Charlie Hebdo, la speranza rinasce da una matita

Mercoledì 7 gennaio, il giorno della strage di Parigi, è stato un momento tragico per chiunque creda nella libertà di pensiero e di parola, nella libertà di espressione, nella libertà di stampa.

Un po’ mi ripugna ritrovarmi a scrivere strage di Parigi.
Penso che fatti così gravi non conoscano nazionalità né geografia: si abbattono sull’intera umanità, perfino su chi in questo momento esulta considerandola invece una vittoria.

In quel giorno buio, mi sono sentita smarrita e disorientata e credo che questo sia successo a moltissime persone.
Da allora provo una continua alternanza di dolore, disperazione e rabbia e soprattutto provo la sensazione che sia stato oltrepassato un punto di non ritorno.
Mi sento svuotata, come se ci avessero portato via qualcosa che so non riavremo più indietro.

Mercoledì, per tutto il giorno, mi sono chiesta cosa fare, che risposta dovessi dare, come essere umano e anche come persona che considera un sogno (forse il più grande che nutro in ambito professionale) potersi un giorno guadagnare il tesserino da giornalista pubblicista.
Tacere.
Parlare.
Interrompere o continuare il mio lavoro.

Alla fine ho deciso: ho continuato. Leggi tutto

Cartoline da Milano al tempo di Instagram / PARTE 3

A volte ritornano: capita con le persone, coi ricordi… e anche coi post. Come in questo caso.

Per la prima e la seconda puntata di questo post, occorre tornare rispettivamente al 30 luglio e al 24 dicembre 2013. È passato tanto tempo, dunque.

Tutto era scaturito da una riflessione: da ragazzina, soprattutto quando andavo alle medie, partivo per le vacanze estive con una lunga lista di indirizzi, lista che serviva a ricordarmi a chi dovessi mandare le cartoline. Guai a non mandarle e guai a non riceverle, era una sorta di rito.

A mio avviso, oggi è Instagram a svolgere in modo virtuale parte della funzione che le cartoline svolgevano allora fisicamente. Pensateci: Instagram non serve forse a condividere, attraverso immagini e fotografie, ciò che ci piace, ciò che facciamo e i posti in cui andiamo? Le stesse cose che facevamo con le cartoline.

È identica perfino la gara: allora vinceva chi raccoglieva più cartoline, attestandosi un po’ come il leader del gruppo, proprio come oggi accade coi like. Leggi tutto

Ricordi dell’estate 2014: parte 4, Manu versus Francia

L’aspettavo non con gioiosa trepidazione bensì con timore e infine è arrivata: la neve. Ebbene sì, sabato mattina mi sono alzata e, guardando fuori dalla finestra, sono rimasta a bocca aperta: nevicava. Aiuto!

Non è un mistero che io non ami l’inverno e che ami ancora di meno la neve, soprattutto in città. Capisco che esulti chi è in montagna e sono felice per costoro, lo giuro, ma non mi convincerete mai sul fatto che la bianca amica sia bella anche in luoghi come Milano dove diventa subito grigia e crea solo un inenarrabile pantano.

Avevo dunque bisogno di escogitare velocemente un piano B, pensare a qualcosa che mi distogliesse dalla neve e dal terrore che si accumulasse. Atteggiamento classico, insomma: quando siamo in una posizione scomoda, quando sperimentiamo qualcosa che non ci fa a sentire a nostro agio, la reazione più facile e immediata è quella di pensare a qualcosa che ci riporti alla nostra comfort zone.

E, pensando a ciò che per me poteva essere una buona comfort zone, è stato istintivo e naturale tirare fuori gli ultimi ricordi di quest’estate: io, turista (quasi) per caso, in giro per la Francia. Momenti che hanno catturato la mia attenzione durante le scorribande tra Moulins, la Bretagna, Parigi, Lione, Menton e Sospel.

Ecco perché il post si chiama Manu versus Francia.

Chi ha vinto? Direi lei, la Francia: come capita ogni volta, è riuscita nuovamente a mettermi K.O. con la sua bellezza. Leggi tutto

So this is Christmas

Negli ultimi tempi, gli stati che pubblico sul mio profilo Facebook raccontano spesso inquietudini, perplessità, preoccupazioni.
Raramente mi capita di raccontare in via diretta di inviti ricevuti, posti in cui sono andata, persone che mi hanno cercata, nuovi contatti che si delineano. Preferisco che a raccontare ciò che faccio sia il mio lavoro e ciò che produco, senza vantarmi di nulla, anche perché successi e insuccessi sono del tutto relativi ed è spesso molto soggettivo il metro con cui li misuriamo.
Mi metto molto in discussione e mi faccio tante domande. Sto facendo abbastanza? Sono all’altezza di ciò che faccio? Sono efficace? Potrei fare di più? Cosa manca al mio lavoro?
Quando ho iniziato a pensare di scrivere un post con la mia wish list e i consigli di Natale avevo parecchi dubbi. Il progetto ha preso forma strada facendo: sono partita da un’idea un po’ confusa che ho corretto pian piano e che pian piano si è delineata.
Uno dei dubbi che avevo riguardava proprio la struttura stessa di un post che sarebbe stato corale, un unico palcoscenico sul quale sarebbero saliti molti attori, tutti col ruolo di protagonisti e nessuno di comprimario: tutto ciò avrebbe funzionato? Come sarebbe stata la convivenza? Leggi tutto

Happy birthday (anche se lo detesto) to me

Di una persona che scrive per passione e per lavoro si potrebbe essere portati a pensare che non resti mai senza parole e che sappia sempre cosa dire.

In realtà non è così, anzi, volete sapere cosa capita a me? Di solito mi inceppo e bisticcio con le parole proprio quando si tratta di spiegare con chiarezza le mie emozioni e i miei sentimenti.

Tutto ciò mi fa sorridere, lo trovo buffo, ma in fondo è ciò che succede in tanti mestieri: c’è un detto che racconta che il ciabattino, dopo aver aggiustato le calzature di tutti, va in giro con le scarpe rotte. Eh, la saggezza popolare…

Scrivo 364 giorni all’anno celebrando il talento e la bravura altrui: l’unico giorno che dovrei dedicare a me stessa, il 365°, quello del mio compleanno, uno in tutto l’anno, non so cosa dire.

La verità è che da bambina aspettavo con impazienza il 26 novembre: oggi, da adulta, lo cancellerei dal calendario. Quest’anno, intanto, l’ho cancellato da Facebook.

E poi scrivi un post qui?, penserete magari voi e non posso darvi torto: ultimamente sono la regina delle contraddizioni e dell’incoerenza. E spesso mi sento esattamente come una pallina dentro un flipper: sballottata. Leggi tutto

Cayetana de Alba e le mie riflessioni su libertà e ipocrisia

Alcuni giorni fa ho letto della morte della Duchessa Cayetana de Alba: aveva 88 anni ed è deceduta a causa delle complicazioni di una polmonite. Mi è dispiaciuto perché questa donna, decisamente sopra le righe e allergica alle convenzioni, mi era molto simpatica.

Ricordo che tempo fa un mio contatto di Facebook pubblicò un piccolo post di cordoglio per la scomparsa di un personaggio famoso. Non ricordo più chi fosse questo amico e non ricordo nemmeno chi fosse la persona deceduta. Ricordo, però, un commento che mi risultò molto sgradito: qualcuno schernì il mio amico dicendogli che non era morto un suo parente, bensì uno sconosciuto. Evitai di intervenire, ma ribadisco che trovai inopportuno quel commento. È ovvio che la scomparsa di un amico, di un parente o di qualcuno che fa parte della nostra quotidianità ci causi un dolore più vivo, ma ciò non vieta di dispiacersi per la morte di qualcuno che non conosciamo direttamente e che tuttavia ha lasciato una traccia nella storia, di molti o di tutti. Leggi tutto

Cruelty free, made in Italy, reshoring: siamo tutti oche?

Sembrerebbe che cruelty free sia diventata un’espressione molto in voga. Non solo: oggi, tantissimi parlano di Made in Italy e di rientro in patria dei siti produttivi (ovvero il processo di reshoring o back reshoring), siti che in molti casi erano stati delocalizzati all’estero.

Desidero esprimere la mia opinione su tutto ciò, sebbene mi renda conto che sia pericoloso quanto avventurarsi su un campo minato o su una sottile lastra di ghiaccio: scontenterò molti, temo, in un senso e nell’altro, eppure – come sempre – non voglio rinunciare a essere sincera e trasparente.

Vi preannuncio che in questo post troverete molte domande, poche risposte e un certo numero di provocazioni. Tengo anche a precisare che non è una predica: non è questo ciò mi interessa e non potrei nemmeno farne.

È solo una riflessione a voce alta che mi va di condividere, perché, partendo dal cruelty free, vorrei mettere sul tavolo un po’ di spunti sia dal punto di vista degli animalisti sia dal punto di vista di chi sostiene l’uso dei prodotti di origine animale, fino ad arrivare a Made in Italy, filiere, delocalizzazione e successivo reshoring. Leggi tutto

Renée Zellweger e quanto mi annoia chi campa additando

Se mi metto in testa una cosa, capita che diventi un vero e proprio chiodo fisso; quando un’idea inizia a girarmi dentro il capo, divento più molesta di una zanzara assetata di sangue in una notte d’estate.

Ieri dovevo pensare a finalizzare un articolo ma non riuscivo a concentrarmi, continuavo a pensare solo e soltanto a questa cosa che m’è entrata in testa e che ronza più di quella zanzara, una cosa che oggi vuole prepotentemente uscire.

Pare che ultimamente mi riescano molto bene due cose: tirarmi la zappa sui piedi da sola e attirarmi antipatie grazie a scomode prese di posizione. Bene, già che ci siamo, ho deciso di dire la mia anche sul “caso” (virgolettato appositamente) Renée Zellweger e del ritocchino che avrebbe fatto. Sono stata zitta per giorni e giorni, leggendo, ascoltando e osservando e ora sono bella carica.

Perché, come dice, Sabrina, una mia cara amica, pare che attualmente non esistano cose più gravi delle iniezioni di botox fatte dall’attrice americana.

Perché – sempre come dice Sabrina – anch’io penso “fatevi una vita”.

E infine perché ho un paio di cosette da dire sulla bellezza, nonostante io mi occupi di moda, anzi, proprio per questo. Leggi tutto

Se la Ypsilon ELLE mi fa riflettere ben oltre i motori

Talvolta, quando vado a un evento o a una presentazione, non riesco a metterli subito a fuoco pur trovandoli interessanti: si accende una spia luminosa e sento che c’è dell’altro, ma non riesco a trovare il bandolo della matassa, non riesco a capire cosa ci sia oltre il primo messaggio evidente. Credo capiti un po’ a tutti noi, magari dopo aver letto un libro, visto un film oppure dopo aver fatto un discorso con un amico.

In questi casi, mi regalo tempo. Rifiuto di scrivere fino a quando non riesco a catturare quella sensazione, fino a quando non riesco a comprenderla, a farla mia, a darle un nome. Il tempo aiuta perché fa depositare il pulviscolo e, quando ciò finalmente accade, rimane in evidenza quanto mi era sfuggito in un primo momento.

Mi è capitato di nuovo giovedì scorso, quando sono stata invitata alla presentazione della nuova Lancia Ypsilon ELLE, una serie speciale che nasce dalla rinnovata partnership con il magazine Elle, testata del gruppo Hearst. È un’autovettura che ha immediatamente colpito il mio senso estetico, espressamente progettata per catturare l’attenzione del pubblico femminile.

Ho ascoltato la presentazione con interesse: la macchina è nata da scelte accurate, attenzione alla qualità e amore per i dettagli con vernici, materiali, tessuti e finiture studiate ad hoc. Tuttavia, mentre ascoltavo i dettagli tecnici, ero sicura che ci fosse un ulteriore piano di lettura, qualcosa di più ampio che in quel momento mi sfuggiva. Leggi tutto

A proposito degli accrediti alle sfilate: dico la mia e faccio i nomi

Credo che questo sia il post più strano che io abbia scritto dopo aver assistito a una sfilata e dirò anche di quale si tratta: Stella Jean.
In quella meravigliosa sfilata, c’è stato ciò che più amo e ciò che più detesto nella moda: da una parte, il talento limpido della stilista; dall’altra, l’annosa questione degli accrediti.
Seguo Stella dai suoi esordi, da molto prima che diventasse il fenomeno che è oggi, giustamente e universalmente riconosciuto e acclamato: sognavo da diverse stagioni di assistere fisicamente a una sua sfilata e il mio sogno si è finalmente avverato, anche se non nel modo in cui avrei voluto. Sono stata testimone diretta del suo straordinario talento che si consolida collezione dopo collezione in un percorso straordinario e mi piace pensare a un parallelo tra sogni, i suoi e i miei.
Pertanto mi dispiace che le mie esternazioni circa gli accrediti capitino proprio a proposito della sua sfilata e, visto che non è mia abitudine lamentarmi per il gusto di farlo o per creare clamore, cercherò di spiegare dettagliatamente tutti i motivi del mio disappunto. Leggi tutto

Estate 2014: parte 1, la Bretagne et la mer

Com’è strana questa estate che stiamo vivendo, vero?
Parecchi anni fa, Bruno Martino cantava “E la chiamano estate / questa estate senza te”: quest’anno potremmo dedicare gli stessi versi al sole, spesso grande assente di una stagione un po’ anomala.
Eppure, sole o non sole, l’estate resta sempre – probabilmente – la stagione più attesa e lo scriveva anche Ennio Flaiano, in “Diario degli errori”: “Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla”.
Non posso dargli torto, l’estate è sempre stata la mia stagione preferita, anche se ultimamente tendo a preferire le stagioni intermedie, autunno e primavera, più morbide, perché col tempo mi sto ammorbidendo anch’io e tendo a smussare gli angoli.
Sapete, a proposito d’estate, tempo fa meditavo su un fatto: il mese di agosto sta alla stagione estiva esattamente come la domenica sta alla settimana, si può fare lo stesso parallelo, esiste la stessa proporzione.
Mi spiego meglio: il sabato, in genere, è il giorno carico di aspettative e premesse, poi arriva la domenica e la festa finisce alla svelta, finisce il week-end e ricomincia la settimana lavorativa.
Non per nulla esiste la depressione da domenica sera e scommetto che, almeno una volta, tutti noi l’abbiamo provata.
La stessa cosa vale per l’estate: luglio è sempre carico di progetti per le vacanze e quindi di attesa, poi arriva agosto e tutto passa in un attimo. È come se luglio fosse il sabato, agosto la domenica e settembre il lunedì.
(A proposito oggi è l’ultimo giorno di agosto…) Leggi tutto

Editori, pagamenti, promesse: qualche retroscena

Un post così, qui su A glittering woman, non l’avete mai letto, nemmeno quando me la sono presa con i sorrisetti ironici verso la moda.
Sarà che oggi è il 14 luglio e questa è la mia piccola presa della Bastiglia.
Chi è riuscito a farmi perdere la pazienza, nonostante io predichi di solito positività, ottimismo e potere della costruttività? Ora ve lo svelo: vi espongo la mia personale visione del perché l’informazione (o almeno quella in campo moda, la dimensione che conosco e che posso testimoniare) qui da noi in Italia è messa maluccio.
Davanti a certi testi poco curati, frettolosi, poveri di passione e ricchi di refusi e imprecisioni, mi sono sempre chiesta perché. Ora, da redattrice, credo di saperlo: perché esistono editori i quali pagano poco e male chi scrive e questo abbassa la qualità. Furetti da sottobosco, li ha definiti qualcuno: espressione quanto mai azzeccata per questi editori che credono di essere dei gran furbi.
Attenzione, non voglio generalizzare: preciso che si tratta di alcuni editori e lo sottolineo con forza. Alcuni sono così – non tutti, per fortuna.
Ogni riferimento è puramente casuale: si dice così, no? Forse sto parlando di cose capitate a me, forse a qualche caro amico: credo non sia importante. Leggi tutto

Giorgio Faletti e quel mio odioso sopracciglio alzato

Lo ricordo bene: quando parecchi anni fa qualcuno mi disse che Giorgio Faletti aveva pubblicato un romanzo, alzai un sopracciglio.
Ma, visto che non sono mai stata una persona che si ferma davanti ai pregiudizi, comprai comunque il suo libro e lo lessi.
Mi conquistò, completamente: da allora, ho letto tutto ciò che ha pubblicato, con voracità. I suoi romanzi, lunghissimi, sono macchine perfette, coinvolgenti e avvincenti.
Come purtroppo tutti sanno, Giorgio Faletti è morto il 4 luglio a soli 63 anni (ne avrebbe compiuti 64 il 25 novembre, un giorno prima del mio compleanno), dopo aver lottato con un tumore: sapevo della sua malattia, ma questa notizia mi ha immensamente rattristata perché leggere i suoi libri era un poco come entrare nella sua vita.
Prima di scrivere queste righe, mi sono fatta la stessa domanda che mi ero già posta lo scorso anno, quando mancò Ottavio Missoni: mi ero e mi sono chiesta ancora una volta se fosse opportuno aggiungere la mia voce ai tanti articoli di cordoglio. Alla fine, dopo una settimana, ho deciso di sì e desidero spiegarvi perché. Leggi tutto

A glittering woman fa un anno e il grazie va a tutti voi

Chiacchiero sempre troppo, lo so.
Dai, stavolta concedetemelo: festeggio il primo anniversario di A glittering woman. Sì, è già passato un anno.
Non ho parole adatte per spiegare quanto io tenga a questo progetto, cosa esso significhi per me e quanta gioia provi di fronte a tanti gesti di incoraggiamento e attestati di stima ricevuti in 12 mesi.
Tra tanti, ho scelto quattro episodi che hanno avuto grande significato per la sottoscritta. E vi racconto perché. Leggi tutto

Questa sono io: storia di un ritratto scomodo ma fedele

Questa sono io – così si potrebbe riassumere questo post.
Magari mi sto tirando la zappa sui piedi da sola, come si suol dire.
Magari qualcuno, al mio posto, farebbe l’operazione inversa: nascondere anziché evidenziare. È l’epoca di photoshop, quella in cui dobbiamo apparire perfetti.
E invece, queste foto sono state fatte proprio con l’intento di mettere in evidenza le mie cicatrici, più di quanto lo siano di solito. Pubblicare queste foto è per me una scelta molto forte: mi raccontano profondamente, senza schermi o protezioni.
Loro, le cicatrici, fanno parte di me da quando avevo due anni (come e perché l’ho raccontato qui): a volte le amo, spesso le odio. Da adolescente, ho sognato il momento in cui le avrei cancellate: da adulta, ho deciso di non farlo.
Non è sempre facile portarmele dietro, ma penso di essere arrivata a un punto di convivenza civile, tuttavia non avevo certo mai avuto un ritratto in cui fossero loro le protagoniste: l’idea non è stata mia, è il progetto di un’amica e io mi ci sono buttata con un pizzico di incoscienza, lo ammetto.
Dopo, davanti al risultato, ho osservato le foto e mi sono chiesta se pubblicarle, ve lo confesso. Leggi tutto

Vi prego, non ditemi «ah, ti occupi di moda» (con sorrisetto ironico)

Amo la moda: penso che questo sia chiaro.

Quando parlo di moda mi riferisco a ciò che per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio: un universo sfaccettato nel quale sto cercando di trovare il mio posto, portando avanti ciò in cui credo.

No a conformismo e omologazione. a interpretazione e gusto personale.

No alla confusione tra moda e shopping. a curiosità e occhi aperti sul mondo.

Cerco di costruire le mie occupazioni di fashion editor e blogger su queste basi, aprendomi a stimoli nuovi ogni giorno e la sfida mi piace. Eppure c’è una nota stonata, qualcosa che mi disturba, ovvero il sorrisetto ironico che si disegna sul viso di alcune persone quando dico ciò che faccio e quella frasetta che segue – puntualmente: «ah, ti occupi di moda».

Badate, ho scritto alcune persone – e lo sottolineo. Leggi tutto

Un buon compleanno a me e tanti grazie a tutti :-) :-) :-)

Tante persone pensano che occorrerebbe festeggiare il proprio compleanno facendo qualcosa di speciale e diverso rispetto al solito.

Oggi è il mio compleanno e semplicemente lavoro, ma sono fortunata perché amo profondamente ciò che faccio: ho pensato che la “cosa speciale e diversa” potesse essere quella di festeggiare con qualcosa di insolito qui sul blog. Per esempio, fare un bel collage di miei ritratti in momenti felici appartenenti all’anno che si chiude oggi per lasciare spazio a uno nuovo.

Ma sì, diamoci questa botta di egocentrismo! Io che celebro sempre gli altri, volentieri e con tutto il cuore, per una volta celebro me stessa, anche perché ho bisogno di consolarmi: nonostante sia un’ottimista e una che vede un sacco di bicchieri mezzi pieni, nel compleanno riesco a vedere solo quello che è, ovvero un altro anno che se ne va, sigh.

Già, detesto i compleanni. Anzi, no, non è corretto: detesto il mio. Leggi tutto

Metti un giorno d’autunno

Questo non è un post di moda e non parla nemmeno di arte o di design o di tutte quelle cose che amo.

È solo un post che mi va di scrivere, così, di getto, senza pensarci molto, in una domenica pomeriggio in cui dovrei lavorare e in cui il tempo è un po’ grigio. Dovrei lavorare, già, ma il pensiero va a ieri che invece era una meravigliosa giornata di sole, sorprendentemente calda per essere fine ottobre.

Amo molto l’estate e la bella stagione, credo di averlo dichiarato più volte anche qui sul blog, eppure la stagione che più mi affascina e più mi ispira è l’autunno. Adoro la sua esplosione di colori caldi: tutte le gamme del verde e del marrone, l’oro, l’arancio, il rosso e il giallo. La natura sembra in fiamme.

L’autunno mi fa stare bene e mi fa sentire a mio agio: mi sembra di essere avvolta in un involucro che mi protegge e mi coccola, piacevolmente. Mi viene voglia di camminare tra le foglie, di mangiare castagne, di accendere un camino e perdermi in un libro, di bere un buon bicchiere di vino, di chiacchierare con gli amici, di prendermela con calma anziché essere sempre di corsa. Mi fa venire voglia di cose semplici e vere, di gusti, sapori, odori semplici.

Come ieri: ho mollato tutto e me ne sono andata col mio Enrico a godermi l’autunno e un giorno tutto per noi. Un pranzo in un posto carino in campagna, una passeggiata in centro a Cremona, cittadina bella e tranquilla. Leggi tutto

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