Libertà, se ci sei, batti un colpo

La libertà, di base, è un concetto semplice, quasi elementare oserei dire. Allora perché il passaggio dalla teoria alla pratica sembra essere così complesso? Perché ogni giorno si palesano nuovi o rinnovati ostacoli che ci allontanano sempre più dalla reale essenza della libertà?

Veniamo al mondo nudi, liberi, privi di pregiudizi. Ci è concesso esprimerci a gran voce, tutti sono lì intorno ad aspettare quel grido di vita, quel pianto che è lì a confermare la propria esistenza.

Poi cresciamo e spuntano improvvisamente barriere, spuntano i pregiudizi ed i giudizi, spuntano i primi mattoni che ci chiudono e che rendono la nostra voce molto più lontana dal resto del mondo. Mi chiedo: dov’è finita quella libertà vitale?

La Libertà che guida il popolo _ Eugène Delacroix (1798-1863) _ Olio su tela, 1830 _ conservato c/o il Museo del Louvre, Parigi
La Libertà che guida il popolo _ Eugène Delacroix (1798-1863) _ Olio su tela, 1830 _ conservato c/o il Museo del Louvre, Parigi

La sento dentro ogni giorno, lì, che preme per uscire, per affermarsi, ma fa fatica; ne fa tanta in un periodo storico in cui i diritti vengono lentamente cancellati come scritte sulla sabbia. Ne fa altrettanta quando ci viene detto, più o meno velatamente, che forse è meglio rimanere a casa, piuttosto che andare a votare, ricordandosi di tutte le lotte che sono state fatte affinché ci si potesse recare alle urne per far sentire la propria voce.

La libertà si ribella, mi bussa e mi ricorda le parole di Gaber: “libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione“. Ecco, anche lei vuole essere partecipe di quest’epoca, vorrebbe essere protagonista della contemporaneità, perché ha sudato davvero tanto per potersi ritagliare un ruolo, quel ruolo. Invece si sente messa da parte, sente che questa cantata partecipazione non sia così gradita.

Si sente impotente in un mondo in cui assiste ad uno spettacolo orribile dove le persone non sono davvero libere di amare chi vogliono. Lo stesso mondo in cui si è liberi di dire ciò che si pensa solo se prima il nostro pensiero passa un’accurata revisione. E ancora in cui c’è una legge che consente di essere libere di scegliere se diventare o non diventare madri, ma che viene messa in pratica solo se non c’è chi obietta.

La libertà si agita inquieta quando c’è chi si indigna sentendo “Bella ciao“, ma non muove un passo davanti ad un “ciao bella” non richiesto. Quando diventa consapevole del fatto che la maggior parte delle donne non si sente libera di vestire come vuole, di uscire da sola, perché è divorata da una reale paura. Quella stessa libertà diventa irrequieta assistendo all’imposizione di rimozione di bandiere di Paesi devastati dalla guerra o di lenzuoli che ci ricordano quanto sia infinitamente bello l’antifascismo.

Ecco che mi chiedo di nuovo: dov’è finita quella libertà vitale? Esiste davvero una pratica libertà o è solo frutto della teoria?

La mia parte razionale e grigia mi dà una risposta, la risposta che non vorrei. Il mio lato irrazionale e pieno di colori me ne dà un’altra, quella in cui spero ancora. Allora, dando ascolto alla parte che nutre ancora speranza nei confronti dell’umanità, mi fermo e rifletto. Questa riflessione mi porta a dire, con tutta la voce che ho, che, nella vita, l’augurio più bello che si possa fare non è quello di essere felici, bensì di essere liberi.

Liberi di amare, senza passare dall’approvazione altrui.

Liberi di pensare, di dire, di scrivere.

Liberi di scegliere.

Liberi di sognare.

Liberi di dire di no o dire di sì.

Essere liberi, liberi davvero.

Federica Santini

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Federica Santini

Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.

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