Guerra ieri, oggi e nuove prospettive del domani. Ma ci colpisce davvero?
Guerra.
Che parola orrenda, pesante, distruttiva. Evoca immagini di morte e devastazione, risvegliando paure profonde.
Eppure, per molti di noi, è un concetto intangibile. Non abbiamo vissuto la guerra sulla nostra pelle. Le nuove generazioni, i cosiddetti Millennials e Gen Z, non hanno conosciuto il fragore delle bombe. Forse nemmeno i nostri genitori. La guerra del Vietnam era un’eco lontana, più reale per gli americani che per noi.
Per me, la guerra è stata l’Afghanistan, l’Iraq, gli attentati dopo l’11 settembre. E ora, l’ennesima scossa: il conflitto israelo-palestinese. Con l’intermezzo della Russia e dell’Ucraina.
Ma come possiamo vivere tutto questo con tanta leggerezza? Non che lo facciamo intenzionalmente, ma siamo distanti. Finché non ci tocca da vicino, rimane una notizia tra le tante.
In fondo, nel giornalismo, ci insegnano che la notiziabilità di un fatto dipende anche dalla sua vicinanza. Ci colpisce di più ciò che accade vicino a noi. È questa distanza che ci permette di osservare eventi catastrofici con una certa indifferenza. Siamo abituati alle brutte notizie. Omicidi, stragi, attentati. Suscitano emozioni istantanee, ma poi torniamo alle nostre vite. Ai nostri discorsi sull’ultimo modello di iPhone o su cosa abbiamo mangiato ieri sera.
Viviamo in un’era moderna, veloce, in cui tutto scorre rapidamente. Siamo distanti dalla realtà, finché non ci colpisce direttamente. C’è una patina di distanza, di scarsa empatia, limitata a qualche manifestazione o, all’estremo opposto, a esplosioni di sentimenti ed emozioni.
Ogni guerra è terribile, in qualsiasi momento o parte del mondo.
Eppure, osservando la storia, ci sono sempre state. Guerre e violenze fanno parte del contesto sociale dell’umanità fin dalle origini. Non si tratta di essere a favore o contro, ma di osservare. Ci sono equilibri economici, politici, religiosi, civili e poi, per ultima, la volontà umana.
Non mi stupisce ciò che accade ora. Non vedo nulla di diverso da quanto accaduto andando a ritroso nella storia, dalle prime guerre di conquista fino alle grandi guerre mondiali. È la società nel suo evolversi, che non modificherà mai una parte impattante di sé stessa. Il voler predominare, qualunque sia l’obiettivo o il motivo, con la forza.
Dopotutto, è il modo più facile per un risultato immediato, no? Equilibri di pensiero mi spingono a porre una questione: ciò che accade ora è raccapricciante.
Dai cadaveri a Beirut a quelli sulle strade ucraine. Ma tutte queste proteste, queste manifestazioni… cambiano davvero qualcosa? Protestare, urlare, manifestare contro la violenza, con la violenza, può servire a qualcosa? Porta a un risultato?
Ora tutti parliamo delle vittime del conflitto israele-palestinese ed è giusto, doveroso. Ma cosa abbiamo detto il 27 di gennaio? Quando, in virtù del Giorno della Memoria, era giusto ricordare tutti gli ebrei uccisi durante le persecuzioni naziste? Cosa è successo? Come ci siamo comportati?
Di trattative e domande future
Le notizie recenti – febbraio 2025 – ci parlano di un conflitto che non accenna a placarsi. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è atterrato a Washington per incontrare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Le Forze di Difesa Israeliane hanno condotto attacchi aerei in Cisgiordania, uccidendo numerosi terroristi. Nel frattempo, si sono completati scambi di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi.
E mentre i leader discutono, la gente comune soffre. I bambini muoiono mentre cercano pane e acqua. E noi? Noi continuiamo a osservare da lontano, distanti. Finché non ci tocca da vicino.
Francesca Soba
Francesca Soba
Appassionata d’arte, amante del bello in ogni sua forma e con un’irresistibile attrazione per le montagne innevate, mi sento una vera e propria esploratrice del mondo della cultura e della natura. Dopo aver conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento, ho sviluppato una carriera dinamica e ricca di esperienze in ambito culturale, combinando rigore accademico e creatività. Ho poi conseguito ulteriori qualifiche che arricchiscono il mio profilo, tra cui corsi di specializzazione nel mondo di Sotheby’s e la finanza rapportata al mondo dell’arte. La scoperta della possibilità di unire tecnologia e arte mi ha aperto a un mondo nuovo! Altri corsi sono stati diretti ad approfondire il mio livello di inglese, ora C1, e infine sto seguendo corsi di giornalismo all’Accademia del Lusso a Milano. Ma non c'è solo il lavoro: posso dire che la mia energia si sprigiona tra le cime delle montagne, dove trova la sua dimensione ideale sciando tra paesaggi mozzafiato. Oppure nei viaggi. Adoro viaggiare e ogni occasione è buona per scegliere la strada verso l’aeroporto! Ho sempre amato scrivere, trovando nella scrittura il mezzo perfetto per esprimermi, non essendo particolarmente incline alle conversazioni. Ogni parola scritta è per me un'opportunità di raccontare e comunicare in modo autentico. Di far conoscere il mio punto di vista sul mondo. Inoltre, sono cresciuta con la passione per la moda, un'influenza importante trasmessa da mia madre, sin da piccola. Questo mi ha permesso di sviluppare un occhio attento ai dettagli, al punto da distinguere un completo Dolce & Gabbana da uno di Maison Margiela con un solo sguardo. Sempre alla ricerca della bellezza in tutte le sue forme, mi sento una professionista versatile, creativa e appassionata, capace di affrontare ogni sfida con entusiasmo e dedizione. Che si tratti di un'opera d'arte da valorizzare o di una pista innevata da conquistare, il mio obbiettivo è sempre lo stesso: dare il massimo e trasformare ogni esperienza in un'opportunità di crescita. Mi trovate anche in Instagram come @frencisoba
