Jeff Koons Balloons & Wonders a Fiorenzuola d’Arda: la mostra che meritiamo

New York, 15 maggio 2019: bastano giusto alcuni minuti affinché un artista riesca a raggiungere un nuovo record stupefacente. Si tratta di Jeff Koons e di una sua opera che risale al 1986, intitolata Rabbit. È in acciaio inossidabile specchiato e rappresenta un coniglietto gonfiabile: alta oltre un metro, fa parte di un ciclo di tre esemplari.

All’epoca, l’opera di Koons aveva già avuto ampio spazio nel dibattito della critica a proposito dell’arte contemporanea ed era considerata da alcuni una sorta di spartiacque per la ridefinizione del concetto di scultura. Grazie a tutto ciò, quel 15 maggio, Rabbit viene battuta da Christie’s per oltre 91 milioni di dollari. Ed è così che Jeff Koons supera tutti i record per la quotazione di un lavoro di un artista ancora vivente.

Tale record è uno dei motivi per cui ogni mostra collegata a Koons diventa un vero e proprio evento. Non fa eccezione Jeff Koons Balloons & Wonders, la mostra inaugurata a Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, nel cuore dell’Emilia.

Fino al 6 aprile 2026, Palazzo Bertamini Lucca ospita un’esperienza emozionale tra le opere più iconiche dell’artista statunitense classe 1955.

Dall’inconfondibile Balloon Dog all’irriverente Balloon Rabbit, si attraversano i secoli con la collezione Gazing Ball fino ad arrivare al dialogo con l’arte classica con la collezione Antiquity.

Sono stata all’anteprima stampa e vorrei partire proprio dalla location che ospita la mostra.

La dimora deve il suo nome ai Bertamini, facoltosi mercanti che si stabiliscono a Fiorenzuola nel Seicento. Sono loro a costruire il grande palazzo di via Garibaldi per celebrare il rango raggiunto nei primi anni del Settecento, quando la dinastia viene nobilitata. I lavori di costruzione si protraggono per una decina d’anni a partire dal 1724 e portano alla realizzazione di un vasto organismo rettangolare con due grandi corpi simmetrici, due metà che si “specchiano” l’una nell’altra. La proprietà viene poi ceduta nel 1843 a Luigi Lucca, ricco possidente e podestà di Fiorenzuola. Da qui il nome Bertamini Lucca.

Gli interni sono impreziositi da decorazioni pittoriche a tema mitologico, riconducibili a Bartolomeo Rusca (1680 – 1745) e Francesco Natali (1669 – 1735). Il prestigio, la posizione e gli affreschi rendono Palazzo Bertamini Lucca una location ideale. Già usate nel 2022 per una precedente mostra intitolata Da Warhol a Banksy, le sale offrono un contrasto efficace tra la propria anima classica e un progetto contemporaneo. E creano un dialogo molto interessante.

La mostra è curata dall’art consultant Luca Bravo e prodotta da Deodato Arte in collaborazione con il Comune di Fiorenzuola.

L’intento di Bravo, come ha raccontato lui stesso, non è divulgare l’arte («lo fanno bene già in tanti», ci ha detto con grande umiltà) ma sviluppare nel pubblico quel tipo di sensibilità che conduce al passaggio tra estetica ed etica: chi meglio di Koons?

Jeff Koons si presta perfettamente a questo tipo di operazione. Il suo lavoro ha mille piani interpretativi e mille significati. È molto più complesso di quanta appaia a un primo sguardo, quando ne cogliamo il lato più evidente ed eclatante, quello ludico o provocatorio.

Luca Bravo, curatore della mostra <em><strong>Jeff Koons Balloons & Wonders</strong></em> @ Palazzo Bertamini Lucca, Fiorenzuola d’Arda PC (foto di Emanuela Pirré, anteprima stampa)
Luca Bravo, curatore della mostra Jeff Koons Balloons & Wonders @ Palazzo Bertamini Lucca, Fiorenzuola d’Arda PC (foto di Emanuela Pirré, anteprima stampa)

Per la mostra, Bravo ha scelto tre serie: Antiquity, Gazing Ball e Balloons.

In Antiquity, Koons parte da celebri opere del passato – o da pitture a olio di statue classiche – nelle quali vengono inseriti elementi contemporanei e talora irriverenti, come una catena di popcorn.

In Gazing Ball il riferimento è ancora a celebri quadri del passato, come Olympia e La colazione sull’erba, entrambi di Édouard Manet. L’operazione consiste in questo caso nell’inserimento di uno specchio sferico (appunto gazing ball) in cui lo spettatore si riflette, diventando parte dell’opera: chi guarda il quadro vede sé stesso e lo spazio circostante riflesso nella sfera. Nasce un dialogo tra passato e presente, tra arte classica e cultura contemporanea, tra l’oggetto osservato e l’osservatore. Olympia è già di per sé un’opera di rottura: raffigura una donna nuda che guarda lo spettatore con sfrontatezza, disturbando la sensibilità borghese dell’epoca in cui Manet l’ha dipinta (1863). Koons ripropone questa figura provocatoria e la porta nella nostra epoca.

Balloons è probabilmente la serie più conosciuta. Koons realizza una versione in porcellana smaltata e traslucida dei tipici palloncini gonfiabili a forma di animaletto. Eleva dunque un simbolo dell’infanzia a oggetto d’arte. Un palloncino è effimero, dura poco: lui lo trasforma invece in un’opera solida, duratura, che ci fa sorridere e ci fa specchiare, ancora una volta, nella sua superficie lucida. L’opera è volutamente kitsch, iper-popolare, ma al tempo stesso è rifinita in modo estremamente tecnico. E sfida le distinzioni tra arte alta e cultura di massa.

Nella mostra a Palazzo Bertamini Lucca si possono ammirare il celebre Balloon dog e altri animali. E due anelli giganti e coloratissimi. Anche in questo caso sono specchianti, per un rapporto con l’arte che è un continuo invito alla riflessione in senso fisico ma anche e soprattutto in senso etico ovvero sul proprio vero io. E sul narcisismo collettivo che caratterizza il nostro tempo, come giustamente sottolinea Luca Bravo.

Dettaglio allestimento mostra <em><strong>Jeff Koons Balloons & Wonders</strong></em> @ Palazzo Bertamini Lucca, Fiorenzuola d’Arda PC (foto di Emanuela Pirré, anteprima stampa)
Dettaglio allestimento mostra Jeff Koons Balloons & Wonders @ Palazzo Bertamini Lucca, Fiorenzuola d’Arda PC (foto di Emanuela Pirré, anteprima stampa)

Possiamo affermarlo senza tema di smentita: Jeff Koons mette sempre lo spettatore al centro perché è nello spettatore che risuona il senso del suo lavoro. Sostiene infatti che il soggetto dell’arte è la persona che oggi visita mostre e musei. E tutto ciò fa di lui il simbolo vivente della neo-pop art.

«Non chiedetevi cosa significhi un’opera di Koons – ci ha detto Luca Bravo alla fine della nostra visita – ma chiedetevi perché state sorridendo mentre la guardate».

Se volete godere della stessa opportunità, ovvero una visita guidata proprio da lui, segnalo che la mostra prevede un ricco programma di attività collaterali. Il programma di visite e altre iniziative è pensato per accrescere il dialogo tra l’opera, lo spettatore e il contesto.

Mi fa piacere sottolineare un’ultima cosa. Anzi, due.

Anche l’allestimento realizzato a Palazzo Bertamini Lucca diventa parte attiva nell’esposizione poiché contribuisce a sottolineare ulteriormente la poetica del lavoro di Koons. Vale in particolare per il salone in cui trova spazio la collezione Balloons. Ne vedete un “indizio” nella foto che ho scattato e che condivido qui sopra. Ed è l’unica foto che ho scelto, insieme a un ritratto del curatore Luca Bravo. Non voglio rovinare la sorpresa e il piacere di scoprire di persona mostra e opere, allestimento e contesto.

Last but not least, la mostra è segnalata anche nella sezione Exhibitions del sito di Jeff Koons. È un segno di apprezzamento ed è un evidente riconoscimento del lavoro fatto da Bravo, Deodato Arte e Comune. Ed è la conferma che una città come Fiorenzuola può ambire a un ruolo importante nel panorama artistico contemporaneo.

Emanuela Pirré

 

 

 

Jeff Koons Balloons & Wonders

Dal 4 ottobre 2025 al 6 aprile 2026
Palazzo Bertamini Lucca, Fiorenzuola d’Arda PC

Mostra a cura di Luca Bravo
Progetto realizzato da Deodato Arte e Comune di Fiorenzuola d’Arda
Opere originali provenienti dallo studio Koons

«Koons è, nel bene e nel male, l’artista che ci meritiamo. Non ci consola, non ci illumina, non ci guida. Ci riflette.

Rispecchia noi stessi. E se non entriamo in vero contatto con noi stessi, siamo condannati a vivere la vita degli altri. La vita vera non germoglia dietro a successi o status esteriori, ma è il risultato di una scoperta interiore. Questo viaggio di scoperta non è facile, ci può far scontrare con il nostro passato, con paure, conflitti, ombre, ma solo mettendoci “a specchio” con noi stessi possiamo avere l’ambizione di scoprire la vera felicità. La connessione con noi stessi è la chiave. Questo Koons non smette di ricordarcelo.

Sostengo da anni che Jeff si prenda gioco (in modo molto molto serio e intelligente) del mondo dell’arte. Mette d’accordo galleristi e miliardari, star di Hollywood e direttori museali, mercati finanziari e influencer. Ha trasformato palloncini, porcellane kitsch e cuccioli di animali in icone pop vendute a cifre da capogiro. Il suo talento è quello di metterci a nudo. E di mettere a nudo in particolare il nostro rapporto con l’arte, il lusso, il desiderio. La provocazione più radicale, oggi, non è gridare contro il sistema, ma celebrarlo. In fondo ci invita a sorridere di noi stessi.

Il risultato? A volte ci indigniamo. Poi scattiamo un selfie davanti a un Balloon dog e sogniamo di averlo nel nostro salotto. Lui ci mostra la versione attuale di noi stessi. E lo fa così bene che non possiamo fare altro che applaudirlo e staccare assegni da milioni.» – Luca Bravo

Maggiori info sulla mostra qui.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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