Mikayel Ohanjanyan in mostra a Carrara al mudaC con “Legami: Ties That Bind”

In Toscana, posizionata tra il Mar Ligure e le Alpi Apuane, sorge Carrara, città di rilevanza internazionale per l’estrazione, la lavorazione e il commercio di un prestigioso tipo di marmo che prende il nome proprio da questo luogo.

Dal 2017, Carrara è Città Creativa dell’Unesco e la sua Accademia di Belle Arti è il fulcro della formazione per tanti studenti appassionati di arte in ogni sua declinazione. E, tra le perle della città, figura anche il mudaC, acronimo di Museo delle Arti Carrara.

Inaugurato nel 2006, è un centro museale dedicato alla scultura e alla sua evoluzione stilistica e materica. Le opere che raccoglie testimoniano lo sviluppo artistico della città dagli anni Cinquanta del Novecento ai giorni nostri. Il mudaC ospita infatti lavori di artisti di fama nazionale e internazionale che hanno lavorato ed esposto a Carrara. Anche la sede odierna è particolare: il museo ha trovato casa nel complesso di San Francesco che, costituito dalla Chiesa e dall’annesso Convento, fu edificato nel XVII secolo per volontà di Carlo I Cybo Malaspina, principe di Massa e marchese di Carrara.

Oltre alla collezione permanente, al mudaC non mancano interessanti esposizioni temporanee. Dal 14 febbraio al 30 agosto 2026, il museo accoglie l’arte di Mikayel Ohanjanyan ospitando la personale intitolata Legami: Ties That Bind, a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York.

Per Ohanjanyan (1976, Yerevan, Armenia), i legami – intesi come vincoli e relazioni – rappresentano un concetto fondante che abbraccia sfere esistenziali, spirituali e universali. Il suo lavoro immagina l’umanità come parte di una vasta rete che collega gli individui tra loro come anche alle forze della natura, del tempo e della storia.

Tali legami sono rappresentati in mostra da un’unica installazione dal forte impatto spaziale. L’installazione è composta da cinque sculture in marmo bianco: sono di diverse dimensioni, da elementi più monumentali (fino a 121×210×90 cm) fino a elementi di dimensioni più ridotte (53×68×40 cm). Ogni scultura è costituita da due blocchi informi, tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra e ne attraversano la superficie. Questi cavi generano una evidente tensione fisica e, al tempo stesso, alludono a un’idea di unità e interdipendenza.

Sebbene i blocchi siano incompleti e intrinsecamente incompatibili, l’atto del legarli insieme suggerisce un tentativo di recuperare una memoria collettiva perduta. Un gesto di natura utopica, necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro. Ohanjanyan traduce così concetti astratti in forme tangibili, sollevando interrogativi fondamentali su ciò che ci unisce – gli uni agli altri e noi tutti all’universo, al passato, al presente, al futuro – e su come tali connessioni plasmino l’identità, la storia e la narrazione dell’esperienza umana.

L’installazione è stata pensata e realizzata appositamente per Carrara che è gemellata con la sua città di origine, Yerevan. Carrara ospita inoltre il nuovo studio dell’artista e ora lo accoglie nel mudaC, accanto ad artisti di primo piano come Jannis Kounellis, Lynn Russell Chadwick e David Tremlett.

I curatori Christopher Atamian e Tamar Hovsepian sottolineano come il linguaggio di Ohanjanyan, formatosi in Armenia e maturato artisticamente in Italia, sia profondamente radicato e, al tempo stesso, universale.

Sopra: <em><strong>Mikayel Ohanjanyan – Legami, Ties that Bind</strong></em>, 2025, mudaC Carrara / Sotto: ritratto dell’artista (per entrambe le immagini: photo credit Nicola Gnesi, courtesy press office)
Sopra: Mikayel Ohanjanyan – Legami, Ties that Bind, 2025, mudaC Carrara / Sotto: ritratto dell’artista (per entrambe le immagini: photo credit Nicola Gnesi, courtesy press office)

Perché visitare la mostra: il punto di vista di A glittering magazine

Ho avuto l’opportunità di parlare con Mikayel Ohanjanyan durante la presentazione alla stampa. È stato bello scoprire l’artista e la persona, un osservatore attento e un pensatore sensibile e profondo.

«Mi piace osservare ciò che mi circonda ed è dunque ciò che viviamo a diventare ispirazione per le mie opere», mi ha raccontato in un momento tranquillo, fuori dalla formalità della conferenza stampa. Tale osservazione lo porta a riflettere sulle complessità del presente. «Mi sembra che oggi facciamo di tutto per disgregarci, anche facendoci trascinare più o meno consciamente dagli eventi attorno a noi. Credo tuttavia che sia importante mostrare la bellezza che abbiamo dentro e nella quale continuo a credere».

È alla luce di questa idea che Ohanjanyan ha deciso di lavorare sul concetto dei legami intesi come valori primari in una società contemporanea sempre più fondata su divisioni e contrasti. Anche perché, nonostante il disgregamento, nutre la profonda convinzione che siamo tutti in qualche modo collegati. Non solo: per lui i legami non esistono esclusivamente tra gli esseri umani, ma tra noi e qualsiasi creatura e qualsiasi cosa, poiché tutto parte dalla stessa materia, dalle stesse particelle che assumono poi forme, strade e soluzioni diverse. Le sue opere risultano così come una riflessione poetica sulla condizione umana e sembrano suggerire una riconciliazione silenziosa tra forze opposte grazie alle strutture invisibili che tengono insieme tutto il nostro mondo.

Eppure, la sua osservazione e la sua opera non vogliono imporre verità assolute né propinarci a tutti i costi la sua visione.

Non c’è in lui un solo grammo né di presunzione né di arroganza. Ha tenuto a sottolineare come per un artista sia importante poter spiegare non solo i significati che attribuisce al proprio lavoro, ma anche sapere cosa troverà chi osserverà poi le sue opere. Questo è, secondo lui, il compito di un artista: non imporre verità, ma offrire qualcosa che ognuno di noi possa rielaborare. «La conoscenza e la consapevolezza sono un cammino, un continuo percorso», mi ha detto con un sorriso.

Ecco, allora, ciò che ho percepito io. In un primo momento, entrando nella sala, la sua installazione potrebbe sembrare una scena statica e immutabile. Eppure, osservando meglio le cinque coppie di massi, si percepisce una tensione potenzialmente mutevole, potenzialmente in evoluzione. I due blocchi di ogni scultura sono così diversi tra loro e le forme così aspre sembrano inconciliabili. A questo punto la scena diventa d’un tratto precaria, una sfida all’equilibrio, come se i blocchi potessero franare rovinosamente da un momento all’altro. Continuano invece a restare insieme, grazie ai cavi di acciaio che li tengono uniti e che, al tempo stesso, li incidono profondamente. Ed è così che l’equilibrio precario dei blocchi diventa metafora del nostro, mentre i cavi simboleggiano gli infiniti legami che tengono insieme ogni cosa. Legami che lasciano segni, che ci trasformano, esattamente come i cavi incidono il marmo.

Visitare questa mostra è un cammino di riconoscimento e ricostruzione di quei legami e, conseguentemente, dei valori che simboleggiano. Rispettando e sposando il pensiero di Mikayel Ohanjanyan, non ho però risposte o soluzioni o verità da offrire a tal proposito. Credo semplicemente, esattamente come lo pensa lui, che ogni visitatore darà nomi, volti, significati identificando i propri legami e i propri valori. Quelli che ci tengono in equilibrio e anche quelli che ci fanno sentire precari.

Emanuela Pirré

 

 

 

Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind

A cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian

mudaC ǀ museo delle arti Carrara, Via Canal del Rio

14 febbraio – 30 agosto 2026
Orari fino al 31 maggio: dal martedì alla domenica 9.30-12.30 / 15-18; chiuso lunedì
Dal 1° giugno al 30 agosto: martedì, sabato, domenica 17-20; mercoledì e giovedì 9.30-12; venerdì 18-22; chiuso il 14 agosto

Ingresso 5 euro intero, 3 euro ridotto; gratuito la prima domenica di ogni mese

Il sito del museo: qui

L’esposizione è promossa dal Comune di Carrara e prodotta dal mudaC ǀ museo delle arti Carrara con il contributo all’artista di AGBU Armenian General Benevolent Union e di Patrick Bahadourian. Sponsorizzazione tecnica Kooling e Tenax SpA.

Mikayel Ohanjanyan

Nato nel 1976 a Yerevan (Armenia), Mikayel Ohanjanyan vive e lavora tra Firenze e Carrara. Ha ricevuto la sua formazione presso l’Accademia Statale di Belle Arti di Yerevan e l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha partecipato a numerosi eventi di rilievo internazionale. Nel 2015, ha esposto nel Padiglione Nazionale dell’Armenia alla 56ª Biennale d’Arte di Venezia, vincitore quell’anno del Leone d’Oro. Nel 2016, ha presentato due grandi installazioni site-specific per il progetto La Statale Arte dell’Università La Statale di Milano. Inoltre, il suo progetto Diario è stato selezionato per il Frieze Sculpture Park, esposto al Regent’s Park di Londra. L’opera ora fa parte della collezione permanente dello Yorkshire Sculpture Park.

Nel 2017, ha partecipato alla prima edizione di STANDART, la Triennale d’Arte Contemporanea dell’Armenia. Lo stesso anno, alcune sue opere sono state esposte alla Fiac – On Site, all’aperto di fronte al Petit Palais di Parigi. Nel 2018, ha vinto il Premio Internazionale d’Arte Contemporanea E. Marinelli per il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, dove la sua opera è ora parte della collezione permanente. Nel 2021, ha vinto il concorso indetto dalla CEI/Vaticano per la realizzazione di opere d’arte liturgiche per la chiesa di Don Giovanni Bosco a Bagheria, in Sicilia. Tra gli altri riconoscimenti, si annoverano il Premio Targetti Light Art (2009) e il Premio Henraux (2014).

 

 

 

 

 

A glittering magazine è anche in
Facebook | X | Instagram

 

Sharing is caring: se vi va, qui sotto trovate
alcuni pulsanti di condivisione ♥

 

 

 

 

 

Spread the love

Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

Lascia un commento

Nome*

email* (not published)

website

error: Sii glittering... non copiare :-)