La rivoluzione delle sneaker in mostra al Museo del Tessuto di Prato con Sneaker Revolution
La crescita delle sneaker sta rallentando. A sostenerlo sono diversi analisti che ricollegano la fase di raffreddamento delle vendite al generale ridimensionamento del settore retail. A dare conferma di questa tesi sono i risultati del trimestre luglio-settembre 2026.
Adidas, per esempio, ha dichiarato che il fatturato netto in Europa è sceso del 4%. Per contro, le vendite sono aumentate del 12% in Nord America e del 13% in Cina. Il mercato cinese, storicamente uno dei principali motori di profitto per la rivale Nike, è invece ora un cruccio con vendite in calo da ben nove trimestri consecutivi. A pesare è la pressione dei concorrenti internazionali e dei marchi sportivi locali. Il marchio si è così rivolto a mercati come l’India per trovare nuove fonti di profitto.
Ma se le vendite di sneaker rappresentano gioie e dolori per i grandi player di mercato, non vacilla invece il posizionamento delle sneaker tra gli accessori di culto degli ultimi decenni.
Ne è dimostrazione il fatto che un’importante istituzione culturale abbia scelto di dedicare la sua nuova mostra proprio alle sneaker. Si tratta di Sneaker Revolution che aprirà al pubblico dal 6 novembre 2026 al 2 maggio 2027, organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato e Beside Arts & Publishing.

Dalle piste di atletica ai parquet della NBA, dalle sottoculture urbane alle passerelle dell’alta moda: in poco più di un secolo, la sneaker ha compiuto un percorso che nessun’altra calzatura aveva mai conosciuto. Nata come scarpa tecnica destinata allo sport, è diventata molto di più. È un simbolo generazionale, un oggetto di culto per collezionisti, un laboratorio di innovazione tecnologica. È un accessorio di moda e uno dei prodotti più influenti dell’immaginario contemporaneo.
A questa straordinaria trasformazione, anzi, a questa vera e propria rivoluzione, è dedicata Sneaker Revolution, la prima grande esposizione in Italia ad affrontare il fenomeno delle sneaker attraverso una prospettiva storica, culturale, sociale e progettuale.
L’obiettivo è quello di ripercorrere l’evoluzione di una scarpa che, nel corso del Novecento, è diventata uno dei principali indicatori dei cambiamenti della società contemporanea.
Pensata come un percorso multidisciplinare, la mostra mette in relazione storia del costume, design, innovazione tecnologica, sport, musica, comunicazione, moda, economia e sostenibilità. Ricostruisce le ragioni che hanno trasformato le sneaker in un linguaggio universale capace di attraversare culture, generazioni e classi sociali.
Dalle prime suole in gomma vulcanizzata alle più recenti sperimentazioni nei materiali e nei processi produttivi, la storia delle sneaker attraversa oltre un secolo di ricerca tecnologica e manifatturiera, mettendo in relazione performance, estetica, cultura tessile e design. Il progetto nasce da un lavoro di ricerca che ha coinvolto studiosi, collezionisti, professionisti e realtà internazionali, dando vita a un racconto corale costruito attraverso modelli iconici, materiali d’archivio e prestiti provenienti da collezioni pubbliche e private.
La curatela del progetto è affidata ad Arianna Sarti del Museo del Tessuto di Prato, insieme a Francesca Biagioli, fondatrice di Beside Arts & Publishing.

I MODELLI IN MOSTRA E UN PAIO DI CURIOSITÀ
In mostra ci sono numerosi modelli iconici. Tra i nomi figurano Allbirds, Asics, Converse, Diadora, Fila, Golden Goose, New Balance, Nike, On, Onitsuka Tiger, Hidn-Ander, Puma, Reebok, Saye e Vans. Le sneaker provengono dalle collezioni storiche del Museo del Tessuto, dalla collezione di Marco Colombo e da collezioni private che hanno chiesto di restare anonime.
Sono particolarmente significativi i modelli provenienti dagli archivi dei brand prestatori: adidas, Balenciaga, Gucci, Hogan/Tod’s, Lotto, Prada, Superga. Le aziende Coronet, Fessura, Id.Eight, Steve’s e Veja, che partecipano al progetto espositivo, hanno donato alcuni modelli ecosostenibili alle collezioni del Museo del Tessuto.
Sono tante le curiosità in mostra.
Si possono per esempio ammirare un paio di adidas (prima foto in alto) del 1963. Il modello rappresenta l’origine della scarpa da tennis più venduta della storia. È infatti un prototipo creato per il tennista francese Robert Haillet che precede il modello che verrà rinominato nel 1971 per il “collega” americano Stanley Smith. Per un breve periodo, la scarpa mantenne la scritta Haillet sulla linguetta con il volto di Stan Smith, mentre il nome attuale fu definitivamente adottato nel 1978.
È poi possibile ammirare un paio di Nike Air Jordan 1 del 1985 (seconda foto in alto). È la scarpa che ha rivoluzionato il mondo delle sneaker, creando un rapporto indissolubile con il proprio testimonial, Michael Jordan.
IL CATALOGO
Ad accompagnare l’esposizione sarà un catalogo edito da Beside Arts & Publishing, con saggi approfonditi su tutte le sezioni espositive e un completo apparato di schede tecniche per ogni modello presente.
Nel volume figurano i contributi di Gloria Maria Cappelletti, fondatrice di Red-Eye.world e docente NABA e Politecnico di Milano; Nicoletta De Menna, storica e studiosa di costume, autrice e interprete del podcast ANSA La Storia nell’Armadio; Antonio Mancinelli, scrittore, docente, editorialista del gruppo QN; Maurizio Ridolfo, autore, conduttore televisivo e docente NABA Milano; Gianluca Vitiello, conduttore radiofonico e esperto in urban culture. Il catalogo comprende un’intervista al coach Dan Peterson.
Emanuela Pirré
SNEAKER REVOLUTION
6 novembre 2026 – 2 maggio 2027
Museo del Tessuto di Prato, via Puccetti 3
Aperto dalle 10 alle 19, chiuso il lunedì
Qui il sito
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.