I sette peccati del Met Gala: una cronaca dello sfarzo, dell’arte e del potere

Se c’è un evento che incarna l’illusione del potere e l’esibizione del gusto è il Met Gala. Lì, nel cuore di New York, tra i marmi imponenti del Metropolitan Museum of Art, si consuma ogni anno una celebrazione che è insieme un omaggio all’arte e un tributo all’ego. Ma per capire ciò che oggi è divenuto un palcoscenico globale – dove l’alta moda si confonde con il teatro, il glamour con la provocazione – dobbiamo scavare nelle sue origini, indagare le sue metamorfosi e, soprattutto, porci una domanda: cosa resterà del Met Gala quando Anna Wintour, regina assoluta di questo circo, lascerà il trono?

L’alba di un rituale mondano

Il Met Gala non è sempre stato il tempio dorato che conosciamo oggi. Nato nel 1948 da un’idea di Eleanor Lambert, leggendaria pubblicista e madrina delle relazioni pubbliche della moda americana, il gala aveva inizialmente un obiettivo molto più prosaico: raccogliere fondi per il Costume Institute, la sezione del Met dedicata alla storia della moda. Era una cena sobria, destinata principalmente ai membri dell’alta società newyorkese, ben lontana dall’esplosione mediatica e dalle folli coreografie stilistiche che caratterizzano l’evento contemporaneo. Leggi tutto

Oliviero Toscani, luci e ombre oltre i maglioni Benetton

Visto che mi occupo di moda e anche di comunicazione, per me Oliviero Toscani è stato importante. Posso definirlo una icona.

Nelle lezioni che tengo agli studenti, lui non manca mai. In un modo o nell’altro. Come fotografo e come pubblicitario.

In qualità di fotografo, Toscani ha lavorato per alcune delle riviste più famose del mondo. Elle, Vogue, Harper’s Bazaar, Esquire, Stern. Ai ragazzi mostro alcuni suoi scatti molto celebri per Vogue, anno 1971. Si tratta di un servizio intitolato Unilook, lui e lei alla stessa maniera e, tra i capi fotografati, c’è un completo uomo di Walter Albini per Basile.

Albini, Toscani, Vogue: che mix eccezionale! Quella sì che, nel lontano 1971, lo ribadisco, era avanguardia pura, rubando la battuta a Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada.

In ambito pubblicitario, parto invece di solito dal caso dei blue jeans Jesus. Leggi tutto

Guerra ieri, oggi e nuove prospettive del domani. Ma ci colpisce davvero?

Guerra.

Che parola orrenda, pesante, distruttiva. Evoca immagini di morte e devastazione, risvegliando paure profonde.
Eppure, per molti di noi, è un concetto intangibile. Non abbiamo vissuto la guerra sulla nostra pelle. Le nuove generazioni, i cosiddetti Millennials e Gen Z, non hanno conosciuto il fragore delle bombe. Forse nemmeno i nostri genitori. La guerra del Vietnam era un’eco lontana, più reale per gli americani che per noi.
Per me, la guerra è stata l’Afghanistan, l’Iraq, gli attentati dopo l’11 settembre. E ora, l’ennesima scossa: il conflitto israelo-palestinese. Con l’intermezzo della Russia e dell’Ucraina.
Ma come possiamo vivere tutto questo con tanta leggerezza? Non che lo facciamo intenzionalmente, ma siamo distanti. Finché non ci tocca da vicino, rimane una notizia tra le tante. Leggi tutto

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