Chi sono, a proposito di Emanuela Pirré alias A glittering woman

Quando questo sito è nato, nel lontano maggio 2013, ciò che state per leggere era contenuto in una pagina di presentazione con lo scopo di raccontare chi sono.

«Mi chiamo Emanuela Pirré, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e mi occupo di moda e comunicazione».

Scrivevo così, in quella pagina, chiedendo poi il permesso di raccontare qualcosa di più a proposito di me e delle mie occupazioni. Visto che ciò che era nato come un blog personale è oggi un magazine, ho deciso di eliminare quella pagina e di trasformarla in un articolo. Questo.

E allora… posso raccontarvi chi sono e cosa faccio?

Prima di tutto, vi dico una cosa che mi sta a molto cuore. Attraverso questo sito e attraverso ogni cosa che faccio, non ho, non ho mai avuto e mai avrò la pretesa di ergermi né a maestra né ancor meno a giudice.

Desidero solo e semplicemente condividere. Perché condivisione è sempre stata una parola estremamente importante per me.

Mi piace cercare, esplorare, scoprire, guardare al futuro appoggiando i piedi sulle solide fondamenta del passato. Mi piace anche la positività, costruire e non distruggere, e quindi il mio scopo è – lo ribadisco – dare spazio e voce a tutto ciò che amo.

Tempo fa, ho fatto incidere su un anello le parole «La bellezza salverà il mondo», frase del principe Myškin ne L’idiota di Fëdor Dostoevskij. Queste parole sono un po’ il mio motto poiché credo in quel tipo di bellezza che la vita sa offrirci in molte forme e in molte declinazioni: una di esse è la moda.

La passione per la moda mi accompagna da sempre, tanto che a volte la definisco – scherzando ma non troppo – una malattia con la quale sono nata.

Amo la moda quando è modalità di libera espressione e veicolo di comunicazione personale e sociale perché diventa in questo modo un vero e proprio linguaggio. Ed è proprio sotto forma di linguaggio che mi incuriosisce profondamente

Penso che l’estetica non possa e non debba essere slegata dall’etica: la moda non è mera apparenza, può (e per me deve) essere anche sostanza ed essenza.

Sono allergica a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Mi definisco curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi. Oltre alla moda, amo i viaggi, i libri e la lettura, l’arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia.

Potete ritrovare tutte queste passioni qui nel magazine. Credo infatti fermamente che il talento possa assumere mille forme. E dunque talento può essere saper confezionare uno splendido abito, scrivere un bel libro o una bella storia, scattare una foto emozionante, preparare un piatto succulento, coltivare un terreno con amore, suonare virtuosamente uno strumento, cantare facendo vibrare l’anima di chi ascolta. Talento è fare qualcosa con passione e capacità.

Insomma, la ricerca del talento è il vero fil rouge di tutte le attività che porto avanti. Il talento ben oltre qualsiasi categorizzazione, visto attraverso i miei occhi (ritratti qui sotto dalla bravissima fotografa Marcella Milani) e visto attraverso gli occhi di tutte le persone che collaborano con A glittering magazine.

Torniamo alla mia idea di moda. Credo che sia vero che, quando incontriamo qualcuno, abbiamo una manciata di secondi per comunicare un’impressione di noi. A a me piace usare la moda proprio per questo, come un linguaggio adatto a comunicare e raccontare. Conseguentemente, ‘avere stile’ significa – per me – essere capaci di raccontare ciò che si ha dentro attraverso il fuori. Ovvero ciò che si è anche attraverso ciò che si indossa.

Posso dirvi che il ‘mio stile personale’ si riassume nel fare un mix & match di cose che amo, scelte perché mi rappresentano e perché mi fanno stare bene, andando ben oltre i trend e gli status symbol. Non posso rinunciare a cappelli e borse e ai miei due colori preferiti, ovvero il nero e il rosso. Mi piace anche il bianco. Non disdegno comunque tutti gli altri colori che indosso anche in base all’umore. Adoro follemente sneaker, anfibi, biker boots. Ho smesso di portare i tacchi qualche anno fa perché cammino tantissimo, in generale e anche a livello sportivo (pratico fit walking).

Amo vintage e second hand per diversi motivi, tra cui la sostenibilità e la circolarità. Quando invece scelgo il nuovo, amo molto i produttori indipendenti ai quali cerco di dare il mio supporto ogni volta che posso, per esempio indossando le loro creazioni. Oppure parlandone e scrivendone.

Sempre per quel mio essere e definirmi curiosa, vi racconto anche che colleziono bijou da quando avevo 15 anni.

Mi piacciono soprattutto i pezzi strani, particolari o con un significato intrinseco. Amo i materiali più disparati. E, in ogni caso, il mio criterio di scelta non è mai la preziosità commercialmente attribuita, bensì il valore che gli oggetti assumono per me.

Ad alcuni pezzi sono legata in modo speciale perché sono regali di persone a me care o perché sono stati acquistati in momenti particolari della mia vita. Mi diverto anche a scovare nuovi pezzi ogni volta in cui ho l’opportunità di viaggiare.

Nel tempo, ho sviluppato una grande attrazione verso il settore del gioiello contemporaneo in quanto è fortemente sperimentale. Allo stesso tempo, nutro grande attrazione verso il vintage. Ciò che mi interessa e mi affascina nei gioielli d’epoca e di precedenti proprietari è il fatto che abbiano già una loro storia e un vissuto ai quali si aggiungono nel tempo i miei ricordi personali.

Indovinate un po’? Qui nel magazine parlo abbastanza spesso di gioiello e di bijou, anche perché dal 2014 sono partner di un concorso sul gioiello contemporaneo (qui in fondo trovate ulteriori dettagli, se vi va).

E arriviamo al cuore di tutto, ovvero la mia vita lavorativa che si ricollega al progetto del sito.

Divido la mia vita lavorativa in lato A e lato B, proprio come quelli di un vecchio disco in vinile.

Lato A: tanti anni da lavoratrice dipendente in varie aziende, in uffici commerciali, marketing e comunicazione.

Lato B: una nuova strada, faticosa ma esaltante, alla ricerca di una dimensione diversa.

In mezzo c’è un fatto doloroso e spiazzante. Nel 2011 sono finita in una procedura di mobilità insieme a tanti altri colleghi dall’azienda per cui lavoravamo. È stata un’esperienza terribile che però ho deciso di ribaltare cercando di trasformarla nella mia grande occasione.

Mi sono rimessa in gioco. Sono tornata sui banchi di scuola e mi sono regalata un anno in cui ho ripreso a studiare.

Ho scelto lo IED, Istituto Europeo di Design, e ho conseguito due specializzazioni. La prima è in consulenza di immagine. La seconda è in cool hunting e ricerca di tendenze.

La specializzazione in consulenza di immagine è attualmente riposta in un cassetto. Nonostante io stimi molto diversi colleghi che svolgono splendidamente questa professione, ho capito che non faceva per me.

Perché?

Prima di tutto, perché non mi va di dire a nessuno come vestirsi. Ribadisco che per me la moda è un mezzo di libera espressione e un veicolo di comunicazione personale.

E poi perché, pur essendo altamente imperfetta, ho scelto una dimensione che molti credono essere basata esclusivamente sull’apparenza. Ma ho deciso di lavorarci portando testardamente avanti la mia visione basata anche su contenuti e sostanza. In che modo?

Seguendo un principio: per me i vestiti non sono fatti per farci apparire più giovani o più magri. I vestiti sono suggestioni e sogni tradotti in stoffa e noi, a nostra volta, possiamo sceglierli affinché ci rappresentino, attraverso la nostra interpretazione e personalizzazione, attraverso sottrazioni o aggiunte, per comunicare con gli altri e per raccontare chi siamo. Ed è questo il pensiero che porto avanti.

Posso apparire stupida, illusa, pazza, visionaria, cocciuta, ostinata ma nessuno mi fa cambiare idea. Continuo a credere che la moda non sia solo un bel vestito o il bel viso di una modella. Continuo a credere che sia molto di più.

Credo fermamente che la moda debba essere inclusiva, ovvero includere e non escludere. Deve essere rappresentativa della società in cui viviamo e di tutte le persone che la compongono.

Hello, it’s me :-)
Hello, it’s me 🙂

Grazie alle convinzioni che ho via via maturato, ho deciso di continuare il mio percorso formativo anche dopo lo IED.

Ebbene sì, ho preso gusto perché ho scoperto che studiare da grandi è bellissimo. Ho concentrato i miei sforzi in un’unica direzione precisa, scegliendo di rendere ancora più solide le esperienze lavorative appartenenti al cosiddetto lato A della mia carriera. E così ho frequentato ulteriori corsi, soprattutto attorno al giornalismo e ai nuovi strumenti comunicativi.

Devo dire che il percorso di riqualificazione professionale è stato fondamentale e mi ha dato moltissimo anche dal punto di vista umano. Mi ha regalato preziosi incontri con grandi professionisti che mi hanno aiutata a chiarirmi le idee ed è stato proprio uno dei miei docenti in IED, Stefano Guerrini, a farmi capire che potevo unire i due ambiti che maggiormente mi appassionano – comunicazione e moda.

Perché si fa presto a dire «voglio lavorare nella moda». Ma la domanda che occorre porsi è «facendo cosa?».

Occorre chiederselo con onestà, con obiettività, con grande lucidità e restando con i piedi per terra.

Occorre capire se, oltre alla passione, si possieda un talento specifico (visto? siamo tornati al talento). E occorre capire se quel talento possa trasformarsi in una professione, reale e concreta. Io sto cercando di capirlo, tuttora. E il fatto di occuparmi oggi di tante attività non mi porta affatto a pensare di essere arrivata a un traguardo definitivo.

Oggi lavoro in ambito comunicazione, nella moda ma non solo. Mi occupo principalmente di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale.

Dal 2015, ho iniziato a occuparmi anche di formazione. Insegno in due scuole, Accademia del Lusso e Acof Moda, entrambe a Milano.

Continuo a credere in un fatto. Tutti, oggigiorno, dovremmo essere perennemente curiosi e costantemente in cammino. E – a maggior ragione – dovrebbe esserlo chi si occupa di moda, materia che per sua stessa natura è in continua evoluzione.

Credo così fortemente nella necessità di mettersi (e mettermi) in discussione e di essere in continua evoluzione da essermi imbarcata in una nuova e ulteriore impresa.

A partire da maggio 2020 ho iniziato a occuparmi di comunicazione per Bridge2IT, azienda che offre servizi e prodotti informatici.

Ho anche collaborato alla progettazione e al lancio di Bridge2Magazine, uno spazio che si pone l’obiettivo di parlare di digital transformation a 360°, tra business e marketing, hi-tech e lifestyle, arte e design.

Ah, quasi dimenticavo: talvolta scrivo anche per ADL Mag, la testata edita da Accademia del Lusso.

Parliamo anche di questo sito e della parte magazine.

Avere un mio spazio, fondare un mio progetto editoriale: è qualcosa su cui ho ponderato molto a lungo. Un sogno. C’era sempre stato qualcosa che, in un modo o nell’altro, mi aveva frenata. Poi, d’un tratto, tutte le scuse sono cadute, abbattute da soddisfazioni e delusioni vissute quasi in egual misura.

Soddisfazioni e delusioni sono state utili, sono state esperienze che mi hanno fatta crescere, vedere più chiaro e avere conferma di una cosa nella quale ho sempre creduto: occorre curare i propri sogni come piante delicate e preziose, occorre proteggerli e portarli avanti con tenacia e fiducia. E occorre farlo con il sorriso sulle labbra, anche se dentro, magari, si ha un po’ paura.

E poi devo confessarvi che ho sempre pensato una cosa: tenere i sogni nel cassetto non è utile. Stanno lì, solitari, a prendere polvere. Tengo da sempre diari colmi di idee e pensieri, ma forse li ho resi prigionieri visto che taccuini, agende (mitiche Smemoranda!) e quaderni sono finiti in scatoloni riposti poi in cantina.

A un certo punto, finalmente, ho pensato che fosse giunto il momento di permettere a idee e pensieri di venire allo scoperto, di non prendere più polvere. Il momento di lasciarli liberi, di fluire, di spiccare il volo.

E così è nata la prima versione del mio progetto, ovvero il blog personale: era il 1° maggio 2013.

Volete sapere una cosa? Continuo a pensare che sia stata una scelta giusta. Non solo. Penso che sia arrivato il momento di crescere.

Oggi, dodici anni dopo, l’idea di un progetto editoriale indipendente è più forte che mai. E così il vecchio blog è diventato A glittering magazine ovvero un contenitore più ampio, un vero e proprio magazine nel quale sto coinvolgendo altri autori, persone che stimo umanamente e professionalmente.

Vi racconto anche com’è nato il nome A glittering woman.

Parecchi anni fa, una mattina come tante, decisi di mettere un mascara glitterato sulla punta della ciglia, giusto un accenno per dare un po’ di luce e brio alla giornata. Dario, un mio amico e collega, rimase impressionato da quel piccolo tocco luccicante e decise di soprannominarmi Glitter.

Mi sono affezionata a quel nomignolo e ho sempre pensato che, se prima o poi avessi creato un mio progetto editoriale, proprio l’appellativo glitter avrebbe in qualche modo fatto parte del suo nome.

Così è stato.

L’uso dell’articolo indeterminativo a (al posto del determinativo the) è una scelta tutt’altro che casuale, bensì accuratamente ponderata. È una scelta che rappresenta una presa di posizione, precisa e forte, a partire già dal nome stesso.

Parla – una volta di più – della mia intenzione di non ergermi al di sopra di nessuno. Non ho mai preteso di essere la donna ma spero semplicemente di essere una delle tante donne, anzi, una delle tante persone a cui piace tutto ciò che è glittering ovvero scintillante in senso ampio, a 360°.

Quando ho deciso di ampliare il blog trasformandolo in magazine, ho voluto mantenere il nome perché gli sono affezionata. E anche perché, in tutti questi anni di pubblicazioni (dodici, lo sottolineo di nuovo, perché non sono pochi), la mia piccola testata si è guadagnata una nicchia di lettori a cui sono grata. E che non voglio certo né abbandonare né perdere.

Ho preferito estendere il senso che ho attribuito al nomignolo fin dal principio. Questo desidera essere un magazine scintillante (spero!) per persone altrettanto scintillanti. E quando uso tale aggettivo, mi riferisco – ancora una volta – a persone intellettualmente aperte e amanti di tutto ciò che sia in grado di far splendere e illuminare la vita.

Ecco, credo di avervi raccontato proprio tutto… per il momento, almeno 😀

Questo è lo stato della mia vita oggi. Quanto al domani… chissà. Mi piace pensare che il futuro sia una pagina bianca tutta da scrivere. E mi piace lasciarmi sorprendere ogni giorno da quello che considero un vero e proprio viaggio.

Chissà se vorrete accompagnare me e tutti gli autori di A glittering magazine e fare insieme questo viaggio. Noi speriamo proprio di sì.

Emanuela Pirré alias

 

 

 

 

 

 

Cosa mi piace, cosa mi fa sorridere, cosa mi rende felice (tutto tra serio e faceto, com’è nel mio stile)

Alissa, mia nipote. Gli amici. Andare al cinema. Andare in bicicletta ma con quelle vecchie, tipo la mia. Gli anelli enormi e di carattere anche se ho le mani piccole. Angela e Gianni, i miei genitori. Gli anni Ottanta del Novecento, quelli in cui ero piccola piccola. Gli autogrill (non chiedetemi perché, sarà l’idea del viaggio). La bellezza, qualsiasi forma assuma. I bijou, i gioielli contemporanei e quelli vintage. La birra ghiacciata, anche d’inverno. Le calamite comprate in giro per il mondo. Cambiare costantemente taglio di capelli. Casa mia. Chanel no. 5, il mio primo profumo. Il cibo in generale (sono una buona forchetta). Cinzia, mia sorella. Far colazione fuori casa, soprattutto se all’aperto. I colori. Cozze (… da mangiare! vedere per esempio qui) e ostriche. Credere fermamente nei sogni. Dormire quando posso e quando riesco. Le donne che per me sono un modello professionale, cito soprattutto Anna Piaggi, Anna Riva, Diana Vreeland, Giusi Ferré, Irene Brin (sì, sono tutte giornaliste). Enrico, mio marito. La fantascienza (thanks daddy!). Le fotografie, farle e guardarle. I fumetti (once again… thanks daddy!). I girasoli. Lee Alexander McQueen, stilista sognatore e visionario. Leggere. I libri fotografici e quelli d’arte. Il libro Cuore (1886) di Edmondo De Amicis. Il Made in Italy, quello vero e di qualità. Mangiare all’aperto (al fresco dining, come dicono gli anglofoni). Mangiare gelato e biscotti (insieme, sì). Il mare, sempre, in qualsiasi stagione e condizione (vedere per esempio qui). Mixare gli stili per creare il proprio. Le mostre e i musei (una delle tante prove qui). La musica. Il nuoto, il mio sport preferito. La Nutella. Parlare con le persone, ascoltare e condividere esperienze. Le patatine fritte. La pizza. Il pollo impanato e fritto, qualsiasi forma abbia, dalle crocchette alle cotolette. Le polpette. Il profumo di casa mia, dei libri e dei giornali nuovi, del pane appena sfornato, della salsedine. I profumi che mi ricordano l’infanzia. I ranuncoli. I ricordi di viaggio. Ridere, di me stessa e del mondo. Le riviste di moda. Sandro Pertini, il mio presidente per sempre. Il sole. Le stagioni intermedie, quelle cariche di promesse e premesse. I miei studenti. Passare tempo negli aeroporti (anche in questo caso, sarà l’idea del viaggio). Il talento, qualsiasi declinazione esso abbia. I tatuaggi (ne ho tre… per ora). I tortellini in brodo. Totò (che mi fa ridere sempre, anche se ho visto i suoi film centinaia di volte). Viaggiare. Il buon vino. Il vintage.

 

Cosa non mi piace, cosa spegne il mio sorriso, cosa mi rende triste (sempre tutto tra serio e faceto)

Gli adulatori. Gli arrivisti. L’arroganza. Il buio (o forse sarebbe più giusto dire la mancanza di luce). Il benaltrismo (l’atteggiamento di chi elude un problema sostenendo che ce ne sono altri, più gravi, da affrontare). Il buonismo e anche il perbenismo, soprattutto quelli ostentati e spesso falsi. Chi si limita a conformarsi a quello che pensano i più senza una propria analisi critica. La dieta perché mi piace troppo mangiare. La disoccupazione perché toglie la dignità. La disorganizzazione. Gli estremismi – tutti. La fine delle vacanze. Il freddo (sorry, temo di non essere geneticamente programmata per sopportarlo). I furbetti del quartierino. Le persone che fanno pesare il proprio ruolo. Le persone che giudicano senza conoscere. Tutti quelli che maltrattano le persone che considerano essere più deboli di loro. Chi non rispetta il codice della strada solo perché ha la macchina più grossa. Tutti quelli che promettono visibilità (basta!). Le persone che ricoprono ruoli che non meritano e che non hanno la decenza di mantenere un basso profilo e tacere. Le persone che, sempre scontente, vogliono rovinare la festa anche agli altri. Chi vuole aver ragione anche quando ha torto. L’ignoranza. Essere (o sentirmi) impreparata, non all’altezza. L’ipocrisia. Gli eterni insoddisfatti. L’inverno (perché non sopporto il freddo e perché c’è poca luce – vedere sopra). L’invidia. I leccapiedi. La maleducazione nonché la mancanza di correttezza. Milano, la mia città, quando è chiusa per ferie: scusate, mi manda in depressione ed è così da sempre, fin da bambina. I musoni perenni. La neve in città (sempre per l’inverno, il freddo e via discorrendo). L’omologazione. I preconcetti. I pregiudizi. La prepotenza. Il pressapochismo che la fa sempre più spesso da padrone. Il qualunquismo. I raccomandati. I razzisti. Gli spilorci. Lo strapotere dei soldi. I tuttologi. La volgarità, soprattutto quella d’animo.

 

Se non siete ancora stufi di me…

Perché affermo di essere “imperfetta & serena”: lo racconto qui e racconto invece l’episodio legato all’origine di questa imperfezione qui.

Ancora qualcosa circa la mia visione della moda qui.

Se vi va di sapere qualcosa a proposito della mia passione per vintage e second hand, qui trovate l’intervista datata 2014 per Milano Vintage Week e qui trovate l’intervista datata 2024 per Bivio Milano.

 

Alcune collaborazioni

Da quando mi occupo a tempo pieno di moda e comunicazione e da quando ho fondato A glittering woman, ho avuto il piacere di collaborare professionalmente a eventi di vario tipo e in vari ruoli.

Giusto per dare un’idea a chi fosse interessato, segnalo alcune collaborazioni:

Varie aziende, designer e creativi (in ambito moda, accessori, gioiello) mi hanno invitata presso le loro sedi per scoprire come lavorano. Menziono per esempio Sharra Pagano, Mauro GasperiSodini, Ornella Bijoux, Fausto Colato, Mikky Eger e MamaMilano.

Ho fatto da modella (diciamo così…) per esperienze make-up con MUD Studio Milano, sede italiana dell’omonima scuola internazionale, e con Elizabeth Arden, maison storica e prestigiosa. Ho fatto da testimonial anche per il brand Nvk Design indossando un abito della designer Natasha Caladrino Van Kleef in occasione della manifestazione Il Benessere Biologico.

Ho iniziato a collaborare con Accademia del Lusso, importante scuola di moda, nel 2015. Il primo step è stato un seminario intitolato La bellezza dell’essere in occasione del quale, come relatrice e insieme ad alcuni colleghi, ho parlato del rapporto esistente tra arte e moda. Sono poi entrata nel corpo docenti e talvolta scrivo per il loro ADL Mag.

Sempre in ambito formazione, insegno anche in Acof Moda Milano.

A partire da maggio 2020 ho iniziato a occuparmi di comunicazione per Bridge2IT, azienda che offre servizi e prodotti informatici. Ho anche collaborato alla progettazione e al lancio di Bridge2Magazine, uno spazio che si pone l’obiettivo di parlare di digital transformation tra business e marketing, hi-tech e lifestyle, arte e design.

Ho scritto e scrivo inoltre per diverse testate sia online sia offline (cartacee).

Se volete, i dettagli di tutte le mie attività sono nel Portfolio.

 

 

 

Foto vecchie ma che mi rappresentano sempre molto bene. Sopra, io e la mia filosofia, ovvero <em>mai prendersi troppo sul serio.</em> Sotto: parte della mia cicatrice più vistosa, uno dei miei tre tatuaggi e alcuni dei bijou della mia sconfinata collezione.
Foto vecchie ma che mi rappresentano sempre molto bene. Sopra, io e la mia filosofia, ovvero mai prendersi troppo sul serio. Sotto: parte della mia cicatrice più vistosa, uno dei miei tre tatuaggi e alcuni dei bijou della mia sconfinata collezione.

 

 

 

 

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