Magnifica eleganza tra arte e moda, da Giambattista Tiepolo fino ai costumi di Danilo Donati
Tra le tante mostre interessanti in apertura questo mese, c’è un’esposizione che fa intersecare l’arte e gli artisti del XVIII secolo con la moda. Sarà ospitata dalla Fondazione Paolo e Carolina Zani e si intitola Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda.
La mostra è in cartellone dal 12 settembre al 6 dicembre 2026 e avrà luogo nella nuova Sala Esposizioni della Casa Museo di Cellatica, in provincia di Brescia. Riunirà opere di Pietro Longhi, Giambattista Tiepolo, Francesco Guardi e Pietro Antonio Rotari, affiancate da abiti d’epoca originali e dai costumi realizzati da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini, premiati con l’Oscar nel 1977.
Mentre attraversa il lento declino del proprio potere economico e politico, la Repubblica di Venezia, detta anche Serenissima, conquista l’Europa con un’altra forma di supremazia: viene riconosciuta come capitale mondana. Ed è questo il contesto dal quale prende avvio la mostra.
Siamo nel Settecento e Venezia è universalmente riconosciuta come la capitale del divertimento e dell’eleganza grazie a una vita notturna vivace, al gioco d’azzardo, a numerosi teatri che propongono novità musicali e sceniche intriganti, alla presenza dei Ridotti, piccoli appartamenti usati come case da gioco e luoghi di incontro. E, ancora, grazie al Carnevale che diventa un fenomeno di richiamo internazionale.
E così, nonostante la Repubblica si indebolisca politicamente, l’immagine di città trasgressiva e festosa viene celebrata da una serie di figure di spicco dell’arte, della musica, del teatro e della vita mondana. Antonio Vivaldi, Carlo Goldoni, Giacomo Casanova, Giovanni Battista Tiepolo, il Canaletto, Rosalba Carriera, Pietro Longhi, Francesco Guardi narrano della società veneziana di quel periodo, centro cosmopolita dell’arte e del piacere, dall’atmosfera quasi decadente eppure capace di essere un ponte tra Oriente e Occidente. Intanto il secolo si conclude con la caduta definitiva: nel 1797, il Doge e i magistrati depongono le insegne del comando e Napoleone cede la città e buona parte dei territori di terraferma all’Austria, in seguito agli accordi di Campoformio.
Prima che si consumi questo ultimo atto, la città continua a brillare e, grazie al suo fasto estetico, consolida il suo mito destinato a perdurare sino alla contemporaneità. Lo racconta la Fondazione Paolo e Carolina Zani nella mostra Magnifica Eleganza, ideata e coordinata da Massimiliano Capella.
Viene dunque proposta un’inedita lettura della pittura veneziana del XVIII secolo attraverso il rapporto tra arte e moda. Dipinti, disegni, abiti originali e costumi cinematografici provengono da istituzioni prestigiose. Per esempio, dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto Stampe e Disegni, Ca’ Rezzonico e da Collezione Intesa Sanpaolo Gallerie d’Italia di Vicenza. Non mancano i prestiti da collezioni private. Tra queste figurano l’archivio Sartoria Farani, la collezione di Mara Bertoli e la stessa Fondazione Zani.

Il percorso mette in luce come i grandi maestri della pittura veneziana siano stati non soltanto ottimi interpreti della vita della Serenissima, ma anche straordinari osservatori del costume. Nei loro dipinti, ogni dettaglio restituisce con sorprendente precisione il gusto e i codici sociali dell’epoca. Le opere che ci hanno lasciato sono dunque anche autentici documenti di storia della moda.
Tra i capolavori esposti spicca Il Ridotto in Venezia di Pietro Longhi, una delle più celebri rappresentazioni della società veneziana del Settecento. Il dipinto appare come un vero catalogo di fasti ed eleganza: al centro spicca una dama in andrienne, tipico abito femminile settecentesco sostenuto dal panier, ovvero la sottogonna rigida larga sui lati. La accompagnano gentiluomini che indossano tricorni, maschere, sete, broccati e che raccontano l’atmosfera dei Ridotti, luoghi simbolo della mondanità veneziana.
L’andrienne o robe à la française deve il nome alla commedia Andrienne del drammaturgo Michel Boyron in arte Baron in cui l’abito fece la sua primissima comparsa nel 1704. Gli elementi che lo contraddistinguono sono il bustino molto stretto in vita e scollato sul seno, la gonna ampia aperta sul davanti a scoprire il sottogonna e lo strascico sulla schiena raccolto nella parte alta da un panneggio con pieghe a cannone. Entrò a far parte del cerimoniale di corte, divenendo l’abito di gala preferito dall’aristocrazia.
Sempre le raffinate robe à la française insieme agli eleganti habit à la française (l’abito maschile a tre pezzi ovvero giacca, gilet e culotte, un pantalone corto al ginocchio portato con calze in seta) ricorrono nei fogli di Guardi, Longhi e Giambattista Tiepolo, testimoniando la straordinaria diffusione della moda francese nella Venezia del tempo.


I loro preziosi disegni, provenienti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto Stampe e Disegni, Ca’ Rezzonico, costituiscono uno dei nuclei più originali della mostra. Più che semplici studi preparatori, appaiono come autentici figurini ante litteram. Longhi, Tiepolo e Guardi osservano con precisione quasi sartoriale abiti, panneggi, accessori e atteggiamenti. E ci offrono una testimonianza unica della cultura vestimentaria del Settecento.
La robe à la polonaise, altro modello settecentesco, è riconoscibile nelle figure che animano la Veduta di Villa Loredan a Paese di Francesco Guardi. È uno dei capolavori della Fondazione Paolo e Carolina Zani e viene presentato per l’occasione sotto una nuova luce. La foggia à la polonaise, letteralmente alla polacca, era caratterizzata da gonne drappeggiate e sollevate nella parte posteriore.
Anche gli accessori raccontano una società che fece dell’apparire un vero linguaggio culturale.
Bautta e larva (il costume tradizionale veneziano del Settecento composto da un mantello nero, un cappuccio o tricorno e una mascherina bianca che copre il viso) popolano le scene di Pietro Longhi, come nel già citato Il Ridotto in Venezia. Il pittore evoca quell’universo teatrale e ambiguo che fece del Carnevale veneziano uno dei grandi miti europei. L’inedita Dama con moretta di Pietro Antonio Rotari restituisce invece il fascino enigmatico della maschera femminile più iconica della Serenissima.
La moretta o muta è una piccola maschera di forma ovale, in velluto nero, senza apertura per la bocca. Ha la particolarità di poter essere indossata non con l’ausilio di lacci, bensì stringendo tra i denti un bottone presente al suo interno. La moretta doveva far risaltare il pallore della carnagione, caratteristica che all’epoca era un simbolo di nobiltà. Aveva quindi lo scopo di aumentare il carisma e l’aura di mistero, fattori che volevano essere intensificati anche dal silenzio di colei che la portava.

Ma qual è uno dei punti di forza di questa mostra? Il fatto di riuscire a trasformare l’arte figurativa in realtà concreta, permettendo di entrare quasi fisicamente nelle atmosfere ritratte nei dipinti. Come se si potesse quasi toccarle.
Gli abiti originali permettono infatti di verificare dal vero ciò che gli artisti raffigurano sulla tela. Le ampie volumetrie dei panier, la ricchezza dei damaschi e dei velluti, la leggerezza delle sete, la complessità dei tagli sartoriali e la raffinatezza dei ricami trovano un riscontro concreto negli esemplari storici esposti. L’accostamento offre un confronto diretto tra la rappresentazione artistica e la realtà materiale dell’abito e il dialogo prosegue lungo tutto il percorso espositivo.
Il percorso si conclude con sette costumi ideati da Danilo Donati per Il Casanova (1976) di Federico Fellini, provenienti dalla Sartoria Farani. Dalle marsine in velluto rosso ai grandi panier, dalle sete cangianti alle silhouette esasperate, le creazioni di Donati non rappresentano una ricostruzione filologica dell’abito settecentesco. Sono piuttosto una libera interpretazione poetica del suo immaginario.


Per la sua prova magistrale, il costumista conquistò il secondo Oscar, dopo il primo assegnatogli per i costumi di Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli (1968).
Non solo. Il dialogo tra le sue creazioni e le opere di Longhi, Guardi e Tiepolo dimostra come il mito della Venezia del Settecento continui a ispirare il cinema, la moda e la cultura visiva. Ne sono dimostrazione anche gli scatti di Mustafa Sabbagh dedicati a Il Casanova di Fellini, parte del ciclo Trame di Cinema del 2014. Il grande fotografo internazionale ha interpretato i costumi di Donati conferendo loro la sacralità atemporale di una posa. Le creazioni sono indossate da figure reali con il volto coperto di nero – uno dei più riconoscibili stilemi di Sabbagh – nel devoto rispetto degli artisti che hanno profondamente segnato la storia del cinema. E con questa interpretazione, Sabbagh trasforma i costumi in opere d’arte contemporanee.
Magnifica Eleganza offre dunque un itinerario che riesce a intrecciare storia dell’arte, storia del costume e cultura materiale. E invita tutti noi a osservare la pittura veneziana da una prospettiva inedita.
È da segnalare anche il ricco programma di eventi collaterali pensato per accompagnare il pubblico alla scoperta delle molteplici sfumature della mostra. Incontri, attività e appuntamenti dedicati a bambini e adulti offriranno occasioni per approfondire i temi dell’esposizione tra arte, moda, storia e creatività.
La Fondazione Paolo e Carolina Zani inaugura ottimamente una stagione che si preannuncia vivace e stimolante, proprio come nella frizzante Venezia settecentesca.
Emanuela Pirré
Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda
Ideata da Massimiliano Capella
Comitato scientifico: Mara Bertoli, Massimiliano Capella, Alberto Craievich, Luigino Piccolo, Giovanni Valagussa
Allestimento: Massimo Marcomini
Sede: Sala Esposizioni Fondazione Paolo e Carolina Zani, Via Fantasina 8, Cellatica (BS)
Date: 12 settembre – 6 dicembre 2026
Orari: martedì-venerdì ore 9-13 / sabato-domenica ore 10-17
Ingresso biglietto unico giardino e sala espositiva: 12 euro
Info: qui oppure 030.2520479
La sede espositiva
La Fondazione è intitolata all’imprenditore Paolo Zani e alla figlia Carolina. Nasce con lo scopo principale di conservare, tutelare e valorizzare la collezione d’arte di Casa Museo Zani e del suo scenografico giardino. Si possono ammirare sculture, dipinti, arredi e oggetti d’arte applicata francesi, romani e veneziani del XVII e XVIII secolo.
La Fondazione sostiene la cultura in generale anche con l’elargizione di contributi specifici. Istituisce premi e borse di studio, destinati in modo particolare alla formazione dei giovani.
Percorsi tematici e laboratori, ma anche seminari di studio, mostre e concerti animano la programmazione annuale della Casa Museo. L’ambiente contempla anche lo straordinario parco, il bookshop, la caffetteria e un moderno auditorium.
Dal 2026, la Casa Museo è stata dotata di una nuova sala per le esposizioni temporanee. Si tratta di uno spazio versatile di circa 100 mq che unisce estetica e funzionalità. È dotato di un sistema di illuminazione orientabile e dimmerabile (ovvero a intensità di luce regolabile) per valorizzare le opere e facilitarne la fruizione. Non manca un sistema di rigoroso controllo termo-igrometrico per la conservazione delle opere.
La nuova sala mostre consente di ospitare esposizioni temporanee in continuità con la Casa Museo. Può ospitare anche eventi e mostre di arte contemporanea, data la sua posizione autonoma e distaccata dal percorso permanente.
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.