Portatelovunque, creazioni sorridenti per viaggiatori controcorrente

Vi va di venire con me?
Desidero raccontarvi una storia speciale che coniuga moda – etica e sostenibile – e impegno sociale attraverso un progetto di crowdfunding in grado di aiutare le donne.

La storia è quella di Portatelovunque​, un progetto che nasce da un’idea della giovane Chiara Di Cillo, designer e “viaggiatrice seriale”, come lei stessa si definisce.

Il nome è buffo, è quasi uno scioglilingua, e già solo a pronunciarlo scappa un sorriso – ciò che è capitato a me leggendolo e che spero sia capitato anche a voi.

Il verbo portare ha molti significati: indica spostare in altro luogo, prendere con sé durante un viaggio, fare un dono, accompagnare e anche indossare.
Il progetto Portatelovunque è esattamente tutto ciò ed è creare oggetti artigianali che propongono un connubio tra etica ed estetica; Chiara ha così immediatamente conquistato la mia attenzione, visto che da tempo immemore auspico e ricerco proprio tale genere di connubio.

Estetica, apparenza, etica, contenuti, sostanza ed essenza per me possono – e devono – convivere, come nel progetto di Chiara che ha scelto di utilizzare tessuti e materiali dismessi: la designer dà loro una nuova forma, trasformando in risorse quelli che per altri sono semplici rifiuti. Leggi tutto

Playhat e il bello di fare squadra con persone di buona volontà

Amo sfatare i luoghi comuni.

Per esempio, mi diverte smontare quello che vuole che le donne non sappiano fare squadra tra loro: sono donna e il gioco di squadra mi piace e mi piace in generale, senza discriminazioni di genere. Il presupposto irrinunciabile è farlo con persone di buona volontà perché, che si tratti di donne o uomini, preferisco tenere lontano chi risucchia energia e chi non crede nella reciprocità. Dico no, insomma, a rapporti a senso unico nei quali una persona dà (soltanto) e l’altra prende (soltanto).

Un altro luogo comune che mi piace sfatare, sempre parlando di gioco di squadra, è quello che vuole che il mondo blogger sia frammentato e incapace di fare fronte comune. Non è così e, per quanto mi riguarda, lo dimostro anche con una sezione di questo blog, quella in cui indico i colleghi da tenere d’occhio, donne, in moltissimi casi.

Vedete, il presente post smonta entrambi questi luoghi comuni in un colpo solo, ovvero nasce grazie a un gioco di squadra tra donne e per giunta blogger. Devo dire infatti grazie a Ida Galati per avermi fatto conoscere la storia che sto per raccontarvi: tra le tante cose che fa, Ida ha anche un ottimo blog che si chiama Le stanze della Moda e si è adoperata per far conoscere Playhat tramite una community di donne che per lavoro o divertimento vivono quotidianamente la vita dei social network.

Playhat: è questo il nome del brand protagonista della storia, un’azienda fondata nel 2008 da Matteo Marziali.

Classe 1978, marchigiano, Matteo ha vissuto la sua adolescenza in giro per il mondo, respirando creatività, innovazione e cultura cosmopolita: dopo tanti viaggi ed esperienze importanti (per esempio in Spagna dove ha vissuto per diverso tempo), è rientrato in Italia e dal 2003 vive e lavora in provincia di Macerata.

La creatività, la ricerca stilistica e la curiosità verso il mondo hanno fatto sì che Matteo sia diventato uno stilista brioso e fantasioso, attento a un concetto (moda ricercata e anche allegra, vivace e colorata) che si è concretizzato in Playhat.

Il brand è nato proprio nel cuore del distretto calzaturiero marchigiano e, grazie a questa origine, è diventato un prodotto di manifattura artigiana e locale, 100% italiano, di altissima qualità eppure allo stesso tempo internazionale, anticonformista e versatile, rivolto alle esigenze di chi ama l’estetica ma non vuole dimenticare il benessere dei propri piedi.

Ecco, finora vi ho raccontato la parte bella, la storia di un giovane uomo che ha ottime idee nonché la forza e il coraggio per realizzarle, perché l’avventura di Matteo è partita semplicemente e senza grandi supporti, in un garage, il luogo in cui ha tagliato le prime 200 paia di scarpe semplicemente con un cutter. E grazie al suo coraggio, oggi Playhat propone una collezione di sneaker fuori dal coro, con un carattere deciso e distintivo nel suo genere grazie alla cura del dettaglio, alla scelta di materiali eccellenti e alla continua ricerca di modelli originali.

Per contro, però, in questa bella storia ci sono i fantasmi dell’ormai onnipresente crisi nonché della burocrazia (purtroppo quella italiana, bisogna dirlo): Matteo non si è arreso e insieme al suo team ha studiato nuovi modi per distribuire i suoi prodotti senza passare attraverso i canali tradizionali (rappresentanti e negozi) che, oggi, rappresentano un fattore di rischio talvolta troppo alto soprattutto per piccoli brand come Playhat che sta invece lavorando a nuove formule (tra queste un proprio sito di e-commerce). Leggi tutto

La passione di Franck Putelat, chef stellato, a Expo 2015

Il cibo occupa da sempre un ruolo importante nella mia vita: non mangio per sopravvivere, mangio perché amo i sapori, i colori, i profumi, le mille sfaccettature della cucina.

Come in molti altri ambiti, sono curiosa, mi piace sperimentare e non ho paura di provare cibi nuovi.

Applico agli alimenti la stessa teoria con la quale affronto la moda: meglio la qualità che la quantità. Non sono per le grandi abbuffate a tutti i costi, preferisco mangiare bene.

Per tutti questi motivi il tema di Expo 2015 mi ha fatto sentire molto coinvolta da subito: sono profondamente convinta che l’alimentazione sia un punto focale della nostra esistenza, per il benessere personale e individuale nonché come argomento che ci lega e ci coinvolge tutti, generando conoscenza e incontro.

Ed è anche per questi motivi che sto seguendo con interesse il percorso della Francia a Expo: ricordate il mio precedente post di luglio, quando sono andata a degustare il menù preparato da François Adamsky, uno degli chef che si sono alternati ai fornelli del Café des Chefs, il ristorante del padiglione d’oltralpe? Leggi tutto

France Expo 2015, il cibo è piacere e salute

Finalmente, settimana scorsa sono andata anch’io a dare un’occhiata a Expo: l’occasione mi è stata fornita da un invito molto gradito.

Sono infatti stata ospite del Padiglione Francia e del Café des Chefs, il ristorante che offre una rappresentazione della cucina francese in tutte le sue sfaccettature: il compito è affidato ad alcuni chef prestigiosi, tutti premiati in occasione di grandi concorsi gastronomici nonché membri di Bocuse d’Or Winners, l’associazione che riunisce i vincitori di una delle manifestazioni internazionali più importanti.

L’invito che ho ricevuto coincideva col lancio del nuovo menù proposto da François Adamski, premio Bocuse d’Or 2001, ma la giornata è stata anche un’ottima occasione per ricordare uno dei concetti che guidano la presenza della Francia a Expo: l’intento è quello di presentare non solo l’eccellenza culinaria, ma anche la solidarietà.

Quest’ultima è infatti al centro del concetto del Café des Chefs, dato che l’1% di tutto il fatturato viene versato a Babyloan, il primo sito europeo di crowdfunding dedicato al micro-credito. Leggi tutto

Eugene Cernan, l’Uomo dello Spazio, al Museo Da Vinci

Era il 7 dicembre 1972 quando il vettore Saturn V venne lanciato da Cape Canaveral per compiere la missione Apollo 17.

A bordo, c’era l’equipaggio formato dai due piloti, Ron Evans e Harrison Schmitt, e dal comandante, Eugene Cernan.

Non ho memoria diretta di quel lancio ma ne ho letto forse milioni di volte sui libri e, se anche solo un mese fa mi avessero detto che avrei conosciuto e ascoltato di persona la testimonianza di Eugene Cernan circa le sue avventure nello Spazio, credo che avrei riso di gusto e che mi sarei chiesta divertita dove e come le nostre strade avrebbero mai potuto incrociarsi, lui, temerario Uomo dello Spazio, e io, piccola sognatrice.

E dire che dovrei aver imparato che non bisogna mai dire mai: lo scorso 28 ottobre, mi sono ritrovata in una sala gremita ad ascoltare proprio questo individuo straordinario, completamente affascinata dal suo carisma.

L’occasione di incontrarlo mi è stata data grazie alla serata di inaugurazione dell’Area Spazio, nuova esposizione permanente del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci interamente dedicata allo Spazio e all’astronomia.

L’area è pensata come un viaggio interattivo tra oggetti, luoghi, personaggi, curiosità e tecnologie relative all’esplorazione del cosmo: Eugene Cernan è stato ospite d’onore della serata insieme a Claudie Haigneré, la prima donna astronauta europea, ex ministro in Francia e oggi presidente di Universcience, importante istituzione culturale preposta alla scienza e alla scoperta. Leggi tutto

error: Sii glittering, non copiare :-)