Leonora Carrington, contemporanea a più di un secolo dalla sua nascita
Siamo all’inizio di una stagione particolarmente ricca dal punto di vista espositivo. Si inaugurano mostre interessanti, in tutta Italia. E mi riferisco al contenuto artistico e culturale e anche al dialogo che tali eventi riescono a instaurare con la contemporaneità. È il caso di Leonora Carrington, la grande retrospettiva recentemente inaugurata a Milano.
Fino all’11 gennaio 2026, le sale di Palazzo Reale ospitano un’importante mostra – la prima in Italia – con oltre 60 opere di Leonora Carrington (1917 – 2011). Il progetto testimonia la straordinaria vita professionale e il percorso biografico di un’artista cosmopolita. Nata nel Lancashire, Carrington visse a Firenze, Parigi, nel sud della Francia, in Spagna, a New York, in Messico. Lì si stabilì definitivamente e lì è stata a lungo celebrata come una delle artiste più importanti, accanto a Frida Kahlo e Remedios Varo.
La mostra rientra nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 e offre uno sguardo profondo sulla produzione artistica e sull’identità intellettuale di Carrington attraverso un articolato percorso tra dipinti, disegni, fotografie e materiali d’archivio. Viene esplorato l’intero arco della sua vita creativa, dalle origini in Europa fino al radicamento in Messico, sua seconda patria. L’intento – a mio avviso raggiunto – è restituirle lo spazio che merita all’interno della storia dell’arte moderna e contemporanea. Quello di figura centrale del Surrealismo e delle avanguardie artistiche internazionali.
Il progetto, a cura di Tere Arcq e Carlos Martín, si presenta in perfetta continuità con la retrospettiva dedicata a Leonor Fini che, sempre a Palazzo Reale e sempre con la curatela dei due studiosi, si è chiusa a luglio dopo quasi sei mesi di esposizione. Fini e Carrington: entrambe legate, anche se con modalità diverse, al movimento del Surrealismo, rivoluzionarie e anticonformiste.
In occasione della conferenza stampa, mentre ascoltavo Tere Arcq e Carlos Martín, sentivo crescere in me la curiosità verso questa donna e artista così avanti rispetto al proprio tempo. Una curiosità che ha trovato piena soddisfazione nella visita che ho avuto l’opportunità di fare subito dopo la presentazione dei due curatori.
Consiglio di visitare la mostra? La risposta è un grande ed entusiasta sì.
Perché? Regalatemi qualche minuto.

La mostra invita a riscoprire Leonora Carrington come donna e artista che ha saputo fondere l’arte, la letteratura e la vita alla luce di ideali quali la metamorfosi, la reinvenzione e la ricerca.
Come donna, è stata spesso fuori contesto, in molti momenti della sua vita: emarginata, immigrata, esiliata, sopravvissuta alla violenza e ai trattamenti psichiatrici della sua epoca. Ha fatto del viaggiare parte integrante della sua idea di vita, viaggi geografici e metaforici. Come artista, ha saputo assorbire influenze molto diverse, la pittura rinascimentale italiana o la letteratura vittoriana, l’alchimia medievale o la magia. Ha dunque affrontato questioni che la collocano a pieno titolo al centro dei dibattiti contemporanei.
L’Italia ha avuto un ruolo cruciale nella sua formazione. Nel nostro Paese, Carrington ha consolidato la sua vocazione artistica ed è entrata in contatto con le tradizioni pittoriche del Trecento e del Quattrocento e anche con la componente rituale e magica che la pittura antica può possedere.
Il progetto espositivo rivela i suoi percorsi di vita e i motivi che attraversano trasversalmente la sua opera: il trauma e l’introspezione, le origini familiari, lo sradicamento, le figure femminili ancestrali, l’ecologia e il femminismo, il profondo interesse per le spiritualità alternative e le mitologie dimenticate.
Così, Leonora Carrington riemerge con forza nel XXI secolo, il nostro. Attraverso i suoi occhi e il suo sentire, abbiamo una chiave in più per comprendere la contemporaneità, nonostante lei sia nata oltre un secolo fa.
Il suo lascito sfida le convenzioni e invita a nuove letture in un percorso che va dall’intimo e dal biografico per arrivare all’universale. E che non segue la narrativa canonica del viaggio dell’invincibile eroe della narrativa classica, ma quello dell’eroina, in un percorso doloroso e audace in cui molte più persone possono riconoscersi. Indipendentemente dal genere di appartenenza.
Leonora Carrington ha intrecciato nella sua arte e nel suo pensiero la difesa della natura e dell’ambiente e la difesa dei diritti delle donne. È stata un’autentica antesignana di ciò che oggi chiamiamo women empowerment.
Non solo. Ha sempre difeso un “femminismo della coscienza”, consapevole e inclusivo di tutti i generi, in una visione armonica del mondo. Ha evidenziato sopra ogni cosa il rispetto della vita in tutte le sue forme.
Ecco perché sostengo che il suo messaggio, oggi, è per tutte le persone che credono nell’armonia, nel rispetto, nella bellezza. Nella vita e non nella distruzione.
E se non credete a me… ascoltate lei. Gli scatti qui sopra, realizzati da me, immortalano le sue parole. Le sue opere, tranne l’unica anticipazione che ho scelto, sono invece tutte da scoprire a Palazzo Reale.
Emanuela Pirré
Leonora Carrington
A cura di Tere Arcq e Carlos Martín
20 settembre 2025 – 11 gennaio 2026
Palazzo Reale Milano, Piazza Duomo 12
Una mostra promossa da Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale, Mondo Mostre, Civita Mostre e Musei, Electa
Orari: da martedì a domenica ore 10-19:30 / giovedì chiusura alle 22:30 / lunedì chiuso
Maggiori info nel sito di Palazzo Reale
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.



