Situationist FW 17-18 e il vento di novità che viene dalla Georgia

Al termine di ogni edizione di Milano Moda Donna, ho in genere due diverse e quasi contrapposte reazioni.

Da un lato, sento il bisogno di creare una distanza allo scopo di riuscire a godere di un punto di vista complessivo, di un panorama completo.

È un po’ come se si guardasse un quadro o un arazzo: da vicino si possono vedere bene i dettagli, ma è solo allontanandosi un po’ che si può godere dell’opera nel suo insieme e comprenderne tutta la portata.

Qualcuno si scandalizzerà, forse, per il paragone con un’opera d’arte, ma in realtà il mio non vuole essere un paragone blasfemo: è esattamente il sentimento che provo dopo una settimana che si trasforma in un’overdose di stimoli. Sento il bisogno di regalarmi tempo e distanza per comprendere bene ciò che ho visto e per scegliere quelle che per me sono le collezioni davvero interessanti.

Subito dopo, però, nasce la seconda esigenza: dopo essermi regalata un po’ di tempo per la mia analisi, sento di non poter aspettare oltre e provo il desiderio di condividere ciò che ho amato con voi che mi fate il dono di frequentare questo spazio. Senza aspettare il prossimo autunno, in questo caso.

E così, oggi desidero parlarvi di Situationist, stilista georgiano che lo scorso febbraio ha catturato la mia attenzione per molti buoni motivi. Leggi tutto

Alberto Zambelli FW 16 – 17, la moda tra Klimt e The Danish Girl

Oggi è uno di quei giorni in cui ho particolarmente bisogno di credere nella bellezza e di credere che essa salverà il mondo; è uno di quei giorni in cui ho bisogno di rifugiarmi nella gioia rappresentata dalla presenza di un talento certo.

Non vi tedierò raccontando perché tali bisogni siano tanto impellenti, ma vi racconterò come e dove ho trovato il rifugio al quale anelavo: nella collezione Alberto Zambelli FW 16 – 17.

Quella di Alberto è una presenza costante qui in casa A glittering woman in quanto è una persona e un professionista che stimo molto e che dunque amo seguire, stagione dopo stagione: lo scorso febbraio, lo stilista ha catturato ancora una volta la mia attenzione presentando la collezione dedicata all’inverno attualmente in corso.

Oggi vi parlo proprio di ciò che ho visto partecipando alla sfilata del 28 febbraio 2016 con i capi che ho poi potuto toccare e osservare da vicino in occasione della presentazione fatta nei giorni seguenti al White, il salone milanese della moda contemporanea.

L’ispirazione di Alberto viene stavolta dalle figure di Maria Viktoria Altmann e di Lili Elbe (pseudonimo di Einar Mogens Andreas Wegener), due persone dalla vita assai avventurosa e particolare nonché protagoniste di due film, Woman in Gold e The Danish Girl. Leggi tutto

Giulia Boccafogli, quando dedizione e umiltà accompagnano il talento

Più vado avanti nel mio percorso e più mi convinco circa la necessità di dare spazio a cose belle e virtuose.
A progetti belli e virtuosi.
A persone belle e virtuose. Belle in senso molto ampio, dentro e fuori.

Sento che è necessario e anche giusto in quanto tutto ciò riesce a regalarmi emozioni forti.
E l’emozione è ancora più grande, dilagante, direi, quando a essere bella e virtuosa è una persona che seguo con affetto e stima da anni.

Sì, seguo lei e il suo lavoro da parecchio: mi riferisco a Giulia Boccafogli, designer talentuosa di gioielli contemporanei di ricerca, realizzati artigianalmente utilizzando pellami italiani di recupero.

Giulia progetta, disegna e realizza personalmente le sue collezioni: lavora con passione e dedizione, operando una continua ricerca e portando avanti le principali caratteristiche (originalità, qualità, manualità, conoscenza, competenza) intrinseche nel vero Made In Italy.

Il suo lavoro si concentra sulla pelle, materiale versatile, e lei ne esplora e ne sfrutta l’aspetto materico.
Utilizza pellami di recupero, selezionati accuratamente: rigenera il materiale che, in questo modo, gode di una seconda vita. Leggi tutto

Giulia Barela e i gioielli che ci portano in fondo al mare

Il mio primo incontro con Giulia Barela risale a due anni fa.

Mi trovavo a Vicenza e camminavo tra gli stand della manifestazione Origin Passion and Beliefs: fui magneticamente attratta dai suoi gioielli sospesi tra natura, arte e architettura. Queste tre passioni si intrecciano continuamente e costantemente nell’universo di Giulia che vive e lavora a Roma, città simbolo di bellezza universale ed eterna.

Ci siamo poi riviste in più di un’occasione al White, il salone milanese: pur avendo fatto varie chiacchierate e pur avendo fotografato diverse volte i suoi pezzi, fino a oggi non avevo avuto la possibilità di dedicarle un post (benedetto tempo che non mi basta mai). Oggi, finalmente, scrivo di lei con grande piacere.

Permettetemi di iniziare raccontando qualcosa a proposito del suo percorso che risulta significativo per comprendere il suo lavoro e le sue creazioni.

Giulia Barela è infatti approdata al mondo della gioielleria attraverso esperienze assai diverse tra loro: una laurea in giurisprudenza, un’intensa formazione tra Roma e Londra e, in seguito, un lavoro di prestigio nell’ambito delle relazioni internazionali.

Successivamente, è nata in lei la consapevolezza di volere realizzare un progetto molto più personale, partendo da una grande passione che fa da sempre parte della sua vita, ovvero i gioielli posseduti e indossati dalle tante donne della sua grande famiglia. Grazie a un innato talento, Giulia ha iniziato a disegnare monili e a farli realizzare: poi, il disegno non le è più bastato e ha deciso di imparare la tecnica della fusione a cera persa. Leggi tutto

Alberto Zambelli SS 16 e l’Africa di Seydou Keïta

Qualche settimana fa, una persona mi ha fatto un’osservazione: parlando di una mia intervista ad Alberto Zambelli, mi ha fatto notare che lo stilista “è uno sconosciuto per il grande pubblico”.

Sarà. Forse è vero, forse no.

Comunque, ho sorriso – e sorrido – perché resta il fatto che, in ogni caso, questo risulta essere un modo piuttosto limitato e ristretto di vedere la faccenda che è molto più ampia e sfaccettata.

Primo: ho molta stima del “grande pubblico” e credo molto nelle persone in generale. Credo nel mio prossimo e in coloro i quali mi fanno il dono di leggere ciò che scrivo. Credo nella loro – nella vostra! – curiosità e voglia di conoscere. Cosa dite, sbaglio? Faccio male?

Secondo: penso che da un professionista o da un cosiddetto insider, ovvero da uno che sta dentro un certo ambiente, occorra aspettarsi (e pretendere) che presenti delle autentiche novità alle quali chi fa altro nella vita non ha modo o tempo di arrivare. Faccio un esempio pratico: se vado dal dentista, pretendo che sia in grado di presentarmi l’avanguardia e le tecniche più nuove ed efficaci, quelle che io non conosco ma che a lui devono essere note. Idem per la moda: se io fossi nel lettore da “grande pubblico”, da un editor o da un blogger pretenderei autentiche chicche e primizie da ricercatore.

Terzo: a me non è mai piaciuto vincere facile perché conquistare una vetta considerata ostica mi dà maggior soddisfazione che camminare su una frequentatissima pianura già largamente battuta. Non ho mai scelto la via più comoda, nemmeno quando ho potuto.

Aggiungete che sono ostinata al limite della cocciutaggine: difendo le mie opinioni con forza e perseveranza. Mi metto in discussione, sì, ma cerco, alla fine, di ragionare e scegliere sempre e comunque con la mia testa.

E, infine, amo la bellezza e il coraggio.

Mettete insieme il tutto e otterrete ciò che mi sono messa in testa: sono convinta che Alberto Zambelli e un manipolo di altri talentuosi stilisti sappiano portare avanti la bellezza dimostrando di avere il coraggio delle proprie idee.

Dunque, vale la pena di sostenerli e supportarli. Dunque, insisto e torno di nuovo a parlare di lui, di Alberto, scegliendo ancora una volta la strada meno facile, scontata e battuta. Leggi tutto

Cartoline da Milano al tempo di Instagram / PARTE 3

A volte ritornano: capita con le persone, coi ricordi… e anche coi post. Come in questo caso.

Per la prima e la seconda puntata di questo post, occorre tornare rispettivamente al 30 luglio e al 24 dicembre 2013. È passato tanto tempo, dunque.

Tutto era scaturito da una riflessione: da ragazzina, soprattutto quando andavo alle medie, partivo per le vacanze estive con una lunga lista di indirizzi, lista che serviva a ricordarmi a chi dovessi mandare le cartoline. Guai a non mandarle e guai a non riceverle, era una sorta di rito.

A mio avviso, oggi è Instagram a svolgere in modo virtuale parte della funzione che le cartoline svolgevano allora fisicamente. Pensateci: Instagram non serve forse a condividere, attraverso immagini e fotografie, ciò che ci piace, ciò che facciamo e i posti in cui andiamo? Le stesse cose che facevamo con le cartoline.

È identica perfino la gara: allora vinceva chi raccoglieva più cartoline, attestandosi un po’ come il leader del gruppo, proprio come oggi accade coi like. Leggi tutto

100 happy days: parte 3, ho vinto la sfida con me stessa

Ultimamente ho spesso in mente un vecchio adagio che dice “un dolore condiviso è dimezzato, mentre la felicità condivisa è raddoppiata”.

Più passa il tempo e più mi accorgo che è proprio così, come in una sorta di osmosi. Anche per questo mi è piaciuto partecipare al gioco 100 happy days, perché mi sono resa conto che aver condiviso i miei momenti felici ha fatto bene a me e talvolta perfino anche ad altre persone.

Alla fine ce l’ho fatta, sono arrivata al mio centesimo giorno felice: in cosa consiste il gioco-sfida? Nel trovare in ogni giorno un momento che ci abbia resi felici, rappresentandolo attraverso una foto da condividere sui social network.

Sapete, 100 happy days non mi ha affatto delusa in quanto l’ho affrontato – credo – con le aspettative giuste: non credevo, infatti, che mi avrebbe cambiato la vita, mi aspettavo solo un buon esercizio. Così è stato: come ho già scritto in precedenza, se facciamo attività fisica per rendere il nostro corpo più tonico e scattante, perché non fare altrettanto col buonumore e l’ottimismo, perché non allenare anche loro?

Oggi sono ancora più convinta che sia cosa utile e credo che il giochetto mi abbia insegnato alcune cose utili: essere più comprensiva con me stessa, darmi tregua, perdonarmi un po’ di più, tormentarmi di meno, non imputarmi sempre tutte le colpe, tirare il fiato. Leggi tutto

I colori del White, dal Giappone alle foto di Mustafa Sabbagh

Ci sono infinite sfumature di colore nel bianco del White Milano, il trade show delle novità, del talento e della moda contemporanea.

Queste sfumature non finiscono di sorprendermi, edizione dopo edizione, regalandomi piccole perle e momenti speciali.

Si è appena conclusa l’edizione di gennaio 2014: ecco cosa mi è rimasto negli occhi e nel cuore, dal Giappone creativo di JP Home alla moda cosmopolita e senza confini di Julian Zigerli, dall’eleganza di Cesare Cunaccia alle foto intriganti di Mustafa Sabbagh. Leggi tutto

I’m dreaming of… a new WHITE edition!!!

Le vacanze sono finite e siamo tornati alle nostre abituali occupazioni: alcuni sono contenti, altri un po’ meno. Io faccio parte dei primi, sono curiosa di scoprire cosa ci riserverà il nuovo anno e trovo che, dopo un po’, le vacanze mi facciano male: mi fanno perdere il ritmo. Le festività mi scombussolano, mi sembra di vivere in una sorta di bolla che rende tutto ovattato. Tra l’altro, la moda è in grande fermento: a Firenze è in corso il Pitti mentre il capoluogo lombardo si prepara ad accogliere due manifestazioni importanti, Milano Moda Uomo e il salone White. Dunque, archiviate le canzoncine natalizie in stile I’m dreaming of a White Christmas, ho deciso di coniare un nuovo jingle: I’m dreaming of a new White edition!

White Milano è una miniera per chi è alla ricerca di materiale nuovo. L’edizione di settembre 2013 ha avuto numeri piuttosto impressionanti: 440 espositori, oltre 12.000 compratori e 17.000 visitatori, con oltre un migliaio di addetti stampa provenienti da ogni paese. White ha dunque rafforzato la sua posizione tra i saloni più importanti del settore moda. Leggi tutto

La moda che verrà # 14: Ludovica Amati primavera / estate 2014

Sono un’istintiva e – purtroppo – non dissimulo nemmeno bene. Se una persona non mi piace, mi irrigidisco: si capisce e si vede subito – dal mio viso e dai miei occhi – e non è una buona cosa, almeno non sempre. Occorrerebbe un po’ più di diplomazia, lo so, anche perché non sono una ragazzina. Se al contrario scatta quella scintilla che mi fa innamorare, la persona in questione cattura immediatamente tutta la mia attenzione: questo è altrettanto visibile. Insomma, per me è difficile mascherare i miei veri sentimenti, anche quando si tratta di rapporti indiretti e non strettamente personali. Per la designer Ludovica Amati, ho provato un’immediata simpatia: ho percepito la sua emozione e la sua passione quando l’ho sentita parlare in occasione della conferenza stampa d’apertura del White (il mio articolo qui) e da quel momento sono stata assolutamente impaziente di assistere al suo fashion show.

Da più di dieci anni, White Milano è una delle fiere leader a livello internazionale nel campo della moda contemporanea: lo scorso settembre, ha riconfermato il proprio impegno a favore dei nuovi talenti del design italiano inserendo la sfilata di Ludovica Amati all’interno del calendario milanese del prêt-à-porter. L’evento, patrocinato dall’assessorato alla Moda e Design, ha rappresentato l’esordio sulle passerelle della giovane designer, entrata nell’orbita di White tramite la collaborazione con A.I. Artisanal Intelligence, fucina di creatività romana impegnata nel portare al salone milanese le nuove promesse dell’artigianato italiano. Leggi tutto

Meo Fusciuni e la poesia dell’aromatario

Oggi ho voglia di parlare di profumi, di ricordi, di memoria. Di cose buone. Voglio raccontarvi di Meo Fusciuni e del suo mondo.

Meo Fusciuni si occupa di profumeria artistica: l’idea del marchio nasce nel novembre del 2009 e non definisco Meo né naso né profumiere, perché lui si definisce “aromatario”. Mi avevano fatto il suo nome qualche mese fa: da allora ho iniziato a seguirlo su Facebook e poi ho avuto l’opportunità di ascoltare un suo intervento alla conferenza stampa del White a inizio settembre (qui il mio articolo).

È stato proprio in quell’occasione che l’ho sentito definirsi “aromatario”: siccome sono curiosa come una scimmia (ormai lo saprete), ho fatto un po’ di ricerche e ho scoperto che in Sicilia, nel ‘700, col quel termine si definivano gli speziali, ovvero coloro che usavano le piante a scopo medicinale. Meo è siciliano e dunque l’uso dell’espressione segna un recupero e un legame con la terra di origine.

Dopo quella conferenza stampa, colpita da diverse cose che aveva detto, è scattata in me la voglia incontenibile di conoscerlo di persona e di scoprire il suo mondo e così sono andata a trovarlo al suo stand al White: lì ho trovato lui e Federica Castellani, le due persone speciali dietro a questo piccolo brand. Sono loro personalmente a seguire tutto con amore e cura: Meo e Federica (che si occupa della progettazione della grafica e dell’immagine del marchio) mi hanno donato tantissimo e mi hanno aperto questo loro mondo.

Non mi hanno fatto provare i loro profumi: me li hanno fatti vivere e non solo al momento. Il profumo dei cartoncini tester mi ha inebriato nuovamente quando ho aperto la borsa a casa, a fine giornata; sono tuttora sulla mia scrivania e mi riempiono di ricordi appena metto piede in studio. Dopo un mese, riescono a raccontare una storia che sento anche in questo momento, mentre scrivo. Leggi tutto

White Milano: non solo moda e tanti talenti

Giovedì 12 settembre sono stata alla conferenza stampa di presentazione del White Milano che aprirà le porte domani. Non vi nascondo la mia emozione, sia per essere stata invitata a scoprire le novità insieme a tanti giornalisti sia per aver avuto l’opportunità di sentire raccontare il White direttamente dalle voci di Cristina Tajani, assessore alla Moda e Design, e di Massimiliano Bizzi, presidente e fondatore del famoso salone milanese. Teatro della conferenza stampa è stato Palazzo Marino.

Mi ero già occupata di White Milano qui sul blog in occasione dell’edizione di giugno (qui potete rileggere l’articolo): la nuova edizione vede la presenza di ben 440 espositori, 300 italiani e 140 esteri, e sono attesi oltre 15.000 visitatori. Nelle tre sedi di via Tortona (ai civici 27, 35 e 54) si concentrerà il risultato di una ricerca fatta esplorando il panorama della moda contemporanea internazionale: un appuntamento che mira a superare i confini della moda in senso stretto, disegnando nuovi legami con l’arte, il cibo, la fotografia, l’eyewear e il beauty. Leggi tutto

White Milano: al nastro di partenza il salone delle nuove opportunità

Come vola il tempo… Sembra ieri che vagavo sotto neve e pioggia durante la Fashion Week dello scorso febbraio e invece siamo qui, attanagliati dal primo caldo e con la testa piena di sogni di vacanza. Ma prima di pensare alle vacanze la strada è ancora lunga: per esempio c’è il White che avanza a grandi passi!

Il White Milano è considerato una delle maggiori vetrine internazionali della moda contemporanea, nonché un punto di riferimento per un’intera generazione di stilisti, designer e artisti che trovano un trampolino di partenza nel salone che si svolge in via Tortona. Dal 22 al 24 giugno, White parte riprendendo la formula già proposta con un’offerta dedicata all’uomo e alle anticipazioni delle collezioni donna per la primavera / estate 2014. Gli organizzatori annunciano un ricco programma di eventi dentro e fuori salone. Leggi tutto

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