A glittering calendar: mostre ed eventi che illuminano testa e cuore

 

Partiamo da un principio: noi della redazione crediamo molto nella condivisione. E, soprattutto, crediamo nell’importanza di condividere idee e cose che siano belle e costruttive. Proprio partendo da tale principio, è nata la rubrica in cui siete appena entrati. E che abbiamo deciso di intitolare A glittering calendar.

Di cosa si tratta? Che cos’è?

A glittering calendar ha lo scopo di dare notizia di mostre ed eventi che reputiamo interessanti. Glittering, insomma, secondo la logica che appartiene a tutto il sito: ciò che brilla e scintilla, ciò che riesce a illuminare testa e cuore.

C’è un focus specifico su moda e comunicazione, due dei nostri principali ambiti di attività. Ci sono mondi attigui tra cui fotografia, pubblicità, cinema, fumetto. Non manca l’attenzione verso le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e verso varie tematiche di carattere sociale e ambientale.

Le sezioni sono separate. La prima è dedicata alle mostre e la seconda agli eventi come per esempio festival, conferenze, incontri, visite guidate, rassegne. In entrambe le sezioni, la presentazione segue un criterio cronologico: mostre ed eventi sono presentati in ordine secondo ultima data di apertura.

Il tutto è senza limiti geografici ovvero ovunque, in Italia e nel mondo. I luoghi sono menzionati in rosso in modo tale da risultare più visibili e favorire quindi la consultazione.

La rubrica viene costantemente aggiornata e quindi troverete continue novità.

Cogliamo l’occasione per fare alcune segnalazioni.

Questo elenco non pretende, naturalmente, di essere esaustivo circa tutte le mostre e tutti gli eventi che esistono. È una nostra selezione operata secondo i criteri che abbiamo illustrato.

Aggiungiamo che qui nel sito esiste l’etichetta (tag) Musei d’impresa dedicata a quegli spazi espositivi pensati e voluti dalle aziende per condividere il proprio sapere e le proprie competenze. Tra i musei di cui ci siamo occupati, ce ne sono diversi dedicati a moda, gioielli e altri ambiti vicini.

Sempre nell’ottica dell’amore per la condivisione, ci fa piacere ricordare una iniziativa del Ministero della Cultura. Si chiama #domenicalmuseo e consente l’ingresso gratuito, la prima domenica di ogni mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. Approfittiamo di questa preziosa opportunità!

Desideriamo anche rivolgerci a tutte quelle persone che hanno un amico a quattro zampe e che vorrebbero visitare una mostra ma non vogliono (giustamente!) lasciare solo il proprio pelosetto. Abbiamo scoperto che esiste un servizio di dog sitting con un incaricato che prende in custodia il nostro amico davanti al museo e lo intrattiene mentre appunto siamo occupati nella visita. Lasciamo volentieri il link del sito (qui) dove si può fare una ricerca per città, museo o mostra, giorno/orario di interesse.

Sappiate, infine, che accogliamo e valutiamo volentieri notizie di ulteriori mostre ed eventi. Potete scrivere alla nostra Emanuela Pirré, responsabile dei contenuti editoriali, usando l’indirizzo emanuela@aglitteringwoman.com e inviando tutti i dettagli.

Nota generale: non inseriamo manifestazioni di natura esclusivamente commerciale in quanto non corrispondono allo spirito di A glittering calendar. Non abbiamo nulla contro mercati e simili, anzi, li frequentiamo noi per primi. Tuttavia, scopo di questa pagina è – come spiegato qui sopra – condividere eventi che abbiano sempre una componente di divulgazione culturale oppure che abbiano una forte valenza sociale.

Ringraziamo per la comprensione e auguriamo buona lettura 🙂

La Redazione di A glittering magazine

 

 

 

 

Fino al 16 agosto 2026 – Elisa Bonaparte e Mimì Pecci Blunt a Marlia: è la mostra ospitata dalla Sala degli Affreschi del Complesso di San Micheletto, a Lucca. Una Villa, due donne, due secoli che si incontrano a distanza: al centro del progetto c’è la Villa Reale di Marlia, filo conduttore e luogo simbolico che lega le due protagoniste, Elisa Bonaparte Baciocchi e Anna Laetitia “Mimì” Pecci Blunt, entrambe interpreti, in epoche diverse, di una stessa idea di dimora storica come spazio di cultura, relazioni e mecenatismo. Il percorso espositivo si apre su una scoperta di grande rilievo: il ritrovamento di quindici lettere di Elisa Bonaparte Baciocchi, dieci delle quali autografe e in parte esposte per la prima volta. Un nucleo documentario raro, che restituisce una voce diretta della principessa e offre nuove prospettive sulla Lucca napoleonica.

Orari: dal giovedì alla domenica con orario 15-20. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

 

Fino al 16 agosto 2026 – Calder, Rêver en Équilibre: la Fondation Louis Vuitton di Parigi celebra il centenario dell’arrivo di Alexander Calder (1898-1976) in Francia nel 1926 e il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa con una retrospettiva che abbraccia tutte le sfaccettature della sua opera. La mostra ripercorre mezzo secolo di creazione, dalla fine degli anni Venti del Novecento, e dalle prime performance del Calder Circus che affascinarono l’avanguardia parigina, fino alle sue sculture monumentali che ridefinirono il concetto di arte pubblica negli anni Sessanta e Settanta. Alla Fondation Louis Vuitton, fluttuando all’interno dell’architettura degli spazi progettati da Frank Gehry, i suoi mobile trasformano la mostra in una coreografia. La mostra è stata concepita in stretta collaborazione con la Fondazione Calder, principale prestatore.

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Fino al 16 agosto 2026 – Wes Anderson / The Archives: il Design Museum di Londra ha ottenuto un accesso senza precedenti agli archivi personali di Wes Anderson, archivi che il regista ha accumulato in oltre tre decenni. La mostra ripercorre l’evoluzione dei film di Anderson, dai primi esperimenti degli anni Novanta alle produzioni più recenti. Vengono esplorate le storie dietro film pluripremiati e iconici come “Grand Budapest Hotel”, “La meravigliosa storia di Henry Sugar”, “Fantastic Mr. Fox” e “L’isola dei cani”. Dal fascino malinconico de “I Tenenbaum” all’avventura giovanile di “Moonrise Kingdom”, è possibile scoprire come la visione unica di Anderson e la sua dedizione al dettaglio abbiano dato vita ad alcuni dei film più avvincenti (dal punto di vista visivo ed emotivo) degli ultimi tempi. Oltre 700 oggetti riuniscono la meticolosa arte cinematografica del regista attraverso storyboard originali, polaroid, schizzi, dipinti, quaderni scritti a mano, pupazzi, modelli in miniatura, decine di costumi indossati da personaggi molto amati e molto altro ancora.

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Fino al 19 agosto 2026 – Anadyomene, Nascente dall’acqua: è il progetto artistico-scientifico promosso dal Sistema Museale dell’Arcipelago Toscano (S.M.AR.T.) in mostra all’Open Air Museum Italo Bolano di Portoferraio, all’isola d’Elba. Il progetto prende il nome da uno degli appellativi di Afrodite: nella mitologia popolare, infatti, è dalla collana della dea che nascono le sette isole dell’arcipelago toscano, sette perle che invece di affondare risalgono in superficie. Una leggenda di naviganti e di acque, di perdite che diventano luoghi, di rotte impreviste che ridisegnano per sempre il paesaggio. L’esposizione, che espone le Naturografie © di Roberto Ghezzi, racconta il profondo legame tra arte, scienza ed ecologia. Le opere in mostra sono infatti il risultato di mesi di immersione di supporti ecosostenibili nelle acque dell’arcipelago: la natura stessa, attraverso sedimenti e microorganismi, si fa materia pittorica. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito e non è necessaria la prenotazione.

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Fino al 23 agosto 2026 – Rothko: la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze presenta una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko (1903-1970), indiscusso maestro dell’arte moderna americana. La mostra rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela. Il percorso espositivo permette di ripercorrere l’intera carriera di Rothko con oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

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Fino al 23 agosto 2026 – Jean-Charles de Castelbajac, L’imagination au pouvoir: il museo Les Abattoirs di Toulouse dedica una mostra a uno stilista che viene considerato un visionario e un artista poliedrico. Presentando quasi 300 opere tra abiti, oggetti di design, disegni e fotografie, lo mostra invita a scoprire le molteplici sfaccettature di Jean-Charles de Castelbajac, classe 1949 e un’inventiva sconfinata. La moda è il suo medium preferito e il suo lavoro è una fusione di diverse espressioni artistiche, tra storia, sacro, cultura pop e infanzia. Esploratore del mondo, testimone della sua epoca e delle sue innumerevoli sfaccettature, ha nutrito la sua carriera fin dall’inizio con una ricerca di libertà e una deliberata indisciplina, trasformando l’abito in un’opera d’arte, un’armatura e un ornamento allo stesso tempo.

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Fino al 23 agosto 2026 – Dior, Crafting Fashion: è la mostra ospitata dal museo SCAD Fashion di Atlanta, negli Stati Uniti. Concepita per svilupparsi in sette sezioni tematiche, la mostra riunisce una serie di narrazioni che gettano una luce contemporanea sul patrimonio della Maison Dior. Ogni sezione offre una prospettiva diversa su come questo patrimonio si formi, si tramandi e si trasformi, senza mai perdere di vista la visione originaria. La mostra presenta creazioni di stilisti da Christian Dior a Jonathan Anderson, borse Lady Dior reinterpretate da artisti americani, capi provenienti da sfilate di moda ed eventi da tappeto rosso, dove stile e spettacolo si incontrano.

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Fino al 25 agosto 2026 – Brillo: la Collezione MU.RO di Milano, in viale Campania 33, presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista spagnolo Carlos Enfedaque. Il progetto, realizzato in collaborazione con la galleria spagnola ArteriA Art Gallery, rappresenta la più ampia presentazione del lavoro dell’artista realizzata fino a oggi e riunisce opere prodotte tra il 2022 e il 2026. Attraverso una pittura intensa e profondamente umana, Enfedaque indaga il corpo, l’identità e il desiderio – temi che attraversano da sempre anche la ricerca di Collezione MU.RO. Un percorso arricchito anche dalle sue esperienze presso la Tom of Finland Foundation di Los Angeles, punto di riferimento internazionale per la cultura visiva queer.

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Fino al 26 agosto 2026 – Romania / La rappresentazione identitaria del costume tradizionale nell’arte: il MUCIV-Museo delle Civiltà di Roma ospita una mostra che propone una riflessione sul ruolo che il costume tradizionale romeno – e in particolare la celebre ie, la camicia ricamata femminile – ha avuto nella costruzione dell’identità nazionale e nella sua rappresentazione artistica tra età moderna e contemporanea. Attraverso oltre 120 opere, il percorso espositivo ripercorre cinque secoli di immagini e interpretazioni del costume tradizionale, mettendo in dialogo pittura, scultura, fotografia, grafica, arti decorative e cultura visiva. La mostra evidenzia come il costume popolare sia stato progressivamente trasformato da elemento della cultura materiale a simbolo identitario, assumendo nel tempo significati artistici, politici e sociali differenti. Dalle prime rappresentazioni rinascimentali alle grandi immagini della costruzione nazionale ottocentesca, fino agli utilizzi propagandistici del Novecento e alle riletture critiche degli artisti contemporanei, il percorso racconta le molteplici vite di un’icona della cultura romena. Tra i nuclei più significativi figurano i ritratti ottocenteschi delle principesse e delle regine romene in abiti tradizionali, le opere dei principali artisti della modernità romena e una selezione di lavori contemporanei che interrogano il rapporto tra identità, memoria e rappresentazione. Un focus speciale è dedicato ai celebri disegni di Henri Matisse della serie La Blouse Roumaine. Le opere testimoniano l’influenza esercitata dal costume tradizionale romeno sull’immaginario artistico europeo del Novecento e il suo passaggio da simbolo nazionale a riferimento estetico di portata internazionale. La mostra si inserisce nella missione del MUCIV-Museo delle Civiltà di promuovere il dialogo tra patrimoni culturali, pratiche artistiche e costruzioni identitarie, offrendo al pubblico uno sguardo interdisciplinare sui processi attraverso cui le culture rappresentano e reinterpretano sé stesse nel tempo.

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Fino al 29 agosto 2026 – Milo Sacchi, Agent Orange: è il titolo della mostra ospitata da Il Pastaio di Ospedaletti, in provincia di Imperia. C’è una violenza che continua ad agire anche molti decenni dopo la fine di una guerra: quella delle trasformazioni irreversibili che l’uomo imprime alla natura e agli esseri viventi. È da questa consapevolezza che nasce la nuova mostra personale di Milo Sacchi, uno tra gli artisti che, già dagli anni Ottanta, hanno anticipato in Italia le riflessioni oggi riconducibili al pensiero post-human. Sacchi sviluppa da oltre quarant’anni una ricerca che affronta le forme della disumanizzazione contemporanea, interrogando il rapporto tra etica, rappresentazione e responsabilità. Il nuovo progetto prende il titolo dal nome in codice dell’erbicida utilizzato dall’esercito degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam per distruggere la vegetazione che offriva riparo ai combattenti vietnamiti. Contenente elevate concentrazioni di diossina, l’Agent Orange ha provocato conseguenze devastanti sull’ambiente e sulla salute umana, causando tumori, malformazioni congenite e alterazioni genetiche i cui effetti continuano ancora oggi a manifestarsi. Le opere presentate in mostra restituiscono la memoria di quella tragedia attraverso immagini di animali segnati da profonde mutazioni, sottratte al flusso dell’informazione e trasformate dall’artista in potenti icone della responsabilità umana. Non semplici documenti, ma immagini che costringono lo spettatore a confrontarsi con ciò che normalmente preferirebbe non vedere.

Il Pastaio si trova in via Roma 64 a Ospedaletti (Imperia). Orari di apertura: dal martedì al sabato, dalle 17 alle 19:30. Chiuso domenica e lunedì.

 

Fino al 30 agosto 2026 – Women for Women against Violence: la Fabbrica del Vapore di Milano ospita la mostra che tra volti, racconti e immagini desidera sensibilizzare il pubblico sui temi della violenza di genere, della salute e dei diritti delle donne. Si tratta di un progetto sociale e culturale nato nel 2015 da un’idea di Donatella Gimigliano, Presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas ETS, con l’obiettivo di accendere i riflettori su due emergenze che coinvolgono milioni di donne: la violenza di genere e il tumore al seno. La mostra fotografica itinerante rappresenta una delle espressioni più significative del progetto e propone un percorso emozionale e immersivo attraverso i volti e le storie di donne che hanno affrontato la violenza o la malattia, affiancate da personalità del mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e della società civile che hanno scelto di condividere e sostenere il loro messaggio di rinascita. Attraverso grandi ritratti fotografici e contenuti multimediali accessibili tramite QR code, il pubblico può ascoltare direttamente le testimonianze delle protagoniste, entrando in contatto con esperienze autentiche di dolore, coraggio, resilienza e riscatto. La mostra trasforma così la narrazione in esperienza partecipata, favorendo consapevolezza, empatia e dialogo. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito.

Maggiori info nell’articolo della nostra Federica Santini.

 

Fino al 30 agosto 2026 – Nepal Today | In the Forest, in the Villages: la Rocca di Lonato del Garda, in provincia di Brescia, ospita la mostra fotografica che riunisce oltre 50 scatti di tre fotografi nepalesi contemporanei (Uma Bista, Sagar Chhetri, Kishor Sharma) e indaga il ruolo della fotografia come strumento di lettura del cambiamento sociale del Paese. Se in Occidente la fotografia sembra essersi smarrita, immersa nella sterminata sovrapproduzione di immagini destinate ai social e trasformata dall’ascesa del digitale, in molti contesti del Global South del mondo il linguaggio fotografico e la responsabilità sociale del fotografo conservano ancora una funzione profondamente identitaria e politica. Il vero asse interpretativo della mostra non è dunque il Nepal come semplice contesto geografico, ma il modo in cui una nuova generazione di autori utilizza la fotografia per raccontare le trasformazioni sociali, culturali e politiche del proprio Paese. Le immagini esposte non descrivono soltanto luoghi e comunità, ma diventano strumenti di osservazione critica, memoria e interpretazione del presente.

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Fino al 30 agosto 2026 – Mikayel Ohanjanyan / Legami: Ties That Bind: il mudaC museo delle arti di Carrara accoglie l’arte di Mikayel Ohanjanyan (1976, Yerevan, Armenia) ospitando una sua personale a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York. Attraverso cinque sculture in marmo concepite come un’unica monumentale installazione inedita, appositamente creata per il museo, la mostra si concentra sugli elementi chiave della ricerca più recente dell’artista: i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza, rappresentati da lavori che parlano di identità, tempo e relazioni umane.

Ne parla Emanuela Pirré in un articolo scritto dopo l’anteprima stampa.

 

Fino al 31 agosto 2026 – Void: la Project Room di 10 Corso Como a Milano presenta l’installazione fotografica di Attilio Solzi, una delle figure più interessanti della fotografia contemporanea. Grandi stampe su tela e canvas conducono il visitatore dentro l’installazione dedicata alla poetica del vuoto e del suo movimento, inteso come dimensione intima dell’artista. Da sempre attento al corpo e alla forza carnale della materia, Solzi approda qui a una dimensione più sospesa. Una sottile pellicola plastica, materiale povero e artificiale, si trasforma in un medium di metamorfosi: pieghe, increspature e onde avvolgono le figure fino a dissolverne i contorni, creando immagini in cui uomo e natura sembrano condividere la stessa vibrazione. La plastica perde così la propria funzione e diventa membrana, atmosfera, pelle comune tra il corpo e il mondo. Il velo, simbolo ancestrale del nascondere e del rivelare, attraversa l’intero progetto. Velare e svelare coincidono nello stesso gesto e i giovani artisti ritratti sembrano abitare questa soglia: corpi che diventano forme, dissolvenze, presenze sospese, come crisalidi in attesa della propria metamorfosi artistica. Solzi sembra cercare qualcosa che precede il volto e il gesto, un’essenza ancora in formazione. Il vuoto evocato dal progetto non coincide con l’assenza, ma con uno stato di apertura, con il tempo silenzioso che precede la nascita dell’opera. È il ritratto dell’artista nel suo studio, nel momento in cui si fa vuoto perché le forme del mondo possano attraversarlo. Le immagini abitano proprio quell’istante fragile e luminoso, trasformando la Project Room in uno spazio di contemplazione e di rivelazione.

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Fino al 31 agosto 2026 – Pertini / L’arte della democrazia: M9 – Museo del ’900 di Venezia Mestre ospita la prima grande mostra mai realizzata in Italia dedicata a Sandro Pertini, il Presidente più amato della nostra Repubblica, un uomo che ha attraversato il Novecento e che ha incarnato i valori di libertà, giustizia e democrazia. Il percorso espositivo si sviluppa a partire dalla straordinaria collezione privata di Pertini, oggi custodita al Museo di Savona: dipinti, sculture e opere che il Presidente scelse come specchio della sua visione etica e civile dell’arte. In dialogo con questi capolavori, ci sono materiali d’archivio, fotografie, lettere, filmati d’epoca e documenti inediti che fanno rivivere i momenti cruciali della sua vita e della storia italiana. La mostra è un omaggio ai valori della libertà, della Resistenza, della dignità umana e invita a riflettere sul potere dell’arte come strumento di democrazia e memoria condivisa.

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Fino al 31 agosto 2026 – Parthenope, La sirena e la città: è la mostra ospitata al MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La mostra è dedicata al lunghissimo rapporto della Sirena Partenope con la città di Napoli tra storia, miti, archeologia e antropologia culturale, dal primo insediamento greco sul promontorio di Pizzofalcone fino ad arrivare alla street art della Napoli contemporanea. Il progetto espositivo conta su più di 250 opere, datate dall’VIII secolo a.C. all’età contemporanea. Di grande rilevanza e prestigio sono i prestiti concessi da più di quaranta Musei non solo italiani, ma anche europei e americani. L’idea della mostra nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena nell’immaginario collettivo napoletano: tutti sanno che Partenope è la mitica fondatrice della città e si riconoscono nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare e alla navigazione, alla musica e alla seduzione. Come spesso accade quando un personaggio o un tema diventa patrimonio comune, però, la sua conoscenza si sfuma e si perde in rivoli e varianti. Il percorso espositivo si propone dunque in primo luogo di fare chiarezza sulla forma delle Sirene e sulla progressiva e straordinaria metamorfosi che questi esseri attraversano nel corso dei secoli.

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Fino al 31 agosto 2026 – Cayetana, Grande de España: il Palacio de Las Dueñas di Siviglia ospita una mostra che è un omaggio alla XVIII Duchessa d’Alba in occasione del centenario della sua nascita, con numerose opere provenienti dalle principali collezioni del Palazzo. Dipinti, gioielli, documenti e oggetti personali rivelano la straordinaria vita della donna che scelse il Palacio de Las Dueñas come sua dimora, permeando ogni angolo dell’essenza dell’Andalusia: i fiori d’arancio, la terra sabbiosa dell’arena, la corrida, la Settimana Santa, la Feria, il flamenco. La duchessa di Alba viene ricordata come l’aristocratica che possedeva più titoli al mondo, ma è stata anche una donna libera e ribelle con uno stile che rispecchiava il suo indomito carattere. Nel suo guardaroba trovavano spazio creazioni haute couture, pezzi hippie e abiti tradizionali. Nel 2014, anno della sua scomparsa, anche noi di A glittering magazine le avevamo dedicato un vibrante ricordo attraverso le parole di Emanuela Pirré (se volete leggerlo è qui).

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Fino al 31 agosto 2026 – Tracey Emin, A second life: è il titolo della mostra aperta alla Tate Modern di Londra. Questa mostra ripercorre 40 anni della pratica innovativa di Emin, incluse opere mai esposte prima. Attraverso la pittura, il video, i tessuti, i neon, la scrittura, la scultura e l’installazione, Emin (classe 1963) continua a sfidare i confini, usando il corpo femminile come un potente strumento per esplorare passione, dolore e guarigione. Tracey Emin è una delle artiste contemporanee più importanti della sua generazione: il suo disprezzo per qualsiasi separazione tra personale e pubblico, insieme al suo impegno per un’autoespressione senza scuse, hanno definito un momento storico nella cultura britannica e nella storia dell’arte mondiale. La mostra celebra il suo approccio crudo e pone profondi interrogativi sull’amore, il trauma e l’autobiografia. Dimostra inoltre il suo impegno durato tutta la vita per la pittura, mostrando i suoi lavori più recenti come il culmine dei modi in cui ha incanalato la sua vita nella sua arte.

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Fino al 31 agosto 2026 – Monsters by Monsters, Now and Then: è un tour mondiale che arriva a New York (423 West 14th Street) per i dieci anni di Labubu, il pupazzo più celebre del momento. A partire dal 2015, l’artista Kasing Lung ha pubblicato una trilogia di libri illustrati (The Puca Story, Pato and the Girl e Miro’s Requiem), creando per la prima volta il mondo fantastico di Labubu e The Monsters. Profondamente ispirate alla mitologia nordica, le opere hanno dato il via a un viaggio immaginario. Un decennio dopo, questi bizzarri mostri hanno attraversato culture e regioni, diventando icone culturali che fondono modernità e risonanza emotiva.

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Fino al 3 settembre 2026 – Dante Ferretti, E la nave va: è il titolo della mostra ospitata dal Grand Hotel di Rimini. Disegni preparatori, dipinti e bozzetti originali di scena firmati da Dante Ferretti, tre volte vincitore del Premio Oscar, uno dei più grandi scenografi del mondo: tutti questi materiali, testimonianza di 60 anni di impareggiabile carriera a partire dal sodalizio con Federico Fellini, sono al centro della mostra a ingresso libero.

Maggiori info nel nostro articolo.

 

Fino al 6 settembre 2026 – Aurelio Amendola / Capolavori fotografati, Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo: Palazzo Reale di Milano torna a ospitare Aurelio Amendola a trent’anni dalla mostra personale intitolata Cappelle Medicee (1995). Attraverso 85 fotografie di grande formato, realizzate tra il 1976 e il 2025, la mostra celebra gli aspetti più emblematici della ricerca di Amendola (Pistoia, 1938), figura centrale della fotografia d’arte contemporanea e che si distingue per la capacità di attraversare la storia dell’arte e trasformare la luce in racconto, con uno sguardo sensibile e intenso. Cuore della mostra è il dialogo che il fotografo ha saputo instaurare, attraverso il proprio obiettivo, con alcuni dei più grandi protagonisti della storia dell’arte. A questa ricerca si affianca una sezione dedicata al Duomo di Milano con una serie di scatti inediti che indagano la cattedrale come organismo plastico e materia scolpita: non solo architettura, ma vera e propria scultura attraversata dalla luce e dal tempo. Segnaliamo che l’ingresso alla mostra è gratuito.

Maggiori info nell’articolo scritto dalla nostra Federica Santini.

 

Fino al 6 settembre 2026 – Sandokan, La tigre ruggisce ancora: è il titolo della mostra ospitata dall’Orangerie (Serrone) della Reggia di Monza. C’è una nuova generazione che ha incontrato Sandokan per la prima volta grazie alla recente serie televisiva, riscoprendo oggi un eroe che appartiene a una tradizione molto più lunga. E ci sono gli adulti che con la Tigre della Malesia sono cresciuti: bambini negli anni Settanta, incollati allo schermo davanti allo sceneggiato con Kabir Bedi, oggi genitori pronti a riconoscere in quelle storie l’origine dei propri sogni di avventura. Ma la passione per questo personaggio ha trascorso almeno cinque generazioni a partire da quel martedì 16 ottobre 1883 quando il romanzo di Emilio Salgari intitolato La Tigre della Malesia con il suo protagonista Sandokan venne pubblicato in 150 puntate sul giornale La Nuova Arena di Verona. Un successo straordinario di pubblico, un fenomeno letterario che dura intatto da quasi 150 anni. Questa mostra è il ponte tra generazioni: un luogo in cui memorie e prime scoperte si incontrano.

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Fino al 6 settembre 2026 – Ana Silva, Eau: la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta la prima mostra personale in un’istituzione italiana dell’artista angolana-portoghese Ana Silva (Calulo, 1979). La mostra nasce in collaborazione con una rete di ricamatrici locali, invitate dall’artista a intervenire su alcune sue opere tessili, e si sviluppa in continuità con la sua ricerca affrontando una delle crisi più gravi del nostro tempo: l’accesso all’acqua. Per la produzione dei suoi lavori, Silva affida in una prima fase i soggetti da lei ideati e disegnati a ricamatori angolani — solo agli uomini, infatti, è consentito utilizzare la macchina da cucire in Angola — per poi ultimare lei stessa le opere, aggiungendo a mano decorazioni, glitter e paillettes. Attraverso il linguaggio del ricamo — tradizionalmente associato alla cura, alla memoria e alla resistenza — l’artista denuncia la carenza di acqua e rende visibile una realtà in cui questa non rappresenta un diritto, ma un privilegio.

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Fino al 6 settembre 2026 – Regine in scena, L’arte del costume italiano tra cinema e teatro: è la mostra ospitata dalla Reggia di Venaria in provincia di Torino. È un’esposizione di abiti che hanno definito l’immagine delle regine nel cinema e nel teatro, restituendo al costume la sua funzione più profonda: non semplice ornamento, ma dispositivo capace di generare percezione di potere, identità e visione. Curata da Massimo Cantini Parrini – pluripremiato costumista, profondo conoscitore del costume antico e collezionista di abiti d’epoca – la mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica, un linguaggio che attraversa i secoli e i generi, costruendo figure capaci di imporsi nell’immaginario prima ancora della parola. Il percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei principali – mito, storia, fantasia – che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico. Si incontrano figure iconiche e storiche, regine mitologiche e leggendarie e, ancora, figure fantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia.

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Fino al 6 settembre 2026 – Miserere: è il titolo della mostra ospitata dall’Oratorio di Santa Barbara a Burano, isola della laguna di Venezia. A Burano, durante i mesi estivi, le reliquie di Santa Barbara vengono trasferite a Roma, lasciando l’altare vuoto. Da questa assenza prende forma il nuovo progetto di BAC – Burano Arte Contemporanea, con opere di Andrea Tagliapietra e il contributo performativo di Mariarosa Vio. La mostra trasforma quel vuoto in una riflessione sul presente: migrazioni, alluvioni, emarginazione, violenza e indifferenza diventano il punto di partenza per interrogare il significato contemporaneo della misericordia. Non come concetto religioso, ma come esercizio civile di empatia. La Cappella di Santa Barbara non è soltanto la sede dell’esposizione: entra a far parte dell’opera stessa. Un ponteggio attraversa lo spazio sacro e diventa metafora di una misericordia “in costruzione”, un processo fragile e quotidiano che riguarda ciascuno di noi. Tra le opere in mostra: un bambino migrante con il giubbotto di salvataggio, una bambina che gioca con una corda trasformata in cappio, dipinti che rileggono La Zattera come allegoria della nostra anestesia collettiva e un video performativo girato davanti al cimitero monumentale di San Michele a Venezia. In un momento storico in cui il dolore rischia di diventare semplice immagine da consumare, questa mostra invita a fare il gesto più difficile: continuare a guardare.

L’Oratorio di Santa Barbara si trova in piazza Baldassare Galuppi 22 a Burano. Orari di visita: tutti i giorni dalle 10 alle 18.

 

Fino al 6 settembre 2026 – Vanessa Noel, Dream Shoes: la Casa Museo Boncompagni Ludovisi di Roma ospita un’esposizione che propone una riflessione ampia e suggestiva sulla scarpa intesa non solo come accessorio di moda, ma come autentico oggetto culturale, capace di attraversare epoche, geografie e linguaggi, incarnando identità e visioni creative. La mostra si configura come un racconto stratificato in cui arte, artigianato e memoria prendono corpo negli spazi della Casa intrecciando un dialogo muto e intimo con gli oggetti della collezione e valorizzandone aspetti e dettagli. Il percorso mette in relazione una selezione delle creazioni più emblematiche della designer americana Vanessa Noel, espressione di oltre quarant’anni di carriera, con una serie di calzature storiche provenienti dalla collezione del Noel Shoe Museum, istituzione fondata dalla stessa Noel con l’intento di preservare, studiare e diffondere la cultura della calzatura nei suoi molteplici aspetti storici, artistici e socio-culturali. Ne emerge una narrazione in cui la scarpa si rivela, di volta in volta, simbolo di autorità e rappresentazione del potere, strumento di emancipazione e libertà, testimonianza di innovazioni tecniche e al contempo oggetto carico di valori estetici, artistici e simbolici.

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Fino al 6 settembre 2026 – Flowers / Meravigliosa Natura: il Chiostro del Bramante a Roma propone un percorso in cui emerge l’inesauribile potere evocativo dei fiori, capaci di unire arte, scienza e tecnologia in un racconto universale che attraversa i secoli. I fiori raccontano emozioni, celebrano la bellezza, protestano silenziosamente, custodiscono storie millenarie. Il percorso espositivo si articola in tre macro-sezioni — Arte ed ecologia, Arte e scienza, Arte e politica — offrendo un itinerario in cui opere antiche e contemporanee si confrontano in un continuo gioco di rimandi, connessioni e suggestioni. La mostra riunisce artisti nazionali e internazionali e presenta opere che spaziano dal Seicento fino alla contemporaneità, includendo lavori realizzati con le più recenti tecnologie e con l’intelligenza artificiale, a testimonianza di un dialogo costante tra tradizione e innovazione.

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Fino al 6 settembre 2026 – La Maddalena di Piero di Cosimo, arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino: è la mostra che si tiene a Roma, nelle Antiche Cucine di Palazzo Venezia, e che intende stabilire un dialogo fra il dipinto di Piero di Cosimo (1462-1522), la Maddalena, e alcuni oggetti d’arte applicata fiorentina di fine Quattrocento che raccontano la vita delle donne a Firenze nel Rinascimento e gli oggetti della loro quotidianità. Edith Gabrielli cura l’esposizione con la consulenza storica di Fernanda Alfieri, Serena Galasso e Isabella Lazzarini. Il Museo del Tessuto di Prato, con l’ausilio della conservatrice Daniela Degl’innocenti, collabora per l’occasione con il prestito di 15 tessuti rinascimentali dalle proprie collezioni, tra velluti, lampassi, bordi figurati, damaschi, bordi di tovaglia quattrocenteschi.

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Fino al 6 settembre 2026 – Quasi un paradiso / Fotografia dell’era coloniale nell’arte contemporanea: è il titolo della mostra ospitata dal Museo Rietberg di Zurigo in Svizzera. Si tratta di una esposizione collettiva con la curatela di Nanina Guyer e comprende le opere di artisti di fama internazionale provenienti o appartenenti alle diaspore di Africa, Americhe, Asia, Australia e Oceania. Tali artisti hanno lavorato con materiale visivo dell’era coloniale per raccontare quali storie sono nascoste nelle fotografie storiche e in che modo gli artisti contemporanei le hanno portate alla luce. Le loro opere – poetiche, critiche, visionarie – indagano come tali immagini definiscano identità, storia, senso di appartenenza e come possano essere reinterpretate. Non solo: rivelano anche un potere di guarigione che trascende i contesti storici specifici e che può toccare ciascuno di noi.

Maggiori info qui e qui c’è l’articolo scritto dalla nostra Emanuela Pirré dopo la visita fatta in compagnia della curatrice Nanina Guyer.

 

Fino al 6 settembre 2026 – Hella Jongerius, Whispering Things: è il titolo della mostra ospitata dal Vitra Design Museum di Weil am Rhein in Germania. Hella Jongerius è annoverata tra le designer più influenti degli ultimi decenni. Per oltre trent’anni, ha plasmato una nuova concezione del design come pratica critica e poetica che mette costantemente in discussione il modo in cui creiamo, utilizziamo e ci prendiamo cura degli oggetti che plasmano la nostra vita quotidiana. La mostra è la prima grande retrospettiva completa sulla carriera di Jongerius: ripercorrendo l’intera sua opera, riunisce i primi lavori sperimentali, prodotti iconici e recenti ceramiche scultoree, offrendo una profonda immersione nel suo universo creativo. Sono esposti mobili, tessuti, ceramiche, bozzetti, prototipi e film, tra cui numerosi progetti sviluppati con partner tra cui KLM, Camper, IKEA nonché per istituzioni come il Museum of Modern Art di New York.

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Fino al 6 settembre 2026 – Marilyn Monroe, A Portrait: in occasione del centenario della nascita della star di Hollywood, la National Portrait Gallery di Londra dedica una mostra alla vita, alla carriera e all’eredità di Monroe attraverso ritratti realizzati da alcuni dei più grandi fotografi e artisti del XX e XXI secolo. Riunendo opere di Andy Warhol, Pauline Boty, Marlene Dumas, James Gill, Rosalyn Drexler e Audrey Flack, insieme a quelle di oltre 20 fotografi che hanno segnato un’epoca, tra cui Cecil Beaton, Philippe Halsman, Bernard of Hollywood, André de Dienes, Eve Arnold, Inge Morath, Alfred Eisenstaedt, Milton Greene, Sam Shaw, Richard Avedon e George Barris, la mostra mette in risalto l’approccio collaborativo di Monroe alla creazione di immagini e la sua autonomia creativa. L’esposizione include anche oggetti personali come sceneggiature e abiti per arricchire la comprensione della donna dietro l’immagine.

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Fino all’11 settembre 2026 – 12. Un Tempo Sacro: Palazzo Riso – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo presenta, nella Cappella dell’Incoronata, un’installazione immersiva site-specific di Micaela Cometa Xerra che si configura come un’esperienza artistica tra pittura, performance e dimensione rituale. Il progetto nasce come omaggio a Santa Rosalia, figura centrale della devozione palermitana, e prende ispirazione dai dodici anni trascorsi dalla Santa in isolamento nella grotta di Monte Pellegrino. Questo periodo di reclusione, preghiera e trasformazione spirituale diventa la matrice simbolica dell’intero lavoro che traduce il tempo sacro in un percorso immersivo, sensoriale e contemplativo. È un progetto che si configura come atto di devozione e riflessione sul tempo interiore. Le opere astratte diventano così “reliquie contemporanee”, presenze silenziose che restituiscono la dimensione dell’attesa, della trasformazione e della santità vissuta nel quotidiano. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito.

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Fino al 12 settembre 2026 – A street Diary: all’interno degli spazi rinnovati di Leica Galerie Milano, è possibile visitare la mostra di Phil Penman dedicata a oltre 25 anni di street photography a New York e nel mondo. Phil Penman, classe 1977, è un fotografo britannico che vive a New York. Ha dedicato gli ultimi due decenni a documentare il continuo mutamento della città, affermandosi come una delle voci più autorevoli della street photography contemporanea. Il suo lavoro si muove lungo una sottile linea di equilibrio tra ombra e luce, tra l’intensità della città e l’imprevedibile leggerezza dell’umano. Le sue immagini raccontano New York e il mondo come un organismo vivo, attraversato da contrasti: atmosfere urbane dense, fatte di persone, nebbie, riflessi insieme a momenti di spontaneità e ironia che emergono come improvvise aperture di luce. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

Maggiori info nel nostro articolo scritto da Emanuela Pirré dopo l’anteprima stampa.

 

Fino al 12 settembre 2026 – Francesca Woodman / Lately I Find a Sliver of Mirror Is Simply to Slice an Eyelid: la Galleria Gagosian di Roma ospita una mostra fotografica di Francesca Woodman (1958–1981). Concentrandosi sulle sue affinità con il Surrealismo, la mostra presenta quasi cinquanta stampe realizzate da Woodman nel corso della sua vita, molte delle quali inedite. Ritraendo il proprio corpo e quello di altri modelli in paesaggi naturali e interni fatiscenti, Woodman ha utilizzato la composizione e la messa in scena per trasmettere un senso di mistero e teatralità. Destabilizzando i confini tra corpi, oggetti e ambientazioni, le sue fotografie mettono in scena sia affermazioni di sé che temi di dissociazione. Raffigurano figure nude, vestite o velate, esposte o parzialmente nascoste, giustapposte a oggetti di uso quotidiano – uova, guanti, maschere, conchiglie, tazze da tè, frutta e pesci – che alludono a significati simbolici. Queste opere rivelano un’artista dalla sicurezza creativa, dallo spirito giocoso e incline all’esplorazione, affascinata dall’uso trasformativo che i surrealisti facevano dell’allegoria, del linguaggio e degli oggetti comuni per esprimere il meraviglioso e il perturbante.

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Fino al 13 settembre 2026 – Giovanni Gastel Rewind: è la mostra ospitata da Palazzo Citterio a Milano. L’esposizione rende omaggio a un protagonista assoluto della fotografia contemporanea attraverso oltre 250 immagini che ripercorrono l’intera sua carriera, dalle prime copertine di moda agli still life, dai ritratti alle campagne pubblicitarie e ai progetti a lui più cari. In mostra si trovano, inoltre, oggetti personali, strumenti di lavoro e, per la prima volta, i suoi scritti e le sue poesie, parti integranti del suo immaginario.

Maggiori info nel nostro articolo.

 

Fino al 13 settembre 2026 – Under Milano / Atlante immaginario: il Padiglione Ferroviario del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano si trasforma con un progetto fotografico di Sergio Raffaele e Tiziano Demuro. Nato nel 2018 e ancora oggi in corso, il lavoro esplora il volto nascosto della città, indagando lo spazio sotterraneo della metropolitana di Milano (utilizzata ogni giorno da oltre un milione di passeggeri) come luogo meta-fisico in cui la fotografia trova una dimensione urbana, intima e inusuale. Il viaggio viene scomposto nei suoi elementi minimi e il sottosuolo diventa una narrazione in cui ogni immagine agisce come una scintilla capace di attivare un mondo di piccole storie possibili che ogni persona può vivere quotidianamente durante il suo viaggio. L’ambiente, i dettagli e gli attimi diventano protagonisti di ogni scatto e fulcro di un’immaginazione visiva ricca e potente cercando di far emergere sensazioni e atmosfere. Punto di partenza è la stretta collaborazione tra i due autori Sergio Raffaele e Tiziano Demuro che hanno scelto di costruire un linguaggio visivo comune. Attraverso un processo condiviso di osservazione, i fotografi hanno definito regole formali e narrative precise con l’obiettivo di dare vita a un racconto uniforme e coerente. Al Museo, una selezione di scatti del progetto dialoga con le esposizioni all’interno del Padiglione Ferroviario. L’installazione è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo.

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Fino al 13 settembre 2026 – Mimmo Rotella 1945–2005: a vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella (1918–2006), Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana e internazionale del Novecento. La mostra, curata da Alberto Fiz e realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, ripercorre oltre sessant’anni di attività dell’artista, restituendo la complessità e l’attualità di una ricerca che ha segnato in modo radicale il rapporto tra arte, immagine e società contemporanea. L’esposizione riunisce oltre 100 opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private offrendo una lettura ampia e articolata dell’incessante ricerca artistica di Rotella. Insieme ad alcuni dei più celebri lavori degli anni Sessanta, viene messa in luce la straordinaria varietà di tecniche e linguaggi sviluppati da Rotella nel corso della sua carriera. Il percorso, articolato in sette sezioni tematiche, accompagna il visitatore attraverso le principali fasi della sua produzione: il décollage, nelle sue diverse declinazioni, resta il filo conduttore della mostra. Gesto-simbolo radicale della poetica di Rotella, lo strappo si impone come atto assoluto e dirompente: un gesto al tempo stesso estetico e politico, capace di aprire nuovi varchi alla percezione e di mettere a nudo la verità nascosta dietro le immagini del consumo.

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Fino al 13 settembre 2026 – Erté, Lo stile è tutto: è la mostra aperta al Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma, per far conoscere la figura di Erté, uno dei massimi esponenti dell’Art Déco nel mondo. L’esposizione offre un’ampia rilettura dell’opera di Erté, restituendone la complessità e la modernità e proponendo un’attenta selezione della vasta produzione dell’artista, con particolare attenzione alle opere realizzate tra gli anni Dieci, Venti e Trenta del Novecento, considerato il periodo più originale e fortunato della sua lunga attività. Roman Petrovič Tyrtov nasce a San Pietroburgo nel 1892 e nel 1912 si trasferisce a Parigi per inseguire le sue passioni artistiche. È qui che naturalizza il proprio nome in Romain de Tirtoff da cui nasce poi lo pseudonimo che lo rende celebre, Erté, dalla pronuncia alla francese delle iniziali (RT) di quel nome. Tra il 1913 e il 1914 lavora con il celebre couturier Paul Poiret, mentre nel 1915 avvia una lunga e fortunata collaborazione con la rivista di moda Harper’s Bazaar per la quale disegna circa duecento copertine fino al 1937. Il lavoro editoriale gli permette di entrare in contatto con il mondo dello spettacolo e dello star system dell’epoca, realizzando scenografie e costumi di scena per figure leggendarie come Mata Hari, Marion Davies e Mistinguett e per gli spettacoli del celebre teatro Folies Bergère. Tra gli anni Venti e Trenta, le sue illustrazioni sono pubblicate anche in testate come London News, CosmopolitanVogue e in alcune riviste musicali. Nel 1922 sbarca a New York collaborando per anni con il produttore teatrale George White e nel 1925 arriva a Hollywood dove realizza scene e costumi per vari film muti. Nella sua lunga carriera, Erté è stato dunque un artista poliedrico: stilista, illustratore, scenografo, ideatore di costumi teatrali, ma anche creatore di gioielli.

Maggiori info nel nostro articolo firmato da Emanuela Pirré.

 

Fino al 13 settembre 2026 – Paint! Pattern! Print!: è la mostra aperta al Fashion & Textile Museum di Londra. Attraverso una selezione di materiali provenienti dall’archivio Collier Campbell, la mostra invita a immergersi nell’esuberante mondo delle pioniere del design Susan Collier e Sarah Campbell. Si può scoprire il loro percorso creativo, dalle prime pennellate alle opere finite, e la loro applicazione dal design al settore tessile, alla moda e all’arredamento. Le sorelle Susan Collier e Sarah Campbell hanno lavorato fianco a fianco per oltre 50 anni, creando vivaci motivi pittorici che hanno rivoluzionato il mondo della stampa su tessuto e dell’arredamento d’interni. La loro prolifica e di grande successo collaborazione con Collier Campbell ha portato il design britannico a un pubblico globale, grazie alla partnership con marchi come Liberty’s, Heals e Jaeger.

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Fino al 13 settembre 2026 – Rina Banerjee “You made me leave home…”: l’Espace Louis Vuitton di Tokyo ospita una mostra dedicata all’artista Rina Banerjee, classe 1963, figura chiave della diaspora dell’Asia meridionale. Il progetto rientra nel programma internazionale di Louis Vuitton che ha l’obiettivo di rendere accessibile l’arte contemporanea a un pubblico globale. La mostra riunisce installazioni, sculture e dipinti, esplorando temi come il viaggio, l’identità e l’eredità del colonialismo. Banerjee utilizza materiali eterogenei — tra cui tessuti, piume, uova di struzzo — per creare composizioni stratificate che riflettono le tracce culturali del colonialismo e del cosiddetto “Sud Globale”.

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Fino al 15 settembre 2026 – Yan, 1956 / Jean Dieuzaide e il suo viaggio in Sardegna: il Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde di Nuoro ospita un progetto espositivo promosso dall’ISRE-Istituto Superiore Regionale Etnografico e curato da Elisa Medde, dedicato al reportage realizzato da Jean Dieuzaide durante il suo viaggio nell’isola nel 1956. Considerato uno dei più importanti fotografi francesi del dopoguerra — autore di uno dei primi ritratti ufficiali del generale Charles de Gaulle durante la Liberazione di Tolosa nel 1944, vincitore del Premio Niépce (1955) e del Premio Nadar (1961), oltre che tra i fondatori delle Rencontres d’Arles nel 1970 — Yan (lo pseudonimo di Dieuzaide) attraversa negli anni Cinquanta la Francia e l’Europa meridionale sviluppando una fotografia umanista attenta alla vita quotidiana e alle trasformazioni sociali. A settant’anni da quel viaggio, queste immagini tornano oggi a essere presentate al pubblico in una forma ampia e organica, restituendo non solo il valore documentario del lavoro di Dieuzaide, ma anche il processo attraverso cui la Sardegna è stata osservata, narrata e trasformata in immagine.

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Fino al 18 settembre 2026 – Magma: Babs Art Gallery ospita nei propri spazi di Milano, in via Maurizio Gonzaga 2, la nuova mostra di Roberto Aponte in un percorso tra gioielli d’artista e ceramiche contemporanee. La mostra prende il nome dal greco μάγμα, “miscela densa”: una materia in continua trasformazione che in Sicilia coincide con l’idea stessa di nascita – terra generata dal fuoco, stratificata da culture, sospesa tra memoria e presente. In questa prospettiva, la mostra si configura come un principio generativo, un’archè, da cui prendono forma oggetti e narrazioni. In esposizione una selezione di gioielli d’artista e objets d’art de la table realizzati da Roberto Aponte (1988), designer e ceramista la cui ricerca indaga le potenzialità espressive della materia, estendendone il linguaggio dall’oggetto allo spazio. Il suo lavoro si sviluppa in equilibrio tra processo industriale e pratica artistica e, grazie alla collaborazione con il maestro orafo Matteo Bonafede, si articola qui in un dialogo serrato tra contemporaneità e memoria mediterranea. Le opere si ispirano ai mosaici della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, reinterpretati attraverso forme e simboli che riemergono come frammenti di una storia antica. A completare il progetto espositivo, l’intervento site-specific di Francesco Bustreo (1999), fashion e textile designer. I suoi pannelli in organza ricamata, che evocano il paesaggio siciliano, insieme agli elementi tessili concepiti per la tavola, costruiscono un ambiente unitario, amplificando la dimensione immersiva della mostra e accompagnando il visitatore in un’esperienza sensoriale e narrativa. Ingresso Dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18.

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Fino al 19 settembre 2026 – Wild Girlhood: è il titolo del progetto fotografico di Francesca Tilio in mostra al Leica Store di Roma. Da anni, la ricerca di Tilio racconta e celebra l’adolescenza femminile nella sua dimensione più libera, istintiva e autentica. Una fase cruciale della crescita, in cui le ragazze sperimentano autonomia, scoprono nuove possibilità di essere e costruiscono una più profonda consapevolezza di sé. Il progetto celebra un periodo di immaginazione sfrenata e di liberazione fisica dalle aspettative sociali. Le immagini sono ambientate nei Piani di Castelluccio, nel cuore dei Monti Sibillini, un paesaggio di straordinaria bellezza e al tempo stesso fragile, scelto come memoria del terremoto che ha colpito questo territorio dieci anni fa. La mostra presenta inoltre una selezione di ritratti dal progetto internazionale Teenagers of the 21st Century, ampliando la riflessione sull’adolescenza contemporanea e sul senso di appartenenza che unisce ragazze provenienti da contesti diversi.

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Fino al 20 settembre 2026 – The Moment the Snow Melts: è l’installazione site-specific di Chiharu Shiota (Osaka, 1972) presentata dal MUDEC – Museo delle Culture di Milano. L’installazione trasforma lo spazio dell’agorà in un paesaggio evanescente composto da fili che scendono a piombo dal soffitto, in mezzo ai quali fluttuano biglietti e fogli di carta contenenti nomi di persone che hanno fatto parte delle nostre vite ma che, per i motivi più diversi, non ci è più possibile incontrare. La nevicata sospesa di Chiharu Shiota vuole essere per il pubblico uno spazio di meditazione in cui percepire la presenza nell’assenza. Per l’artista “la neve che si scioglie rappresenta gli ultimi istanti di qualcosa che sta per concludersi, è l’ultima eco. Evoca la fine di un lungo silenzio, il ritiro del freddo che un tempo avvolgeva ogni cosa nella sua stretta morsa”. Utilizzando la precarietà della neve come metafora, l’artista riflette sulle relazioni umane e su come queste inevitabilmente iniziano e finiscono. I legami, rappresentati dai fili, svaniscono con il trascorrere del tempo, lasciandoci spesso sentimenti di frustrazione e tristezza. I nomi scritti sulla carta ci ricordano che anche se qualcosa o qualcuno è andato perduto, non sarà dimenticato e lo scorrere del tempo ci porterà fino a una nuova primavera. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito.

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Fino al 20 settembre 2026 – Sulle strade della Regina / Alle origini dell’automobile moderna: la Citroniera di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi, in provincia di Torino, ospita la mostra che racconta il passaggio dalla carrozza all’automobile ai tempi di Margherita di Savoia mettendo in relazione eleganza formale, innovazione tecnica e trasformazioni della mobilità. L’esposizione mette per la prima volta a confronto automobili storiche provenienti dal MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile e carrozze ottocentesche della collezione Nicolotti Furno, offrendo un nuovo sguardo sul mondo dei trasporti tra XIX e XX secolo. Il percorso espositivo attraversa un secolo di cambiamenti culturali e tecnologici, dalle carrozze – come Landau Ronde, Phaeton, Coupè Brougham, espressioni di prestigio, ritualità e status sociale – alle prime automobili italiane e straniere, tra cui Fiat Tipo Zero A, Isotta Fraschini BN 30/40 HP, Oldsmobile 6C Curved Dash, Benz Victoria. Ogni mezzo racconta un mondo in trasformazione: dalla lentezza e ritualità dei viaggi in carrozza, segno evidente di rango e potere, alla novità e al fascino delle prime automobili, ancora rare e sorprendenti, che condividono le strade con i cavalli. Costruttori come Benz, Fiat, Decauville, De Dion Bouton presentano modelli unici, spesso realizzati su misura e destinati a una committenza limitata e selezionata. Il racconto si intreccia poi con la figura di Margherita di Savoia che, durante la sua permanenza a Stupinigi, visse in prima persona questa fase di transizione.

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Fino al 20 settembre 2026 – Alfred Eisenstaedt / La fotografia era nell’aria: il Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme, in provincia di Padova, presenta una delle due tappe di un ampio progetto espositivo che si articola in due mostre complementari. La prima è a Villa Bassi Rathgeb (16 maggio – 20 settembre 2026) e la seconda è al Museo Storico Navale di Venezia (22 maggio – 22 novembre 2026). Attraverso la grande fotografia internazionale, l’iniziativa intende evocare quel clima di energia, trasformazione e apertura culturale che – come suggerisce il titolo, ripreso da una riflessione dello stesso Eisenstaedt sulla Germania del primo dopoguerra – continua ancora oggi a essere nell’aria. Formatosi in Germania alla fine della Prima Guerra Mondiale, Alfred Eisenstaedt sviluppa uno sguardo sospeso tra l’eredità della tradizione pittorica e le nuove possibilità del fotogiornalismo. Considerato uno dei grandi protagonisti della fotografia del Novecento, è stato tra i principali interpreti visivi della rivista Life. Autore della celebre V-J Day in Times Square – una delle immagini simbolo del secolo, scattata il 14 agosto 1945 durante i festeggiamenti per la fine della Seconda Guerra Mondiale – Eisenstaedt attraversa, nel corso della sua carriera, i principali snodi storici e culturali del Novecento, affrontando una straordinaria varietà di temi e soggetti.

Maggiori info sulla mostra ad Abano Terme qui.

 

Fino al 20 settembre 2026 – ANNAmo’: a Roma, negli spazi de Il Margutta Veggy Food & Art, quindici artisti (Maupal, Mauro Sgarbi, Mobydick, Elena Gallo, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Uman, Elisa Tamburrini, Diavu’, Rame13, Er Pinto, Miss K, Lediesis e Blub) reinterpretano Anna Magnani con il linguaggio dell’arte urbana. A settant’anni dalla consacrazione internazionale del 1956, Magnani viene celebrata con una mostra che mette in dialogo l’eredità della sua arte cinematografica e il linguaggio dell’arte urbana. I quindici artisti internazionali di street art sono stati chiamati a confrontarsi con l’immagine di Anna Magnani, ognuno con il proprio linguaggio e la propria interpretazione del personaggio. Ognuno di loro esplora temi come la bellezza, la passione, il dolore e l’autenticità che hanno caratterizzato la vita e la carriera di questa grande attrice. Ogni opera è un omaggio a un aspetto diverso della sua personalità e della sua vita, che ha sempre cercato di vivere senza compromessi, dentro e fuori la scena.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 24 in via Margutta 118.

 

Fino al 20 settembre 2026 – Révéler le féminin, Mode et Apparences au XVIIIe siècle: è la mostra presentata al Musée Cognacq-Jay a Parigi e che offre un’esperienza immersiva nell’affascinante mondo della femminilità durante l’Illuminismo. Ritratti, scene di corteggiamento e tessuti storici interagiscono per esplorare le diverse rappresentazioni della femminilità così come si svilupparono negli ambienti sociali del XVIII secolo. La mostra mette in luce l’ascesa di uno stile francese la cui eleganza conquistò le corti e l’aristocrazia europee, rivelando una storia del costume radicata nella realtà materiale ma alimentata dall’immaginazione. Nel cuore di quest’epoca, la Francia si affermò come palcoscenico per eccellenza di raffinatezza e prestigio. Artisti come Maurice Quentin de La Tour, Jean-Marc Nattier, Adélaïde Labille-Guiard ed Élisabeth Vigée Le Brun eccellevano nel catturare sia la brillantezza dei tessuti sia la profondità degli animi, conferendo alle loro modelle un’aura di grazia e potere. La mostra, che mette in luce queste opere, è arricchita da ritratti caratterizzati da una nuova dimensione psicologica, in cui intimità e naturalezza sono protagoniste, sotto l’influenza inglese. Accanto a questi, le scene pastorali di François Boucher e le feste galanti di Antoine Watteau delineano una femminilità idealizzata e poetica. Infine, fotografie contemporanee di Steven Meisel, Esther Ségal e Valérie Belin, nonché una creazione Chanel di Karl Lagerfeld, offrono un contrappunto, invitando a riflettere sulla persistenza dei codici e sull’eredità del XVIII secolo nella moda contemporanea, sospesa tra le esigenze sociali e l’ideale di bellezza.

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Fino al 20 settembre 2026 – Personal Perspectives / 50 Photographs for 50 Years of Leica Galleries: la Galleria Leica di Wetzlar, in Germania, celebra il 50° anniversario delle Gallerie Leica nel mondo con una mostra. Realizzata in collaborazione con i galleristi Leica di tutto il mondo, tale mostra presenta opere iconiche e nuove scoperte, riflettendo il panorama variegato e in continua evoluzione della fotografia Leica. Ciascun fotografo presente in mostra ha già esposto in una Galleria Leica.

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Fino al 21 settembre 2026 – Picasso, through the Eyes of Paul Smith: è la mostra aperta al National Art Center di Tokyo. Si tratta di una mostra il cui allestimento è stato ideato dal designer britannico Sir Paul Smith e che trae ispirazione dalle opere di Pablo Picasso (1881-1973), uno degli artisti più iconici del XX secolo, provenienti dalla collezione del Musée National Picasso di Parigi. Basata sulla mostra tenutasi a Parigi nel 2023 per commemorare il 50° anniversario della morte di Picasso, questa mostra itinerante internazionale viene presentata in Giappone dopo il successo riscosso a Shanghai. Celebre per la sua sartorialità tradizionale e l’uso giocoso del colore, Paul Smith ha curato la direzione artistica della mostra: lo spazio, concepito con un approccio anticonformista, è pervaso dai colori vivaci e dall’energia giocosa che caratterizzano gli abiti e gli accessori di Smith. Il percorso presenta opere che abbracciano l’intera carriera di Picasso, in un ordine non strettamente cronologico.

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Fino al 26 settembre 2026 – Organico fantastico: CUBO, museo d’impresa del Gruppo Unipol, presenta una mostra collettiva che trasforma lo spazio espositivo in un ambiente visionario dove natura, sogno e immaginazione si fondono. L’esposizione, allestita al 25esimo piano della Torre Unipol di Bologna, riunisce alcune ricerche artistiche italiane contemporanee che, a partire dall’osservazione del dato naturale, generano forme visionarie e sospese, in cui l’elemento organico si evolve in un conformazioni anomale e stranianti. Le opere in mostra di cinque protagonisti dell’arte italiana contemporanea – David Casini, Caterina Morigi, Marta Pierobon, Alessandro Roma e Alberto Scodro – esplorano le metamorfosi della materia attraverso mezzi e linguaggi differenti, dalla ceramica ai tessuti, dai marmi a oggetti di ogni tipo. Ma a rovesciare il tempo, irrompono due dipinti del Patrimonio artistico del Gruppo Unipol: Tombeau d’un roi maure (1929) di Alberto Savinio, fratello di Giorgio De Chirico e storico esponente della Pittura Metafisica, e Suspended Form – Red Ground (1962) di Graham Sutherland, maestro britannico vicino alla pittura organicista. Due figure eterodosse rispetto al Surrealismo, non semplici “referenti storici” ma complici visionari di poetiche basate sulla reinvenzione immaginifica delle forme naturali, vegetali o minerali che siano. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

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Fino al 26 settembre 2026 – In stato di fluttuazione: è l’esposizione ospitata dalla Fondazione Gori – Celle a Pistoia. Tale mostra è l’esito della prima edizione della residenza ‘COABITAZIONI: Arte, Paesaggio e Comunità. Il tempo delle cose. Persone, suoni, paesaggi’, progetto con la direzione artistica di Pietro Gaglianò. La residenza ha coinvolto 8 artiste e artisti e 2 curatori che, dal 16 febbraio 2026, hanno vissuto e lavorato negli spazi della Fattoria di Celle, in stretto dialogo con la collezione della Fondazione Gori e con il parco di arte ambientale che circonda la villa.

Maggiori info nell’articolo della nostra Federica Santini.

 

Fino al 26 settembre 2026 – Monarchy, An Exhibition of Royal Fans: il Fan Museum di Greenwich, a Londra, ospita una mostra dedicata al rapporto tra monarchia e ventagli. Sua Maestà la Regina Camilla è Patrona della mostra e ha concesso in prestito due ventagli dalla sua collezione personale. Ci sono anche prestiti provenienti dalla Royal Collection, dalla Worshipful Company of Fan Makers e c’è un abito speciale di fine Ottocento proveniente da una collezione privata. Tutti questi oggetti – e altri presenti in mostra – sono appartenuti, o lo sono tuttora, a membri di famiglie reali britanniche ed europee. Oltre a questa ricca collezione, la mostra presenta un’ampia selezione di ventagli, dal XVIII secolo ai giorni nostri, che raffigurano figure reali, sia britanniche che europee. Questi ventagli furono realizzati principalmente per celebrare la regalità o per commemorare particolari eventi reali. Alcuni erano oggetti unici, altri venivano prodotti in serie come souvenir. Questa mostra offre dunque uno spaccato dei tipi di ventagli che le dame reali usavano come accessori per il loro abbigliamento, oltre a fornire uno sguardo su come, secondo la visione altrui, le monarchie dovessero essere ritratte.

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Fino al 27 settembre 2026 – The Gentleman, Stile e gioielli al maschile: è la mostra visitabile nelle sale espositive al primo piano di Palazzo Morando a Milano. Il percorso offre uno sguardo inedito sul rapporto tra uomo, estetica e identità, raccontando l’evoluzione del gioiello dal XVIII secolo all’età contemporanea. Pezzi rari, documenti d’epoca e creazioni di moda illustrano le trasformazioni del gusto e della funzione sociale dell’ornamento, elevandolo a elemento chiave nella costruzione dello stile maschile. In esposizione prestiti eccezionali da archivi storici e maison tra cui Buccellati, Bulgari, Cartier e Damiani. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito.

Maggiori info e tutti i dettagli in un articolo scritto da Emanuela Pirré dopo l’anteprima stampa.

 

Fino al 27 settembre 2026 – Le Alchimiste: Palazzo Reale a Milano ospita la mostra di Anselm Kiefer, tra i più influenti artisti contemporanei, curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli e allestita nella Sala delle Cariatidi. Il progetto presenta oltre quaranta grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza di questo luogo segnato dal bombardamento del 1943. Centrale il legame con Milano, città in cui visse la sua giovinezza Caterina Sforza, scienziata e condottiera, autrice di un raro manoscritto con oltre 400 ricette tra medicamenti e formule alchemiche. Accanto a lei, Kiefer convoca una costellazione di figure femminili, note e dimenticate: da Isabella Cortese e Maria la Giudea a Marie Meudrac, Rebecca Vaughan e Mary Anne Atwood. Attraverso la sua pittura materica e simbolica, l’artista restituisce volti e corpi cancellati dalla storia, riconoscendo alle alchimiste un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno. Fin dagli esordi, nei primi anni Settanta, Kiefer (classe 1945) indaga i poteri creativi e redentivi delle donne, qui tradotti in un pantheon al femminile che intreccia mito, memoria e rigenerazione.

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Fino al 27 settembre 2026 – Ridefinire il Gioiello X edizione: è la mostra aperta al Museo del Bijou di Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Ideato e diretto da Sonia Patrizia Catena e dedicato alla valorizzazione del gioiello contemporaneo, il progetto Ridefinire il Gioiello compie quindici anni e arriva alla sua decima edizione. Tale importante traguardo viene celebrato dedicando il tema 2026 a una riflessione profonda sul tema della montagna intesa non solo come paesaggio naturale, quanto piuttosto come luogo simbolico e come archetipo. La decima edizione si configura dunque come una nuova cima da raggiungere, un invito a guardare oltre e ad alzare lo sguardo, traducendo la montagna non come immagine da riprodurre, ma come energia e metafora da interpretare. La mostra ospita 47 gioielli d’artista nati dal dialogo tra memoria e contemporaneità, materia e visione. ATTENZIONE! Il Museo è chiuso dal 10 al 24 agosto.

A glittering magazine è tra i partner culturali del progetto. Maggiori info sulla mostra nel nostro articolo. E qui trovate l’intervista ad Angela Favaro, la vincitrice del nostro premio.

 

Fino al 27 settembre 2026 – Frida Kahlo, Lo sguardo come identità: è la mostra fotografica dedicata all’artista messicana – e alla rappresentazione della sua immagine – ospitata negli spazi di Palazzo Pepoli, sede del Museo della Storia di Bologna. La mostra presenta 70 fotografie originali realizzate da importanti autori e autrici della fotografia, tra cui Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Álvarez Bravo, Julien Levy, Nickolas Muray, Gisèle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide. Artista, attivista, donna, icona, Frida Kahlo è diventata negli ultimi anni un simbolo, spesso svuotato di contenuto o dentro il quale sono stati riversati, di volta in volta, i significati più diversi. In Frida Kahlo la nostra epoca ha trovato una figura straordinariamente utile – se non necessaria – per pensare temi che ci riguardano da vicino quali identità, corpo, dolore e rappresentazione di sé. Il grande numero di ritratti fotografici a lei dedicati restituisce un’immagine cangiante e molteplice: c’è la Frida colta dallo sguardo dell’amante, del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi e delle fotografe più noti, ma c’è anche quella osservata dai reportagisti e dai suoi conterranei ispano-americani. La domanda che emerge non è quale di queste immagini sia la più autentica, ma quanto Frida stessa abbia influenzato questi sguardi. È proprio questo l’interrogativo che la mostra pone al pubblico, lasciando volutamente aperta la risposta.

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Fino al 27 settembre 2026 – Feel the Contest 2026, Master edition / Il Filo che unisce l’ispirazione alla creazione: la Fondazione Museo del Tessuto presenta a Prato una mostra sull’innovazione nel mondo dei filati e della maglieria con le creazioni degli studenti delle migliori scuole di moda del mondo e dei new designer selezionati nell’ambito del concorso Feel the Contest 2026 – Master edition che quest’anno giunge alla sua diciassettesima edizione. La mostra si svolge in collaborazione con il Consorzio Promozione Filati – CPF che unisce i principali produttori di filati italiani per maglieria, tessitura e aguglieria che utilizzano lana, cotone, cashmere, angora, lino e molteplici fibre di origine naturale e artificiale. Il consorzio, con il marchio Feel the Yarn®, favorisce e diffonde da diciassette anni il talento delle nuove generazioni grazie al primo contest dedicato alla maglieria e che permette di creare fruttuose connessioni fra i giovani designer internazionali e la manifattura italiana dei filati di altissima qualità. Con questa mostra, i lavori dei designer vengono presentati al Museo del Tessuto che da sempre sostiene i giovani talenti di oggi e la creatività tessile del futuro. In mostra ci sono 33 outfit selezionati per il concorso rivolto agli studenti Master con specializzazione in maglieria tra le principali scuole di moda di tutto il mondo, tra cui London College of Fashion (UK), Politecnico di Milano (IT), Beijing Institute of Fashion Technology (Cina), Istituto Marangoni Firenze, Bunka Fashion College (JP) e molte altre.

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Fino al 27 settembre 2026 – Helidon Xhixha, Tre Progetti: il lavoro dell’artista Helidon Xhixha è al centro di un ampio progetto diffuso, capace di attraversare geografie, contesti e dimensioni percettive differenti. Si tratta di un ciclo di tre grandi esposizioni simultanee tra Toscana, Lago Maggiore e Roma: insieme costruiscono un percorso coerente e progressivo. Helidon Xhixha, classe 1970, è uno tra i principali scultori contemporanei. È noto per le sue monumentali opere in metallo, soprattutto in acciaio inossidabile, che offrono una superficie riflettente e dinamica. Il metallo non è solo materia o struttura, ma diventa dispositivo ottico: assorbe lo spazio e lo restituisce trasformato. Le sue installazioni esplorano così il rapporto tra luce, materia e ambiente e ridefiniscono la scultura come esperienza percettiva, in dialogo continuo con il contesto e lo spettatore. Il ciclo espositivo che lo vede ora protagonista ha preso avvio con Oltre le mura all’Abbazia di San Galgano in Toscana (aprile – ottobre 2026). Continua sul Lago Maggiore attraverso Sul lago luccica, mostra diffusa tra le località Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro-Vairano (15 maggio – 4 ottobre 2026). Il percorso trova una dimensione più intima e stratificata a Roma con Lumen ex terra alle Case Romane del Celio (11 giugno – 27 settembre 2026).

Maggiori info e dettagli nell’articolo della nostra Emanuela Pirré.

 

Fino al 27 settembre 2026 – Andrea Pazienza /  Non sempre si muore: il Museo MAXXI di Roma ospita un progetto dedicato al fumettista Andrea Pazienza nel settantesimo anniversario della nascita (1956 – 1988). Il titolo della mostra è tratto da un’intervista rilasciata dall’autore a Clive Griffiths nel 1988: Pazienza continua a vivere nei capolavori che non tramontano, nelle opere inedite che continuano a venir fuori, nello sguardo lucido con cui ha attraversato il suo tempo e immaginato il futuro. Il percorso di mostra segue, in ordine cronologico, gli anni della formazione fino alle ultime opere. Le tavole a fumetti si snodano in una sequenza di stanze che girano intorno a un nucleo animato da testi, illustrazioni, disegni pittorici e in cui viene presentato per la prima volta il murale eseguito dal vivo durante la Fiera del Fumetto a Napoli nel 1987. Il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagine, riconducendo la pagina disegnata ai suoi elementi fondanti. Bozzetti a matita, studi, improvvisazioni e performance sulle grandi superfici dialogano con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. Una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati e registrazioni audio, ricostruiscono l’ambiente creativo e anticonformista in cui le opere sono nate. Le centinaia di tavole a fumetti esposte compongono un campionario umano irripetibile: personaggi come Pentothal, Zanardi, Pertini e Pompeo sono riusciti, col tempo, ad assumere significati universali, diventando strumenti sempre attuali per raccontare la realtà. È in questa corrispondenza tra cronaca e immaginario, nel perfetto connubio tra testo e rappresentazione, che si svela il segreto per cui Andrea Pazienza è ancora qui.

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Fino al 27 settembre 2026 – Glanzstücke / Van Cleef & Arpels High Jewelry × Masterpieces from the MAK Collection: è il titolo della mostra che mette in dialogo oggetti rari della collezione del MAK-Museum für angewandte Kunst di Vienna con l’universo dell’arte della gioielleria Van Cleef & Arpels. Oltre 500 opere si articolano in sei capitoli tematici: Wanderlust, Architecture, Rhythmic Designs, On Stage, Metamorphoses e Nature & Cosmos. Firmato dall’atelier Tsuyoshi Tane Architects (ATTA), l’allestimento scenografico è progettato come un labirinto che guida i visitatori attraverso un dialogo ricco di sorprendenti parallelismi. In Wanderlust, il visitatore esplora terre e culture lontane. La passeggiata prosegue svelando il fascino estetico delle forme architettoniche. Nel capitolo Rhythmic Design, vengono messi in risalto diversi modelli e strutture dinamiche. La quarta tappa è dedicata al palcoscenico e illustra temi classici viennesi come l’opera, la danza e la musica. Nel cuore del percorso, la quinta sezione evidenzia la trasformabilità e il trompe l’œil. La passeggiata si conclude con un’esposizione di come artisti e gioiellieri celebrano la bellezza di una natura effimera e dell’universo cosmico.

Maggiori info qui; un approfondimento di V&A qui.

 

Fino al 30 settembre 2026 – Vivian Maier: la mostra fotografica di Paci Contemporay a Brescia rende omaggio a una delle figure più affascinanti e misteriose della street photography del Novecento. Tata di professione, Vivian Maier (1926 – 2009) ha trascorso gran parte della sua vita lavorando come bambinaia tra New York e Chicago, coltivando in parallelo – e in totale riservatezza – una produzione fotografica vastissima e di straordinaria qualità. Attiva soprattutto tra gli anni Cinquanta e Settanta, Maier ha documentato la vita urbana americana con uno sguardo silenzioso, attento e profondamente umano. Le sue immagini catturano scene di strada, volti anonimi, bambini, lavoratori, autoritratti riflessi e ombre, restituendo un ritratto autentico e complesso della società del suo tempo.

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Fino al 30 settembre 2026 – Dive e Gioielli in Scena, Corbella per Renata Tebaldi, Maria Callas e le interpreti della lirica: è la mostra ospitata dal Museo del Gioiello di Vicenza con la curatela di Paola Venturelli. A essere protagonisti della mostra sono diademi, corone o guarnizioni per costumi di scena indossati dalle dive della lirica, assieme a tessuti preziosi e documenti originali del secolo scorso. La mostra è dunque incentrata su una significativa selezione di monili all’interno della vasta e articolata produzione della ditta Corbella di Milano, “Prima Fabbrica di Gioielli ed Armi per il Teatro”. Fondata nel 1865, per oltre un secolo, Corbella è stato il principale e più autorevole punto di riferimento per i principali teatri del mondo. L’ingresso è incluso nel biglietto del Museo.

Maggiori info e dettagli nel nostro articolo scritto da Emanuela Pirré.

 

Fino a fine settembre (da riconfermare) – Into the Show: la fotografia contemporanea come messaggio di vita e bellezza rivolto ai pazienti, ai familiari e agli operatori sanitari. A Villa Bellombra, presidio ospedaliero riabilitativo situato a Bologna, le fotografie di Donata Zanotti sono le protagoniste di una mostra che indaga i momenti sospesi del backstage, i gesti, le trasformazioni e l’intimità che precedono l’entrata in scena. L’esposizione, allestita nell’atrio, presenta due corpus fotografici distinti e complementari. La prima serie è stata realizzata tra il 2008 e il 2010 nel backstage del London Burlesque Festival ed è caratterizzata da immagini dinamiche. Il secondo nucleo di lavori è stato sviluppato nel 2017 negli archivi di costumi teatrali di New York, dove la ricerca si fa più silenziosa. Accanto alle immagini del dietro le quinte, trovano spazio suggestivi still life di scarpe di scena, composizioni che traducono la rappresentazione del femminile in una dimensione simbolica e astratta.

Maggiori info e dettagli in un nostro articolo.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – Sony World Photography Awards 2026: Sony annuncia l’apertura in Italia della mostra dedicata ai suoi Awards 2026 e ospitata dal Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano. L’esposizione presenta una selezione delle immagini vincitrici e finaliste dell’edizione 2026 del concorso internazionale organizzato dalla World Photography Organisation. Giunti alla loro XIX edizione, i Sony World Photography Awards rappresentano uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati alla fotografia contemporanea. L’edizione 2026 ha raccolto oltre 430.000 immagini provenienti da più di 200 Paesi e territori, confermando il ruolo del premio come piattaforma globale capace di valorizzare nuovi talenti e fotografi affermati, oltre a promuovere il potere della fotografia come linguaggio universale di racconto e interpretazione del mondo e a offrire una prospettiva autorevole sull’arte della fotografia in continua evoluzione. Tra le opere protagoniste della mostra figurano anche quelle di Citlali Fabián, vincitrice del titolo di Photographer of the Year 2026 con il progetto “Bilha, Stories of my Sisters”. Attraverso immagini che intrecciano memoria, identità e appartenenza culturale, il lavoro dell’artista propone una riflessione sul ruolo delle comunità indigene e sulla trasmissione delle tradizioni, combinando abilità tecnica e un racconto di forte impatto.

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Fino al 4 ottobre 2026 – Andrea Branzi by Toyo Ito / Continuous Present: la Triennale di Milano insieme a Fondation Cartier pour l’art contemporain presentano una monografica dedicata ad Andrea Branzi, architetto, designer, docente, teorico, critico, curatore e artista. Branzi (1938-2023) è stato una figura centrale nella cultura del design italiano e nel pensiero progettuale tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. La mostra presenta i temi e i progetti più significativi del designer italiano: il percorso mette in dialogo installazioni, oggetti e disegni evidenziando temi centrali del pensiero di Branzi come la fragilità, l’ibridazione e la convivenza planetaria, con un focus biografico.

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Fino al 4 ottobre 2026 – Temporary Rooms: la Triennale di Milano ospita una mostra personale di Davide Stucchi, un progetto espositivo che trasforma lo spazio in un ambiente domestico abitato da opere ibride tra arte e design, aprendo una riflessione sul loro rapporto. Per l’artista, lo spazio domestico diventa un dispositivo narrativo capace di mettere in relazione immagini, corpi e oggetti. Il progetto mette in luce alcuni temi dell’abitare contemporaneo, mostrando la casa come una costruzione culturale fatta di memorie e tensioni. La mostra non si limita a rappresentare l’abitare, ma lo attiva come esperienza e relazione. L’allestimento della mostra, sempre concepito dall’artista, rispecchia questa idea di temporalità attraverso una successione di quattro riconfigurazioni: durante i mesi di apertura, in specifici momenti, infatti, gli oggetti all’interno dello spazio saranno di volta in volta sostituiti, dando vita a nuove stanze temporanee. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito.

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Fino al 4 ottobre 2026 – A tu per tu con Charlie Chaplin: la Cineteca MIC di Milano (in viale Fulvio Testi 121) ospita una macchina olografica interattiva di Charlot che, grazie a un sistema di Intelligenza Artificiale, permette ai visitatori di interagire con lo straordinario personaggio inventato dalla mente geniale di Charlie Chaplin, di dialogare con lui sulla storia del cinema, sui suoi film e sulla sua vita, ricevendo risposte in tempo reale. Per l’occasione, è stato allestito anche un focus dedicato a Chaplin con la possibilità di vedere manifesti restaurati dei suoi film, foto e contenuti video dedicati al grande regista e attore. In un’area è ricollocata anche la statua di Charlot, un “movie prop” realizzato dall’esperto di effetti visivi Leonardo Cruciano, che restituisce Charlot in una versione iper realistica.

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Fino al 4 ottobre 2026 – Museum Dreams: lo spazio gres art 671 di Bergamo presenta la prima grande retrospettiva in Italia dedicata al lavoro di Isaac Julien (Londra, 1960), uno tra gli artisti visivi più importanti del nostro tempo. Celebre per le sue installazioni cinematografiche, impressionistiche e poetiche, Julien ha avuto un ruolo determinante nell’ampliare il linguaggio dell’immagine in movimento tra le pratiche dell’arte contemporanea. Pensata in stretta relazione con l’architettura di gres art, la mostra ripercorre oltre trent’anni di ricerca attraverso cinque grandi installazioni video multischermo, di cui quattro inedite in Italia, oltre a immagini fotografiche, sculture e materiale d’archivio.

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Fino al 4 ottobre 2026 – TRACCE di Davide Dall’Osso: è la mostra diffusa che cittadini e turisti potranno ammirare camminando per le strade o percorrendo il lungolago di Cernobbio, in provincia di Como. Dall’Osso è un artista che mette il proprio talento al servizio della sostenibilità ambientale. Trasforma materiali di scarto industriale in sculture. Attraverso un uso magistrale delle trasparenze e delle stratificazioni materiche, riesce a dare vita a opere che sembrano sospese tra presenza fisica e immaterialità, fondendosi con lo spazio che le accoglie, tra luce e vento. Le sue leggiadre sculture regalano vibrazioni poetiche, sognanti, ariose. Lo fanno grazie a forme che sembrano quasi in divenire, suggerite e sussurrate. Lo fanno grazie a materiali di recupero che sembrano danzare appena un alito di vento li accarezza o li attraversa.

Maggiori informazioni nell’articolo di Emanuela Pirré che è stata a Cernobbio per l’anteprima stampa.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – Helidon Xhixha, Tre Progetti: il lavoro dell’artista Helidon Xhixha è al centro di un ampio progetto diffuso, capace di attraversare geografie, contesti e dimensioni percettive differenti. Si tratta di un ciclo di tre grandi esposizioni simultanee tra Toscana, Lago Maggiore e Roma: insieme costruiscono un percorso coerente e progressivo. Helidon Xhixha, classe 1970, è uno tra i principali scultori contemporanei. È noto per le sue monumentali opere in metallo, soprattutto in acciaio inossidabile, che offrono una superficie riflettente e dinamica. Il metallo non è solo materia o struttura, ma diventa dispositivo ottico: assorbe lo spazio e lo restituisce trasformato. Le sue installazioni esplorano così il rapporto tra luce, materia e ambiente e ridefiniscono la scultura come esperienza percettiva, in dialogo continuo con il contesto e lo spettatore. Il ciclo espositivo che lo vede ora protagonista ha preso avvio con Oltre le mura all’Abbazia di San Galgano in Toscana (aprile – ottobre 2026). Continua sul Lago Maggiore attraverso Sul lago luccica, mostra diffusa tra le località Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro-Vairano (15 maggio – 4 ottobre 2026). Il percorso trova una dimensione più intima e stratificata a Roma con Lumen ex terra alle Case Romane del Celio (11 giugno – 27 settembre 2026).

Maggiori info e dettagli nell’articolo della nostra Emanuela Pirré.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – Harry Gruyaert, Retrospettiva: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino presenta la prima grande retrospettiva in Italia di Harry Gruyaert, uno tra i maggiori protagonisti della fotografia contemporanea. Nato in Belgio nel 1941 e membro di Magnum Photos, Gruyaert è stato tra i primi fotografi europei, tra gli anni Settanta e Ottanta, a conferire al colore una dimensione puramente creativa: non più descrittiva ma percettiva ed emotiva, capace di costruire una visione radicalmente grafica del mondo. In un’epoca in cui la fotografia era ancora prevalentemente celebrata in bianco e nero, il suo lavoro si inserisce nel solco tracciato da autori americani come Saul Leiter e William Eggleston. Articolata secondo un percorso cronologico, la mostra si apre con la celebre serie TV Shots che mette in dialogo fotografia e prime trasmissioni televisive a colori. Prosegue seguendo l’evoluzione del suo linguaggio visivo, profondamente influenzato dai numerosi viaggi: ogni luogo si distingue, nelle sue immagini, per specifiche qualità cromatiche. Dalla pellicola Kodachrome e dalla stampa Cibachrome del XX secolo fino alle possibilità offerte dal digitale nel XXI secolo, la ricerca di Gruyaert testimonia una costante esplorazione del colore come esperienza fisica e sensoriale.

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Fino al 4 ottobre 2026 – Werner Jeker, Photo Typo: CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospita una mostra dedicata a Werner Jeker, figura di riferimento internazionale nel campo della grafica applicata alla fotografia. Nato in Svizzera nel 1944, Jeker rappresenta un caso unico: considerato uno tra i più importanti graphic designer della sua generazione nel campo dell’affissione, ha sviluppato un linguaggio visivo in cui fotografia e tipografia si integrano, superando la funzione comunicativa per assumere una piena autonomia espressiva. Autore di oltre 800 manifesti realizzati principalmente per istituzioni culturali, Jeker ha collaborato con importanti realtà internazionali e con fotografi come René Burri, Raymond Depardon e Henri Cartier-Bresson. La mostra presenta una selezione significativa dei suoi lavori, con particolare attenzione ai manifesti che incorporano l’immagine fotografica come elemento strutturale della composizione. Il suo approccio si distingue per un intervento calibrato sull’immagine che ne preserva l’integrità documentaria mentre ne amplifica la forza visiva attraverso la relazione con il testo.

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Fino al 4 ottobre 2026 – The Only True Protest Is Beauty: la Fondazione Dries Van Noten inaugura la sua prima mostra, un’esplorazione della bellezza intesa non come risoluzione ma come tensione, con un’intensità che mette in discussione ciò che è familiare e apre spazio all’inaspettato. L’esposizione si offre ai visitatori come un’indagine viva, capace di generare riflessione, provocazione e trasformazione. All’interno di Palazzo Pisani Moretta a Venezia, oltre duecento opere riuniscono moda, gioiello, arte, design, fotografia, vetro, ceramica e sperimentazioni sui materiali che dialogano con affreschi, soffitti e le storie stratificate dell’edificio. Curata da Dries Van Noten con Geert Bruloot, l’esposizione si sviluppa come una costellazione di affinità e contrasti: la maestria incontra la scoperta e l’artigianato diventa un linguaggio di emozioni.

Maggiori info nell’articolo di Emanuela Pirré.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – Corpi di Luce: è il titolo della mostra ospitata dalla boutique Bvlgari di via Condotti a Roma e che riunisce opere d’arte contemporanea con il fil-rouge della luce provenienti dalla Collezione Fondazione Giuseppe Iannaccone. Con opere di artisti rinomati nel mondo, sono in esposizione anche gli scatti fotografici dell’emergente e giovane promessa Federica Belli, classe 1998. Concepita come un dialogo inaspettato tra passato e presente, l’esposizione esplora i temi dell’identità, della natura e della sensibilità contemporanea, unendo arte e fotografia con borse e gioielli esposti nelle eleganti sale e nei salottini della storica boutique aperta nel 1905 dal fondatore Sotirio Bulgari. La mostra si snoda infatti attraverso i suoi principali ambienti, inclusa l’iconica ‘sala Taylor’, il salottino dove l’attrice Elizabeth Taylor si intratteneva ai tempi della Dolce Vita per dedicarsi allo shopping in modo riservato e soprattutto lontano dai paparazzi.

La mostra è a ingresso libero, in via dei Condotti 10, dal lunedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 19.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – NIGO From Japan with Love: il Design Museum di Londra esplora la visione e l’eredità del designer e direttore creativo giapponese NIGO. Dalle strade secondarie di Harajuku, a Tokyo, al palcoscenico globale, questa è la prima retrospettiva e mostra museale fuori dal Giappone che ripercorre la carriera e la vita di NIGO (pseudonimo di Tomoaki Nagao), uno dei primi ad aver unito il mondo dello streetwear e quello dell’alta moda. In oltre 30 anni di carriera, NIGO ha contribuito a definire alcune delle tendenze più influenti della moda contemporanea, spaziando con successo tra moda, musica, architettura e interior design. Questa mostra presenta oltre 700 oggetti tra cui spiccano la ricostruzione della camera da letto di NIGO da adolescente, pezzi rari, ceramiche realizzate a mano da NIGO stesso e una casa da tè a grandezza naturale creata appositamente per l’esposizione. Il suo lavoro trae ispirazione da diverse discipline e riferimenti culturali, con influenze che spaziano dall’estetica vintage americana allo streetwear, dall’hip-hop all’artigianato tradizionale giapponese e alla sua infanzia nella Tokyo degli anni Ottanta. NIGO è stato l’artefice di alcuni dei design, delle idee e delle tendenze più influenti nella storia recente dello streetwear e della moda. Dalla fondazione del suo primo marchio di moda, A Bathing Ape, negli anni Novanta, al suo attuale ruolo di direttore artistico di KENZO, il suo impatto rimane più che mai vasto e rilevante.

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Fino al 4 ottobre 2026 – Tarot! Renaissance Symbols, Modern Visions: è il titolo dell’esposizione ospitata da The Morgan Library & Museum a New York, una seconda tappa internazionale che amplia ulteriormente il percorso avviato a Bergamo dall’Accademia Carrara (ne avevamo parlato qui). Concepita in due parti, questa mostra esplora le origini dei tarocchi nell’Italia rinascimentale e la loro rilevanza contemporanea come fonte di ispirazione duratura per gli artisti del XX e XXI secolo. La prima parte, Simboli del Rinascimento, si concentra sui primi mazzi di tarocchi sopravvissuti del XV secolo, esaminando la ricca cultura di corte da cui le carte emersero, lo sviluppo dell’iconografia e come tale iconografia sia diventata la base per le successive pratiche divinatorie. La seconda parte, Visioni Moderne, ripercorre l’interazione degli artisti con l’iconografia dei tarocchi durante quattro distinti momenti storici in cui l’occulto ha assunto maggiore rilevanza nella cultura in generale. La mostra include anche un video che esplora la presenza costante dei tarocchi nel cinema e nella cultura popolare attraverso diversi decenni di produzione cinematografica.

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Fino all’11 ottobre 2026 – Many Shades of Grès, Fashion Becomes Art: straordinarie creazioni di una delle più importanti pioniere dell’haute couture del XX secolo, insieme a disegni di studenti ispirati al suo lavoro, sono in mostra al KGM – Kunstgewerbemuseum (Museo delle Arti Applicate) di Berlino che presenta, per la prima volta nel mondo di lingua tedesca, l’affascinante opera della stilista francese Madame Grès (1903-1993). Il fulcro della mostra è la collezione del KGM di 25 modelli Grès, una delle più grandi al di fuori di Parigi, città che fu la base creativa della stilista. In collaborazione con la Scuola di Cultura e Design dell’Università di Scienze Applicate di Berlino, la mostra esplora la straordinaria couturière da diverse prospettive. L’esposizione è suddivisa in nove sezioni e presenta circa 150 diversi oggetti che possono essere interpretati come riferimenti incrociati ai 25 modelli di Madame Grès che occupano letteralmente la scena principale. Le esposizioni includono abiti su busti e manichini, accessori, grafica, disegni, fotografie, sculture, oggetti tessili e installazioni multimediali (film, proiezioni). A queste si aggiungono i contributi degli studenti e opere di contestualizzazione, come sculture, dipinti, fotografie, grafica, film ed elementi virtuali.

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Fino al 12 ottobre 2026 – Fashioning Chinese Women, Empire to Modernity: è la mostra aperta al LACMA di Los Angeles e che ripercorre un secolo di trasformazione attraverso oltre 70 completi provenienti da Shanghai, Hong Kong e dagli Stati Uniti. La mostra traccia l’evoluzione dell’abbigliamento femminile cinese, dalle ampie vesti ricamate della tarda dinastia Qing alle silhouette eleganti dei qipao degli anni Trenta all’iconico cheongsam degli anni Sessanta del Novecento. Colori vivaci, sete sontuose e rifiniture elaborate mettono in mostra la meticolosa maestria artigianale che contraddistingue questi capi. Esposti su manichini personalizzati dallo stilista Jason Wu, i pezzi in mostra presentano una storia raramente raccontata di come le donne cinesi e cino-americane abbiano espresso la propria identità, affrontato il cambiamento e plasmato le proprie vite attraverso l’abbigliamento.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Bellezza e Bruttezza / Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento: è il titolo della mostra aperta negli spazi delle Gallerie d’Italia di Milano. La mostra affronta il complesso rapporto tra Bello e Brutto tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, mettendo in evidenza come queste due categorie, inscindibili fin dall’antichità, assumano nuovi significati nel contesto rinascimentale. Se nel primo Rinascimento la Bellezza è ancora legata ai canoni matematici dell’ideale classico, la Bruttezza emerge come deviazione dal modello, spesso associata a una rappresentazione realistica della “vera Natura”. Nel corso del Cinquecento, con il progressivo affrancarsi dell’Arte dai canoni e dalla mimesi naturale, l’Artificio diventa strumento creativo autonomo, capace di trasformare, correggere e persino deformare la Natura, generando nuove e molteplici forme di Bellezza e Bruttezza. Dall’eredità dell’antico al ritratto realistico, dalle figure eccezionali di muse, mostri e prodigi al grottesco e alla caricatura, la mostra esplora il ruolo centrale dell’Artificio nel riscatto della Bruttezza e nella ridefinizione del Bello. Il percorso si conclude con la compresenza di Bellezza e Bruttezza nello stesso spazio figurativo, affermando l’idea cinquecentesca che tutto ciò che è ben imitato dall’Arte possa essere considerato Bello, dando forma a quella che verrà definita una vera e propria “bella bruttezza”.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Werner Bischof, Point of View: il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano presenta la mostra che offre, a 110 anni dalla nascita, un’ampia panoramica sulla vita e sull’opera del fotografo svizzero, uno tra i più importanti fotoreporter del XX secolo. Membro dell’agenzia Magnum Photos dal 1949, Bischof (Zurigo, 1916 – Trujillo, Perù, 1954) ha saputo distinguersi per un approccio profondamente umanistico al fotogiornalismo, capace di coniugare rigore documentario e intensità poetica. L’esposizione si compone di 200 fotografie vintage originali, affiancate da una serie di contact sheets e da un documentario che, con sguardo ancora oggi straordinariamente attuale, raccontano la storia con empatia, attenzione e profondo rispetto per la dignità umana.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Transforming Energy: Marina Abramović è la prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La mostra segna l’80º compleanno dell’artista e instaura un profondo dialogo tra la sua pionieristica arte performativa e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia. Curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione si sviluppa sia nelle sale della collezione permanente che negli spazi delle mostre temporanee — un’assoluta novità nella storia dell’Istituto — inserendo la ricerca di Abramović nel cuore stesso del patrimonio veneziano. Al centro della mostra c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Tisser, broder, sublimer / Les savoir-faire de la mode: il Palais Galliera di Parigi ha inaugurato una serie di mostre dedicate all’artigianato. Attraverso tre mostre che esploreranno i mestieri e le tecniche della moda da diverse prospettive, il museo metterà in luce la ricchezza delle sue collezioni e offrirà un nuovo sguardo sulla storia della moda, dal XVIII secolo ai giorni nostri. La mostra inaugurale è dedicata all’arte dell’ornamento e in particolare a tessitura, stampa, ricamo, merletto che impreziosiscono e decorano abiti e accessori. Queste tecniche vengono esplorate attraverso il tema del fiore, un motivo essenziale nell’arte tessile e nella moda fin dal XVIII secolo. Le sue numerose varianti e declinazioni permettono di apprezzare l’interazione dei materiali come anche colori, volumi e disposizione dei motivi che variano con il mutare delle stagioni. Dal tessuto broccato di un gilet del XVIII secolo alla stampa laser di un completo Balenciaga, dal pizzo Chantilly alla camelia di Gabrielle Chanel, la mostra mette in luce l’ampia varietà di tecniche esaminandone il simbolismo e gli utilizzi.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Jeff Koons, Paintings and Banality: l’Espace Louis Vuitton di Osaka in Giappone presenta una mostra dedicata all’opera del celeberrimo artista americano Jeff Koons. L’esposizione ripercorre la sua pratica artistica dalle prime iconiche serie degli anni Ottanta del Novecento fino a suoi recenti dipinti monumentali.

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Fino al 25 ottobre 2026 – Giacomo Puccini, musica, cinema e storia: un dialogo tra storia, musica e cinema prende forma alla Palazzina di Caccia di Stupinigi a Nichelino, in provincia di Torino, con l’esposizione dedicata a Giacomo Puccini e allestita nella Galleria di Levante nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della morte della Regina Margherita di Savoia. La mostra nasce dall’intento di riportare alla luce il rapporto, poco conosciuto ma significativo, tra la prima regina d’Italia e il compositore. Fu infatti la Regina Margherita a sostenere economicamente nel 1880 gli studi del giovane Puccini, consentendogli di trasferirsi da Lucca a Milano per frequentare il Conservatorio. Un gesto che testimonia l’attenzione della sovrana per la formazione culturale e artistica del Paese. A raccontare questo legame sono gli abiti originali realizzati per il film Puccini di Carmine Gallone del 1953, interpretato da Gabriele Ferzetti. I costumi, firmati dal celebre scenografo e costumista Georges Annenkov sono esposti insieme a cimeli cinematografici e a una storica cinepresa, in un percorso che attraversa musica, cinema, costume e storia italiana. L’esposizione è compresa nel biglietto di ingresso alla Palazzina.

Info, prenotazioni e biglietti: 011 6200601 oppure stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it oppure qui.

 

Fino al 25 ottobre 2026 – Marc Chagall tra Poesia e Spiritualità: il Museo Archeologico Regionale di Aosta ospita una grande mostra dedicata a uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento. La rassegna riunisce oltre 120 opere – dipinti, sculture, gouaches, disegni, incisioni, libri illustrati e ceramiche – realizzate tra il 1922 e il 1980, offrendo l’opportunità di percorrere oltre mezzo secolo di attività dell’artista attraverso il confronto costante con la Bibbia, fonte inesauribile di ispirazione poetica, spirituale e creativa. La mostra esplora infatti il modo in cui la Bibbia ha accompagnato tutto il percorso creativo di Chagall, elaborando le sue radici culturali e religiose ebraiche in una poetica spirituale e artistica unica nel suo genere. Seguendo un articolato percorso tematico, l’esposizione mette in luce come i racconti dell’Antico Testamento siano stati per Chagall non soltanto una fonte iconografica, ma un autentico laboratorio di immagini, simboli e visioni nel quale l’artista faceva confluire memoria personale, esperienza storica, riflessione morale e tensione poetica.

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Fino al 25 ottobre 2026 – After, Un percorso di lavoro, Fendi/Karl Lagerfeld 1985: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ripropone la mostra inaugurata il 5 ottobre del 1985 nelle proprie sale per celebrare i primi vent’anni della collaborazione tra Fendi e Karl Lagerfeld. Una collaborazione destinata poi a durare fino alla morte del designer, avvenuta nel 2019. La mostra, realizzata da Fendi (che ha festeggiato 100 anni di storia), è ideata da Maria Grazia Chiuri, attuale direttrice creativa, ed è curata da Maria Luisa Frisa. L’esposizione odierna segue il più fedelmente possibile le orme dell’esposizione del 1985, nello stesso museo ma in spazi diversi. Concepita per illustrare i diversi passaggi che conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione del capo, si articola nelle sezioni Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer attraverso una sequenza narrativa basata su quella studiata dallo stesso Lagerfeld quarant’anni fa. Riproporre una mostra che ha fatto epoca significa indagare la storia della moda e farla rivivere attraverso una ricontestualizzazione critica degli oggetti e dei disegni originali, cercando di utilizzare le strutture allestitive storiche e di sostituire solo gli oggetti mancanti con heritage reproductions. Chiude la mostra una selezione della vastissima rassegna stampa del 1985, rassegna che offre una preziosa occasione per riflettere sull’evoluzione della museologia della moda in Italia.

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Fino al 31 ottobre 2026 – UR-RA, Unity of Religions, Responsibility of Art: è la mostra ospitata dalla Reggia di Monza, promossa e prodotta con Cittadellarte Fondazione Pistoletto. Michelangelo Pistoletto prosegue nell’iniziativa di porre l’arte come strumento di dialogo interreligioso e interculturale e chiama a collaborare in questa impegnativa opera Francesco Monico, autore e accademico che ha diretto facoltà, programmi dottorali e accademie di Belle Arti. Al centro della mostra vi è una ricognizione critica sull’intera ricerca del Maestro Pistoletto, classe 1933, figura centrale dell’arte povera e autore dei Quadri specchianti, celebre per lavori iconici come La Venere degli stracci e il progetto Il Terzo Paradiso. Il percorso è concepito come un’esperienza multidimensionale che mette in relazione arte, spiritualità e religioni sullo sfondo dell’idea-impegno di Pistoletto della Pace preventiva.

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Fino al 31 ottobre 2026 – La Galerie Dior: a Parigi (precisamente al civico 11 di Rue François 1er) c’è la Galerie Dior, luogo dedicato a tramandare la storia delle Haute Couture attraverso il patrimonio della omonima Maison Dior. Le esposizioni cambiano a rotazione e la retrospettiva ospitata attualmente ripercorre la storia della Maison a partire dal suo fondatore fino ai giorni nostri, con tredici sale tematiche che ne esplorano l’essenza, mettendo in luce aspetti tra cui il lavoro del direttore creativo Jonathan Anderson.

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Fino al 31 ottobre 2026 – Gianni Versace Retrospective: la città di Parigi ospita al Musée Maillol la prima grande retrospettiva francese dedicata allo stilista dal 1986. La mostra riunisce quasi 450 pezzi eccezionali: creazioni e silhouette originali, accessori, bozzetti, oggetti decorativi, fotografie, video e rare interviste offrono una panoramica completa dell’opera di Gianni Versace. In una scenografia dal carattere pop, la mostra ripercorre la sua carriera e svela le molteplici ispirazioni che hanno plasmato il mondo Versace: gli esordi nell’atelier di famiglia in Calabria, l’iconografia della religione cattolica, l’ispirazione della statuaria greca e dell’opera italiana, così come il suo fascino per il Barocco e le sue opulente stampe.

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Fino a ottobre 2026 – Helidon Xhixha, Tre Progetti: il lavoro dell’artista Helidon Xhixha è al centro di un ampio progetto diffuso, capace di attraversare geografie, contesti e dimensioni percettive differenti. Si tratta di un ciclo di tre grandi esposizioni simultanee tra Toscana, Lago Maggiore e Roma: insieme costruiscono un percorso coerente e progressivo. Helidon Xhixha, classe 1970, è uno tra i principali scultori contemporanei. È noto per le sue monumentali opere in metallo, soprattutto in acciaio inossidabile, che offrono una superficie riflettente e dinamica. Il metallo non è solo materia o struttura, ma diventa dispositivo ottico: assorbe lo spazio e lo restituisce trasformato. Le sue installazioni esplorano così il rapporto tra luce, materia e ambiente e ridefiniscono la scultura come esperienza percettiva, in dialogo continuo con il contesto e lo spettatore. Il ciclo espositivo che lo vede ora protagonista ha preso avvio con Oltre le mura all’Abbazia di San Galgano in Toscana (aprile – ottobre 2026). Continua sul Lago Maggiore attraverso Sul lago luccica, mostra diffusa tra le località Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro-Vairano (15 maggio – 4 ottobre 2026). Il percorso trova una dimensione più intima e stratificata a Roma con Lumen ex terra alle Case Romane del Celio (11 giugno – 27 settembre 2026).

Maggiori info e dettagli nell’articolo della nostra Emanuela Pirré.

 

Fino al 1° novembre 2026 – Dorothea Lange: i suggestivi ambienti sotterranei del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona accolgono una mostra dedicata a Dorothea Lange (1895 – 1965), una tra le figure più significative della fotografia documentaria del Novecento e autrice di alcune delle immagini che hanno segnato in maniera indelebile l’immaginario del XX secolo. L’esposizione riunisce circa 200 fotografie e ripercorre il periodo più intenso della ricerca di Lange, dagli anni della Grande Depressione all’internamento dei cittadini statunitensi di origine giapponese durante la Seconda guerra mondiale. Migrazioni, disuguaglianze sociali, discriminazioni e crisi ambientali attraversano un percorso che restituisce tutta la straordinaria attualità di uno sguardo capace di osservare i grandi mutamenti della storia a partire dalle vite delle persone. Conosciuta soprattutto per Migrant Mother, una delle fotografie più celebri del Novecento, Dorothea Lange è stata una protagonista assoluta della fotografia sociale americana. A partire dal 1935, Lange entra a far parte del gruppo di fotografi incaricati dalla Farm Security Administration, l’agenzia governativa nata nell’ambito delle politiche del New Deal, di documentare le condizioni di vita dei lavoratori agricoli migranti. Insieme all’economista Paul S. Taylor, percorre migliaia di chilometri attraverso il Paese, raccogliendo immagini e testimonianze che danno un volto alla povertà e alle grandi migrazioni interne che segnano quegli anni.

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Fino al 1° novembre 2026 – Di quadro in quadro / L’arte della citazione: ospitata negli spazi del Mart di Rovereto, in provincia di Trento, la mostra esplora il tema della citazione come dialogo continuo tra passato e presente, in cui artisti di epoche diverse riprendono, reinterpretano e trasformano temi, immagini e idee. Attraverso un percorso che accosta grandi maestri e autori contemporanei, emerge una rete di rimandi e confronti che attraversa la storia dell’arte, mettendo in luce affinità, eredità e nuove letture.

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Fino al 1° novembre 2026 – Turandot. O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!: a Lucca, a cento anni dalla prima rappresentazione, il Puccini Museum – Casa Natale dedica una mostra alla Turandot di Giacomo Puccini, mostra realizzata in collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato. L’opera, tra le più celebri del compositore, restò senza finale alla morte del grande compositore lucchese (29 novembre 1924) e l’editore Ricordi ne affidò il completamento a Franco Alfano. Il debutto, già programmato per l’aprile 1925, fu rimandato al 25 aprile del 1926 con la direzione di Arturo Toscanini. Oltre a documenti e bozzetti che raccontano la prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, a Lucca sono esposti per la prima volta due straordinari costumi di Turandot del I e II atto, recentemente rinvenuti dal Museo del Tessuto dopo decenni di oblio, oltre ai bozzetti originali di Galileo Chini. La mostra è a cura di Simonetta Bigongiari, direttrice del Puccini Museum e di Daniela Degl’Innocenti, conservatrice del Museo del Tessuto di Prato.

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Fino al 1° novembre 2026 – Abitare il Rinascimento: è la mostra ospitata nelle sale di Palazzo delle Papesse a Siena, dimora rinascimentale appartenuta a Caterina Piccolomini, sorella di Papa Pio II. L’esposizione documenta, attraverso più di ottanta opere, la feconda produzione di arte domestica sviluppatasi a Siena tra il XV e il XVI secolo. Arredi tra cui cassoni, spalliere, lettucci, testate di letto, manufatti tessili, suppellettili sono protagonisti di un percorso che intende restituire la ricchezza e la varietà di una cultura figurativa destinata all’ornamento degli spazi abitativi.

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Fino al 1° novembre 2026 – Frida Kahlo e Marilyn Monroe / Vite parallele: è la mostra ospitata dal Palazzo dei Priori di Fermo, nelle Marche, e dedicata a due delle icone femminili più potenti e contraddittorie del Novecento. Oltre 120 fotografie raccontano le straordinarie vicende biografiche di Frida Kahlo e Marilyn Monroe alle quali sono dedicate anche alcune opere d’arte di Warhol, Rotella, Lodola e Zang Hongmei. Così lontane, così vicine: la pittrice messicana icona del surrealismo e la diva di Hollywood simbolo del glamour. Pittrice rivoluzionaria la prima, diva hollywoodiana e incarnazione della bellezza la seconda, Frida Kahlo e Marilyn Monroe condividono sorprendenti affinità, senza essersi mai incontrate: la costruzione della propria immagine pubblica, il rapporto complesso con il corpo, gli amori più tormentati, il desiderio di maternità mai realizzato e una costante tensione tra fragilità privata e mito pubblico. Un racconto biografico intenso e coinvolgente che intreccia arte, cinema, politica e cultura visiva. In mostra gli scatti di grandi fotografi tra cui figurano Nickolas Muray, Guillermo Kahlo, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo Matiz, Lola e Manuel Alvarez Bravo, Edward Weston, Sam Sahw, Ed Feingersh, Milton Greene, Cecil Beaton e Richard Avedon.

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Fino al 1° novembre 2026 – Mariuccia Secol / Unraveling: il Muzeum Susch di Susch, in Svizzera, presenta la prima grande retrospettiva istituzionale dedicata all’eclettica artista e attivista italiana Mariuccia Secol (classe 1929). Curata da Monika Branicka e Eva Brioschi, la mostra ripercorre oltre settant’anni di pratica artistica, offrendo una visione completa di un corpus di opere che intreccia femminismo radicale, critica sociale e riscoperta storica. Questa retrospettiva si allinea con la missione fondativa del Muzeum Susch di valorizzazione delle artiste dell’avanguardia internazionale trascurate o incomprese, restituendo loro lo stesso riconoscimento tributato ai colleghi. Mariuccia Secol, il cui lavoro è stato a lungo escluso dalle narrazioni dominanti, emerge oggi come una delle voci più originali del panorama artistico italiano del dopoguerra. Un percorso che ricostruisce una parabola artistica a lungo marginalizzata, presentando numerose opere inedite emerse anche grazie al confronto diretto con l’artista.

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Fino al 1° novembre 2026 – Christian Dior, à la recherche des couleurs de l’enfance: è la mostra ospitata al Museo Dior di Granville in Francia. L’esposizione ripercorre i primi anni di vita dello stilista nella cittadina balneare di Granville, all’inizio del XX secolo: Dior è infatti cresciuto a Villa Les Rhumbs, la residenza di famiglia affacciata sul mare e che è diventata un museo nel 1997. «La mia vita, il mio stile, devono quasi tutto al luogo e all’architettura», sottolineava Christian Dior nelle sue memorie, pubblicate nel 1956. La mostra illustra come i ricordi d’infanzia di Christian Dior – e in seguito il suo aspetto giovanile – abbiano plasmato le sue scelte creative. La sua predilezione per le tonalità del grigio e del rosa, il suo gusto per l’eleganza, la passione per l’abbigliamento da spiaggia e l’attrazione per i motivi inglesi sono tutte caratteristiche legate alla sua terra natale. Queste sono state reinterpretate dai vari direttori artistici della Maison Dior che gli sono succeduti dopo la sua morte nel 1957, da Yves Saint Laurent a Jonathan Anderson. Sono stati riuniti quasi 250 oggetti: abiti, profumi, fotografie, dipinti, oggetti pubblicitari, registrazioni sonore.

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Fino all’8 novembre 2026 – Dentro la Metamorfosi: è l’installazione dell’artista e architetta Maria Cristina Finucci ospitata al Museo di Storia Naturale di Milano. L’esposizione propone una riflessione potente e immersiva sullo stato di salute degli oceani, oggi gravemente compromesso dall’inquinamento da plastica e dall’impatto di un modello di sviluppo insostenibile. Il titolo richiama una metamorfosi che riguarda non solo i materiali, ma il nostro stesso modo di concepire progresso, benessere e consumo. La grande sala espositiva al piano terra del Museo è occupata da una sequenza di piccole stanze luminose e gonfiabili, membrane traslucide che il visitatore attraversa come parti di un unico organismo vivente. Non semplici spazi espositivi, ma ambienti immersivi che evocano fragilità, mutazione e trasformazione, rendendo il pubblico parte attiva dell’opera. Al loro interno prendono forma scene nate dalla ricomposizione di oggetti di plastica dispersi e ridotti in microplastiche: da questi frammenti emergono figure ibride e inquietanti, al tempo stesso seducenti e perturbanti, che rivelano il mondo alterato, e potenzialmente minaccioso, che abbiamo contribuito a creare. Entrare in una di queste piccole stanze, che evocano mondi immaginari, significa varcare una soglia di responsabilità. Sono spazi di disorientamento consapevole, in cui le immagini generate intrecciano elementi seduttivi e perturbanti. La plastica appare attraente, colorata, quasi innocua, ma lascia affiorare in filigrana forme minacciose e antropomorfe, in un chiaro monito contro l’estetizzazione del problema. Il percorso non propone un nuovo linguaggio della plastica: ne rivela piuttosto l’urgenza di interromperlo. Ogni stanza diventa così un invito a non lasciarsi ingannare dalla comodità, dalla leggerezza e dall’illusione che “tanto sparisce”. L’ingresso è incluso nel biglietto del museo.

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Fino all’8 novembre 2026 – Le tarbouche, quando un accessorio diventa simbolo: il Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo di Venezia ospita una mostra personale dell’artista libanese-canadese Mouna Rebeiz. Il progetto espositivo riunisce più di trenta opere dedicate al tarbouche, il tradizionale copricapo maschile diffuso nel mondo islamico fin dal XIV secolo, qui reinterpretato come elemento iconico e simbolico all’interno di una riflessione contemporanea sulla rappresentazione del femminile, dell’identità e della memoria culturale. Attraverso una pittura che dialoga con la grande tradizione figurativa europea e con la sensibilità del presente, Mouna Rebeiz trasforma un accessorio storicamente connotato in chiave maschile in un potente segno visivo in grado di interrogare i ruoli di genere e le dinamiche culturali tra Oriente e Occidente. Il copricapo, tradizionalmente indossato dagli uomini come segno di appartenenza sociale e culturale, viene qui riletto e trasferito su monumentali figure femminili, divenendo elemento simbolico e assumendo un ruolo centrale nella costruzione dell’immagine pittorica. In questo modo l’artista mette in dialogo classicismo e contemporaneità, tradizione e identità, proponendo una lettura visiva sull’essenza dell'”essere donna” nella società attuale.Formatasi a Parigi presso la Sorbona e attiva a livello internazionale, l’artista ha sviluppato nel corso degli anni una raffinata tecnica pittorica che si richiama ai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco, reinterpretandone la monumentalità e la costruzione plastica delle figure in chiave contemporanea. Nei dipinti presentati al Museo di Palazzo Mocenigo, i corpi femminili – spesso ispirati all’iconografia classica delle Tre Grazie – assumono una presenza scultorea e sensuale, mentre il tarbouche diviene elemento compositivo e simbolico capace di riscrivere la storia e le sue rappresentazioni attraverso uno sguardo femminile consapevole e attuale.

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Fino all’8 novembre 2026 – Schiaparelli, Fashion Becomes Art: è la mostra ospitata dal Victoria & Albert Museum di Londra. Si tratta della prima mostra nel Regno Unito dedicata a Elsa Schiaparelli (1890 – 1973) e ripercorre la storia della maison dagli anni Venti del Novecento a oggi, celebrando l’influenza dell’innovativa stilista. L’esposizione ripercorre le origini rivoluzionarie della casa di moda e la sua evoluzione sotto la direzione creativa di Daniel Roseberry. Più di cento anni di storia sono racchiusi in fotografie, disegni, abiti e accessori, per raccontare l’archivio di una casa di moda che ha fatto del sogno, del surreale, dell’impossibile e del poetico la propria cifra stilistica, modificando per sempre la visione puramente funzionale dell’abito e aprendo nuove strade creative capaci di emozionare e stupire. «Per me, disegnare abiti non è una professione, ma un’arte», diceva Elsa Schiaparelli.

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Fino al 9 novembre 2026 – Over, under and in between: è il progetto site-specific concepito dall’artista Mona Hatoum per la sede di Milano della Fondazione Prada e che invita a riflettere sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza. Le tre installazioni che compongono la mostra esplorano alcuni elementi identitari del vocabolario artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. La loro presenza riattiva lo spazio dell’edificio Cisterna che un tempo ospitava i silos e i serbatoi della ex distilleria di alcolici situata nel complesso della Fondazione Prada. I tre lavori, indipendenti l’uno dall’altro, rappresentano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità creando un dialogo con lo spazio e, in particolare, con l’esperienza fisica del visitatore.

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Fino all’11 novembre 2026 – Le sete di Lucio Andrich: il Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia ospita la mostra dedicata a una delle figure più originali dell’arte veneziana del Novecento. Lucio Andrich (1927-2003), attivo a Venezia già negli anni Cinquanta nel campo della grafica e della pittura, trasferitosi a Torcello negli anni Settanta, è un artista che trovò nella seta un mezzo alternativo e ideale per sperimentare ed esprimere pienamente la sua poetica creativa. I suoi pannelli serici, realizzati recuperando tessuti della casa di moda Missoni e campionari tessili di Como, rappresentano oggi una delle più singolari testimonianze dell’arte tessile del secolo scorso. Andrich sceglieva colori, tagli e punti di ricamo per creare opere uniche, mentre l’atto pratico di realizzazione era affidato alla collaborazione della ricamatrice buranese Maria Tagliapietra che, sovrapponendo, tagliando e ricamando a mano le stoffe, dava forma al prolifico immaginario dell’artista. L’esposizione vuole sottolineare il valore di queste opere tessili come esempio di ponte tra arte e artigianato, tra innovazione e tradizione. Offre al pubblico un’esperienza visiva e sensoriale unica che celebra il ruolo dell’artista come innovatore e custode della memoria. In mostra è presente anche una piccola selezione di opere di Andrich non realizzate in seta, opere che documentano il suo talento poliedrico declinato attraverso eterogenei materiali e mezzi espressivi.

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Fino al 15 novembre 2026 – Pietre di pane / Memorie di geografie fragili: la Galleria Civica di Trento ospita un progetto dedicato all’indagine di quei luoghi vulnerabili, spopolati, abbandonati che diventano geografie culturali in cui sperimentare impegno, cura e responsabilità. In mostra circa 50 opere di 31 artisti e artiste danno vita a un percorso che mette in dialogo capolavori delle Collezioni del Mart (fra cui alcuni raramente esposti come quelli di Richard Long e Mirella Bentivoglio), opere site-specific di artisti e artiste italiani e internazionali (come Francis Offman e Marina Caneve) e importanti prestiti provenienti da gallerie e collezioni private (tra cui Ana Mendieta, Shilpa Gupta, Zhanna Kadyrova, Giorgio Andreotta Calò). La mostra può essere letta attraverso quattro “villaggi”, ideali nuclei di ricerca e approfondimento in cui artisti e artiste esplorano le molteplici relazioni tra territorio.

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Fino al 15 novembre 2026 – Moda in luce 1955-1975 / Roma fra glamour e innovazione industriale: è il titolo della mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali ospitata dai Musei Capitolini Centrale Montemartini di Roma. La mostra fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’esposizione immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all’Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile. Il percorso immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti original. Gli abiti sono nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

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Fino al 22 novembre 2026 – Alfred Eisenstaedt / La fotografia era nell’aria: il MUNAV – Museo Storico Navale di Venezia presenta una delle due tappe di un ampio progetto espositivo che si articola in due mostre complementari. La prima è a Villa Bassi Rathgeb (16 maggio – 20 settembre 2026) e la seconda è al Museo Storico Navale di Venezia (22 maggio – 22 novembre 2026). Attraverso la grande fotografia internazionale, l’iniziativa intende evocare quel clima di energia, trasformazione e apertura culturale che – come suggerisce il titolo, ripreso da una riflessione dello stesso Eisenstaedt sulla Germania del primo dopoguerra – continua ancora oggi a essere nell’aria. Formatosi in Germania alla fine della Prima Guerra Mondiale, Alfred Eisenstaedt sviluppa uno sguardo sospeso tra l’eredità della tradizione pittorica e le nuove possibilità del fotogiornalismo. Considerato uno dei grandi protagonisti della fotografia del Novecento, è stato tra i principali interpreti visivi della rivista Life. Autore della celebre V-J Day in Times Square – una delle immagini simbolo del secolo, scattata il 14 agosto 1945 durante i festeggiamenti per la fine della Seconda Guerra Mondiale – Eisenstaedt attraversa, nel corso della sua carriera, i principali snodi storici e culturali del Novecento, affrontando una straordinaria varietà di temi e soggetti.

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Fino al 22 novembre 2026 – Jenny Saville a Ca’ Pesaro: Ca’ Pesaro a Venezia dedica una mostra a una delle pittrici più importanti del nostro tempo. Si tratta della prima ampia esposizione dell’opera di Jenny Saville a Venezia e intende documentarne lo sviluppo ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri. La mostra presenta il suo lavoro attraverso oltre trenta dipinti e disegni, tra cui molti capolavori che hanno segnato la sua produzione negli ultimi decenni. La pratica di Saville, classe 1970, è profondamente radicata nella storia della pittura. A Ca’ Pesaro le sue tele monumentali dialogano con i grandi pittori del passato presenti a Venezia, creando un incontro unico tra la pittura contemporanea e il patrimonio artistico della città. Il rapporto di Saville con i maestri del passato, in particolare con gli italiani, si concentra sui forti legami che l’artista ha avuto e continua a mantenere con la scuola pittorica veneziana. L’ultima sala della mostra presenta un ciclo inedito di dipinti creati dall’artista in omaggio alla città lagunare per Ca’ Pesaro. L’esposizione diventa così sublime celebrazione della forza e della potenza dell’amore e della devozione di Saville per la pittura e, allo stesso tempo, un intimo e grandioso omaggio alla storia di Venezia, confermando il ruolo della città di centro vivo di innovazione culturale.

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Fino al 22 novembre 2026 –  Erwin Wurm / Dreamers: il Museo Fortuny di Venezia presenta per la prima volta in Italia un’ampia mostra monografica dedicata al lavoro dello scultore austriaco Erwin Wurm, nato nel 1954 a Bruck an der Mur. Nel corso della sua carriera, Wurm ha radicalmente ampliato il concetto di scultura, mettendo in discussione le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione. Da molti decenni, usa gli abiti per affrontare questioni scultoree. Lungo questo viaggio il suo cammino ha spesso incrociato la strada di Mariano e Henriette Fortuny.

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Fino al 22 novembre 2026 – Fidel, Storia di un leader / L’uomo che sfidò il secolo: a Jesi, in provincia di Ancona, Palazzo Bisaccioni ospita una mostra nata in collaborazione con il Centro Fidel Castro Ruz dell’Avana. La mostra ripercorre la vita politica e umana di Fidel Castro attraverso fotografie, documenti, oggetti personali e materiali audiovisivi provenienti da Cuba. Il percorso espositivo segue le tappe fondamentali della sua biografia, dagli anni giovanili alla guida della rivoluzione cubana, approfondendo anche le principali trasformazioni sociali, economiche e politiche avviate dopo il 1959. Ampio spazio è dedicato inoltre alla dimensione personale del leader cubano, ai rapporti con intellettuali e artisti, al legame con Ernesto Che Guevara e alle riflessioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni della sua vita. Segnaliamo che l’ingresso è libero.

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Fino al 29 novembre 2026 – Paesaggi da sogno / Dreamscapes: il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta la mostra dedicata alla celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell’arte giapponese dell’Ottocento, di proprietà di UniCredit. Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe con l’intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e “cinematografica” di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni oggetti e alle forme della cultura materiale che hanno accompagnato e reso possibile l’esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo. Il progetto – seconda parte di un percorso già avviato al MAO nel 2025 – è curato da Laura Vigo, Conservatrice per l’arte e l’archeologia asiatica presso il Museo di Belle Arti di Montréal (MMFA), e si avvale di un’importante collaborazione con i Musei Reali di Torino. Nelle sale del MAO, le celebri vedute della Tōkaidō dialogano con una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e l’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, due opere di grande valore provenienti dalle collezioni dei Musei Reali di Torino. Entrambe offrono una testimonianza tangibile della cultura del viaggio lungo le grandi arterie del Giappone in epoca Edo e dell’immaginario evocato dalle stampe.

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Fino al 6 dicembre 2026 – The Edwardians, Age of Elegance: la King’s Gallery del Palace of Holyroodhous di Edimburgo, in Scozia, ospita una mostra che permette di esplorare lo sfarzo e il glamour dell’epoca edoardiana attraverso le vite e i gusti di due delle coppie reali. Si tratta di Re Edoardo VII con la Regina Alessandra e di Re Giorgio V con la Regina Maria: si va dalle loro vite familiari e dal collezionismo personale ai loro scintillanti circoli sociali e agli spettacolari eventi reali. È possibile scoprire le opere dei più rinomati artisti contemporanei dell’epoca, tra cui Carl Fabergé, Frederic Leighton, Edward Burne-Jones, Rosa Bonheur e John Singer Sargent. La mostra copre il periodo che va dal matrimonio di Edoardo e Alessandra nel 1863 fino alla fine della Prima Guerra Mondiale.

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Fino al 6 dicembre 2026 – Iris van Herpen,  Sculpting the Senses: è la mostra ospitata dal Brooklyn Museum di New York e che celebra una delle stiliste più innovative della sua generazione. Pioniera nell’uso delle nuove tecnologie, Van Herpen, classe 1984, trascende le convenzioni dell’abbigliamento, abbracciando sia la tradizionale maestria artigianale dell’alta moda che tecniche innovative. Dal micro al macro, la mostra esplora il posto del corpo nello spazio, il suo rapporto con l’abbigliamento e l’ambiente circostante e il suo futuro in un mondo in rapida evoluzione. Oltre 140 creazioni di haute couture sono esposte accanto a opere d’arte e design contemporanei – di artisti come Philip Beesley, Rogan Brown, Casey Curran, Kim Keever, Nick Knight – nonché a reperti scientifici ed esemplari di storia naturale come coralli, fossili e scheletri. Queste opere non solo dialogano con le creazioni di Van Herpen, ma influenzano e plasmano profondamente il suo processo creativo. Rari materiali d’archivio e un paesaggio sonoro del compositore Salvador Breed arricchiscono questa esperienza interdisciplinare e multisensoriale. In questo modo, la mostra rivela lo spirito sperimentale che ha rimodellato la moda del XXI secolo. Indossati da celebrità come Beyoncé, Björk, Cate Blanchett, Miley Cyrus, Lady Gaga e Ariana Grande, i modelli di Van Herpen traggono ispirazione dalla biomimetica, dalla geometria frattale, dalla matematica e dalle neuroscienze, trasformando scoperte all’avanguardia in abiti scultorei e tessuti eterei.

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Fino al 20 dicembre 2026 – Giorgio Armani Privé 2005-2025, Vent’anni di Alta Moda: è il titolo della mostra ospitata negli spazi di Armani/Silos a Milano. Offre un excursus, curato dallo stesso Giorgio Armani (l’ultima mostra da lui seguita prima della scomparsa), attraverso due decenni di Alta Moda costantemente creata nel segno del suo stile inconfondibile. Presentata per la prima volta nel 2005 a Parigi, capitale della Haute Couture, la collezione Giorgio Armani Privé nasce dalla concezione di una moderna creatività, espressa attraverso linee ricercate, lavorazioni pregevoli e ricami gioiello e si distingue fin da subito come una nuova interpretazione dello stile Armani, insieme complementare e alternativa al prêt-à-porter cui è accomunata dalla ricerca di una sigla lineare, elegante e rarefatta. Con la sua Alta Moda, Giorgio Armani offre un’interpretazione sorprendente della sua idea di eleganza, aprendo lo sguardo a nuove avventure, evocando luoghi e atmosfere lontane, tratteggiando un’allure pacata e seducente. Qui lo stilista osa, sperimenta, lascia spazio alla fantasia, ma conserva la sua proverbiale concretezza. Con i piedi ben saldi per terra, sogna e fa sognare. La mostra porta queste creazioni a Milano, cuore pulsante dell’universo Armani, consentendo a tutti di vederle da vicino e apprezzarne la straordinaria realizzazione artigianale. Tra colori e forme, tra suoni e fragranze, lo spettatore è avvolto in un viaggio sensoriale che si svolge lungo l’intera superficie del Silos. La mostra ha registrato un’affluenza tale che, a grande richiesta, è stata prorogata fino al 3 maggio 2026.

Maggiori info qui. E qui trovate il racconto di Federica Latorre dopo una sua visita.

 

Fino al 27 dicembre 2026 – La forma consumata / Arman, Rotella, Warhol: l’Albergo dei Poveri di Palermo presenta un inedito confronto tra Andy Warhol, Arman e Mimmo Rotella che mette in dialogo Pop Art americana e Nouveau Réalisme. La mostra offre una riflessione sul consumo dell’immagine nella società contemporanea, mettendo in relazione tre figure centrali del secondo Novecento che, con linguaggi autonomi, hanno indagato il rapporto tra oggetto, icona, riproducibilità e comunicazione di massa.

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Fino al 31 dicembre 2026 – Ferdinando Sarmi New York, Un viaggio nella moda da Firenze alla Fifth Avenue: il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze dedica allo stilista Ferdinando Sarmi una mostra allestita nel Saloncino da Ballo e nelle sale adiacenti. Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, Barbra Streisand, la duchessa di Windsor: negli anni d’oro della Fifth Avenue, le donne più celebri del Novecento affidavano il loro look alle mani di Sarmi, couturier capace di portare nello stile dell’alta società americana un tocco di italianità. L’esposizione, prima nel suo genere, propone una selezione di abiti iconici del couturier, messi in relazione con i materiali del Fondo Sarmi conservato nel Museo della Moda e del Costume e con accessori d’epoca che restituiscono il clima culturale e mondano della New York degli anni Cinquanta e Sessanta.

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Fino al 31 dicembre 2026 – Noblesse oblige: a Roma, Cinecittà si Mostra, ovvero il museo di Cinecittà situato sulla via Tuscolana, presenta la nuova selezione di abiti di scena. Merletti, bottoni preziosi e tessuti damascati: è l’atmosfera di un periodo complesso come il Settecento, agitato da Illuminismo, Rivoluzione Industriale e caduta dell’Ancien Régime con la Rivoluzione Francese. L’esposizione pone l’accento sulla moda maschile con un nucleo di sei habit à la française, ovvero la mise composta da giustacorpo, giacca e braghe, indossati da importanti interpreti: Colin Firth in Valmont, Steve Buscemi in Mercoledì 2, Guillaume Canet in Le Déluge, Caleb Landry Jones nel recente Dracula firmato da Luc Besson e Tom Hulce nei panni di Amadeus. Il posto d’onore è riservato all’abito di Donald Sutherland per Il Casanova di Federico Fellini. Fiore all’occhiello della nuova selezione è infatti lo speciale omaggio dedicato al capolavoro del maestro riminese, a 50 anni dall’uscita nelle sale.

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Fino al 3 gennaio 2027 – Exposure, Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga: a Trieste, a ITS Arcademy, arriva una mostra che racconta la parte meno visibile del fashion system. Quella di cui nessuno potrebbe fare a meno: la figura dello stylist. A cura di Tom Eerebout, stylist belga di fama internazionale e collaboratore di artisti come Lady Gaga (per la quale ha curato l’iconica apparizione alle Olimpiadi di Parigi), Kylie Minogue, Rita Ora e Austin Butler, l’esposizione mostra come le celebrità stiano diventando corpi-simbolo dei desideri, delle contraddizioni e dei valori della società contemporanea. E svela la complessa operazione, mai didascalica, dello styling: perché non venga più definito come una “semplice scelta d’abiti”, ma come uno studio capace di dare matericità all’anima creativa (e sinergica) fra artista e stylist. Un lavoro simile a quello dell’interprete, perché in grado di tradurre il dialogo segreto fra spazio e corpo, fra immagine e voce. Non solo: una omonima installazione urbana accompagna l’esposizione al museo con dieci grandi immagini collocate lungo via Cassa di Risparmio, trasformando il centro di Trieste in un museo a cielo aperto. Le fotografie, che raccontano la relazione tra corpo, abito e sguardo, invitano il pubblico a riflettere sull’arte di essere visti e sul potere narrativo dell’immagine. Un percorso che estende all’esterno di ITS Arcademy la stessa energia e intensità scenica che animano gli spazi espositivi interni.

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Fino al 3 gennaio 2027 – The Music is Black / A British Story: è il titolo della mostra ospitata dal V&A – Victoria & Albert Museum di Londra e che racconta 125 anni di musica nera in Gran Bretagna. Attraversando quattro continenti, viene narrata una storia di eccellenza, lotta, resilienza e gioia, per un viaggio nel tempo ascoltando oltre 120 brani di ogni epoca riprodotti direttamente in cuffia. Più che una mostra, questa esperienza sonora immersiva esplora la potenza e l’impatto della musica nera britannica.

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Fino all’8 gennaio 2027 – Merletti d’Autore, Biennale del Merletto 2026: è la mostra inaugurata al Museo del Merletto di Burano, nella laguna di Venezia. Grazie all’esposizione di significative opere degli anni Venti e Trenta del Novecento, l’esposizione offre un viaggio all’interno di una straordinaria stagione creativa, con opere di artisti e progettisti quali Giulio Rosso, Fausto Melotti, Vittorio Zecchin, Giovanni Gariboldi e Tomaso Buzzi, accompagnate da disegni preparatori, cartoni e pubblicazioni d’epoca, per ripercorre l’ascesa del merletto d’autore come autentica espressione artistica. Una sezione speciale è dedicata alla rassegna internazionale del 1931 ad Amsterdam, una delle prime occasioni in cui il merletto italiano si affermò all’estero accanto a ceramiche e vetri di Murano. La mostra, realizzata nell’ambito della quinta Biennale del Merletto, è dedicata alla memoria di Doretta Davanzo Poli, tra le più autorevoli studiose del merletto italiano.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Michael Armitage: a Palazzo Grassi, a Venezia, la Pinault Collection riunisce un eccezionale insieme di opere del pittore Michael Armitage (nato in Kenya nel 1984), realizzate negli ultimi dieci anni. In queste opere, i riferimenti all’Africa orientale si fondono con la mitologia e la storia dell’arte occidentale in composizioni dense e sgargianti, spesso di dimensioni monumentali, affrontando anche temi delicati della storia recente del Kenya. La mostra, che presenta dipinti di grande formato e disegni, è articolata attorno a temi ricorrenti nella pratica di Armitage, come l’espressione del politico nelle narrazioni individuali e collettive, la mitologia, la sessualità e le questioni migratorie. Armitage presenta dunque un percorso lungo la sua pratica artistica, intrecciando memoria personale, storia collettiva e immaginario simbolico per dare libero sfogo a visioni e paesaggi abitati e allucinatori al tempo stesso.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Viva Varda! Il cinema è donna: la Galleria Modernissimo di Bologna ospita un viaggio lungo 1.200 mq su una figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila. Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastian, Agnès Varda è al centro della mostra prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française. Film, foto, installazioni, cimeli e costumi: l’esposizione testimonia un’opera personale, creativa, poliedrica che abbraccia la pittura, la Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Madonna, Jean-Luc Godard. Artista giramondo, Varda ha sviluppato una carriera che le è valsa la fama internazionale. Un’opera segnata dall’impegno femminista che la mostra presenta in tutta la sua attualità.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Expositio Mundi, La mostra come medium: è il titolo di un grande progetto collettivo organizzato a Macerata in tre sedi, ovvero i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi, il Sferisterio e la Biblioteca Mozzi Borgetti. Come racconta già il titolo, è una mostra sulla storia delle mostre e sul mostrare. Un percorso diffuso tra opere antiche e contemporanee che trasforma la città in un laboratorio dedicato alla storia e all’evoluzione dell’esposizione come linguaggio culturale, pratica pubblica e dispositivo civico e di relazione. Al centro la figura di Giuseppe Ghezzi (1634–1721 – pittore, curatore e letterato) che, tra Sei e Settecento, inventò di fatto l’idea moderna di mostra pubblica, aprendo l’arte a tutti. Nel 1676, organizzando nel chiostro di San Salvatore in Lauro a Roma una prima rassegna di dipinti rinascimentali di collezioni private, Ghezzi ha inaugurato un modello destinato a segnare la modernità: la mostra come strumento di diffusione culturale e dispositivo di conoscenza condivisa.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Cristóbal Balenciaga / Technique, Material and Form: il Cristóbal Balenciaga Museoa di Getaria, nei Paesi Baschi, ospita una mostra che offre un approccio più approfondito e didattico al lavoro, all’influenza e all’eredità del grande couturier. L’esposizione inizia con un allestimento biografico che illustra il percorso professionale, personale e creativo di Balenciaga e fornisce un contesto geografico e storico del Maestro di Getaria. Le quattro sale successive presentano un nuovo approfondimento tematico, esplorando il mondo dell’alta moda del XX secolo, nonché la tecnica, i materiali e la forma che hanno definito i concetti dell’opera di Balenciaga. Curata da Igor Uria, direttore delle collezioni del Museo, la mostra presenta oltre novanta pezzi e include attrezzature tecnologiche che consentono di esplorare gli oggetti in 3D e di visualizzare i tessuti in alta risoluzione. Questo, insieme a ulteriori risorse audiovisive come le immagini in proiezione mappata, offre una visione più approfondita della coerenza creativa e dell’evoluzione delle silhouette di Balenciaga.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Costume Art: è la mostra del Costume Institute del Met-Metropolitan Museum of Art di New York che indaga il rapporto tra l’abbigliamento e il corpo attraverso l’arte in un arco di tempo dalla preistoria al presente. L’esposizione presenta connessioni tra gli abiti del Costume Institute e gli oggetti provenienti dalle altre sezioni del Museo: gli abbinamenti tra moda e opere d’arte offrono uno spettro di paralleli ed esperienze, dal formale al concettuale, dall’estetico al politico, dall’individuale all’universale, dall’illustrativo al simbolico, dal ludico al profondo. Questi abbinamenti sono organizzati in una serie di tipologie corporee tematiche che ne riflettono la pervasività e la resistenza nel tempo e nelle culture. Costume Art è la mostra inaugurale delle nuove gallerie di quasi 1.100 metri quadrati adiacenti alla Great Hall.

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Fino al 17 gennaio 2027 – The Antwerp Six: il MoMu, il Fashion Museum di Anversa, in Belgio, celebra il 40° anniversario dell’affermazione internazionale dei Sei di Anversa con la prima grande mostra dedicata agli iconici stilisti. La mostra mette in luce il percorso che lega questi eccezionali designer. Tutto ha inizio con i loro studi presso il dipartimento di moda della Reale Accademia di Belle Arti di Anversa: nel 1986, Dirk Bikkembergs, Ann Demeulemeester, Walter Van Beirendonck, Dries Van Noten, Dirk Van Saene e Marina Yee portano Anversa sulla mappa della moda presentando ciascuno la propria collezione al British Designer Show di Londra. Questo evento segna la loro svolta internazionale e consacra Anversa come una nuova capitale della moda. Le loro creazioni uniche continuano a influenzare la moda internazionale ancora oggi.

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Fino al 14 febbraio 2027 – The 90s: è la mostra ospitata dalla Tate Britain di Londra e curata da Edward Enninful, una delle voci più influenti della moda e della cultura odierne, un rivoluzionario del settore. La mostra esamina un decennio fondamentale in cui un’ondata di creatività ha cambiato il volto della cultura britannica. Con la fine della Guerra Fredda e l’uscita della Gran Bretagna dalla recessione, si aprì una nuova alba di ottimismo, libertà e ribellione, incarnata da una nuova generazione di talenti creativi eterogenei. Questo senso di opportunità illimitate portò arte, design, moda e musica a fondersi in un’unica potente forza culturale, segnando un audace rinnovamento dello spirito britannico. La mostra esplora come le gerarchie di lunga data siano state smantellate, con l’arte di alto livello e la cultura pop che si alimentavano a vicenda, e analizza l’influenza duratura di figure chiave emerse in quel periodo. Il percorso riunisce immagini iconiche di fotografi come Juergen Teller, Nick Knight, David Sims e Corrine Day. Sono esposti accanto alle opere di artisti come Damien Hirst, Gillian Wearing e Yinka Shonibare, oltre alle collezioni di stilisti che hanno segnato un decennio, tra cui Vivienne Westwood, Alexander McQueen e Hussein Chalayan.

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Fino al 16 febbraio 2027 – Achille e Bruno, liberi di giocare: la Fondazione Achille Castiglioni di Milano presenta la mostra che rilegge le connessioni progettuali di Achille Castiglioni (1918-2002) e Bruno Munari (1907-1998). Nei progetti di Castiglioni e Munari si percepisce sempre un invito a osservare il mondo con uno sguardo più attento, creativo e anche profondamente umano. Le loro progettazioni rappresentano due percorsi distinti ma profondamente complementari all’interno del design italiano del Novecento. Entrambi condividono una visione progettuale fondata sulla semplicità, sulla funzionalità e sull’osservazione dell’esperienza dell’utente, creando una vera e propria sinergia culturale e metodologica. Castiglioni è noto per il suo approccio pragmatico e ironico al progetto. Le sue opere nascono spesso dall’osservazione attenta degli oggetti quotidiani e dal riuso creativo di elementi già esistenti. Munari scrive il libro Da cosa nasce cosa che Castiglioni applicherà alla lettera. Il progetto industriale di entrambi è essenziale, ma allo stesso tempo sorprendente: attraverso soluzioni semplici e intelligenti riescono a risolvere problemi concreti, mantenendo sempre una forte componente di leggerezza e ingegno. Munari, oltre ai progetti per l’industria, intreccia arte, grafica, pedagogia e sperimentazione. Il suo lavoro è guidato da una profonda riflessione sui processi creativi e sulla comunicazione visiva. Munari pone grande attenzione al metodo progettuale, sviluppando strumenti e approcci che rendono il design accessibile, chiaro e comprensibile. La mostra è visitabile su prenotazione.

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Fino al 27 febbraio 2027 – The Greatest Hits, Music legends and their Ferraris: il Museo Enzo Ferrari di Modena ospita una mostra che racconta il rapporto tra Ferrari e la musica, esplorando il legame profondo tra le sue vetture e alcuni dei più grandi protagonisti della scena musicale internazionale. Attraverso un percorso immersivo tra auto iconiche appartenute o guidate da musicisti celebri, fotografie evocative e contenuti audio esclusivi, l’esposizione racconta storie, aneddoti e connessioni inedite tra artisti e Ferrari. Ferrari e la musica condividono una stessa tensione creativa: entrambe nascono dall’equilibrio tra disciplina e istinto, tra rigore e libertà. Sono mondi in cui l’innovazione è una necessità costante e la performance rappresenta il momento culminante, che si tratti di un concerto o di un’esperienza di guida. In questo dialogo, l’automobile diventa espressione della sensibilità dell’artista, mentre la musica si fa colonna sonora di uno stile di vita. La mostra racconta i percorsi di artisti che hanno scelto Ferrari come simbolo della propria identità creativa, come strumento di ispirazione o come compagna di viaggio. Le vetture esposte non sono semplici oggetti, ma tracce concrete di una relazione autentica, fatta di scelte personali, desideri e visioni condivise.

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Fino al 28 febbraio 2027 – Marilyn Monroe / Hollywood Icon: è la mostra che, ospitata dall’Academy Museum of Motion Pictures, a Los Angeles, celebra Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortenson il 1° giugno 1926, in qualità di attrice visionaria e creatrice di immagini, esaminando come sia riuscita a creare e plasmare la sua immagine pubblica nel contesto del classico sistema degli studi cinematografici di Hollywood. Presentando centinaia di oggetti originali, tra cui manifesti, ritratti, fotografie, documenti di produzione, lettere e materiale personale raramente visto, molti dei quali esposti per la prima volta, la mostra offre una prospettiva unica sul ruolo determinante di Monroe nel diventare un’icona di Hollywood. L’esposizione presenta anche una vasta gamma di costumi da lei indossati sul set, da un abito di Love Happy (1949) a capi del suo ultimo film incompiuto, Something’s Got to Give (1962). Tra i pezzi forti figurano due costumi di Orry-Kelly per A qualcuno piace caldo (1959), così come il celebre abito rosa di William Travilla per Gli uomini preferiscono le bionde (1953), raramente esposto.

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Fino al 18 aprile 2027 – Queen Elizabeth II / Her Life in Style: è la mostra ospitata dalla The King’s Gallery di Buckingham Palace a Londra, dedicata a Elisabetta II, la monarca britannica più longeva. La sua figura viene raccontata attraverso gli abiti indossati in tutti i dieci decenni di vita: dalla nascita all’età adulta, da principessa a regina, dallo stile casual agli abiti sfoggiati per le occasioni memorabili della storia britannica. Con oltre 300 capi, molti dei quali esposti per la prima volta, questa è la più grande e completa mostra sulla moda della defunta Regina mai allestita. Oltre ad abiti, gioielli, cappelli, scarpe e accessori, è possibile scrprire bozzetti, campioni di tessuto e corrispondenza autografa, tutti reperti che svelano i retroscena della creazione del guardaroba e gettano nuova luce sul coinvolgimento diretto della defunta Regina nella realizzazione dei suoi abiti. Tra i pezzi forti figurano l’abito da battesimo, l’abito da damigella d’onore, l’abito da sposa, l’abito dell’incoronazione e l’ensemble indossato per le nozze della Principessa Margaret.

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Fino al 13 giugno 2027 – Marmolada, il respiro della Regina: oltre 5.000 ore di registrazioni sonore raccolte nell’estate 2025 sul Ghiacciaio della Marmolada. È da questo patrimonio di suoni che nasce la nuova installazione immersiva del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, nella provincia autonoma di Trento, che racconta la crisi climatica attraverso l’ascolto. L’opera intreccia ricerca scientifica, tecnologia e arte per riflettere sulle trasformazioni in atto negli ambienti di alta quota. Il progetto si è sviluppato attraverso quattro spedizioni, tra luglio e settembre 2025, e un sistema di monitoraggio attivo 24 ore su 24. Cinque registratori sono stati posizionati a diverse quote della Marmolada: dai 2.050 metri di Passo Fedaia fino ai crepacci e alle fessure tra ghiaccio e roccia, tra i 2.700 e i 3.000 metri. L’installazione condensa in pochi minuti una settimana di vita del ghiacciaio, registrata urante un’intensa ondata di calore. Il pubblico è invitato a immergersi nei suoni della montagna. Le registrazioni restituiscono il movimento del ghiaccio, lo scorrere dell’acqua di fusione, il vento, la roccia, la fauna d’alta quota (geofonia e biofonia) ma anche le numerose tracce della presenza umana (antropofonia): impianti di risalita, traffico, elicotteri, macchinari ed escursionisti. Un paesaggio sonoro complesso che racconta una montagna profondamente trasformata.

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Fino al 1° agosto 2027 – XULY.Bët / Funkin’ Fashion Factory 100% Recycled: è il titolo della mostra ospitata dal Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo, in Germania. La storia di Lamine Badian Kouyaté (nato nel 1962 a Bamako, in Mali) e del suo marchio XULY.Bët, fondato nel 1991 a Parigi, è una storia di resistenza, visione e amore per la moda. È plasmata dalla migrazione, dalla diversità e da un’idea radicale di sostenibilità, molto prima che questa parola diventasse una tendenza. Cresciuto a Bamako, Kouyaté è stato plasmato fin da piccolo dalle mani della nonna che lavorava i tessuti e dava loro una seconda possibilità. Per lui, questa non era una moda passeggera, ma uno stile di vita. Quando è arrivato a Parigi negli anni Novanta del Novecento, ha portato con sé proprio questa prospettiva: l’abbigliamento come memoria, risorsa e strumento, in un’epoca in cui la consapevolezza ambientale era a malapena un problema nell’industria della moda europea. L’upcycling è diventato una pratica artistica per Kouyaté. La sua moda si muove tra streetwear e couture, tra vita quotidiana e passerella, indossata da star come Rihanna, Dua Lipa, Halle Berry e Viola Davis e celebrata in mostre internazionali. Kouyaté ha rivoluzionato la scena della moda parigina con lo streetwear elevato ad alta moda, con l’upcycling e le sfilate guerrilla. Il regista Robert Altman gli ha reso omaggio nel film Prêt-à-Porter del 1994, in cui è stato interpretato da Forest Whitaker.

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Fino alla fine del 2027 – Gioiello – Italia / Materia Tecnica Arte. Tra Antico e Moderno: è la mostra ospitata dal Museo del Gioiello di Vicenza. Arte e perizia, materia ed estro si fondono in un’unica grande storia: quella del gioiello italiano. Il Museo la racconta con un’esposizione ideata e curata da Paola Venturelli, studiosa di riconosciuta fama internazionale. Allestita all’interno della Basilica Palladiana, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1994, la mostra è di straordinario rilievo per la qualità e il fascino delle opere esposte e anche per le prestigiose collaborazioni con Musei e Fondazioni. L’itinerario espositivo esalta l’eccezionalità del gioiello italiano in un racconto continuo che si snoda nelle sei sale del Museo attraverso undici tappe. Un viaggio che attraversa oltre due millenni di storia — dal V secolo a.C. ai primi anni del XXI — per svelare come arte, tecnica e materia si intreccino in capolavori senza tempo. Le oltre 150 opere raccolte (tra gioielli singoli e parure, ma anche oggetti d’uso come borsette, trousse, contenitori preziosi, tre dipinti e due ceramiche apule del 330 – 310 a.C.) ritmano tale percorso, cronologico e tematico insieme. I materiali, oro, corallo, pietre dure, vetro, micromosaico, gemme e materiali non convenzionali, unite alle tecniche di lavorazione trasmettono la pluralità espressiva del gioiello italiano e la sua capacità di coniugare artigianalità, inventiva e innovazione. La perfezione tecnica e artistica si manifesta davanti agli occhi del visitatore, mentre si assiste a un costante dialogo tra arte orafa e arti figurative.

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Permanente – Il valore della misura / Un viaggio alla scoperta della metrologia: è il titolo della mostra ospitata dalla Camera di commercio (CCIAA) di Milano MonzaBrianza Lodi presso la sede di Milano, in via Meravigli 11. Con un’ampi selezione di oltre 70 oggetti e strumenti di misura e una scelta accurata di scritture e documenti originali, viene presentata per la prima volta al pubblico parte della imponente collezione storica e archivistica della stessa CCIAA. L’esposizione permette di ammirare uno straordinario insieme di oggetti preziosi e spesso sconosciuti, i più antichi dei quali risalenti agli ultimi decenni dell’Ottocento, testimoni di un’attività significativa che interessa ogni aspetto della quotidianità. Tra gli oggetti in mostra segnalo bilance da vecchia posteria, delicatissime stadere di precisione protette da antiche vetrine, cassette di pesi dal calibro microscopico utilizzati nell’ambito dell’oreficeria, fragili cristalli da laboratorio, termometri e densimetri storici. Si tratta degli strumenti utilizzati nell’ambito della metrologia legale, la scienza della misura che si occupa dei metodi, degli strumenti e delle unità di misura. È un’attività che sin dall’antichità (ci sono precise citazioni al riguardo già nel biblico Libro del Levitico) riguarda diversi momenti della vita quotidiana. Il percorso si snoda in otto sezioni, tra storia della scienza – con l’illustrazione dell’evoluzione degli strumenti della misura e del controllo – e storia della cultura materiale e del lavoro. L’ingresso alla mostra è gratuito su prenotazione: sono previste visite guidate per gli adulti e visite guidate con laboratori per i gruppi classe delle scuole.

Maggiori info qui. Per la prenotazione delle visite si deve scrivere a mostrametrologiacciaa@mi.camcom.it oppure telefonare al numero 0285154685.

 

Permanente – Gucci Storia: è la mostra allestita a Palazzo Gucci, nell’edificio detto Tribunale della Mercanzia, risalente al 1337 e ubicato nel cuore di Firenze in Piazza della Signoria. Attraverso la visione del direttore artistico Demna, la mostra, inaugurata il 27 aprile 2026, reinterpreta il destino condiviso della Maison e della sua città d’origine, in un dialogo continuo con il presente. Il percorso espositivo ripercorre 105 anni di storia della Maison attraverso nove sale, fondendo archivi storici, tecnologia contemporanea e la visione di Demna. Le sale, distribuite su due piani, esplorano l’artigianalità toscana, i codici visivi della “Gucciness” e il futuro del brand, culminando in un’esperienza interattiva. Una galleria di ritratti richiama i concetti di genealogia e identità, mentre un’altra che espone arazzi valorizza una tradizione artigianale fiorentina profondamente legata alla Maison. Una wunderkammer espone oggetti provenienti dagli archivi, mentre il savoir-faire e l’innovazione di Gucci prendono forma in due ambienti dedicati. Ogni ambiente è definito da un’atmosfera e da un ritmo propri, guidando i visitatori attraverso una successione di cambiamenti spaziali e narrativi che incarnano le molteplici identità della Maison.

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Permanente – dopo un periodo di chiusura, è stato riaperto a dicembre 2023 il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze che è così è tornato ad accogliere appassionati e curiosi. Fondato nel 1983, costituisce il primo museo statale italiano dedicato alla storia della moda e alla sua valenza sociale. In luglio 2024, il percorso si è ulteriormente arricchito di altre otto sale, permettendo così di spaziare dall’Ottocento al Novecento con opere esposte a turno secondo una rotazione adottata per ragioni di conservazione. Un elemento fortemente distintivo del Museo è il dialogo fra gli abiti e le diverse forme d’arte. In primo luogo il dialogo è con la pittura, con il confronto immediato fra i capi esposti e alcuni dipinti coevi, ma c’è dialogo e confronto anche tra moda e arti plastiche, teatro, scultura e architettura. Gli abiti vivono infatti in stretta connessione con lo spazio storico, gli arredi e gli affreschi. Segnalo anche che in luglio 2025 è stata cambiata la selezione novecentesca. In tutto sono ora esposti 40 abiti, alcuni mai usciti dal deposito, organizzati per epoche dagli anni Venti a oggi, e in ogni sala è esposto un dipinto in dialogo con i look.

Il Museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 8.15 alle 18.30, chiuso il lunedì. Si entra con il biglietto valido per la visita a Palazzo Pitti che si trova qui.

 

Permanente – Villa San Michele ad Anacapri, in provincia di Napoli, ospita Marchesa Casati Installation, un’esposizione che nasce dal desiderio di ridare vita alla figura della Marchesa Luisa Casati che negli anni Venti del Novecento affittò la Villa. «Voglio essere un’opera d’arte vivente»: era questo il motto di Luisa Casati Stampa (1881–1957), l’eccentrica Marchesa che fu un’icona dell’arte e della moda e una performance artist prima ancora che questo termine esistesse. Continua a ispirare stilisti, scrittori, artisti e musicisti in tutto il mondo: attraverso il racconto della sua vita, Villa San Michele vuole mettere in risalto una figura femminile storica e un periodo entusiasmante a Capri, quando artisti, intellettuali ed edonisti resero l’isola la più effervescente d’Europa. Al centro del padiglione si trova un tavolo con piano in pietra e una sfinge alla base: l’unico oggetto dell’esposizione appartenuto a Luisa Casati. Questo mobile diventa l’elemento da cui parte la ricostruzione di una sorta di stanza delle meraviglie che riflette la sua vita. I manichini, ispirati alle figure di cera che la Marchesa amava far accomodare a tavola durante le cene mondane, raccontano le diverse fasi della sua vita. Sono vestiti con i suoi costumi più iconici, come l’abito della Regina della Notte e quello Fontana. L’installazione comprende inoltre riproduzioni di una selezione di dipinti e fotografie che la ritraggono, tra cui le celebri immagini di Augustus John, Giovanni Boldini, Man Ray e Adolph de Meyer, stampati sui vetri del padiglione. La Marchesa prende vita in un’opera video, proiettata all’interno di un cilindro, che rispecchia il suo mito ma racconta anche la solitudine di chi sceglie una vita fuori dalle convenzioni. Nello spazio espositivo si trovano anche facsimili dei telegrammi e delle lettere tra la Marchesa e Gabriele D’Annunzio, i cui originali sono custoditi al Vittoriale degli Italiani.

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È in corso fino al 9 agosto 2026 la 29esima edizione del Gran Paradiso Film Festival, storico appuntamento di cinematografia wildlife che si svolge a Cogne e nelle valli del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta.
Il Festival affida al tema della sua nuova edizione una riflessione di grande attualità, ovvero Dominio e coesistenzaproponendo il cinema di natura come forma di racconto, conoscenza e interpretazione del presente.
La traiettoria del tema trova una traduzione visiva di particolare forza nell’immagine coordinata dell’edizione, realizzata da Eva Elias Papio, la grafica di Fondation Grand Paradis. Il manifesto costruisce una figura duplice, sospesa tra lupo e pecora, in cui i due animali condividono il medesimo spazio senza mai offrirsi insieme in modo definitivo allo sguardo. L’immagine vive infatti di una tensione percettiva sottile e potentissima: ciò che emerge dipende da chi osserva, dal punto di vista, dal tempo dello sguardo. In questa oscillazione risiede il suo significato più profondo, perché rende visibile la coesistenza non come condizione pacificata, ma come equilibrio fragile, mobile. Il manifesto non descrive un rapporto già dato, ma consegna all’osservatore una soglia, una relazione aperta, una domanda sul modo in cui leggiamo il conflitto, la prossimità, la coesistenza.
È in questa stessa prospettiva che il Festival costruisce il proprio percorso 2026, intrecciando biologia, etologia, diritto, ambiente, economia e geopolitica. Attraverso i film in concorso, le mostre e gli incontri, il pubblico viene invitato a esplorare le forme del dominio e le possibilità della coesistenza nei sistemi naturali e nelle società umane, seguendo un itinerario che attraversa insieme i confini della Terra e quelli dell’uomo.

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È in corso fino al 9 agosto 2026 a Senigallia, in provincia di Ancona, nelle Marche, la 26esima edizione del Summer Jamboree ovvero il Festival Internazionale di musica e cultura dell’America anni Quaranta e Cinquanta.
Senigallia e le sue bellezze – dalla Rocca Roveresca al lungomare, dai portici Ercolani al Foro Annonario – accolgono curiosi, turisti e appassionati, famiglie e gruppi di amici che arriva da ogni parte del mondo, tutti inevitabilmente legati dalla stessa passione per il Rock’n’Roll. Anche gli artisti che si esibiscono sui palchi del festival arrivano da ogni angolo del pianeta, dando vita ad una line up veramente internazionale, dagli Stati Uniti all’Australia passando per il Messico, toccando tutti i Paesi europei, dalla Spagna alla Repubblica Ceca, dalla Gran Bretagna alla Finlandia.
L’edizione 2026 è anche un omaggio, nei cento anni dalla sua nascita, a Chuck Berry, mito immortale che ha ispirato e continua a influenzare intere generazioni e che nel 2010 aveva calcato il palco di Senigallia. A ricordarlo Geno and His Rockin’ Dudes, formazione capitanata da Carmelo Genovese che ha suonato più volte con lui.

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Dal 10 al 13 agosto 2026 torna la 14esima edizione di Lonato in Festival: la Rocca di Lonato del Garda, in provincia di Brescia, ospita quattro serate tra circo contemporaneo, spettacoli, musica e street food.
L’appuntamento trasforma il parco della Rocca in un palcoscenico a cielo aperto, valorizzando il fascino di un luogo storico capace di accogliere linguaggi artistici contemporanei e di creare un dialogo speciale tra patrimonio, spettacolo e territorio.

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È in corso fino al 16 agosto 2026, la V edizione di Ripido Illustration Festival, l’evento che trasforma la città di Brunico, in provincia di Bolzano, in una galleria diffusa dedicata all’illustrazione contemporanea. L’edizione 2026 presenta 15 mostre, oltre 400 opere esposte, 8 spazi espositivi e più di 150 autori e autrici coinvolti, confermandosi come uno dei principali appuntamenti italiani dedicati all’illustrazione contemporanea.
Tra le novità di quest’anno, nuove sedi espositive e importanti collaborazioni con il mondo dell’editoria.
Il festival coinvolge il Messner Mountain Museum, Casa Ragen, la Vecchia Palestra – Alte Turnhalle, la Ripido Gallery, Palazzo Sternbach, Sternbach Interior e il Café Atelier Pinta Pichl. Tra i protagonisti della V edizione figurano Tom Haugomat, Karolis Strautniekas, Kento Iida, Juan Bernabeu, Iacopo Bruno, Beppe Giacobbe, Monica Garofalo, Giulia Neri e Andrea Ucini. Un focus speciale è riservato al dialogo tra editoria e illustrazione contemporanea, attraverso mostre e progetti espositivi realizzati in collaborazione con vari editori.

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È in corso fino al 16 agosto 2026 la X edizione di Straperetana, la rassegna che porta l’arte contemporanea tra le strade e i palazzi storici del borgo millenario abruzzese di Pereto, in provincia de L’Aquila.
I protagonisti sono quest’anno Elisa Montessori (Genova, 1931) e Flavio Favelli (Firenze, 1967), due tra le voci più autorevoli dell’arte contemporanea italiana, chiamati a realizzare le prime opere permanenti di un progetto destinato a trasformare Pereto in una collezione d’arte contemporanea a cielo aperto. L’edizione 2026 apre dunque una nuova fase: da rassegna diffusa nel borgo a progetto permanente di arte pubblica, destinato a crescere nel tempo.
Affermatasi negli anni come punto di incontro tra memoria e contemporaneità, capace di intrecciare arte, architettura e paesaggio restituendo nuova vitalità a un borgo dalla storia millenaria, la rassegna mira, nel tempo, a costruire un patrimonio accessibile a tutti, destinato a crescere consolidando il legame tra ricerca artistica e territorio.

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È in corso fino al 30 agosto 2026 la decima edizione di White Carrara con il titolo Design Lives in the City, in programma nel centro storico di Carrara.
Questa edizione si configura come una mostra urbana a cielo aperto e, allo stesso tempo, come un intervento concreto sulla città. Oltre 30 opere (arredi urbani in marmo come panchine, sedute collettive, elementi decorativi, sistemi di illuminazione, installazioni urbane, dispositivi di sosta e infrastrutture leggere), firmate da designer internazionali e realizzate con tecnologie d’avanguardia dalle aziende locali, danno vita a una nuova geografia urbana destinata a rimanere come patrimonio permanente. La città stessa diventa così un museo e un laboratorio in cui ogni intervento contribuisce alla qualità e alla fruibilità dello spazio pubblico.

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È in corso fino al 31 agosto 2026 a Venezia l’evento CYFEST 17, uno tra i più longevi festival internazionali dedicati alla media art. Il Festival torna con Natura Naturans, un progetto espositivo e performativo che indaga il rapporto tra essere umano, natura e tecnologia.
Mettendo in dialogo media art contemporanea ed eredità delle avanguardie, l’evento riflette sulla natura come processo generativo, attraversando tempo, percezione e innovazione. Installazioni, video e pratiche digitali danno forma a un’indagine sulle trasformazioni del presente e sul ruolo dell’arte nell’era dell’accelerazione tecnologica e della crisi ambientale.
Tra i protagonisti: Anna Frants, Jaanika Peerna, AES+F, Elena Gubanova & Ivan Govorkov, Tuula Närhinen e Mariateresa Sartori.

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È in corso fino al 6 settembre 2026 il Festival della Fotografia Italiana, la manifestazione promossa da FIAF ETS – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche in programma a Bibbiena, Poppi e Pratovecchio Stia, nel Casentino, in Toscana. Quest’anno il Festival indaga la spiritualità contemporanea e le molte forme attraverso cui il sacro continua ad attraversare il presente: dal rito alla memoria, dal corpo alla superstizione, dal paesaggio alla ricerca di senso.
Tra le mostre da segnalare figura Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro, curata da Denis Curti al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena. Si tratta di un percorso che riunisce 21 autori in 10 confronti tematici per interrogare, attraverso la fotografia italiana, il rapporto tra visibile e invisibile, sacro e profano, fede e superstizione, corpo, rito, materia e trascendenza. Altra mostra significativa è L’abito fa il monaco. Porporati e preti, suore e frati nel cinema e nella fiction italiani degli ultimi decenni, ospitata al Castello Conti Guidi di Poppi e curata da Antonio Maraldi. L’esposizione approfondisce il modo in cui cinema e serialità italiana hanno costruito l’immaginario del religioso attraverso immagini di scena, ritratti e set, trasformando l’abito religioso in segno narrativo, culturale e visivo.

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È in corso fino al 9 settembre 2026, sul palco nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco di Milano, la manifestazione Estate al Castello, con una platea in grado di accogliere fino a 2.300 posti.
Per il secondo anno consecutivo, la direzione artistica porta la firma di Federico Russo, autore di una programmazione che mette in dialogo linguaggi e sensibilità differenti, accogliendo grandi protagonisti e nuove voci della scena culturale italiana e internazionale.
Oltre 40 appuntamenti tra musica, comicità, parole, teatro, stand up, danza e cinema animeranno l’estate milanese, con un cartellone trasversale e inclusivo. Biglietti d’ingresso a prezzo calmierato, molti eventi a ingresso gratuito, tra cui le 25 serate dedicate al Cinema: dal 1° al 25 agosto, il palco si trasforma in un’arena cinematografica con la rassegna di Cineteca Milano che porta grandi classici e film cult accompagnati da eventi speciali.
Segnaliamo anche che per le persone con disabilità sono riservati 21 posti a serata, distribuiti secondo una logistica che favorisce la fruizione a pari degli eventi e con personale addetto all’accoglienza.

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È in corso fino al 13 settembre 2026 al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, a Milano, la nuova edizione di Performing PAC quest’anno intitolata These fragments I have shored against my ruins, un percorso collettivo tra installazioni, video e un fitto calendario di performance dal vivo, pensato per tentare di ricomporre le macerie della contemporaneità.
Sono stati invitati al PAC sette artisti: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg. Jacopo Benassi, per esempio, porta in scena il principio secondo cui «tutto si muove, tutto cambia». Il pubblico non guarda ma partecipa, vengono fornite bandiere, macchine fotografiche e strumenti musicali per diventare parte dello studio, dentro quella che Benassi immagina come una manifestazione contro ogni immobilità e ogni certezza.

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È in corso fino al 13 settembre 2026, a Ortisei e in numerose sedi diffuse in Val Gardena, la Biennale Gherdëina 10 – (Future) Paradise Gardens, decima edizione della biennale d’arte contemporanea regionale e nazionale che si svolge nel cuore delle Dolomiti.
Questa edizione trasforma la Val Gardena in un paesaggio poetico e politico in cui arte contemporanea, natura alpina e riflessione ecologica convergono. Attraverso installazioni site-specific, mostre e interventi diffusi sul territorio, il pubblico viene invitato a immaginare nuove forme di coesistenza tra esseri umani, piante, animali e ambiente.
Sullo sfondo suggestivo delle Dolomiti, la Biennale si dipana attraverso una serie di capitoli tematici. Questi esplorano il giardino sia come spazio costruito sia come spazio conteso — talvolta presente, talvolta assente — attraverso prospettive simboliche, metaforiche ed emotive. I temi si sviluppano attorno ai concetti di “Commoning”, “Divine Love and Growth”, “Violent Garden”, “Queer Ecology”, “Botanical” e “Gardens as Spaces for Reflection and Poetry”, affrontando al contempo le forze industriali ed estrattive che si pongono in contrapposizione a tali visioni.

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È in corso fino al 16 settembre 2026 il Festival Tener-a-mente, rassegna musicale e culturale che si svolge ogni estate nella cornice dell’Anfiteatro del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera, in provincia di Brescia, affacciato sul Lago di Garda. Nato nel 2011, ospita regolarmente artisti di fama internazionale nella casa-museo che fu del poeta Gabriele d’Annunzio.
I concerti del festival sono suddivisi in due parti: il cartellone estivo Solstizio (giugno-luglio) e il nuovo capitolo autunnale Equinozio (settembre). Alcuni nomi di artisti: Chet Faker, Kings of Convenience, Niccolò Fabi, Coez, Biagio Antonacci.

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Nella giornata di sabato 26 settembre 2026, si terrà in Accademia Carrara a Bergamo l’ultima data di Forever Young, iniziativa pensata per avvicinare la generazione under 30 al Museo e che è comunque aperta a chiunque voglia vivere l’arte come spazio di incontro, scoperta e confronto. L’edizione 2026, dal titolo Credibilillusioniesplora il confine tra vero e falso. In un’epoca segnata da post-verità, deepfake e Intelligenza Artificiale, il festival offre spunti e strumenti pratici per orientarsi nella complessità del nostro presente.
Ogni giornata prevede un workshop, con attività hands-on dedicate alle tecnologie digitali e all’AI generativa, per confrontarsi con strumenti e metodologie, attraverso un approccio tecnico e creativo; un talk tematico con professioniste e professionisti del settore per approfondire e riflettere sulle sfide del mondo contemporaneo; un focus sulle collezioni, con una visita laboratoriale focalizzata su un’opera dell’Accademia Carrara, scelta per legare il passato ai temi d’attualità in modo inedito; un evento negli spazi esterni del museo. La giornata del 26 settembre sarà dedicata alle storie, a come e perché vengono create e al ruolo che giochiamo come agenti attivi nella loro circolazione on/offline. La giornata sarà completata da una performance di danza contemporanea.
Agli under 30 è riservato l’ingresso gratuito al museo e a tutte le attività in programma (€10 per tutti gli over 30).

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È in corso fino al 15 ottobre 2026 a Roma la VII edizione del festival Fai la Differenza, c’è… Alla ricerca della Sostenibilità.
Si tratta di un’iniziativa itinerante dedicata alla cultura della sostenibilità, all’economia circolare e all’inclusione sociale. L’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, propone mostre d’arte, laboratori creativi ed eco-feste per sensibilizzare grandi e piccoli sui temi dell’Agenda 2030. Si snoda attraverso vari luoghi della città di Roma, proponendo un calendario ricco di appuntamenti culturali e formativi e coinvolgendo il pubblico in un percorso di riflessione e azione. Attraverso contest artistici, esposizioni, workshop e progetti di inclusione, il festival invita tutti a contribuire a “proporre azioni” che portino verso un cambiamento positivo per il nostro pianeta.

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È in corso fino al 1° novembre 2026 il festival Cortona on the Move dedicato alla fotografia.
Che forma ha l’Italia oggi? Se provassimo a mappare le contraddizioni, le fragilità, le menzogne e la bellezza degli ultimi decenni, da dove cominceremmo? La risposta prova a darla il festival che giunge alla sua 16esima edizione, dedicata al sempiterno tema del Belpaese, il Beautiful Country. Attraverso 33 mostre, l’esposizione fa dialogare generazioni diverse di autori, mostrando progetti inediti e progetti speciali, per restituire un’immagine reale dell’Italia contemporanea un po’ inchiesta e un po’ Grand Tour. Dai maestri della fotografia ai nuovi talenti, Cortona, bella città in provincia di Arezzo in Toscana, trasforma i suoi spazi in una vetrina sulle nostre strade, sulle nostre storie e su noi stessi.

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È in corso fino al 22 novembre 2026 a Venezia la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – In Minor Keys di Koyo Kouoh – che si svolge nelle sedi istituzionali dei Giardini, all’Arsenale e in vari luoghi della città.
Nata in Camerun nel 1967 e scomparsa prematuramente un anno fa, il 10 maggio 2025, Koyo Kouoh è la prima donna africana chiamata a guidare la Biennale di Venezia. Con il pieno sostegno della famiglia di Koyo Kouoh, la Biennale ha deciso di realizzare la sua Esposizione secondo il progetto così come ideato e definito da lei, anche per preservare, valorizzare e diffondere il più possibile le sue idee e il lavoro svolto.
Sono 110 i partecipanti – tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni – provenienti da contesti geografici differenti, selezionati da Koyo Kouoh privilegiando soprattutto risonanze, affinità e possibili convergenze tra pratiche anche lontane.
La Mostra è affiancata da 100 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini (29), all’Arsenale (25) e nel centro storico di Venezia (46). Sono 7 i Paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Repubblica di Guinea, Repubblica di Guinea Equatoriale, Repubblica di Nauru, Qatar, Repubblica di Sierra Leone, Repubblica Federale di Somalia, Repubblica Socialista del Vietnam. Partecipa per la prima volta con un proprio padiglione El Salvador.
I 31 Eventi Collaterali approvati e promossi da enti e istituzioni pubbliche e private senza fini di lucro, sono organizzati in numerose sedi della città di Venezia e propongono un’ampia offerta di contributi e partecipazioni che arricchiscono il pluralismo di voci che caratterizza la Mostra.

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Sempre nell’ambito della Biennale, diamo spazio anche a Bvlgari che inaugura il ruolo di Partner Esclusivo, per questa edizione e per le successive fino al 2030. Sono due le iniziative che segnano il debutto in tale ruolo. Il Padiglione Bvlgari all’interno dei Giardini della Biennale ospita il progetto dell’artista canadese Lotus L. Kang. Tra gli Eventi Collaterali, figura invece la prima mostra Bvlgari alla Biblioteca Nazionale Marciana con due artiste italiane, Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda. A curare la mostra è la Fondazione Bvlgari, nata nel 2024 per estendere e rafforzare l’impegno culturale, filantropico e sociale della Maison.

Nell’articolo scritto da Emanuela Pirré trovate tutti i dettagli del progetto e le voci delle artiste.

 

Gibellina, in Sicilia, è stata nominata Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 e ha inaugurato il progetto Portami il futuro, la manifestazione che trasformerà la città in un laboratorio di rigenerazione culturale, sociale e comunitaria.
Perché intitolare un progetto Portami il Futuro? Perché, fino a dicembre 2026, Gibellina sarà abitata da una visione di futuro che mette al centro bellezza, arte e cultura come valori condivisi e rigeneranti. Esempio unico a livello nazionale e internazionale di città rinata dalle ceneri del terremoto attraverso l’Arte, Gibellina ha attivato e attiverà nelle sue strade, piazze, luoghi simbolici, e in tutto il territorio del Belice e della provincia di Trapani, un progetto corale: un’opportunità unica di riflettere sul ruolo della cultura come valore fondante del vivere civile.
La nomina di Gibellina è un’opportunità per la Sicilia tutta di farsi portavoce di un settore strategico per l’immagine dell’Italia nel mondo, ma anche di essere catalizzatrice di una cultura mediterranea attenta al valore della persona e della collettività, come dimostra infatti il coinvolgimento attivo della cittadinanza promosso da tutto il progetto Portami il Futuro.

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