La mostra Youth and Future a Palazzo Reale, un defibrillatore per coscienze e sogni
A Milano, fino al 1° novembre 2026, Palazzo Reale ospita nella Sala delle Cariatidi la mostra intitolata Youth and Future, ideata dal cantautore Giovanni Caccamo con la consulenza scientifica di Mario Cristiani, presidente dell’associazione Arte Continua.
Il progetto di Caccamo parte da due domande: «cosa cambieresti della società in cui vivi e in che modo? Qual è la tua parola di cambiamento?». Alle sue domande hanno risposto per iscritto migliaia di ragazze e ragazzi di ogni provenienza, identità di genere e credo religioso, che frequentano università ma anche che si trovano in istituti di detenzione e centri d’accoglienza. Una sorta di concorso d’idee.
L’obiettivo? Rendere i giovani protagonisti attivi – e non semplici spettatori – nella costruzione del futuro, dando voce alle loro istanze di cambiamento di fronte alle grandi e complesse questioni del presente.
Alcuni di questi scritti hanno ispirato una serie di opere firmate da grandi artisti contemporanei. La mostra porta così a Palazzo Reale le parole, i sogni e le inquietudini delle nuove generazioni, mettendole in dialogo con il lavoro di artisti italiani e internazionali.
Il progetto di Caccamo costruisce un confronto tra generazioni, linguaggi, culture diverse. Con una grande ambizione: dare forza alle idee di cambiamento e trasformarle in partecipazione concreta anche attraverso l’arte.
La mostra ha un grande impatto emotivo. E in questi tempi spesso oscuri, colpisce anche una scelta che appare come una metafora: lasciare gli spazi in penombra affinché ogni visitatore possa, con una piccola torcia, manifestare la propria luce e illuminare opere e testi per fruirne appieno.

Dopo aver incontrato e ascoltato Giovanni Caccamo in occasione della presentazione alla stampa, mi esprimo in prima persona poiché, in questo caso, sento che è necessario.
«Sento spesso raccontare come il nostro sia il tempo in cui il male avanza, eppure preferisco vederla diversamente, preferisco pensare che il bene abbia qualche difficoltà a manifestarsi». Così ci ha detto Caccamo in conferenza stampa.
Le sue parole mi hanno folgorata: danno forma a un netto cambio di prospettiva. Tolgono spazio e forza al male e spostano l’attenzione sul bene. E io desidero fare la mia parte, desidero partecipare a questo cambio di prospettiva.
Metto dunque volentieri tutto, la faccia, i pensieri, il cuore, l’anima. Perché credo nell’unione tra generazioni. Credo che ci sia bisogno di dialogo e di confronto. E da tempo credo nella necessità di rinfrancare i giovani che sono preoccupati e spaventati – e lo so bene visto che mi occupo di formazione dal 2015. Occorre dare loro speranza per il futuro dicendo che noi adulti siamo al loro fianco.
Per lavoro e per piacere, visito tante mostre. In questa stagione, in particolare, sono moltissime e sono tutte bellissime. Questa, però, non è semplicemente bella dal punto di vista artistico – e lo è, tanto, tra l’altro. È speciale perché ha una visione e un cuore come raramente capita di trovare.
E quindi se cercate un gran modo di investire il vostro tempo… andateci. Se volete partecipare al dialogo e al confronto… andateci. La mostra è gratuita, ma ciò che lascia non ha prezzo. E lo riassume perfettamente ancora una volta Caccamo.
«Troppi ragazzi hanno spento il motore dei sogni e nessuno ne parla, ma vorrei creare dei defibrillatori per le coscienze, per riaccendere questi sogni».

IL PROGETTO E LA MOSTRA IN DETTAGLIO
Dopo l’incontro con migliaia di ragazzi in Italia e dopo aver ascoltato i loro bisogni, le loro paure e la loro visione di futuro, Giovanni Caccamo ha ulteriormente ampliato il suo progetto.
Il 5 aprile 2024, alle Nazioni Unite di New York, in occasione del Change the world forum, ha rivolto le stesse domande e lo stesso appello ai giovani di tutto il mondo, alla presenza di cinquemila ragazzi provenienti da oltre centoquarantadue Paesi.
Caccamo avevo una ferma convinzione. Credeva che, tra i tantissimi testi ricevuti, avrebbe trovato delle testimonianze di valore in grado di riaccendere le anime di coloro che si trovassero ad attraversare una strada apparentemente senza uscita, per riuscire a ritrovare la bussola interiore. Il suo viaggio è nato dalla certezza che non esista futuro senza radici. Solo con il dialogo con gli anziani e i saggi, spiega Caccamo, i giovani potranno salpare a vele spiegate verso nuovi mari.
Per questo motivo, alcuni testi dei ragazzi sono stati incisi su fogli di carta cotone con caratteri tipografici in piombo, utilizzando la stessa tecnica creata da Gutenberg, il padre della stampa moderna, nel XV secolo. Ciascuno di questi fogli è stato poi affidato a un grande artista contemporaneo che ne ha tratto ispirazione per un’opera.
Quello che doveva essere un progetto di pochi mesi è diventato per Caccamo una missione di vita poiché ha dolorosamente constatato che troppi giovani, oggi, hanno spento quello che chiama «il motore dei sogni». Per questo ha deciso di fondare l’Associazione Youth and Future – Parola ai Giovani APS. Il suo obiettivo è quello di creare dei «defibrillatori per le coscienze» che possano riaccendere quel motore attraverso l’incontro e il dialogo tra le arti e le voci delle nuove generazioni.
Ora, a Palazzo Reale, ci sono in mostra proprio alcuni di quei testi e di quelle opere d’arte realizzate in due diverse fasi del progetto.
Alla prima fase italiana hanno preso parte Francesca Cataldi, Maurizio Cattelan, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mimmo Jodice, Giulia Napoleone, Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Ferdinando Scianna e Guido Strazza. Le loro opere sono in prestito dalla collezione Ifis art di Banca Ifis.

Nel giugno del 2025, con l’incontro tra Giovanni Caccamo e Mario Cristiani, si è aperta un’intensa collaborazione tra Youth and Future e Associazione Arte Continua con il contributo del giornalista e curatore Edoardo Cycelin. Ha così preso avvio una seconda fase che ha visto il coinvolgimento di Adel Abdessemed, Leandro Erlich, Antony Gormley, Eva Jospin, Anish Kapoor, Ahmed Mater, Moataz Nasr, Giuseppe Penone, Tobias Rehberger, Julian Schnabel e Kiki Smith.
Grazie alla generosità degli artisti, il ricavato della vendita delle nuove opere su carta sosterrà le attività di Youth and Future – Parola ai Giovani APS, Associazione Arte Continua e Fondazione Sylva, organizzazione non profit che si occupa di rigenerazione ambientale attraverso la riforestazione. Tali attività, portate avanti nell’ambito dei progetti Boschi del Cambiamento e Arte per la Riforestazione, uniranno la natura, la comunità internazionale dell’arte, le parole e i pensieri dei giovani. Parallelamente, una parte dei fondi sarà destinata a borse di studio per ragazze e ragazzi in difficoltà, in Italia e nel mondo. E questo trasformerà il progetto in un sostegno concreto alle nuove generazioni.
A completare il percorso espositivo a Palazzo Reale ci sono alcune opere che usano una pluralità di linguaggi. Permettono di ripercorrere le diverse tappe del progetto Youth and Future.
C’è l’opera digitale Wall of Change – Muro del cambiamento, un’installazione interattiva composta da parole proiettate su un led-wall bianco. Si aggiorna istantaneamente con le “parole del cambiamento” che i visitatori possono inserire live. C’è il reportage fotografico di Marco Anelli dedicato alla performance artistica Agorà del Cambiamento, tenutasi nel 2022 nella Stanza della Segnatura dei Musei Vaticani.
Non manca una serie inedita di fotografie di Jamie Hawkesworth scattate in occasione della recente performance The Ark of Change. È la traversata che ha ripercorso la tratta atlantica degli schiavi, da Capo Verde a Paramaribo, a bordo di un antico veliero cui hanno preso parte un gruppo di dieci ragazze e ragazzi da tutto il mondo. C’è anche un arazzo realizzato per la mostra da Mimmo Paladino. L’arazzo è composto con alcune delle bandiere create dall’artista per il Gran Pavese (l’insieme di bandiere che le navi innalzano in caso di particolari solennità, NdR) issato sul veliero durante il viaggio.
Michelangelo Pistoletto è presente con un’opera specchiante che “immerge” i visitatori tra le onde dell’oceano. E c’è una video installazione del regista premio Oscar Luc Jacquet, in collaborazione con MasiFilm. I due libri Manifesto del cambiamento e Manifesto for change – che raccolgono una selezione delle testimonianze raccolte in questi anni – sono stati trasformati attraverso il linguaggio artistico della “cancellatura” da Emilio Isgrò.
E, infine, c’è la Lettera ai giovani del 2022 di Papa Francesco. Inutile dire che parla di cambiamento e di un mondo nuovo.

IL LUOGO: LA SALA DELLE CARIATIDI
A rendere ancora più significativo questa mostra è lo spazio che la ospita. La Sala delle Cariatidi è infatti un luogo sospeso tra rovina e bellezza.
La Sala porta ancora oggi i segni della Seconda guerra mondiale. I bombardamenti alleati del 1943 distrussero il tetto, i ballatoi e gli affreschi, lasciando lesioni profonde. E lasciando parzialmente mutilate le Cariatidi che adornano le pareti e sorreggono la struttura.
La storia fu parallela a quella del Teatro alla Scala, ugualmente semidistrutto e scoperchiato sempre nel 1943 e poco dopo messo in salvo. La Sala delle Cariatidi fu invece restaurata solo a guerra finita. Nel 1947, venne dato inizio ai lavori di recupero. Venne realizzato un nuovo pavimento e una nuova copertura della sala, senza la ricostruzione delle precedenti decorazioni. Sono dunque rimaste le cicatrici del conflitto: alcune statue sono tuttora “mutilate”, senza testa o senza altre parti, e questo ne ha fatto un luogo particolarmente evocativo.
Da simbolo di distruzione, la Sala delle Cariatidi è divenuta un monito di pace. Nel 1953, ha per esempio accolto Guernica, uno dei capolavori assoluti di Pablo Picasso, il grande dipinto ispirato al bombardamento della città di Guernica del 1937.
Ed è qui che, oggi, vengono ospitate le parole e le opere dedicate al futuro immaginato dai giovani. Una scelta non casuale che, ancora una volta, fa sì che la Sala delle Cariatidi sia uno spazio di dialogo, memoria e speranza.
Emanuela Pirré
YOUTH AND FUTURE
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
Dal 17 ottobre al 1° novembre 2026
Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica 10 – 19:30 / giovedì 10 – 22:30 / lunedì chiuso
L’ingresso è consentito fino a 30 minuti prima della chiusura
La mostra è a ingresso libero
Per approfondire il progetto Youth and Future – qui
La mostra è promossa dal Comune di Milano – Cultura. È ideata da Giovanni Caccamo ed è prodotta da Palazzo Reale e Youth and Future – Parola ai Giovani APS, in collaborazione con Associazione Arte Continua e Fondazione Sylva. È realizzata grazie al sostegno di Banca Ifis e Ifis Art come main partner con il supporto di Pulsee Luce e Gas. La media partnership è con Urban Vision e la sponsorship tecnica è di MAG.
In occasione della mostra, Treccani pubblica inoltre Youth and Future – Parola ai Giovani. Si tratta di un volume antologico che ripercorre tutte le tappe del progetto, dal 2021 a oggi.
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.