Mulino Marino, dove i fattori della formula della felicità sono farina e famiglia
Accade spesso che ci si perda a cercare la felicità nelle grandi cose, illudendoci di trovarla chissà dove e, soprattutto, in qualcosa di materiale. Spesso non ci rendiamo conto di quanto questa ricerca sia fatta nella direzione sbagliata. La felicità non sta lì, non in qualcosa di effimero che ci spinge a cercare avidamente altro e altrove. L’essenza della felicità germoglia dalla bellezza e dalla semplicità delle piccole cose che, però, non sono affatto cose piccole. Per capire davvero questo bilanciamento, questa magica alchimia, non esiste niente di meglio di Mulino Marino.
Immersa nelle Langhe, nel raccolto contesto di Cossano Belbo, si trova questa realtà che è il tangibile manifesto della poesia della terra. Qui tutto è materico, è sano e ha quell’odore che fa socchiudere gli occhi e sorridere istintivamente. E, credetemi, non esiste descrizione verbale in grado di spiegare cos’è davvero Mulino Marino. È necessario toccare con mano e vedere coi propri occhi tutto ciò.
Sì, perché è veramente difficile far arrivare tutta l’emozione che suscitano la storia e la tradizione di questa realtà. È complesso far capire quanta forza e fiducia nel futuro possa esserci stata in Felice Marino, quando nel 1956 decise di acquistare un piccolo mulino in vendita. Insieme alla moglie Ida ebbero davvero molto coraggio e, forse, un’ottima intuizione che consentì di gettare il primo vero seme per dar vita alla storia di Mulino Marino.

Una storia di famiglia, di mugnai, di farina e farine, di tante effe che si susseguono, si intrecciano, si sovrappongono, tra radici, germogli e frutti. Frutti di un lavoro concatenato che vede tre generazioni protagoniste, ognuna testimone chiave e insostituibile della precedente. Tutto qui ha un proprio equilibrio, un proprio ritmo.
Hanno un proprio ritmo anche i dieci mulini a pietra naturale. Pietre provenienti da La Fertè sous Jouarre, un piccolo paesino in Francia, che ha smesso di produrre queste incredibili meraviglie all’inizio del Novecento. Sono pietre celebri in tutto il mondo per la loro durezza. Pietre che consentono di produrre una farina unica sul mercato. Pietre che hanno un loro tempo e loro necessità, che richiedono di essere martellate periodicamente per mantenere la giusta superficie per macinare i chicchi. Gesto, questo, che richiede calma e pazienza. Che richiede un proprio ritmo, una propria cura, così come ci ha mostrato con passione e gentilezza Flavio Marino, figlio di Felice Marino, nonché uno dei pilastri di Mulino Marino.
Hanno un ritmo loro, seppur diverso, i mulini a cilindri. Questi sono frutto di un naturale avanzamento tecnologico e non vanno a sostituire la produzione coi mulini a pietra. È un lavoro diverso, in parallelo, ottimale per la produzione delle farine di tipo “0” e di tipo “00”. Questo è un esempio concreto di come vecchio e nuovo non debbano essere per forza in contrasto, del fatto che non sia tutto o bianco o nero. Dimostra che ci possa essere un percorso in parallelo, vissuto ognuno col proprio passo e con la propria funzione specifica.

Vivono di un loro percorso e ritmo anche le farine prodotte. Ognuna ha proprie caratteristiche specifiche, ma tutte sono accomunate dall’essere biologiche. Mulino Marino è una realtà biodedicata ed è completamente bio dal 2001. Anno e scelta che hanno posto nuove sfide davanti alla famiglia Marino. Si è reso infatti ancora più necessario variare lo stile di macinazione di cereali e farine conseguentemente all’elevata biodiversità delle materie prime coltivate con metodo biologico. È stata una scelta coraggiosa, che merita un enorme plauso. L’attenzione alla terra, alla biodiversità, a una rete di produttori sparsi sul territorio nazionale, tutte caratteristiche che rendono questa realtà a dir poco virtuosa.
Nell’attenzione alla biodiversità una menzione particolare spetta all’Enkir®. Ha una storia incredibile e coinvolgente che Fausto Marino ci ha raccontato passo dopo passo e da cui abbiamo scoperto come questi piccoli chicchi siano diventati un tratto distintivo di Mulino Marino. Intravedere quelle scintille di luce negli occhi di Fausto ricordando la prima volta in cui andò assieme a suo padre Ferdinando, a suo zio Flavio, a suo fratello Fulvio e a suo cugino Federico a tagliare le prime spighe di Enkir®. Con meraviglia si accorsero che nascevano un miscuglio di spighe diverse, ma dallo stesso tipo di cereali. Una spiga bianca, una nera, una spiga gialla, una arancione. Si tratta di una “popolazione di semi” che si è adattata naturalmente al loro territorio mantenendo la propria biodiversità. Oserei dire che è un trionfo della biodiversità.

E dalla macinazione di questo cereale nasce una farina che ha un profumo davvero indescrivibile, come se andasse ad anticipare ciò che con essa verrà prodotto.
«Ha tanti spunti aromatici diversi ed è una farina, come le altre di Mulino Marino, meravigliosa da impastare a mano. Ne senti il profumo. La sensazione di queste farine macinate a pietra. Sono farine che quando le hai tra le mani è come sentire il grano, i cereali. Senti la consistenza diversa, la porosità. Senti che stai usando qualcosa di vero. È buona perché è lavorata per essere buona, non è lavorata chimicamente. Questa è lavorata con esperienza. È come se tu sentissi il sapore tra le mani».
Queste sono le esatte parole che ho sentito pronunciare vedendo lavorare quella farina da chi il cibo lo maneggia e lo trasforma di mestiere, quotidianamente.

Posso dire che quei profumi, quei sapori, quell’esperienza li ho percepiti tutti. Li ho visti e sentiti visitando tutta la realtà di Mulino Marino. Mi sono arrivati dritti al cuore parlando con Fausto e Flavio Marino. Mi sono apparsi chiari e netti parlando con Federico Capello, collaboratore della famiglia Marino. È come se mi avessero abbracciato parlando con la signora Gabriella, con un sorriso e una serenità che sanno di pace e trasparenza. Mi hanno accarezzato di nuovo tornata a casa, sentendo il profumo della pizza in forno e il sapore del casatiello che aveva un’anima diversa rispetto a tutti gli altri mangiati in vita mia.
Posso altrettanto dire nuovamente che per me questa è una storia di effe, tante effe. Farina, farine, felicità, fiducia, farro, famiglia, forza, futuro, fertè, frumento. La formula della felicità sta qui. Qui. In tutte queste piccole cose che non sono affatto cose piccole. Mulino Marino ce lo insegna e tacitamente ci svela proprio questo, che i fattori della formula della felicità sono questi. Che c’è questo sulla bilancia del cuore.

Per arrivare all’essenza di tutto ciò basta guardare negli occhi ognuna di queste persone, parlarci e poi lasciarsi inebriare dagli odori delle farine e dai sapori che riescono a creare. Non serve nient’altro, perché i fattori della formula della felicità non sono altro che famiglia e farina.
Federica Santini
Federica Santini
Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.