C’è aria d’arte al Balloon Museum

Alzati. Esegui. Lavora. Produci. Mangia. Muoviti. Veloce.

Divorati da un turbinio futuristico dettato dalla quotidianità, spesso ci dimentichiamo di respirare. Non respiriamo, non ci fermiamo, non prendiamo aria.

L’aria, libero elemento sfuggente, che non conosce catene, che nutre l’anima.

L’aria, mi manca l’aria. Ho bisogno di cambiare aria. Non si muove un filo d’aria. Mandare tutto all’aria.

Sì, forse è proprio il caso di ripartire dall’aria, di rieducarci all’elemento intangibile che viene spesso dato per scontato. C’è un luogo dove possiamo imparare nuovamente a farlo ed è proprio il Balloon MuseumLeggi tutto

Piccoli bilanci e buone vacanze dal vostro A glittering magazine

Con l’estate ormai nel pieno, mi accingo anch’io a un periodo di vacanza. Prima di mandare in ferie anche A glittering magazine, però, vorrei dire qualcosa.

Per me è stata una stagione ricca di eventi significativi. Il più importante è che, dopo tanti anni di lavoro in solitaria con qualche collaboratore sporadico, questo mio progetto editoriale è diventato finalmente un magazine, a tutti gli effetti, così come avevo sempre sognato fin dal 2013.

Oggi A glittering magazine può contare su una rete permanente di validi collaboratori. Anzi, di valide collaboratrici, visto che la redazione è attualmente composta da me, da Francesca Soba e da Federica Santini.

Francesca porta avanti la rubrica Il punto di Francesca. Amo il suo rigore e la sua capacità di arrivare dritta al punto, precisa e quasi chirurgica. Una capacità preziosa che è diventata il nome del suo spazio. Federica è l’anima della rubrica La penna della Fede. Inutile dire che adoro il suo essere caoticamente umana, come si definisce lei stessa, determinata e resistente. La sua penna è proprio come lei, viva, sincera. Irriverente, a volte, mai irrispettosa. Leggi tutto

Caporalato in ambito moda, ultimi casi e possibili soluzioni

Ci sono casi in cui preferirei avere torto. Lo dico sul serio, giuro.

Penso a quando apro uno di quei cosiddetti vasi di Pandora, ovvero quando scoperchio verità che fanno male. Preferirei essere smentita. Preferirei di gran lunga poter dire «ok, mi sono sbagliata, questa volta».

E invece no. Sembra quasi che ci sia un oscuro impegno, un accanimento. Non solo le peggiori previsioni risultano esatte, forse perché mi esprimo dopo aver ben osservato e dopo essermi accuratamente documentata. Viene addirittura dimostrato anche quel detto secondo il quale al peggio non esiste limite.

È ciò che sta accadendo da quando ho scritto l’articolo su ipocrisia e arroganza della moda. Per essere precisa l’ultimo in ordine di tempo di una lunga serie di articoli su tali argomenti. L’articolo in questione, datato 2 luglio, parte dalla questione attuale dei dazi minacciati da Trump per focalizzarsi su una grande e scottante questione: la delocalizzazione e il suo vero prezzo, in termini sociali, culturali e, conseguentemente, anche economici. Leggi tutto

Anna Pepe presenta il suo primo diario e vi dico perché ne parla una della Gen X

Sono pronta a fare una scommessa. Se scrivo la parola Smemoranda catturo subito l’attenzione di due generazioni. Sicuramente la mia, ovvero la Generazione X, e anche l’attenzione della successiva, la Generazione Y o Millennials. Come si usa dire oggi, sblocco un ricordo a molte persone.

Breve spiegazione per chi non è Gen X o Gen Y. La Smemoranda, Smemo per gli amici, è nata nel lontano 1978 rivoluzionando il concetto di agenda: tra le proprie pagine, prevede articoli di riflessione e opinione, poesie, canzoni, quiz, disegni, vignette. Si colloca a metà, insomma, tra un diario e un libro. Non solo: la linea editoriale è spesso in controtendenza rispetto ai punti di vista conservatori.

Chi l’ha usata e amata, sa molto bene una cosa: la Smemo si è sempre riempita di vita, ovvero dei propri pensieri e di quelli degli amici a cui si permetteva di sfogliarla. Ricordo bene la frase «mi passi la tua Smemo?» che equivaleva a chiedere il permesso di entrare in casa altrui. Tendo a usare l’imperfetto perché, nonostante esista ancora, non so quanto sia oggi in auge tra gli adolescenti. Leggi tutto

Ipocrisia e arroganza versus moda e lusso: qualche riflessione

Lo dichiaro subito, a scanso di equivoci. Non ho nessuna intenzione di scendere nel merito di ciò che sta accadendo nel mondo a seguito delle decisioni di Donald Trump sui dazi commerciali. Preferisco che a farlo sia chi si intende davvero di finanza e geopolitica.

Ciò di cui desidero parlare oggi è però in stretta connessione. È la grande ipocrisia nella quale abbiamo vissuto.

Perché parlo di ipocrisia? Torniamo a Trump e al fatto che i dazi da lui proposti potrebbero, tra l’altro, colpire il settore in cui mi muovo, ovvero tessile e abbigliamento, con tariffe elevatissime. La tensione economica che ne deriva sta generando scossoni a livello planetario e ha riacceso un dibattito: la reale geografia produttiva di moda e lusso.

È cosa nota a tutti come, negli ultimi mesi, numerosi fabbricanti cinesi abbiamo pubblicato video in cui denunciano proprio l’ipocrisia di un sistema che continua a vendere Made in Europe pur affidando, in realtà, la produzione ai loro stabilimenti. Leggi tutto

Pride Month, dall’opportunismo degli ultimi anni al silenzio (assordante) di oggi

L’ho notato. Ho notato che, dopo anni di roboanti campagne pubblicitarie, quest’anno i marchi dell’ambito moda (ma non solo) sono invece abbastanza silenziosi sull’argomento Pride Month.

Me ne sono accorta per un motivo ben preciso. Contrariamente agli ultimi anni, stavolta non sto ricevendo i soliti numerosi comunicati stampa che raccontano del lancio di capi e accessori a profusione e ad hoc. Tutto ciò è strano. Che ci sia forse un collegamento con il clima generale che viviamo, un clima sociale e politico dichiaratamente più conservatore (Trump vi dice qualcosa?) rispetto agli ultimi anni?

Ho notato e pensato tutto ciò, ma poi mi sono detta «ma no, Manu, dai, magari sei tu che sei un po’ esagerata».

Poi ho letto un articolo di BoF, The Business of Fashion, considerata da molti (a ragione) una delle più autorevoli testate in ambito moda a livello internazionale. BoF parla di come i brand siano passati a un approccio… più diplomatico, definiamolo così. «L’anno in cui il Pride è diventato beige»: è il titolo del loro articolo. «Con l’inizio del Pride Month, alcuni marchi hanno abbandonato gli arcobaleni per un’interpretazione più sobria dell’attivismo LGBTQ+» continuano poi gli editor Brennan Kilbane e  Liz Flora. Leggi tutto

Chi sono, a proposito di Emanuela Pirré alias A glittering woman

Quando questo sito è nato, nel lontano maggio 2013, ciò che state per leggere era contenuto in una pagina di presentazione con lo scopo di raccontare chi sono.

«Mi chiamo Emanuela Pirré, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e mi occupo di moda e comunicazione».

Scrivevo così, in quella pagina, chiedendo poi il permesso di raccontare qualcosa di più a proposito di me e delle mie occupazioni. Visto che ciò che era nato come un blog personale è oggi un magazine, ho deciso di eliminare quella pagina e di trasformarla in un articolo. Questo.

E allora… posso raccontarvi chi sono e cosa faccio?

Prima di tutto, vi dico una cosa che mi sta a molto cuore. Attraverso questo sito e attraverso ogni cosa che faccio, non ho, non ho mai avuto e mai avrò la pretesa di ergermi né a maestra né ancor meno a giudice.

Desidero solo e semplicemente condividere. Perché condivisione è sempre stata una parola estremamente importante per me. Leggi tutto

Libertà, se ci sei, batti un colpo

La libertà, di base, è un concetto semplice, quasi elementare oserei dire. Allora perché il passaggio dalla teoria alla pratica sembra essere così complesso? Perché ogni giorno si palesano nuovi o rinnovati ostacoli che ci allontanano sempre più dalla reale essenza della libertà?

Veniamo al mondo nudi, liberi, privi di pregiudizi. Ci è concesso esprimerci a gran voce, tutti sono lì intorno ad aspettare quel grido di vita, quel pianto che è lì a confermare la propria esistenza.

Poi cresciamo e spuntano improvvisamente barriere, spuntano i pregiudizi ed i giudizi, spuntano i primi mattoni che ci chiudono e che rendono la nostra voce molto più lontana dal resto del mondo. Mi chiedo: dov’è finita quella libertà vitale? Leggi tutto

Il mio saluto affettuoso ad Anna Riva, la bella signora del giornalismo italiano

Ci sono notizie davanti alle quali vorrei tanto poter chiudere occhi e orecchie, fingendo di non averle mai lette e sentite. È la sensazione che ho provato nel 2012, quando si è spenta Anna Piaggi, e che ho provato di nuovo tre anni fa, nel 2022, quando si è spenta Giusi Ferré. Ed è la sensazione che provo di nuovo insistentemente da lunedì sera, il momento in cui ho appreso di una nuova scomparsa, quella di Anna Riva, una delle grandi esponenti del giornalismo di moda. E, proprio come Piaggi e Ferré, uno dei modelli assoluti per me.

Non ho mai avuto l’opportunità di parlare di persona con Anna Piaggi, mentre ho avuto varie volte il privilegio di ascoltare Giusi Ferré. Con Anna Riva ho avuto una sola occasione. Una sola, sì, eppure molto intensa.

Era l’11 ottobre 2017 e mi trovavo a Torino, a Palazzo Madama, per l’anteprima stampa di Sotto un’altra luce, mostra interamente dedicata ai gioielli e agli ornamenti creati dal Maestro Gianfranco Ferré. Mentre ero sul bus navetta che portava me e tanti giornalisti da Milano a Torino, mi ero accorta di una presenza luminosa: Anna Riva. Leggi tutto

World Press Photo of the Year 2025: Mahmoud Ajjour, 9 anni, ferito a Gaza

Ci sono due notizie recenti che hanno particolarmente attirato la mia attenzione.

La prima notizia è la morte di Fatima Hassouneh, palestinese, 24 anni, artista, fotogiornalista e attivista per i diritti femminili.

Fatima è morta a Gaza, assieme a tutta la sua famiglia, in un bombardamento dell’esercito israeliano. Collaborava con l’associazione Terre des Hommes, per testimoniare la situazione a Gaza e anche per il progetto She Leads a favore delle donne. Era protagonista di “Put Your Soul on Your Hand and Walk”, documentario della regista Sepideh Farsi che verrà presentato al prossimo Cannes Film Festival in Acid, sezione “parallela” in cui i film sono selezionati da registi della Association for the Diffusion of Independent Cinema. Alla presentazione avrebbe dovuto partecipare anche Fatima.

Dal 7 ottobre 2023, il numero di giornalisti, fotoreporter e operatori della comunicazione uccisi a Gaza è altissimo. Secondo CPJ – Committee to Protect Journalists, sono stati 176 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi, 168 palestinesi, due israeliani e sei libanesi. Si aggiungono 93 giornalisti feriti, 2 dichiarati dispersi e 84 arrestati. I giornalisti uccisi hanno pagato con la loro vita (e spesso anche con quella dei loro cari, come nel caso di Fatima) un preciso impegno. Quello di testimoniare i fatti dall’interno e impedire una narrazione unilaterale.

Ed è anche per questo motivo che la seconda notizia assume ancora più rilevanza. Leggi tutto

Anton Sokolov e il progetto Traumart, Trauma | Arte | Sogno dall’Ucraina

Fino al 21 marzo 2025, la galleria Between The Twigs presenta Trauma | Arte | Sogno, ovvero una mostra dell’artista-artigiano ucraino Anton Sokolov che, nel terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, porta a Milano i suoi gioielli, pezzi unici realizzati con materiali raccolti durante il conflitto.

Nelle sue mani, bossoli di proiettili e frammenti metallici si trasformano in anelli, ciondoli, spille, bracciali, ognuno numerato con il giorno della guerra in cui i materiali che lo compongono sono stati recuperati dalle macerie. Ed è per questo che il suo marchio si chiama Traumart, fusione delle parole tedesche traum (che significa sogno) e art (arte). Ovviamente c’è il riferimento anche al trauma originato dalla guerra.

I suoi gioielli raccontano dunque il dolore e il risentimento che il conflitto ha innescato, ma contemporaneamente anche la speranza in un cambiamento possibile. Come scrive lui stesso «the experience of TRAUMA, the power of ART and the belief in a DREAM».

Lo confesso: quando ho ricevuto il comunicato stampa che mi informava di questa mostra, sono rimasta per un attimo perplessa. E, nella mia mente, si è disegnato un quesito: è possibile fare arte e fare gioielli con la guerra? O la sola idea è un oltraggio? Leggi tutto

Oliviero Toscani, luci e ombre oltre i maglioni Benetton

Visto che mi occupo di moda e anche di comunicazione, per me Oliviero Toscani è stato importante. Posso definirlo una icona.

Nelle lezioni che tengo agli studenti, lui non manca mai. In un modo o nell’altro. Come fotografo e come pubblicitario.

In qualità di fotografo, Toscani ha lavorato per alcune delle riviste più famose del mondo. Elle, Vogue, Harper’s Bazaar, Esquire, Stern. Ai ragazzi mostro alcuni suoi scatti molto celebri per Vogue, anno 1971. Si tratta di un servizio intitolato Unilook, lui e lei alla stessa maniera e, tra i capi fotografati, c’è un completo uomo di Walter Albini per Basile.

Albini, Toscani, Vogue: che mix eccezionale! Quella sì che, nel lontano 1971, lo ribadisco, era avanguardia pura, rubando la battuta a Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada.

In ambito pubblicitario, parto invece di solito dal caso dei blue jeans Jesus. Leggi tutto

Guerra ieri, oggi e nuove prospettive del domani. Ma ci colpisce davvero?

Guerra.

Che parola orrenda, pesante, distruttiva. Evoca immagini di morte e devastazione, risvegliando paure profonde.
Eppure, per molti di noi, è un concetto intangibile. Non abbiamo vissuto la guerra sulla nostra pelle. Le nuove generazioni, i cosiddetti Millennials e Gen Z, non hanno conosciuto il fragore delle bombe. Forse nemmeno i nostri genitori. La guerra del Vietnam era un’eco lontana, più reale per gli americani che per noi.
Per me, la guerra è stata l’Afghanistan, l’Iraq, gli attentati dopo l’11 settembre. E ora, l’ennesima scossa: il conflitto israelo-palestinese. Con l’intermezzo della Russia e dell’Ucraina.
Ma come possiamo vivere tutto questo con tanta leggerezza? Non che lo facciamo intenzionalmente, ma siamo distanti. Finché non ci tocca da vicino, rimane una notizia tra le tante. Leggi tutto

Tanti auguri a me, sperando di riuscire a sentirmi (finalmente) abbastanza

È da una vita che mi sento inadeguata. Non all’altezza.
Anzi, l’espressione giusta è non abbastanza.

Ed è brutto, perché non sentirsi mai abbastanza ti congela in un limbo in cui non arriva il giorno in cui sei giusta. Non è mai il tuo momento.

Qualcuno resterà forse sorpreso leggendo queste cose di me. Ma come possiamo sembrare non sempre coincide con come ci sentiamo veramente.

Non sono felice di notare che qualcosa di molto simile a questa mia percezione ha un nome preciso. Si chiama sindrome dell’impostore.

Il termine è stato coniato nel 1978 da due psicologhe, Pauline Clance e Suzanne Imes. Descrive una condizione caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal terrore persistente di essere smascherati.

Una delle caratteristiche è proprio che, a dispetto delle dimostrazioni esteriori delle proprie competenze, chi sperimenta questa condizione è convinto di non meritare il successo ottenuto. Ecco perché “impostore”.
Il successo viene così puntualmente ricondotto a fattori esterni quali la fortuna o il tempismo. Oppure viene ritenuto frutto di sopravvalutazione da parte degli altri. Leggi tutto

Tanti auguri al mio papà che mi ha insegnato a vivere dandomi l’esempio

Posso sembrare chiacchierona (logorroica?) e lo sono, lo ammetto. Eppure sono molto riservata su tutto ciò che riguarda la parte strettamente personale della mia vita. E divento quasi criptica circa la mia famiglia della quale sono gelosissima.

In tanti anni di esistenza di questo magazine (siamo a undici), ho scritto un solo articolo su mia mamma, tanti anni fa. Era il 2013. Non ho invece mai scritto di mio papà. E oggi ho voglia di farlo, esattamente per lo stesso motivo per cui lo feci per mamma, ovvero in occasione di un suo compleanno. Il 28 aprile è il compleanno di papà e quest’anno lo voglio festeggiare così.

Mio papà è un uomo schivo, riservato e di poche parole. È una persona solida e concreta, è molto attaccato a noi, la sua famiglia, ed è sempre stato un grandissimo lavoratore. Per tutta la sua carriera professionale non si è mai risparmiato e, allo stesso tempo, ha ritagliato il tempo per moglie e figlie dedicandoci ogni suo momento libero. Non posso certo dire che sia stato un padre assente, anzi, esattamente il contrario. Leggi tutto

È il 26/11/2023, io sono grata e rimando il pensionamento

Anche quest’anno è arrivato il mio compleanno e, stavolta, ho intenzione di parlare di un’unica cosa: quanto io mi senta grata.

Pur essendo un po’ inquieta per tante situazioni che ci circondano, oggi voglio focalizzarmi sulla gratitudine. Anzi, proprio perché le cronache sono piene di tante tragedie di ogni ordine e grado, si deve essere più che mai grati per ogni singola cosa che si ha.

Mi riferisco ad amore e salute così come al fatto di avere un tetto sulla testa e cibo nel piatto. Sono grata ogni volta in cui riesco ad acquistare un nuovo libro, ad andare a una mostra, a fare una vacanza. E poi desidero rivolgere la mia gratitudine all’attività professionale che più mi ha impegnata nell’ultimo anno: l’insegnamento.

Ho già detto (qui) cosa penso circa insegnamento e buoni docenti. Oggi, però, confesso che, ultimamente, mi è capitato di avere un pensiero ricorrente: abbandonare l’insegnamento. Non perché non mi piaccia. Non perché non ami i ragazzi. Ma perché la differenza di età tra me (Generazione X) e loro (Generazione Z) sta diventando troppo ampia. Leggi tutto

Zerocalcare, LCG23 e quelle domande che devo (e dobbiamo) porci

Mi impegno ogni giorno in una cosa alla quale tengo molto perché, per me, è un principio fondamentale: rispettare opinioni e punti di vista altrui.

A volte non è facile portare avanti questo impegno, lo ammetto, perché non sono un’eroina né una santa. E sicuramente mi riesce meglio quando opinioni e scelte sono supportate da grande coerenza.

Pertanto, la prima cosa che voglio dire è che la scelta, tra l’altro molto sofferta, di Zerocalcare alias Michele Rech (cancellare la propria partecipazione a Lucca Comics & Games 2023, in acronimo LCG23, causa patrocinio dell’ambasciata israeliana) incontra il mio massimo rispetto in quanto è perfettamente coerente con lui, il suo pensiero, il suo percorso.

Ciò di cui desidero parlare è come la scelta di Michele mi abbia portata a pensare alle mie scelte.

Già, perché, nella rubrica A glittering calendar di questo sito, nella parte dedicata agli Eventi, trovate in questo momento (fine ottobre 2023) anche LCG23.
E sono qui per spiegarvi perché. Senza spocchia, con la sola volontà di motivare la mia scelta come se riflettessi ad alta voce.

Chi segue il mio lavoro lo sa: la rubrica A glittering calendar nasce per dare notizia circa eventi che abbiano valore culturale. Il mio scopo è quindi divulgare e informare.

Mettere o no la notizia di LCG23?

La rubrica è mia e sono io che decido cosa includere, è vero, ma faccio qualcosa che vuole essere per gli altri – e non per me stessa.
E se è doveroso che io fissi delle regole – le mie – è altrettanto doveroso porgermi delle domande, anche mettendo eventualmente in dubbio tali regole. Leggi tutto

Ho fatto Love Therapy con Floria Fiorucci, la sorella di Elio

Elio Fiorucci ha scritto un gran capitolo della storia del costume, a livello italiano e internazionale.

Ha fatto cose da autentico pioniere, molto tempo prima che diventassero comuni, a partire dall’apertura del suo negozio a Milano nel 1967, primo concept store in Italia.

Il suo denim ha fatto storia così come i suoi celeberrimi angeli.

Indimenticabile la commistione che ha saputo creare con l’arte e con artisti del calibro di Keith Haring. Era il 1983 quando Fiorucci ha affidato all’artista statunitense la decorazione del negozio in San Babila, precisamente in Galleria Passarella, completamente svuotato per l’evento.

E se non credete a me, se non credete se vi dico che Elio Fiorucci è stato importante ben oltre moda e costume, vi chiedo di leggere questo bellissimo articolo di Gianmarco Gronchi pubblicato in un sito che parla di storia dell’arte.

Non mi vergogno a raccontare che, nel 2015, quando è scomparso improvvisamente per un malore, ho pianto.
Perché Elio Fiorucci, oltre a essere un pezzo di storia (non manca mai nelle lezioni ai miei studenti), è uno dei motivi per cui mi sono innamorata della moda quando ero solo un’adolescente. Leggi tutto

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