I sette peccati del Met Gala: una cronaca dello sfarzo, dell’arte e del potere
Se c’è un evento che incarna l’illusione del potere e l’esibizione del gusto è il Met Gala. Lì, nel cuore di New York, tra i marmi imponenti del Metropolitan Museum of Art, si consuma ogni anno una celebrazione che è insieme un omaggio all’arte e un tributo all’ego. Ma per capire ciò che oggi è divenuto un palcoscenico globale – dove l’alta moda si confonde con il teatro, il glamour con la provocazione – dobbiamo scavare nelle sue origini, indagare le sue metamorfosi e, soprattutto, porci una domanda: cosa resterà del Met Gala quando Anna Wintour, regina assoluta di questo circo, lascerà il trono?
L’alba di un rituale mondano
Il Met Gala non è sempre stato il tempio dorato che conosciamo oggi. Nato nel 1948 da un’idea di Eleanor Lambert, leggendaria pubblicista e madrina delle relazioni pubbliche della moda americana, il gala aveva inizialmente un obiettivo molto più prosaico: raccogliere fondi per il Costume Institute, la sezione del Met dedicata alla storia della moda. Era una cena sobria, destinata principalmente ai membri dell’alta società newyorkese, ben lontana dall’esplosione mediatica e dalle folli coreografie stilistiche che caratterizzano l’evento contemporaneo. Leggi tutto