Anton Sokolov e il progetto Traumart, Trauma | Arte | Sogno dall’Ucraina
Fino al 21 marzo 2025, la galleria Between The Twigs presenta Trauma | Arte | Sogno, ovvero una mostra dell’artista-artigiano ucraino Anton Sokolov che, nel terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, porta a Milano i suoi gioielli, pezzi unici realizzati con materiali raccolti durante il conflitto.
Nelle sue mani, bossoli di proiettili e frammenti metallici si trasformano in anelli, ciondoli, spille, bracciali, ognuno numerato con il giorno della guerra in cui i materiali che lo compongono sono stati recuperati dalle macerie. Ed è per questo che il suo marchio si chiama Traumart, fusione delle parole tedesche traum (che significa sogno) e art (arte). Ovviamente c’è il riferimento anche al trauma originato dalla guerra.
I suoi gioielli raccontano dunque il dolore e il risentimento che il conflitto ha innescato, ma contemporaneamente anche la speranza in un cambiamento possibile. Come scrive lui stesso «the experience of TRAUMA, the power of ART and the belief in a DREAM».
Lo confesso: quando ho ricevuto il comunicato stampa che mi informava di questa mostra, sono rimasta per un attimo perplessa. E, nella mia mente, si è disegnato un quesito: è possibile fare arte e fare gioielli con la guerra? O la sola idea è un oltraggio?
È stato solo un attimo. Perché, subito dopo, ho pensato che l’arte è stata spesso, nel corso della storia umana, un veicolo di pensieri contro corrente, di sovversione di regole precedentemente stabilite. Di denuncia, di ribellione. Ho pensato a come l’arte sia talvolta servita a chi non aveva una voce, agli oppressi.
Ho pensato a Picasso e una delle sue opere più famose, Guernica. L’ispirazione arrivò all’artista dopo il bombardamento della città basca di Guernica, il 26 aprile 1937. Picasso compose il quadro di grandi dimensioni in soli due mesi e lo fece esporre nel padiglione spagnolo dell’esposizione universale di Parigi. Guernica ebbe successo. Fece il giro del mondo e servì anche a far conoscere la storia del conflitto fratricida che si stava consumando nel Paese iberico.
Ho pensato anche alle parole di Alessia Glaviano, direttrice del PhotoVogue Festival.
«L’arte ha il potere di ispirare cambiamenti significativi»: così ha affermato Glaviano in un’intervista – e io concordo con lei.
Ho così trovato la mia risposta. Per me, ciò che fa Anton Sokolov non è un oltraggio. È resistenza.
Eccomi dunque a parlare di lui che nasce nel 1983 a Kharkiv in Ucraina, all’epoca ufficialmente URSS. Anton eredita dal padre orafo la passione per i gioielli. Segue però le orme della madre laureandosi in odontoiatria e aprendo poi una clinica dentistica.
Eppure, il sogno di diventare orafo continua a sussistere. Nel 2015, dopo la morte della madre, fonde la sua catenina d’argento preferita realizzando un pendente, la sua prima esperienza di lavoro con il metallo. Da allora, dedica il suo tempo libero a studiare le tecniche di creazione dei gioielli e a mettere in pratica le sue nuove conoscenze.
Il 24 febbraio 2022 la Russia invade l’Ucraina. Fin dai primi giorni della guerra, Anton e la futura moglie Nastya organizzano un centro di volontariato, raccogliendo donazioni e offrendo gratuitamente assistenza e medicinali alle persone della loro città.
Nell’aprile 2022, Anton e Nastya si sposano. L’evento attira l’attenzione dei media e le foto del matrimonio dei due medici volontari sulle rovine di Kharkiv devastata dalla guerra fanno il giro di tutto il mondo.

Poco dopo, Anton rimane gravemente ferito in un attacco missilistico nel centro di Kharkiv. Dopo alcuni mesi, si rende necessario un secondo intervento chirurgico che gli viene offerto da una clinica di Monaco. Sebbene non voglia lasciare l’Ucraina, Anton è costretto a partire. Ma porta con sé i suoi strumenti da orafo e bossoli e frammenti che ha raccolto dalle strade della sua città. L’intenzione è usarli per creare dei gioielli.
Mentre è a Monaco, ha modo di visitare la Munich Jewelry Week, l’evento che la città dedica al gioiello. Questa esperienza costituisce un punto di svolta fondamentale nella sua vita. Sceglie infatti di non convalidare la sua laurea in odontoiatria e di dedicare invece tutte le sue energie allo studio dell’arte dell’oreficeria.
Nell’ottobre 2023, durante la Milano Jewelry Week, Anton conosce Silvia Bianchi, anche lei orafa e proprietaria di una piccola galleria di preziosi che si chiama Between The Twigs. Esattamente un anno dopo, Silvia invita l’amico ucraino a partecipare all’edizione 2024 della Milano Jewelry Week. Durante questa manifestazione, Anton riceve il Best Jewelry Art in Craft Award conferitogli dalla sezione Orafi della CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato.
Ed è così che Silvia decide di invitarlo ancora in Italia. E di dedicare una mostra al brand Traumart nel suo spazio che si trova in un accogliente cortile della vecchia Milano.
Oggi Anton vive a Berlino dove ha dato vita al suo piccolo laboratorio. Fino al 21 marzo 2025 è qui a Milano per presentare le creazioni che raccontano la sua storia, le sue paure, le separazioni e le conquiste che oggi gli fanno dire «sono ancora in piedi e nient’altro conta».
Se volete vedere la mostra e i lavori di Anton Sokolov, la galleria Between The Twigs si trova in via Santa Sofia 33 a Milano, aperta dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 18.

Io concludo tornando per un istante a Picasso e alla sua Guernica, opera che è oggi più che mai tristemente attuale.
Mi è venuto in mente un aneddoto che narra la risposta data dal grande artista quando fu fatta una critica contro quel suo capolavoro.
«Avete fatto voi questo orrore, maestro?», gli domandarono.
«No, lo avete fatto voi», fu la sua risposta.
Credo che, qualora qualcuno si scandalizzasse davanti al lavoro di Anton Sokolov, la risposta potrebbe essere la medesima. Perché l’unico vero orrore resta la guerra. Sempre e comunque.
Emanuela Pirré
«The remarkable utility of art
lies in its audacity to transfigure
our corrupted state and create something beautiful.»
Nick Cave
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.
Glittering comments
Il dono di un artista è proprio quello di saper riconoscere il “bello” anche in ciò che, oggettivamente, non possiamo considerare tale.
L’arte è fatta per dare speranza
Ti ringrazio molto, cara Marina, per questo tuo pensiero prezioso.
Hai proprio ragione: oltre a esprimere ribellione e a prestarsi come strumento di denuncia e sovversione di regole prestabilite, l’arte ha un’altra funzione essenziale: dare speranza.
Un abbraccio,
Manu