Il rosso? Lo amo e lo porto perché supera le mode e dà energia!

Quando mi chiedono quale sia il mio colore preferito sono sempre un po’ in imbarazzo.

Perché? Perché la risposta è piuttosto articolata.

Prima cosa, vado a estro (o follia…) del momento: succede che, per intere settimane, io non riesca a liberarmi del nero, mentre capitano periodi in cui vesto in maniera piuttosto colorata. Passo da un estremo all’altro, insomma, come mi capita spesso e in diversi ambiti: mai mezze misure, io!

C’è da dire che, anche quando sono nel periodo total black, in genere riservo comunque al colore qualche piccolo spazio o almeno un accenno, per esempio attraverso qualche accessorio.

Sono dunque una persona che ama il colore in generale e che non può farne a meno, sia anche solo a piccole dosi.

E tra i colori non ne ho uno preferito in particolare: mi è capitato di scegliere capi e accessori azzurri, verdi, gialli, arancioni. Amo perfino il viola (tanto!), tinta disdegnata da molti: non sono minimamente superstiziosa.

Se devo invece indicare un colore che non mi è particolarmente gradito, devo ammettere che negli ultimi anni faccio molta fatica a portare il marrone: è strano, anni fa mi piaceva e lo indossavo, spesso e volentieri. Leggi tutto

Il mio compleanno e la bellezza della gratitudine

E sono quattro.

Che cosa?

Con oggi, 26 novembre 2016, sono quattro i miei compleanni festeggiati attraverso A glittering woman, questo spazio web al quale tengo molto e che curo con grande passione, come se fosse una tenera piantina da fare crescere giorno dopo giorno.

Quindi, per prima cosa… tanti auguri a me 🙂 😆 🙂 😆

Sapete, riguardando i post degli anni passati, ho notato come ogni compleanno sia stato caratterizzato da un tema di fondo, da una sorta di leitmotiv.

Il primo anno è stato quello della gioia mista però a una vena di malinconia (lo stesso giorno è successo un fatto che mi ha rovinato la giornata); il secondo è stato invece l’anno della sindrome da pallina da flipper (quella che prende quando ci si sente un po’ sballottati come avviene, appunto, a una pallina intrappolata nel celebre gioco).

Il terzo, lo scorso, quello del 2015, è stato l’anno della teoria del kintsugi. Detta anche kintsukuroi, significa letteralmente riparare con l’oro ed è una pratica giapponese che consiste nel sistemare oggetti rotti attraverso l’uso di materiali preziosi: contiene – naturalmente – un messaggio intrinseco, ovvero che la vita consta non soltanto d’integrità, ma anche di rottura e che tale rottura va accolta come qualcosa che aggiunge bellezza.

Questo, invece, è solo e semplicemente l’anno della gratitudine. Leggi tutto

Tutti in strada in via Caprera: ecco com’è andata

Lo scorso giugno, qui nel blog, avevo parlato di una bella manifestazione che si svolge a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, e che si chiama Tutti in strada in via Caprera.

Via Caprera è una strada della città e, una volta, ogni suo edificio ospitava un’attività economica: alla mattina, artigiani e commercianti scendevano le scale di casa e aprivano bottega. Si contavano ben otto sarti, tre calzolai, uno zoccolaio, molti falegnami e poi venditori di vino, osterie e tutte le attività che potevano servire alla vita di una comunità.

La via fungeva da crocevia tra le borgate e ancora oggi è sede di una vivace comunità che sta riscoprendo il piacere di vivere la strada: tra le varie iniziative esistenti ne figura una che mette al centro arte, storie, mestieri di una volta, giochi, intrattenimento per grandi e piccini. Dal 2013, ogni estate per un weekend, via Caprera diventa un grande laboratorio di idee e fantasia: ecco spiegata in poche parole la manifestazione.

E così, Tutti in strada in via Caprera riesce a favorire nuove amicizie, consolidare le antiche, dare nuovi stimoli a commercianti e artigiani che hanno scelto questa via per la loro attività; non solo, la manifestazione propone bellezza attraverso il concorso Abiti_Amo e promuove socializzazione e solidarietà grazie a Porta l’Arte, iniziativa che culmina in un’asta benefica.

Il tema lanciato dal comitato organizzativo per l’edizione 2016 di Abiti_Amo era, a mio avviso, molto stuzzicante: il concorso è dedicato ai creativi della moda e i partecipanti sono stati invitati a scatenare la loro fantasia attorno a “Tutto ciò che sta sulla testa”.

In un primo momento, si era pensato a due sezioni nettamente distinte: la prima, chiamata “Eccentrici ma portabili”, per cappelli artistici o che fossero comunque una dimostrazione eccentrica di creatività; la seconda, chiamata “Da manuale ma con brio”, per cappelli dalle forme classiche e dalle lavorazioni tradizionali, all’insegna della modisteria, della sartorialità e anche del comfort.

Visto che da sempre supporto il talento, ho parlato con gioia di Abiti_amo dedicando un post con il quale ho condiviso il bando di concorso: mi sembrava importante presentare un’occasione davvero perfetta per chi avesse la voglia e il coraggio di cimentarsi, stilisti, creatori di cappelli, studenti di moda e – più in generale – tutti coloro che possiedono estro, fantasia, arte, capacità, tecnica e… un briciolo di faccia tosta, naturalmente.

Non vi dico la gioia che ho provato quando sono stata invitata a fare parte della giuria che avrebbe valutato le opere arrivate e così è iniziata la mia avventura a Vittorio Veneto, tra l’altro in uno splendido week-end illuminato dal sole e allietato da una temperatura perfetta. Leggi tutto

Ceramiche Tasca, incontrare le Teste di Moro a Vittorio Veneto

Oggi desidero narrarvi una di quelle storie che iniziano con la classica formula “C’era una volta”.
Si tratta di un mito appartenente alla tradizione di una regione meravigliosa, la Sicilia.
La Sicilia ha subito molte dominazioni, dai Greci ai Romani, dai Mori ai Normanni, dagli Angioini agli Spagnoli passando per i Borboni: ognuno di questi popoli ha lasciato tracce nei costumi dell’isola.
La storia della quale desidero parlarvi è relativa al periodo della dominazione dei Mori: essi instaurarono un Emirato che durò 264 anni, dall’anno 827 con lo sbarco di Mazara del Vallo fino all’anno 1091 con la caduta di Noto.
La leggenda è ambientata a Palermo (Balarm in arabo), designata capitale in quanto residenza dell’Emiro: siamo sul finire del periodo della dominazione e ci troviamo in quello che è oggi il quartiere Kalsa (nome che deriva sempre dall’arabo, da al Khalisa che significa la pura o l’eletta).
Lì viveva una bellissima fanciulla “dalla pelle rosea paragonabile ai fiori di pesco al culmine della fioritura e un bel paio di occhi che sembravano rispecchiare il bellissimo golfo di Palermo”: la ragazza trascorreva le giornate occupandosi delle piante del suo balcone fino a quando, un giorno, si trovò a passare da quelle parti un giovane Moro che, non appena la vide, subito se ne invaghì e decise di averla a tutti i costi.
Senza timore né indugio, l’uomo entrò in casa della ragazza e le dichiarò il suo amore: lei, colpita da tanto ardore, ricambiò il sentimento.
Ma ben presto, purtroppo, la sua felicità svanì: venne infatti a conoscenza del fatto che il suo amato l’avrebbe presto lasciata per ritornare in Oriente dove l’attendeva una moglie con un paio di marmocchi (tutto il mondo è paese e certe storie si ripetono all’infinito dalla notte dei tempi).
Fu così che la fanciulla attese il calare delle tenebre: non appena il Moro cadde addormentato, lei lo uccise tagliandogli la testa.
Cosa fece della testa? Ne ricavò un vaso nel quale piantò del basilico e mise il tutto in bella mostra sul balcone: in questo modo, non potendo più andar via, l’incauto Moro rimase per sempre con lei.
Il basilico crebbe rigoglioso e destò l’invidia di tutti gli abitanti del quartiere che, per non essere da meno, si fecero costruire appositamente dei vasi di terracotta a forma di Testa di Moro.
Ancora oggi, sui balconi siciliani, si possono ammirare vasi a forma di Teste di Moro (o Teste di Turco): di pregevole fattura, sono in ceramica dipinta a mano e raffigurano il volto di un uomo accompagnato da quello di una giovane donna.
Cosa insegna la storia che vi ho raccontato? Agli uomini insegna a non scherzare con i sentimenti di una donna innamorata (soprattutto se siciliana) e a non tradire (per quanto i fedifraghi appartengano in egual misura all’uno e all’altro sesso, sia ben chiaro); a noi donne insegna invece a non accontentarci degli uomini delle altre e a sceglierne uno per il quale diventare l’unico amore.
La mia famiglia ha origini siciliane (mio papà, tra l’altro, è originario proprio di Noto, città che ho citato in principio) e dunque conoscevo la storia del Moro (per sommi capi) fin da piccina: eppure, dovevo andare fino a Vittorio Veneto (bella città in provincia di Treviso e dunque dall’altra parte della nostra splendida Italia) per approfondire la leggenda e per portarmi a casa due autentiche Teste di Moro nonché degli splendidi orecchini – li vedete qui sopra – anch’essi ispirati alla leggenda.
Direte voi, giustamente: spiegaci cosa c’azzecca Vittorio Veneto con la Sicilia. E come faccio a definire autentici i miei acquisti?
Prima di tutto, mi trovavo a Vittorio Veneto per la bellissima manifestazione Tutti in Strada in via Caprera della quale ho già parlato (e della quale parlerò ancora); tra gli incontri che ho fatto lì, c’è stato anche quello con la famiglia Pulvirenti, proprietaria di un’azienda di ceramiche artistiche situata a Caltagirone.
Caltagirone è un comune del catanese: ricco di chiese, pregevoli palazzi e ville settecentesche, il suo centro storico è stato insignito nel 2002 del titolo di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO. La città è famosa per la produzione della ceramica, attività sviluppatasi nei secoli a partire dai tempi degli antichi Greci.
Ceramiche Artistiche Tasca è uno dei laboratori artigianali che si trovano in città e può contare sulla trentennale esperienza del Maestro d’Arte Nunzio Pulvirenti, ceramista, pittore e restauratore: quest’estate, i Pulvirenti saranno presenti con un atelier proprio a Vittorio Veneto. Una sorta di gemellaggio, insomma.
Il laboratorio Tasca gode del riconoscimento ufficiale del comune di Caltagirone ed espone in varie fiere nazionali e internazionali: offre prodotti rigorosamente fatti a mano, dai pavimenti con splendide riproduzioni di decori secolari ai tavoli in pietra lavica (basalto dell’Etna ceramizzato).
E, naturalmente, produce meravigliosi vasi in ceramica, incluse le Teste di Moro declinate anche in piccoli monili completati da pietre dure: oltre alle testine, compaiono le ruote di carretto e le pale di fico d’India, altri simboli caratteristici siciliani. In aggiunta agli orecchini, ci sono le collane, sautoir in pietra dura dove le ruote diventano il pendente.
Il bello è che il laboratorio dei Pulvirenti riesce a coniugare passione, produzione di grande valore estetico e di notevole qualità nonché prezzi assolutamente ragionevoli e onesti (anche grazie alla vendita diretta). Ecco perché mi sono innamorata delle loro creazioni fino a decidere di portarle qui nel blog oltre che a casa: penso che ci siano incontri che sembrano apparentemente determinati dal caso o dalla fortuna ma forse, in realtà, sono voluti dal destino. O – come direbbe qualcuno – è la legge dell’attrazione a favorirli?
A questo punto, se volete anche voi le Teste di Moro firmate Tasca / Pulvirenti, avete ben quattro diverse possibilità: andare a Vittorio Veneto (via Caprera); andare a Caltagirone (via Scuola Agraria 27); scrivere all’indirizzo e-mail ceramichetasca@tiscali.it; contattare il numero 366 4454506 oppure 093 35 14 56 e chiedere di Maria.
Ditele pure che vi mando io: questo invito fa un po’ stereotipo Sicilia bedda, me ne rendo conto (e io detesto gli stereotipi), ma visto che parliamo di bellezza, arte e cultura… perdonatemi, per questa volta 😆

Manu

P.S.: Nel frattempo… qui trovate il giovane e talentuoso Dario Pulvirenti di Ceramiche Tasca intento a dare una piccola dimostrazione per la gioia di grandi e piccini. Succedeva a Vittorio Veneto lo scorso 17 luglio.

Tutti in strada in via Caprera e… non dimenticate il cappello!

Più passano gli anni e più mi convinco che essere nata in Italia sia una fortuna.

Mentalmente e moralmente, sono una cittadina del mondo: mi sento a casa in molti luoghi e amo immensamente viaggiare e scoprire, tuttavia credo che proprio questo amore nonché la capacità di cogliere e apprezzare il bello siano cresciuti in me grazie al fatto di essere nata nel Bel Paese. Credo che avere natali italiani sia un valore aggiunto che si porta con sé per tutta la vita e del quale occorre essere grati.

È vero, il nostro Paese ha infiniti problemi, ma è anche ricco di una storia e di una cultura che, se solo sapessimo valorizzarle nel modo giusto, potrebbero essere la chiave per risolvere qualsiasi questione. Lo Stivale è pieno, da Nord a Sud e viceversa, di centinaia di luoghi dove si celebra e si onora la nostra preziosa eredità culturale attraverso eventi e iniziative che uniscono antico e nuovo.

Oggi desidero parlarvi di un luogo che ha trovato proprio nella divulgazione di cultura, arte e bellezza la strada per prolungare un passato glorioso: si tratta di una città che si trova in provincia di Treviso e il cui nome è Vittorio Veneto.

Vittorio Veneto è il luogo in cui si è svolto un episodio storico decisamente importante per tutta la nazione e non solo: vi si combatté infatti l’omonima battaglia durante la Prima Guerra Mondiale, tra il 24 ottobre e il 4 novembre 1918. La vittoria dell’esercito italiano su quello austro-ungarico ebbe come conseguenza la resa austriaca e la fine della guerra.

Da allora sono passati quasi 100 anni e ora Vittorio Veneto si fa conoscere per altre cose, per esempio per una bella manifestazione che si chiama Tutti in strada in via Caprera.

Avrete già immaginato che via Caprera è una strada della città: come racconta un signore di nome Gino, memoria storica del quartiere, una volta ogni edificio della via ospitava un’attività economica. Alla mattina, artigiani e commercianti scendevano le scale di casa e aprivano bottega: si contavano otto sarti, tre calzolai, uno zoccolaio, molti falegnami e poi venditori di vino, osterie e tutte le attività che potevano servire alla vita di una comunità.

La via fungeva da crocevia tra le borgate e ancora oggi è sede di una vivace comunità che sta riscoprendo il piacere di vivere la strada: tra le varie iniziative esistenti ne figura una che mette al centro arte, storie, mestieri di una volta, giochi, intrattenimento per grandi e piccini. Dal 2013, ogni estate per un weekend, via Caprera diventa un grande laboratorio di idee e fantasia, dove le osterie offrono il miglior ristoro per accompagnare i visitatori alla riscoperta di un antico quartiere: ecco spiegata in poche parole la manifestazione.

E così, Tutti in strada in via Caprera ha favorito nuove amicizie, ha consolidato le antiche, ha dato nuovi stimoli a osti, commercianti e artigiani che hanno scelto questa via per la loro attività: non solo, la manifestazione propone bellezza attraverso il concorso Abiti_Amo e promuove socializzazione e solidarietà grazie a Porta L’Arte, iniziativa che culmina in un’asta benefica. Leggi tutto

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