Il mio saluto affettuoso ad Anna Riva, la bella signora del giornalismo italiano
Ci sono notizie davanti alle quali vorrei tanto poter chiudere occhi e orecchie, fingendo di non averle mai lette e sentite. È la sensazione che ho provato nel 2012, quando si è spenta Anna Piaggi, e che ho provato di nuovo tre anni fa, nel 2022, quando si è spenta Giusi Ferré. Ed è la sensazione che provo di nuovo insistentemente da lunedì sera, il momento in cui ho appreso di una nuova scomparsa, quella di Anna Riva, una delle grandi esponenti del giornalismo di moda. E, proprio come Piaggi e Ferré, uno dei modelli assoluti per me.
Non ho mai avuto l’opportunità di parlare di persona con Anna Piaggi, mentre ho avuto varie volte il privilegio di ascoltare Giusi Ferré. Con Anna Riva ho avuto una sola occasione. Una sola, sì, eppure molto intensa.
Era l’11 ottobre 2017 e mi trovavo a Torino, a Palazzo Madama, per l’anteprima stampa di Sotto un’altra luce, mostra interamente dedicata ai gioielli e agli ornamenti creati dal Maestro Gianfranco Ferré. Mentre ero sul bus navetta che portava me e tanti giornalisti da Milano a Torino, mi ero accorta di una presenza luminosa: Anna Riva.
Non era la prima volta in cui la vedevo da vicino. L’avevo incontrata spesso a presentazioni e conferenze stampa, soprattutto quelle della Fondazione Ferré. Tuttavia, pur guardandola con ammirazione, non avevo mai avuto il coraggio di approcciarla. Quel giorno, però, ho finalmente deciso di vincere la mia naturale ritrosia (sono restia a disturbare le persone celebri) e sono andata a stringerle la mano. Non avevo immaginato ciò che sarebbe nato dal mio gesto: una fitta chiacchierata a braccetto, ben oltre ogni più rosea aspettativa.
Il sorriso smagliante che vedete sul mio viso nei due scatti qui sotto è tutto merito suo, di Anna Riva e della nostra chiacchierata. Gli scatti rappresentano un ricordo eterno della giornata ottobrina vissuta insieme e sarò sempre grata a Lyn Jegher, la persona che li ha realizzati.
Tengo a sottolineare il fatto che chiunque oggi si occupi di moda deve molto a lei, a Riva. Classe 1935, si è spenta all’età di 90 anni dopo essere stata protagonista e testimone di un’epoca incredibile. Le dobbiamo tutti molto, per ciò che ha fatto e per come l’ha fatto, e dovremmo esserle grati. Io lo sono. E se, proprio in ragione di ammirazione e gratitudine, sapevo tutto o quasi di lei dal punto di vista professionale, a Torino ho potuto vivere anche la sua meravigliosa dimensione umana.
Naturalmente, avevo sentito tanti altri parlare del suo entusiasmo, della sua energia e della sua grande capacità di comunicare. Posso testimoniare che tutto ciò non è (non riesco a scrivere non era) una leggenda attorno a un’icona bensì la realtà.


Non solo. Quel giorno ho potuto sperimentare un’altra sua caratteristica: la grande generosità. Non dimenticherò mai il tempo e l’attenzione che la signora Riva mi ha donato.
Mi ha raccontato della sua lunga amicizia con Anna Piaggi, descrivendola come persona generosa e che sapeva valorizzare il lavoro altrui. Mi ha parlato dell’amicizia con il Maestro Ferré nonché di un aneddoto divertente sul Maestro Valentino (che terrò per me, perdonatemi). Insomma, per me è stato un momento di delizia assoluta, di paradiso. Avrei voluto che il tempo si fermasse mentre lei era lì, davanti a me, in carne, ossa e puro entusiasmo, intenta a condividere il suo amore senza fine per moda e bellezza.
E poi… un risvolto inatteso: mentre raccontava quegli aneddoti, ha detto un’altra cosa. Di avermi notata già prima che l’approcciassi io. Per abbigliamento, accessori e pettinatura, mi aveva spiegato, e aggiungendo che, vedendomi, aveva fatto un pensiero. «Anna Piaggi e io non abbiamo lavorato invano se ci sono ancora ragazze come lei». Lei, cioè io.
Forse avrei dovuto tenere questa frase per me, esattamente come ho fatto con l’aneddoto su Valentino. Ma se lo condivido è a riprova di quanto Anna Riva sia stata generosa ed entusiasta, profondamente innamorata di una professione che considerava una missione.
Quanto a me… beh, naturalmente vivo di rendita da allora. Sul fronte gratificazione sono a posto per i prossimi 20 o 30 anni almeno. E non per il fatto che mi abbia definita ragazza, una gentilezza da parte sua insieme al rigoroso utilizzo del lei durante tutta la nostra chiacchierata, ma per aver apprezzato me e il mio essere. E sono gratificata anche dal fatto di essere stata per un attimo una conferma circa il valore del suo lavoro appassionato. Che onore.
Voglio dunque dire ancora una volta grazie ad Anna Riva, la «bella signora» del giornalismo italiano, il soprannome che le era stato attribuito. Un soprannome carico di rispetto e anche affetto in un ambito (la moda) in cui tali sentimenti non sono affatto scontati. Un soprannome che lei ha meritato ampiamente, guadagnandolo non solo per i suoi outfit, sempre personali e accompagnati da accessori tra cui immancabili cappelli e straordinari bijou, ma soprattutto per la cultura profonda, l’acutezza, l’ironia, la sensibilità. La sua è stata una bellezza che nasceva da dentro.
E allora glielo prometto, signora Riva: continuerò a impegnarmi affinché il suo lavoro non risulti mai vano. Nel mio piccolo, certo, ma lo farò.
Emanuela Pirré
Piccola biografia di Anna Riva
Anna Riva era nata a Reggio Emilia nel 1935. Laureata in giurisprudenza, la sua passione era però la moda per cui aveva una naturale inclinazione e un talento innato.
Aveva mosso i primi passi da Max Mara, nel 1958, per poi dedicarsi al giornalismo dal 1962 lavorando per Arianna. Erano poi arrivate tante altre testate tra cui Linea Italiana, Annabella, Mondo Uomo di cui Flavio Lucchini, il fondatore, le aveva offerto la direzione nel 1980. È stata anche corrispondente di Vogue Germania.
Grazie a lei e ad altre colleghe tra cui Anna Piaggi è nato il giornalismo di moda inteso non come semplice sequenza di vestiti e tendenze, ma come rappresentazione della società, tra cultura e arte.
Il tutto fortemente collegato a Milano, fulcro del prêt-à-porter nascente proprio in quegli anni. La sua è stata una carriera ricca e variegata. L’ha portata a essere narratrice delle sfilate e anche amica personale dei protagonisti, gli stilisti, che la stimavano e che per questo motivo l’ascoltavano.
«Con tristezza ho appreso della scomparsa di Anna Riva alla quale ero legato da una vera amicizia, nata lavorando insieme negli anni in cui la moda era un fenomeno nascente: io tra i creativi, lei tra i narratori. Il suo punto di vista sempre inatteso, stimolante, progressivo era un vero dono. Perderla è come non poter godere più della vicinanza di una compagna di avventure che ti capisce e sprona. Resta il suo lavoro: il suo modo di scrivere di moda può dire ancora molto, anche a chi poco ha frequentato le sue pagine che per me rimangono fondamentali. Ciao Anna, ti ho voluto bene.» (Il ricordo che le ha dedicato Giorgio Armani attraverso le pagine del Corriere della Sera)
«Anna anche tu ci hai lasciato. Ti ricordo come un vento profumato in redazione, sempre sorridente, sempre informata, sempre positiva, sempre ricca di storie di raccontare. Ti ricordo nella tua prima redazione con noi, a Mondo Uomo, con la tua carica e la tua curiosità. Sono ormai molti i colleghi che ti aspettano lassù. Una intera generazione di giornalisti che ogni giorno ne perde qualcuno.» (Il ricordo di Gisella Borioli, giornalista, direttrice di importanti periodici di moda, imprenditrice e protagonista della vita artistica e culturale milanese grazie a tanti progetti curati insieme al marito Flavio Lucchini)
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.