo ricordo bene: quando parecchi anni fa qualcuno mi disse che Giorgio Faletti aveva pubblicato un romanzo, alzai un sopracciglio. Ma, visto che non sono mai stata una persona che si ferma davanti ai pregiudizi, comprai comunque il suo libro e lo lessi.
Mi conquistò, completamente: da allora, ho letto tutto ciò che ha pubblicato, con voracità. I suoi romanzi, lunghissimi, sono macchine perfette, coinvolgenti e avvincenti.
Come purtroppo tutti sanno, Giorgio Faletti è morto il 4 luglio a soli 63 anni (ne avrebbe compiuti 64 il 25 novembre, un giorno prima del mio compleanno), dopo aver lottato con un tumore: sapevo della sua malattia, ma questa notizia mi ha immensamente rattristata perché leggere i suoi libri era un poco come entrare nella sua vita.
Prima di scrivere queste righe, mi sono fatta la stessa domanda che mi ero già posta lo scorso anno, quando mancò Ottavio Missoni: mi ero e mi sono chiesta ancora una volta se fosse opportuno aggiungere la mia voce ai tanti articoli di cordoglio. Alla fine, dopo una settimana, ho deciso di sì e desidero spiegarvi perché. Leggi tutto

Frammenti sul gioiello contemporaneo: un libro e una mostra a Milano

Sempre più spesso, qui sul blog, parlo del mondo del gioiello contemporaneo e do spazio a nuovi designer. Dico di essere malata di moda da sempre, da quando ero nella pancia di mia madre: il bijou mi caratterizza allo stesso modo, colleziono monili da quando avevo 15 anni e prediligo gli oggetti particolari, con un significato intrinseco. Amo i materiali più disparati e il mio criterio di scelta è lontano dall’essere la preziosità commercialmente attribuita.

Moda e bijou, dunque, sono passioni che coltivo da molto prima che diventassero le mie occupazioni principali: muovermi nell’ambiente mi aiuta a coltivare l’amore per il gioiello con intensità sempre maggiore e soprattutto mi dà la possibilità di approfondire sempre più. Lungi da me l’idea di considerarmi un’esperta nel campo del monile: resto una semplice collezionista ed estimatrice, un po’ più consapevole e informata. Il mio approccio a un bijou continua e essere di tipo emozionale: se mi comunica qualcosa, ho voglia di conoscerlo.

In quest’ottica di cammino nel mondo del gioiello, sono stata molto felice dell’invito per un evento interessante che si svolge in questi giorni a Milano. L’evento è stato organizzato da Deleyva Editore per presentare il libro Frammenti sul Gioiello Contemporaneo nonché l’omonima mostra sul monile d’autore e d’artista che si svolge fino al 13 aprile presso l’affascinante Spazio Buttafava di via Vigevano. Leggi tutto

Federica Lisi e Vigor Bovolenta: noi non ci lasceremo mai

Oggi non so bene da che parte cominciare.

È la prima volta che mi capita da quando scrivere è diventato quasi un lavoro oltre che una passione. E non è perché io non abbia nulla da dire: anzi, è proprio per il motivo contrario, sento di avere troppe cose da dire.

Credetemi, non mi capita mai di sedere davanti al pc in questo stato: di solito, le idee nascono e crescono direttamente dentro di me e solo dopo le traduco attraverso la tastiera. Stavolta, però, c’è qualcosa di diverso: ho un groviglio di sentimenti e ho il timore di non riuscire a dare loro voce nel modo migliore. Per la prima volta, sperimento questa paura e vi posso dire con certezza perché: perché sto per trattare una cosa davvero importante, nella quale mi sento molto coinvolta. Leggi tutto

Bradley Quinn ospite di Polimoda Textile Day: dialoghi sul futuro

Vi chiedete mai come sarà la moda non nella prossima stagione, ma nel futuro, ovvero come ci vestiremo tra 30 o 40 anni? Io me lo chiedo spesso, con curiosità, una curiosità non tanto legata a quali fogge o a quali abiti saranno in uso, ma piuttosto proprio all’evoluzione che essi avranno. Quand’ero piccina, fantasticavo sui film e sui libri di fantascienza chiedendomi se, da adulta, avrei mai visto cose come il teletrasporto: ora, da adulta, mi chiedo con più realismo come si evolverà il concetto del vestire e quanto esso si integrerà con tecnologia e nuovi materiali. Ad alcune di queste domande ho avuto una parziale risposta settimana scorsa grazie a Bradley Quinn e agli scenari che ha disegnato durante una sua guest lecture in Polimoda.

Polimoda, prestigioso centro di formazione, ha deciso di lanciare una nuova iniziativa: una serie di incontri atti a stimolare il dibattito sulla cultura della moda. E questo, come immaginerete, non poteva che attirare immediatamente la mia attenzione.

In ogni giornata verranno coinvolti personaggi, aziende, docenti e studenti e le tematiche saranno molto varie: dai tessuti ai colori, dalla scrittura alla fotografia, dall’illustrazione ai video. Questi eventi forniranno dunque una testimonianza diretta sulle ultime tendenze del settore ed anche un approccio pratico al mondo del lavoro. Leggi tutto

Irene Vella e i 10 modi per sopravvivere alle stronzamiche

Stupiti per il titolo del post? Non vi preoccupate, non sono impazzita.

Finalmente mi accingo anch’io a qualche giorno di mare e così mi è venuta un’idea: qual è un binomio classico che più classico non si può? Quello tra la spiaggia e un buon libro da leggere.

Sotto all’ombrellone io prediligo quelli un po’ spiritosi ma mai sciocchi: la lettura deve lasciare sempre qualcosa. E così, preparando qualche libro da portare per questi pochi giorni, me n’è venuto in mente uno che mi è piaciuto molto e che ho pensato di consigliarvi, sempre che non l’abbiate già letto.

Il libro in questione è di Irene Vella e si intitola “Credevo fosse un’amica e invece era una stronza”. Sottotitolo: “10 modi per sopravvivere alle stronzamiche”. Leggi tutto

Creativi con gusto: moda e creatività a Ca’ Versa nell’Oltrepo Pavese

Ormai non mi ferma più nessuno: dopo aver sperimentato la discesa in campo con e per la mia amica Gaia Petrizzi (il racconto qui), voglio continuare a mettere tutta me stessa per supportare il talento. Cosa c’è di meglio che passare dalle parole ai fatti? A me dà un sacco di soddisfazione!

E così stavolta ho pensato bene di mettere insieme talento, bellezza della natura e buona cucina. Naturalmente, non potevo fare tutto questo da sola, perché da soli non si fa proprio nulla: viva le belle alleanze e viva le amicizie speciali. Oltre a un manipolo di talenti in cui credo, questo progetto ha infatti visto protagonista una location particolare: l’Agriturismo Ca’ Versa a Santa Maria della Versa, nell’Oltrepo Pavese. Con Katia, Valeria e Patrizia, le tre straordinarie donne che conducono con entusiasmo questo meraviglioso luogo, ci siamo dette: perché tenere la moda sempre relegata nei cosiddetti luoghi canonici? Perché non portarla in un luogo in cui il tempo abbia una velocità diversa e perché non farla sposare con gusto e bellezza? Per me che credo nelle contaminazioni e che detesto limiti e confini… sfida ideale! Leggi tutto

Il fascino dell’India dal liquore Mahi Rosé al nuovo libro di Lucia Vastano

I luoghi comuni, le superstizioni, i “sentito dire” mi fanno diventare triste. Sono a favore delle esperienze dirette, per abbattere i nostri limiti e per stimolare la voglia di conoscere.

Uno dei modi in cui preferisco acquisire esperienze è senza dubbio viaggiare, appena posso e appena ho i soldi. È una cosa che amo molto e reputo che i soldi investiti in questa attività siano quelli meglio spesi, quelli che non rimpiango mai. Anni fa, precisamente nel 2005, andai in Vietnam col mio amore e altri amici. Ricordo ancora i commenti di alcune persone prima di partire: “e cosa ci vai a fare?”. Vi assicuro che è stato uno dei viaggi che hanno un posto particolare nel mio cuore e che non dimenticherò mai: se potessi, ci tornerei domani. Ho visto tanta bellezza, nei luoghi e nelle persone, e ho visto tanta dignità: un viaggio che mi ha lasciato un segno, regalato e insegnato moltissimo. E quando sono tornata e ho mostrato le foto a quelle stesse persona che prima della partenza mi avevano chiesto perché ci andassi… sono rimaste a bocca aperta, ve l’assicuro. Leggi tutto

“Le mie amiche dicono che…”: un libro per la fondazione City of Joy Aid di Dominique Lapierre

Giorno dopo giorno vi racconto qualcosa di me. Oggi, per esempio, parlo di un’altra mia grande passione, quella per i libri. Li amo molto e sono onnivora: non so se sono più pericolosa in un mercatino o in una libreria, in effetti. Mi piacciono molto i libri fotografici e quelli d’arte e poi impazzisco per i libri antichi: amo il loro profumo e trovo che tutti i libri siano chiavi potentissime per aprire le nostre menti.

Ho quindi accolto con entusiasmo e curiosità l’invito per partecipare alla presentazione in anteprima di un nuovo libro che si intitola “Le mie amiche dicono che…”: il sottotitolo recita “gli indirizzi segreti delle milanesi” ed è questo che mi ha incuriosita. Leggi tutto

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