E ora Pantone comanda colore… Greenery!

Mentre pensavo al titolo da dare a questo post, mi è venuto in mente un ricordo di infanzia: avete mai giocato a strega comanda colore?

Assomiglia a ce l’hai o a rimpiattino: la strega in questione è il giocatore che conduce e che ha l’obiettivo di catturare gli avversari. Pronuncia la frase strega comanda colore seguita dal nome di un colore: gli altri giocatori devono cercare un oggetto della tinta indicata e mettersi in salvo toccandolo.

Ho ripensato a tale gioco in riferimento a una delle tante attività portate avanti da Pantone, l’azienda statunitense che è sinonimo del sistema di classificazione del colore più conosciuto e diffuso al mondo: ogni anno, l’ente indica infatti la tinta più rappresentativa, quella che influenza lo sviluppo di prodotti in settori tra cui moda e design.

Insomma, trasformerei il nome del gioco in Pantone comanda colore in quanto la tinta eletta diventa un simbolo, diventa l’istantanea di quello che avviene nel nostro tempo e nella nostra società: per il 2017, è la volta del Greenery, una tonalità verde-gialla, fresca e frizzante, capace di evocare rinascita, rinnovamento e rigenerazione.

Secondo Pantone «rievoca i primi giorni di primavera, quando le infinite sfumature di verde della natura si risvegliano, si riaccendono e tornano a essere più belle che mai. Tipico delle chiome verdeggianti e delle distese lussureggianti dei paesaggi naturali, Greenery richiama il bisogno di respirare aria pura, ossigenarsi e attingere nuova linfa.»

Risveglio, ossigeno, nuova linfa: ecco perché decido di parlarvi proprio ora della scelta fatta da Pantone, perché a questo punto, fatto fuori l’interminabile gennaio e approcciato febbraio, abbiamo davanti a noi la prospettiva della primavera che – speriamo! – inizierà a darci qualche cenno con l’arrivo del mese di marzo. Insomma, siamo pronti ad accogliere tutto ciò che parla di rinnovamento. Leggi tutto

Donne e politica: Hillary Clinton & Co… la moda è una cosa seria?

Donne.

Donne, politica.

Donne, politica, potere.

Donne, politica, potere, moda.

È così che, molto spesso, mi metto in testa certe idee. Parto da una parola, ne aggiungo un’altra e poi un’altra ancora. Nasce una fila (quasi) ordinata e, infine, metto a fuoco un pensiero.

In genere, c’è qualcosa che, in principio, cattura la mia attenzione, magari un fatto che sembra piccolo e isolato. Poi ne metto vicino un altro. Un altro ancora. Ed ecco che nasce un post per il blog, uno di quelli che di solito chiamo pensieri in ordine (quasi) sparso.

Credo che la suggestione alla base della sequenza donne, politica, potere, moda sia iniziata quando ho scritto il post sulla Brexit e sul referendum dello scorso 23 giugno, quello che sta conducendo all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Tra i tanti personaggi presenti in quel post, ho citato Margaret Thatcher e il primo referendum che ci fu nel 1975 nel Regno Unito per decidere se continuare a far parte dell’UE: il 67,2% per cento dei partecipanti votò per restare. Quell’anno, la Lady di Ferro, che divenne poi primo ministro nel 1979, sostenne la campagna per la permanenza della Comunità Europea: per correttezza e completezza d’informazione, occorre precisare che le sue posizioni europeiste cambiarono nel corso dei suoi mandati.

L’episodio che mi ha fatto pensare al suo rapporto con la moda accadde proprio in quel periodo.

A una manifestazione a favore del sì, la Thatcher indossò infatti un maglione diventato famoso come la maglia “9 bandiere”: di lana e a maniche lunghe, nero sulle maniche e sulla schiena, recava sul davanti le bandiere dei Paesi che facevano parte della Comunità Europea nel ’75, ovvero Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Germania Ovest, Lussemburgo, Paesi Bassi e Regno Unito. Leggi tutto

Anche eBay punta sulla moda e lancia l’Inspired Shopping

Non so cosa pensiate voi dello shopping online: per me che detesto avere limiti e confini, fare acquisti sul web significa superare qualsiasi barriera ed essere in grado di cercare ciò che amo in qualsiasi parte del mondo. Ricordo benissimo quando acquistai il mio primo paio di scarpe attraverso la rete: ero innamorata di un marchio che allora non era commercializzato in Italia e trovai le loro creazioni su un sito americano. Nella mia collezione ho alcuni pezzi di una jewelry designer statunitense che vive in una piccola cittadina del Massachusetts e fa pezzi bellissimi con vecchie cravatte: probabilmente non ci conosceremo mai di persona, eppure porto in giro con orgoglio la prova del suo talento.

Ogni tanto qualcuno mi chiede se io non abbia timore nel comprare in questo modo, da venditori lontani e scegliendo oggetti che non posso provare o toccare con mano, ma la mia risposta è che mi sono talvolta capitate esperienze peggiori con negozi sotto casa. Una volta ricevetti un paio di scarpe danneggiate e mi rifusero il costo di riparazione nel giro di 48 ore: un’altra volta mi arrivò un anello di misura sbagliata e anche in quel caso fui rimborsata immediatamente e non mi fu nemmeno chiesto di spedire indietro il monile. Le uniche cose che raccomando sempre a chi mi chiede consiglio è di affidarsi a siti conosciuti che diano garanzie certe circa pagamenti e spedizioni e che adottino misure anti-contraffazione.

Sono certa che conosciate tutti eBay: nel nostro paese è attivo dal 1° gennaio 2001 e con oltre 10 milioni di visitatori unici al mese è il primo marketplace in Italia. È un vero e proprio centro commerciale online dove operano migliaia di rivenditori professionali di ogni dimensione e settore merceologico. Dopo aver fondato buona parte del suo successo sulla compravendita dell’usato, eBay ha in parte cambiato il suo core business: gli oggetti nuovi venduti a prezzo fisso rappresentano oggi ben il 75% dei prodotti in vendita, a dimostrazione della grande evoluzione rispetto alla formula originaria. Leggi tutto

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