A glittering calendar: mostre ed eventi che illuminano testa e cuore

 

Partiamo da un principio: noi della redazione crediamo molto nella condivisione. E, soprattutto, crediamo nell’importanza di condividere idee e cose che siano belle e costruttive. Proprio partendo da tale principio, è nata la rubrica in cui siete appena entrati. E che abbiamo deciso di intitolare A glittering calendar.

Di cosa si tratta? Che cos’è?

A glittering calendar ha lo scopo di dare notizia di mostre ed eventi che reputiamo interessanti. Glittering, insomma, secondo la logica che appartiene a tutto il sito: ciò che brilla e scintilla, ciò che riesce a illuminare testa e cuore.

C’è un focus specifico su moda e comunicazione, due dei nostri principali ambiti di attività. Ci sono mondi attigui tra cui fotografia, pubblicità, cinema, fumetto. Non manca l’attenzione verso le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e verso varie tematiche di carattere sociale e ambientale.

Le sezioni sono separate. La prima è dedicata alle mostre e la seconda agli eventi come per esempio festival, conferenze, incontri, visite guidate, rassegne. In entrambe le sezioni, la presentazione segue un criterio cronologico: mostre ed eventi sono presentati in ordine secondo ultima data di apertura.

Il tutto è senza limiti geografici ovvero ovunque, in Italia e nel mondo. I luoghi sono menzionati in rosso in modo tale da risultare più visibili e favorire quindi la consultazione.

La rubrica viene costantemente aggiornata e quindi troverete continue novità.

Cogliamo l’occasione per fare alcune segnalazioni.

Questo elenco non pretende, naturalmente, di essere esaustivo circa tutte le mostre e tutti gli eventi che esistono. È una nostra selezione operata secondo i criteri che abbiamo illustrato.

Aggiungiamo che qui nel sito esiste l’etichetta (tag) Musei d’impresa dedicata a quegli spazi espositivi pensati e voluti dalle aziende per condividere il proprio sapere e le proprie competenze. Tra i musei di cui ci siamo occupati, ce ne sono diversi dedicati a moda, gioielli e altri ambiti vicini.

Sempre nell’ottica dell’amore per la condivisione, ci fa piacere ricordare una iniziativa del Ministero della Cultura. Si chiama #domenicalmuseo e consente l’ingresso gratuito, la prima domenica di ogni mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. Approfittiamo di questa preziosa opportunità!

Desideriamo anche rivolgerci a tutte quelle persone che hanno un amico a quattro zampe e che vorrebbero visitare una mostra ma non vogliono (giustamente!) lasciare solo il proprio pelosetto. Abbiamo scoperto che esiste un servizio di dog sitting con un incaricato che prende in custodia il nostro amico davanti al museo e lo intrattiene mentre appunto siamo occupati nella visita. Lasciamo volentieri il link del sito (qui) dove si può fare una ricerca per città, museo o mostra, giorno/orario di interesse.

Sappiate, infine, che accogliamo e valutiamo volentieri notizie di ulteriori mostre ed eventi. Potete scrivere alla nostra Emanuela Pirré, responsabile dei contenuti editoriali, usando l’indirizzo emanuela@aglitteringwoman.com e inviando tutti i dettagli.

Nota generale: non inseriamo manifestazioni di natura esclusivamente commerciale in quanto non corrispondono allo spirito di A glittering calendar. Non abbiamo nulla contro mercati e simili, anzi, li frequentiamo noi per primi. Tuttavia, scopo di questa pagina è – come spiegato qui sopra – condividere eventi che abbiano sempre una componente di divulgazione culturale oppure che abbiano una forte valenza sociale.

Ringraziamo per la comprensione e auguriamo buona lettura 🙂

La Redazione di A glittering magazine

 

 

 

 

Fino al 10 ottobre 2026 – Homecoming: il fotografo e regista Jordan Rossi arriva per la prima volta in Italia con una mostra personale ospitata alla Galleria Rubin di Milano e curata da Federico Poletti. Per Rossi, nato in una famiglia di origini italo-irlandesi, la mostra rappresenta insieme un debutto e un ritorno alle proprie radici. Il progetto esplora identità, cultura delle celebrities e nuove espressioni della mascolinità contemporanea, intrecciando fotografia di moda, ritratto e commento sociale. Al centro della mostra una serie di ritratti che cerca di andare oltre l’immagine pubblica dei protagonisti per mostrarne un lato più autentico e vulnerabile. Tra i soggetti fotografati figurano Nicholas Galitzine, Lashana Lynch, Rickey Thompson, Caleb McLaughlin e Finn Wolfhard. Fotografo e regista attivo tra Londra e Los Angeles, Rossi ha costruito negli ultimi anni un linguaggio che mette in relazione moda, cultura queer e impegno sociale, facendo del ritratto uno strumento per raccontare le trasformazioni dell’identità contemporanea.

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Fino al 10 ottobre 2026 – Sorridi: la Galleria Fabbrica Eos di Milano presenta la nuova mostra personale di Giovanni Sesia. L’esposizione nasce da una ricerca che Sesia porta avanti da anni e che prende avvio dal recupero di fotografie anonime provenienti dagli archivi degli ex ospedali psichiatrici, da raccolte private, mercatini e fondi fotografici. Sono immagini di persone di cui spesso non conosciamo il nome, la storia o il destino. L’artista le considera non come semplici documenti del passato, ma come presenze rimaste sospese, frammenti di esistenze che chiedono ancora di essere guardate e ascoltate. Attraverso ristampe fotografiche, interventi pittorici, velature, abrasioni e stratificazioni di segni, Sesia modifica lentamente la superficie delle immagini, facendo emergere e contemporaneamente scomparire i volti. La fotografia diventa così un luogo della memoria, dove ciò che è stato conservato convive con ciò che il tempo ha cancellato.

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Fino all’11 ottobre 2026 – A tu per tu con Charlie Chaplin: la Cineteca MIC di Milano (in viale Fulvio Testi 121) ospita una macchina olografica interattiva di Charlot che, grazie a un sistema di Intelligenza Artificiale, permette ai visitatori di interagire con lo straordinario personaggio inventato dalla mente geniale di Charlie Chaplin, di dialogare con lui sulla storia del cinema, sui suoi film e sulla sua vita, ricevendo risposte in tempo reale. Per l’occasione, è stato allestito anche un focus dedicato a Chaplin con la possibilità di vedere manifesti restaurati dei suoi film, foto e contenuti video dedicati al grande regista e attore. In un’area è ricollocata anche la statua di Charlot, un “movie prop” realizzato dall’esperto di effetti visivi Leonardo Cruciano, che restituisce Charlot in una versione iper realistica.

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Fino all’11 ottobre 2026 – Many Shades of Grès, Fashion Becomes Art: straordinarie creazioni di una delle più importanti pioniere dell’haute couture del XX secolo, insieme a disegni di studenti ispirati al suo lavoro, sono in mostra al KGM – Kunstgewerbemuseum (Museo delle Arti Applicate) di Berlino che presenta, per la prima volta nel mondo di lingua tedesca, l’affascinante opera della stilista francese Madame Grès (1903-1993). Il fulcro della mostra è la collezione del KGM di 25 modelli Grès, una delle più grandi al di fuori di Parigi, città che fu la base creativa della stilista. In collaborazione con la Scuola di Cultura e Design dell’Università di Scienze Applicate di Berlino, la mostra esplora la straordinaria couturière da diverse prospettive. L’esposizione è suddivisa in nove sezioni e presenta circa 150 diversi oggetti che possono essere interpretati come riferimenti incrociati ai 25 modelli di Madame Grès che occupano letteralmente la scena principale. Le esposizioni includono abiti su busti e manichini, accessori, grafica, disegni, fotografie, sculture, oggetti tessili e installazioni multimediali (film, proiezioni). A queste si aggiungono i contributi degli studenti e opere di contestualizzazione, come sculture, dipinti, fotografie, grafica, film ed elementi virtuali.

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Fino al 12 ottobre 2026 – Encajes al Alba: è il titolo della mostra multidisciplinare ospitata dall’Instituto Cervantes di Milano e che unisce fotografia artistica, alta moda, patrimonio culturale e artigianato d’autore per raccontare l’influenza di Siviglia sulla moda. La mostra prende il pizzo come simbolo e metafora di Siviglia. Proprio come un pizzo nasce dall’intreccio di fili, punti e nodi che, sullo sfondo del vuoto, danno vita a una composizione unica, Siviglia si è costruita attraverso l’incontro di culture, tradizioni, influenze artistiche e differenti concezioni della bellezza. Una città in cui storia, patrimonio, arte e moda si intrecciano per dare forma a un’identità irripetibile. La mostra esplora questa dimensione intima ed evocativa attraverso le fotografie di Antonio Bellido e le creazioni dello stilista Nicolás Montenegro con la direzione creativa e moda di MJ Molina e la curatela di Javier Echeverría Sola, il tutto realizzato all’interno di alcuni dei palazzi più emblematici della città. Ispirate ai chiaroscuri della pittura barocca spagnola, all’influenza di Caravaggio e alla ricchezza architettonica sivigliana, le immagini costruiscono un universo visivo in cui moda, patrimonio ed emozione entrano costantemente in dialogo.

La mostra è aperta in via Zebedia 2. Ingresso dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 18:30 e venerdì dalle 9 alle 14.

 

Fino al 12 ottobre 2026 – Fashioning Chinese Women, Empire to Modernity: è la mostra aperta al LACMA di Los Angeles e che ripercorre un secolo di trasformazione attraverso oltre 70 completi provenienti da Shanghai, Hong Kong e dagli Stati Uniti. La mostra traccia l’evoluzione dell’abbigliamento femminile cinese, dalle ampie vesti ricamate della tarda dinastia Qing alle silhouette eleganti dei qipao degli anni Trenta all’iconico cheongsam degli anni Sessanta del Novecento. Colori vivaci, sete sontuose e rifiniture elaborate mettono in mostra la meticolosa maestria artigianale che contraddistingue questi capi. Esposti su manichini personalizzati dallo stilista Jason Wu, i pezzi in mostra presentano una storia raramente raccontata di come le donne cinesi e cino-americane abbiano espresso la propria identità, affrontato il cambiamento e plasmato le proprie vite attraverso l’abbigliamento.

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Fino al 15 ottobre 2026 – Anima Animale di Andrea Branzi: la BABS Art Gallery di Milano ospita uno degli ultimi progetti avviati da Andrea Branzi e oggi portato a compimento a tre anni dalla sua scomparsa. Gli animali di Branzi, trasformati in oggetti da indossare, riattivano una relazione primordiale tra corpo, natura e immaginazione. Nella mostra, il gioiello non è inteso come semplice oggetto ornamentale, ma come una delle forme più antiche attraverso cui l’uomo ha stabilito una relazione con il corpo e con il cosmo. Se il design moderno appartiene alla cultura della produzione, della tecnica e della razionalità, il gioiello conserva una dimensione ancestrale e misteriosa: è segno, talismano, presenza. Indossato, trasforma il corpo e diventa veicolo di un significato che precede la sua stessa funzione. Il progetto nasce dal dialogo tra Andrea Branzi e Matteo Bonafede, maestro orafo e jewelry designer di Valenza, con il quale Branzi aveva già collaborato alla realizzazione di alcuni gioielli. Concepite, discusse e alcune realizzate prima della scomparsa dell’architetto, le opere sono state realizzate a partire dai disegni e dalle indicazioni progettuali di Branzi. Cresciuto nel laboratorio orafo di famiglia e formato anche in ambito filosofico, Bonafede concretizza il pensiero dell’architetto attraverso una pratica in cui sapere artigianale e sperimentazione si incontrano. La collezione comprende 35 pezzi tra collane, spille e orecchini, alcuni dei quali realizzati in edizione limitata. Oro giallo, bronzo e ottone traducono le figure animali disegnate da Branzi in forme da indossare: piccole presenze sospese tra il naturale e l’artificiale, tra rappresentazione e simbolo.

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Fino al 17 ottobre 2026 – Sono solo parole, Valeria Canavesi: l’Archivio Rachele Bianchi ospita nella sua sede in Via Legnano 14 a Milano una mostra che si inserisce nel programma Rete Aperta. Giunto all’undicesima edizione, è il programma attraverso il quale l’Archivio invita artisti contemporanei a confrontarsi con l’eredità di Rachele Bianchi. Il nuovo appuntamento accoglie una ricerca che pone al centro il linguaggio e la sua capacità di costruire significati, relazioni e identità. La mostra nasce da una riflessione sul destino delle parole nella società contemporanea: parole consumate, abusate, dimenticate o svuotate di senso, eppure ancora capaci di orientare il pensiero, dare forma ai sentimenti e trasformarsi in azione. Attraverso testi poetici, sperimentazione materica e tecniche di stampa artigianale, Valeria Canavesi trasforma le parole in opere fisiche, fragili e potenti al tempo stesso. Ogni parola scelta dall’artista diventa protagonista di un manifesto originale di formato 50×70 cm, realizzato in undici esemplari e stampato a mano nell’atelier A14 di Milano. Carte differenti, colori, effetti di stampa e lavorazioni manuali vengono associati semanticamente a ciascun termine, restituendone una specifica identità visiva e concettuale.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Bellezza e Bruttezza / Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento: è il titolo della mostra aperta negli spazi delle Gallerie d’Italia di Milano. La mostra affronta il complesso rapporto tra Bello e Brutto tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, mettendo in evidenza come queste due categorie, inscindibili fin dall’antichità, assumano nuovi significati nel contesto rinascimentale. Se nel primo Rinascimento la Bellezza è ancora legata ai canoni matematici dell’ideale classico, la Bruttezza emerge come deviazione dal modello, spesso associata a una rappresentazione realistica della “vera Natura”. Nel corso del Cinquecento, con il progressivo affrancarsi dell’Arte dai canoni e dalla mimesi naturale, l’Artificio diventa strumento creativo autonomo, capace di trasformare, correggere e persino deformare la Natura, generando nuove e molteplici forme di Bellezza e Bruttezza. Dall’eredità dell’antico al ritratto realistico, dalle figure eccezionali di muse, mostri e prodigi al grottesco e alla caricatura, la mostra esplora il ruolo centrale dell’Artificio nel riscatto della Bruttezza e nella ridefinizione del Bello. Il percorso si conclude con la compresenza di Bellezza e Bruttezza nello stesso spazio figurativo, affermando l’idea cinquecentesca che tutto ciò che è ben imitato dall’Arte possa essere considerato Bello, dando forma a quella che verrà definita una vera e propria “bella bruttezza”.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Watch Art by Patek Philippe: per la settima edizione delle sue Grand Exhibitions itineranti che negli anni hanno toccato diverse città del mondo (tra cui Dubai, Monaco, Londra, New York, Singapore e Tokyo), Patek Philippe sceglie l’Italia e in particolare la città di Milano. L’esposizione, aperta al pubblico gratuitamente nell’edificio storico CityOval, già Palazzo delle Scintille, offre ai visitatori un vero e proprio viaggio dietro le quinte di Patek Philippe, con circa 500 segnatempo, l’intera collezione corrente, rarità provenienti eccezionalmente dal Patek Philippe Museum di Ginevra e dimostrazioni dal vivo dei maestri artigiani. Un’ottima occasione per conoscere da vicino la tradizione manifatturiera della Maison.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Werner Bischof, Point of View: il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano presenta la mostra che offre, a 110 anni dalla nascita, un’ampia panoramica sulla vita e sull’opera del fotografo svizzero, uno tra i più importanti fotoreporter del XX secolo. Membro dell’agenzia Magnum Photos dal 1949, Bischof (Zurigo, 1916 – Trujillo, Perù, 1954) ha saputo distinguersi per un approccio profondamente umanistico al fotogiornalismo, capace di coniugare rigore documentario e intensità poetica. L’esposizione si compone di 200 fotografie vintage originali, affiancate da una serie di contact sheets e da un documentario che, con sguardo ancora oggi straordinariamente attuale, raccontano la storia con empatia, attenzione e profondo rispetto per la dignità umana.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Regine in scena, L’arte del costume italiano tra cinema e teatro: è la mostra ospitata dalla Reggia di Venaria in provincia di Torino. È un’esposizione di abiti che hanno definito l’immagine delle regine nel cinema e nel teatro, restituendo al costume la sua funzione più profonda: non semplice ornamento, ma dispositivo capace di generare percezione di potere, identità e visione. Curata da Massimo Cantini Parrini – pluripremiato costumista, profondo conoscitore del costume antico e collezionista di abiti d’epoca – la mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica, un linguaggio che attraversa i secoli e i generi, costruendo figure capaci di imporsi nell’immaginario prima ancora della parola. Il percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei principali – mito, storia, fantasia – che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico. Si incontrano figure iconiche e storiche, regine mitologiche e leggendarie e, ancora, figure fantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Transforming Energy: Marina Abramović è la prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La mostra segna l’80º compleanno dell’artista e instaura un profondo dialogo tra la sua pionieristica arte performativa e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia. Curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione si sviluppa sia nelle sale della collezione permanente che negli spazi delle mostre temporanee — un’assoluta novità nella storia dell’Istituto — inserendo la ricerca di Abramović nel cuore stesso del patrimonio veneziano. Al centro della mostra c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Andrea Pazienza / Non sempre si muore: il Museo MAXXI di Roma ospita un progetto dedicato al fumettista Andrea Pazienza nel settantesimo anniversario della nascita (1956 – 1988). Il titolo della mostra è tratto da un’intervista rilasciata dall’autore a Clive Griffiths nel 1988: Pazienza continua a vivere nei capolavori che non tramontano, nelle opere inedite che continuano a venir fuori, nello sguardo lucido con cui ha attraversato il suo tempo e immaginato il futuro. Il percorso di mostra segue, in ordine cronologico, gli anni della formazione fino alle ultime opere. Le tavole a fumetti si snodano in una sequenza di stanze che girano intorno a un nucleo animato da testi, illustrazioni, disegni pittorici e in cui viene presentato per la prima volta il murale eseguito dal vivo durante la Fiera del Fumetto a Napoli nel 1987. Il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagine, riconducendo la pagina disegnata ai suoi elementi fondanti. Bozzetti a matita, studi, improvvisazioni e performance sulle grandi superfici dialogano con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. Una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati e registrazioni audio, ricostruiscono l’ambiente creativo e anticonformista in cui le opere sono nate. Le centinaia di tavole a fumetti esposte compongono un campionario umano irripetibile: personaggi come Pentothal, Zanardi, Pertini e Pompeo sono riusciti, col tempo, ad assumere significati universali, diventando strumenti sempre attuali per raccontare la realtà. È in questa corrispondenza tra cronaca e immaginario, nel perfetto connubio tra testo e rappresentazione, che si svela il segreto per cui Andrea Pazienza è ancora qui.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Tisser, broder, sublimer / Les savoir-faire de la mode: il Palais Galliera di Parigi ha inaugurato una serie di mostre dedicate all’artigianato. Attraverso tre mostre che esploreranno i mestieri e le tecniche della moda da diverse prospettive, il museo metterà in luce la ricchezza delle sue collezioni e offrirà un nuovo sguardo sulla storia della moda, dal XVIII secolo ai giorni nostri. La mostra inaugurale è dedicata all’arte dell’ornamento e in particolare a tessitura, stampa, ricamo, merletto che impreziosiscono e decorano abiti e accessori. Queste tecniche vengono esplorate attraverso il tema del fiore, un motivo essenziale nell’arte tessile e nella moda fin dal XVIII secolo. Le sue numerose varianti e declinazioni permettono di apprezzare l’interazione dei materiali come anche colori, volumi e disposizione dei motivi che variano con il mutare delle stagioni. Dal tessuto broccato di un gilet del XVIII secolo alla stampa laser di un completo Balenciaga, dal pizzo Chantilly alla camelia di Gabrielle Chanel, la mostra mette in luce l’ampia varietà di tecniche esaminandone il simbolismo e gli utilizzi.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Boucheron In Focus, A Monograph of a Visionary: è il titolo della mostra realizzata da Boucheron a New York in collaborazione con Christie’s. Dalle creazioni storiche alle espressioni più contemporanee, la mostra ripercorre l’universo creativo di Boucheron attraverso circa ottanta opere, provenienti dal patrimonio della Maison e da collezioni di Alta Gioielleria, tra cui Carte Blance, Impermanence e Histoire de Style, Art Déco. Un percorso che riflette una visione creativa che, dal 1858, riunisce architettura, natura, couture e innovazione.

La mostra è ospitata negli spazi di Christie’s, New York. Orari di apertura: da lunedì a sabato dalle 10 alle 17 – domenica dalle 13 alle 17.

 

Fino al 18 ottobre 2026 – Jeff Koons, Paintings and Banality: l’Espace Louis Vuitton di Osaka in Giappone presenta una mostra dedicata all’opera del celeberrimo artista americano Jeff Koons. L’esposizione ripercorre la sua pratica artistica dalle prime iconiche serie degli anni Ottanta del Novecento fino a suoi recenti dipinti monumentali.

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Fino al 24 ottobre 2026 – Organico fantastico: CUBO, museo d’impresa del Gruppo Unipol, presenta una mostra collettiva che trasforma lo spazio espositivo in un ambiente visionario dove natura, sogno e immaginazione si fondono. L’esposizione, allestita al 25esimo piano della Torre Unipol di Bologna, riunisce alcune ricerche artistiche italiane contemporanee che, a partire dall’osservazione del dato naturale, generano forme visionarie e sospese, in cui l’elemento organico si evolve in un conformazioni anomale e stranianti. Le opere in mostra di cinque protagonisti dell’arte italiana contemporanea – David Casini, Caterina Morigi, Marta Pierobon, Alessandro Roma e Alberto Scodro – esplorano le metamorfosi della materia attraverso mezzi e linguaggi differenti, dalla ceramica ai tessuti, dai marmi a oggetti di ogni tipo. Ma a rovesciare il tempo, irrompono due dipinti del Patrimonio artistico del Gruppo Unipol: Tombeau d’un roi maure (1929) di Alberto Savinio, fratello di Giorgio De Chirico e storico esponente della Pittura Metafisica, e Suspended Form – Red Ground (1962) di Graham Sutherland, maestro britannico vicino alla pittura organicista. Due figure eterodosse rispetto al Surrealismo, non semplici “referenti storici” ma complici visionari di poetiche basate sulla reinvenzione immaginifica delle forme naturali, vegetali o minerali che siano. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

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Fino al 25 ottobre 2026 – Frammenti di durata: è il titolo del progetto espositivo ospitato a PALAZZOIRREALE a Canelli, in provincia di Asti, con le opere di Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi e la curatela di Maria Chiara Valacchi. Il progetto invita a considerare il tempo non come una semplice unità di misura, ma come una dimensione capace di agire sulle cose, trasformandole lentamente e in modo spesso quasi impercettibile. Vengono così riunite le ricerche di Carbotta e Benassi, apparentemente diverse ma accomunate in realtà dalla medesima volontà di superare l’idea dell’opera come oggetto compiuto e definitivo. Le loro opere si sviluppano e si trasformano attraverso la relazione con lo spazio, il tempo, la natura, il pubblico.

La nostra Emanuela Pirré è stata all’anteprima stampa e ci presenta la mostra nel suo articolo.

 

Fino al 25 ottobre 2026 – Giacomo Puccini, musica, cinema e storia: un dialogo tra storia, musica e cinema prende forma alla Palazzina di Caccia di Stupinigi a Nichelino, in provincia di Torino, con l’esposizione dedicata a Giacomo Puccini e allestita nella Galleria di Levante nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte della Regina Margherita di Savoia. La mostra nasce dall’intento di riportare alla luce il rapporto, poco conosciuto ma significativo, tra la prima regina d’Italia e il compositore. Fu infatti la Regina Margherita a sostenere economicamente nel 1880 gli studi del giovane Puccini, consentendogli di trasferirsi da Lucca a Milano per frequentare il Conservatorio. Un gesto che testimonia l’attenzione della sovrana per la formazione culturale e artistica del Paese. A raccontare questo legame sono gli abiti originali realizzati per il film Puccini di Carmine Gallone del 1953, interpretato da Gabriele Ferzetti. I costumi, firmati dal celebre scenografo e costumista Georges Annenkov sono esposti insieme a cimeli cinematografici e a una storica cinepresa, in un percorso che attraversa musica, cinema, costume e storia italiana. L’esposizione è compresa nel biglietto di ingresso alla Palazzina.

Info, prenotazioni e biglietti: 011 6200601 oppure stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it oppure qui.

 

Fino al 25 ottobre 2026 – Ornamenta, Tesori d’eleganza e d’identità in Ossola: è la mostra che valorizza il patrimonio culturale del territorio ossolano e restituisce un ritratto dell’eleganza che lo contraddistingue, mettendo in luce il dialogo tra tradizioni locali, artigianato e influenze esterne. La mostra è diffusa tra tre sedi (Musei Civici a Palazzo San Francesco, Casa De Rodis, Centro Culturale Vecchio Municipio di Santa Maria Maggiore) a Domodossola, in Piemonte, e ha l’obiettivo di raccontare il gusto e l’identità dell’Ossola tra Otto e Novecento attraverso un percorso dedicato a volti, gioielli e tessuti, intrecciando oreficeria, costume, pittura e fotografia.

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Fino al 25 ottobre 2026 – Marc Chagall tra Poesia e Spiritualità: il Museo Archeologico Regionale di Aosta ospita una grande mostra dedicata a uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento. La rassegna riunisce oltre 120 opere – dipinti, sculture, gouaches, disegni, incisioni, libri illustrati e ceramiche – realizzate tra il 1922 e il 1980, offrendo l’opportunità di percorrere oltre mezzo secolo di attività dell’artista attraverso il confronto costante con la Bibbia, fonte inesauribile di ispirazione poetica, spirituale e creativa. La mostra esplora infatti il modo in cui la Bibbia ha accompagnato tutto il percorso creativo di Chagall, elaborando le sue radici culturali e religiose ebraiche in una poetica spirituale e artistica unica nel suo genere. Seguendo un articolato percorso tematico, l’esposizione mette in luce come i racconti dell’Antico Testamento siano stati per Chagall non soltanto una fonte iconografica, ma un autentico laboratorio di immagini, simboli e visioni nel quale l’artista faceva confluire memoria personale, esperienza storica, riflessione morale e tensione poetica.

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Fino al 25 ottobre 2026 – After, Un percorso di lavoro, Fendi/Karl Lagerfeld 1985: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ripropone la mostra inaugurata il 5 ottobre del 1985 nelle proprie sale per celebrare i primi vent’anni della collaborazione tra Fendi e Karl Lagerfeld. Una collaborazione destinata poi a durare fino alla morte del designer, avvenuta nel 2019. La mostra, realizzata da Fendi (che ha festeggiato 100 anni di storia), è ideata da Maria Grazia Chiuri, attuale direttrice creativa, ed è curata da Maria Luisa Frisa. L’esposizione odierna segue il più fedelmente possibile le orme dell’esposizione del 1985, nello stesso museo ma in spazi diversi. Concepita per illustrare i diversi passaggi che conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione del capo, si articola nelle sezioni Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer attraverso una sequenza narrativa basata su quella studiata dallo stesso Lagerfeld quarant’anni fa. Riproporre una mostra che ha fatto epoca significa indagare la storia della moda e farla rivivere attraverso una ricontestualizzazione critica degli oggetti e dei disegni originali, cercando di utilizzare le strutture allestitive storiche e di sostituire solo gli oggetti mancanti con heritage reproductions. Chiude la mostra una selezione della vastissima rassegna stampa del 1985, rassegna che offre una preziosa occasione per riflettere sull’evoluzione della museologia della moda in Italia.

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Fino al 28 ottobre 2026 – Pas à Pas, La chaussure sous tous ses angles: è la mostra visibile al Wybo Dome, situato al sesto piano dei magazzini Printemps Haussmann a Parigi. L’esposizione celebra le scarpe attraverso un percorso immersivo suddiviso in 11 sezioni con oltre 200 modelli di scarpe: pezzi da museo, creazioni di marchi di lusso, archivi Printemps e progetti degli studenti della scuola di moda Esmod. La mostra svela la calzatura in tutte le sue sfaccettature, dai modelli più tradizionali alle interpretazioni più creative. E diventa una vetrina per i giovani designer grazie alla collaborazione tra Printemps ed Esmod.

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Fino al 31 ottobre 2026 – UR-RA, Unity of Religions, Responsibility of Art: è la mostra ospitata dalla Reggia di Monza, promossa e prodotta con Cittadellarte Fondazione Pistoletto. Michelangelo Pistoletto prosegue nell’iniziativa di porre l’arte come strumento di dialogo interreligioso e interculturale e chiama a collaborare in questa impegnativa opera Francesco Monico, autore e accademico che ha diretto facoltà, programmi dottorali e accademie di Belle Arti. Al centro della mostra vi è una ricognizione critica sull’intera ricerca del Maestro Pistoletto, classe 1933, figura centrale dell’arte povera e autore dei Quadri specchianti, celebre per lavori iconici come La Venere degli stracci e il progetto Il Terzo Paradiso. Il percorso è concepito come un’esperienza multidimensionale che mette in relazione arte, spiritualità e religioni sullo sfondo dell’idea-impegno di Pistoletto della Pace preventiva.

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Fino a fine ottobre 2026 – Helidon Xhixha, Tre Progetti: il lavoro dell’artista Helidon Xhixha è al centro di un ampio progetto diffuso, capace di attraversare geografie, contesti e dimensioni percettive differenti. Si tratta di un ciclo di tre grandi esposizioni simultanee tra Toscana, Lago Maggiore e Roma: insieme costruiscono un percorso coerente e progressivo. Helidon Xhixha, classe 1970, è uno tra i principali scultori contemporanei. È noto per le sue monumentali opere in metallo, soprattutto in acciaio inossidabile, che offrono una superficie riflettente e dinamica. Il metallo non è solo materia o struttura, ma diventa dispositivo ottico: assorbe lo spazio e lo restituisce trasformato. Le sue installazioni esplorano così il rapporto tra luce, materia e ambiente e ridefiniscono la scultura come esperienza percettiva, in dialogo continuo con il contesto e lo spettatore. Il ciclo espositivo che lo vede ora protagonista ha preso avvio con Oltre le mura all’Abbazia di San Galgano in Toscana (aprile – ottobre 2026). Continua sul Lago Maggiore attraverso Sul lago luccica, mostra diffusa tra le località Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro-Vairano (15 maggio – 4 ottobre 2026). Il percorso trova una dimensione più intima e stratificata a Roma con Lumen ex terra alle Case Romane del Celio (11 giugno – 27 settembre 2026).

Maggiori info e dettagli nell’articolo della nostra Emanuela Pirré.

 

Fino al 31 ottobre 2026 – La Galerie Dior: a Parigi (precisamente al civico 11 di Rue François 1er) c’è la Galerie Dior, luogo dedicato a tramandare la storia delle Haute Couture attraverso il patrimonio della omonima Maison Dior. Le esposizioni cambiano a rotazione e la retrospettiva ospitata attualmente ripercorre la storia della Maison a partire dal suo fondatore fino ai giorni nostri, con tredici sale tematiche che ne esplorano l’essenza, mettendo in luce aspetti tra cui il lavoro del direttore creativo Jonathan Anderson.

Maggiori info qui. Per la visita viene consigliata la prenotazione online che si può fare qui.

 

Fino al 31 ottobre 2026 – Gianni Versace Retrospective: la città di Parigi ospita al Musée Maillol la prima grande retrospettiva francese dedicata allo stilista dal 1986. La mostra riunisce quasi 450 pezzi eccezionali: creazioni e silhouette originali, accessori, bozzetti, oggetti decorativi, fotografie, video e rare interviste offrono una panoramica completa dell’opera di Gianni Versace. In una scenografia dal carattere pop, la mostra ripercorre la sua carriera e svela le molteplici ispirazioni che hanno plasmato il mondo Versace: gli esordi nell’atelier di famiglia in Calabria, l’iconografia della religione cattolica, l’ispirazione della statuaria greca e dell’opera italiana, così come il suo fascino per il Barocco e le sue opulente stampe.

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Fino al 31 ottobre 2026 – Kaleidos, Colors, Cultures and Crafts: arriva a Shanghai in Cina, alla Power Station of Art, la mostra di Bvlgari che riunisce oltre 300 capolavori cromatici in un dialogo tra l’eredità romana della Maison e la cultura, la filosofia e l’arte contemporanea cinesi. Attraverso tre capitoli tematici, l’esposizione esplora il colore come linguaggio universale capace di unire le prospettive orientali e occidentali. Installazioni immersive degli artisti cinesi Liang Manqi e Zhang Ding arricchiscono il percorso, mentre SANAA e Formafantasma danno vita a una scenografia in cui architettura, luce e matericità amplificano l’esperienza cromatica. Tra i pezzi di spicco, viene presentato al pubblico per la prima volta un sautoir del 1973 proveniente dalla Bvlgari Heritage Collection. Realizzata con corallo, onice e diamanti e impreziosita da un medaglione in giada incisa, questa creazione incarna il dialogo costante tra Oriente e Occidente, fulcro della visione creativa di Bvlgari.

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Fino al 1° novembre 2026 – Hanbok, Eleganza senza Tempo: le vetrine dell’Agorà al 1° piano del MUDEC – Museo delle Culture di Milano ospitano un’esposizione che racconta la bellezza degli hanbok, gli abiti tradizionali coreani. L’allestimento permette di scoprire la straordinaria varietà di queste vesti, dalle raffinate creazioni della corte reale fino agli indumenti della vita quotidiana. Silhouette eleganti, colori distintivi e dettagli preziosi raccontano l’unicità dell’estetica tradizionale coreana e, al tempo stesso, testimoniano la maestria degli artigiani che, nel corso dei secoli, hanno saputo trasformare tessuti e forme in vere e proprie opere d’arte. Segnaliamo che l’ingresso all’esposizione è gratuito.

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Fino al 1° novembre 2026 – Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take: il MUDEC – Museo delle Culture di Milano presenta la prima personale in Italia dell’artista singaporiana-cinese Charmaine Poh. Attraverso una pratica multidisciplinare che unisce video, installazioni, fotografia, testo e performance, Poh esplora le intersezioni tra memoria personale, dinamiche sociali e nuove tecnologie digitali, interrogando le complessità del nostro presente. Al centro del suo lavoro c’è l’indagine sull’identità e sulla rappresentazione del corpo, in un percorso che esplora come i nostri vissuti intimi si intreccino inevitabilmente con le strutture di potere, la storia e le forme contemporanee di visibilità pubblica, sia fisica sia virtuale. Segnaliamo che l’ingresso alla mostra è gratuito.

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Fino al 1° novembre 2026 – Dorothea Lange: i suggestivi ambienti sotterranei del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona accolgono una mostra dedicata a Dorothea Lange (1895 – 1965), una tra le figure più significative della fotografia documentaria del Novecento e autrice di alcune delle immagini che hanno segnato in maniera indelebile l’immaginario del XX secolo. L’esposizione riunisce circa 200 fotografie e ripercorre il periodo più intenso della ricerca di Lange, dagli anni della Grande Depressione all’internamento dei cittadini statunitensi di origine giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Migrazioni, disuguaglianze sociali, discriminazioni e crisi ambientali attraversano un percorso che restituisce tutta la straordinaria attualità di uno sguardo capace di osservare i grandi mutamenti della storia a partire dalle vite delle persone. Conosciuta soprattutto per Migrant Mother, una delle fotografie più celebri del Novecento, Dorothea Lange è stata una protagonista assoluta della fotografia sociale americana. A partire dal 1935, Lange entra a far parte del gruppo di fotografi incaricati dalla Farm Security Administration, l’agenzia governativa nata nell’ambito delle politiche del New Deal, di documentare le condizioni di vita dei lavoratori agricoli migranti. Insieme all’economista Paul S. Taylor, percorre migliaia di chilometri attraverso il Paese, raccogliendo immagini e testimonianze che danno un volto alla povertà e alle grandi migrazioni interne che segnano quegli anni.

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Fino al 1° novembre 2026 – Di quadro in quadro / L’arte della citazione: ospitata negli spazi del Mart di Rovereto, in provincia di Trento, la mostra esplora il tema della citazione come dialogo continuo tra passato e presente, in cui artisti di epoche diverse riprendono, reinterpretano e trasformano temi, immagini e idee. Attraverso un percorso che accosta grandi maestri e autori contemporanei, emerge una rete di rimandi e confronti che attraversa la storia dell’arte, mettendo in luce affinità, eredità e nuove letture.

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Fino al 1° novembre 2026 – Turandot. O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!: a Lucca, a cento anni dalla prima rappresentazione, il Puccini Museum – Casa Natale dedica una mostra alla Turandot di Giacomo Puccini, mostra realizzata in collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato. L’opera, tra le più celebri del compositore, restò senza finale alla morte del grande compositore lucchese (29 novembre 1924) e l’editore Ricordi ne affidò il completamento a Franco Alfano. Il debutto, già programmato per l’aprile 1925, fu rimandato al 25 aprile del 1926 con la direzione di Arturo Toscanini. Oltre a documenti e bozzetti che raccontano la prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, a Lucca sono esposti per la prima volta due straordinari costumi di Turandot del I e II atto, recentemente rinvenuti dal Museo del Tessuto dopo decenni di oblio, oltre ai bozzetti originali di Galileo Chini. La mostra è a cura di Simonetta Bigongiari, direttrice del Puccini Museum e di Daniela Degl’Innocenti, conservatrice del Museo del Tessuto di Prato.

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Fino al 1° novembre 2026 – Abitare il Rinascimento: è la mostra ospitata nelle sale di Palazzo delle Papesse a Siena, dimora rinascimentale appartenuta a Caterina Piccolomini, sorella di Papa Pio II. L’esposizione documenta, attraverso più di ottanta opere, la feconda produzione di arte domestica sviluppatasi a Siena tra il XV e il XVI secolo. Arredi tra cui cassoni, spalliere, lettucci, testate di letto, manufatti tessili, suppellettili sono protagonisti di un percorso che intende restituire la ricchezza e la varietà di una cultura figurativa destinata all’ornamento degli spazi abitativi.

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Fino al 1° novembre 2026 – Frida Kahlo e Marilyn Monroe / Vite parallele: è la mostra ospitata dal Palazzo dei Priori di Fermo, nelle Marche, e dedicata a due delle icone femminili più potenti e contraddittorie del Novecento. Oltre 120 fotografie raccontano le straordinarie vicende biografiche di Frida Kahlo e Marilyn Monroe alle quali sono dedicate anche alcune opere d’arte di Warhol, Rotella, Lodola e Zang Hongmei. Così lontane, così vicine: la pittrice messicana icona del surrealismo e la diva di Hollywood simbolo del glamour. Pittrice rivoluzionaria la prima, diva hollywoodiana e incarnazione della bellezza la seconda, Frida Kahlo e Marilyn Monroe condividono sorprendenti affinità, senza essersi mai incontrate: la costruzione della propria immagine pubblica, il rapporto complesso con il corpo, gli amori più tormentati, il desiderio di maternità mai realizzato e una costante tensione tra fragilità privata e mito pubblico. Un racconto biografico intenso e coinvolgente che intreccia arte, cinema, politica e cultura visiva. In mostra gli scatti di grandi fotografi tra cui figurano Nickolas Muray, Guillermo Kahlo, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo Matiz, Lola e Manuel Alvarez Bravo, Edward Weston, Sam Sahw, Ed Feingersh, Milton Greene, Cecil Beaton e Richard Avedon.

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Fino al 1° novembre 2026 – Mariuccia Secol / Unraveling: il Muzeum Susch di Susch, in Svizzera, presenta la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata all’eclettica artista e attivista italiana Mariuccia Secol (classe 1929). Curata da Monika Branicka e Eva Brioschi, la mostra ripercorre oltre settant’anni di pratica artistica, offrendo una visione completa di un corpus di opere che intreccia femminismo radicale, critica sociale e riscoperta storica. Questa retrospettiva si allinea con la missione fondativa del Muzeum Susch di valorizzazione delle artiste dell’avanguardia internazionale trascurate o incomprese, restituendo loro lo stesso riconoscimento tributato ai colleghi. Mariuccia Secol, il cui lavoro è stato a lungo escluso dalle narrazioni dominanti, emerge oggi come una delle voci più originali del panorama artistico italiano del dopoguerra. Un percorso che ricostruisce una parabola artistica a lungo marginalizzata, presentando numerose opere inedite emerse anche grazie al confronto diretto con l’artista.

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Fino al 1° novembre 2026 – La Mode en majesté / Haute couture et tradition à la cour de Thaïlande: il Musée des Arts Décoratifs di Parigi presenta una mostra sull’evoluzione dell’abbigliamento alla corte thailandese, con pezzi provenienti dalla collezione reale. Riunendo oltre cento abiti e accessori eccezionali, la mostra mette in luce i guardaroba reali ed evidenzia gli otto stili di costumi tradizionali thailandesi disegnati da Sua Maestà la Regina Sirikit in collaborazione con un team di storici e stilisti thailandesi locali. Inoltre, la mostra illustra la singolare storia del dialogo culturale e artistico caratterizzato da oltre trent’anni di collaborazione tra Sua Maestà la Regina Sirikit e lo stilista Pierre Balmain e successivamente proseguita con le case di moda Balmain e Lesage.

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Fino al 1° novembre 2026 – Christian Dior, à la recherche des couleurs de l’enfance: è la mostra ospitata al Museo Dior di Granville in Francia. L’esposizione ripercorre i primi anni di vita dello stilista nella cittadina balneare di Granville, all’inizio del XX secolo: Dior è infatti cresciuto a Villa Les Rhumbs, la residenza di famiglia affacciata sul mare e che è diventata un museo nel 1997. «La mia vita, il mio stile, devono quasi tutto al luogo e all’architettura», sottolineava Christian Dior nelle sue memorie, pubblicate nel 1956. La mostra illustra come i ricordi d’infanzia di Christian Dior – e in seguito il suo aspetto giovanile – abbiano plasmato le sue scelte creative. La sua predilezione per le tonalità del grigio e del rosa, il suo gusto per l’eleganza, la passione per l’abbigliamento da spiaggia e l’attrazione per i motivi inglesi sono tutte caratteristiche legate alla sua terra natale. Queste sono state reinterpretate dai vari direttori artistici della Maison Dior che gli sono succeduti dopo la sua morte nel 1957, da Yves Saint Laurent a Jonathan Anderson. Sono stati riuniti quasi 250 oggetti: abiti, profumi, fotografie, dipinti, oggetti pubblicitari, registrazioni sonore.

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Fino all’8 novembre 2026 – Dentro la Metamorfosi: è l’installazione dell’artista e architetta Maria Cristina Finucci ospitata al Museo di Storia Naturale di Milano. L’esposizione propone una riflessione potente e immersiva sullo stato di salute degli oceani, oggi gravemente compromesso dall’inquinamento da plastica e dall’impatto di un modello di sviluppo insostenibile. Il titolo richiama una metamorfosi che riguarda non solo i materiali, ma il nostro stesso modo di concepire progresso, benessere e consumo. La grande sala espositiva al piano terra del Museo è occupata da una sequenza di piccole stanze luminose e gonfiabili, membrane traslucide che il visitatore attraversa come parti di un unico organismo vivente. Non semplici spazi espositivi, ma ambienti immersivi che evocano fragilità, mutazione e trasformazione, rendendo il pubblico parte attiva dell’opera. Al loro interno prendono forma scene nate dalla ricomposizione di oggetti di plastica dispersi e ridotti in microplastiche: da questi frammenti emergono figure ibride e inquietanti, al tempo stesso seducenti e perturbanti, che rivelano il mondo alterato, e potenzialmente minaccioso, che abbiamo contribuito a creare. Entrare in una di queste piccole stanze, che evocano mondi immaginari, significa varcare una soglia di responsabilità. Sono spazi di disorientamento consapevole, in cui le immagini generate intrecciano elementi seduttivi e perturbanti. La plastica appare attraente, colorata, quasi innocua, ma lascia affiorare in filigrana forme minacciose e antropomorfe, in un chiaro monito contro l’estetizzazione del problema. Il percorso non propone un nuovo linguaggio della plastica: ne rivela piuttosto l’urgenza di interromperlo. Ogni stanza diventa così un invito a non lasciarsi ingannare dalla comodità, dalla leggerezza e dall’illusione che “tanto sparisce”. L’ingresso è incluso nel biglietto del museo.

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Fino all’8 novembre 2026 – Ridefinire il Gioiello X edizione: è la mostra aperta al Museo del Bijou di Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Ideato e diretto da Sonia Patrizia Catena e dedicato alla valorizzazione del gioiello contemporaneo, il progetto Ridefinire il Gioiello compie quindici anni e arriva alla sua decima edizione. Tale importante traguardo viene celebrato dedicando il tema 2026 a una riflessione profonda sul tema della montagna intesa non solo come paesaggio naturale, quanto piuttosto come luogo simbolico e come archetipo. La decima edizione si configura dunque come una nuova cima da raggiungere, un invito a guardare oltre e ad alzare lo sguardo, traducendo la montagna non come immagine da riprodurre, ma come energia e metafora da interpretare. La mostra ospita 47 gioielli d’artista nati dal dialogo tra memoria e contemporaneità, materia e visione.

A glittering magazine è tra i partner culturali del progetto. Maggiori info sulla mostra nel nostro articolo. E qui trovate l’intervista ad Angela Favaro, la vincitrice del nostro premio.

 

Fino all’8 novembre 2026 – AGCpunto26: l’Oratorio di San Rocco a Padova ospita la mostra annuale dell’Associazione Gioiello Contemporaneo (AGC) che racconta oltre 20 anni di confronto sul gioiello contemporaneo, a cura di Maria Rosa Franzin ed Eliana Negroni. L’esposizione raccoglie i lavori di un centinaio di autori soci di AGC che presentano creazioni innovative tratte dalle loro più recenti produzioni. Le opere sono realizzate con i più svariati materiali (metalli, tessuti, legno, resine, pietre, vetro, carta) e tecniche, dalle pratiche orafe più antiche alle tecnologie digitali e alla stampa 3D. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito.

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Fino all’8 novembre 2026 – Le tarbouche, quando un accessorio diventa simbolo: il Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo di Venezia ospita una mostra personale dell’artista libanese-canadese Mouna Rebeiz. Il progetto espositivo riunisce più di trenta opere dedicate al tarbouche, il tradizionale copricapo maschile diffuso nel mondo islamico fin dal XIV secolo, qui reinterpretato come elemento iconico e simbolico all’interno di una riflessione contemporanea sulla rappresentazione del femminile, dell’identità e della memoria culturale. Attraverso una pittura che dialoga con la grande tradizione figurativa europea e con la sensibilità del presente, Mouna Rebeiz trasforma un accessorio storicamente connotato in chiave maschile in un potente segno visivo in grado di interrogare i ruoli di genere e le dinamiche culturali tra Oriente e Occidente. Il copricapo, tradizionalmente indossato dagli uomini come segno di appartenenza sociale e culturale, viene qui riletto e trasferito su monumentali figure femminili, divenendo elemento simbolico e assumendo un ruolo centrale nella costruzione dell’immagine pittorica. In questo modo l’artista mette in dialogo classicismo e contemporaneità, tradizione e identità, proponendo una lettura visiva sull’essenza dell'”essere donna” nella società attuale.Formatasi a Parigi presso la Sorbona e attiva a livello internazionale, l’artista ha sviluppato nel corso degli anni una raffinata tecnica pittorica che si richiama ai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco, reinterpretandone la monumentalità e la costruzione plastica delle figure in chiave contemporanea. Nei dipinti presentati al Museo di Palazzo Mocenigo, i corpi femminili – spesso ispirati all’iconografia classica delle Tre Grazie – assumono una presenza scultorea e sensuale, mentre il tarbouche diviene elemento compositivo e simbolico capace di riscrivere la storia e le sue rappresentazioni attraverso uno sguardo femminile consapevole e attuale.

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Fino all’8 novembre 2026 – Nessuno escluso: a Foligno, in provincia di Perugia, negli spazi de I Casalini, è aperta la mostra fotografica dell’artista visivo Christian Tasso che si inserisce in un progetto ad ampio raggio focalizzato sui temi dell’identità e dell’alterità. La pratica artistica e il linguaggio fotografico diventano strumenti per indagare la singolarità dell’individuo e la sua autonoma narrazione del reale. Tasso presenta una ricerca formale e concettuale sul tema dell’identità, della pluralità e della percezione dell’altro. Sono esposte circa 30 opere del progetto, di grande e medio formato, realizzate rigorosamente in pellicola analogica e sviluppate manualmente dall’artista in camera oscura: una scelta metodologica che riafferma il valore del tempo, della materia e del rigore compositivo. Frutto di una ricerca condotta in oltre 15 Paesi (tra cui Nepal, Cuba, Mongolia, Kenya, Paraguay ed Etiopia), il progetto mette in discussione i canoni tradizionali con cui la diversità viene solitamente rappresentata. Superando la retorica del reportage e dello stereotipo assistenziale, la pratica di Tasso sposta il focus dall’osservazione alla costruzione dell’immagine: l’atto fotografico diventa così uno spazio estetico, relazionale e co-autorevole, in cui la persona partecipa attivamente alla propria narrazione visiva. Il suo sguardo si concentra sulla dimensione intima delle persone, sulle loro storie e aspirazioni, affrancando la rappresentazione da sovrastrutture e pregiudizi. Attraverso una visione paritaria, Tasso restituisce la piena complessità umana dei soggetti (il lavoro, i legami affettivi, la vitalità di ogni giorno), con un linguaggio visivo che invita a incontrare l’altro prima di qualsiasi etichetta, riaffermandone l’unicità e la dignità.

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Fino all’8 novembre 2026 – Manifesti che passione! Una collezione di collezioni: il m.a.x. museo di Chiasso, in Svizzera, ospita una mostra dedicata alla “grafica contemporanea”, con l’intento di presentare e rendere visibili al pubblico una selezione delle opere donate al museo. Viene dunque evidenziata l’importanza della collezione pubblica arricchita grazie a munifiche donazioni. In totale sono in mostra oltre ottanta manifesti europei, esposti secondo un filo conduttore tematico-cronologico che evoca la nascita e lo sviluppo della réclame, poi denominata pubblicità e quindi campagna pubblicitaria. Si tratta di una selezione che copre un arco temporale di circa un secolo – dai primi del Novecento all’inizio degli anni Duemila – e sono opere donate negli ultimi quindici anni al Centro Culturale Chiasso da alcuni collezionisti, grafici di chiara fama o appassionati di arte e grafica vicini al museo.

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Fino all’8 novembre 2026 – Schiaparelli, Fashion Becomes Art: è la mostra ospitata dal Victoria & Albert Museum di Londra. Si tratta della prima mostra nel Regno Unito dedicata a Elsa Schiaparelli (1890 – 1973) e ripercorre la storia della maison dagli anni Venti del Novecento a oggi, celebrando l’influenza dell’innovativa stilista. L’esposizione ripercorre le origini rivoluzionarie della casa di moda e la sua evoluzione sotto la direzione creativa di Daniel Roseberry. Più di cento anni di storia sono racchiusi in fotografie, disegni, abiti e accessori, per raccontare l’archivio di una casa di moda che ha fatto del sogno, del surreale, dell’impossibile e del poetico la propria cifra stilistica, modificando per sempre la visione puramente funzionale dell’abito e aprendo nuove strade creative capaci di emozionare e stupire. «Per me, disegnare abiti non è una professione, ma un’arte», diceva Elsa Schiaparelli.

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Fino al 9 novembre 2026 – Over, under and in between: è il progetto site-specific concepito dall’artista Mona Hatoum per la sede di Milano della Fondazione Prada e che invita a riflettere sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza. Le tre installazioni che compongono la mostra esplorano alcuni elementi identitari del vocabolario artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. La loro presenza riattiva lo spazio dell’edificio Cisterna che un tempo ospitava i silos e i serbatoi della ex distilleria di alcolici situata nel complesso della Fondazione Prada. I tre lavori, indipendenti l’uno dall’altro, rappresentano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità creando un dialogo con lo spazio e, in particolare, con l’esperienza fisica del visitatore.

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Fino all’11 novembre 2026 – Le sete di Lucio Andrich: il Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia ospita la mostra dedicata a una delle figure più originali dell’arte veneziana del Novecento. Lucio Andrich (1927-2003), attivo a Venezia già negli anni Cinquanta nel campo della grafica e della pittura, trasferitosi a Torcello negli anni Settanta, è un artista che trovò nella seta un mezzo alternativo e ideale per sperimentare ed esprimere pienamente la sua poetica creativa. I suoi pannelli serici, realizzati recuperando tessuti della casa di moda Missoni e campionari tessili di Como, rappresentano oggi una delle più singolari testimonianze dell’arte tessile del secolo scorso. Andrich sceglieva colori, tagli e punti di ricamo per creare opere uniche, mentre l’atto pratico di realizzazione era affidato alla collaborazione della ricamatrice buranese Maria Tagliapietra che, sovrapponendo, tagliando e ricamando a mano le stoffe, dava forma al prolifico immaginario dell’artista. L’esposizione vuole sottolineare il valore di queste opere tessili come esempio di ponte tra arte e artigianato, tra innovazione e tradizione. Offre al pubblico un’esperienza visiva e sensoriale unica che celebra il ruolo dell’artista come innovatore e custode della memoria. In mostra è presente anche una piccola selezione di opere di Andrich non realizzate in seta, opere che documentano il suo talento poliedrico declinato attraverso eterogenei materiali e mezzi espressivi.

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Fino al 14 novembre 2026 – Punto di Origine: è la mostra di Manuel Tozzi allestita negli spazi della Galleria Fidanda di Livorno. Al centro del lavoro di Tozzi, classe 2003, c’è il pellame, materiale con cui l’artista ha avuto un rapporto diretto fin dalla formazione nel mondo della moda e della pelletteria e che appartiene alla storia produttiva del Valdarno Aretino, territorio in cui è nato e cresciuto. Utilizza in particolare frammenti di pellame provenienti dalla produzione industriale: la materia viene sottoposta a specifiche lavorazioni che ne modificano l’aspetto e la funzione, dando origine a nuove superfici. La trasformazione non cancella però completamente la natura del materiale: la sua struttura e le tracce delle lavorazioni rimangono visibili e diventano parte dell’opera. Il rapporto con il pellame non è soltanto una scelta tecnica, è anche materia che porta con sé una storia precedente e che permette all’artista di mettere in relazione passato e presente, trasformazione e continuità.

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Fino al 15 novembre 2026 – Litofonie: l’ex Oratorio di San Lupo a Bergamo ospita una mostra dedicata alla scultrice Amalia Del Ponte (Milano, 1936–2025). Il percorso espositivo approfondisce uno dei nuclei più significativi della ricerca dell’artista: i litofoni, sculture sonore realizzate a partire dagli anni Ottanta, attraverso le quali Del Ponte ha sviluppato un’indagine sul rapporto tra materia, vibrazione e ascolto, concependo la scultura come organismo capace di attivare un’esperienza percettiva in cui forma, spazio e suono diventano inseparabili.

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Fino al 15 novembre 2026 – Pietre di pane / Memorie di geografie fragili: la Galleria Civica di Trento ospita un progetto dedicato all’indagine di quei luoghi vulnerabili, spopolati, abbandonati che diventano geografie culturali in cui sperimentare impegno, cura e responsabilità. In mostra circa 50 opere di 31 artisti e artiste danno vita a un percorso che mette in dialogo capolavori delle Collezioni del Mart (fra cui alcuni raramente esposti come quelli di Richard Long e Mirella Bentivoglio), opere site-specific di artisti e artiste italiani e internazionali (come Francis Offman e Marina Caneve) e importanti prestiti provenienti da gallerie e collezioni private (tra cui Ana Mendieta, Shilpa Gupta, Zhanna Kadyrova, Giorgio Andreotta Calò). La mostra può essere letta attraverso quattro “villaggi”, ideali nuclei di ricerca e approfondimento in cui artisti e artiste esplorano le molteplici relazioni tra territorio.

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Fino al 15 novembre 2026 – Moda in luce 1955-1975 / Roma fra glamour e innovazione industriale: è il titolo della mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali ospitata dai Musei Capitolini Centrale Montemartini di Roma. La mostra fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’esposizione immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all’Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile. Il percorso immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti original. Gli abiti sono nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

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Fino al 15 novembre 2026 – La Galerie du 19M Shanghai: il Museum of Art Pudong (MAP) di Shanghai in Cina ospita per la prima volta le 19M, il progetto culturale di Chanel tra creazione contemporanea e artigianato d’eccellenza. Fondato da Chanel nel 2021, 19M è un progetto culturale che riunisce undici Maison d’art e 700 artigiani appassionati ed esperti dedicati ai Mestieri d’Arte della moda e della decorazione (tra cui ricamatori, lavoratori delle piume, orafi, plissettatori, calzolai, cappellai). La mostra di Shanghai si articola in tre capitoli. Les Maisons è uno spazio espositivo che presenta il savoir-faire unico delle undici Maison d’art residenti a le19M: Atelier Lognon, Desrues, Goossens, Lemarié, Lesage, Lesage Intérieurs, Maison Michel, Massaro, Montex, Paloma, Studio MTX. La mostra collettiva A Sense of Touch espone creazioni artigianali delle Maisons d’art di le19M in dialogo con pratiche creative contemporanee e accoglie una varietà di creativi provenienti da Cina e Francia. In sintonia con il panorama dell’artigianato contemporaneo proposto, viene anche presentata anche una nuova edizione di Lesage, 100 Years of Fashion and Decoration. Durante tutto il periodo si svolgerà inoltre un programma di incontri, workshop e appuntamenti creativi rivolti a visitatori di ogni età.

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Fino al 18 novembre 2026 – Voyageur: arriva a Napoli, in Piazza Municipio, il nuovo intervento di arte pubblica di Ibrahim Mahama, tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. Mahama si confronta con Piazza Municipio per la quale ha concepito un’opera monumentale composta da tre imbarcazioni realizzate appositamente per l’occasione: tre grandi barche in legno, alte circa 5, 7 e 8 metri, costruite secondo modelli e tecniche tradizionali del Ghana. Le imbarcazioni, parzialmente immerse nel suolo della piazza, assumono una presenza al tempo stesso concreta e straniante, trasformando uno degli spazi pubblici più rappresentativi della città in un luogo sospeso, nel quale l’idea del viaggio si confronta con quella della permanenza. Collocate al centro della piazza recentemente restaurata su progetto di Álvaro Siza e affacciata sul porto di Napoli, le tre barche mettono in relazione l’Africa occidentale e il Mediterraneo, due geografie unite da secoli di navigazioni, scambi e attraversamenti. Il lavoro richiama alcuni dei temi centrali della ricerca di Mahama: le migrazioni, la circolazione delle merci, il lavoro, la memoria dei materiali, gli scambi tra culture e le trasformazioni delle comunità. Il titolo introduce una figura centrale nell’installazione: quella di chi viaggia, di chi attraversa uno spazio geografico e umano alla ricerca di un altrove. Le tre barche possono così evocare i viaggiatori contemporanei che attraversano il Mediterraneo, spesso spinti da condizioni economiche, sociali e politiche drammatiche, e richiamare le esperienze di quanti affrontano il mare alla ricerca di sicurezza e di una nuova possibilità di vita. La loro posizione, parzialmente immersa nel suolo della piazza, suggerisce anche la dimensione tragica di questi attraversamenti e il destino di quanti non riescono a raggiungere la riva. Le tre imbarcazioni possono essere lette anche come vele ferme nel vento, come presenze che, pur non potendo più navigare, continuano a custodire l’idea del movimento. Di fronte al porto di Napoli, diventano così immagini di altri viaggi possibili e metafore di una speranza necessaria: la possibilità di attraversare confini, incontrare altre comunità e immaginare nuovi percorsi di convivenza.

 

Fino al 20 novembre 2026 – Barbie Couture: è la mostra ospitata dalla Galleria Cavour a Bologna. Il progetto porta nel cuore della città una selezione di oltre 200 Barbie provenienti dalla Collezione di Paola Felli, costruita attraverso oltre trent’anni di ricerca e comprendente pezzi unici, creazioni OOAK – One Of A Kind, interpretazioni couture realizzate dai più importanti designer di questo settore, edizioni speciali e tirature limitate provenienti da tutto il mondo. La mostra nasce con l’obiettivo di raccontare Barbie osservandone la progressiva trasformazione in icona culturale e musa contemporanea, capace di attraversare moda, arte, design, fotografia, cinema e comunicazione visiva. In collezione ci sono numerose Barbie vestite da Bob Mackie, celeberrimo stilista e designer classe 1949 scomparso lo scorso 14 settembre. Sono presenti anche alcune creazione del duo Magia 2000, ovvero Mario Paglino e Gianni Grossi, tragicamente e prematuramente scomparsi in un incidente stradale nel luglio del 2025.

La mostra è a ingresso libero in via Farini 9. Da martedì a sabato: 10 – 13 | 16 – 19:30. Domenica su appuntamento. Lunedì chiusa. Se poi volete vedere un’anticipazione, la nostra Emanuela Pirré ha visitato la mostra e ha condiviso alcune foto e pensieri qui.

 

Fino al 20 novembre 2026 – Dream Shoes: il palazzo Branciforte di Palermo ospita una mostra dedicata all’universo della calzatura. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Sicilia e dalla Fondazione Sebastiano Tusa con l’intento di ampliare il ruolo della calzatura, in qualità di oggetto capace di raccontare l’evoluzione della società, dei comportamenti e della moda. Un viaggio che parte dal Settecento e attraversa epoche e trasformazioni sociali, da calzature storiche a iconiche. L’esposizione è progettata dal Noel Shoe Museum di New York e curata da Luca Lo Sicco con la collaborazione di Claudia Spatafora, curatrice della collezione storica Spatafora.

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Fino al 22 novembre 2026 – Viktor&Rolf, Spectrum: la Galleria di 10 Corso Como a Milano ospita la prima mostra personale in Italia dedicata al celebre duo olandese Viktor Horsting e Rolf Snoeren. Dopo il grande successo della mostra Yohji Yamamoto, Letter to the Future (che nel 2024 ha accolto oltre 20.000 visitatori in soli due mesi), 10 Corso Como prosegue la propria ricerca sui grandi protagonisti della contemporaneità con due designer che hanno trasformato l’alta moda in uno straordinario terreno di sperimentazione artistica. Da oltre trent’anni, Viktor Horsting e Rolf Snoeren sviluppano una pratica che supera i confini della couture per intrecciarsi con l’arte contemporanea, la performance e la cultura visiva, dando vita a collezioni concepite come opere autonome, ciascuna guidata da un’idea, una riflessione o una provocazione. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

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Fino al 22 novembre 2026 – Alfred Eisenstaedt / La fotografia era nell’aria: il MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia presenta una delle due tappe di un ampio progetto espositivo che si articola in due mostre complementari. La prima è a Villa Bassi Rathgeb (16 maggio – 20 settembre 2026) e la seconda è al Museo Storico Navale di Venezia (22 maggio – 22 novembre 2026). Attraverso la grande fotografia internazionale, l’iniziativa intende evocare quel clima di energia, trasformazione e apertura culturale che – come suggerisce il titolo, ripreso da una riflessione dello stesso Eisenstaedt sulla Germania del primo dopoguerra – continua ancora oggi a essere nell’aria. Formatosi in Germania alla fine della Prima Guerra Mondiale, Alfred Eisenstaedt sviluppa uno sguardo sospeso tra l’eredità della tradizione pittorica e le nuove possibilità del fotogiornalismo. Considerato uno dei grandi protagonisti della fotografia del Novecento, è stato tra i principali interpreti visivi della rivista Life. Autore della celebre V-J Day in Times Square – una delle immagini simbolo del secolo, scattata il 14 agosto 1945 durante i festeggiamenti per la fine della Seconda Guerra Mondiale – Eisenstaedt attraversa, nel corso della sua carriera, i principali snodi storici e culturali del Novecento, affrontando una straordinaria varietà di temi e soggetti.

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Fino al 22 novembre 2026 – Jenny Saville a Ca’ Pesaro: Ca’ Pesaro a Venezia dedica una mostra a una delle pittrici più importanti del nostro tempo. Si tratta della prima ampia esposizione dell’opera di Jenny Saville a Venezia e intende documentarne lo sviluppo ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri. La mostra presenta il suo lavoro attraverso oltre trenta dipinti e disegni, tra cui molti capolavori che hanno segnato la sua produzione negli ultimi decenni. La pratica di Saville, classe 1970, è profondamente radicata nella storia della pittura. A Ca’ Pesaro le sue tele monumentali dialogano con i grandi pittori del passato presenti a Venezia, creando un incontro unico tra la pittura contemporanea e il patrimonio artistico della città. Il rapporto di Saville con i maestri del passato, in particolare con gli italiani, si concentra sui forti legami che l’artista ha avuto e continua a mantenere con la scuola pittorica veneziana. L’ultima sala della mostra presenta un ciclo inedito di dipinti creati dall’artista in omaggio alla città lagunare per Ca’ Pesaro. L’esposizione diventa così sublime celebrazione della forza e della potenza dell’amore e della devozione di Saville per la pittura e, allo stesso tempo, un intimo e grandioso omaggio alla storia di Venezia, confermando il ruolo della città di centro vivo di innovazione culturale.

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Fino al 22 novembre 2026 –  Erwin Wurm / Dreamers: il Museo Fortuny di Venezia presenta per la prima volta in Italia un’ampia mostra monografica dedicata al lavoro dello scultore austriaco Erwin Wurm, nato nel 1954 a Bruck an der Mur. Nel corso della sua carriera, Wurm ha radicalmente ampliato il concetto di scultura, mettendo in discussione le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione. Da molti decenni, usa gli abiti per affrontare questioni scultoree. Lungo questo viaggio il suo cammino ha spesso incrociato la strada di Mariano e Henriette Fortuny.

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Fino al 22 novembre 2026 – Fidel, Storia di un leader / L’uomo che sfidò il secolo: a Jesi, in provincia di Ancona, Palazzo Bisaccioni ospita una mostra nata in collaborazione con il Centro Fidel Castro Ruz dell’Avana. La mostra ripercorre la vita politica e umana di Fidel Castro attraverso fotografie, documenti, oggetti personali e materiali audiovisivi provenienti da Cuba. Il percorso espositivo segue le tappe fondamentali della sua biografia, dagli anni giovanili alla guida della rivoluzione cubana, approfondendo anche le principali trasformazioni sociali, economiche e politiche avviate dopo il 1959. Ampio spazio è dedicato inoltre alla dimensione personale del leader cubano, ai rapporti con intellettuali e artisti, al legame con Ernesto Che Guevara e alle riflessioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua vita. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

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Fino al 22 novembre 2026 – Artiste Contemporanee a Casa Andersen, il corpo come dimora: è il titolo della mostra ospitata dalla Casa Museo Hendrik Christian Andersen di Roma. La mostra mette in dialogo la visione monumentale e universale del corpo elaborata da Andersen con le molteplici forme con cui le artiste contemporanee hanno scelto di raccontarlo. 42 artiste e 60 opere attraversano gli spazi della Casa Museo, dal piano terra alle sale del primo piano fino allo spazio espositivo del secondo, entrando in relazione con l’architettura della casa e con la presenza imponente delle sculture di Andersen. Corpi vissuti, vulnerabili, desideranti, frammentati, trasformati dalla memoria e dall’esperienza prendono il posto accanto al corpo ideale e armonico immaginato dallo scultore. Pittura, scultura, fotografia, installazione, performance e ricerca concettuale danno vita a una città temporanea e plurale, fatta di linguaggi e generazioni differenti. Una costellazione di opere in cui il corpo diventa non soltanto immagine, ma materia, identità, memoria, relazione e trasformazione. La Casa Museo diventa così il luogo di un confronto tra passato e presente, tra l’utopia di Andersen e le domande del contemporaneo.

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Fino al 29 novembre 2026 – Paesaggi da sogno / Dreamscapes: il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta la mostra dedicata alla celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell’arte giapponese dell’Ottocento, di proprietà di UniCredit. Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe con l’intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e “cinematografica” di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni oggetti e alle forme della cultura materiale che hanno accompagnato e reso possibile l’esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo. Il progetto – seconda parte di un percorso già avviato al MAO nel 2025 – è curato da Laura Vigo, Conservatrice per l’arte e l’archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), e si avvale di un’importante collaborazione con i Musei Reali di Torino. Nelle sale del MAO, le celebri vedute della Tōkaidō dialogano con una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Entrambe offrono una testimonianza tangibile della cultura del viaggio lungo le grandi arterie del Giappone in epoca Edo e dell’immaginario evocato dalle stampe.

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Fino al 29 novembre 2026 – Italia Settanta, La creatività come antidoto, Arte Moda Design: le sale di Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia ospitano una mostra che esplora uno dei decenni più rivoluzionari della storia del Paese attraverso il dialogo tra arti visive, moda e design. È il decennio in cui il prêt-à-porter cambia per sempre il sistema della moda italiana, Milano si afferma come nuova capitale del settore e il design sperimenta linguaggi sempre più radicali, mentre l’arte abbandona ogni percorso unitario per aprirsi alla contaminazione e alla ricerca. Sono gli anni dell’ascesa di Walter Albini, Missoni, Giorgio Armani, Roberto Capucci, Elio Fiorucci come anche delle sperimentazioni artistiche di Michelangelo Pistoletto, Gino De Dominicis e Giorgio Griffa e del design radicale di Ettore Sottsass, Mario Bellini, Joe Colombo e Gae Aulenti. Tra capi iconici, oggetti di design e opere che hanno segnato un’epoca, il percorso ricostruisce il fermento creativo degli anni Settanta e racconta come le discipline abbiano iniziato a influenzarsi reciprocamente, ridefinendo il nostro modo di vestire, abitare e immaginare il futuro.

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Fino a dicembre (data esatta da riconfermare) – Into the Show: la fotografia contemporanea come messaggio di vita e bellezza rivolto ai pazienti, ai familiari e agli operatori sanitari. A Villa Bellombra, presidio ospedaliero riabilitativo situato a Bologna, le fotografie di Donata Zanotti sono le protagoniste di una mostra che indaga i momenti sospesi del backstage, i gesti, le trasformazioni e l’intimità che precedono l’entrata in scena. L’esposizione, allestita nell’atrio, presenta due corpus fotografici distinti e complementari. La prima serie è stata realizzata tra il 2008 e il 2010 nel backstage del London Burlesque Festival ed è caratterizzata da immagini dinamiche. Il secondo nucleo di lavori è stato sviluppato nel 2017 negli archivi di costumi teatrali di New York, dove la ricerca si fa più silenziosa. Accanto alle immagini del dietro le quinte, trovano spazio suggestivi still life di scarpe di scena, composizioni che traducono la rappresentazione del femminile in una dimensione simbolica e astratta.

Maggiori info e dettagli in un nostro articolo.

 

Fino al 6 dicembre 2026 – Magnifica Eleganza / Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda: è il titolo dell’esposizione che fa intersecare l’arte e gli artisti del XVIII secolo con la moda, ospitata dalla Fondazione Paolo nella nuova Sala Esposizioni della Casa Museo di Cellatica, in provincia di Brescia. La mostra riunisce opere di Pietro Longhi, Giambattista Tiepolo, Francesco Guardi e Pietro Antonio Rotari, affiancate da abiti d’epoca originali e dai costumi realizzati da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini, premiati con l’Oscar nel 1977. Mentre attraversa il lento declino del proprio potere economico e politico, la Repubblica di Venezia, detta anche Serenissima, conquista l’Europa con un’altra forma di supremazia: viene riconosciuta come capitale mondana. È questo il contesto dal quale prende avvio la mostra: siamo nel Settecento e Venezia è universalmente riconosciuta come la capitale del divertimento e dell’eleganza. Viene dunque proposta un’inedita lettura della pittura veneziana del XVIII secolo: il percorso mette in luce come i grandi maestri dell’epoca siano stati non soltanto ottimi interpreti della vita della Serenissima, ma anche straordinari osservatori del costume. Nei loro dipinti, ogni dettaglio restituisce con sorprendente precisione il gusto e i codici sociali dell’epoca. Le opere che ci hanno lasciato sono anche autentici documenti di storia della moda.

Emanuela Pirré è stata all’anteprima stampa della mostra e ne parla in un articolo.

 

Fino al 6 dicembre 2026 – The Edwardians, Age of Elegance: la King’s Gallery del Palace of Holyroodhous di Edimburgo, in Scozia, ospita una mostra che permette di esplorare lo sfarzo e il glamour dell’epoca edoardiana attraverso le vite e i gusti di due delle coppie reali. Si tratta di Re Edoardo VII con la Regina Alessandra e di Re Giorgio V con la Regina Maria: si va dalle loro vite familiari e dal collezionismo personale ai loro scintillanti circoli sociali e agli spettacolari eventi reali. È possibile scoprire le opere dei più rinomati artisti contemporanei dell’epoca, tra cui Carl Fabergé, Frederic Leighton, Edward Burne-Jones, Rosa Bonheur e John Singer Sargent. La mostra copre il periodo che va dal matrimonio di Edoardo e Alessandra nel 1863 fino alla fine della Prima Guerra Mondiale.

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Fino al 6 dicembre 2026 – Iris van Herpen,  Sculpting the Senses: è la mostra ospitata dal Brooklyn Museum di New York e che celebra una delle stiliste più innovative della sua generazione. Pioniera nell’uso delle nuove tecnologie, Van Herpen, classe 1984, trascende le convenzioni dell’abbigliamento, abbracciando sia la tradizionale maestria artigianale dell’alta moda che tecniche innovative. Dal micro al macro, la mostra esplora il posto del corpo nello spazio, il suo rapporto con l’abbigliamento e l’ambiente circostante e il suo futuro in un mondo in rapida evoluzione. Oltre 140 creazioni di haute couture sono esposte accanto a opere d’arte e design contemporanei – di artisti come Philip Beesley, Rogan Brown, Casey Curran, Kim Keever, Nick Knight – nonché a reperti scientifici ed esemplari di storia naturale come coralli, fossili e scheletri. Queste opere non solo dialogano con le creazioni di Van Herpen, ma influenzano e plasmano profondamente il suo processo creativo. Rari materiali d’archivio e un paesaggio sonoro del compositore Salvador Breed arricchiscono questa esperienza interdisciplinare e multisensoriale. In questo modo, la mostra rivela lo spirito sperimentale che ha rimodellato la moda del XXI secolo. Indossati da celebrità come Beyoncé, Björk, Cate Blanchett, Miley Cyrus, Lady Gaga e Ariana Grande, i modelli di Van Herpen traggono ispirazione dalla biomimetica, dalla geometria frattale, dalla matematica e dalle neuroscienze, trasformando scoperte all’avanguardia in abiti scultorei e tessuti eterei.

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Fino all’8 dicembre 2026 – The Sea is closer than you see: la città di Matera ospita una mostra collettiva diffusa dedicata al rapporto tra arte contemporanea, tecnologie digitali, intelligenza artificiale e cultura mediterranea. L’indagine critica scaturisce da un pensiero: l’appartenenza mediterranea non può essere definita esclusivamente dalla prossimità geografica alla costa. Il Mediterraneo è anche una rete di relazioni, scambi, migrazioni, memorie, economie, culture e trasformazioni che si estende profondamente nell’entroterra. Città dell’interno lucano, Matera non costituisce un’eccezione alla geografia mediterranea. La sua stessa conformazione geologica conserva la memoria di un’antica presenza marina: la calcarenite dei Sassi racconta fondali emersi, mentre cisterne, sistemi di raccolta e ambienti ipogei testimoniano una relazione millenaria con l’acqua. Il mare, apparentemente distante, è dunque inscritto nella materia stessa della città. È proprio questa distanza solo apparente a costituire il cuore concettuale della mostra. Il titolo non indica un mare da raggiungere, ma un mare già presente: invisibile eppure attivo, sedimentato nella pietra, nelle immagini, nelle memorie, nei corpi, nei percorsi umani e oggi anche nei flussi di dati e nei sistemi algoritmici. Le opere presentate costruiscono un dialogo tra pratiche differenti: videoinstallazione, fotografia, olografia, installazione sonora, arte generativa, intelligenza artificiale, computer vision e ambienti immersivi. Il percorso espositivo si articola in quattro sedi del centro storico – da Palazzo Lanfranchi al Museo TAM, dal MUSMA al Basilicata Open Space dell’APT – costruendo una costellazione di luoghi e istituzioni che trasformano la città stessa in una geografia espositiva. Il visitatore è invitato a compiere una vera e propria navigazione terrestre tra il Sasso Caveoso e la città del Piano, attraversando la frattura della rupe e sperimentando il passaggio dalla pietra al dato, dalla memoria al paesaggio, dalla materia al digitale. Marera diventa così parte integrante dell’esperienza, una geografia da attraversare nella quale pietra, acqua, memoria, dati e paesaggio si incontrano. In questo itinerario tra arte contemporanea, linguaggi digitali e memoria mediterranea, l’acqua costituisce il filo conduttore, senza mai assumere una forma univoca.

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Fino al 13 dicembre 2026 – Man Ray, tutto: la Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo, in provincia di Parma, ospita una retrospettiva con oltre 300 opere tra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa di Man Ray, avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976. La mostra abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall’artista: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema per sessant’anni di irrefrenabile sperimentazione. Tra le opere esposte figura Le Violon d’Ingres (1924), l’iconico ritratto fotografico di schiena dell’amica e musa Kiki de Montparnasse, con le effe di violino sulla schiena nuda. Accanto a essa sono esposti capolavori come Lacrime, La preghiera, Anatomia, Noire et Blanche e i celebri ritratti delle muse e modelle Lee Miller e Nusch Éluard.

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Fino al 20 dicembre 2026 – Giorgio Armani Privé 2005-2025, Vent’anni di Alta Moda: è il titolo della mostra ospitata negli spazi di Armani/Silos a Milano. Offre un excursus, curato dallo stesso Giorgio Armani (l’ultima mostra da lui seguita prima della scomparsa), attraverso due decenni di Alta Moda costantemente creata nel segno del suo stile inconfondibile. Presentata per la prima volta nel 2005 a Parigi, capitale della Haute Couture, la collezione Giorgio Armani Privé nasce dalla concezione di una moderna creatività, espressa attraverso linee ricercate, lavorazioni pregevoli e ricami gioiello e si distingue fin da subito come una nuova interpretazione dello stile Armani, insieme complementare e alternativa al prêt-à-porter cui è accomunata dalla ricerca di una sigla lineare, elegante e rarefatta. Con la sua Alta Moda, Giorgio Armani offre un’interpretazione sorprendente della sua idea di eleganza, aprendo lo sguardo a nuove avventure, evocando luoghi e atmosfere lontane, tratteggiando un’allure pacata e seducente. Qui lo stilista osa, sperimenta, lascia spazio alla fantasia, ma conserva la sua proverbiale concretezza. Con i piedi ben saldi per terra, sogna e fa sognare. La mostra porta queste creazioni a Milano, cuore pulsante dell’universo Armani, consentendo a tutti di vederle da vicino e apprezzarne la straordinaria realizzazione artigianale. Tra colori e forme, tra suoni e fragranze, lo spettatore è avvolto in un viaggio sensoriale che si svolge lungo l’intera superficie del Silos. La mostra ha registrato un’affluenza tale che, a grande richiesta, è stata prorogata fino al 3 maggio 2026.

Maggiori info qui. E qui trovate il racconto di Federica Latorre dopo una sua visita.

 

Fino al 23 dicembre 2026 – Lancel, Toujours: è il nome della mostra ospitata dalla Maison Lancel a Parigi. Per celebrare il suo 150° anniversario, la Maison fondata nel lontano 1876 rende omaggio al suo patrimonio con questa mostra presentata nella sua storica boutique in Place de l’Opéra. Dall’atelier di Angèle e Alphonse Lancel alle creazioni diventate firme, viene creato un percorso tematico che riunisce borse, accessori, bauli e oggetti emblematici che tracciano l’evoluzione degli stili di vita e dell’eleganza parigina attraverso i decenni. Dagli anni Venti ruggenti allo spirito del viaggio, dagli accessori che simboleggiano l’emancipazione femminile ai must-have contemporanei, vengono messe in luce le creazioni che hanno accompagnato l’evoluzione sociale con modernità e carattere.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 7. Per l’ingresso, occorre registrarsi qui.

 

Fino al 27 dicembre 2026 – La forma consumata / Arman, Rotella, Warhol: l’Albergo dei Poveri di Palermo presenta un inedito confronto tra Andy Warhol, Arman e Mimmo Rotella che mette in dialogo Pop Art americana e Nouveau Réalisme. La mostra offre una riflessione sul consumo dell’immagine nella società contemporanea, mettendo in relazione tre figure centrali del secondo Novecento che, con linguaggi autonomi, hanno indagato il rapporto tra oggetto, icona, riproducibilità e comunicazione di massa.

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Fino al 30 dicembre 2026 – La dinamica dei corpi: Daniele Mazzoleni arriva a Noto, in provincia di Siracusa, con una mostra ospitata nello Spazio Samuele Mazza. Al centro della mostra c’è il corpo, raccontato attraverso istanti sospesi, riflessi e gesti trattenuti. Con la sua caratteristica tecnica in resina e acrilico, Mazzoleni trasforma la superficie pittorica in immagini lucide e profonde in cui acqua, luce e figure si incontrano. Noto, con la sua architettura barocca e la luce dorata, diventa così parte integrante del progetto, in un dialogo tra corpo e paesaggio, memoria e presente. «La dinamica dei corpi – spiega Mazzoleni – non è il movimento, ma l’attimo prima. Quell’istante in cui tutto è fermo ma tutto sta per accadere».

Lo Spazio Samuele Mazza si trova in via Raffaele Trigona 2. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19. Maggiori info qui.

 

Fino al 31 dicembre 2026 – Ferdinando Sarmi New York, Un viaggio nella moda da Firenze alla Fifth Avenue: il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze dedica allo stilista Ferdinando Sarmi una mostra allestita nel Saloncino da Ballo e nelle sale adiacenti. Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, Barbra Streisand, la duchessa di Windsor: negli anni d’oro della Fifth Avenue, le donne più celebri del Novecento affidavano il loro look alle mani di Sarmi, couturier capace di portare nello stile dell’alta società americana un tocco di italianità. L’esposizione, prima nel suo genere, propone una selezione di abiti iconici del couturier, messi in relazione con i materiali del Fondo Sarmi conservato nel Museo della Moda e del Costume e con accessori d’epoca che restituiscono il clima culturale e mondano della New York degli anni Cinquanta e Sessanta.

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Fino al 31 dicembre 2026 – Noblesse oblige: a Roma, Cinecittà si Mostra, ovvero il museo di Cinecittà situato sulla via Tuscolana, presenta la nuova selezione di abiti di scena. Merletti, bottoni preziosi e tessuti damascati: è l’atmosfera di un periodo complesso come il Settecento, agitato da Illuminismo, Rivoluzione Industriale e caduta dell’Ancien Régime con la Rivoluzione Francese. L’esposizione pone l’accento sulla moda maschile con un nucleo di sei habit à la française, ovvero la mise composta da giustacorpo, giacca e braghe, indossati da importanti interpreti: Colin Firth in Valmont, Steve Buscemi in Mercoledì 2, Guillaume Canet in Le Déluge, Caleb Landry Jones nel recente Dracula firmato da Luc Besson e Tom Hulce nei panni di Amadeus. Il posto d’onore è riservato all’abito di Donald Sutherland per Il Casanova di Federico Fellini. Fiore all’occhiello della nuova selezione è infatti lo speciale omaggio dedicato al capolavoro del maestro riminese, a 50 anni dall’uscita nelle sale.

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Fino al 3 gennaio 2027 – Exposure, Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga: a Trieste, a ITS Arcademy, arriva una mostra che racconta la parte meno visibile del fashion system. Quella di cui nessuno potrebbe fare a meno: la figura dello stylist. A cura di Tom Eerebout, stylist belga di fama internazionale e collaboratore di artisti come Lady Gaga (per la quale ha curato l’iconica apparizione alle Olimpiadi di Parigi), Kylie Minogue, Rita Ora e Austin Butler, l’esposizione mostra come le celebrità stiano diventando corpi-simbolo dei desideri, delle contraddizioni e dei valori della società contemporanea. E svela la complessa operazione, mai didascalica, dello styling: perché non venga più definito come una “semplice scelta d’abiti”, ma come uno studio capace di dare matericità all’anima creativa (e sinergica) fra artista e stylist. Un lavoro simile a quello dell’interprete, perché in grado di tradurre il dialogo segreto fra spazio e corpo, fra immagine e voce. Non solo: una omonima installazione urbana accompagna l’esposizione al museo con dieci grandi immagini collocate lungo via Cassa di Risparmio, trasformando il centro di Trieste in un museo a cielo aperto. Le fotografie, che raccontano la relazione tra corpo, abito e sguardo, invitano il pubblico a riflettere sull’arte di essere visti e sul potere narrativo dell’immagine. Un percorso che estende all’esterno di ITS Arcademy la stessa energia e intensità scenica che animano gli spazi espositivi interni.

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Fino al 3 gennaio 2027 – Frida / The Making of an Icon: è la mostra ospitata dalla Tata Modern di Londra. L’esposizione permette di comprendere come Frida Kahlo sia diventata una delle artiste più influenti di tutti i tempi, un fenomeno culturale e un’icona commerciale riconosciuta a livello internazionale. Il percorso presenta oltre 30 delle opere più iconiche di Kahlo, opere che ne svelano le “molteplici identità”: la moglie devota, l’intellettuale, l’artista moderna e l’attivista politica. Accanto a preziosi abiti, gioielli, fotografie e cimeli, sono esposte oltre 200 opere dei suoi contemporanei e degli artisti che ha ispirato nelle generazioni successive, a celebrazione del suo impatto duraturo su coloro che continuano a reinterpretare e a riappropriarsi della sua storia. La mostra culmina con l’esplorazione della “Fridamania”: la trasformazione di Kahlo in un marchio globale è illustrata da oltre 200 oggetti commerciali che racchiudono la sua arte, la sua immagine, il suo stile e la sua personalità.

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Fino al 3 gennaio 2027 – The Music is Black / A British Story: è il titolo della mostra ospitata dal V&A – Victoria & Albert Museum di Londra e che racconta 125 anni di musica nera in Gran Bretagna. Attraversando quattro continenti, viene narrata una storia di eccellenza, lotta, resilienza e gioia, per un viaggio nel tempo ascoltando oltre 120 brani di ogni epoca riprodotti direttamente in cuffia. Più che una mostra, questa esperienza sonora immersiva esplora la potenza e l’impatto della musica nera britannica.

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Fino al 3 gennaio 2027 – The Burberry Trench / Crafting an Icon: per festeggiare i suoi 170 anni, Burberry organizza una mostra dedicata al capo più emblematico della griffe britannica. Ospitata nel V&A – Victoria & Albert Museum di Londra all’interno della Prince Consort Gallery, raramente accessibile al pubblico, la mostra ripercorre attraverso materiali rari provenienti dall’archivio del marchio e dalla collezione dello stesso V&A la storia del trench Burberry, dalle sue origini come capo funzionale per l’abbigliamento outdoor e l’uso militare fino a diventare un’icona della moda riconosciuta a livello mondiale. L’esposizione è visitabile gratuitamente.

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Fino al 6 gennaio 2027 – Shilpa Gupta: per l’ottava edizione del programma Furla Series, Fondazione Furla e GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano presentano una mostra personale di Shilpa Gupta. Tra le voci più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, Shilpa Gupta esplora temi quali il linguaggio, la censura, la mobilità e le strutture che modellano l’identità e la libertà degli individui. Attraverso una pratica multidisciplinare che spazia tra scultura, installazioni luminose, video, suono e performance, Gupta intesse dialoghi tra lingue e territori, tra singolarità e collettività, intimità e sfera pubblica. La mostra presenta una serie di nuove produzioni pensate appositamente per gli spazi della GAM e riassume gli elementi costitutivi del lavoro di Gupta, offrendo uno sguardo sulla ricerca che l’artista porta avanti da più di vent’anni.

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Fino al 6 gennaio 2027 – Visioni, Milo Manara nel Labirinto: è Milo Manara, uno tra i più importanti autori del fumetto contemporaneo, il protagonista della mostra autunnale al Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma. La mostra propone una lettura inedita dell’opera dell’artista attraverso uno dei simboli più profondamente legati all’identità del luogo: il labirinto. Frutto dell’universo culturale di Franco Maria Ricci e del suo rapporto con Jorge Luis Borges, questo spazio offre infatti la prospettiva ideale per accostare l’opera di Manara seguendo un filo che attraversa gran parte della sua produzione, tra immaginazione, mito e ricerca interiore. Nel corso di oltre cinquant’anni di carriera, Manara, classe 1945, ha saputo costruire un universo figurativo capace di dialogare con la letteratura, il cinema e la grande tradizione artistica occidentale: la mostra invita a percorrere il suo immaginario attraverso una significativa selezione di tavole, illustrazioni e materiali preparatori provenienti dall’archivio personale, da collezioni private e da prestatori internazionali. Tre sezioni guidano il visitatore attraverso altrettanti modi di interpretare il labirinto nella sua produzione.

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Fino all’8 gennaio 2027 – Merletti d’Autore, Biennale del Merletto 2026: è la mostra inaugurata al Museo del Merletto di Burano, nella laguna di Venezia. Grazie all’esposizione di significative opere degli anni Venti e Trenta del Novecento, l’esposizione offre un viaggio all’interno di una straordinaria stagione creativa, con opere di artisti e progettisti quali Giulio Rosso, Fausto Melotti, Vittorio Zecchin, Giovanni Gariboldi e Tomaso Buzzi, accompagnate da disegni preparatori, cartoni e pubblicazioni d’epoca, per ripercorre l’ascesa del merletto d’autore come autentica espressione artistica. Una sezione speciale è dedicata alla rassegna internazionale del 1931 ad Amsterdam, una delle prime occasioni in cui il merletto italiano si affermò all’estero accanto a ceramiche e vetri di Murano. La mostra, realizzata nell’ambito della quinta Biennale del Merletto, è dedicata alla memoria di Doretta Davanzo Poli, tra le più autorevoli studiose del merletto italiano.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Carla Cerati / Plurale femminile Fotografia e scrittura, 1926-2026: Palazzo Reale di Milano celebra il centenario della nascita della scrittrice e fotografa Carla Cerati con una grande antologica che restituisce la forza rigorosa e civile del suo sguardo. Fotografie, documenti, libri, materiali d’archivio e video raccontano il suo attraversamento del Novecento: dall’osservazione della città di Milano al progetto Morire di Classe, dai ritratti al teatro, fino alle ricerche sul corpo, la memoria e le trasformazioni sociali.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Museum Dreams: lo spazio gres art 671 di Bergamo presenta la prima grande retrospettiva in Italia dedicata al lavoro di Isaac Julien (Londra, 1960), uno tra gli artisti visivi più importanti del nostro tempo. Celebre per le sue installazioni cinematografiche, impressionistiche e poetiche, Julien ha avuto un ruolo determinante nell’ampliare il linguaggio dell’immagine in movimento tra le pratiche dell’arte contemporanea. Pensata in stretta relazione con l’architettura di gres art, la mostra ripercorre oltre trent’anni di ricerca attraverso cinque grandi installazioni video multischermo, di cui quattro inedite in Italia, oltre a immagini fotografiche, sculture e materiale d’archivio.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Mostra personale di Paola Cavalli, Le Cernierine: il Museo del bijou di Casalmalggiore, in provincia di Cremona, ospita la vincitrice del Premio Museo del Bijou 2026 nell’ambito del concorso Ridefinire il Gioiello x Edizione. Paola Cavalli ha creato il progetto di upcycling Le Cernierine nel 2018, quando si è resa conto di come le fabbriche di cerniere-moda, del distretto bresciano in particolare, gettino nei rifiuti chilometri di materiale ancora in buono stato, esuberi di produzione, prove colore o campionari che seguono la stagionalità delle collezioni di moda e quindi hanno vita breve. La filosofia dell‘upcycling è molto chiara: un processo di trasformazione di materiali di scarto, quindi prodotti indesiderati, in nuove creazioni percepite come di maggiore qualità, sia come valore artistico che ambientale. Cavalli si è chiesta quindi come le cerniere potessero essere riutilizzate evitando tale spreco. «Ho fatto appello – racconta – alla ‘stilista che è in me’, un diploma mai sfruttato prima, ed è nata l’idea di ricavarne dei braccialetti, dapprima molto semplici poi più elaborati. Il primo riscontro è stato positivo, quindi l’impegno è diventato maggiore: ho cominciato a produrre anche anelli, orecchini, e soprattutto maxi-spille, che sono sempre più apprezzate. Inoltre il fatto di reperire cerniere sempre diverse, per dimensioni, finiture e colore, mi consente di realizzare esclusivamente pezzi unici, molto apprezzati dalla clientela».

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Fino al 10 gennaio 2027 – Michael Armitage: a Palazzo Grassi, a Venezia, la Pinault Collection riunisce un eccezionale insieme di opere del pittore Michael Armitage (nato in Kenya nel 1984), realizzate negli ultimi dieci anni. In queste opere, i riferimenti all’Africa orientale si fondono con la mitologia e la storia dell’arte occidentale in composizioni dense e sgargianti, spesso di dimensioni monumentali, affrontando anche temi delicati della storia recente del Kenya. La mostra, che presenta dipinti di grande formato e disegni, è articolata attorno a temi ricorrenti nella pratica di Armitage, come l’espressione del politico nelle narrazioni individuali e collettive, la mitologia, la sessualità e le questioni migratorie. Armitage presenta dunque un percorso lungo la sua pratica artistica, intrecciando memoria personale, storia collettiva e immaginario simbolico per dare libero sfogo a visioni e paesaggi abitati e allucinatori al tempo stesso.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Non di solo pane / Cucina, tavola e cibo nel Rinascimento: è il titolo della mostra ospitata dai Musei di Palazzo Pio a Carpi, in provincia di Modena. La ricerca, focalizzata sul periodo compreso tra il XV e il XVI secolo, ha dato vita a un percorso espositivo che approfondisce i tre ambiti tematici indicati nel sottotitolo della mostra: la cucina, la tavola e il cibo. La cucina, luogo d’incontro tra saperi pratici e manufatti, è ricostruita attraverso opere d’arte, strumenti originali e figure di riferimento. La tavola è indagata come il centro della socialità, del rito del nutrirsi insieme, ma anche della rappresentazione del prestigio e del potere. Infine, il cibo, o meglio, i diversi cibi che caratterizzano le tavole rinascimentali e che variano tra classi sociali, è approfondito nella sua duplice dimensione: fonte di sostentamento e simbolo di valori sociali, politici e religiosi che attraversano la storia dell’uomo fin dall’antichità.

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Fino al 10 gennaio 2027 – CESURE. Lines of fracture: è il titolo della mostra fotografica dei Musei Nazionali di Ferrara diffusa in varie sedi. Attraverso i linguaggi della fotografia documentaria e del fotogiornalismo, l’esposizione affronta alcuni temi centrali del nostro tempo – i conflitti, le trasformazioni sociali, le migrazioni, le crisi ambientali e le marginalità urbane – assumendo la periferia non soltanto come luogo geografico, ma anche come punto di osservazione dal quale rileggere le relazioni fra centro e margine e le trasformazioni della società contemporanea. Le fotografie esposte sono accompagnate da un numero che rimanda a una guida con le didascalie e le introduzioni alle diverse sezioni della mostra. La guida é disponibile sia in formato cartaceo sia in formato digitale, scaricabile tramite link dedicato e QR code.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Viva Varda! Il cinema è donna: la Galleria Modernissimo di Bologna ospita un viaggio lungo 1.200 mq su una figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila. Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastian, Agnès Varda è al centro della mostra prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française. Film, foto, installazioni, cimeli e costumi: l’esposizione testimonia un’opera personale, creativa, poliedrica che abbraccia la pittura, la Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Madonna, Jean-Luc Godard. Artista giramondo, Varda ha sviluppato una carriera che le è valsa la fama internazionale. Un’opera segnata dall’impegno femminista che la mostra presenta in tutta la sua attualità.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Tatuaggi, Storie del Mediterraneo: è la mostra ospitata dai Musei Civici di Palazzo Mosca a Pesaro che indaga le pratiche mediterranee del tatuaggio e le specificità dell’Adriatico, Mare Superum, di cui Pesaro rappresenta l’epicentro. Un viaggio che attraversa cinque millenni di storia, dai resti mummificati di Ötzi, il primo uomo tatuato, vissuto 5300 anni fa, alle pratiche di cura legate ai segni sul corpo, dalle civiltà italiche pre-romane al tatuaggio sacro dei pellegrini in Terra Santa ai tatuaggi marinareschi nei secoli. Un focus è dedicato alla specificità dell’area pesarese, con le sale che raccontano la tradizione del tatuaggio devozionale legato al Santuario della Madonna di Loreto e gli studi di Cesare Lombroso che fu Direttore dell’Ospedale Psichiatrico San Benedetto della cittadina marchigiana e che individuava nel tatuaggio uno dei principali indicatori di tendenze criminali. Simbolo di protezione o stigma, elemento di punizione o decorativo, pratica curativa, intima o pubblica, il tatuaggio assume una grande varietà di significati nel corso della storia: la mostra indaga la pratica come linguaggio identitario, rituale e artistico, con un approccio interdisciplinare e un allestimento immersivo e narrativo in cui il mare Adriatico diventa spazio di connessioni, scambi e contaminazioni.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Expositio Mundi, La mostra come medium: è il titolo di un grande progetto collettivo organizzato a Macerata in tre sedi, ovvero i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, il Sferisterio e la Biblioteca Mozzi Borgetti. Come racconta già il titolo, è una mostra sulla storia delle mostre e sul mostrare. Un percorso diffuso tra opere antiche e contemporanee che trasforma la città in un laboratorio dedicato alla storia e all’evoluzione dell’esposizione come linguaggio culturale, pratica pubblica e dispositivo civico e di relazione. Al centro la figura di Giuseppe Ghezzi (1634–1721 – pittore, curatore e letterato) che, tra Sei e Settecento, inventò di fatto l’idea moderna di mostra pubblica, aprendo l’arte a tutti. Nel 1676, organizzando nel chiostro di San Salvatore in Lauro a Roma una prima rassegna di dipinti rinascimentali di collezioni private, Ghezzi ha inaugurato un modello destinato a segnare la modernità: la mostra come strumento di diffusione culturale e dispositivo di conoscenza condivisa.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Mannucci, Fuoco e genesi: è la mostra ospitata negli spazi di Zona Conce a Fabriano e del Centro Culturale San Francesco di Arcevia, in provincia di Ancona nelle Marche. Nato a Fabriano nel 1904 e morto ad Arcevia nel 1986, Mannucci attraversa alcune delle esperienze fondamentali dell’arte italiana del Novecento. Dalla formazione romana al post-cubismo della fine degli anni Quaranta, la sua ricerca arriva progressivamente a una concezione della scultura nella quale la materia non è più soltanto qualcosa da modellare, ma diventa essa stessa parte attiva dell’opera. Nella mostra, le sue opere vengono messe in relazione con dipinti, disegni e sculture di artisti che hanno attraversato, con esperienze molto diverse tra loro, alcuni dei grandi cambiamenti dell’arte italiana del Novecento. Sono presenti opere di Mirko Basaldella, Alberto Burri, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Renato Guttuso, Leoncillo, Mario Ceroli, Arnaldo Pomodoro, Enrico Prampolini, Daniel Spoerri, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini ed Emilio Vedova, insieme ad autori più vicini alla contemporaneità. Interessante anche il rapporto di Mannucci  con il gioiello: fu tra gli artisti che contribuirono alla nascita di quella stagione del gioiello d’artista che avrebbe avuto importanti sviluppi nelle generazioni successive.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Il colore di Mimmo Jodice: è la mostra ospitata dal Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli. L’esposizione presenta l’unico progetto a colori realizzato dal grande fotografo napoletano, con oltre quaranta opere dedicate ai capolavori della pittura del Seicento napoletano, alcune delle quali inedite, nate negli anni Ottanta durante le visite di Jodice alla mostra La Civiltà del Seicento a Napoli al Museo di Capodimonte. La mostra rappresenta un importante omaggio a un protagonista della fotografia contemporanea internazionale e interprete unico dell’anima culturale di Napoli. Le fotografie in mostra, realizzate negli anni Ottanta a partire dall’osservazione ravvicinata delle opere di artisti come Caravaggio, Jusepe de Ribera, Artemisia Gentileschi e Luca Giordano, restituiscono una lettura inedita e profondamente contemporanea del patrimonio artistico napoletano

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Fino al 10 gennaio 2027 – Kaari Upson / Dollhouse: il MASI di Lugano presenta la prima grande retrospettiva postuma dedicata all’artista statunitense Kaari Upson (1970-2021). Nota al pubblico europeo per la partecipazione alla 58ª Biennale di Venezia (2019), Upson è una tra le voci più intense e originali della sua generazione. Attraverso scultura, video, disegno e installazione, in poco più di quindici anni l’artista ha costruito un linguaggio stratificato con cui ha indagato temi quali le relazioni, il corpo, la malattia e la perdita. Le sue opere – sospese tra intimità e alienazione – evocano un universo perturbante, in cui oggetti e ambienti quotidiani si trasformano in depositari di traumi e ossessioni. Dal lavoro di Upson emerge così un ritratto che, pur radicato nella sua biografia e nella sua terra d’origine, San Bernardino in California, assume una dimensione insieme intima e universale della psiche contemporanea.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Cristóbal Balenciaga / Technique, Material and Form: il Cristóbal Balenciaga Museoa di Getaria, nei Paesi Baschi, ospita una mostra che offre un approccio più approfondito e didattico al lavoro, all’influenza e all’eredità del grande couturier. L’esposizione inizia con un allestimento biografico che illustra il percorso professionale, personale e creativo di Balenciaga e fornisce un contesto geografico e storico del Maestro di Getaria. Le quattro sale successive presentano un nuovo approfondimento tematico, esplorando il mondo dell’alta moda del XX secolo, nonché la tecnica, i materiali e la forma che hanno definito i concetti dell’opera di Balenciaga. Curata da Igor Uria, direttore delle collezioni del Museo, la mostra presenta oltre novanta pezzi e include attrezzature tecnologiche che consentono di esplorare gli oggetti in 3D e di visualizzare i tessuti in alta risoluzione. Questo, insieme a ulteriori risorse audiovisive come le immagini in proiezione mappata, offre una visione più approfondita della coerenza creativa e dell’evoluzione delle silhouette di Balenciaga.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Costume Art: è la mostra del Costume Institute del Met-Metropolitan Museum of Art di New York che indaga il rapporto tra l’abbigliamento e il corpo attraverso l’arte in un arco di tempo dalla preistoria al presente. L’esposizione presenta connessioni tra gli abiti del Costume Institute e gli oggetti provenienti dalle altre sezioni del Museo: gli abbinamenti tra moda e opere d’arte offrono uno spettro di paralleli ed esperienze, dal formale al concettuale, dall’estetico al politico, dall’individuale all’universale, dall’illustrativo al simbolico, dal ludico al profondo. Questi abbinamenti sono organizzati in una serie di tipologie corporee tematiche che ne riflettono la pervasività e la resistenza nel tempo e nelle culture. Costume Art è la mostra inaugurale delle nuove gallerie di quasi 1.100 metri quadrati adiacenti alla Great Hall.

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Fino all’11 gennaio 2027 – Attraverso i miei occhi, Frida Kahlo e la costruzione del mito: è la mostra fotografica ospitata a Milano da MyOwnGallery – Superstudio Più e curata dalla storica dell’arte Vittoria Mainoldi. L’esposizione indaga il profondo legame tra l’artista messicana e la propria rappresentazione visiva e analizza quanto il mito di Frida sia stato orchestrato e alimentato da lei stessa, a partire dalla scelta di indossare abiti tradizionali messicani fino alla gestione della propria figura pubblica. La trasfigurazione viene raccontata non attraverso i suoi dipinti, ma tramite una straordinaria raccolta di fotografie realizzate da grandi maestri del Novecento: Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund, Fritz Henle e Emmy Lou Packard. Sono scatti che non si limitano a ritrarre il volto o il corpo segnato dalla sofferenza, ma restituiscono la forza di uno spirito ribelle, capace di trasformare il dolore in arte e di intrecciare la propria identità con le radici della cultura messicana. Il percorso della mostra è un dialogo tra l’artista e la sua raffigurazione fotografica, un gioco di sguardi che rivela passioni, fragilità, contraddizioni. C’è lo sguardo intimo dell’amante Nickolas Muray, quello affettuoso dell’amica Lucienne Bloch, l’approccio iconografico di Bernard Silberstein, fino ai celebri ritratti di Gisèle Freund che la immortalò nella quotidianità con Diego Rivera.

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Fino al 17 gennaio 2027 – The Antwerp Six: il MoMu, il Fashion Museum di Anversa, in Belgio, celebra il 40° anniversario dell’affermazione internazionale dei Sei di Anversa con la prima grande mostra dedicata agli iconici stilisti. La mostra mette in luce il percorso che lega questi eccezionali designer. Tutto ha inizio con i loro studi presso il dipartimento di moda della Reale Accademia di Belle Arti di Anversa: nel 1986, Dirk Bikkembergs, Ann Demeulemeester, Walter Van Beirendonck, Dries Van Noten, Dirk Van Saene e Marina Yee portano Anversa sulla mappa della moda presentando ciascuno la propria collezione al British Designer Show di Londra. Questo evento segna la loro svolta internazionale e consacra Anversa come una nuova capitale della moda. Le loro creazioni uniche continuano a influenzare la moda internazionale ancora oggi.

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Fino al 20 gennaio 2026 – Brivido Pop, Un sacco belle: il Margutta Veggy Food & Art di Roma ospita la mostra personale dell’artista Brivido Pop, a cura di Marco Dionisi Carducci e ideata da Tina Vannini. Si tratta di un viaggio nell’immaginario del cinema e della cultura pop che porta sulla scena alcune delle figure più amate del Novecento — Brigitte Bardot, Marilyn Monroe, Sophia Loren, Rita Hayworth e Stefania Sandrelli — mettendole in dialogo con la pittura, la storia dell’arte e i simboli della memoria visiva contemporanea. L’esposizione racconta il mondo di Brivido Pop, artista capace di trasformare immagini familiari in nuove narrazioni attraverso un linguaggio che intreccia cinema, grafica, citazione artistica e cultura popolare. Le sue opere nascono da un processo di ricomposizione dell’immaginario collettivo: icone lontane per epoca e provenienza vengono riunite nello stesso spazio visivo, creando incontri inattesi tra grandi maestri dell’arte, protagonisti del cinema e riferimenti della cultura contemporanea.

Margutta Veggy Food & Art si trova in via Margutta 118, orari di apertura dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 23.

 

Fino al 24 gennaio 2027 – 1000 Tears: la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta la prima mostra personale dell’artista Selma Selman in un’istituzione italiana. Tra le voci più significative della scena artistica internazionale, Selman – nata nel 1991 a Bihać, in Bosnia-Erzegovina – ha costruito gran parte della propria ricerca a partire dalla storia della sua famiglia e della propria comunità. Intrecciando dimensione autobiografica e riflessione sociale, l’artista affronta i temi dell’appartenenza, della rappresentazione, della marginalizzazione e della discriminazione, indagando la possibilità di immaginare forme diverse di esistenza. La guerra si muove inoltre sottotraccia nei lavori di Selman come ulteriore asse portante della sua ricerca, rivelandosi come una realtà che continua ad abitare i corpi e le relazioni.

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Fino al 24 gennaio 2027 – Robert Doisneau, La felicità nei dettagli del quotidiano: il Palazzo dei Musei di Modena apre le porte a Robert Doisneau, protagonista assoluto della fotografia umanista francese e pioniere, insieme a Henri Cartier-Bresson, del reportage di strada. La mostra porta in città 135 stampe ai sali d’argento, custodite per decenni nell’Atelier Robert Doisneau di Montrouge. Tra queste, lo scatto che più di ogni altro ha reso Doisneau leggendario: il bacio rubato a due innamorati in Place de l’Hôtel de Ville, una delle immagini più celebri nella storia della fotografia. Un’occasione imperdibile per scoprire un autore capace di trasformare la vita di ogni giorno in poesia visiva.

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Fino al 31 gennaio 2027 – Dalí e la Moda: è la mostra ospitata da Palazzo Reale a Milano, un viaggio nell’universo del celebre artista attraverso il linguaggio della moda tra surrealismo, identità, immaginario contemporaneo. L’evento riunisce opere d’arte tra cui dipinti e disegni, abiti, fotografie, gioielli, filmati e documenti provenienti dalle più importanti collezioni e dai musei di tutto il mondo. Anche gli archivi storici delle case di moda Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne hanno messo a disposizione alcuni materiali. Viene proposta una nuova lettura del rapporto tra surrealismo e cultura materiale, svelando la complessità di un artista che non si è limitato a influenzare la moda. Dalí, in realtà, ha anticipato alcune delle tematiche contemporanee più attuali. Per esempio, la costruzione dell’identità, la spettacolarizzazione dell’immagine, il dialogo tra arte e consumo e il potere della creatività di reinventare la realtà. L’esposizione approfondisce inoltre il coinvolgimento di Dalí nel mondo della moda e la sua straordinaria capacità di coglierne e sfruttarne le dinamiche in anticipo con grande lungimiranza. Ha saputo spaziare dalle vetrine alle campagne pubblicitarie, fino alle pagine e alle copertine di Vogue. Il progetto non è dunque esclusivamente una mostra sulla moda. È un’esplorazione della modernità attraverso lo sguardo di uno dei suoi interpreti più radicali, un artista totale capace di attraversare e superare discipline e confini.

Maggiori info nel nostro articolo firmato da Emanuela Pirré che, dopo l’anteprima stampa, dà anche tre motivi per visitare la mostra – qui.

 

Fino al 31 gennaio 2027 – Dal vivo a Milano / La città come palcoscenico della musica: Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ospita nei suoi spazi a Milano una mostra con centotrenta fotografie, di cui molte inedite, da archivi pubblici e privati, per raccontare oltre mezzo secolo di musica dal vivo non dal lato del palco, ma dal lato di chi appassionatamente ascolta. Le immagini esposte non documentano soltanto i concerti: mettono a fuoco il rapporto tra gli artisti e la città, il contesto urbano, i locali iconici, le mode e le preferenze di un esigente pubblico milanese della musica dal vivo. Una carrellata sulla trasformazione urbana, sociale e culturale di una metropoli raccontata attraverso i luoghi della musica. Il progetto nasce da un lungo lavoro di ricerca e raccolta, con l’obiettivo di andare oltre il ritratto dell’artista sul palco e restituire l’esperienza del concerto nella sua dimensione più ampia e partecipata. Si sono cercate immagini che allargano l’inquadratura al pubblico, al locale e a tutti quegli elementi che normalmente vengono esclusi dallo scatto. Quelle che cambiano la prospettiva e il punto di vista fino anche a “sporcare” l’immagine stessa per restituire la sensazione di essere davvero dentro quella sala, in mezzo a quelle persone. La raccolta ha coinvolto non solo fotografi e archivi, ma anche amatori che hanno frequentato i concerti con una macchina fotografica al seguito e che oggi sono affermati in altri ambiti professionali. Molti di loro hanno scelto di mettere a disposizione i propri scatti e i propri ricordi, contribuendo a costruire un racconto corale della musica dal vivo, fatto non soltanto dalle immagini ufficiali degli artisti ma anche dagli sguardi di chi quei concerti li ha vissuti e li vive da vicino.

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Fino al 31 gennaio 2027 – Rock Icons, Aerei e aeroporti nelle leggende del Rock’n’Roll: lo spazio espositivo al Terminal 1 dell’Aeroporto di Malpensa ospita una mostra di Sara Forte che presenta il suo nuovo progetto artistico. Il progetto unisce pittura di grande formato, linguaggio digitale e installazione video in un’unica grande opera che racconta l’epopea del rock. Who, Beatles, Rolling Stones, Queen, Led Zeppelin, Pink Floyd e U2 sono le sette band leggendarie e icone mondiali della cultura musicale al centro del lavoro di Forte che, attraverso altrettante installazioni luminose realizzate con la particolare tecnica Quadruslight, racconta uno spaccato di cultura contemporanea nato dalla relazione tra due fenomeni che hanno trasformato l’immaginario collettivo tra gli anni Cinquanta e Settanta: l’esplosione del rock’n’roll e l’affermazione dell’aviazione commerciale su scala globale. Le sette band diventano, nell’interpretazione dell’artista piemontese, protagonisti di un viaggio tra musica, volo e immaginario collettivo. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

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Fino al 31 gennaio 2027 – Sguardo rovescio: il Macro, Museo d’Arte Comtemporanea di Roma ospita la prima grande mostra dedicata da un museo italiano a Marialba Russo. Nata a Giugliano (Napoli) nel 1947, Russo è tra le autrici che, a partire dalla fine degli anni Sessanta, hanno contribuito a ridefinire il linguaggio fotografico in Italia, intrecciando pratica artistica, antropologia visiva e osservazione del sociale. L’esposizione riunisce sette nuclei fondamentali della sua produzione degli anni Settanta, restituendo la complessità di una ricerca che ha saputo anticipare temi oggi centrali nel dibattito contemporaneo, quali il corpo, il genere, il rito e la costruzione culturale dell’identità. Il titolo della mostra allude al capovolgimento operato da Marialba Russo rispetto al punto di vista canonico di un’Italia ancora patriarcale: “un’altra esperienza dello sguardo”, per usare le parole dell’artista stessa, uno sguardo che spiazza le convenzioni della fotografia dell’epoca, interrogando la rappresentazione della mascolinità dal punto di vista di un’autrice e restituendo una visione altra, autonoma e originale, rispetto a una realtà raccontata principalmente dallo sguardo maschile.

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Fino al 7 febbraio 2027 – Libere! 1946-2026, Le conquiste delle donne: è il progetto espositivo ospitato dalle Gallerie d’Italia di Milano. La mostra ripercorre quasi ottant’anni di conquiste femminili in Italia, a partire dal voto del 2 giugno 1946, simbolo dell’ingresso delle donne nella vita democratica del Paese. Attraverso immagini provenienti da importanti archivi storici, vengono raccontate le battaglie, i cambiamenti sociali e le trasformazioni culturali che hanno segnato il cammino verso l’emancipazione. Il lavoro emerge come uno degli elementi centrali di questo percorso: dalle mondine del dopoguerra alle operaie e impiegate degli anni del boom economico, le donne diventano progressivamente protagoniste della società, superando ruoli e stereotipi tradizionali. L’esposizione inoltre tratta la nascita e l’evoluzione del movimento femminista, le lotte per diritti fondamentali come il divorzio e l’aborto e le conquiste legislative che hanno rafforzato la libertà e l’autodeterminazione femminile. Accanto alle grandi mobilitazioni collettive, un omaggio speciale è dedicato alle donne che hanno contribuito alla storia italiana nei campi della cultura, della scienza, delle istituzioni e delle arti. Il percorso si conclude con lo sguardo delle artiste contemporanee che, attraverso fotografie e opere multimediali, raccontano le complessità del presente, ricordandoci che, se molto è stato conquistato, il cammino verso una reale parità è ancora aperto.

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Fino al 14 febbraio 2027 – Atelier dei Moderni, Matisse, Braque, Picasso, Bacon: la mostra, ospitata dalla Venaria Reale in provincia di Torino, propone un affascinante viaggio attraverso la pittura del Novecento, esplorando l’evoluzione dell’arte moderna europea. Attraverso una selezione di opere di maestri assoluti come Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque, André Derain, Jean Dubuffet, Wifredo Lam, Simon Hantaï, Francis Bacon e molti altri, il percorso espositivo mette in luce le profonde trasformazioni del linguaggio artistico del secolo scorso: dalla ricerca della purezza delle forme e del colore fino alle tensioni drammatiche dell’Espressionismo e dell’arte figurativa postbellica. La mostra permette così di cogliere gli aspetti della libertà creativa e della rivoluzione estetica che hanno segnato l’arte del Novecento. Alcune delle opere esposte evocano direttamente l’atelier, uno spazio cardine, fulcro di creazione e sperimentazione, ma anche uno spazio intimo e uno spazio di dialogo e relazioni tra artisti.

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Fino al 14 febbraio 2027 – Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea: è la mostra ospitata dal MUVEC di Mestre. La mostra racconta l’evoluzione della rappresentazione del corpo nell’arte del Novecento, dai protagonisti della Secessione viennese, Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, alle esperienze del “ritorno all’ordine” degli anni Venti e Trenta, fino alle rivoluzioni degli anni Sessanta e Settanta e alla Body Art. Partendo dalla capacità degli artisti viennesi di indagare l’anima umana attraverso un corpo rappresentato in modo diretto, a tratti brutale e sconvolgente, il percorso espositivo mostra come, nel corso del secolo, il corpo passi dall’essere soggetto della rappresentazione a diventare materia, strumento e linguaggio stesso dell’opera.

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Fino al 14 febbraio 2027 – The 90s, Art & Fashion: è la mostra ospitata dalla Tate Britain di Londra e curata da Edward Enninful, una delle voci più influenti della moda e della cultura odierne, un rivoluzionario del settore. La mostra esamina un decennio fondamentale in cui un’ondata di creatività ha cambiato il volto della cultura britannica. Con la fine della Guerra Fredda e l’uscita della Gran Bretagna dalla recessione, si aprì una nuova alba di ottimismo, libertà e ribellione, incarnata da una nuova generazione di talenti creativi eterogenei. Questo senso di opportunità illimitate portò arte, design, moda e musica a fondersi in un’unica potente forza culturale, segnando un audace rinnovamento dello spirito britannico. La mostra esplora come le gerarchie di lunga data siano state smantellate, con l’arte di alto livello e la cultura pop che si alimentavano a vicenda, e analizza l’influenza duratura di figure chiave emerse in quel periodo. Il percorso riunisce immagini iconiche di fotografi come Juergen Teller, Nick Knight, David Sims e Corrine Day. Sono esposti accanto alle opere di artisti come Damien Hirst, Gillian Wearing e Yinka Shonibare, oltre alle collezioni di stilisti che hanno segnato un decennio, tra cui Vivienne Westwood, Alexander McQueen e Hussein Chalayan.

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Fino al 16 febbraio 2027 – Achille e Bruno, liberi di giocare: la Fondazione Achille Castiglioni di Milano presenta la mostra che rilegge le connessioni progettuali di Achille Castiglioni (1918-2002) e Bruno Munari (1907-1998). Nei progetti di Castiglioni e Munari si percepisce sempre un invito a osservare il mondo con uno sguardo più attento, creativo e anche profondamente umano. Le loro progettazioni rappresentano due percorsi distinti ma profondamente complementari all’interno del design italiano del Novecento. Entrambi condividono una visione progettuale fondata sulla semplicità, sulla funzionalità e sull’osservazione dell’esperienza dell’utente, creando una vera e propria sinergia culturale e metodologica. Castiglioni è noto per il suo approccio pragmatico e ironico al progetto. Le sue opere nascono spesso dall’osservazione attenta degli oggetti quotidiani e dal riuso creativo di elementi già esistenti. Munari scrive il libro Da cosa nasce cosa che Castiglioni applicherà alla lettera. Il progetto industriale di entrambi è essenziale, ma allo stesso tempo sorprendente: attraverso soluzioni semplici e intelligenti riescono a risolvere problemi concreti, mantenendo sempre una forte componente di leggerezza e ingegno. Munari, oltre ai progetti per l’industria, intreccia arte, grafica, pedagogia e sperimentazione. Il suo lavoro è guidato da una profonda riflessione sui processi creativi e sulla comunicazione visiva. Munari pone grande attenzione al metodo progettuale, sviluppando strumenti e approcci che rendono il design accessibile, chiaro e comprensibile. La mostra è visitabile su prenotazione.

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Fino al 21 febbraio 2027 – Matisse, Il mondo in una stanza: il MUDEC – Museo delle Culture di Milano presenta un progetto espositivo ambizioso sul rapporto tra Henri Matisse (1869 – 1954) e le culture che l’artista incontrò nel corso dei suoi studi e dei suoi viaggi oltre i confini europei. La mostra affronta una questione centrale e a lungo sottovalutata: come le arti africana, islamica, russa, cinese e del Pacifico abbiano plasmato dall’interno il linguaggio di Matisse, ridefinendo i confini stessi del modernismo occidentale. Il percorso si articola in otto sezioni – ciascuna delle quali analizza un tema chiave nell’evoluzione della sua ricerca – e riunisce circa 100 opere tra dipinti, lavori su carta e sculture provenienti da prestigiosi istituti internazionali. Un focus specifico è dedicato ai progetti decorativi e ai libri d’artista: il dittico monumentale Océanie, le celebri tavole di Jazz, le Poésies di Mallarmé, Pasiphaé di Montherlan e disegni della Cappella del Rosario a Vence, sintesi finale della ricerca politecnica di Matisse. Il percorso è arricchito da fotografie d’epoca tra cui scatti inediti realizzati dall’artista stesso in Marocco.

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Fino al 27 febbraio 2027 – The Greatest Hits, Music legends and their Ferraris: il Museo Enzo Ferrari di Modena ospita una mostra che racconta il rapporto tra Ferrari e la musica, esplorando il legame profondo tra le sue vetture e alcuni dei più grandi protagonisti della scena musicale internazionale. Attraverso un percorso immersivo tra auto iconiche appartenute o guidate da musicisti celebri, fotografie evocative e contenuti audio esclusivi, l’esposizione racconta storie, aneddoti e connessioni inedite tra artisti e Ferrari. Ferrari e la musica condividono una stessa tensione creativa: entrambe nascono dall’equilibrio tra disciplina e istinto, tra rigore e libertà. Sono mondi in cui l’innovazione è una necessità costante e la performance rappresenta il momento culminante, che si tratti di un concerto o di un’esperienza di guida. In questo dialogo, l’automobile diventa espressione della sensibilità dell’artista, mentre la musica si fa colonna sonora di uno stile di vita. La mostra racconta i percorsi di artisti che hanno scelto Ferrari come simbolo della propria identità creativa, come strumento di ispirazione o come compagna di viaggio. Le vetture esposte non sono semplici oggetti, ma tracce concrete di una relazione autentica, fatta di scelte personali, desideri e visioni condivise.

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Fino al 28 febbraio 2027 – Elliott Erwitt, L’arte di osservare: il Museo Civico Archeologico di Bologna ospita una mostra che propone una rilettura inedita dell’opera di Elliott Erwitt (1928 – 2023), uno tra i più importanti fotografi del Novecento. La mostra nasce dal desiderio di andare oltre la dimensione iconica che ha consacrato Erwitt alla fama internazionale per restituire, attraverso le sue fotografie, il ritratto più intimo e personale dell’autore: l’uomo dietro l’obiettivo, il padre, il marito, l’amico, il viaggiatore, l’osservatore instancabile della condizione umana.

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Fino al 28 febbraio 2027 – Marilyn Monroe / Hollywood Icon: è la mostra che, ospitata dall’Academy Museum of Motion Pictures, a Los Angeles, celebra Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortenson il 1° giugno 1926, in qualità di attrice visionaria e creatrice di immagini, esaminando come sia riuscita a creare e plasmare la sua immagine pubblica nel contesto del classico sistema degli studi cinematografici di Hollywood. Presentando centinaia di oggetti originali, tra cui manifesti, ritratti, fotografie, documenti di produzione, lettere e materiale personale raramente visto, molti dei quali esposti per la prima volta, la mostra offre una prospettiva unica sul ruolo determinante di Monroe nel diventare un’icona di Hollywood. L’esposizione presenta anche una vasta gamma di costumi da lei indossati sul set, da un abito di Love Happy (1949) a capi del suo ultimo film incompiuto, Something’s Got to Give (1962). Tra i pezzi forti figurano due costumi di Orry-Kelly per A qualcuno piace caldo (1959), così come il celebre abito rosa di William Travilla per Gli uomini preferiscono le bionde (1953), raramente esposto.

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Fino all’8 marzo 2027 – Lei, Ritratti di donne da Van Gogh a Modigliani e oltre: la GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea situata nel Palazzo del Governatore di Parma ospita oltre 60 opere, distribuite in 13 sale, che raccontano più di due secoli di storia attraverso dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi provenienti esclusivamente dalle collezioni della stessa GNAMC. Il percorso propone una sorprendente rassegna di figure femminili reali e ideali, esplorando le trasformazioni estetiche, psicologiche, culturali e politiche che hanno accompagnato la nascita della modernità.

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Fino al 14 marzo 2027 – Under Milano / Atlante immaginario: il Padiglione Ferroviario del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano si trasforma con un progetto fotografico di Sergio Raffaele e Tiziano Demuro. Nato nel 2018 e ancora oggi in corso, il lavoro esplora il volto nascosto della città, indagando lo spazio sotterraneo della metropolitana di Milano (utilizzata ogni giorno da oltre un milione di passeggeri) come luogo meta-fisico in cui la fotografia trova una dimensione urbana, intima e inusuale. Il viaggio viene scomposto nei suoi elementi minimi e il sottosuolo diventa una narrazione in cui ogni immagine agisce come una scintilla capace di attivare un mondo di piccole storie possibili che ogni persona può vivere quotidianamente durante il suo viaggio. L’ambiente, i dettagli e gli attimi diventano protagonisti di ogni scatto e fulcro di un’immaginazione visiva ricca e potente cercando di far emergere sensazioni e atmosfere. Punto di partenza è la stretta collaborazione tra i due autori Sergio Raffaele e Tiziano Demuro che hanno scelto di costruire un linguaggio visivo comune. Attraverso un processo condiviso di osservazione, i fotografi hanno definito regole formali e narrative precise con l’obiettivo di dare vita a un racconto uniforme e coerente. Al Museo, una selezione di scatti del progetto dialoga con le esposizioni all’interno del Padiglione Ferroviario. L’installazione è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo.

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Fino al 14 marzo 2027 – Musée sentimental: è la mostra ospitata dal Musée des Beaux-Arts di Lyon, in Francia, e che esplora una pratica fondamentale degli artisti del Novecento, quella del collezionismo, e come abbia influito sul loro processo creativo. Oggetti di ogni tipo, accumulati, assemblati, disposti in vetrine, raccolti in scatole e sacchetti, raccontano una dimensione fatta di memoria, emozioni e il potere di oggetti non necessariamente straordinari di generare legami affettivi. Tra le raccolte di circa sessanta tra artisti e collettivi del XX e XXI secolo, si trova anche una delle opere che meglio raccontano il collezionare: Le magazin de Ben, un’opera espressione di una nuova concezione artistica secondo cui tutto – senza limitazione o confine – può essere arte. Nel 1958 Ben (Ben Vautier, 1935-2024) apre a Nizza un piccolo negozio in cui acquista e vende oggetti, dischi, macchine fotografiche; un accumulo folle di cose, circondate dagli aforismi che renderanno famoso l’artista e che in breve tempo trasformano quel luogo in qualcos’altro, un “centro d’arte totale“, un luogo in cui si potevano trovare pubblicazioni, partecipare a incontri e dibattiti, mescolare artisti di ogni contesto. Per anni Ben assemblò in questo spazio oggetti in una sorta di scultura in continua evoluzione che chiamò N’importe quoi [Qualsiasi cosa] per poi smantellare tutto nel 1974 trasferendo il negozio, ormai diventato una vera opera d’arte totale, al Centre Pompidou di Parigi. Bambole, cartoline, costumi e oggetti quotidiani e kitsch: l’arte può trovarsi ovunque, purché l’artista le attribuisca un valore.

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Fino al 31 marzo 2027 – Grazie a Luchino Visconti: è la mostra ospitata dal Museo Teatrale alla Scala di Milano. Luchino Visconti di Modrone, nato a Milano il 2 novembre 1906 e morto a Roma il 17 marzo 1976, è stato uno dei grandi intellettuali del Novecento. Appartenente a un ramo di una famiglia aristocratica che ha segnato la storia di Milano, si è dedicato – con divorante passione – alla musica, alla lettera­tura, all’equitazione, all’arte, al teatro e al cinema. Tutta la vita di Visconti, anche sul piano lavorativo, è segnata dal rapporto con il Teatro alla Scala, dove ha creato spettacoli, nella massima parte illu­minati dalla presenza di Maria Callas, che sono entrati nella storia. Quelle regie – così piene di valori visivi e di rispetto per l’espressione musicale, ma tanto innovative da scatenare pole­miche e dissensi – hanno provocato un interesse per l’opera lirica in strati della società che d’abitudine non la consideravano un fatto culturale. Per questo, a cinquant’anni dalla morte, il Teatro gli vuole rendere un tributo di riconoscenza.

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Fino al 4 aprile 2027 – Look! 40 ans de mode au musée: il Musée des Arts décoratifs di Parigi celebra il 40° anniversario della creazione del Musée des Arts de la Mode al proprio interno attraverso 40 silhouette iconiche. La mostra svela il savoir-faire e i gesti della moda che, dagli atelier di sartoria al backstage del museo, trasformano l’abito in un’opera d’arte. L’esposizione invita a seguire le due vite dell’abito: quella precedente e quella successiva al suo ingresso nelle collezioni. Dal bozzetto iniziale alla sfilata, passando per la fotografia di moda, e dai depositi del museo all’esposizione, la mostra rivela le fasi di creazione, conservazione e restauro che danno vita a questo patrimonio eccezionale. Il pubblico può così scoprire la bellezza delle opere e degli oggetti che contribuiscono alla nascita di una creazione di moda: disegni, campioni di ricamo, cartamodelli, depositi di modelli. Valorizzato dalla fotografia e indossato da modelle e modelli di crescente fama, l’abito diventa protagonista di sfilate concepite ormai come vere e proprie performance artistiche.

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Fino all’11 aprile 2027 – Keith Haring: il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita una grande mostra dedicata a una delle figure più riconoscibili del secondo Novecento, un artista che ha trasformato la linea in linguaggio pubblico, la strada in arte alta e l’immagine in messaggio universale. Il progetto espositivo riunisce oltre 140 opere e materiali eccezionalmente prestati dalla Nakamura Keith Haring Collection, la maggiore raccolta al mondo dedicata all’artista, insieme a importanti prestiti pubblici e privati. Viene evidenziato il percorso artistico di Haring dai primi lavori a New York e dagli iconici Subway Drawings ai poster politici, alle sculture, ai dipinti e alle opere finali. Per tutta la carriera, Haring ha ampliato il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: l’arte deve essere accessibile a tutti. Pensato per le sale di Palazzo Braschi, il percorso si articola in nuclei tematici: la strada e la metropolitana, l’impegno politico e sociale, il corpo e l’energia vitale, l’arte come linguaggio per tutti, la dimensione simbolica e spirituale.

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Fino al 18 aprile 2027 – Queen Elizabeth II / Her Life in Style: è la mostra ospitata dalla The King’s Gallery di Buckingham Palace a Londra, dedicata a Elisabetta II, la monarca britannica più longeva. La sua figura viene raccontata attraverso gli abiti indossati in tutti i dieci decenni di vita: dalla nascita all’età adulta, da principessa a regina, dallo stile casual agli abiti sfoggiati per le occasioni memorabili della storia britannica. Con oltre 300 capi, molti dei quali esposti per la prima volta, questa è la più grande e completa mostra sulla moda della defunta Regina mai allestita. Oltre ad abiti, gioielli, cappelli, scarpe e accessori, è possibile scrprire bozzetti, campioni di tessuto e corrispondenza autografa, tutti reperti che svelano i retroscena della creazione del guardaroba e gettano nuova luce sul coinvolgimento diretto della defunta Regina nella realizzazione dei suoi abiti. Tra i pezzi forti figurano l’abito da battesimo, l’abito da damigella d’onore, l’abito da sposa, l’abito dell’incoronazione e l’ensemble indossato per le nozze della Principessa Margaret.

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Fino al 25 aprile 2027 – Roald Dahl & Quentin Blake, Una Splenderrima Collaborazione: è la mostra ospitata dallo Spazio Innov@zione di Cuneo che racconta la straordinaria collaborazione tra uno dei più amati autori della letteratura per ragazzi e l’illustratore che ha trasformato le sue storie in un universo visivo immediatamente riconoscibile. Con il suo umorismo irriverente, l’invenzione linguistica e la capacità di guardare il mondo dalla parte dei bambini, Road Dahl ha creato storie e personaggi diventati parte dell’immaginario di generazioni di lettori, da La fabbrica di cioccolato a Matilde, da Il GGG a Le streghe. Quentin Blake, celebre illustratore britannico, ha contribuito in modo decisivo a dare un volto a quell’universo. Il suo segno rapido, ironico e apparentemente spontaneo è diventato inseparabile dai testi di Dahl, in un dialogo tra parola e immagine che ha accompagnato alcuni dei suoi libri più celebri. Il percorso espositivo invita il pubblico alla scoperta del dialogo creativo tra parole e immagini, mostrando come dalla loro sintonia sia nato un immaginario ancora oggi capace di affascinare generazioni di lettori. È un viaggio a ritroso che parte dai libri e, attraverso il rapporto tra autore e illustratore, conduce fino alle intuizioni, ai luoghi, alle esperienze e alle passioni che hanno alimentato l’immaginazione di Roald Dahl. Attraverso tavole originali di Quentin Blake, rare prime edizioni, video, installazioni immersive, proposte interattive e oggetti iconici, il pubblico viene accompagnato sempre più dietro le quinte della creazione, fino ad arrivare al mondo privato dello scrittore, dove le sue storie hanno preso forma.

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Fino al 2 maggio 2027 – Rafael Pavarotti, Photographe: il Musée des Arts Décoratifs di Parigi presenta, per la prima volta in Francia, l’opera del fotografo brasiliano Rafael Pavarotti. Sono esposte oltre 200 stampe, messe in dialogo con fotografie appartenenti alla collezione del museo: si spazia dalle celebri copertine delle più importanti riviste di moda ai ritratti di star internazionali della cultura pop – come Rihanna, Harry Styles e Beyoncé – fino alle campagne realizzate per grandi maison. Ne emerge uno stile vivace e potente, capace di creare immagini di grande impatto e unicità. La storia personale di Pavarotti – nato nel 1993 nello Stato del Pará, nel cuore della foresta amazzonica – si riflette nel suo approccio alla fotografia. Le donne forti della sua famiglia, le stoviglie dai colori vivaci della nonna e l’ambiente naturale in cui è cresciuto occupano un ruolo centrale tra le sue fonti d’ispirazione.

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Fino al 13 giugno 2027 – Marmolada, il respiro della Regina: oltre 5.000 ore di registrazioni sonore raccolte nell’estate 2025 sul Ghiacciaio della Marmolada. È da questo patrimonio di suoni che nasce la nuova installazione immersiva del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, nella provincia autonoma di Trento, che racconta la crisi climatica attraverso l’ascolto. L’opera intreccia ricerca scientifica, tecnologia e arte per riflettere sulle trasformazioni in atto negli ambienti di alta quota. Il progetto si è sviluppato attraverso quattro spedizioni, tra luglio e settembre 2025, e un sistema di monitoraggio attivo 24 ore su 24. Cinque registratori sono stati posizionati a diverse quote della Marmolada: dai 2.050 metri di Passo Fedaia fino ai crepacci e alle fessure tra ghiaccio e roccia, tra i 2.700 e i 3.000 metri. L’installazione condensa in pochi minuti una settimana di vita del ghiacciaio, registrata urante un’intensa ondata di calore. Il pubblico è invitato a immergersi nei suoni della montagna. Le registrazioni restituiscono il movimento del ghiaccio, lo scorrere dell’acqua di fusione, il vento, la roccia, la fauna d’alta quota (geofonia e biofonia) ma anche le numerose tracce della presenza umana (antropofonia): impianti di risalita, traffico, elicotteri, macchinari ed escursionisti. Un paesaggio sonoro complesso che racconta una montagna profondamente trasformata.

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Fino al 1° agosto 2027 – XULY.Bët / Funkin’ Fashion Factory 100% Recycled: è il titolo della mostra ospitata dal Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo, in Germania. La storia di Lamine Badian Kouyaté (nato nel 1962 a Bamako, in Mali) e del suo marchio XULY.Bët, fondato nel 1991 a Parigi, è una storia di resistenza, visione e amore per la moda. È plasmata dalla migrazione, dalla diversità e da un’idea radicale di sostenibilità, molto prima che questa parola diventasse una tendenza. Cresciuto a Bamako, Kouyaté è stato plasmato fin da piccolo dalle mani della nonna che lavorava i tessuti e dava loro una seconda possibilità. Per lui, questa non era una moda passeggera, ma uno stile di vita. Quando è arrivato a Parigi negli anni Novanta del Novecento, ha portato con sé proprio questa prospettiva: l’abbigliamento come memoria, risorsa e strumento, in un’epoca in cui la consapevolezza ambientale era a malapena un problema nell’industria della moda europea. L’upcycling è diventato una pratica artistica per Kouyaté. La sua moda si muove tra streetwear e couture, tra vita quotidiana e passerella, indossata da star come Rihanna, Dua Lipa, Halle Berry e Viola Davis e celebrata in mostre internazionali. Kouyaté ha rivoluzionato la scena della moda parigina con lo streetwear elevato ad alta moda, con l’upcycling e le sfilate guerrilla. Il regista Robert Altman gli ha reso omaggio nel film Prêt-à-Porter del 1994, in cui è stato interpretato da Forest Whitaker.

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Fino alla fine del 2027 – Gioiello – Italia / Materia Tecnica Arte. Tra Antico e Moderno: è la mostra ospitata dal Museo del Gioiello di Vicenza. Arte e perizia, materia ed estro si fondono in un’unica grande storia: quella del gioiello italiano. Il Museo la racconta con un’esposizione ideata e curata da Paola Venturelli, studiosa di riconosciuta fama internazionale. Allestita all’interno della Basilica Palladiana, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1994, la mostra è di straordinario rilievo per la qualità e il fascino delle opere esposte e anche per le prestigiose collaborazioni con Musei e Fondazioni. L’itinerario espositivo esalta l’eccezionalità del gioiello italiano in un racconto continuo che si snoda nelle sei sale del Museo attraverso undici tappe. Un viaggio che attraversa oltre due millenni di storia — dal V secolo a.C. ai primi anni del XXI — per svelare come arte, tecnica e materia si intreccino in capolavori senza tempo. Le oltre 150 opere raccolte (tra gioielli singoli e parure, ma anche oggetti d’uso come borsette, trousse, contenitori preziosi, tre dipinti e due ceramiche apule del 330 – 310 a.C.) ritmano tale percorso, cronologico e tematico insieme. I materiali, oro, corallo, pietre dure, vetro, micromosaico, gemme e materiali non convenzionali, unite alle tecniche di lavorazione trasmettono la pluralità espressiva del gioiello italiano e la sua capacità di coniugare artigianalità, inventiva e innovazione. La perfezione tecnica e artistica si manifesta davanti agli occhi del visitatore, mentre si assiste a un costante dialogo tra arte orafa e arti figurative.

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Permanente – Il valore della misura / Un viaggio alla scoperta della metrologia: è il titolo della mostra ospitata dalla Camera di commercio (CCIAA) di Milano MonzaBrianza Lodi presso la sede di Milano, in via Meravigli 11. Con un’ampi selezione di oltre 70 oggetti e strumenti di misura e una scelta accurata di scritture e documenti originali, viene presentata per la prima volta al pubblico parte della imponente collezione storica e archivistica della stessa CCIAA. L’esposizione permette di ammirare uno straordinario insieme di oggetti preziosi e spesso sconosciuti, i più antichi dei quali risalenti agli ultimi decenni dell’Ottocento, testimoni di un’attività significativa che interessa ogni aspetto della quotidianità. Tra gli oggetti in mostra segnalo bilance da vecchia posteria, delicatissime stadere di precisione protette da antiche vetrine, cassette di pesi dal calibro microscopico utilizzati nell’ambito dell’oreficeria, fragili cristalli da laboratorio, termometri e densimetri storici. Si tratta degli strumenti utilizzati nell’ambito della metrologia legale, la scienza della misura che si occupa dei metodi, degli strumenti e delle unità di misura. È un’attività che sin dall’antichità (ci sono precise citazioni al riguardo già nel biblico Libro del Levitico) riguarda diversi momenti della vita quotidiana. Il percorso si snoda in otto sezioni, tra storia della scienza – con l’illustrazione dell’evoluzione degli strumenti della misura e del controllo – e storia della cultura materiale e del lavoro. L’ingresso alla mostra è gratuito su prenotazione: sono previste visite guidate per gli adulti e visite guidate con laboratori per i gruppi classe delle scuole.

Maggiori info qui. Per la prenotazione delle visite si deve scrivere a mostrametrologiacciaa@mi.camcom.it oppure telefonare al numero 0285154685.

 

Permanente – Gucci Storia: è la mostra allestita a Palazzo Gucci, nell’edificio detto Tribunale della Mercanzia, risalente al 1337 e ubicato nel cuore di Firenze in Piazza della Signoria. Attraverso la visione del direttore artistico Demna, la mostra, inaugurata il 27 aprile 2026, reinterpreta il destino condiviso della Maison e della sua città d’origine, in un dialogo continuo con il presente. Il percorso espositivo ripercorre 105 anni di storia della Maison attraverso nove sale, fondendo archivi storici, tecnologia contemporanea e la visione di Demna. Le sale, distribuite su due piani, esplorano l’artigianalità toscana, i codici visivi della “Gucciness” e il futuro del brand, culminando in un’esperienza interattiva. Una galleria di ritratti richiama i concetti di genealogia e identità, mentre un’altra che espone arazzi valorizza una tradizione artigianale fiorentina profondamente legata alla Maison. Una wunderkammer espone oggetti provenienti dagli archivi, mentre il savoir-faire e l’innovazione di Gucci prendono forma in due ambienti dedicati. Ogni ambiente è definito da un’atmosfera e da un ritmo propri, guidando i visitatori attraverso una successione di cambiamenti spaziali e narrativi che incarnano le molteplici identità della Maison.

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Permanente – dopo un periodo di chiusura, è stato riaperto a dicembre 2023 il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze che è così è tornato ad accogliere appassionati e curiosi. Fondato nel 1983, costituisce il primo museo statale italiano dedicato alla storia della moda e alla sua valenza sociale. In luglio 2024, il percorso si è ulteriormente arricchito di altre otto sale, permettendo così di spaziare dall’Ottocento al Novecento con opere esposte a turno secondo una rotazione adottata per ragioni di conservazione. Un elemento fortemente distintivo del Museo è il dialogo fra gli abiti e le diverse forme d’arte. In primo luogo il dialogo è con la pittura, con il confronto immediato fra i capi esposti e alcuni dipinti coevi, ma c’è dialogo e confronto anche tra moda e arti plastiche, teatro, scultura e architettura. Gli abiti vivono infatti in stretta connessione con lo spazio storico, gli arredi e gli affreschi. Segnalo anche che in luglio 2025 è stata cambiata la selezione novecentesca. In tutto sono ora esposti 40 abiti, alcuni mai usciti dal deposito, organizzati per epoche dagli anni Venti a oggi, e in ogni sala è esposto un dipinto in dialogo con i look.

Il Museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 8.15 alle 18.30, chiuso il lunedì. Si entra con il biglietto valido per la visita a Palazzo Pitti che si trova qui.

 

Permanente – Villa San Michele ad Anacapri, in provincia di Napoli, ospita Marchesa Casati Installation, un’esposizione che nasce dal desiderio di ridare vita alla figura della Marchesa Luisa Casati che negli anni Venti del Novecento affittò la Villa. «Voglio essere un’opera d’arte vivente»: era questo il motto di Luisa Casati Stampa (1881–1957), l’eccentrica Marchesa che fu un’icona dell’arte e della moda e una performance artist prima ancora che questo termine esistesse. Continua a ispirare stilisti, scrittori, artisti e musicisti in tutto il mondo: attraverso il racconto della sua vita, Villa San Michele vuole mettere in risalto una figura femminile storica e un periodo entusiasmante a Capri, quando artisti, intellettuali ed edonisti resero l’isola la più effervescente d’Europa. Al centro del padiglione si trova un tavolo con piano in pietra e una sfinge alla base: l’unico oggetto dell’esposizione appartenuto a Luisa Casati. Questo mobile diventa l’elemento da cui parte la ricostruzione di una sorta di stanza delle meraviglie che riflette la sua vita. I manichini, ispirati alle figure di cera che la Marchesa amava far accomodare a tavola durante le cene mondane, raccontano le diverse fasi della sua vita. Sono vestiti con i suoi costumi più iconici, come l’abito della Regina della Notte e quello Fontana. L’installazione comprende inoltre riproduzioni di una selezione di dipinti e fotografie che la ritraggono, tra cui le celebri immagini di Augustus John, Giovanni Boldini, Man Ray e Adolph de Meyer, stampati sui vetri del padiglione. La Marchesa prende vita in un’opera video, proiettata all’interno di un cilindro, che rispecchia il suo mito ma racconta anche la solitudine di chi sceglie una vita fuori dalle convenzioni. Nello spazio espositivo si trovano anche facsimili dei telegrammi e delle lettere tra la Marchesa e Gabriele D’Annunzio, i cui originali sono custoditi al Vittoriale degli Italiani.

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Sabato 10 ottobre 2026 torna la Giornata del Contemporaneo giunta alla ventiduesima edizione e promossa da AMACI, – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani.
I 28 musei associati distribuiti in tutta Italia, insieme a fondazioni, gallerie, spazi indipendenti e altre realtà del settore, apriranno gratuitamente le proprie sedi con mostre, visite guidate, laboratori, performance e incontri, in presenza e online. Il tema di quest’anno, Geografie della contemporaneità, invita a leggere il presente come uno spazio in continua trasformazione, in cui territori, comunità e identità si ridefiniscono attraverso relazioni e scambi.

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È in corso fino all’11 ottobre 2026 a Milano la seconda edizione de La Settimana della Bici. Nove giorni di eventi diffusi tra quartieri, parchi, spazi culturali e luoghi simbolo della città, per raccontare la bicicletta nel suo insieme: mobilità, sport, cultura, industria e community.

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È in corso fino all’11 ottobre 2026 il Festival del Viaggiatore, la dodicesima edizione della manifestazione itinerante che anima dieci località del Veneto e armonizza cultura, turismo e socialità.
L’evento turistico-culturale ha al centro il viaggio come metafora della vita. In dodici anni, la manifestazione si è via via affermata nel territorio veneto, richiamando pubblico da tutto il nord Italia. Si svolge nei fine settimana (venerdì, sabato e domenica) e propone incontri, spettacoli, mostre, visite turistiche, camminate, esperienze immersive ed enogastronomiche che si susseguono in un ricco programma.

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È in corso fino all’11 ottobre 2026 il festival Middle East Now che torna a Firenze al Cinema La Compagnia, al Cinema Astra e in altre location della città. La 17ª edizione presenta un programma multidisciplinare di 33 film e documentari, mostre e progetti artistici, talk su temi della geopolitica, performance e progetti speciali ideati per favorire il dialogo interculturale e scardinare i cliché mainstream.
Il tema di questa edizione è Radical Movements, l’immaginazione artistica che si fa azione e reazione di fronte all’instabilità del presente. Quando un’idea diventa movimento? Cosa le conferisce il potere di muovere le persone e le società? La storia umana è fondamentalmente una storia di movimento. Il movimento viene inteso sia come spinta al cambiamento interiore e comunitario, sia come migrazione: non solo fuga forzata da guerre, ma anche opportunità di scoperta e strumento per immaginare futuri diversi.

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È in corso fino all’11 ottobre 2026 la sesta edizione della Roma Jewelry Week, la settimana interamente dedicata alla promozione e alla valorizzazione del gioiello contemporaneo, d’autore, d’artista e delle realtà orafe storiche della città di Roma.
Il tema di quest’anno è La Corona dell’Ingegno e propone un viaggio nell’arte e nella cultura italiana degli ultimi ottant’anni in cui arte, design e memoria si fondono in un unico, prezioso simbolo contemporaneo. Durante tutto l’evento si svolgeranno talk, conferenze, workshop, presentazioni, sfilate e performance.

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È in corso fino all’11 ottobre 2026 al Teatro San Carlo e al Teatro Augusteo di Napoli la 31° edizione di Artecinema che, anche quest’anno, offre un programma ricco di anteprime mondiali, europee e italiane, alla presenza di artisti, registi e produttori.
Il festival si apre con Lucio Fontana – The Final Cut, un viaggio inedito nell’universo del maestro che rivoluzionò il rapporto tra spazio, materia e gesto creativo, e prosegue con ritratti intensi di donne straordinarie, da Anna Maria Maiolino a Hilma af Klint, da Tamara de Lempicka a Tina Modotti. Tra gli appuntamenti più attesi, Guggi, che racconta l’artista irlandese dal punk alla pittura, e Dios lo ve, dedicato al geniale Oscar Tusquets Blanca, collaboratore di Dalí. Spazio anche ad architettura, design e fotografia, con il racconto di Ferdinando Scianna e della Sicilia.
Un’occasione per riflettere, attraverso sguardi e linguaggi diversi, sulle grandi questioni del nostro tempo, e per scoprire l’arte con occhi nuovi.

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È in corso fino al 15 ottobre 2026 a Roma la VII edizione del festival Fai la Differenza, c’è… Alla ricerca della Sostenibilità.
Si tratta di un’iniziativa itinerante dedicata alla cultura della sostenibilità, all’economia circolare e all’inclusione sociale. L’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, propone mostre d’arte, laboratori creativi ed eco-feste per sensibilizzare grandi e piccoli sui temi dell’Agenda 2030. Si snoda attraverso vari luoghi della città di Roma, proponendo un calendario ricco di appuntamenti culturali e formativi e coinvolgendo il pubblico in un percorso di riflessione e azione. Attraverso contest artistici, esposizioni, workshop e progetti di inclusione, il festival invita tutti a contribuire a “proporre azioni” che portino verso un cambiamento positivo per il nostro pianeta.

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È in corso fino al 18 ottobre 2026 la 17° edizione della Venice Design Week 2026. Il tema centrale di quest’anno è “100%”, focalizzato su responsabilità, precisione, trasparenza e consapevolezza nel processo di progettazione, affiancato dal concept “the light of rising tides”.
La settimana del design di Venezia si snoda tra mostre, conferenze, presentazioni, laboratori e aperitivi con i designer. Il tutto tra 80 brand e designer internazionali da più di venti Paesi, insieme a 20 designer locali, oltre a università e centri di ricerca.

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È in corso fino al 18 ottobre 2026 a Gambettola, in provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna, la VII edizione del progetto Bosco – Urban Art Project, il festival di arte contemporanea e rigenerazione urbana ideato e organizzato dall’Associazione Circuiti Dinamici APS con la direzione artistica di Sonia Patrizia Catena, Angela Molari e Chiara Pavolucci.
Il festival porta l’arte fuori dai luoghi tradizionali della cultura e la mette in relazione con strade, piazze, edifici e spazi della città, attraverso mostre, interventi di arte urbana, poster art, installazioni, laboratori, performance, incontri e visite guidate. Un progetto diffuso che invita abitanti e visitatori a vivere Gambettola attraverso l’arte, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di incontro, immaginazione e partecipazione. Il tema scelto per questa settima edizione è il gioco, inteso come forma di conoscenza, relazione e libertà, insieme alla leggerezza.

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È in corso fino al 25 ottobre 2026 la diciassettesima edizione del Festival della Fotografia Etica di Lodi che si svolgerà per cinque weekend consecutivi.
Il Festival nasce nel 2010 da un’idea del Gruppo Fotografico Progetto Immagine, associazione no-profit con sede a Lodi, con l’intento di focalizzare l’attenzione del grande pubblico su contenuti di grande rilevanza etica, avvicinandolo a tematiche sociali.
Un ricco programma di mostre di fotoreporter internazionali pluripremiati si accompagna a incontri tematici, workshop, letture portfolio, videoproiezioni, visite guidate, talk d’autore, presentazioni di libri, progetti educational per studenti e tante altre iniziative.

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È in corso fino al 1° novembre 2026 il festival Cortona on the Move dedicato alla fotografia.
Che forma ha l’Italia oggi? Se provassimo a mappare le contraddizioni, le fragilità, le menzogne e la bellezza degli ultimi decenni, da dove cominceremmo? La risposta prova a darla il festival che giunge alla sua 16esima edizione, dedicata al sempiterno tema del Belpaese, il Beautiful Country. Attraverso 33 mostre, l’esposizione fa dialogare generazioni diverse di autori, mostrando progetti inediti e progetti speciali, per restituire un’immagine reale dell’Italia contemporanea un po’ inchiesta e un po’ Grand Tour. Dai maestri della fotografia ai nuovi talenti, Cortona, bella città in provincia di Arezzo in Toscana, trasforma i suoi spazi in una vetrina sulle nostre strade, sulle nostre storie e su noi stessi.

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È in corso fino all’8 novembre 2026 sull’isola di Capri il Festival del Paesaggio di Anacapri che, quest’anno, celebra la sua decima edizione e festeggia un percorso che ha fatto del paesaggio uno spazio privilegiato di ricerca curatoriale e riflessione sul presente. The Observer è il titolo scelto per questa edizione che propone una rilettura della figura dell’osservatore, centrale nella storia dell’arte ma oggi profondamente ridefinita dalla proliferazione delle immagini digitali e dall’emergere dei sistemi di visione artificiale. Più che interrogare ciò che vediamo, l’invito della manifestazione è riflettere su chi osserva, su come osserva e sulla responsabilità che oggi accompagna ogni atto dello sguardo.
In un presente sempre più saturo di immagini digitali e filtrato dall’azione di sistemi di visione artificiale, il Festival invita il pubblico a riflettere sulla dimensione contemplativa del paesaggio naturale e storico, sul rapporto che intratteniamo con i nostri archivi visivi – personali e collettivi – e sull’osservazione intesa come esperienza condivisa e comunitaria, più che come gesto individuale.

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È in corso fino all’8 novembre 2026 la quinta edizione di Yeast Photo Festival che si tiene a Galatina in provincia di Lecce.
L’edizione di quest’anno si intitola A Matter of Taste e porta in Salento, tra gli altri, il Premio Pulitzer 2026 Saher Alghorra, con i suoi scatti di Gaza, il regista americano Bob Miller che racconta la crisi dell’agricoltura americana, l’iraniana Forough Alaei con il suo reportage sulle donne pescatrici del Golfo Persico. A rappresentare l’Italia è Marco Zorzanello che racconta del rito abruzzese della panarda, una tavolata italianissima di 50 portate.

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È in corso fino al 15 novembre 2026 a Milano la nona edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts.
Il cartellone della nona edizione di FOG arriva a coinvolgere complessivamente 51 artisti e compagnie da 25 paesi d’Europa (Spagna, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Norvegia, Regno Unito, Svizzera, Italia, Grecia, Albania, Belgio, Serbia, Lituania) e del mondo (Iran, Canada, Australia, Uruguay, Giappone, Messico, Cina, Palestina, Corea del Sud, Libano, Stati Uniti), per un totale di oltre 100 repliche, per dare vita a un percorso unico tra ricerca, produzione e ospitalità.
I grandi nomi della scena mondiale e i più interessanti giovani artisti italiani della ricerca teatrale e coreografica, metà dei quali per la prima volta a Milano, si esibiscono sul palcoscenico teatrale, negli spazi del Palazzo dell’Arte e in altri luoghi cittadini. Dalla musica barocca alla musica contemporanea, dal pop alla dance, dalla coralità alla sperimentazione sonora, la musica attraversa gli spettacoli e le performance interagendo da protagonista con i corpi e le immagini. Un affresco di gesti, voci e suoni alternati a silenzi che evocano una tenera e radicale complicità tra spazio scenico e pubblico.
Le artiste e gli artisti creano infatti pratiche e dispositivi di dialogo e relazione partecipata con il pubblico invitato ad abitare un tempo e uno spazio come forme di appartenenza a una comunità temporanea. Di fronte a una società sempre più assertiva, FOG crea rifugi e connessioni, esplora possibilità di convivenza, interroga il pubblico sul proprio ruolo sociale.

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È in corso fino al 22 novembre 2026 la settima edizione del festival di teatro popolare urbano Le mille e una piazza con la sua sessione autunnale Racconti d’Autunno.
Il festival si svolge nelle piazze, nei parchi, nelle vie e nei luoghi di aggregazione spontanea della città di Milano. Gli eventi, tutti gratuiti, portano il teatro nelle periferie, con particolare attenzione ai territori caratterizzati da criticità sociali, promuovendo l’inclusione sociale e la condivisione.
La sessione Racconti d’Autunno celebra la ripartenza della scuola portando in scena i classici del teatro e della letteratura moderna. Le opere si ispirano ad autori come Dante, Shakespeare, Collodi e ai grandi personaggi della storia, da Leonardo da Vinci agli Sforza. L’obiettivo è offrire un intrattenimento gratuito e di qualità che contribuisca alla riduzione del divario dell’offerta culturale tra centro e periferie, favorendo la partecipazione della cittadinanza alla vita dei quartieri.

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È in corso fino al 22 novembre 2026 a Venezia la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – In Minor Keys di Koyo Kouoh – che si svolge nelle sedi istituzionali dei Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi della città.
Nata in Camerun nel 1967 e scomparsa prematuramente un anno fa, il 10 maggio 2025, Koyo Kouoh è la prima donna africana chiamata a guidare la Biennale di Venezia. Con il pieno sostegno della famiglia di Koyo Kouoh, la Biennale ha deciso di realizzare la sua Esposizione secondo il progetto così come ideato e definito da lei, anche per preservare, valorizzare e diffondere il più possibile le sue idee e il lavoro svolto.
Sono 110 i partecipanti – tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni – provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo Kouoh privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane.
La Mostra è affiancata da 100 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini (29), all’Arsenale (25) e nel centro storico di Venezia (46). Sono 7 i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Repubblica di Guinea, Repubblica di Guinea Equatoriale, Repubblica di Nauru, Qatar, Repubblica di Sierra Leone, Repubblica Federale di Somalia, Repubblica Socialista del Vietnam. Partecipa per la prima volta con un proprio padiglione El Salvador.
I 31 Eventi Collaterali approvati e promossi da enti e istituzioni pubbliche e private senza fini di lucro, sono organizzati in numerose sedi della città di Venezia e propongono un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la Mostra.

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Sempre nell’ambito della Biennale, diamo spazio anche a Bvlgari che inaugura il ruolo di Partner Esclusivo, per questa edizione e per le successive fino al 2030. Sono due le iniziative che segnano il debutto in tale ruolo. Il Padiglione Bvlgari all’interno dei Giardini della Biennale ospita il progetto dell’artista canadese Lotus L. Kang. Tra gli Eventi Collaterali, figura invece la prima mostra Bvlgari alla Biblioteca Nazionale Marciana con due artiste italiane, Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda. A curare la mostra è la Fondazione Bvlgari, nata nel 2024 per estendere e rafforzare l’impegno culturale, filantropico e sociale della Maison.

Nell’articolo scritto da Emanuela Pirré trovate tutti i dettagli del progetto e le voci delle artiste.

 

È in corso fino al 2 dicembre 2026 a Milano il FAROUT Live Arts Festival con un programma diffuso di  performance di artisti internazionali, danza, musica dal vivo, installazioni e pratiche partecipative dentro ospitate principalmente negli spazi di BASE in via Bergognone 34.
Il tema di questa edizione è Hello Darkness, un invito a esplorare le ombre del presente, l’incertezza e nuove forme di resistenza notturna attraverso i linguaggi delle arti performative.

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È in corso fino al 5 dicembre 2026 il festival Fuorimargine AD32, progetto del Centro di danza e arti performative della Sardegna, che ha luogo nella sede EXMA a Cagliari.
Il festival prevede un calendario fitto di appuntamenti con prime nazionali e produzioni inedite. La 32ma edizione vuole tracciare sentieri – artistici, creativi, culturali – indispensabili per generare nuovi saperi e agire in modalità plurale, richiamando quella capacità politica di riunire i corpi, nelle loro molteplici differenze, e produrre trasformazione fisica e concreta della realtà, portando a Cagliari artisti emergenti e affermati, italiani e internazionali.

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È in corso fino al 13 dicembre 2026 la seconda edizione della Biennale dello Stretto che prende vita in location diverse tra Reggio Calabria e Messina.
Il tema di quest’anno è Mutazioni, termine preso in prestito dalla biologia per esprimere l’irrevocabilità e la profondità del cambiamento e continuare a scandagliare le potenzialità dell’area mediterranea. Vengono presi in esame tutti gli elementi che la descrivono, talvolta contrastanti (paesaggi, culture, architetture, città) e ipotizzandone lo sviluppo futuro. L’edizione 2026 si costruisce così su un processo composto da 8 curatori per l’area progettuale scientifica e 4 curatori per le sessioni di arte, fotografia e design.
L’invito è quello a riflettere su cosa realmente stia accadendo in questo tempo, non solo sui possibili scenari evolutivi nel breve e nel medio periodo, ma sul complesso tema del disallineamento evolutivo e sulle conseguenze che stanno già investendo territori e città.

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Gibellina, in Sicilia, è stata nominata Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 e ha inaugurato il progetto Portami il futuro, la manifestazione che trasformerà la città in un laboratorio di rigenerazione culturale, sociale e comunitaria.
Perché intitolare un progetto Portami il Futuro? Perché, fino a dicembre 2026, Gibellina sarà abitata da una visione di futuro che mette al centro bellezza, arte e cultura come valori condivisi e rigeneranti. Esempio unico a livello nazionale e internazionale di città rinata dalle ceneri del terremoto attraverso l’Arte, Gibellina ha attivato e attiverà nelle sue strade, piazze, luoghi simbolici, e in tutto il territorio del Belice e della provincia di Trapani, un progetto corale: un’opportunità unica di riflettere sul ruolo della cultura come valore fondante del vivere civile.
La nomina di Gibellina è un’opportunità per la Sicilia tutta di farsi portavoce di un settore strategico per l’immagine dell’Italia nel mondo, ma anche di essere catalizzatrice di una cultura mediterranea attenta al valore della persona e della collettività, come dimostra infatti il coinvolgimento attivo della cittadinanza promosso da tutto il progetto Portami il Futuro.

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