Gruppo UF Lovers a rapporto per un’estate tutta da vivere!

Era fine marzo quando ho iniziato un post con un annuncio: sono entrata nel gruppo UF Lovers.

È una di quelle cose che tanto mi piacciono perché parliamo di condivisione, a 360°, vera, costruttiva e di qualità.

Per spiegare chi siano gli UF Lovers, vi racconto cos’è Urban Finder, ovvero la app dalla quale viene l’acronimo UF.

Urban Finder è, appunto, una app che è stata creata per aiutare ogni persona a scoprire ciò che cerca in una data città (come suggerisce l’aggettivo Urban), trovando le soluzioni più adatte rispetto ai propri gusti e alle proprie esigenze.

È un sistema dedicato sia a chi vive in una certa città sia a chi in quella città arriva per lavoro o magari per turismo, offrendo interessanti spunti e alternative alle consolidate abitudini per i cittadini e creando percorsi su misura per chi è nuovo.

Nel primo post dedicato a Urban Finder, ho raccontato in dettaglio alcune peculiarità che la rendono una app diversa da qualsiasi altra, riassumendo i vantaggi in due punti fondamentali. Leggi tutto

Alba Folcio, la bellezza genera bellezza, dal gioiello all’arte, senza confini

Pur essendo sempre disposta a mettermi in discussione, esistono questioni sulle quali ho invece opinioni ben salde e difficilmente modificabili: in questi casi, risulto ostinatamente e irriducibilmente convinta, cocciuta come un mulo.

Per esempio, sono fermamente convinta del fatto che solo chi ha la bellezza in sé – come inclinazione naturale e come educazione sentimentale e culturale – sia in grado di restituire altra bellezza.

Più vado avanti e più incontro persone che confermano la mia teoria e oggi desidero parlarvi di una di tali persone: vi prego, fatemi dono di un po’ del vostro tempo e vi racconto tutto, per bene e con ordine.

Come ho narrato in altri post, dal 2014 sono tra i media partner del concorso Ridefinire il Gioiello e, a ogni edizione, attribuisco un premio a un vincitore da me scelto, premio che consiste in un articolo di approfondimento.

Ridefinire il Gioiello è un progetto nato nel 2010 da un’idea dalla curatrice Sonia Patrizia Catena: negli anni è diventato un importante punto di riferimento nella sperimentazione materica sul gioiello contemporaneo e d’arte nonché un’interessante vetrina per artisti e designer.

È un progetto itinerante che promuove creazioni esclusive, selezionate dalla giuria e dai partner per aderenza al tema, ricerca, innovazione, originalità ideativa ed esecutiva: gioielli tra loro molto diversi per materiali impiegati vengono dunque uniti da un’unica tematica e per l’edizione 2016/2017 tale tematica è stata quella di libri, racconti e poesie.

I monili sono stati chiamati a diventare parole preziose, piccoli libri d’artista indossabili: frasi oppure versi sono diventati materia tangibile in grado di incantare, sorprendere, meravigliare e conquistare.

Dal 22 al 28 marzo, la sesta edizione di Ridefinire il Gioiello è stata ospite presso lo Spazio Seicentro di Milano dove sono stati presentati 41 gioielli inediti, progettati da artisti italiani e stranieri: durante la serata inaugurale, sono stati proclamati i vincitori selezionati da ogni partner.

Per quanto riguarda me, posso dire di aver accuratamente preso visione di tutti i gioielli e di aver fatto la scelta non senza difficoltà: come sempre, infatti, ho trovato parecchi lavori interessanti e, dunque, non è stato facile decidere.

Eppure, da subito, ho ristretto la selezione ad alcuni pezzi e, alla fine, mi sono lasciata guidare da diversi criteri inclusi cuore, emozione e istintività, presupposti che – a mio umile avviso – devono oggi condurci nella scelta di un monile contemporaneo. Leggi tutto

Urban Finder mi ha messo il grembiule da cuoca (e mi è piaciuto)

Desidero raccontare una novità: sono diventata una UF Lover!

E che cosa sarà mai? – vi chiederete forse voi.

Prima di tutto, vi dico che è una cosa bella, anzi bellissima, una di quelle che piacciono a me: parliamo di condivisione e di condivisione costruttiva e di qualità.

E poi, per spiegarvi cosa sia un UF Lover, vi racconto prima di tutto cos’è Urban Finder, la app dalla quale viene l’acronimo UF.

Urban Finder è, appunto, una app che è stata inventata per aiutare ogni persona a scoprire ciò che cerca in una data città (come suggerisce il nome stesso), trovando le soluzioni più adatte rispetto ai propri gusti e alle proprie esigenze.

È un sistema dedicato sia a chi vive in una certa città sia a chi in quella città arriva per lavoro o turismo, offrendo interessanti spunti e alternative alle consolidate abitudini per i cittadini e creando percorsi su misura per chi è nuovo.

Come funziona Urban Finder?
Attraverso un brevissimo questionario che fa parte della registrazione, la app cerca di conoscere alcune delle caratteristiche utili per effettuare ricerche semplici oppure avanzate e quindi maggiormente raffinate. Leggi tutto

Ridefinire il Gioiello 2017: parole preziose ovvero il gioiello racconta

Ci siamo: parte Ridefinire il Gioiello 2017.

Dopo aver annunciato l’oggetto del bando di concorso di questa nuova edizione e dopo aver portato a termine la prima fase di selezione, siamo ora pronti a dare il via all’esposizione.

Uso (orgogliosamente) il plurale poiché, così com’è accaduto per le edizioni 2014 e 2015, anche quest’anno sono tra i media partner del concorso e attribuirò un premio a un vincitore da me scelto, premio che consisterà in un articolo di approfondimento.

Ma procediamo con ordine.

Ridefinire il Gioiello è un progetto nato nel 2010 da un’idea dalla curatrice Sonia Patrizia Catena: negli anni è diventato un importante punto di riferimento nella sperimentazione materica sul gioiello d’arte nonché un’interessante vetrina per artisti e designer.

È un progetto itinerante che promuove creazioni esclusive, selezionate dalla giuria e dai partner per aderenza al tema, ricerca, innovazione, originalità ideativa ed esecutiva.

Gioielli tra loro molto diversi per materiali impiegati vengono dunque uniti da un’unica tematica: quest’anno è quella di libri, racconti e poesie.

I monili sono stati chiamati a diventare parole preziose, piccoli libri d’artista indossabili. Frasi oppure versi sono diventati materia tangibile che incanta, sorprende, meraviglia e conquista.

Dal 2010 a oggi, il progetto di Sonia ha coinvolto più di duemila creativi (artisti, designer e orafi) che hanno spinto la loro ricerca oltre i confini usuali, dimostrando come il valore di un materiale – e del gioiello contemporaneo – stia nella capacità di trasfigurare un’idea rendendola indossabile.

Ridefinire il Gioiello ha ben intercettato e al contempo ha stimolato il fermento creativo del gioiello contemporaneo dando vita a un circuito in continuo movimento: la manifestazione continua a porsi l’obiettivo di valorizzare e promuovere una nuova idea di monile, dando voce a molteplici ricerche stilistiche e materiche.

Come dicevo, terminata la fase di selezione, inizia adesso quella espositiva: dal 22 al 28 marzo 2017, la sesta edizione di Ridefinire il Gioiello è ospite presso lo Spazio Seicentro di Milano in via Savona 99.

Saranno presentati 41 gioielli inediti, progettati da artisti italiani e stranieri, e mi fa piacere segnalare che l’evento ha ricevuto il patrocinio del Municipio 6 del Comune di Milano e del Comune di Casalmaggiore. Leggi tutto

Ridefinire il Gioiello 2016 fa incontrare monili e libri

Leggere è un piacere che mi ha accompagnata costantemente, in ogni età e in ogni fase della mia esistenza.
In particolare, non posso né potrei pensare di rinunciare ai libri. Li considero cari, preziosissimi, insostituibili amici.
Devo anche confessare di amare la carta, infinitamente, amo il suo profumo e il rumore che produce: non potrei soppiantarla sebbene tablet e lettori vari mi affascinino e sebbene anch’io oggi ne faccia uso, come tutti.
Quando mi chiedono di elencare i miei libri preferiti, sono in difficoltà come un bambino al quale si chieda di scegliere tra mamma e babbo o come un genitore al quale si chieda di scegliere uno tra i propri figli: ogni libro che ho letto è stato unico e speciale, ognuno mi ha lasciato qualcosa. Molti sono legati a momenti particolari.
Ricordo, per esempio, con estremo affetto quelle che furono le mie prime letture di fanciulla: Cuore di Edmondo de Amicis, Piccole donne di Louisa May Alcott, i romanzi di Jules Verne che mi fecero innamorare della fantascienza.
Ricordo la sfida che mi pose la mia insegnante di letteratura in prima superiore: vedendo quanto fossi vorace e curiosa, mi consigliò Cent’anni di solitudine, il capolavoro del Premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez. Mi innamorai perdutamente di lui e da allora ho letto buona parte delle sue opere.

Non mi dilungo oltre su autori e titoli e aggiungo solo che, quand’ero in prima media, i miei genitori decisero di farmi l’abbonamento in biblioteca: costavo più in libri che non in qualsiasi altra cosa e il problema è che ogni nuovo volume mi bastava per pochi giorni soltanto.
Non vi dico l’emozione che provai quando un paio di anni dopo, non più paga della sola struttura di zona, conquistai la tessera della Sormani, la meravigliosa biblioteca centrale di Milano: ogni volta in cui entravo in quel luogo, avevo l’impressione di mettere piede in un sacro tempio, in un edificio di culto. In biblioteche e librerie non si celebra in fondo il culto di curiosità e conoscenza?

Immaginate, dunque, la mia gioia quando ho appreso che Ridefinire il Gioiello, concorso che seguo con grande entusiasmo, ha deciso di dedicare la nuova edizione proprio ai libri, fatto che permette di mettere insieme due mie enormi passioni, la lettura – appunto – e il gioiello nella sua interpretazione contemporanea.

Ridefinire il Gioiello è un progetto che ha l’obiettivo di diffondere e valorizzare una nuova estetica del gioiello tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: l’ideatrice è Sonia Patrizia Catena, laureata in moda con specializzazione in arte contemporanea.
Sonia ama creare interconnessioni fra queste discipline e organizza eventi culturali che mettono al centro i rapporti che ne nascono: la tesi in semiotica (la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi abbiano un senso) le ha insegnato a guardare il mondo con un’altra prospettiva e proprio da lì, nel 2010, è nato il suo progetto.

Ridefinire il Gioiello 2016 chiede agli artisti di pensare e progettare un gioiello inteso come una storia, un racconto, la frase di un libro che li abbia colpiti, proprio come riassunto anche nella grafica qui sopra.

«Vi sono libri che rimangono nel cuore, altri che si adattano come una pelle alla nostra storia, ai nostri pensieri e alle nostre emozioni. Frasi, citazioni o paragrafi che ricordiamo o riscriviamo nelle pagine del nostro taccuino per non scordarle, per rileggerle, per averle con noi come indizi da seguire nei momenti di difficoltà. La scelta dei libri ci rappresenta, parla di noi e dei nostri gusti.»
Così recita il bando di concorso che formula un invito ben preciso.
Invita infatti a creare «gioielli che rappresentino immaginari, poesia, storie, racconti, favole, fiabe. Un gioiello ricco di contenuti e significati anche senza le parole. Un gioiello che si “legga” con la grammatica del visivo, del materiale, dei segni, delle tracce e impronte, mappe di luoghi interiori».

Oltre a condividere il bando, mi fa piacere sottolineare una bellissima novità di questa sesta edizione, ovvero l’entrata del Museo del Bijou di Casalmaggiore fra gli spazi ospitanti: nel mese di giugno 2017, il Museo aprirà le porte a Ridefinire il Gioiello andando ad accogliere una delle mostre collettive previste.
Il motivo per cui sottolineo tale nuova partnership è doppio: da una parte, c’è l’indiscusso prestigio del Museo, istituito nel 1986 e specializzato nella conservazione e valorizzazione di oggetti d’ornamento e accessori prodotti dalle diverse fabbriche di Casalmaggiore tra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento; dall’altra, c’è il mio amore per questo luogo che ho avuto il piacere di visitare e del quale ho parlato più volte anche qui nel blog.

Sono infine lieta di annunciare che, ancora una volta, offrirò il mio sostegno concreto a Sonia e al suo progetto: così com’è accaduto per le edizioni 2014 e 2015, anche quest’anno sono partner del concorso e attribuirò dunque un premio a un vincitore da me scelto, premio che consisterà in un articolo di approfondimento.

Non vedo l’ora di visionare i gioielli e ringrazio Sonia per la fiducia che mi accorda: sono orgogliosissima di poter essere partner di un progetto meraviglioso, condotto con professionalità e cuore, di un concorso che tanto riesce a fare allo scopo di dare voce e spazio al gioiello contemporaneo, per giunta con un approccio estremamente originale.

E per chi volesse partecipare, segnalo che le iscrizioni a Ridefinire il Gioiello 2016 sono aperte fino al 10 gennaio 2017.

Manu

 

Per prendere visione del bando completo di Ridefinire il Gioiello 2016 con condizioni e regole cliccate qui e potrete scaricare il documento in formato pdf
Qui trovate il sito, qui la pagina Facebook e qui Twitter

Io & Ridefinire il Gioiello:
Edizione 2015 – qui trovate il mio articolo su Loana Palmas, la mia prima premiata; qui quello su Alessandra Pasini, la mia seconda premiata; qui quello su Chiara Lucato, la mia terza premiata; qui trovate il mio articolo sulla serata di inaugurazione e qui quello sul bando di concorso. Qui, infine, trovate il mio articolo su un ulteriore incontro tenuto lo scorso febbraio sempre nell’ambito delle tappe dell’edizione.
Edizione 2014 – qui trovate il mio articolo sulla manifestazione 2014; qui quello su Alessandra Vitali, la designer che ho scelto di premiare.

Mikky Eger: i suoi gioielli e l’esperienza come sua allieva

Alcuni giorni fa, ho pubblicato su Instagram una foto con il mio pensiero a proposito della passione.

Credo che la passione, quella vera, chieda moltissimo prima ancora di dare: porta notti insonni, fa saltare i pasti, sconvolge tutti i ritmi, chiede impegno e devozione, riesce perfino a strappare delle lacrime, scompiglia e mette in dubbio tante cose, tante certezze. Mette in dubbio perfino l’idea che una persona può avere di sé stessa.

Eppure, riesce poi a rendere tutto mille volte tanto, con gli interessi.

Credo anche che tutto ciò sia particolarmente vero per le passioni che portano a creare qualcosa e che presuppongono una buona dose di talento: posso elencare l’arte, l’architettura, la fotografia, la moda, la gioielleria, la cucina, giusto per fare qualche esempio.

E oggi, desidero parlarvi di passione, creatività e talento applicati all’arte orafa: mi fa piacere condividere con voi la storia di Mikky Eger e la bellissima esperienza che ho potuto vivere grazie a lei.

Micaela detta Mikky è nata in Germania, precisamente ad Amburgo, ma si è trasferita a Milano all’inizio degli anni ‘90 per dedicarsi al design di moda: ha attraversato tutti gli ambiti della creatività disegnando, tra l’altro, tappeti e linee di calzature, inclusa una collezione di sandali ideata durante un viaggio tra le isole dell’Egeo. La sua attività si è poi rivolta al visual merchandising, alla vetrinistica e al set design.

Tra le sue esperienze in questo settore, cito la collaborazione con Swatch (per la quale ha disegnato per diversi anni i sistemi visual per i punti vendita) e quella con MTV (è stata set designer coordinando le ambientazioni della trasmissione Sushi con Andrea Pezzi). Leggi tutto

Ogni vita è paese se troviamo la forza di un sorriso

“Regalami un sorriso / per i miei giorni tristi / per quando farà buio / se tu non ci sarai…”
Qualcuno ricorda questa canzone un po’ vintage di Drupi? Mi sono ritrovata a canticchiarla senza nemmeno accorgermene quando una persona che stimo mi ha chiesto di partecipare a un bel progetto che si chiama Ogni vita è paese.
Domenica 17 aprile presso il Chiosco del Parco Trapezio di Rogoredo Santa Giulia, a Milano, dalle ore 11 alle 19, l’Associazione La forza di un sorriso presenterà una mostra fotografica con un format particolare e che amo molto: immagini scattate durante viaggi in diverse città e luoghi dell’Africa verranno messe in dialogo con fotografie scattate in Italia e in Europa.
La mostra si configura come seconda parte di un progetto partito dal quartiere Rogoredo lo scorso autunno grazie a I volti dell’Africa, esposizione che ha riscosso grande successo tanto da essere ora in tour presso altre città d’Italia.
Dopo tale successo e a seguito della risposta positiva, l’Associazione ha voluto partire nuovamente dallo stesso quartiere in cui l’idea è nata e si è consolidata, continuando a puntare sullo spirito di condivisione e di solidarietà.
La nuova esposizione prevede foto di vari momenti, situazioni e volti africani – bambini, giovani e anziani – ai quali si affiancano ritratti di vita quotidiana tra Italia ed Europa: ne nasce un parallelo interessante. Da una parte, infatti, si evidenziano tante e diverse declinazioni; dall’altra, risaltano giochi di luci e di ombre del tutto simili e che vanno ben oltre le distanze geografiche e culturali.
Ogni Paese ha infatti i bambini che giocano all’aperto, il mercato di quartiere, i panni stesi al sole; in ogni Paese la natura crea scenari e paesaggi straordinari, dallo sbocciare di un fiore alle sfumature di un tramonto. Magari lo fa con forme differenti o altri colori, è vero, ma il punto è che uno solo è il mondo e una sola è la vita: che sia qui o che sia lì, che sia in Europa o in Africa, ogni luogo ha le sue bellezze, i suoi sorrisi e le risorse necessarie per inventarsi – e reinventarsi – ogni giorno. Ecco perché Ogni vita è paese. Leggi tutto

Angela Pavese fa sbarcare a Monza blogger che vengono da Mercurio

Ho spesso sospettato di essere una marziana o – quanto meno – mi sono spesso sentita un pesce fuor d’acqua.

Marziana nel senso che mi pare di non appartenere né ad alcun luogo né ad alcuna tipologia, soprattutto professionale: da quando lavoro come freelance, mi sento un po’ confusa e spaesata esattamente come E.T., l’extra-terrestre del famoso e omonimo film, diviso tra gli amici trovati sulla Terra e il desiderio di tornare a casa, tra le stelle, coi suoi cari.

Cosa sono io, in effetti?

Qualcuno mi chiama blogger, altri mi dicono che assomiglio di più a una giornalista, più che altro per il lavoro che svolgo per alcune testate online.

E io? Cosa penso di me stessa?

Mi sento una blogger? Non lo so, credo di sì in quanto tengo in vita questo spazio, ma di sicuro mi sento poco fashion blogger perché le categorie chiuse non mi piacciono e perché qui pubblico un po’ di tutto, dalla moda all’arte, dal cibo ai viaggi, dal lifestyle al beauty, dai libri che amo ai miei pensieri in libertà.

Mi sento una giornalista? No, per carità, non mi sento affatto una giornalista perché sono molto severa con me stessa e, non essendo in possesso del famoso tesserino, non oserei mai nemmeno pensare di poterlo essere. In linea generale, non credo nei “pezzi di carta”, eppure quel mestiere mi incute un tale senso di rispetto che no, senza tesserino non me la sento proprio di usare una parola che per me è troppo importante. Leggi tutto

Fiorella Ciaboco ospita Ridefinire il Gioiello

Non mi stanco mai di ripeterlo: mi piacciono i rapporti che crescono nel tempo andando a tracciare un filo sottile che unisce momenti e persone.

E mi piace ancor di più se questo filo che io immagino essere di colore rosso – rosso come la passione – unisce donne in gamba con tante energie da condividere: immaginate la mia gioia quando Sonia Patrizia Catena ha voluto coinvolgermi ancora una volta in Ridefinire il Gioiello e in particolar modo nella terza tappa del progetto del quale è ideatrice e curatrice.

Grazie alla sua formula itinerante, il progetto è ora ospite della Sartoria Fiorella Ciaboco in corso Como 9 a Milano con l’esposizione dei gioielli di tre delle 51 finaliste: le creazioni di Elena De Paoli, Erminia Catalano e Nelly Bonati sono in mostra presso l’atelier fino a venerdì 26 febbraio.

I gioielli premiati sono espressione di un viaggio in senso fisico e metaforico e sono frutto di suggestioni paesaggistiche secondo il tema della V edizione del progetto-concorso: sono stati premiati da Fiorella Ciaboco per l’alta artigianalità, per la fattura, per l’accostamento particolare dei tessuti e per il loro spirito di autentico made in Italy. Leggi tutto

Bellezza e poesia nei gioielli di Chiara Lucato

Oggi concludo un viaggio, quello intrapreso per presentarvi alcune delle designer che ho incontrato grazie a Ridefinire il Gioiello, il bellissimo concorso curato da Sonia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo.

Ridefinire il Gioiello è un progetto che si pone l’obiettivo di diffondere una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: edizione dopo edizione, il concorso ha coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi e per l’edizione 2015 si è posto una nuova sfida, ovvero riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.

Anche per questa edizione, ho avuto il piacere e l’onore di essere media partner del progetto e ho analizzato i 51 progetti finalisti allo scopo di attribuire un premio a un vincitore da me scelto: come ho spiegato nei precedenti post dedicati a Loana Palmas e Alessandra Pasini, la qualità dei lavori presentati è stata tanto alta da indurmi a nominare tre vincitrici, tre giovani donne dotate di grande talento.

Loana è stata la prima ed è poi toccato ad Alessandra: completo il percorso con Chiara Lucato e col suo pendente Il Cantastorie.

La sua creazione ha saputo catturare la mia attenzione grazie a originalità, bellezza e poesia nonché grazie all’idea intrinseca di movimento e alla volontà di rappresentare una cultura diversa e solo apparentemente lontana: il Giappone. Leggi tutto

Alessandra Pasini e il suo viaggio con Moku

Beato chi sa coltivare un proprio mondo interiore riuscendo ad alimentare il lato più poetico della vita; beato chi sa conservare il proprio lato fanciullesco risultando capace di trattenere il bambino che è in ognuno di noi.

Beato chi sa fare tutto ciò, beati coloro che riescono a mantenere vive le speranze e intatti i sogni.

Sono i pensieri che ha fatto nascere in me Alessandra Pasini, una delle designer che ho incontrato grazie a Ridefinire il Gioiello, il bellissimo concorso curato da Sonia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo.

Ridefinire il Gioiello è un progetto che promuove la creatività e che si pone l’obiettivo di diffondere una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: edizione dopo edizione, il concorso ha coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi.

I monili hanno sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una valenza sociale e antropologica: l’edizione 2015 si è dunque posta proprio questa sfida, ovvero riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.

Anche quest’anno, ho avuto il piacere e l’onore di essere media partner del progetto e ho analizzato i 51 progetti finalisti allo scopo di attribuire un premio a un vincitore da me scelto: come ho spiegato recentemente nel caso di Loana Palmas, la qualità dei lavori presentati è stata tanto alta da indurmi a nominare tre vincitori, anzi, tre vincitrici, tre giovani donne dotate di grande talento. Leggi tutto

Loana Palmas e le storie d’Africa in un anello

Negli ultimi tempi, mi succede spesso di incontrare progetti e creazioni che traggono origine e ispirazione dall’Africa: mi è capitato ancora una volta col concorso Ridefinire il Gioiello.

Come avevo raccontato nei miei articoli precedenti, anche quest’anno sono stata media partner di questo bellissimo progetto curato da Sonia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: dal 2010, il suo Ridefinire il Gioiello promuove la creatività e ha come obiettivo la diffusione e la valorizzazione di una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali.

L’obiettivo è – a mio avviso – ampiamente raggiunto e realizzato: edizione dopo edizione, il concorso ha infatti coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi che hanno spinto la loro ricerca ben oltre i confini usuali.

Gioielli e abbigliamento sono in grado di raccontare luoghi e popoli: i monili hanno sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una valenza sociale e antropologica. L’edizione 2015 si è posta dunque proprio questo tema e questa sfida, ovvero riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.

In qualità di media partner del concorso, sono stata chiamata ad analizzare i 51 progetti finalisti allo scopo di attribuire un premio a un vincitore da me scelto: quest’anno, la qualità dei lavori presentati è stata talmente alta da impedirmi di fare un’unica scelta e ho preferito nominare tre vincitori, anzi, tre vincitrici visto che si tratta di tre giovani donne dotate di grande talento. Leggi tutto

Altrove secondo Ridefinire il Gioiello

Ho parlato spesso di Ridefinire il Gioiello, il bellissimo progetto curato da Sonia Catena, bravissima storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: a giugno, avevo lanciato il bando del nuovo concorso annunciando che, così com’era già accaduto per l’edizione 2014, anche quest’anno sarei stata media partner del concorso attribuendo un premio a un vincitore da me scelto.
Dal 2010, Ridefinire il Gioiello promuove la creatività e ha come obiettivo la diffusione e la valorizzare di una nuova estetica del gioiello contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: nel corso degli anni, il progetto ha coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi che hanno spinto la loro ricerca ben oltre i confini usuali.
Per l’edizione 2015, il concorso è andato nella stessa direzione di Expo, la grande manifestazione che ha portato a Milano il tema del cibo tra cultura, colori e tradizioni: così come lo sa fare il cibo, anche abbigliamento e monili sono in grado di raccontare luoghi e popoli e dunque il tema e la sfida sono stati proprio questi, riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto. D’altro canto, il gioiello ha sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una valenza sociale e antropologica.
Le candidature arrivate sono state moltissime e le selezioni sono terminate il 15 settembre: giovedì sera, è stata inaugurata la fase espositiva.
La prima tappa si svolge fino a sabato 31 ottobre al MUMI: l’Ecomuseo di Milano ospita i 51 pezzi selezionati, creati da altrettanti artisti. La mostra è inoltre arricchita da un interessante programma di workshop, incontri e performance musicali, eventi tutti legati al tema del viaggio e delle sue implicazioni.
Vi segnalo tre degli eventi in calendario: la mostra “Frammenti d’Etiopia, il Sud e Harar” della fotografa Chiara Del Sordo, un’affascinante rappresentazione del paese africano attraverso colori, volti e situazioni di una realtà lontana; il workshop di artigianato artistico di sabato, dalle ore 17; e infine “Una pausa a colori” di Martino Vergnaghi, spettacolo che racconta i dipinti di Kandinsky, Van Gogh e Rousseau attraverso musica e dialoghi che rievocano i viaggi – reali o immaginari – di questi grandi pittori (sabato alle ore 19).
Giovedì sera, ho avuto il grande piacere di partecipare alla serata inaugurale annunciando non una bensì tre vincitrici: il tema è stato molto ben sviluppato da tutti i partecipanti e ho voluto estendere ad altre due persone il mio premio che consisterà in monografie dedicate qui su A glittering woman. Si partirà con la vincitrice assoluta e se siete curiosi vi invito a continuare a leggere il blog.
Intanto, non voglio influenzarvi e non anticipo nulla, andate a vedere voi stessi questa prima tappa dell’esposizione: troverete molti spunti tutti sviluppati in maniera estremamente personale.
E se non potete andare, vi segnalo già la seconda tappa: dopo le tre giornate al MUMI, la mostra proseguirà in un’altra sede milanese. L’appuntamento è presso Circuiti Dinamici, in via Giovanola 19/21, dal 15 al 28 novembre.
Continuerò a tenervi informati circa le successive tappe di questo progetto itinerante: il viaggio non finisce.

Manu

Ridefinire il Gioiello 2015 – Il Gioiello dell’Altrove
MUMI – Ecomuseo di Milano
Alzaia Naviglio Grande 16, Milano
La mostra resterà aperta nelle giornate del 29-30-31 ottobre dalle 10 alle 20
Col patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano, ExpoinCittà, Consiglio di zona 5, Consiglio di zona 6, Accademia di Brera

Qui trovate il sito del MUMI e qui la pagina Facebook.
Qui trovate il sito di Ridefinire il Gioiello, qui la pagina Facebook e qui Twitter.
Qui trovate la photogallery dell’evento di inaugurazione (dalla quale è tratta la foto in alto).
Io & Ridefinire il Gioiello: qui trovate il mio articolo sul bando di concorso 2015, qui quello sulla manifestazione 2014 e qui quello su Alessandra Vitali, la designer che ho deciso di premiare lo scorso anno.

Verso il Benessere Biologico con Nvk Design

Benessere biologico: a cosa vi fanno pensare queste due parole?
Sabato 3 ottobre ho partecipato a una interessante manifestazione intitolata proprio così: sapori genuini, linee armoniose, materiali innovativi e pensieri positivi hanno accompagnato tutti i partecipanti in un viaggio teso verso la ricerca del benessere interiore ed esteriore nonché dell’equilibrio fisico e mentale.
Per me, vivere bene (e sano) significa affrontare la vita con energia cogliendo le opportunità migliori: giorno dopo giorno, mi sto rendendo conto di quanto sia necessario farlo nel pieno rispetto della vita stessa.
La kermesse Il Benessere Biologico si è posta proprio questo obiettivo, affrontando in modo scientifico ma anche piacevole e divertente le infinite sfaccettature della questione: chef, medici nutrizionisti, biologi, esperti in cosmesi naturale, bio-architetti e stilisti impegnati in una moda eco-sostenibile si sono confrontati in tanti appuntamenti distribuiti nel corso di tutto il week-end.
Qual è stato il mio ruolo? Scommetto lo immaginate già: ho partecipato alla tavola rotonda sulla moda.
Nel panel in questione, esperti e professionisti hanno parlato di eco-sostenibilità in un dibattito condotto e moderato dalla giornalista Fabiana Giacomotti.
Forse stenterete a crederlo, ma – per una volta – mi sono limitata a essere una testimonial silenziosa: insieme alle colleghe Anita Pezzotta (del blog La Vie c’est Chic) e Clara Nanut (del blog Gourmode), ho fatto da modella allo scopo di mostrare le creazioni della designer Natasha Calandrino Van Kleef, la fondatrice del marchio Nvk Design.
Perché utilizzare tre blogger, tre donne differenti per età, fisicità e stile di vita sebbene unite da una comune passione per la moda? Esattamente per questo (ottimo) motivo, ovvero per far scendere i capi dalla passerella e farli vedere indossati da donne che non sono modelle professioniste.
Parlando di Nvk e della chiacchierata che ho comunque fatto con Natasha, inizio a raccontarvi che il tessuto utilizzato per tutte le sue collezioni è il modal – più precisamente il micromodal.
Si ottiene dalla polpa di legno degli alberi, non si sfibra e, rispetto al cotone, si restringe e scolorisce più difficilmente: è liscio e soffice tanto che viene spesso aggiunto proprio al cotone per migliorarne le qualità.
Il modal ha altre due importanti caratteristiche: è anallergico ed è traspirante. Quindi, d’estate non trattiene l’umidità e non ci fa sudare, mentre d’inverno ci aiuta a trattenere il calore del nostro corpo.
Posso affermare che è un tessuto che accarezza la pelle: in particolare, i capi pensati da Natasha si avvolgono attorno al corpo in modo semplice e al contempo raffinato, risultando adatti a ogni occasione. Sono compagni ideali per i viaggi e sono pratici da tenere in borsa e in valigia perché sono resistenti agli stress.
La designer crea anche una linea di costumi da bagno: naturalmente, proprio per le caratteristiche intrinseche del modal, i costumi risultano confortevoli e molto igienici. Vale la stessa cosa per alcune proposte di intimo e non mancano capi da uomo e per i bambini.
Prodotti esclusivamente in Italia in un laboratorio a impatto ambientale zero (per compensare le emissioni di CO2 derivate dai processi di manifattura sono stati piantati alberi in una zona boschiva nel territorio pavese), i capi Nvk sono realizzati in singolo o doppio strato di solo modal: non c’è utilizzo di parti plastiche o metalliche e gli elastici sono in gomma naturale. Torno a sottolineare che il modal è anallergico e il fatto che non siano presenti altri materiali annulla completamente il rischio allergie: attraverso i tagli ben studiati, Natasha riesce infatti a non utilizzare né cerniere né bottoni né ganci.
I capi doppiati hanno un ulteriore vantaggio: sono reversibili.
Aggiungo altri due dettagli accattivanti.
Il primo piacerà a tutte le donne che hanno poco tempo (alzo la mano per prima): i capi possono essere tranquillamente lavati in lavatrice con acqua fredda e non è necessario stirarli.
Il secondo piacerà a tutti i più convinti sostenitori dell’ecologia: non solo la manifattura è a impatto zero, come ho raccontato, ma anche lo smaltimento è altrettanto sostenibile. Essendo interamente in modal, i capi possono essere smaltiti senza la necessità di costose operazioni di separazione dei vari componenti. Per la gioia degli animalisti, anche l’uso di pelle e pelliccia è completamente bandito.
Avendole indossate, posso testimoniare che le creazioni Nvk sono molto morbide e piacevoli: accompagnano perfettamente il corpo assecondando le forme di ogni donna.
Mi piace essere onesta e ho sempre ammesso che non tutte le mie scelte sono eco-sostenibili: è però la direzione verso la quale desidero andare e che scelgo sempre più spesso. Mi piace pensare al mio come a un percorso verso quel benessere del quale ho parlato in principio e verso una conoscenza – e una coscienza – sempre più profonda ed estesa.
Sono dunque molto felice di aver conosciuto Natasha e vi invito ad approfondire l’argomento attraverso i suoi canali social: qui trovate il suo sito e qui la sua pagina Facebook. Troverete anche una proposta per la sposa.

Manu

Se volete restare informati circa la manifestazione Il Benessere Biologico (sono certa che ci saranno successive edizioni), qui trovate il sito e qui la pagina Facebook. La kermesse è stata inserita nel progetto ExpoinCittà.

Nella foto in alto, da sinistra: Anita Pezzotta, la stilista Natasha Calandrino Van Kleef, Clara Nanut e la sottoscritta. Indossiamo tutte capi Nvk Design creati da Natasha: in particolare, io e le mie colleghe Anita e Clara indossiamo capi della collezione autunno/inverno fatti in doppio strato di modal e reversibili.

Fausto Colato experience: io artigiana per un giorno

Vi è mai capitato, guardando un oggetto, di pensare “ma sì, potrei essere capace di farlo anch’io”?

Lo confesso, a me è capitato di fare pensieri di questo tipo e non per arroganza, ve l’assicuro: credo capiti con quegli oggetti che fanno talmente parte della nostra quotidianità da portarci a considerarli non dico scontati, ma comunque piuttosto normali e semplici.

Faccio un esempio pratico: la cintura.

Chi di noi non la usa? Per gli uomini, poi, è fondamentale.

Ecco, fino a dieci giorni fa, avrei giurato che fare una cintura fosse un’operazione non particolarmente difficile o complicata: per carità, non immaginavo fosse una cosa alla portata di tutti (e soprattutto non alla mia portata, visto la mia manualità non eccelsa), ma – onestamente – non pensavo nemmeno che per fabbricarne una a regola d’arte, rigorosamente fatta a mano, di ottima qualità e destinata a durare nel tempo, fossero necessari addirittura una trentina di diversi passaggi. Leggi tutto

Ridefinire il Gioiello 2015, un viaggio intorno al mondo

Photo credit 4ever.eu

Chi legge abitualmente o saltuariamente questo blog lo sa: mi piace chiacchierare.
La comunicazione verbale ha grande importanza per me e, proprio perché amo le parole, ne ho grande rispetto: devono essere scelte con cura, non devono essere abusate e non devono essere vuote.
E sapete cos’altro penso? Le parole sono importanti nella misura in cui vengono realizzate attraverso i fatti, ovvero è inutile fare grandi discorsi se poi non siamo capaci di realizzarli in gesti concreti.
Parlo di continuo di talento, passione e saper fare: per me non sono solo chiacchierate teoriche, cerco di dare un contributo reale ogni volta che posso.
Sono quindi molto orgogliosa di dare ancora una volta il mio sostegno a Sonia Patrizia Catena e al suo progetto Ridefinire il Gioiello: così com’è accaduto per l’edizione 2014, anche quest’anno sarò partner del concorso e attribuirò un premio a un vincitore da me scelto.
Ridefinire il Gioiello ha l’obiettivo di diffondere e valorizzare una nuova estetica del gioiello contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: per il 2015, il concorso va nella stessa direzione di Expo, la grande manifestazione che porta a Milano cibo, tradizione, cultura e colori di tantissime nazioni.
Oltre al cibo, anche l’abbigliamento e i gioielli parlano di luoghi e popoli: il tema del concorso è proprio questo, creare un gioiello dell’altrove, di un mondo diverso da noi, in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.
Il gioiello ha sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una funzione e una valenza sociale e culturale: Ridefinire il Gioiello 2015 vuole dunque porre il monile come portatore di sfumature, da quelle della terra a quelle del mare passando per ogni variabile offerta dalla Natura.
Al concorso possono partecipare designer, creativi e artigiani con gioielli realizzati mediante le tecniche più disparate: condizione fondamentale è che vengano utilizzati materiali sperimentali e innovativi, organici o inorganici. Lo scopo è quello di fare appello a materiali locali nonché a tradizioni, memorie, ricordi e storie di viaggi.
Non ci sono limiti di età per chi si candida e le iscrizioni sono aperte fino al 15 settembre.
Il concorso culminerà in una mostra la cui inaugurazione si terrà presso il nuovo MUMI – Museo Milano nelle giornate del 29, 30 e 31 ottobre 2015: la prima giornata vedrà la proclamazione dei vincitori dei premi speciali, incluso il mio che consisterà in una monografia dedicata qui su A glittering woman.
La mostra è itinerante e seguiranno dunque ulteriori tappe che continueranno per diversi mesi.
A mio avviso, il tema è molto stimolante: apre un mondo di possibilità e spero che in molti vorranno approfittarne e mettersi alla prova per dimostrare fantasia e abilità.
Non vedo l’ora di visionare i progetti presentati e ringrazio Sonia per la fiducia che, ancora una volta, concede a me e al mio spazio web: sono un’inetta o quasi con le mani, ma cerco di dare il mio contributo al talento raccontandolo e diffondendolo.

Manu

Per prendere visione del bando completo con condizioni e regole cliccate qui oppure scrivete a circuiti.arte@gmail.com oppure andate sulla pagina Facebook dedicata al concorso.
Qui trovate il sito di Ridefinire il Gioiello, qui la pagina Facebook e qui Twitter.
Io & Ridefinire il Gioiello: qui trovate il mio articolo sul concorso 2014 e qui quello su Alessandra Vitali, la designer che ho deciso di premiare. Chi sarà il vincitore 2015?

Elizabeth Arden, seduta di trucco e storia di una donna unica

Quale donna non ricorda con tenerezza i primi propri personali approcci col trucco?

Quale donna non ricorda i primi tentativi, spesso maldestri, di mettere il rossetto per bene o di fare la riga precisa sul contorno occhi?

E ricordate le incursioni nel beauty case della mamma, affascinate da boccette, flaconcini, vasetti e pennelli?

Ricordo anche le prime discussioni sul colore del lucidalabbra da adottare o sull’altezza di quella benedetta riga sugli occhi, così come ricordo quanto erano preziosi i primi prodotti tutti miei, mi sembrava di aver fatto una conquista importantissima.

Il make-up è un mondo che mi affascina da sempre, quindi sono stata molto felice quando Elizabeth Arden, nome storico e prestigioso, mi ha proposto di fare da modella per una sessione di trucco.

L’occasione è stata fornita dalla Milano Vintage Week, la kermesse milanese dedicata alla moda d’antan: lo scorso anno, avevo tenuto per loro un piccolo seminario intitolato Vintage con personalità, quest’anno abbiamo rinnovato la nostra collaborazione in un modo nuovo.

Grazie a un corner completamente dedicato alla celebre maison, ho avuto modo di interfacciarmi con Caterina Todde, bravissima make-up artist scelta da Elizabeth Arden, e ho potuto provare diversi prodotti.

Inoltre, grazie a una bellissima mostra ricca di documenti, fotografie, manifesti di campagne pubblicitarie e confezioni di prodotti originali, ho avuto la possibilità di approfondire la storia del brand e della sua mitica fondatrice, Miss Elizabeth Arden. Leggi tutto

Manuale per i nati sotto il segno del cavolo

L’idea di identificare chi legge questo blog con l’espressione “i miei lettori” mi fa sentire una megalomane.

Sarà che non sono una giornalista professionista (sto lottando per diventare pubblicista) e tanto meno mi considero una scrittrice. Sarà che ancora non ci credo nemmeno io di aver trovato il coraggio di aprire il blog e dunque di dichiarare al mondo una passione bruciante che coltivo da sempre (scrivere). Sarà che mi sembra così bello e strano che ci sia chi è disposto a leggermi, nonostante le statistiche (che detesto) e gli strumenti di analisi (che spesso non comprendo) dicano che sì, in effetti adesso siamo in parecchi (e non smetterò mai di dire grazie).

Sarà che sono felice da impazzire e, come per tutte le cose belle, ho una dannata paura che un giorno il sogno si sgonfi, come un palloncino.

Per tutti questi motivi e per altri ancora mi sembra presuntuoso definirvi “i miei lettori”: preferisco pensare a una comunità di amici, anche se non conosco i vostri visi e anche se conosco di persona solo pochissimi di voi (spero che tutto ciò non suoni come la storia degli amici immaginari dei bambini).

Ed è per questo che con voi mi piace essere sincera e riesco a raccontarvi anche le mie debolezze o a farvi confessioni talvolta scomode, perché mi sento tra amici. E come avviene tra amici veri, credo che occorra essere sé stessi e dire la verità. Leggi tutto

And the winner is Alessandra Vitali, Finny’s Design

Poche cose danno tanta soddisfazione quanto collaborare con persone che abbiano i nostri stessi interessi e la nostra stessa visione: è una cosa che ci fa sentire compresi e che consente di crescere e imparare. È esattamente la sensazione che ho provato quando ho conosciuto Sonia Patrizia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: tra le tante cose delle quali Sonia si occupa, c’è anche la manifestazione Ridefinire il Gioiello di cui è fondatrice e curatrice e nella quale – con mia somma gioia – mi ha coinvolta.

In un post precedente, vi avevo raccontato come questo progetto nato nel 2010 sia volto a delineare un percorso di ricerca in un panorama assai frammentato: Ridefinire il Gioiello si pone l’affascinante obiettivo di diffondere e valorizzare una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali, coinvolti in un processo creativo nel quale il valore aggiunto è rappresentato dall’idea.

Il concorso è giunto quest’anno alla sua quarta edizione e Sonia mi ha offerto un’opportunità interessante e stimolante, una nuova sfida per me e per il blog: accedere al materiale dei 40 designer / artisti /orafi, prenderne visione, studiare e analizzare i progetti da un punto di vista critico e scegliere un mio vincitore.

Il tema del concorso di quest’anno è I Cinque Sensi: i partecipanti hanno dunque progettato o meglio ri-progettato il gioiello tramite gusto, vista, olfatto, tatto, udito. Da qui il titolo “Ridefinire il Gioiello in tutti i Sensi, con tutti i Sensi”. Leggi tutto

Ridefinire il Gioiello in tutti i Sensi, con tutti i Sensi

Ho capito una cosa: se un post che ho scritto mi rende felice e se lo sono mentre lo scrivo, se lo faccio con gusto e con piacere, vuol dire che è giusto e che lo è in diversi sensi. Giusto come cosa adatta a me, in linea con tutto ciò in cui credo; giusto come cosa appropriata e consona a questo spazio per come l’ho concepito e quindi – spero – per coloro che leggono; giusto come cosa in buona fede e che racconta il vero – il vero dal mio punto di vista, ovviamente. Non pretendo di possedere la verità assoluta, ma tengo a fare un lavoro onesto, secondo i principi nei quali credo.

Oggi è decisamente una di quelle giornate in cui ciò che vi racconto mi rende molto felice, perché è un esempio perfetto del talento del quale parlo spesso e anche perché mi vede coinvolta in prima persona, con orgoglio e grande emozione.

Lo scorso aprile, ho avuto il piacere di conoscere Sonia Patrizia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: tra le tante cose delle quali questa giovane donna si occupa, c’è anche la manifestazione Ridefinire il Gioiello di cui è fondatrice e curatrice insieme a Lorenzo Argentino.

Il progetto (nato nel 2010 e giunto alla sua quarta edizione) tenta di delineare un percorso di ricerca in un panorama assai frammentato e nel quale manca una definizione consolidata e una storia strutturata e organica. Leggi tutto

Coltivare bellezza in compagnia di Mathilde Thomas

Nutro molta ammirazione nei confronti di coloro che sono capaci di trasformare i propri sogni in realtà e ne nutro altrettanta verso chi ha idee audaci che riesce a realizzare. Forse, quando Mathilde Thomas, fondatrice di Caudalie, maison de beauté francese, ha iniziato a inseguire il proprio sogno, qualcuno può averlo trovato bizzarro e magari visionario: aveva ragione lei, invece, e, dopo lunghi studi, l’ha dimostrato, costruendo una realtà solida che unisce etica ed estetica.

La filosofia del suo marchio ruota attorno a un ingrediente: l’uva. “Ho fondato Caudalie con mio marito Bertrand” – racconta Mathilde – “e la nostra storia inizia a Bordeaux, nella proprietà di famiglia nel cuore dei vigneti.” La svolta viene dall’incontro con Joseph Vercauteren, professore ed esperto di chiara fama mondiale: è lui a far capire alla giovane imprenditrice tutto il grande potenziale della tenuta familiare. I vigneti servono a produrre vini pregiati, certo, ma possono anche fornire la base per prodotti di bellezza innovativi.

L’uva e la vite racchiudono infatti molti principi naturali preziosissimi per la pelle e i polifenoli contenuti nei vinaccioli d’uva (i semi degli acini) sono i più potenti antiossidanti presenti nel mondo vegetale. Nel 1995, due anni dopo l’incontro col professor Vercauteren, Mathilde e Bertrand depositano il brevetto sull’estrazione e la stabilizzazione dei polifenoli di vinaccioli. Leggi tutto

Dima-Design ospita 5 interpreti del gioiello contemporaneo

Questo spazio che mi sono ritagliata sul web riassume un po’ tutto il mio mondo: posso concentrarmi sui concetti di personalità e unicità a me tanto cari nonché su due aree tematiche che possono sembrare agli antipodi ma che non lo sono, ovvero la tradizione da una parte e i designer emergenti dall’altra. Sono convinta che occorra conoscere il passato per camminare verso il futuro: a mio avviso, i designer emergenti sono degli ottimi rappresentanti di questa linea di pensiero. Li amo perché non dimenticano il passato e perché sono capaci di dargli un nuovo valore, proponendo linfa nuova e fresca.

Immaginate la mia gioia quando mi è stato proposto di essere ospite e madrina di un evento bellissimo in una galleria d’arte: Dima-Design accoglie fino al 31 luglio cinque straordinarie artiste del gioiello contemporaneo d’autore, ognuna specializzata nell’esprimersi attraverso un diverso materiale. La sera del 28 giugno abbiamo festeggiato questa unione di talenti e ho avuto l’onore di fare una piccolissima presentazione.

Tra i designer emergenti, coloro che si muovono nell’ambito del gioiello contemporaneo richiamano sicuramente e fortemente la mia attenzione. Sanno esplorare strade alternative per giungere a soluzioni inconsuete e originali e il loro scopo non è il puro esercizio estetico né la dimostrazione di uno status symbol: le loro creazioni si discostano dal concetto di preziosità commerciale come caratteristica indispensabile e discriminante per arrivare a comunicare attraverso materiali fantasiosi, talvolta di recupero oppure presi in prestito da altri campi. Leggi tutto

Nir Lagziel: private sale per i lettori di A glittering woman

Penso che le parole siano importanti.
Sapete perché? Perché sono una persona concreta e quindi le parole per me hanno un significato ben preciso, un contenuto tangibile e devono corrispondere ai fatti.
Se non penso davvero qualcosa preferisco stare zitta; se spendo delle parole è perché mi partono da pancia, cuore e testa.
Se da più di un anno qui su A glittering woman parlo di talento e del mio crederci è perché ciò, per me, corrisponde a un pensiero e a una strada che ho deciso di percorrere.
Non è vuoto blaterare, è il mio credo nonché il mio progetto di ogni giorno: pensiero, parole e azione sono allineati in un’unica direzione. E quindi, non solo sul web ma anche nella vita reale, scelgo di affiancare il vero talento attraverso qualcuno di cui ho già raccontato, a ennesima riprova che credo fermamente in tutto ciò che vi presento in questo spazio.
Durante la recente Milano Design Week, vi avevo parlato dello stilista Nir Lagziel e dell’evento che ha ospitato nel suo atelier. Leggi tutto

Con Accademia Saint Mary alle Gallerie d’Italia

Vi racconto un piccolo aneddoto.
Tempo fa mi contattarono per portare alla mia attenzione un libro molto speciale e decisi con tutto il cuore di scrivere un post: ci misi tutta me stessa, sperando di dare un microscopico aiuto per qualcosa in cui credo molto. Quel post è stato – credo – il mio scritto più letto di sempre, come redattrice e come blogger, con centinaia di like, condivisioni, messaggi: insomma, l’ho concepito sperando di dare e di fare qualcosa di buono e invece sono stata io a ricevere moltissimo.
La stessa cosa mi accade sempre più spesso col blog: l’ho aperto sperando, desiderando e sognando di condividere tutto ciò in cui credo, ma per prima ricevo tanto da persone sensibili e ricettive, disposte ad accompagnarmi in tale avventura.
Tutto questo per dirvi che, quando facciamo le cose col cuore, in realtà riceviamo a nostra volta, proprio perché non c’è calcolo o aspettativa.
Da quando mi occupo di moda a tempo pieno, mi capita di essere ospite di diverse scuole per raccontare le mie esperienze: è stato così che ho scoperto che insegnare mi sarebbe piaciuto moltissimo. Quello che si crea tra chi insegna (nel mio caso è una grossa parola, ovviamente, più che altro chiacchiero) e chi apprende è uno scambio potentissimo e ha un elevato tasso di reciprocità, tanto da ridurre le distanze o talvolta capovolgere i ruoli. Avere davanti a sé persone curiose e disposte ad accogliere ciò che si dice è elettrizzante: fa venire voglia di dare tutto. Quando frequentavo lo IED, una docente mi disse che è proprio questo il motivo per cui insegna: ora lo capisco profondamente, perché l’ho provato sulla mia pelle. Peccato averlo scoperto un po’ tardi. Leggi tutto

Milano Vintage Week: glittering experience tra foulard e spose d’antan

Da mercoledì 9 a domenica 13 aprile si è svolta la prima edizione di Milano Vintage Week, un evento organizzato da Francesca Zurlo e Andrea Franchi: un’occasione perfetta per acquistare capi e accessori d’annata, un tuffo nelle tappe più significative della storia del costume degli ultimi ultimi sessant’anni.

Il progetto di Francesca e Andrea è intrigante e ricco di contenuti: il loro format, infatti, ha visto protagonisti gli espositori, ovviamente, ma anche due mostre curate da A.N.G.E.L.O, lo storico marchio di Angelo Caroli, da sempre punto di riferimento del settore, nonché un ricco calendario di appuntamenti e incontri incentrati sullo stile, il make-up, la cucina, il bon ton.

Non è un mistero che il vintage sia una delle mie grandi passioni per il bagaglio di storia e significati che porta con sé e questa volta ho avuto anch’io un piccolo ruolo attivo: ho tenuto un incontro intitolato “Vintage con personalità”. Il pensiero di Francesca e Andrea è quello di riscoprire un sistema di valori senza tempo e di creare un fil rouge tra passato, presente e futuro: visto che concordo totalmente con questa visione, ho cercato di parlarne durante il mio incontro e di riaffermare quella che secondo me è una grande verità. Le scelte personali, quelle che vanno oltre i trend, raccontano chi siamo e restituiscono alla moda il suo giusto ruolo di formidabile mezzo di espressione e comunicazione. Leggi tutto

Glittering woman va in TV a “Avanti un altro”

Vi descrivo questa scena: ero a casa e stavo lavorando a un nuovo pezzo per un magazine. Mi ha telefonato un amico, Giuseppe: mi ha detto che era stato convocato da Mediaset per partecipare a una puntata speciale di “Avanti un altro”, nota trasmissione di Canale 5 condotta da Paolo Bonolis.

Non ho fatto in tempo a congratularmi che Giuseppe mi ha detto il perché della sua telefonata: gli avevano chiesto se avesse qualcuno da portare con sé e a lui ero venuta in mente io, in quanto la puntata sarebbe stata dedicata alla moda e soprattutto al glitter.

Ecco, a questo punto sono entrata in panico: cosa dovevo fare?

Vi spiego: per mia indole non sono affatto propensa a esibirmi. Non ridete: è vero, ho un blog, ma se avete letto o leggerete qualche altro mio post noterete che difficilmente ci sono io in prima linea. Sì, si parla dei miei gusti, dei miei pensieri, della mia visione ma i post incentrati sulla mia persona sono praticamente nulli e sono pochi quelli in cui appaio in foto. Chi mi conosce bene sa che sono spigliata, ma è cosa che mi riesce solo quando mi trovo tra persone che conosco o al limite davanti un pubblico ristretto. Sul mio profilo personale Facebook e su quello Instagram pubblico mie foto, ma lo faccio come quasi tutti coloro che usano i social network. Leggi tutto

MUD Studio Milano: la mia esperienza make-up

Lo scorso giugno sono stata invitata all’inaugurazione di MUD Studio Milano (nuova sede italiana dell’omonima scuola internazionale di make-up) e vi avevo raccontato un po’ di cose nel post che potete rileggere qui. Come spiegavo in quell’occasione, durante la serata mi hanno fatto omaggio di un voucher per provare una seduta di trucco con uno dei loro professionisti internazionali: oggi vorrei raccontarvi com’è andata.

Il mio appuntamento si è svolto con la bravissima Vanja Djuran: mi è andata a genio fin dal primo istante, sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista professionale. Vanja ha un approccio aperto e diretto, capace di mettere a proprio agio chi ha davanti e sa mantenere un atteggiamento equilibrato che non sfocia mai in una confidenza esagerata. Pensateci un attimo: il rapporto con un truccatore è molto stretto e personale, fortemente basato sulla fiducia così come quelli con tutti coloro che lavorano sul nostro corpo, quindi l’empatia tra professionista e cliente è molto importante ed è bravo quel professionista che riesce a stabilirla con facilità e immediatezza. Mi sono fidata subito di lei, perché i suoi gesti e le sue parole profumano di esperienza e competenza. Vanja è una che ama profondamente il suo lavoro e si vede: le sue parole trasudano entusiasmo ed energia e i suoi occhi sorridono. Leggi tutto

Creativi con gusto: moda e creatività a Ca’ Versa nell’Oltrepo Pavese

Ormai non mi ferma più nessuno: dopo aver sperimentato la discesa in campo con e per la mia amica Gaia Petrizzi (il racconto qui), voglio continuare a mettere tutta me stessa per supportare il talento. Cosa c’è di meglio che passare dalle parole ai fatti? A me dà un sacco di soddisfazione!

E così stavolta ho pensato bene di mettere insieme talento, bellezza della natura e buona cucina. Naturalmente, non potevo fare tutto questo da sola, perché da soli non si fa proprio nulla: viva le belle alleanze e viva le amicizie speciali. Oltre a un manipolo di talenti in cui credo, questo progetto ha infatti visto protagonista una location particolare: l’Agriturismo Ca’ Versa a Santa Maria della Versa, nell’Oltrepo Pavese. Con Katia, Valeria e Patrizia, le tre straordinarie donne che conducono con entusiasmo questo meraviglioso luogo, ci siamo dette: perché tenere la moda sempre relegata nei cosiddetti luoghi canonici? Perché non portarla in un luogo in cui il tempo abbia una velocità diversa e perché non farla sposare con gusto e bellezza? Per me che credo nelle contaminazioni e che detesto limiti e confini… sfida ideale! Leggi tutto

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