L’eleganza ribelle di un’identità in bilico: il Made in Italy

Da qualche parte, c’è un’Italia che non fa rumore, eppure tiene in piedi l’onore di una nazione che troppo spesso dimentica chi è. È l’Italia che cuce, scolpisce, assembla, dipinge, crea. Quella che non urla in TV, che non sgomita nei talk show, ma che ogni giorno mette le mani nella materia e ne tira fuori bellezza. È l’Italia del Made in Italy, tre parole che all’estero valgono come una firma d’artista, ma che in patria rischiano di diventare un marchio svuotato, venduto a pezzi come i souvenir nei vicoli di Venezia.

Cos’è il Made in Italy?

Il Made in Italy non è solo una questione commerciale. È una questione culturale, identitaria, quasi spirituale. È il filo sottile ma tenace che lega il Rinascimento alla moda di Milano, l’ingegno leonardesco alla robotica emiliana, la cucina povera napoletana ai ristoranti stellati di Tokyo. È lo stile come linguaggio, la bellezza come dovere civile, la cura del dettaglio come forma di rispetto. Eppure, siamo arrivati a un punto in cui tutto questo rischia di dissolversi. Non perché non valga più. Ma perché il mondo attorno si muove troppo in fretta per accorgersene. Leggi tutto

Chi sono, a proposito di Emanuela Pirré alias A glittering woman

Quando questo sito è nato, nel lontano maggio 2013, ciò che state per leggere era contenuto in una pagina di presentazione con lo scopo di raccontare chi sono.

«Mi chiamo Emanuela Pirré, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e mi occupo di moda e comunicazione».

Scrivevo così, in quella pagina, chiedendo poi il permesso di raccontare qualcosa di più a proposito di me e delle mie occupazioni. Visto che ciò che era nato come un blog personale è oggi un magazine, ho deciso di eliminare quella pagina e di trasformarla in un articolo. Questo.

E allora… posso raccontarvi chi sono e cosa faccio?

Prima di tutto, vi dico una cosa che mi sta a molto cuore. Attraverso questo sito e attraverso ogni cosa che faccio, non ho, non ho mai avuto e mai avrò la pretesa di ergermi né a maestra né ancor meno a giudice.

Desidero solo e semplicemente condividere. Perché condivisione è sempre stata una parola estremamente importante per me. Leggi tutto

Libertà, se ci sei, batti un colpo

La libertà, di base, è un concetto semplice, quasi elementare oserei dire. Allora perché il passaggio dalla teoria alla pratica sembra essere così complesso? Perché ogni giorno si palesano nuovi o rinnovati ostacoli che ci allontanano sempre più dalla reale essenza della libertà?

Veniamo al mondo nudi, liberi, privi di pregiudizi. Ci è concesso esprimerci a gran voce, tutti sono lì intorno ad aspettare quel grido di vita, quel pianto che è lì a confermare la propria esistenza.

Poi cresciamo e spuntano improvvisamente barriere, spuntano i pregiudizi ed i giudizi, spuntano i primi mattoni che ci chiudono e che rendono la nostra voce molto più lontana dal resto del mondo. Mi chiedo: dov’è finita quella libertà vitale? Leggi tutto

Una missione per due, l’opera lirica che celebra l’inclusione attraverso l’arte

Ricevo e volentieri condivido – Sabato 24 maggio è il giorno del debutto di Una missione per due. È un’opera lirica che celebra l’inclusione attraverso l’arte e va in scena al Teatro La Nuova Fenice di Osimo, in provincia di Ancona.

Lo spettacolo coinvolge quasi 600 partecipanti tra studenti, professionisti e ragazzi con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale. È il cuore pulsante di Opera fai da te, progetto nato dalla sinergia virtuosa tra Accademia d’Arte Lirica di Osimo, Istituto Comprensivo Caio Giulio Cesare di Osimo-Offagna e Fondazione Lega del Filo d’Oro.

L’obiettivo? Rendere la cultura accessibile e partecipata.

«Abbiamo accolto con entusiasmo l’opportunità di coinvolgere bambini e giovani adulti con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale in questa esperienza corale in cui ciascuno può essere protagonista con le sue potenzialità. Progetti come questi rappresentano un’occasione preziosa per promuovere una cultura dell’inclusione fondata sul rispetto, sull’empatia e sulla valorizzazione delle diversità. Sono la dimostrazione di come ogni persona, con le proprie abilità e unicità, possa contribuire in modo significativo alla creazione di qualcosa di importante e condiviso». Leggi tutto

Hallyu, in mostra a Zurigo l’onda coreana diventata fenomeno mondiale

La musica permea profondamente la nostra vita.

È praticamente ovunque. Saliamo in auto e accendiamo l’autoradio. Entriamo in un negozio o in un locale e, molto spesso, ci accoglie un sottofondo musicale. Canticchiamo, a volte quasi senza accorgercene, i motivi (o tormentoni) del momento. Quasi ognuno di noi ha un brano musicale collegato a un momento specifico della propria esistenza oppure a una persona. E forse non esiste una sola persona al mondo che non sia in grado di citare almeno un nome di cantante o musicista. È forse l’unica arte per cui accade tutto ciò: per esempio, molte persone sono invece completamente disinteressate alla pittura o alla scultura.

Ascoltiamo musica per rilassarci, per divertirci, per trovare ispirazione, per avere compagnia. La ascoltiamo quando siamo allegri e quando siamo tristi. Usiamo infatti l’espressione colonna sonora: una colonna è qualcosa che ha una funzione fondamentale. Sostiene e, allo stesso tempo, abbellisce. Leggi tutto

Art Déco: il trionfo della modernità

Milano riscopre l’eleganza che fece girare il mondo

C’è un’eleganza antica eppure eternamente giovane che, come un profumo raro, ogni tanto torna ad avvolgere il mondo: è l’Art Déco. Ed è proprio questo spirito a pervadere il cuore di Milano, dove il sontuoso Palazzo Reale ospita la mostra “Art Déco: Il trionfo della modernità”. L’esposizione è un viaggio colto e affascinante tra le pieghe scintillanti di un’epoca che, tra le due guerre mondiali, cambiò per sempre l’idea di bellezza.

Il Déco, nato alla grande esposizione di Parigi nel 1925 — e già nel nome un abile gioco di marketing ante litteram — fu il sigillo di una modernità lussuosa, geometrica, disinvolta. In queste sale milanesi, sotto gli stucchi dorati e i soffitti che ricordano una città orgogliosa del suo passato ducale, si compone una sinfonia di linee spezzate, curve seducenti, materiali preziosi. Leggi tutto

Caprarola balla grazie a Benedetta Bruzziches e alla sua idea di cultura d’impresa

Viviamo in un momento storico in cui tutti i brand – e soprattutto quelli del segmento lusso – dovrebbero interrogarsi circa l’impatto che generano nei territori in cui operano.

Ripensare al significato di responsabilità d’impresa è infatti fondamentale. Il valore di un marchio non si misura, oggi, esclusivamente attraverso i prodotti, ma anche attraverso la capacità di generare benessere, cultura, senso di appartenenza. In questo scenario, le aziende possono trasformarsi in veri e propri agenti di cambiamento, capaci di rigenerare il tessuto sociale ed economico di un luogo.

Serve un ritorno alle origini, a quando i grandi imprenditori affiancavano, alle loro aziende e ai loro affari, opere sociali e assistenziali volte a migliorare il benessere della comunità. Penso, per esempio, a Ermenegildo Zegna (1892 – 1966) e Adriano Olivetti (1901 – 1960). Loro e altri uomini dello stesso calibro credevano in grandi valori. Credevano che fosse possibile creare un equilibrio tra profitto aziendale e solidarietà sociale. La loro organizzazione del lavoro comprendeva dunque un’idea di felicità collettiva che generava efficienza. Purtroppo, con il passare del tempo, anziché diventare la norma, uomini e imprenditori come Zegna e Olivetti sono rimasti eccezioni. Leggi tutto

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