Piccolo ricordo personale della grande Mariuccia Mandelli

Non mi piace.
Non mi piace che troppe persone siano andate via lasciando spazi vuoti che non verranno più riempiti.
Non mi piace il fatto che, nell’ultimo anno, questo sia avvenuto spesso, portandomi a scrivere molte volte parole di cordoglio.
È successo per persone che consideravo amici, come Emanuele (ti penso sempre).
È successo per persone che consideravo autentiche icone e continua fonte di ispirazione, come Elio Fiorucci, Micol Fontana, Marie-Louise Carven, Lynn Dell, Manuela Pavesi.
E, ora, tocca a lei, a Mariuccia Mandelli in arte Krizia. È venuta a mancare improvvisamente domenica sera, per un malore: avrebbe compiuto 91 anni a gennaio.
Ho avuto l’enorme fortuna di assistere a tre delle sue sfilate: quando al termine lei usciva, tutta la sala esplodeva in un boato. E ho potuto parlarle brevemente in occasione della sfilata tenutasi il 19 settembre 2013, l’ultima alla quale ho assistito.
Ero entrata in backstage così come moltissimi dei presenti: la Signora Mandelli era seduta, attorniata da amici, giornalisti, addetti ai lavori; al suo fianco c’era il marito, Aldo Pinto.
Io ero lì e morivo, combattuta tra la mia istintiva ritrosia – non mi piace importunare in alcun modo le persone famose – e la voglia di stringerle la mano.
Devo dire grazie a un mio carissimo amico, Andrea Tisci, se, alla fine, mi sono fatta avanti: devo dire grazie a lui se ho potuto prendere la mano di Krizia tra le mie sussurrandole con la voce rotta dall’emozione tutta la mia stima e tutta la mia gratitudine.
Ricordo perfettamente che, davanti alla mia emozione, lei mi ha guardata quasi meravigliata come se il suo pensiero fosse “ma no, dai, per me?”. E mi ha sorriso.
Sì, per lei, Signora Mariuccia. E glielo dico ancora oggi, le dico grazie un milione di volte.
Non la dimenticherò mai, non dimenticherò mai quel nostro piccolo momento per me così importante.
E non dimenticherò che, fin dagli anni ’60, insieme ad un pugno di altri grandi stilisti e anticipatori del made in Italy, lei partì alla conquista del mondo con la sua moda fatta di lamé plissettato, shorts, costruzioni geometriche e un bestiario nel quale brillava la pantera, animale del quale fece il suo portafortuna nonché uno dei suoi motivi iconici, spesso presente, stampato o ricamato, su maglie e abiti.
Dicono che Mariuccia Mandelli non avesse un carattere facile e pare che il soprannome Crazy Krizia le fosse stato attribuito non solo per la capacità di anticipare o meglio sovvertire le tendenze portando tante innovazioni, ma anche per il carattere volitivo e tutt’altro che morbido: le sue sfuriate erano famose, ma altrettanto noti erano i suoi slanci di generosità nonché l’impegno costante e in prima linea per fare di Milano la capitale del made in Italy.
Chi la conosceva bene la descriveva come una persona forte, battagliera, difficilmente addomesticabile (soprattutto dalle false lusinghe) e non asservita, ironica, indipendente e dotata di uno spirito imprenditoriale da vera pioniera. Qualcuno dice anche che talvolta risultasse schiva fino all’antipatia.
Greta Vittori, addetta all’ufficio stampa di Krizia dal 2003 al 2007, in un’intervista rilasciata a FashionTimes, descrive la Signora Mandelli come “una donna che si è ritagliata un pezzo di storia, andava contro corrente, una donna che non aveva paura di dire le proprie idee, una donna di cultura, antesignana” e dice anche che “aveva la capacità di farti sentire in paradiso, amata, coccolata, rispettata, ascoltata, e con la stessa capacità ti faceva scendere all’inferno”. “Una mosca bianca in un mare di fatiscenza e conformismo”, conclude.
In una recente intervista al Sole 24 Ore, la stessa Mariuccia Mandelli aveva fatto una dichiarazione schietta e senza peli sulla lingua, come sempre: “La mia donna è libera, capace di divertirsi con quello che indossa. Non ho mai avuto delle icone femminili, dei modelli. Purtroppo oggi c’è troppa tendenza a cercare approvazione, si cerca di essere trendy, ma credo che quando si cerca di esserlo si è già fuori dalla moda”.
Penso che in questa frase ci sia l’essenza di quel suo carattere definito non facile, del suo andare contro corrente, del suo coraggio di essere fedele alle proprie idee.

Ho riletto l’articolo che scrissi nel 2013, dopo il nostro incontro: riporto alcune delle parole che scrissi in quella occasione e che penso ancora, oggi più che mai.

“Ci sono nomi ai quali ci si deve approcciare con tutto il grande rispetto che meritano. E con l’emozione necessaria.
Uno di questi casi, per me, è quello di Krizia: è stato grazie a lei e a pochi altri che, tanti anni fa, mi sono innamorata irrimediabilmente e incurabilmente di quell’Arte che è la Moda – e in questo caso lo scrivo con la M maiuscola.
(…) Vorrei dire una cosa a tutti gli stilisti, giovani e meno giovani, e ai loro uffici stampa: questa è una Signora, questa è una Signora che il pubblico ama e amerà e che è e resterà un mito e un’icona.
Per entrare nel mito non serve fare gli spocchiosi, atteggiarsi a esseri divini, rendersi irraggiungibili, trattare le persone con sufficienza, perché entrare nel mito non è un evento che si può progettare a tavolino: sono gli altri a riconoscerci la grandezza, se e quando c’è. Il vero talento, il duro lavoro, l’autentica passione: sono questi gli ingredienti che contano nel tempo e che fanno sì che uno stilista o una maison non siano una moda passeggera destinata a durare solo il susseguirsi di poche stagioni.
La mia non è una polemica, è solo la considerazione di una persona che non scorderà mai di aver stretto la mano a una delle sue Maestre e che non scorderà mai la semplicità con cui lei si è donata. Vi prego, prendete appunti e non per me né per altri bensì per il bene e per l’amore di quella Moda che voglio scrivere ancora una volta con la M maiuscola.
(…) Grazie Signora Mandelli. Con tutto il mio cuore.
Per la bellezza che ha sparso per il mondo, per ciò che mi ha insegnato, per avermi regalato il momento più emozionante della giornata e sicuramente di tutta la settimana della moda. L’istantanea che porterò nel cuore, per sempre.”

È l’istantanea che porto nel cuore oggi, sì, e – in mezzo a questa onda di dispiacere – mi consola un pensiero.
A fianco a lei, alla Signora Mariuccia, domenica sera c’era il marito, l’uomo che le è stato accanto nel privato e sul lavoro per 50 anni e fino all’ultimo momento.
Proprio come quel giorno in cui l’ho conosciuta io.
A lui, al Signor Pinto, va il mio cordoglio per la perdita della compagna della vita.

Manu

I miei piccoli ricordi: la foto in alto, opera del mio amico Andrea, ritrae la Signora Mariuccia Mandelli e la sottoscritta il 19 settembre 2013 (tengo molto a questa immagine, tant’è che da allora è presente nello slider in home page del blog); l’articolo che ho scritto il 4 ottobre 2013; le foto che ho fatto in occasione della mia prima sfilata Krizia del 20 settembre 2012 e una delle foto di Mariuccia Mandelli al termine di quella sfilata.
Mi fa piacere dare il link dell’intervista rilasciata da Greta Vittori a Fashion Times.
E concludo col link di uno splendido articolo datato 11 agosto 2012: la giornalista Angela Puchetti racconta la storia d’amore tra Mariuccia Mandelli e Aldo Pinto.

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso e porto avanti con entusiasmo questo blog: detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo oppure potete propormi la visione di “Ghost”: inguaribile romantica (e ottimista), riesco ancora a sperare che il finale triste si trasformi in un "happy end".

Glittering comments

The Fashion Commentator
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Cara Manu, questo è l’ennesimo vuoto del 2015, ma è incredibile come mi pesi più di tutti gli altri. Sono cresciuto con i suoi diktat che hanno costruito un’epoca e sono dispiaciuto per come sia stata letteralmente cancellata e dimenticata negli anni 2000, come non fosse stata più degna di far parte di ciò che ha costruito lei stessa, il primato de pret-a-porter italiano. La moda ha la memoria troppo corta!!!

Manu
Reply

La moda ha la memoria troppo corta, scrivi: è proprio vero, caro Alessandro.
E ti dirò di più: non è solo la moda ad avere la memoria corta, è l’essere umano in generale. Soffriamo di amnesia in troppi casi e in ogni settore e aggiungo che soffriamo di un altro male che – personalmente – trovo molto fastidioso: la mancanza di gratitudine. Occorrerebbe avere più rispetto verso chi ha scritto capitoli di storia, in qualsiasi campo sia stato.
Ma se l’uomo fosse capace di avere memoria e gratitudine, la storia non sarebbe ciclica, soprattutto nei suoi aspetti negativi. E invece lo è, purtroppo, è ciclica: non impariamo mai dai nostri errori e dunque li riproponiamo, all’infinito, secolo dopo secolo.
Tornando a noi e tornando alla nostra amata Krizia: ho letto diversi articoli che parlano proprio dell’indifferenza che citi e ti confesso che io stessa sono stata indecisa se parlare o meno di tale aspetto in questo mio post. Alla fine, ho deciso di non farlo per un motivo ben preciso, per il rispetto che porto alla Signora Mandelli: volevo che il mio post fosse un omaggio a lei e che mettesse in luce solo lei e non l’orrore – e il vuoto – di certi atteggiamenti inspiegabili. Ma sono felice che tu ne abbia parlato.
Credo avrai letto anche tu l’articolo di Antonio Mancinelli su marieclaire.it e sono contenta che un giornalista del suo calibro abbia portato l’attenzione su alcune cose (6 motivi per rimpiangere Mariuccia Mandelli e per darsi da fare), così come ho approvato l’articolo duro di Cristiana Schieppati su crisalidepress.it (il sapore amaro dell’addio a Krizia).
Visto che esiste un problema ed esiste una mancanza, un vuoto, è bene che qualcuno abbia il coraggio di denunciarlo.
Per fortuna, non siamo i soli – tu e io – ad aver memoria.
Grazie di cuore,
Manu

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