Ornella Bijoux, un’autentica icona italiana

Da tempo penso che oggigiorno abusiamo di alcuni termini: icona e mito sono due esempi e c’è addirittura chi si attribuisce questi titoli da solo, cosa – a mio avviso – alquanto bizzarra.

È solo il tempo a dire chi resterà, a decretare chi ha carisma autentico e duraturo.

Quando incontro una persona come Maria Vittoria Albani mi chiedo quanti dei cosiddetti miti di oggi resisteranno col vigore, la grinta, l’energia, la capacità e l’entusiasmo che questa donna straordinaria dimostra ancora oggi, a 85 anni e dopo circa 70 anni di fulgida carriera.

Maria Vittoria Albani è una vera icona che ha contribuito a scrivere pagine importantissime della storia del made in Italy attraverso Ornella Bijoux, l’azienda di famiglia nata nel lontano 1944, griffe di costume jewellery mondialmente riconosciuta e che viene considerata una tra le più ricercate ed apprezzate da intenditori e appassionati.

Ho avuto l’enorme privilegio di incontrare la signora Albani lo scorso 21 marzo grazie al Museo del Bijou di Casalmaggiore che, in collaborazione con Bianca Cappello, storica e critica del gioiello, ha allestito un’importante mostra interamente dedicata alla griffe e alla sua collezione infinita che ha attraversato varie generazioni nonché decenni di mode.

Per la mostra di Casalmaggiore, Bianca ha scelto circa 200 pezzi della collezione privata di Ornella Bijoux, frammenti favolosi che raccontano arte, moda e creatività attraverso la lettura originale ed elegante di Maria Vittoria Albani, designer geniale e ricca di inesauribile verve.

Maria Vittoria Albani, l’anima di Ornella Bijoux
Maria Vittoria Albani, l’anima di Ornella Bijoux

La storia di Ornella Bijoux è assai affascinante: si fonde con le vicissitudini italiane, parla di coraggio, di autentico spirito imprenditoriale in un momento difficilissimo come quello del secondo dopoguerra e merita dunque di essere raccontata.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa delle restrizioni nell’uso di oro e di alcool, l’azienda di cosmetici Gi.Vi.Emme dei Visconti di Modrone e la gioielleria Calderoni di Milano si alleano e decidono di iniziare una collaborazione per produrre bigiotteria: nel 1944, cessate le restrizioni, le due aziende sono intenzionate a ritornare alle loro originarie produzioni ed è così che Dino Villani, all’epoca direttore artistico della Gi.Vi.Emme, propone a Piera Albani, sua segretaria e vedova con due figli, di rilevare il campionario di bigiotteria.

Per la donna, questa è un’occasione di mettersi in proprio e di dare una svolta alla sua vita: nasce così quello stesso anno Ornella, “Creazioni Originali e Ornamenti per la Signora Elegante”.

Presto Piera chiama in azienda anche la figlia Maria Vittoria che all’epoca è appena quattordicenne: nonostante la giovanissima età, la fanciulla mostra una straordinaria attitudine al disegno e alla composizione creativa.

I primi tempi sono all’insegna di grandi sacrifici e madre e figlia investono tutti i loro risparmi nell’azienda: il campionario viene sistemato in bauli e portato in giro in bicicletta per essere mostrato ai vari rivenditori. In un’Italia in gran parte distrutta, le due donne si avventurano fino al sud, spesso ottenendo fortuiti passaggi: durante uno di questi viaggi, Maria Vittoria incontra Mario, il futuro marito.

Già agli inizi degli anni ‘50, Maria Vittoria diventa ufficialmente la disegnatrice di Ornella Bijoux: nel 1957 vince il “Primo Concorso Nazionale Sorelle Fontana per l’Accessorio nell’Alta Moda”.

Piera Albani (a sinistra) con una dipendente e Maria Vittoria (seduta sull’estrema destra) nel loro stand alla Fiera Campionaria di Milano del 1958 (foto archivio Ornella Bijoux)
Piera Albani (a sinistra) con una dipendente e Maria Vittoria (seduta sull’estrema destra) nel loro stand alla Fiera Campionaria di Milano del 1958 (foto archivio Ornella Bijoux)
Disegno di Maria Vittoria Albani, fine anni ’40 (foto archivio Ornella Bijoux)
Disegno di Maria Vittoria Albani, fine anni ’40 (foto archivio Ornella Bijoux)
Ornella Bijoux, spilla airone, ceramica dipinta e invetriata, ottone, prima metà anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, spilla airone, ceramica dipinta e invetriata, ottone, prima metà anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, bracciale rigido, ottone, paste di vetro cabochon, perle imitazione, anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, bracciale rigido, ottone, paste di vetro cabochon, perle imitazione, anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, collier blu con fermezza gioiello, semicristalli, perle di imitazione, conterie, strass, ottone, anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, collier blu con fermezza gioiello, semicristalli, perle di imitazione, conterie, strass, ottone, anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, collier viola, mezzi cristalli, ceramica galvanizzata, vetro galvanizzato, pietre di imitazione, anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, collier viola, mezzi cristalli, ceramica galvanizzata, vetro galvanizzato, pietre di imitazione, anni ’60 (foto Francesco di Bona)

Negli anni ’60, i bijoux Ornella sono esportati in America ed Inghilterra dove vengono distribuiti nei grandi magazzini più famosi: nel 1962, l’azienda apre il proprio punto vendita nella prestigiosa via Monte Napoleone a Milano con il nome “Creazioni Maria Vittoria”.

In questo periodo, la produzione è caratterizzata dall’uso della ceramica dipinta a mano, ma anche da importanti collier a più fili di vetro fantasia, perle di imitazione, cristalli e plastica, impreziositi da fermagli gioiello appositamente creati sul pezzo: sono questi gli anni del sodalizio con la maison Biki, con Céline e con Borbonese, mentre le esportazioni arrivano fino al Giappone.

Negli anni ’70, i bijoux di Maria Vittoria seguono varie ispirazioni: dall’arte astratta, con elementi geometrici e smalti dai colori forti, al gusto etnico con l’uso di materiali naturali come corda, cuoio e piume. Il tutto viene mescolato con grande libertà, ma sempre con squisito equilibrio.

L’ultimo ventennio del secolo è caratterizzato da una produzione di gusto Liberty: la natura diventa la protagonista indiscussa e Maria Vittoria crea una sorta di grande bestiario in metallo dorato con smalti e paste di vetro opalescenti.

Nel 1989, il punto vendita viene trasferito in via De Amicis e intanto Maria Vittoria disegna collezioni per Dolce & Gabbana, Swarovski e De Wan.

Nel 2000, Ornella Bijoux viene insignita di un importante riconoscimento, quella di Bottega Storica Milanese: ancora oggi, nel grande laboratorio in via Monte Cervino, Maria Vittoria continua a creare pezzi unici realizzati a mano, muovendosi a perfetto agio in un enorme archivio di ben 40mila modelli.

La versatilità, la creatività e la fantasia unite a buone dosi di coraggio e intraprendenza hanno permesso all’indomita designer di non fermarsi mai, di continuare a sperimentare soluzioni sempre nuove e di restare sulla cresta dell’onda: con eleganza, originalità e gusto, Ornella Bijoux non ha seguito bensì ha contribuito a creare mode e tendenze.

Ornella Bijoux, spilla con scarabeo, ottone dorato, paste di vetro cabochon, conterie, strass, smalti, seconda metà anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, spilla con scarabeo, ottone dorato, paste di vetro cabochon, conterie, strass, smalti, seconda metà anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, bracciale per Biki, maglia di filo metallico dorato, fermezza gioiello con tartarughe in metallo dorato, strass, vetro cabochon, seconda metà anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, bracciale per Biki, maglia di filo metallico dorato, fermezza gioiello con tartarughe in metallo dorato, strass, vetro cabochon, seconda metà anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, demi-parure per Biki, perle di vetro, fine anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, demi-parure per Biki, perle di vetro, fine anni ’60 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, pendente in stile Liberty, ottone dorato, paste di vetro cabochon, strass, fine anni ’70 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, pendente in stile Liberty, ottone dorato, paste di vetro cabochon, strass, fine anni ’70 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, spilla con ghiande, metallo dorato, anni ’90 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, spilla con ghiande, metallo dorato, anni ’90 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, spilla, ottone, perle di vetro, semicristalli, conterie, 2015 (foto Francesco di Bona)
Ornella Bijoux, spilla, ottone, perle di vetro, semicristalli, conterie, 2015 (foto Francesco di Bona)

L’importante esposizione promossa dal Museo del Bijou di Casalmaggiore è la prima di una serie di monografie che saranno dedicate ai grandi protagonisti della bigiotteria made in Italy: la storia della costume jewellery nostrana è ancora tutta da scoprire e non poteva che essere inaugurata da un nome tanto rappresentativo e prezioso.

La mostra prosegue fino al 17 maggio e io mi lancio in un piccolo ma appassionato consiglio: non perdete questo incontro con la bellezza, con un pezzo della nostra Italia e con una storia che profuma di coraggio e di voglia di fare.

Sono passati molti anni dal secondo dopoguerra e siamo entrati in un nuovo millennio, eppure il difficile momento economico di allora assomiglia, per certi aspetti, a quello che viviamo oggi: oggi più che mai serve iniziativa e dunque, oltre a riempire gli occhi di autentiche meraviglie, la storia di Maria Vittoria Albani, della madre Piera e di Ornella Bijoux serve anche a far capire quanto una testa e un cuore intraprendenti e lungimiranti possano condurre lontano.

Se chiudo gli occhi, vedo Piera e Maria Vittoria in bicicletta coi loro bauli: chissà se all’epoca queste due donne coraggiose avrebbero mai potuto immaginare che le loro creazioni sarebbero arrivate in tutto il mondo, sollevando la passione e l’interesse di estimatori e collezionisti.

Tra di essi, ci sono anch’io, piccola glittering woman emozionata come una bambina per il fatto di essermi trovata al cospetto di un’autentica icona, una donna che ha fatto cose concrete e che ha prodotto piccoli capolavori senza tempo, molti dei quali mi hanno fatto sospirare come un’innamorata davanti alle teche del Museo di Casalmaggiore.

Manu

 

 

Mostra Grandi Bigiottieri Italiani – Ornella Bijoux

Museo del Bijou di Casalmaggiore

Via Porzio 9 – Casalmaggiore (CR)

Fino al 17 maggio 2015

Apertura: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18; domenica e festivi dalle 15 alle 19. Per scuole e gruppi possono essere prenotate visite guidate, percorsi didattici e attività di laboratorio.

Tel. 0375 284423 – 0375 205344

Qui il sito e qui la pagina Facebook del Museo; qui la pagina dedicata alla mostra.

Qui trovate il sito e qui la pagina Facebook di Ornella Bijoux.

Ecco alcuni miei scatti fatti all’inaugurazione del 21 marzo; le foto che mi ritraggono sono opera di Enrico.

La locandina della mostra dedicata a Ornella Bijoux
La locandina della mostra dedicata a Ornella Bijoux
Io, colma di felicità, con la meravigliosa Maria Vittoria Albani
Io, colma di felicità, con la meravigliosa Maria Vittoria Albani

Unico nel suo genere in Italia, il Museo del Bijou è stato fondato nel 1986: conserva oggetti d’ornamento e accessori prodotti dalle diverse fabbriche di Casalmaggiore fino agli anni ’70 del Novecento.

Oltre a spille, gemelli, bracciali, orecchini, ciondoli, sono presenti portacipria, portarossetto, portasigarette, occhiali da sole, medaglie devozionali e distintivi: il Museo conserva e valorizza oltre 20 mila pezzi tra modelli, macchinari, utensili, fotografie e cataloghi provenienti dalle dismesse industrie locali e dalle donazioni di aziende e collezionisti del settore.

Oltre alla collezione permanente, il Museo organizza mostre temporanee sulla storia della moda e dell’ornamento personale, finalizzate a promuoverne la conoscenza e la divulgazione.

Una sala del Museo del Bijou di Casalmaggiore (foto Davide Cavalli)
Una sala del Museo del Bijou di Casalmaggiore (foto Davide Cavalli)

Ed ecco alcuni miei scatti realizzati sempre il 21 marzo, giusto qualche foto alla collezione permanente, sperando di incuriosirvi e invitarvi ad andare a visitare questo interessantissimo Museo che contiene molto, molto di più di quanto potete vedere in queste immagini.

L’insegna del Museo del Bijou di Casalmaggiore
L’insegna del Museo del Bijou di Casalmaggiore
Selezione di bracciali anni ’50
Selezione di bracciali anni ’50
Selezione di spilloni da cappello anni ’50
Selezione di spilloni da cappello anni ’50
Selezione di spille anni ’40
Selezione di spille anni ’40
Selezione di spille anni ’40
Selezione di spille anni ’40
Selezione di spille anni ’40 / ’50
Selezione di spille anni ’40 / ’50
Selezione di spille anni ’40 / ’50
Selezione di spille anni ’40 / ’50
Selezione di spille anni ’40 / ’50
Selezione di spille anni ’40 / ’50

La mostra dedicata a Ornella Bijoux è a cura di Bianca Cappello, storica e critica del gioiello, docente di storia del gioiello presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e coordinatore curatoriale del museo del Gioiello di Vicenza.

Al suo attivo, Bianca ha letture, incontri, mostre e cataloghi sulle sperimentazioni materiche attorno al gioiello e alla storia della bigiotteria italiana: è membro della Society of Jewellery Historians di Londra e vive a Milano.

Ha curato anche il catalogo della mostra edito da Universitas Studiorum (lo trovate qui).

Ho conosciuto Bianca lo scorso anno in occasione della Milano Vintage Week e desidero ringraziarla per l’invito all’inaugurazione della mostra, invito che mi ha dato l’opportunità di incontrare Maria Vittoria Albani e di conoscere meglio le creazioni di Ornella Bijoux.

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso e porto avanti con entusiasmo questo blog: detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo oppure potete propormi la visione di “Ghost”: inguaribile romantica (e ottimista), riesco ancora a sperare che il finale triste si trasformi in un "happy end".

Glittering comments

laura sciuto
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Salve Emanuela,

quanto hai scritto sembra un copia e incolla della mia biografia….anch’io sono da tempo un’appassionata di vintage, in particolare mi occupo di restyling di oggetti vintage trovati nei diversi mercatini. Ti faccio i miei migliori complimenti per l’ interessante articolo che hai scritto su Maria Vittoria Albani e la sua Ornella Bijoux.
Un caro saluto
Laura Sciuto

Manu
Reply

Buondì cara Laura 🙂
Devo farti una confessione: in un primo momento, quando ho letto l’espressione «copia e incolla», sono rimasta un po’ disorientata in quanto spesso tale espressione viene usata in senso negativo, riferito a un contenuto «rubato».
Poi, seguitando a leggere, ho compreso che volevi in realtà sottolineare la somiglianza tra noi. Giusto, vero?
Ti ringrazio per il tuo apprezzamento: Maria Vittoria è davvero una grande icona e reputo che incontrarla e rivederla poi nel suo atelier (se ti va, trovi l’articolo qui) sia stata una grande fortuna.
E visto che siamo entrambe appassionate di vintage (complimenti anche a te da parte mia per la tua attività di restyling), spero ci incontreremo ancora, qui oppure in occasione di qualche manifestazione di settore.
A presto,
Manu

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