Per chiudere il Pride Month 2026, la parola va a Maurizio Andreuccetti

Un paio di settimane fa, facendo l’abituale rassegna stampa quotidiana, sono incappata in un titolo di BoF – Business of Fashion, uno dei magazine più importanti e prestigiosi in ambito moda. Il titolo dell’articolo ha subito catturato la mia attenzione: For Some Brands, Pride Month Is Sexy Again.

Labels like X and XX have moved on from bland rainbows to more daring takes on Pride Month, spiega l’editor Austin Kim nel sottotitolo. E io ho sorriso, lo confesso. Non di Kim, per carità, ma perché ho pensato che, esattamente un anno fa, eravamo più o meno nella stessa situazione, BoF e la sottoscritta, ovvero entrambi impegnati a interrogarci circa il posizionamento dei brand di moda rispetto al Pride Month.

E, un anno fa, avevo sostenuto una tesi precisa: i brand di moda avevano e hanno perso interesse verso l’evento che festeggia l’orgoglio della comunità LGBTQIA+. Con un tocco di malizia (o piuttosto di realismo?), imputavo e imputo tale minor interesse a un calo di redditività. Puro opportunismo, in parole povere: nel momento in cui tale argomento è diventato scomodo (vedere clima generale) e quindi potenzialmente meno redditizio, la moda ha pensato bene di rivolgere lo sguardo altrove. Leggi tutto

A te che sei madre e che non puoi capire. Pensieri e parole da un utero vuoto

Se sei donna, hai superato i 30 anni e non hai figli, sicuramente qualcuno, almeno una volta ti avrà detto “ah, ma tu non sei madre, non puoi capire”. Se sei donna, hai superato i 30 anni e non hai figli, quella frase ti arriva lì, tra lo stomaco e il cuore. Si piazza lì, un po’ come un boccone amaro che non sai come digerire e che non puoi buttar fuori.

Arriva un giorno in cui, però, se sei donna, hai superato i 30 anni e non hai figli, il tuo utero a braccetto con le ovaie si ribella e ti bussa. Lo fa per tirar fuori dal tuo corpo quel boccone amaro. Per spingerti a dire per la prima volta, a voce alta, “ah, ma tu sei madre, non puoi capire”. Leggi tutto

Essere Emily Charton nel 2026

Da Il Diavolo veste Prada 2 al burnout glamourizzato: Emily Charton diventa il simbolo di una generazione di donne cresciute tra performance, ambizione e paura di essere sostituibili.

Ci avevano detto che potevamo avere tutto.
La carriera. L’indipendenza. Il riconoscimento. La libertà di diventare qualsiasi cosa desiderassimo.

Nessuno ci aveva spiegato che, per ottenerli, avremmo dovuto diventare instancabili.

Ci sono ragazze che cenano alle undici di sera con il computer ancora acceso accanto al piatto, senza nemmeno controllare davvero cosa stanno mangiando. Prima rispondi, meglio è. Sempre efficienti. Sempre reperibili. Ogni giorno sul pezzo. Ragazze che hanno imparato ad associare il silenzio di una mail alla paura di non essere abbastanza importanti da ricevere risposta. Leggi tutto

Primacassa di Primo Fumagalli è il progetto che non mi aspettavo

Lo giuro: mai avrei pensato di scrivere righe come queste e di occuparmi di un simile argomento. E lo confesso: quando ho ricevuto l’invito – un invito peraltro presentato in modo elegantissimo e raffinatissimo – ho pensato, almeno per un istante, di declinare.

A quale argomento e a quale invito mi riferisco?

Partiamo dall’argomento: casse da morto. Avete letto bene. Bare. L’invito è arrivato da Primo Fumagalli, per andare a conoscere Primacassa, uno dei suoi numerosi progetti.

Tra i progetti dell’instancabile imprenditore brianzolo, c’è, appunto, il progetto che si chiama Primacassa: ‘prima’ dal suo nome e ‘cassa’ da quelle casse. Casse da morto, sì, ma non comuni: su disegno d’autore. Leggi tutto

Mi occupo di editoria & moda e ho visto Il diavolo veste Prada 2

Venerdì sera sono stata al cinema a vedere Il diavolo veste Prada 2.

Lo preciso subito: ciò che state per leggere non ha la pretesa di essere una recensione degna di un critico cinematografico. È semplicemente la riflessione di una persona che vive da vicino il mondo dell’editoria e della moda. E che, tra l’altro, non vuole imporre il suo punto di vista a nessuno.

Poi, una rassicurazione: eviterò di dare troppi dettagli circa la trama. Prima di tutto perché credo che praticamente la conoscano tutti. E poi desidero evitare il più possibile gli spoiler, trattandosi di un film appena uscito.

Dirò quindi solo lo stretto necessario nell’ottica dei ragionamenti che desidero fare. Credo, per esempio, di poter dire che c’è subito una differenza tra il primo film e questo. Il diavolo veste Prada 1 è particolarmente incentrato su abiti pazzeschi e su quanto terribile sia Miranda Priestly, l’influente e tirannica direttrice della rivista di moda Runway. Il Diavolo veste Prada 2 si avventura in un territorio diverso: lo stato in cui versa l’editoria a distanza di vent’anni. Leggi tutto

Stanche di essere forti: l’indipendenza diventa performance

Tra aspettative invisibili e indipendenza performativa, il mito della donna che “può tutto” mostra le sue crepe. E forse, oggi, il vero atto di forza è imparare a non esserlo sempre.

C’è un momento preciso in cui succede. Non fa rumore, non lascia segni visibili. È quando ti siedi sul letto, la sera, ancora vestita, e per qualche secondo non fai niente. Ignori il telefono. Non rispondi. Neanche sistemi. Resti. Ed è lì che lo senti.

Non la stanchezza del corpo: quella passa, si gestisce, si nasconde bene. È un’altra cosa. È la fatica di essere sempre all’altezza. Ci hanno insegnato a essere forti molto presto. Prima ancora di capire cosa significasse davvero. Forti vuol dire non chiedere troppo. Non cedere. Non avere bisogno. E così abbiamo imparato. Leggi tutto

Giornata Nazionale dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione: il 15 marzo, l’anima lilla e le parole che non ti ho mai detto

Il 15 marzo è dedicato alla sensibilizzazione relativa ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA). È conosciuta anche come la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, divenuto simbolo da indossare per mostrare vicinanza a chi soffre di DNA e per lanciare un messaggio di speranza, sottolineando che è possibile percorrere una strada di guarigione.

In questa giornata, non potendoci tingere realmente di lilla, lasciamo che siano le parole a farlo. Parole affidate al tempo, che fanno un bel salto indietro, fino a raggiungere chi queste righe avrebbe dovuto e, forse, voluto leggerle molti anni fa. 19 anni fa, per la precisione. Leggi tutto

Anatomia di una icona, dal rosso Valentino all’eternità

Chi è colui o colei che usiamo definire icona? È una persona che fa qualcosa di così emblematico, di così unico da diventare rappresentativo di quel qualcosa stesso. Significa dunque essere capaci di incarnare, di impersonare quel qualcosa fino a diventare quasi un tutt’uno, sfidando anche il tempo. È proprio per questi motivi che Valentino Ludovico Clemente Garavani, noto semplicemente come Valentino, può essere definito una icona. Perché ha fatto cose che lo hanno reso unico e inconfondibile, tanto da creare un tutt’uno tra ciò che è stato e ciò che ha fatto. Un esempio? Il colore che porta il suo nome, il rosso Valentino.

Quel rosso è una sfumatura ben precisa e che ha una storia diventata mitica. Accade che, mentre si trovava a teatro per vedere un’opera lirica, l’attenzione di un giovane Valentino ancora studente venne completamente catturata da una donna avvolta in un abito in velluto rosso. Lo sguardo del couturier rimase affascinato dall’intensità di una sfumatura così accesa, intensa, fuori dagli schemi. Leggi tutto

La valigia leggera e il peso delle radici

Non si parte mai davvero per studiare.

Si parte perché restare, a un certo punto, diventa più spaventoso che andarsene.

Il resto sono giustificazioni presentabili: l’università migliore, le opportunità, il futuro. Parole educate, rassicuranti, che servono soprattutto a non dire la verità più semplice e più scomoda: a casa non ci stavamo più. Non per mancanza d’amore, ma per eccesso di confini.

Valigie e bugie leggere

La prima valigia è sempre troppo leggera. Dentro ci finisce l’indispensabile, qualche vestito, un quaderno, la presunzione di cavarsela. La chiudi di fretta, come se indugiare potesse far cambiare idea alle gambe.

Alla porta nessuno piange davvero: ci si promette che sarà poco, che “tanto torni spesso”. È una bugia gentile. Senza, non si avrebbe il coraggio di scendere le scale. La stazione (o l’aeroporto, cambia poco) è il primo luogo dove capisci che stai diventando altro. Treni che partono puntuali (a volte), valigie identiche alla tua, facce concentrate su un futuro che non ti riguarda ancora. In quel momento sei leggero, quasi euforico. Non sai che stai lasciando più di quanto porti via. Leggi tutto

Il 2025, l’anno in cui la moda ha salutato Giorgio Armani

In questi giorni, archiviando definitivamente l’anno appena terminato, non si può fare a meno di ricordare che il 2025 è stato l’anno in cui la moda e il mondo intero hanno salutato Giorgio Armani.

Gli articoli su di lui sono stati innumerevoli, ovunque, e molti erano ciò che in giornalismo viene definito coccodrillo. Credo che non tutti sappiano che i tempi dell’informazione sempre più stretti costringono tante redazioni giornalistiche a tenere archivi di articoli commemorativi già pronti da usare all’occorrenza, i cosiddetti coccodrilli, appunto. Può sembrare una cosa di dubbio gusto, me ne rendo conto. Eppure questo è solo l’ennesimo segno di quanto chi si occupa di informazione viva nel terrore di arrivare tardi sulla notizia. Leggi tutto

Dall’albero di Harold Clayton Lloyd ai miei auguri per voi

Ci sono le leggende, racconti che difficilmente sono veritieri o che, al limite, mescolano elementi reali e fantastici. E poi ci sono storie così belle da assomigliare a leggende. Quasi troppo belle per essere vere, insomma.

Parto proprio da una di queste storie per farvi i miei auguri di Natale.

Vi sarà forse capitato di leggere la storia di Harold Clayton Lloyd (1893-1971), attore, regista e produttore cinematografico statunitense, grande interprete del cinema muto. Era famoso anche per le sue funamboliche interpretazioni che lo vedevano spesso in equilibrio precario in cima a qualche cornicione. Come nel fotogramma che lo ritrae appeso alla lancetta dell’orologio di un grattacielo, sospeso sopra una strada trafficata nel film Preferisco l’ascensore (1923), una delle immagini più note dell’epica epopea del muto.

Anche la sua vita personale aveva risvolti spettacolari. Aveva comprato una enorme tenuta a Beverly Hills, chiamata Green Acres, che comprendeva ben quarantaquattro camere. Ed è proprio in questa grandiosa residenza che il suo albero di Natale divenne così famoso da diventare quasi un monumento pubblico. Leggi tutto

Fashion Magazine, quando una testata chiude è una sconfitta per tutti

Nel mio lavoro, le fonti di informazione sono fondamentali e dunque vanno accuratamente selezionate.

Le fonti più importanti sono i diretti protagonisti delle notizie di cui mi occupo: aziende, brand, creativi, artigiani, artisti, istituzioni museali. A completare questo panorama ci sono le agenzie di stampa, come ANSA, e infine le testate di informazione specifiche del settore. Le newsletter di queste ultime, insieme ai comunicati che ricevo quotidianamente dagli uffici stampa dei protagonisti di cui sopra, mi aiutano ad avere un preciso quadro della situazione. Mi permettono di capire in quale direzione stiamo andando, cosa si sta muovendo e, conseguentemente, mi aiutano a scegliere di cosa occuparmi.

Qualche giorno fa, ho notato una cosa strana: non stavo ricevendo una delle newsletter a cui sono iscritta, quella di una testata che si chiama Fashion Magazine, una delle più importanti e autorevoli del settore. Leggi tutto

A proposito di fiducia, parola dell’anno 2025 secondo Treccani

Fiducia è il termine scelto da Treccani per il 2025. L’annuncio, arrivato nei giorni scorsi, è stato per me contemporaneamente una lieve carezza sul cuore ed una mano presente e pesante sullo stomaco.

È una parola apparentemente semplice ed immediata. In realtà, però, cela un significato profondo e carico di responsabilità. Aver fiducia richiede la capacità di affidarsi, aver fede, confidare e nutrire un sentimento di speranza. Già osservando da questo punto di vista, sorgono moltissime riflessioni, oltre alla necessità di avere dentro sé un immenso coraggio.

Ipotizzando, però, un gioco delle parti, chi chiede all’altro di fidarsi, affidarsi e confidarsi è pienamente consapevole di oneri ed onori che tutto ciò comporta? Leggi tutto

La linea sottile tra apprezzamento e appropriazione culturale

Viviamo in un mondo sempre più complesso e in cui, proprio per questo motivo, diventa talvolta difficile distinguere vizi e virtù. Basti pensare, per esempio, a quanto succede nella moda: pare che tutti si ispirino a tutti. Chi si è ispirato a chi? Oppure… chi ha copiato chi?

La questione assume connotazioni particolarmente rilevanti quando si parla di ispirazioni collegate a elementi fortemente identitari, capaci di connotare un popolo e la sua cultura. Mi riferisco alla questione dell’appropriazione culturale.

Dove finisce un apprezzamento sano e legittimo e dove inizia, invece, l’appropriazione culturale? Come si possono distinguere in modo chiaro, netto, definitivo? Leggi tutto

Da “tanti auguri a me” al primo editoriale ufficiale

Dal 2013, ovvero da quando ho creato il blog A glittering woman, ho adottato l’abitudine di scrivere un post per il mio compleanno. Il 26 novembre è diventato così un giorno in cui riflettere su varie cose, dal mio personale stato d’animo a situazioni più generali.

Quindi, più o meno consciamente, ho sempre pubblicato qualcosa che assomiglia ai cosiddetti editoriali o lettere del direttore. Diciamo allora che questo è il mio primo editoriale ufficiale da quando il blog non è più solo un blog e da quando incarna non più solo me, Emanuela, bensì un gruppo eterogeneo e ben assortito.

Tra le tante cose di cui essere grata oggi, mercoledì 26 novembre 2025, c’è proprio questo gruppo: le persone che costituiscono la redazione di A glittering magazine. Leggi tutto

Educare alla grammatica delle relazioni: il 25 novembre ripartiamo da qui

Ogni anno, il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Ogni anno, con immenso dolore e rabbia, ci troviamo davanti a dati allarmanti relativi a femminicidi e violenze.

Ogni anno, con un nodo alla gola, ci chiediamo cosa si debba fare per fermare questo abominio perpetuo.

Purtroppo non c’è una formula magica, non un algoritmo, niente di certo che ci garantisca il cessare di questo fiume di violenze. Un punto di partenza, però, ci può e ci deve essere. E l’inizio, forse, risiede proprio nell’estendere all’intera società una necessaria educazione sessuo-affettiva, nell’educare alla grammatica delle relazioni. Leggi tutto

La moda è superficiale? Ditelo ai sanculotti – e non solo a loro

Me lo dico da sola: sono noiosa. Perché – ancora una volta – torno sullo stesso argomento. Lo faccio, però, perché è una questione che mi sta molto a cuore.

Qual è? La moda e la superficialità di cui viene spesso tacciata. E sulla quale non sono assolutamente d’accordo.

«Bella forza – penserete giustamente voi – ti occupi di moda». È vero, ma se mi occupo di moda è in realtà proprio per questo, perché penso che non sia solo superficialità. E perché penso che ciò che indossiamo costituisca uno degli strumenti più potenti che possiamo usare per presentarci – e non mi riferisco a marchi o loghi. È un mezzo comunicativo che parla di noi prima ancora delle nostre stesse parole o dei nostri gesti. Che ci piaccia o no.

Un esempio? Lo psicologo polacco Solomon Asch (1907–1996) parlava del cosiddetto “effetto priming”. È il legame, quasi sempre inconsapevole, che si crea quando incontriamo qualcuno e precisamente il legame che si crea tra le informazioni preliminari e il giudizio che ne consegue. Leggi tutto

Un respiro che si fa arte

Euphoяia – Art is in the Air al Balloon Museum – Milano

Nella vasta navata dell’Area MilanoSesto a Sesto San Giovanni, dal 18 ottobre 2025 al 15 marzo 2026, prende forma un’esperienza immersiva che supera il semplice «vedere». La mostra itinerante Euphoяia – Art is in the Air ci invita a entrare in un universo in cui l’aria — invisibile, impalpabile, vitale — diventa materia, forma, presenza.

L’aria che si fa corpo

Camminando tra i cinquemila metri quadrati di installazioni gonfiabili, palloni, bolle sonore e tunnel sospesi, si percepisce subito che l’aria non è solo un elemento passivo: è protagonista. Opere come la gigantesca My Room is Another Fish Bowl di Philippe Parreno — palloncini‐pesce che fluttuano osservando il pubblico — ribaltano la prospettiva: non siamo noi a guardare, ma l’installazione che ci scruta. Leggi tutto

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