Zerocalcare, LCG23 e quelle domande che devo (e dobbiamo) porci
Mi impegno ogni giorno in una cosa alla quale tengo molto perché, per me, è un principio fondamentale: rispettare opinioni e punti di vista altrui.
A volte non è facile portare avanti questo impegno, lo ammetto, perché non sono un’eroina né una santa. E sicuramente mi riesce meglio quando opinioni e scelte sono supportate da grande coerenza.
Pertanto, la prima cosa che voglio dire è che la scelta, tra l’altro molto sofferta, di Zerocalcare alias Michele Rech (cancellare la propria partecipazione a Lucca Comics & Games 2023, in acronimo LCG23, causa patrocinio dell’ambasciata israeliana) incontra il mio massimo rispetto in quanto è perfettamente coerente con lui, il suo pensiero, il suo percorso.
Ciò di cui desidero parlare è come la scelta di Michele mi abbia portata a pensare alle mie scelte.
Già, perché, nella rubrica A glittering calendar di questo sito, nella parte dedicata agli Eventi, trovate in questo momento (fine ottobre 2023) anche LCG23.
E sono qui per spiegarvi perché. Senza spocchia, con la sola volontà di motivare la mia scelta come se riflettessi ad alta voce.
Chi segue il mio lavoro lo sa: la rubrica A glittering calendar nasce per dare notizia circa eventi che abbiano valore culturale. Il mio scopo è quindi divulgare e informare.
Mettere o no la notizia di LCG23?
La rubrica è mia e sono io che decido cosa includere, è vero, ma faccio qualcosa che vuole essere per gli altri – e non per me stessa.
E se è doveroso che io fissi delle regole – le mie – è altrettanto doveroso porgermi delle domande, anche mettendo eventualmente in dubbio tali regole.
In realtà mi sono fatta delle domande già per altri eventi che ero dubbiosa sé inserire o meno, magari per simpatie / antipatie o gusti personali (sono umana), tutte cose che ho però sempre superato e accantonato.
Sicuramente questo è il caso più grave che mi sia capitato di affrontare finora, un vero caso di coscienza che mi ha portata a riflettere profondamente anche sulle mie convinzioni professionali. E a condividere il tutto con voi in assoluta trasparenza.
Quindi… LCG23 è un evento di carattere culturale? Sì.
Ha delle attinenze con gli ambiti di cui io mi occupo, ovvero creatività e lifestyle? Sì.
Ottimo. Quindi ha ben motivo di essere inclusa nella mia rubrica. Nonostante qualcuno pensi perfino che i fumetti non siano un’espressione artistica, ma io sono dalla parte di chi, invece, li considera la Nona Arte.
Veniamo però alla questione più complessa. Il patrocinio. Quel patrocinio. In tempi di conflitto israelo-palestinese.
In questo caso mi sono posta tre domande molto specifiche.
Che peso può avere la mia decisione di includere o non includere un evento che, come ho appena scritto, ha tutte le caratteristiche e i requisiti richiesti?
Ovvero: l’esclusione significherebbe operare una censura di cui mi arrogherei il diritto?
La censura rientra tra gli scopi e i principi che ho fissato creando A glittering calendar?
Ho conseguentemente preso una decisione.
L’evento c’è. Per le risposte che mi sono data.
Escluderlo da una rubrica di informazione sarebbe censura. E la censura non rientra tra i miei obiettivi.
Voglio lasciare a ognuno la libertà di decidere se quel patrocinio sia accettabile o meno.
E il peso nonché l’interpretazione che ognuno darà alla propria decisione ha – ancora una volta – tutto il mio rispetto.
Spero che la mia scelta possa essere altrettanto rispettata.
Ma ora porto ancora oltre il mio ragionamento.
Zerocalcare ha fatto bene? Se mi metto nei suoi panni rispondo che sì, ha fatto bene.
Se io fossi stata al suo posto… sarei andata a LCG23? Avendo il suo ruolo e dovendo intervenire fisicamente all’evento, avendo il suo vissuto e i suoi rapporti (come ha raccontato lui stesso nei suoi post in Instagram e Facebook e come potete leggere anche qui sotto nonché nel post pubblicato dall’editore Bao Publishing da cui ho preso l’immagine di apertura)… no, credo che se fossi stata lui avrei fatto la stessa scelta.
La sua scelta è giusta? Non è giusta?
In questo modo si è schierato? O invece si è posto sopra le parti?
Ognuno darà la propria risposta, possibilmente leggendo bene ciò che scrive, rispettando la sua scelta (vi prego) e tenendo ben presente il discorso della coerenza.


E detto ciò… mi spingo ora fino all’estremo.
Già, parliamo per un attimo della mia opinione personale.
Sono d’accordo con il patrocinio? No, non lo sono sebbene venga precisato come sia di “natura culturale, intellettuale e creativa”.
Comprendo perfettamente che il patrocinio da parte delle ambasciate dei Paesi di provenienza degli artisti che realizzano l’immagine del festival (gli israeliani Asaf e Tomer Hanuka per LCG23) sia una prassi consolidata. E comprendo anche che qualcuno che ne sa più di me abbia spiegato che le ambasciate non rappresentano i governi (e quindi non un governante più o meno esecrabile). Ma, in questo momento, al posto degli organizzatori, io avrei ragionato in un’ottica di equidistanza che, secondo me, sarebbe stato bene adottare proprio in qualità di manifestazione culturale che non voglia identificarsi con alcuna bandiera e che voglia invece includere tutti.
Sono d’accordo sul coinvolgimento e sulla presenza di artisti israeliani? Certo, assolutamente sì, perché è molto diverso dal patrocinio.
E io penso che esistano distinzioni tra persone e popoli da un lato e istituzioni e governi dall’altro. E, naturalmente, sarei felice se ci fossero (ci saranno?) degli artisti palestinesi perché – come ho scritto nel paragrafo precedente – una manifestazione culturale deve includere e non escludere.
Si possono creare occasioni di incontro e confronto in manifestazioni come LCG23? Si può e si deve, senza schierarsi, appunto, dando voce a tutti e non accettando nessuna bandiera a priori.
E fin qui sono le mie opinioni. E potrebbero anche essere sbagliate, per carità.
(Giusto per la cronaca – visto che qualcuno me l’ha chiesto: quanto appena esposto non è connesso a un mio schieramento, anzi, al contrario. Non sono né filo-palestinese né filo-israeliana. E a maggior ragione non sono anti-semita come non sono anti-palestinese. Sono sempre e solo dalla parte della pace. E per questo credo che una manifestazione culturale dovrebbe mantenere un atteggiamento di equidistanza. Essere equidistanti – ovvero cercare di non essere influenzati da pregiudizi, da preferenze, da idee e sentimenti personali – non è essere para**li. Al contrario è – secondo me – fondamentale anche per sostenere l’unica cosa inconfutabile al 100%, un fatto che non è un’opinione e che pertanto dovrebbe vedere tutti d’accordo sempre: la guerra fa schifo e tutte le vittime innocenti hanno uguale dignità e meritano lo stesso cordoglio. Le vittime innocenti, ovvero i civili. Senza ulteriori distinzioni.)
Torniamo invece ora alle mie scelte editoriali – cioè alla scelta dei contenuti da pubblicare.
Se penso tutto ciò di Zerocalcare, se rispetto e addirittura condivido la sua scelta, se anch’io a livello personale (e sottolineo personale) non condivido il patrocinio… vi sembra incoerente, una vera contraddizione, che io allora pubblichi notizia del LCG23?
No, non lo è.
Perché con A glittering calendar ho scelto di fare informazione, lo ripeto ancora una volta.
E fare informazione vuol dire dare una notizia e darla in modo oggettivo, avendo il coraggio di lasciare che siano gli altri a scegliere come gestire detta informazione.
Il giornalista o il comunicatore che si occupa di notizia deve mettersi al servizio della neutralità, in un’ottica di equidistanza e imparzialità.
Pensate allo/a speaker del telegiornale: pensate che, per il fatto di leggerci le notizie, sia d’accordo con tutto ciò di cui ci informa? So che sapete perfettamente darvi una risposta. Dare una notizia non significa né appoggiarla né approvarla.
Pensate anche a ciò che avviene quando c’è uno sciopero dei giornalisti. In quel caso, lo speaker del tg ne dà notizia dicendo esplicitamente di aver avuto mandato a essere lì per garantire il diritto all’informazione. Perché, in pratica, l’informazione viene prima di tutto, addirittura anche prima dell’adesione allo sciopero di quel/la giornalista.
Lo stesso deve valere per me nel momento in cui il mio ruolo è quello di fare informazione.
Il patrocinio può valere la cancellazione della notizia della manifestazione? No, perché cadrei nell’errore di essere di parte e di operare una censura in nome di un’opinione.
E proprio qui sta il confine tra il ruolo che mi sono data e la mia opinione personale.
Proprio perché le mie opinioni sono tali, ovvero soggettive e quindi potrebbero essere giuste come anche sbagliate, sono consapevole che non possano e non debbano prevalere sull’oggettività e sull’unico dato inconfutabile. Tale dato è la manifestazione e il darne notizia per dovere di cronaca.
Quando mi metto al servizio della notizia, quando scelgo un ruolo divulgativo, la mia opinione personale non conta. E non deve inficiare in alcun modo il dovere che ho nel momento in cui gestisco una pagina come A glittering calendar. Dovere verso la notizia, dovere verso il pubblico.
Perché il «corto circuito che non riesco a gestire» (mi permetto di prendere in prestito il perfetto concetto di Michele) è, nel mio caso, togliere agli altri la libertà di decisione. Prendere decisioni per gli altri snaturando il mio ruolo. Anche a costo di andare contro la mia personale opinione.
La rubrica A glittering calendar informa. E spetta poi a voi, solo a voi, decidere come gestire le informazioni che contiene. Sempre e in qualunque caso.
Non ho mai avuto paura di esprimere la mia idea quando scrivo articoli di opinione. Ma è un lusso a cui non ho invece diritto nel momento in cui scelgo di creare una pagina a scopo divulgativo.
In quel caso, il lusso dell’opinione spetta a chi legge (scusate se lo sottolineo nuovamente).
Ecco perché, quando faccio informazione, mi mantengo sopra le parti.
Perché ho ben chiara la differenza tra informazione e opinione. E so tenerle separate e distinte a seconda del ruolo che rivesto.
Mi piacerebbe che altrettanto valesse per tutti.
Per chi fa informazione e per chi fa opinione.
E per tutti noi che usufruiamo di informazione e opinione e dobbiamo distinguerne doveri, differenze e rispettivi limiti.
E, visto che ci sono, permettetemi di dire un’ultima cosa circa la gestione dell’informazione, visto che so che che qualcuno criticherà la mia scelta di inserire LCG23.
Siete liberi di criticarmi, naturalmente, però vorrei dirvi che ciò che dovrebbe seriamente preoccuparci non è leggere notizie che non ci aggradano perché non in linea con i nostri pensieri oppure gusti o, peggio ancora, pregiudizi.
Dovremmo, al contrario, preoccuparci di avere completezza e pluralità di informazione, inclusa quella scomoda e che non ci piace, e dovremmo chiedere tutto ciò a gran voce. Per un preciso motivo: solo completezza e pluralità ci permettono di comporre un quadro completo.
Ascoltare le opinioni altrui è sempre cosa buona e giusta, ma andare al cuore della notizia per poter pensare con la nostra testa è ancora meglio. Andare al cuore della notizia selezionando fonti autorevoli e attendibili, mi raccomando.
Sarò all’antica e, forse, parlo di cose vecchie e superate visto che, diciamolo chiaro, una grande fetta del giornalismo contemporaneo vuole fare opinione perfino quando fa notizia.
Ma non mi importa, a me hanno insegnato così e desidero portare avanti questo modo di procedere che era e sarebbe tuttora quello corretto.
Un’ultima cosa.
Chiedo scusa per il lungo pip**** ma non riesco a far finta di nulla. E a far scivolare le cose, come se nulla fosse. Soprattutto certe “cose”.
Forse non importa nulla a nessuno leggere tutto ciò. Ma a me importa e sentivo il bisogno di parlarne.
Qui, nella parte magazine, dove c’è spazio anche per l’altra me, quella dei pensieri e delle opinioni.
Emanuela Pirré

Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.
Glittering comments
E invece c’è chi desiderava leggere le tue parole! Non tanto per conoscere la tua opinione che, qualunque fosse, sarebbe stata oltremodo da rispettare, ma per lo stimolante dubbio etico-morale che sollevi e che porta anche chi ti legge ad interrogarsi un po’ più a fondo, a portare attenzione a livelli diversi e a modi diversi di esprimersi e fare informazione.
Grazie Manu perché la tua sensibilità e la scelta delle parole che usi per esprimerla, lasciano trasparire bellezza d’animo e gentilezza. E credo fermamente che solo questa bellezza e questa gentilezza possano “salvare il mondo”, anche e soprattutto attraverso gli importanti interogativi che dovremmo porci di più, tutti quanti.
Cosa posso dirti, cara Daniela?
Posso confessarti che le tue parole mi hanno emozionata?
Sarò diventata troppo emotiva, sarò diventata vecchia e piagnucolosa, sarà che questo è un momento in cui forse ci sentiamo tutti un po’ più fragili… sarà tutto ciò (o forse no) ma a me sentir parlare di rispetto, bellezza e gentilezza dà tanta emozione. E mi dà tanta emozione il potersi confrontare in modo così civile e costruttivo sentendosi compresi che non vuol dire essere necessariamente d’accordo su tutto bensì sentirsi compresi – e rispettati e accettati – nelle intenzioni.
Quindi permettimi di ringraziarti. Grazie per aver letto, grazie per aver commentato, grazie per avermi donato tempo, attenzione e il tuo prezioso punto di vista.
Con rispetto,
Manu