Tanti auguri al mio papà che mi ha insegnato a vivere dandomi l’esempio

Posso sembrare chiacchierona (logorroica?) e lo sono, lo ammetto. Eppure sono molto riservata su tutto ciò che riguarda la parte strettamente personale della mia vita. E divento quasi criptica circa la mia famiglia della quale sono gelosissima.

In tanti anni di esistenza di questo magazine (siamo a undici), ho scritto un solo articolo su mia mamma, tanti anni fa. Era il 2013. Non ho invece mai scritto di mio papà. E oggi ho voglia di farlo, esattamente per lo stesso motivo per cui lo feci per mamma, ovvero in occasione di un suo compleanno. Il 28 aprile è il compleanno di papà e quest’anno lo voglio festeggiare così.

Mio papà è un uomo schivo, riservato e di poche parole. È una persona solida e concreta, è molto attaccato a noi, la sua famiglia, ed è sempre stato un grandissimo lavoratore. Per tutta la sua carriera professionale non si è mai risparmiato e, allo stesso tempo, ha ritagliato il tempo per moglie e figlie dedicandoci ogni suo momento libero. Non posso certo dire che sia stato un padre assente, anzi, esattamente il contrario.

Posso anche affermare che mi ha insegnato i valori fondamentali mettendoli lui in pratica per primo ogni singolo giorno.

Nonostante sia quello che oggi verrebbe definito un uomo d’altri tempi (per motivi anagrafici), mio papà ha sempre avuto una testa moderna e non è stato un patriarca né con mia mamma né con me e mia sorella. Tant’è che, anche grazie a lui, sono cresciuta con l’idea che uomini e donne siano uguali quanto a capacità e possibilità.

A supporto di tutto ciò, vinco la mia ritrosia e racconto due episodi molto privati.

Il primo mi è stato raccontato da mia mamma.

Quando erano fidanzati, una sera lei lo raggiunse a casa per una cena e notò un bel mazzo di fiori appoggiato su una poltrona. Immaginò che fossero per lei, tuttavia mio padre non diceva nulla né glieli consegnava.

A un certo punto, impaziente, gli chiese «e quei fiori?» e lui rispose semplicemente «sono per te». Insomma, aveva avuto il pensiero di comprarli, ma non sapeva come consegnarglieli.

Capite cosa intendo quando dico che mio papà è un uomo schivo e riservato?

Con il mio papà da piccina
Con il mio papà da piccina

Il secondo episodio riguarda invece direttamente me.

Risale a quando andai a convivere per la prima volta e alla casa che prendemmo in affitto.

La casa era bella, luminosa e aveva una cucina quadrata, non immensa ma abitabile. Non un angolo cottura, insomma, ed era già arredata. Sono passati parecchi anni, ma la ricordo perfettamente: era praticamente nuova, in buonissimo stato, è vero, ma era di un’aberrante tonalità verdognola ed era in uno stile che definire desueto sarebbe un complimento.

Insomma, era terribile, lo giuro, e io la detestavo. Provai a fare pressioni affinché venisse cambiata, ma né il mio compagno di allora né la mia famiglia – naturalmente – volevano sentirne, giudicando la mia richiesta come puerile e un po’ folle.

Ma io ero andata in fissa, come si suol dire, e a un certo punto, esasperata dal fatto di essere inascoltata, minacciai di mandare all’aria tutto, affitto della casa e convivenza.

Credetemi: poche volte in vita mia mi sono impuntata facendo i capricci. E ora me ne vergogno tanto.

Non so cosa mi prese, o meglio, probabilmente mi attaccavo a quella cosa per nascondere una paura più grande, ovvero quella di avventurarmi in un terreno fino a quel momento sconosciuto, in una cosa che mai prima di allora avevo vissuto.

A intervenire fu mio padre.

«Non capisco come si possa mettere in discussione tutto per una cosa così»: furono queste le sue parole che, anche in questo caso, ricordo perfettamente. Lo disse non con arroganza e nemmeno in modo autoritario, bensì con sincero dispiacere e stupore, sentimenti derivanti dal fatto di sapere di avermi allevata dando peso a cose concrete e solide e non certo a cose irrilevanti e futili.

Mi sentii improvvisamente sciocca, capricciosa e infantile. E non perché lui mi stesse sminuendo, ma perché aveva ragione. Stavo perdendo di vista ciò che contava davvero per comportarmi proprio come una bambina. E il mio papà ne era dispiaciuto. Inutile dire che il capriccio finì lì.

Non gliel’ho mai detto, ma quell’episodio è stato molto importante per me. Mi ha impartito un importante insegnamento che tuttora tengo presente nei momenti in cui rischio di sbandare e di perdere di vista ciò che conta davvero.

E questo è ciò che intendo quando dico che mi ha insegnato a vivere non a parole, ma con i fatti. Così come mi ha dato l’esempio di cosa sia essere persone integerrime essendolo lui per primo ogni singolo giorno.

Una foto molto privata e alla quale tengo molto: il mio papà e io il giorno del mio matrimonio
Una foto molto privata e alla quale tengo molto: il mio papà e io il giorno del mio matrimonio

Grazie a mio papà e a mia mamma mi reputo una persona fortunata.

Ho la fortuna di essere cresciuta in una famiglia unita e nella quale ho respirato amore e rispetto, due ingredienti fondamentali.

Amore e rispetto ci sono stati in primis tra mia mamma e mio papà: mai ho sentito volare una parola fuori posto tra loro. E sono stati genitori severi, affettuosi e sempre presenti.

Mia sorella e io siamo state amate, guidate e anche rimproverate severamente quand’era necessario. Così come, quand’era necessario, i miei hanno avuto la forza e il coraggio di fare un passo indietro lasciandoci libere di fare le nostre scelte.

Hanno saputo fare fronte comune nell’educarci: se mia madre diceva no, era perfettamente inutile correre da mio papà sperando in una risposta diversa. Poi, magari, ne parlavano in privato tra loro e magari talvolta avranno anche discusso, ma non l’hanno mai fatto davanti a me e a mia sorella. E tutto ciò è molto importante, è rassicurante, dà dei punti di riferimento, anche se, magari, in quel momento non ero felice del no.

Mi hanno insegnato che sono un essere umano che merita rispetto e che nessuno ha il diritto di calpestarmi. Mi hanno insegnato l’amore per me stessa e l’hanno fatto con il loro esempio prima di tutto. E mi hanno insegnato a non elemosinare l’amore perché l’amore è scambio e reciprocità. E che non può essere sopruso o prevaricazione. Mai.

Penso che una persona nasca con un proprio carattere e proprie inclinazioni, ma credo che l’educazione e la famiglia siano importantissimi per forgiare definitivamente la nostra personalità. E credo nel valore educativo e morale dei buoni esempi. Dunque credo che ciò che sono – una persona consapevole e che non accetta né violenze né compromessi – sia in parte merito mio e in parte merito dei miei genitori e di come mi hanno cresciuta.

Mio padre non è un uomo espansivo e non è mai stato di grandi parole. Non ho preso da lui in questo. Eppure, insieme a mia mamma, non ha mai fatto mancare a me e a mia sorella le cose più importanti: amore, solidità, vicinanza, sostegno, aiuto.

Ha parlato quando serviva, come quella volta dei miei sciocchi capricci su quella brutta cucina verdognola. E innumerevoli volte ha parlato per sostenermi.

Come nel caso qui sotto, uno screenshot di una nostra conversione via Whatsapp dello scorso giugno. Gli spiegavo il perché di una trasferta nelle Marche e lui, in tutta risposta, si diceva sicuro del mio successo.

Sapete una cosa? Gli ho creduto e ha funzionato. Mi sono calmata (ero emozionata) e sì, è stato un successo.

Perché non importa quanto siamo piccoli o grandi, non importa se siamo novellini alla prima esperienza o professionisti sufficientemente esperti. Il punto è che non si finisce mai di avere bisogno dell’amore, dell’incoraggiamento e del sostegno dei genitori. E la fiducia di un genitore è il rimedio migliore per qualsiasi ansia o insicurezza.

Come ho scritto nell’articolo dedicato a mia mamma, non so se sono stata la figlia che i miei genitori avrebbero voluto. Spetterebbe a loro dirlo. Ma so che mia mamma e mio papà sono i genitori che augurerei a ogni persona.

Buon compleanno, papà.

Ti amo immensamente e con tutta me stessa anche se, pur essendo una chiacchierona, sono schiva nel dirtelo a voce. Forse perché, come mi hai insegnato tu, le cose si dimostrano con i fatti. Spero allora che le mie scelte ti abbiano dimostrato quanto il tuo esempio sia stato per me fondamentale.

E ti prego, non te la prendere se oggi ho un po’ infranto la tua e nostra riservatezza. A volte, per le cose belle, si può fare un’eccezione.

La tua Emy (lui è una delle uniche due persone al mondo autorizzate a chiamarmi così… indovinate chi è l’altra?)

 

 

 

P.S.: se qualcuno volesse leggere l’articolo dedicato alla mia mamma… lo trovate qui

 

 

 

 

 

A glittering woman è anche su
Facebook | Twitter | Instagram

 

Sharing is caring: se vi va, qui sotto trovate
alcuni pulsanti di condivisione ♥

 

 

 

 

 

Spread the love

Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

Lascia un commento

Nome*

email* (not published)

website

error: Sii glittering... non copiare :-)