Un compleanno ‘significativo’, nuove consapevolezze e camminata sportiva

Ci siamo: è arrivato il mio compleanno ed è la volta di un compleanno… significativo, definiamolo così, e – di conseguenza – mi trovo a riflettere sul passare degli anni.

Visto che non è la prima volta che lo faccio, inizio a pensare che gli anni siano una fissazione dell’età, ovvero iniziamo a pensarci (troppo) spesso quando li percepiamo come tanti (e in effetti i miei iniziano a esserlo); poi penso a Julia Fox che, in questi giorni, a (soli) 32 anni (!), si è messa a disquisire dell’invecchiare e allora mi dico che no, ogni cosa è forse davvero semplicemente relativa.

A ogni modo, tornando a noi…

Vedete, cari amici, ciò su cui mi sono ritrovata a riflettere è che, tutto sommato, Madre Natura è stata gentile con me quanto a corredo di partenza o ‘starter kit’, se preferite.

State tranquilli, non è mia intenzione vantarmi, per carità, nessuno mi ha mai chiesto di posare per un calendario 😀 e non me ne stupisco affatto visto che so benissimo quale è la realtà: non sono né alta né slanciata, non ho misure da pin up né lineamenti perfetti e dunque altro che vantarmi, anzi, mi sono sempre lamentata.

Di cosa?

Per esempio ho sempre detestato la mia fisicità tendenzialmente mediterranea (posso definirla a clessidra) e mi sono lagnata nonostante i fianchi non strettissimi (è vero, lo sono) siano in realtà proporzionati alla vita stretta (ed è stretta ancora oggi); non ho mai amato le mie gambe tornite e mi sono lagnata nonostante io sappia benissimo che sono state forgiate (anche) da una vita di sport e di attività fisica, quindi non potrebbero mai essere sottili; insomma, non ho certo avuto il fisico longilineo e un po’ androgino che invece mi sarebbe tanto piaciuto avere.

Di tutto ciò mi sono sempre ampiamente lamentata e dunque quelli che mi sono toccati in sorte sono ‘doni’ che non ho mai apprezzato o, comunque, non a sufficienza: vedete che, perfino ora, li metto tra virgolette, come se non osassi definirli tali, ovvero doni. E non lo dico nella speranza di qualche complimento («ma no, dai, non dire così, sei bellissima») oppure di un po’ di consolazione.

L’ironia ultima è che, solo ora che mi avvicino pericolosamente all’età in cui rischio di vederli sfiorire definitivamente, inizio finalmente a capire quanto sciocca io sia stata e che avrei dovuto essere più contenta e grata…

Aspettate, come dite? «È un classico»?

Ebbene sì, credo abbiate assolutamente ragione: nonostante io detesti i cliché, mi rendo conto di essere caduta in uno di quelli più classici e banali, ahimè, ovvero riuscire ad apprezzare ciò che si ha solo quando lo si perde – o quasi.

Lo dico ancora una volta: io credo che a nessuno faccia piacere invecchiare checché ne dicano tant* che si lanciano in dichiarazioni piene di gratitudine verso il tempo che passa (hashtag che attribuirei a queste esternazioni: credici).

Sì, certo, il passare del tempo va accettato, sono assolutamente d’accordo, anche perché invecchiare è l’unico modo per vivere a lungo, ok.

Sono anche assolutamente d’accordo con il nuovo concetto di pro age al posto di anti age, ovvero non contrastare bensì accogliere, tant’è che ho appena confessato di aver finalmente capito quanto sciocca io sia stata, però da qui a dire «uh, che bello, non vedevo l’ora di compiere XX anni»… beh, ragazzi, dai, ce ne passa, siamo sinceri.

A ogni modo: una delle poche cose di cui sono contenta (diciamo così) è aver scoperto che, nel nuovo kit «quanto sono stata scema a non apprezzarmi un po’ di più», è anche incluso un atteggiamento decisamente più costruttivo, ovvero è scattata la voglia di essere più consapevole di me stessa e del mio corpo (guardate che vi sento sghignazzare e dire «era ora» e so anche chi siete 😀 ).

Perché, se da una parte è vero che ho rispettato me stessa ben oltre il fatto di non amare tanti miei aspetti, è altrettanto vero che in diverse cose ho sbagliato e avrei potuto fare di meglio: se fossi stata più attenta e oculata, insomma, anziché limitarmi alle lamentele, oggi potrei fare bilanci migliori.

Finalmente me ne rendo conto e questo ha dato via alla nuova fase di consapevolezza.

Per esempio, qualcuno magari ricorderà miei vecchi articoli riguardanti l’avversione (ok, potete leggere pigrizia pura) verso l’adozione di una regolare e sana skincare routine: ecco, finalmente ho capitolato e se l’avessi fatto prima quante rughe, segnetti e macchioline mi sarei risparmiata, perché sì, una buona pelle faceva parte di quel pacchetto di ‘doni’ (ancora le virgolette…) che ho provato a elencare e che io ho rovinato con una vita fatta di zero creme viso, tanto sole, poche protezioni, eccetera. Mi fermo qui perché è meglio, lo so, però a mia discolpa dico che almeno una cosa l’ho sempre fatta giusta, ovvero mai andata a letto con il make up (uh che eroina 😀 e sì, mi sto prendendo in giro da sola).

Tra le abitudini e gli atteggiamenti che ho cambiato negli ultimi anni per fare pace con questo involucro che è il mio povero corpo c’è una cosa che ha portato davvero tanti cambiamenti nella mia vita – e lo dico riuscendo a esserne orgogliosa (evviva, ogni tanto ce la posso fare a esserlo!): la pratica della camminata sportiva.

Ebbene sì, come ho già raccontato in un post in Instagram, la camminata sportiva è stata per me una scoperta che, da due anni e mezzo a questa parte, è diventata una passione che assomiglia molto a una vera e propria sensazionale rivelazione.

Per chi non lo sapesse: la camminata sportiva (anche camminata veloce o fit walking o power walking) è la camminata a passo sostenuto, generalmente considerato tale da 5 a 9 km/h. Alcuni power walker raggiungono velocità molto più alte.

Non è la stessa cosa di uscire a fare una passeggiata: significa camminare con energia a un ritmo impegnativo, mobilitando buona parte dei muscoli e cercando di controllare la postura del corpo, per esempio spalle, braccia (che devono oscillare e mai essere in tasca) e bacino.

Il power walking migliora la salute cardiovascolare, allevia lo stress ed è un’attività molto meno impegnativa e impattante per le articolazioni rispetto alla corsa: i risultati dipendono dal ritmo e dalla durata delle sessioni di lavoro e questi due fattori possono diventare gradualmente più intensi, il tutto con minor rischio di infortuni e lesioni.

Partendo da questi presupposti, vi racconto cosa ha fatto e cosa rappresenta oggi la camminata sportiva per me.

Prima di tutto, l’attività fisica (che ho sempre praticato in varie forme) ora mi accompagna ovunque.

«You have your sport always with you», mi ha detto una simpatica signora tedesca con la quale ho chiacchierato tornando da una camminata di prima mattina mentre quest’estate ero a Samos in Grecia e la sua osservazione ha fatto centro: ha proprio ragione e infatti scarpette e calzoncini sono ora le prime cose che metto in una valigia, che sia per due giorni o per quindici.

La camminata mi ha aiutata a superare diversi miei limiti, sia fisici sia mentali, e poi ho scoperto che mi svuota la testa, nel senso che me la libera e me la alleggerisce (cosa importantissima per me che faccio fatica a spegnere i pensieri perfino quando dormo): solo il nuoto mi aveva fatto finora lo stesso effetto.

La camminata sportiva alimenta anche la mia perenne curiosità, mi aiuta a fare nuove scoperte e ha amplificato e completato il mio rapporto con la natura regalandomi continue emozioni; ha contribuito ad aumentare il tempo che passo all’aperto e sono perfino riuscita a rivalutare l’inverno, io che lo detesto!

Ha migliorato la mia forma fisica generale, lo noto io e lo nota chi mi conosce bene, e non tanto perché io sia dimagrita, ma piuttosto a livello profondo (respiro, battito, eccetera) e anche perché mi ha aiutata a ridefinire proprio quelle mie caratteristiche che avevo sempre detestato; sono lungi dall’essere ‘perfetta’, certo, ma ora mi sento leggera ed è una sensazione bellissima. E mi sento anche piena di energia, perfino più del solito.

E perfino le distanze si sono ‘accorciate’, ora che le misuro e le affronto a piedi, e rivedo posti che già conoscevo sotto una nuova ottica.

Intendo anche questo quando parlo di superare limiti: ho voglia di provare, di sperimentare attività che prima mi precludevo pensando di non essere capace. Ho scoperto che non era vero e il mio concetto di irraggiungibile o infattibile è ora in costante evoluzione.

E poi c’è un’altra cosa che mi piace molto della camminata sportiva.

Gradualmente, senza fretta, giorno dopo giorno: i cambiamenti e i miglioramenti sono così, progressivi, la sfida è solo con me stessa e l’asticella pian piano si sposta sempre un po’ più in là.

Il bello è proprio questo: se praticata con criterio e sale in zucca, la camminata sportiva è un’attività praticamente adatta a tutti e con poche controindicazioni proprio per il fatto che ognuno può adattarla (quanto a ritmo, velocità, intensità, durata) al proprio stato fisico generale.

La regola di buon senso è non esagerare e non improvvisare: vi devo per esempio confessare che, nonostante non avessi praticato prima la camminata sportiva, ho comunque sempre amato camminare e – lo ripeto ancora una volta – ho sempre praticato sport, quindi non sono partita esattamente da zero o da un giorno all’altro.

Mi sfido, sì, mi diverto a spostare l’asticella un po’ più in là, sì, ma senza mai andare oltre il limite estremo, esattamente come ho sempre fatto con il nuoto.

E guarda caso, esattamente come nel nuoto, non sono velocissima (per quanto abbia raggiunto un rispettabilissimo passo), ma ho grande resistenza: insomma, se avessi perseguito la strada dell’agonismo, sarei stata una fondista o mezzofondista, mai una velocista, nel nuoto come nella camminata sportiva.

Inoltre sottolineo che, alla camminata, aggiungo sempre anche un po’ di corpo libero e di stretching.

Su questi presupposti, camminare diventa davvero un modo di vivere, cambia l’approccio e il modo di pensare: mi muovo quasi esclusivamente a piedi, parcheggio la macchina più lontano, evito i mezzi pubblici, studio il modo di fare tratti a piedi ovunque mi trovi, il tutto perché camminare mi fa stare bene.

Nessuna attività sportiva praticata in precedenza mi aveva fatto provare tutte queste sensazioni, nessuna mi aveva accompagnata così fedelmente integrandosi perfettamente con la mia vita.

Questo è ciò che ha fatto a me e ciò che è per me: non pretendo però di prescrivere ricette magiche a nessuno.

Magari altre persone trovano un legame così profondo con altre attività sportive, magari ognuno di noi è destinato a trovare il proprio sport magico e io ero destinata a incontrare la camminata sportiva.

Mi dispiace solo non aver capito tutto ciò prima e aver ‘perso’ tanto tempo.

Ma come si suol dire… non è mai troppo tardi, giusto?

E qui torniamo al punto di partenza, all’età e alle nuove consapevolezze.

Tanti auguri a me, allora (in anticipo perché il 26 novembre sarò a Londra). E tanta gratitudine verso la camminata sportiva.

Manu

 

P.S.: pensavo… per fortuna che il mio lato interiore mi è sempre piaciuto di più di quello esteriore e per fortuna che (come l’ho chiamato qui sopra?) lo ‘starter kit’ interiore avuto in dono (stavolta niente virgolette su dono) mi è piaciuto di più di quello esteriore… e per fortuna che, grazie alla curiosità intellettuale che era inclusa in quel pacchetto, ho potuto, in tutti questi anni, coltivare i doni di partenza cercando di farne buon uso… ecco, dal punto di vista morale e intellettivo convivo in pace con me stessa e credo di essere la persona che avrei sperato di diventare… e per fortuna, lo ripeto per l’ennesima volta! Vi immaginate che razza di conflitto e di calvario sarebbe stato quello? Altro che lotta contro fisico mediterraneo e gambe tornite! 😉 😀

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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