In India, grazie a Child in Need Institute, la scuola va dagli studenti

Oggi, a pochi giorni dall’inizio di un nuovo anno scolastico, desidero occuparmi di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore e che sono strettamente connessi tra loro: i giovani e l’educazione.

Non sono madre – per scelta – eppure le sofferenze dei più piccoli mi toccano profondamente e mi scoppia il cuore quando penso a quanti bambini e adolescenti vengano privati di diritti, libertà e sogni, soffrendo la fame, patendo malattie, subendo violenze e soprusi.

La cecità nei confronti del benessere fisico e mentale di giovani e giovanissimi è pura follia dato che essi incarnano il futuro: la loro condizione dovrebbe pertanto essere al centro di ogni nostro sforzo.
E il futuro passa attraverso l’educazione dei più giovani, attraverso il loro accesso a formazione, cultura e conoscenza.

Come ho detto, non sono madre eppure credo esistano tanti modi in cui ci si possa prendere cura di giovani e futuro: ho trovato il mio nell’insegnamento.

I miei studenti sono ragazzi che hanno completato gli studi superiori e si apprestano ad affacciarsi su un mercato del lavoro sempre più complesso e sfaccettato: dunque sono ‘grandi’, diciamo così, ma allo stesso tempo molti di loro hanno ancora bisogno della vicinanza degli adulti, hanno bisogno di rassicurazioni, guida, consigli.

Amo confrontarmi con loro e spero, nel mio piccolo, di saper star loro vicina; amo condividere con loro la mia passione per moda e comunicazione perché credo davvero e con tutta e stessa che saranno loro a rappresentarne il futuro.

Negli ultimi due anni, da marzo 2020, ho vissuto insieme a decine di studenti le gioie e i dolori della DaD, la didattica a distanza.
Sarò sincera, è un percorso non facile e credo siano stati gli anni più impegnativi che io abbia affrontato da quando insegno; so che lo sono stati altrettanto per tutti gli studenti e io e i miei ragazzi siamo già tra i ‘fortunati’ poiché abbiamo goduto di un sistema ben funzionante…

La DaD ha tolto, lo ammetto, ma ha anche dato; nonostante limiti e mancanze di vario tipo e grado (non ultimo il contatto umano diretto), ha infatti permesso di non tagliare un filo, quello della continuità di educazione e formazione.

Quindi, pur con qualche riserva, pur pensando che MAI la DaD potrà sostituire la didattica in presenza, la mia opinione al netto di qualsiasi polemica è che dobbiamo essere grati di averla avuta; certo, è indubbio che ci sia da lavorarci per migliorarla (vedere anche i risultati delle prove INVALSI di scuole primarie e secondarie…).

Occorre però pensare anche a luoghi dove la DaD non si è potuta attuare, dove questa possibilità non c’è stata.

E ancora una volta si torna agli argomenti dai quali sono partita, ovvero le difficoltà che affliggono infanzia, adolescenza e prima giovinezza.

E siccome penso che sia salutare ampliare i nostri orizzonti parlando anche di ciò che accade oltre i nostri confini nazionali, ricevo e volentieri condivido il racconto dell’emergenza educativa che la pandemia ha generato in un Paese come l’India e, soprattutto, il racconto delle soluzioni che sono state studiate e attuate grazie a CHILD IN NEED INSTITUTE (CINI), organizzazione non governativa che dal 1974 opera per intervenire sulla grave condizione di donne e bambini poveri.

Buona lettura e buon anno a studenti, famiglie e personale scolastico.
Manu

 

Photo credit Child in Need Institute (CINI)
Photo credit Child in Need Institute (CINI)

SE GLI STUDENTI NON POSSONO ANDARE A SCUOLA, LA SCUOLA VA DAGLI STUDENTI

Continuare ad insegnare quando la pandemia chiude le porte della scuola

In India, la pandemia di COVID-19 ha dato vita a sfide straordinarie, parallele all’emergenza sanitaria e altrettanto devastanti.

Tra queste figura l’emergenza educativa causata dalla chiusura delle scuole per quasi due anni, un evento senza precedenti che ha accresciuto le vulnerabilità relative alla protezione dell’infanzia, al dilagante analfabetismo di ritorno e alla malnutrizione (con la chiusura delle scuole, infatti, è venuto meno uno dei pasti principali forniti ai bambini attraverso il programma scolastico governativo “Mid-Day Meal“).

Oltre a questi impatti già evidenti, ulteriori e più gravi se ne stanno delineando, determinando una “lunga coda” con cui dovremo fare i conti per i prossimi decenni.

Gli studenti “locked out of school” in India, oggetto di studio dell’autorevole economista Jean Drèze, stretto collaboratore del premio Nobel Amartya Sen, fanno parte di una generazione che dovrà ricevere speciali attenzioni, cure e programmi di sviluppo dedicati per poter risalire la drammatica china di sottosviluppo in cui il COVID li ha spinti. Recuperare al più presto il gap prodotto vuol dire agire in modo veloce ed efficace a favore di questi bambini, in vista anche delle generazioni che verranno.

Il formidabile ostacolo posto dalla pandemia è stato tradotto dal Child in Need Institute (CINI) in un’opportunità, definendo nuove strategie educative che permettessero il raggiungimento di bambini esclusi da qualsiasi input educativo e provenienti da un contesto altamente vulnerabile, ancor più soggetto alla problematica dell’abbandono scolastico.

Così, grazie al sostengo di Fondazione SanZeno, una realtà non-profit veronese, CINI ha dato vita ad una serie di innovazioni educative, mettendo a frutto 48 anni di lavoro a sostegno dell’istruzione dei bambini di strada indiani, proprio coloro che da sempre sono esclusi dai normali percorsi educativi.

Alla chiusura delle scuole, si è dato vita a un servizio di door-step education, o istruzione sulla soglia di casa, per continuare l’istruzione scolastica anche quando la scuola era stata completamente disabilitata: gli operatori di CINI hanno fornito servizi educativi direttamente all’interno della comunità in luoghi all’esterno e facilmente raggiungibili (come verande di spazi pubblici, di scuole, sotto un ampio albero), ovunque fosse possibile radunare piccoli gruppi di studenti e continuare a istruirli.

Un’ulteriore innovazione introdotta è quella della mobile library, una biblioteca mobile che si sposta di villaggio in villaggio rendendo disponibili testi scolastici e libri di narrativa ai bambini per contrastare i livelli di analfabetismo di ritorno: la biblioteca mobile rimane aperta e disponibile ai bambini per mezza giornata, per poi spostarsi in altro luogo.

Accanto alla definizione di queste nuove strategie educative è stato necessario ripensare la figura degli insegnanti e fornire loro il supporto necessario a livello didattico per poter traferire contenuti e input in maniera efficace “in prima linea”, secondo queste nuove modalità introdotte, molto differenti dai contesti delle classi tradizionali.

Si è quindi svolto un lavoro importante di formazione degli insegnanti e si sono sviluppati materiali didattici ad hoc, capaci di offrire anche le risorse adatte al nuovo scenario per il sistema scolastico più ampio.

Questo intervento ha permesso di raggiungere quei bambini che altrimenti sarebbero privi di qualsiasi supporto educativo e quindi incapaci di approcciarsi nuovamente alla scuola rischiando l’abbandono definitivo.

Chi è CHILD IN NEED INSTITUTE (CINI)?

Child in Need Institute (CINI) è un’organizzazione non governativa fondata a Calcutta in India nel 1974 dal medico pediatra Samir Chaudhuri per intervenire sulla grave condizione di donne e bambini poveri che vivono nelle baraccopoli e nei villaggi intorno a Calcutta e nella vasta regione circostante.

In oltre 48 anni di attività CINI ha raggiunto intere comunità, con soluzioni mirate e sostenibili sul piano della prevenzione attraverso una metodologia di intervento basata sui diritti umani.

Oggi, CINI lavora in 4 stati indiani, attraverso 1300 operatori locali, nei settori della salute, della nutrizione, dell’educazione e della protezione dell’infanzia, raggiungendo 7 milioni di persone che versano in condizioni di forte disagio socio-economico.

CINI Italia ODV è la sede operativa di CINI inItalia.

Per maggiori informazioni, potete visitare il loro sito oppure scrivere a info@ciniitalia.org oppure chiamare il numero 045-8013430.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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