Carlo Zini, il grande bigiottiere che ha avuto la fortuna di fare ciò che sognava di fare

Sono molto felice di segnalare una mostra stupenda che è stata inaugurata lo scorso sabato.

Ancora una volta, si tratta di una mostra che riguarda il bijou e il bijou di altissima qualità; ancora una volta, si parla di Made in Italy, uno dei miei argomenti del cuore; ancora una volta, la mostra è curata da Bianca Cappello, preparatissima esperta del gioiello della quale scrivo sempre con grande piacere; ancora una volta, lo scenario è quello offerto dallo splendido Museo del Bijou di Casalmaggiore, uno dei luoghi in cui mi sento a casa.

Fino al prossimo 4 giugno, tale Museo ospita infatti la prima antologica interamente dedicata a Carlo Zini, uno degli storici bigiottieri italiani.

E io vi consiglio di non perderla: vale davvero la pena di vederla.

Per fare il pieno di bellezza, talento, capacità; per essere orgogliosi una volta di più del nostro splendido Paese che ha talenti come Zini, professionisti come Bianca e luoghi dove si fa cultura. Vera. Reale. Concreta. Senza spocchia, senza paletti, senza compartimenti stagni. Perché la bellezza è educazione e cultura. Perché quando parliamo di moda e gioiello parliamo a tutti gli effetti di arti applicate.

Ma procediamo con ordine.

La mostra su Carlo Zini è il terzo capitolo di un ciclo di mostre dedicate ai Grandi Bigiottieri Italiani, ciclo ideato e curato da Bianca Cappello, storica e critica del gioiello, in collaborazione con il Museo del Bijou di Casalmaggiore.

La prima mostra è stata dedicata a Ornella Bijou (ricordate, ne ho parlato qui) mentre la seconda ha reso omaggio alla maison De Liguoro: oggi, è la volta della mostra monografica dedicata a Carlo Zini, marchio storico tra i più significativi nel panorama della bigiotteria italiana e internazionale, nato negli Anni Settanta del secolo che ci siano lasciato alle spalle da diciassette anni, ovvero il Novecento.

Divertendosi a creare bijou fin da bambino smontando e rimontando i pezzi della mamma che l’ha sempre assecondato e incoraggiato, Carlo Zini ha costruito nel tempo un marchio amato e seguito dalle donne più belle e importanti del jet set internazionale: le sue creazioni sono state pubblicate in tutte le principali testate di moda, mostrando una capacità espressiva sempre capace di rinnovarsi, una grande abilità tecnica e la creatività tipica del Made in Italy di alta qualità.

Forse potrete pensare che un uomo che ha raccolto così tanti successi sia ormai abituato a tutto ciò; lui, invece, molto semplicemente, dichiara «Sono un uomo che ha avuto la fortuna di fare quello che sognava di fare».

Designer e artigiano, Carlo Zini nasce a Milano nel 1950, in una cosiddetta casa di ringhiera. Il padre, lombardo, autista e hobbista tuttofare, gli trasmette la capacità manuale; la madre, veneta, gli trasmette invece la fantasia e il grande senso dell’umorismo, due caratteristiche che hanno costantemente segnato la sua produzione.

A tredici anni, il signor Zini impara i rudimenti del bigiottiere nel laboratorio del padre; a sedici anni, nel 1966, entra come modellista da Diana Monili, storica azienda milanese.

Lì Carlo inizia un fondamentale periodo di sviluppo e formazione anche grazie all’incontro con Cathy Berberian, cantante mezzo soprano, moglie del compositore Luciano Berio. La Berberian intuisce le potenzialità di Carlo, lo incoraggia, gli mette a disposizione libri di arte e di oreficeria, gli dà la possibilità di studiare la sua collezione di gioielli di scena e gli commissiona alcuni lavori importanti.

Anche quando è costretto ad abbandonare questo lavoro a causa di varie vicissitudini, Carlo Zini non abbandona il suo sogno di «creare bellezza» attraverso la passione per la bigiotteria: nel tempo libero, ricerca, colleziona e vende bijou d’epoca organizzandosi con una bancarella serale nel quartiere Brera, continuando a creare nuovi pezzi utilizzando gioielli vecchi o rotti trovati nei mercatini. Proprio come faceva da bambino con le collane della mamma.

Carlo Zini, collana, 1978, foto Francesco di Bona
Carlo Zini, collana, 1978, foto Francesco di Bona
Sopra: Carlo Zini, bozzetto e bijou, 1980, foto Francesco di Bona / Sotto: Carlo Zini, bozzetto e bijou, 1986, foto Francesco di Bona
Sopra: Carlo Zini, bozzetto e bijou, 1980, foto Francesco di Bona / Sotto: Carlo Zini, bozzetto e bijou, 1986, foto Francesco di Bona

«In tanti anni di lavoro c’è stata tanta ricerca sui pezzi di bigiotteria ben realizzati ma rovinati dall’usura del tempo o senza pietre o mancanti di qualche elemento. Quando li ho raccolti l’ho fatto per diverse ragioni», racconta Carlo Zini.

Per esempio, per recuperare idee di designer che non firmavano i propri pezzi, cosa che li avrebbe condannati a essere dimenticati nel più completo anonimato: «un’altra ragione è che aggiustando questi bijou, smontandoli e riproponendoli con assemblaggi differenti, il prodotto sarebbe stato più completo», conclude.

Risolti i problemi economici familiari (fa onore al signor Zini raccontare che aveva sostenuto la famiglia in un momento in cui il padre aveva perso il proprio impiego), nel 1976, Carlo Zini apre finalmente un laboratorio in proprio in Ripa di Porta Ticinese: ben presto, arrivano successo e apprezzamento internazionale, tanto che Zini estende la produzione anche ad altri accessori quali borse, cinture, guanti, ornamenti per capelli.

Alla metà degli Anni Ottanta, la sua passione per i pezzi vintage si trasforma in collezionismo di gioielli e bijou, ricerca che condivide poi con Marco Fei, grafico pubblicitario che dal 1981 diviene il suo insostituibile collaboratore e compagno. Il loro sodalizio è fondamentale in quanto i loro caratteri sono complementari: da una parte, infatti, c’è la «creatività iperbolica» di Zini, come giustamente la definisce Bianca Cappello, dall’altra c’è la concretezza di Fei che rende possibile perfino la realizzazione dei progetti più visionari.

Negli stessi anni, Zini inizia varie collaborazioni con il mondo della moda tra cui quelle con Enrico Coveri, con la maison Curiel (protagonista di un altro mio recente straordinario incontro) e con Moschino.

Ma, nonostante tali illustri collaborazioni, nonostante gli apprezzamenti e i successi, Carlo Zini continua a guardare al suo lavoro con grande umiltà.

«Macché stilista, guardate le mie mani, sono mani di un semplice artigiano», dice di sé.

Nel 2015, Carlo Zini decide infine di ritirarsi e di chiudere la ditta che viene rilevata da Marco Fei: ha preso il nome di Phoenix Collection e distribuisce in esclusiva il marchio Carlo Zini con un nuovo show room in via Cadore 31 a Milano.

Carlo Zini, spilla, 2003, e collier, 2008, foto Francesco di Bona
Carlo Zini, spilla, 2003, e collier, 2008, foto Francesco di Bona
Carlo Zini, collier, 2005, foto Francesco di Bona
Carlo Zini, collier, 2005, foto Francesco di Bona
Sopra: Carlo Zini, collana pantera, 2014, foto Francesco di Bona / Sotto: Carlo Zini, collana pesce tropicale, 2014, foto Francesco di Bona
Sopra: Carlo Zini, collana pantera, 2014, foto Francesco di Bona / Sotto: Carlo Zini, collana pesce tropicale, 2014, foto Francesco di Bona

Accennavo al fatto che molti nomi del jet set internazionale hanno amato e amano le creazioni di Carlo Zini.

Nel 2004, Daniela Javarone, presidente degli Amici della Lirica di Milano, in occasione della prima alla Scala di Milano, ha scelto di sfoggiare una pochette di Zini con la facciata del medesimo teatro in cristalli; anche Michael Jackson, alla fine degli Anni Novanta, ha acquistato a New York una sua borsa a forma di stella, tempestata di strass colorati.

Sempre tra i personaggi dello spettacolo, tra gli ammiratori si possono annoverare Liza Minnelli, Tina Turner (che si è fatta realizzare appositamente un collier con quasi un chilo di pietre di ambra di sua proprietà), Raquel Welch, Amanda Lear, Cher (che non si è fatta sfuggire un’imponente collaretta in cristalli neri di Boemia), Elizabeth Taylor (che acquistava le sue creazioni in Rodeo Drive a Beverly Hills), Milva e Mina.

Nel 2012, la costumista Lea Bevilacqua ha scelto le creazioni di Carlo Zini per gli outfit di Arisa nel programma X Factor.

Nella moda, Carlo Zini è apprezzato da Anna dello Russo e da Naomi Campbell; nel mondo della politica, ci sono persone del calibro della senatrice Ombretta Fumagalli Garulli e dell’ex primo ministro britannico Margaret Thatcher.

Nel mio piccolo, ho sempre un episodio in testa: nel 2013, capitò che io passassi davanti alla vetrine dell’atelier di Ripa Ticinese rimanendo letteralmente incantata – anzi, folgorata – davanti a uno splendido collier.

Due coccodrilli interamente tempestati di strass si incrociavano sul collo di un manichino: da allora, non ho mai smesso di sognare che un giorno possano piuttosto arrampicarsi sul mio collo.

Non ho parole sufficienti per spiegare quale immenso onore sia stato per me conoscere di persona Carlo Zini e Marco Fei, stupendi responsabili di quel mio sogno proibito.

E se siete curiosi di vedere come sia fatto quel sogno… ecco il collier in un mio scatto di sabato scorso: ebbene sì, ho ritrovato l’oggetto dei miei desideri esposto in bella mostra in una delle teche del museo!

Dal 1976, Carlo Zini ha incessantemente creato bellezza alimentando i sogni di ogni cultrice del gioiello e creando meravigliosi «giocattoli per donne adulte», sebbene grazie a lui, in realtà, si torni un po’ come bambine con il naso appiccicato alle vetrine di un negozio di balocchi (vedere il mio sogno dei coccodrilli).

Per fare ciò, per creare e donare bellezza, non ha mai posto limiti alla sua fantasia e si è lasciato ispirare dalla Natura, dalla Cina, dall’Antico Egitto, dai nativi americani, dalla Grecia e da molti altri ambiti ancora.

Sabato scorso, all’inaugurazione, ho avuto la preziosa opportunità di chiacchierare con lui, scoprendo non solo un grande professionista pieno di capacità e passione, ma anche e soprattutto un uomo splendido che davvero ama la bellezza e che, grazie al suo non risparmiarsi, ha vissuto meravigliose esperienze di vita. E le ha condivise con me con generosità e con un’enorme delicatezza e discrezione.

Mi ha raccontato di tante sue clienti speciali, milanesi e non, senza tradire l’identità di nessuna eppure riuscendo ad affascinarmi; mi ha raccontato di prime alla Scala e di gioielli fatti su misura; mi ha raccontato di anelli preziosissimi persi e che lui ha saputo riprodurre probabilmente salvando matrimoni.

Mi ha raccontato di come spesso i suoi pezzi siamo stati presi per autentici gioielli con pietre preziose (e non me ne stupisco); mi ha raccontato di come perfino le maison più prestigiose abbiano sempre apprezzato i suoi tributi che mai sono stati copie bensì reinterpretazioni piene di amore, fascino e ironia.

Mi ha raccontato della sua infinita ricerca di ispirazioni, forme e materiali (perfino denti di cammello!); mi ha raccontato dei suoi anni da collezionista; mi ha raccontato di quella volta in cui (precisamente nel 1989) Margaret Thatcher gli scrisse di proprio pugno un biglietto di ringraziamento.

Se unite questi racconti alla lunga gavetta e alle difficoltà che mai lo hanno scoraggiato… beh, potete comprendere la mia enorme ammirazione per Carlo Zini.

Ricordi meravigliosi. In alto: foto di gruppo con (da sinistra) Bianca Cappello, Carlo Zini, io, Gianni De Liguoro (protagonista della precedente mostra), Letizia Frigerio (curatrice del Museo) e Pamela Carena (assessore alla cultura del Comune di Casalmaggiore) / In centro: Carlo Zini e Gianni De Liguoro / In basso: selfie finale per me e Bianca.
Ricordi meravigliosi. In alto: foto di gruppo con (da sinistra) Bianca Cappello, Carlo Zini, io, Gianni De Liguoro (protagonista della precedente mostra), Letizia Frigerio (curatrice del Museo) e Pamela Carena (assessore alla cultura del Comune di Casalmaggiore) / In centro: Carlo Zini e Gianni De Liguoro / In basso: selfie finale per me e Bianca.

Ed è Bianca Cappello, naturalmente, colei che meglio di tutti riesce a raccontare Carlo Zini.

«Zini è uno scultore di luce, i suoi materiali elettivi sono i metalli tra cui predilige il rodio, inalterabile e anallergico, le resine che imitano le pietre dure come il turchese, l’onice, la giada imperiale e il corallo. Ma i veri protagonisti per i suoi gioielli fantasia sono i cristalli e gli strass che usa per realizzare bijou iperbolici per donne forti, ironiche e sicure del proprio fascino.»

Bijou iperbolici…

Non esiste sintesi più efficace e io dico grazie a Bianca per il grande lavoro che ha fatto e per una mostra meravigliosa che è un omaggio doveroso e sacrosanto a un uomo speciale.

Lo ripeto: da non perdere.

Manu

 

 

 

Mostra Grandi Bigiottieri Italiani – Carlo Zini

A cura di Bianca Cappello

25 marzo 2017 – 4 giugno 2017

Museo del Bijou di Casalmaggiore

Via Porzio 9, Casalmaggiore (CR) – nel centro storico, a pochi passi da Piazza Garibaldi

Orari: da lunedì a sabato 10:00-12:00 e 15:00-18.00; domenica e festivi 15:00-19:00

Ingresso: intero € 3, ridotto € 2,50

Informazioni e prenotazioni: tel. 0375 284423 (Ufficio Cultura del Comune)

Qui trovate il catalogo Grandi Bigiottieri italiani – Carlo Zini di Bianca Cappello, Edizioni Universitari Studiorum

Qui trovate il sito e qui la pagina Facebook del Museo

Qui trovate il sito e qui la pagina Facebook della maison Carlo Zini

 

 

Condivido con voi alcuni degli scatti che ho realizzato sabato 25 marzo in occasione dell’inaugurazione della mostra: l’ultima foto è la lettera della quale ho accennato qui sopra, ovvero il ringraziamento di Margaret Thatcher a Carlo Zini.
Per visualizzare la gallery, cliccate sulla prima foto e poi scorrete con le frecce laterali.

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo oppure potete propormi la visione di “Ghost”: inguaribile romantica (e ottimista), riesco ancora a sperare che il finale triste si trasformi in un "happy end".

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