Ho fatto Love Therapy con Floria Fiorucci, la sorella di Elio
Elio Fiorucci ha scritto un gran capitolo della storia del costume, a livello italiano e internazionale.
Ha fatto cose da autentico pioniere, molto tempo prima che diventassero comuni, a partire dall’apertura del suo negozio a Milano nel 1967, primo concept store in Italia.
Il suo denim ha fatto storia così come i suoi celeberrimi angeli.
Indimenticabile la commistione che ha saputo creare con l’arte e con artisti del calibro di Keith Haring. Era il 1983 quando Fiorucci ha affidato all’artista statunitense la decorazione del negozio in San Babila, precisamente in Galleria Passarella, completamente svuotato per l’evento.
E se non credete a me, se non credete se vi dico che Elio Fiorucci è stato importante ben oltre moda e costume, vi chiedo di leggere questo bellissimo articolo di Gianmarco Gronchi pubblicato in un sito che parla di storia dell’arte.
Non mi vergogno a raccontare che, nel 2015, quando è scomparso improvvisamente per un malore, ho pianto.
Perché Elio Fiorucci, oltre a essere un pezzo di storia (non manca mai nelle lezioni ai miei studenti), è uno dei motivi per cui mi sono innamorata della moda quando ero solo un’adolescente.
Non dimenticherò mai il suo mitico negozio di San Babila che ho potuto frequentare quand’era ancora aperto (ha chiuso nel 2003, se non erro).
Perdersi lì dentro il sabato pomeriggio era per me una sorta di rito. Tornare a casa un giorno con una delle sue t-shirt contenute nelle mitiche scatole di metallo è stato un piccolo sogno avverato mettendo da parte i soldi delle paghette. Inutile dire che ho gelosamente conservato la prima scatola così come tutte quelle venute in seguito. Vale la stessa cosa per le t-shirt che sono oggi pezzi da collezione.
Dopo la sua scomparsa, sono stata tra i firmatari della petizione per intitolargli Galleria Passarella dove sorgeva il suo negozio (ne parlai anche qui nel blog). Mi vergogno, da milanese e da italiana, che nulla sia ancora stato fatto.
Alla luce di tutto ciò, avere avuto venerdì scorso l’opportunità di conoscere Floria, sorella di Elio che ha condiviso con lui l’avventura Fiorucci (e la successiva Love Therapy dal 2003), ascoltare mentre narrava episodi e dettagli come neanche un libro di storia, entrare nello showroom / archivio di famiglia… beh, ecco, vivere tutto ciò è stato per me un vero e proprio sogno a occhi aperti.
Floria mi ha raccontato in dettaglio quanto Elio credesse profondamente nell’idea di donare amore e felicità. E quanto volesse rendere reale e concreta quell’idea nel suo negozio. Voleva riuscire a far vivere un’esperienza fatta di sorpresa, stupore e gioia a chiunque entrasse, sia che fosse per un momento breve o per un intero pomeriggio (come capitava a me), sia che acquistasse o che soltanto curiosasse.


Un altro esempio concreto di quella filosofia è proprio la t-shirt nella scatola. Una t-shirt da sola, mi ha spiegato Floria, in fondo è solo stoffa. Ma in una scatola di metallo diventa altro. Acquista una completezza, diventa un pensiero e un dono, per sé stessi o per una persona cara. (Qui sopra c’è Floria proprio mentre me lo spiega…)
Floria mi ha anche raccontato in dettaglio come Elio avesse concepito Love Therapy per essere esattamente ciò che è dichiarato già nel nome stesso, ovvero come una terapia d’amore. Una iniezione di positività, la continuazione della rivoluzione pacifica e colorata iniziata nel 1967.
La Manu ragazzina che sospirava nel negozio Fiorucci non avrebbe mai potuto immaginare che un giorno avrebbe goduto di quello che considero un autentico privilegio, ovvero ascoltare Floria.
Vorrei potervi mostrare la grande potenza comunicativa espressa dal viso e dal corpo di Floria mentre raccontava. Mostrarvi la sua concentrazione come se stesse vedendo nitidamente quei momenti davanti a sé, come se narrandoli li rivivesse.
E così, dopo quel pomeriggio intenso e ricco di emozioni, il mio interesse (già scarso, lo confesso) verso gli accadimenti della Milano Fahion Week (che era in corso) è drasticamente crollato.
Sarà perché, come mi descrivo nel mio profilo Instagram, sono vintage. O boomer, come direbbero i giovanissimi.
O sarà perché le vicissitudini contemporanee della moda (che troppo spesso hanno a che fare con soldi e mero calcolo e troppo poco con la creatività autentica) mi appassionano poco e sempre meno. Come anche gli “scandali” spesso accuratamente pensati e programmati a tavolino (per questo li metto tra virgolette).
Preferisco piuttosto andare a una sfilata per puro divertimento senza pensare a niente (come quella Diesel alla quale sono andata senza accreditarmi come stampa bensì approfittando dell’apertura al pubblico). Oppure preferisco appunto essere boomer se boomer vuol dire guardare a progetti come Love Therapy.
Sono dunque colma di gratitudine verso Floria Fiorucci nonché verso sua figlia Marina e sua nipote Martina, tre generazioni di donne fortissime. Sono grata perché mi hanno aperto le porte di un mondo autentico, appassionato e che vibra – oggi come ai tempi di Elio – di amore e desiderio di creatività, bellezza e felicità.
Io voglio credere fortemente che ci sia ancora spazio per questo tipo di visione.
Anche perché Martina, terza generazione Fiorucci, è una donna giovanissima. Altro che boomer come me.
Emanuela Pirré o semplicemente Manu, come preferite
Doverosa precisazione per amor di completezza di informazione
Dopo la grande espansione del suo marchio, Elio Fiorucci ha ceduto l’attività a una società giapponese attorno al 1990.
Come ho già detto qui sopra, in seguito, e precisamente nel 2003, Elio ha creato il progetto Love Therapy. Con un obiettivo, proseguire la rivoluzione d’amore che aveva iniziato nel lontano 1967.
Quindi, a oggi, esiste Fiorucci ed esiste Love Therapy – e sono due cose distinte e separate.
Avrete forse sentito o letto che, proprio durante questa edizione della Milano Fashion Week, è avvenuto il rilancio di Fiorucci. Il marchio è stato nuovamente venduto e acquistato nell’ottobre 2022 dall’imprenditrice svizzera Dona Bertarelli. L’imprenditrice ha costituito una squadra con Alessandro Pisani, direttore generale, e Francesca Murri, responsabile dello stile. Giovedì 21 settembre 2023 sono state svelate le prime creazioni del nuovo corso dell’etichetta.
Love Therapy continua invece a essere portato avanti da Floria Fiorucci.
Se volete seguire il lavoro della sorella di Elio, qui trovate il profilo Instagram di Love Therapy.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.
Glittering comments
Carissima Manu, articolo molto bello anche se devo ammettere che mi hai fatto venire un po’ di nostalgia per quelle giornate in cui anch’io scappavo da Fiorucci e quasi sempre per curiosare perchè non avevo i soldi per fare acquisti, però era così eccitante scegliere cosa farmi regalare al compleanno o a Natale. 😃
E posso confessarti una cosa? Io sono felice di essere una Boomer, anche perchè le emozioni che provavamo/proviamo noi, forse (non ne sono sicura) sono sconosciute ai giovani.
Tu lavorando in Accademia, conoscerai meglio di me l’approccio alla moda dei giovani, anche questo è molto interessante e mi piacerebbe leggere un tuo articolo in materia.
Tornano alla tua bella esperienza, penso che mai come oggi servirebbe la Love Therapy e personaggi come Elio Fiorucci.
Anche nella serie “Made in Italy” Fiorucci ha un ruolo molto importante e viene descritto benissimo.
Un abbraccio e una leccatina da Mia.🐾🐾🐾
Ehhh, Laura cara, capisco perfettamente la tua nostalgia perché ne è venuta tanta anche a me.
Ascoltare Floria Fiorucci mi ha fatto rivivere un’atmosfera che, come ho scritto, spesso non riesco più a percepire attorno a me e a noi. Purtroppo mi capita di non riconoscermi nell’attuale panorama della moda e non solo perché sono vintage o boomer, ma perché sono davvero cambiate tante dinamiche e non sempre in meglio.
Sono una grande fan del cambiamento e della modernità e ho sempre pensato che solo evolvendosi si possa guardare avanti, ma oggi mi tocca ammettere che non sempre i cambiamenti portano miglioramenti. Ma forse è normale che nei periodi di transizione ci sia un po’ di confusione. E questo è sicuramente un periodo di transizione.
Per quanto riguarda i giovani, è vero, essere docente mi permette di godere di un osservatorio privilegiato perché posso vivere i ragazzi ogni giorno, in prima persona. E la considero una grande fortuna.
Posso dirti che – secondo me – i giovani sono come noi donne, ovvero non possono essere unificati in una macro categoria: esattamente come ogni donna è diversa, la stessa cosa avviene per i ragazzi.
Alcuni mi fanno arrabbiare perché sono davvero superficiali, ma molti altri sono invece iper sensibili e super attenti e per fortuna mi sento di dire che sono la maggioranza. Come sempre, le cose brutte fanno più rumore e clamore di quelle belle, ahimè, ma io sono fermamente convinta del fatto che i giovani in gamba siano molti ma molti di più di quelli superficiali.
Ricambio l’abbraccio e mando una carezzina a Mia.
Manu