Le collezioni FW 17 – 18 in 9 momenti oltre estetica e apparenza

È appena terminata un’altra edizione di Milano Fashion Week, quella dedicata alle collezioni FW 17 – 18.
Come sempre, questo The End (e non so ancora se definirlo Happy End) provoca in me un miscuglio di sentimenti altalenanti e talvolta in contrasto tra loro: individuo tracce di stanchezza, dispiacere, gioia, soddisfazione.
Stanchezza perché – siamo onesti – sei giorni di full immersion sono lunghi. E infatti sento il desiderio di fare dell’altro, ora, di cercare nuovi stimoli altrove, proprio per tornare con più entusiasmo e con più carica a occuparmi di moda.
Dispiacere perché – stanchezza e / o nervosismi a parte – la moda è per me una grande passione e quindi un po’ mi dispiace che i giorni di incontri, presentazioni e sfilate siano terminati.
Gioia e soddisfazione perché ho visto cose interessanti e ho vissuto belle esperienze.
A fine MFW, è ormai abitudine che io pubblichi un reportage: ho scritto di certe cattive abitudini dell’ambito in cui mi muovo, ho parlato (più di una volta) della questione accrediti alle sfilate, ho raccontato di metatarsi malconci e di sciocchi luoghi comuni. Leggi tutto

Tutti in strada in via Caprera: ecco com’è andata

Lo scorso giugno, qui nel blog, avevo parlato di una bella manifestazione che si svolge a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, e che si chiama Tutti in strada in via Caprera.

Via Caprera è una strada della città e, una volta, ogni suo edificio ospitava un’attività economica: alla mattina, artigiani e commercianti scendevano le scale di casa e aprivano bottega. Si contavano ben otto sarti, tre calzolai, uno zoccolaio, molti falegnami e poi venditori di vino, osterie e tutte le attività che potevano servire alla vita di una comunità.

La via fungeva da crocevia tra le borgate e ancora oggi è sede di una vivace comunità che sta riscoprendo il piacere di vivere la strada: tra le varie iniziative esistenti ne figura una che mette al centro arte, storie, mestieri di una volta, giochi, intrattenimento per grandi e piccini. Dal 2013, ogni estate per un weekend, via Caprera diventa un grande laboratorio di idee e fantasia: ecco spiegata in poche parole la manifestazione.

E così, Tutti in strada in via Caprera riesce a favorire nuove amicizie, consolidare le antiche, dare nuovi stimoli a commercianti e artigiani che hanno scelto questa via per la loro attività; non solo, la manifestazione propone bellezza attraverso il concorso Abiti_Amo e promuove socializzazione e solidarietà grazie a Porta l’Arte, iniziativa che culmina in un’asta benefica.

Il tema lanciato dal comitato organizzativo per l’edizione 2016 di Abiti_Amo era, a mio avviso, molto stuzzicante: il concorso è dedicato ai creativi della moda e i partecipanti sono stati invitati a scatenare la loro fantasia attorno a “Tutto ciò che sta sulla testa”.

In un primo momento, si era pensato a due sezioni nettamente distinte: la prima, chiamata “Eccentrici ma portabili”, per cappelli artistici o che fossero comunque una dimostrazione eccentrica di creatività; la seconda, chiamata “Da manuale ma con brio”, per cappelli dalle forme classiche e dalle lavorazioni tradizionali, all’insegna della modisteria, della sartorialità e anche del comfort.

Visto che da sempre supporto il talento, ho parlato con gioia di Abiti_amo dedicando un post con il quale ho condiviso il bando di concorso: mi sembrava importante presentare un’occasione davvero perfetta per chi avesse la voglia e il coraggio di cimentarsi, stilisti, creatori di cappelli, studenti di moda e – più in generale – tutti coloro che possiedono estro, fantasia, arte, capacità, tecnica e… un briciolo di faccia tosta, naturalmente.

Non vi dico la gioia che ho provato quando sono stata invitata a fare parte della giuria che avrebbe valutato le opere arrivate e così è iniziata la mia avventura a Vittorio Veneto, tra l’altro in uno splendido week-end illuminato dal sole e allietato da una temperatura perfetta. Leggi tutto

Yezael by Angelo Cruciani: Pink Power sulla SS 2016

Molte persone sostengono che il bello di avere un’idea risiede anche nella possibilità di poterla cambiare o di vederla evolvere.
Ho passato metà della mia vita – la prima, quella da adolescente impetuosa – a essere ciò che oserei definire un’integralista delle opinioni; ora, nella seconda fase – quella di donna ormai matura, almeno dal punto di vista anagrafico – sto in effetti riscoprendo la bellezza che non conoscevo fin quando sono stata solita dividere ogni cosa tra bianco e nero senza vedere le sfumature.
Per questo, oggi, quando ascolto le opinioni di qualche giovane testa impetuosa esattamente quanto lo era la mia, cerco di non prendermela per sentenze a volte taglienti se non offensive; cerco di sorridere e lo faccio con un filo di imbarazzo, rendendomi conto solo ora di quanto, probabilmente, all’epoca sono apparsa come un giovane, inesperto e cocciutissimo mulo.
Eppure, a discolpa mia e di quei giovanissimi che sono come me, posso citare una frase che mi ripeteva spesso mia mamma quando, paziente, ascoltava le mie idee intemperanti: il fuoco non scotta fino a quando sono gli altri a dirtelo. Ovvero, per capire certe cose devi provarle sulla tua pelle.

Perché questo esordio?
Perché oggi vi parlo di moda uomo e questo è un argomento sul quale il mio pensiero è costantemente in evoluzione. È un territorio sul quale mi riservo la facoltà di cambiare idea.

Mi spiego meglio.

Ricordo di aver scritto in un post – a proposito di Julian Zigerli e Alessandro Dell’Acqua – di non apprezzare le mezze misure applicate al guardaroba, soprattutto a quello maschile.
A me piace quel tipo di moda che continua la grande tradizione sartoriale oppure apprezzo la moda d’avanguardia e chi osa; ciò che sta in mezzo, per come la vedo io, è solo noia.
Visto che penso che la moda sia linguaggio e comunicazione, credo che stare a metà tra le due scelte crei un territorio in cui regna la confusione: detesto quando una collezione comunica un senso di pretenziosità immotivata, così come detesto se trasmette un messaggio del tipo vorrei ma non oso.
Ciò che è certo è che occorre coraggio per entrambe le opzioni: se si segue la strada tracciata dai grandi sarti, si accetta un confronto che può risultare rischioso; se si decide di rompere con la tradizione, si tenta di scrivere nuovi codici che spesso risultano di non facile comprensione, soprattutto nell’immediato. Leggi tutto

Tutti in strada in via Caprera e… non dimenticate il cappello!

Più passano gli anni e più mi convinco che essere nata in Italia sia una fortuna.

Mentalmente e moralmente, sono una cittadina del mondo: mi sento a casa in molti luoghi e amo immensamente viaggiare e scoprire, tuttavia credo che proprio questo amore nonché la capacità di cogliere e apprezzare il bello siano cresciuti in me grazie al fatto di essere nata nel Bel Paese. Credo che avere natali italiani sia un valore aggiunto che si porta con sé per tutta la vita e del quale occorre essere grati.

È vero, il nostro Paese ha infiniti problemi, ma è anche ricco di una storia e di una cultura che, se solo sapessimo valorizzarle nel modo giusto, potrebbero essere la chiave per risolvere qualsiasi questione. Lo Stivale è pieno, da Nord a Sud e viceversa, di centinaia di luoghi dove si celebra e si onora la nostra preziosa eredità culturale attraverso eventi e iniziative che uniscono antico e nuovo.

Oggi desidero parlarvi di un luogo che ha trovato proprio nella divulgazione di cultura, arte e bellezza la strada per prolungare un passato glorioso: si tratta di una città che si trova in provincia di Treviso e il cui nome è Vittorio Veneto.

Vittorio Veneto è il luogo in cui si è svolto un episodio storico decisamente importante per tutta la nazione e non solo: vi si combatté infatti l’omonima battaglia durante la Prima Guerra Mondiale, tra il 24 ottobre e il 4 novembre 1918. La vittoria dell’esercito italiano su quello austro-ungarico ebbe come conseguenza la resa austriaca e la fine della guerra.

Da allora sono passati quasi 100 anni e ora Vittorio Veneto si fa conoscere per altre cose, per esempio per una bella manifestazione che si chiama Tutti in strada in via Caprera.

Avrete già immaginato che via Caprera è una strada della città: come racconta un signore di nome Gino, memoria storica del quartiere, una volta ogni edificio della via ospitava un’attività economica. Alla mattina, artigiani e commercianti scendevano le scale di casa e aprivano bottega: si contavano otto sarti, tre calzolai, uno zoccolaio, molti falegnami e poi venditori di vino, osterie e tutte le attività che potevano servire alla vita di una comunità.

La via fungeva da crocevia tra le borgate e ancora oggi è sede di una vivace comunità che sta riscoprendo il piacere di vivere la strada: tra le varie iniziative esistenti ne figura una che mette al centro arte, storie, mestieri di una volta, giochi, intrattenimento per grandi e piccini. Dal 2013, ogni estate per un weekend, via Caprera diventa un grande laboratorio di idee e fantasia, dove le osterie offrono il miglior ristoro per accompagnare i visitatori alla riscoperta di un antico quartiere: ecco spiegata in poche parole la manifestazione.

E così, Tutti in strada in via Caprera ha favorito nuove amicizie, ha consolidato le antiche, ha dato nuovi stimoli a osti, commercianti e artigiani che hanno scelto questa via per la loro attività: non solo, la manifestazione propone bellezza attraverso il concorso Abiti_Amo e promuove socializzazione e solidarietà grazie a Porta L’Arte, iniziativa che culmina in un’asta benefica. Leggi tutto

Il nuovo vocabolario della moda italiana e la contemporaneità

Il talento, il made in Italy e uno dei musei più interessanti di Milano: prendete questi tre elementi, metteteli insieme e mi fate felice. È ciò che sta succedendo alla Triennale che ospita una mostra unica nel suo genere, nata dal desiderio di celebrare l’Italia della moda contemporanea.

La mostra si chiama Il nuovo vocabolario della moda italiana e manda in scena – fino al 6 marzo 2016 – marchi e creativi che negli ultimi 20 anni hanno rinnovato e recuperato il DNA non solo culturale ma anche tecnico della nostra migliore tradizione, riuscendo a riscriverlo in un linguaggio originale e – appunto – estremamente contemporaneo.

Il nuovo vocabolario della moda italiana analizza la natura più recente della moda attraverso il lavoro dei suoi protagonisti: si va dal prêt-à-porter allo streetwear, dalle calzature alle borse, dai gioielli ai cappelli per scrivere un inedito vocabolario di stile nonché di laboriosità e produttività perché – non dimentichiamolo mai – la moda produce reddito e dà lavoro.

Il vocabolario racconta un tratto di storia del made in Italy, precisamente a partire dal 1998: perché proprio il 1998? Perché è l’anno che, convenzionalmente, segna il passaggio definitivo alle nuove forme della comunicazione, quelle digitali. Leggi tutto

Compleanno, stavolta non ti temo perché penso al kintsugi

Questo è il terzo compleanno che festeggio qui sul blog.
Festeggio si fa per dire: in realtà, in occasione del mio compleanno, avete sempre letto riflessioni un po’ malinconiche.
Quest’anno, però, si cambia regime: desidero tornare a festeggiare davvero il mio compleanno e non perché la mia vita sia diventata perfetta tutto d’un tratto.

Ho iniziato a pensarci una sera, seguendo un dibattito in televisione: una giovane donna affermava che se c’è una cosa che non ha mai aiutato nessuno a ottenere qualcosa è il fatto di piangersi addosso.
Non importa di cosa si dibattesse nello specifico e non importa nemmeno che, a parte questa (inconfutabile) affermazione, la giovane non avesse in verità particolarmente ragione e che fosse anche un po’ supponente e antipatica: importa che quelle parole mi hanno colpita con forza, come se fossero rivolte proprio a me.
Non sono abituata a piangermi addosso, questo no, ma mi capita di sfogarmi su Facebook e in alcuni post qui sul blog, come quelli del compleanno, appunto.
Ecco, ascoltando quelle parole, ho ammesso che in effetti lamentarmi non mi aveva aiutata e non mi aiuta né a ottenere ciò che voglio né a rendermi più simpatica sebbene vi prego di credermi, non è la simpatia ciò che volevo ottenere: non ho mai pensato che piagnucolare sia un modo per ottenere pacche sulle spalle tanto quanto non serve a cambiare le cose.

Ho poi riflettuto anche su altre questioni.
Il 2015 è stato un anno durissimo per tutti quanti e mi riferisco ai fatti che stanno insanguinando il mondo, non ultimi quelli di Parigi.
Non solo, la morte mi è passata accanto colpendomi molto da vicino e portandosi via Emanuele, una persona (giovanissima) alla quale ero affezionata e che desidero ricordare nuovamente proprio oggi, nel giorno del mio compleanno. Leggi tutto

Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari, anticipi di primavera

Sono conscia di quale sia l’opinione che va per la maggiore: la moda non è considerata arte.
E sapete una cosa? In fondo sono d’accordo, la maggior parte della moda che vedo attorno a noi non è affatto arte.
Oggi più che mai, la moda è business e produce lavoro in maniera efficace, spesso molto più di quanto facciano altri settori. La moda è questo, lo ammetto, dunque spesso non può essere arte.
Eppure, quando ho l’opportunità di ammirare il lavoro di certi giovani che con autentica passione continuano a far vivere le maestranze e le capacità più nobili riuscendo a contaminare la moda con ispirazioni tratte da altri mondi… beh, allora penso che esiste una forma di moda che si avvicina all’arte in quanto è capace di essere veicolo di espressione e comunicazione.
A tal proposito, torno a citare Wikipedia e una definizione che ho già usato in una precedente occasione e che mi è molto cara: “L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza. Nella sua accezione odierna, l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni e messaggi soggettivi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione.”
Dunque, visto che la moda è una forma di creatività e di espressione estetica, visto che poggia su accorgimenti tecnici, visto che comporta abilità innate o acquisite derivanti dallo studio e dall’esperienza e visto che sa trasmettere emozioni, nessuno, mai, mi farà cambiare idea sul fatto che – in alcuni casi – possa essere una forma d’arte. Non cambierò idea fino a quando continueranno a esistere stilisti che fanno sì che io possa sostenere questa tesi.
Un esempio? Il duo CO|TE. Leggi tutto

Il talento trova casa con webelieveinstyle.maison

Ci sono persone che occupano un ruolo importante nella nostra vita e che sono capaci di influenzarci e di esercitare un forte ascendente: è bellissimo quando tutto ciò è in positivo, quando ci porta a non fermarci mai e a migliorarci, sempre.

Stefano Guerrini è per me una di queste persone: è un amico, è stato un mio docente e continua a essere un grande modello, dal punto di vista umano e professionale.

Dovete sapere che, prima ancora di conoscere il suo nome, sono rimasta colpita da lui: lo vedevo alle sfilate ed ero attratta dall’aria di autorevolezza che emanava. Un giorno, ho avuto una grande sorpresa: l’ho ritrovato in IED, la scuola di moda che stavo frequentando. Non solo, ho scoperto che lui sarebbe stato uno dei miei docenti.

Il mondo è straordinariamente piccolo e spesso cose, fatti, persone e momenti si incastrano alla perfezione: ben presto ho scoperto che quella sensazione di autorevolezza che Stefano mi ispirava era più che fondata. Attenzione, ho scelto l’aggettivo accuratamente: Stefano è autorevole ma non autoritario e c’è una bella differenza.

Fare lezione con lui è un’esperienza straordinaria, perché è vulcanico ed entusiasta: la sua cultura e la sua memoria sono enciclopediche e sono pari solo alla sua passione. Leggi tutto

Milano Fashion Week: CO|TE FW 2015-16

Mi sembra sia passato un secolo dal mio primo incontro con CO|TE, il brand fondato da Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari.

Il merito fu di Stefano Guerrini, mio mentore, maestro e amico: ricordo ancora che mi disse “devo parlarti di un marchio che so ti piacerà moltissimo” e fu così che pubblicammo sul suo magazine WeBelieveinStyle un articolo su alcuni zaini inseriti dai due stilisti nella collezione di quella stagione.

Rileggendo ora quel pezzo datato settembre 2012, mi viene un brivido di emozione, soprattutto per le mie parole di chiusura.

“Di sicuro Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari sono lontani anni luce da un’idea di facile consumismo. Entrambi diplomati all’Istituto Marangoni di Milano, hanno fondato insieme il marchio CO|TE pensando ad una donna curiosa, che non ha paura di sperimentare e che non vuole essere ordinaria. Il corpo femminile è il pensiero centrale e viene valorizzato senza mai essere volgare. Questa centralità priva di esibizionismo è un punto di partenza prezioso e sarà senza dubbio un concetto vincente.”

Ecco perché mi sembra che sia passato un secolo da allora, in particolare per le parole “sarà senza dubbio un concetto vincente”: oggi CO|TE è a pieno titolo un brand che si contraddistingue per il design raffinato e contemporaneo, con capi interamente prodotti in Italia all’insegna della migliore tradizione, apprezzati dalla stampa italiana e internazionale. Il marchio si sta facendo strada nel mondo della moda a passi decisi, tanto che è venduto nei concept store più all’avanguardia. Leggi tutto

Vi prego, non ditemi «ah, ti occupi di moda» (con sorrisetto ironico)

Amo la moda: penso che questo sia chiaro.

Quando parlo di moda mi riferisco a ciò che per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio: un universo sfaccettato nel quale sto cercando di trovare il mio posto, portando avanti ciò in cui credo.

No a conformismo e omologazione. a interpretazione e gusto personale.

No alla confusione tra moda e shopping. a curiosità e occhi aperti sul mondo.

Cerco di costruire le mie occupazioni di fashion editor e blogger su queste basi, aprendomi a stimoli nuovi ogni giorno e la sfida mi piace. Eppure c’è una nota stonata, qualcosa che mi disturba, ovvero il sorrisetto ironico che si disegna sul viso di alcune persone quando dico ciò che faccio e quella frasetta che segue – puntualmente: «ah, ti occupi di moda».

Badate, ho scritto alcune persone – e lo sottolineo. Leggi tutto

Milano Moda Donna, un amarcord quasi privato

Chi ha letto gli ultimi post si sarà fatto l’idea che in questi giorni io sia un pochino malinconica, con un occhio rivolto al passato: non lo nego. Di solito, non sono una persona che ama cullarsi in ciò che è stato e tanto meno lo rimpiango, mi piace guardare avanti: eppure, due volte l’anno, mi prende questa strana malinconia, in occasione del mio compleanno e verso la fine dell’anno. Due momenti a poca distanza l’uno dall’altro, visto che il mio compleanno è il 26 novembre (qui il post). L’esatto contrario di ciò che mi succede in settembre, quando invece mi sento frizzante per l’anno lavorativo che ricomincia dopo la pausa estiva.

E – guarda caso – settembre è anche il mese di uno dei due appuntamenti annuali di Milano Moda Donna: in attesa del 19 febbraio, data in cui tutto ricomincerà, ho deciso di pubblicare un album di ricordi della scorsa edizione. In questi mesi, ho pian piano pubblicato i racconti delle sfilate e delle presentazioni che ho vissuto in prima persona: ora è il momento di un collage di momenti e ricordi quasi privati. Leggi tutto

Maurizio Andreuccetti: il mondo illustrato di un creativo a 360°

Più passa il tempo più mi convinco che nulla accada per caso. Non so se abbiate letto il mio pezzo su Sergio Daricello: fatto sta che Sergio, mio amico oltre che stilista di grande classe, ha conosciuto Maurizio Andreuccetti, illustratore e molto altro ancora, e la conoscenza si è poi estesa a me. Ci sono stati vari scambi e una lunga chiacchierata telefonica e così… eccomi qui a parlare di Maurizio.

Dovete sapere che tra le cose che più mi affascinano nell’ambito della moda ci sono le illustrazioni: adoro vedere la moda interpretata attraverso gli occhi e l’animo di un illustratore. È come aggiungere arte all’arte. Rimango rapita nell’osservare le illustrazioni, mi bevo ogni loro minimo particolare, mi piace scoprirle lentamente. Trovo che sia una forma di creazione simile a quella dello stilista stesso quando dà vita ai suoi bozzetti.

Chiudere Maurizio Andreuccetti in una definizione è praticamente impossibile, in quanto lui è una meravigliosa conferma di come e quanto i migliori talenti nella moda siano persone sfaccettate e poliedriche. Penso di poter affermare che è un fashion designer, un illustratore, uno stylist. Di sé stesso dice: “sono curioso, creativo, non convenzionale, eclettico e attratto da ogni forma di cultura visiva”. Figlio di artisti, è sempre stato attratto dal disegno e nel 1990, quando ha solo 14 anni, vive un incontro che diventa un po’ la chiave di tutto: Gianni Versace lo accoglie nel suo showroom di Milano (“con un sorriso memorabile”, dice Maurizio) e lo fa assistere a un fitting sulla super top model Linda Evangelista. Leggi tutto

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