Caprarola balla grazie a Benedetta Bruzziches e alla sua idea di cultura d’impresa

Viviamo in un momento storico in cui tutti i brand – e soprattutto quelli del segmento lusso – dovrebbero interrogarsi circa l’impatto che generano nei territori in cui operano.

Ripensare al significato di responsabilità d’impresa è infatti fondamentale. Il valore di un marchio non si misura, oggi, esclusivamente attraverso i prodotti, ma anche attraverso la capacità di generare benessere, cultura, senso di appartenenza. In questo scenario, le aziende possono trasformarsi in veri e propri agenti di cambiamento, capaci di rigenerare il tessuto sociale ed economico di un luogo.

Serve un ritorno alle origini, a quando i grandi imprenditori affiancavano, alle loro aziende e ai loro affari, opere sociali e assistenziali volte a migliorare il benessere della comunità. Penso, per esempio, a Ermenegildo Zegna (1892 – 1966) e Adriano Olivetti (1901 – 1960). Loro e altri uomini dello stesso calibro credevano in grandi valori. Credevano che fosse possibile creare un equilibrio tra profitto aziendale e solidarietà sociale. La loro organizzazione del lavoro comprendeva dunque un’idea di felicità collettiva che generava efficienza. Purtroppo, con il passare del tempo, anziché diventare la norma, uomini e imprenditori come Zegna e Olivetti sono rimasti eccezioni.

Ma la musica, forse, sta cambiando. Perché ci sono ora degli imprenditori intenzionati a rispolverare vecchi valori. Da Brunello Cucinelli fino ad arrivare a imprenditori che appartengono alle ultime generazioni. Come Benedetta Bruzziches.

Benedetta Bruzziches è una designer e imprenditrice che fa borse. Splendide borse dietro le quali c’è un’idea ben precisa, un progetto artigianale che valorizza ogni pezzo e chi lo produce. E che, conseguentemente, consegna qualità e valore a chi sceglie il prodotto finito.

Benedetta non si accontenta però di fare soltanto borse. Nel 2020, nel pieno dell’emergenza sanitaria causata dal virus COVID-19, ha deciso di devolvere il 100% (sì, 100%) del ricavato dalle vendite realizzate attraverso il suo e-commerce al potenziamento della terapia intensiva dell’Ospedale Belcolle di Viterbo. Nel 2024, invece, ha deciso di mettere in vendita una selezione di pezzi di archivio a favore di Fondazione Pangea ETS, organizzazione che lavora nell’ambito dei diritti umani per le donne.

Benedetta crede, insomma, in quel tipo di equilibrio in cui credevano Zegna e Olivetti. E sono felice di poter dare voce al suo nuovo progetto di benessere collettivo. Questo progetto si intitola Caprarola Balla.

La locandina di <em><strong>Caprarola Balla</strong></em> e, sotto, i nomi degli artisti presenti
La locandina di Caprarola Balla e, sotto, i nomi degli artisti presenti

Il progetto Caprarola Balla

Profondamente radicata nella Tuscia (ovvero lo splendido territorio che si estende tra la provincia di Viterbo, la Città metropolitana di Roma Capitale e l’Umbria), Bruzziches ha scelto di restituire valore al proprio luogo d’origine, il comune di Caprarola. Lo fa con un’iniziativa che va ben oltre il perimetro della moda: nasce Caprarola Balla, un festival popolare che unisce arte, artigianato e cultura.

L’iniziativa non è solo una celebrazione della creatività, ma un atto concreto di investimento culturale e sociale sul territorio. Valorizzazione delle tradizioni locali, coinvolgimento diretto della comunità, promozione di eventi accessibili: Caprarola Balla è un esempio virtuoso di come un’impresa possa farsi promotrice di una nuova economia della bellezza, fondata su relazioni, identità e partecipazione.

In questo modo, Bruzziches dimostra che è possibile conciliare l’eccellenza del Made in Italy con un impegno autentico e concreto per il benessere collettivo. E contribuisce alla creazione di un ecosistema locale più coeso, dinamico e culturalmente vivo. La sua è, dunque, una nuova forma di cultura d’impresa.

«Fare impresa – racconta – significa per me anche riportare bellezza, ascolto e relazioni tra le persone con cui condivido un territorio. Con questo festival, ho voluto creare un ponte tra la nostra storia, fatta di artigianato e lentezza, e un futuro in cui il benessere collettivo diventa parte integrante del nostro DNA umano e aziendale».

Il territorio come partner

L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Caprarola e sostenuta dalla Pro Loco e dalla comunità locale. Non è solo un evento, ma un gesto concreto di responsabilità sociale e culturale in una regione che, attraverso il lavoro di Benedetta Bruzziches, è tornata ad essere hub creativo e produttivo.

In un mercato dominato dalle grandi multinazionali e dalla delocalizzazione, Bruzziches continua a puntare su un sistema produttivo in cui ha coinvolto più di 50 artigiane locali, riportando valore economico e sociale in un’area marginalizzata.

L’evento Caprarola Balla diventa così il simbolo di una visione che coniuga identità, artigianalità e innovazione sociale.

Il debutto

La prima edizione del festival avrà luogo dall’8 all’11 maggio 2025. Caprarola ospiterà un programma di danze popolari, incontri culturali e momenti di festa.

È l’inizio di un progetto che ambisce a diventare un appuntamento annuale. Perché la danza popolare è, da sempre, un ponte tra l’individuo e la collettività. È movimento, festa, cura. È un ritmo che scioglie le distanze e restituisce alle persone il piacere di stare insieme.

Caprarola Balla è tutto questo. Sarà un festival aperto a chiunque (del posto e non) voglia ritrovare una gioia antica e condivisa attraverso i passi e la musica. Naturalmente l’ingresso è gratuito. E date un occhio qui se volete seguire tutti gli aggiornamenti.

Emanuela Pirré

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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