A proposito di fiducia, parola dell’anno 2025 secondo Treccani

Fiducia è il termine scelto da Treccani per il 2025. L’annuncio, arrivato nei giorni scorsi, è stato per me contemporaneamente una lieve carezza sul cuore ed una mano presente e pesante sullo stomaco.

È una parola apparentemente semplice ed immediata. In realtà, però, cela un significato profondo e carico di responsabilità. Aver fiducia richiede la capacità di affidarsi, aver fede, confidare e nutrire un sentimento di speranza. Già osservando da questo punto di vista, sorgono moltissime riflessioni, oltre alla necessità di avere dentro sé un immenso coraggio.

Ipotizzando, però, un gioco delle parti, chi chiede all’altro di fidarsi, affidarsi e confidarsi è pienamente consapevole di oneri ed onori che tutto ciò comporta?

Probabilmente la mia è la visione parzialmente pessimistica e disillusa di chi ha reso fiducia una delle parole chiave della propria vita e non solo dell’ultimo anno.

Dentro di me, forse con visione puerile, riesco a dare una forma immaginaria a ciò che per me è la fiducia. Chiudo gli occhi, vedo un bellissimo vaso di cristallo ricco di sfaccettature in grado di rifrangere la luce e dar vita ad un arcobaleno. Apro gli occhi, li richiudo di nuovo. Vedo il vaso andare in mille pezzi dopo essere stato infranto in un solo punto preciso. Ecco, è proprio in quel momento che mi rendo conto del perché quella parola risuoni come lieta carezza sul cuore e mano pesante sullo stomaco.

Per costruire quel vaso ci vogliono tempo, visione, impegno. Occorrono coraggio, un pizzico di dovuta follia e tanta speranza. E per distruggerlo, invece? Per frantumarlo serve un attimo, una frazione di secondo. La stessa identica cosa vale per la fiducia.

A proposito di fiducia
A proposito di fiducia

Chi si apre all’altro, chi si affida ad un’altra persona sta riponendo in mani altrui qualcosa di estremamente prezioso. Non esiste niente di materiale che riesca ad eguagliare cuore ed anima dati in dono. Nel momento in cui si dà fiducia, è come se si aprisse una porta immaginaria sul nostro io più profondo e si lasciasse entrare dall’esterno. Chi si accomoda vede oltre la pelle. Può osservare i nostri angoli più bui ed i nostri lati più luminosi. Godersi un caldo sole o dover trovare riparo da temporali improvvisi.

È incredibile fermarsi a pensare a quanto una sola parola possa aprire scenari così disparati. Forse non è così per tutti o forse sì. Da integralista della fiducia, però, dentro di me spero sempre che possa condurre chiunque ad una forte riflessione sia prima di donarla ed affidarsi, sia prima di chiederla. In entrambi i casi la posta in gioco è alta, altissima: ci si può ferire o si può ferire qualcuno nello stesso tempo che impiega il vaso di cristallo a frantumarsi.

Quando si ha la consapevolezza di ciò che ci viene dato nel momento in cui riceviamo la fiducia, dobbiamo armarci di una dovuta responsabilità che ci porta a riflettere sulle nostre azioni e sulle possibili conseguenze. Chiedere a qualcuno di avere fede è qualcosa di veramente potente e richiede una consapevolezza emotiva davvero notevole. E spesso mi chiedo se occorra più coraggio nel dare fiducia o nel chiedere all’altro di riporla in noi.

A proposito di fiducia
A proposito di fiducia

Al netto di tutto ciò, con la piena consapevolezza di quanto fragile sia questo termine nella quotidianità, mi sento in dovere di dare quella lieta carezza al cuore. Voglio andare oltre la visione pessimistica, oltre il potenziale risvolto catastrofico che può avere il fallimento della fiducia.

Sì, perché quando ci si fida nel profondo e dall’altra parte c’è la piena presa di responsabilità e la contezza di oneri ed onori, l’aura della fiducia cambia forma. Quando abbiamo consolidato la convinzione di poterci affidare a chi abbiamo di fronte, di poter confidare nel prossimo, allora torniamo bambini e dentro di noi ci sentiamo sul divano con la nonna, al sicuro, guardando a ripetizione il nostro cartone animato preferito e bevendo il tè caldo più buono del mondo.

E oggi, con un piccolo granello di speranza, mi sento di avere un pizzico di fede nel futuro. Con il desiderio, nel profondo, che chi ambisce alla fiducia della persona che ha accanto, la curi e la custodisca consapevole di aver avuto in dono il più prezioso e fragile vaso di cristallo.

Federica Santini

 

 

 

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Federica Santini

Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.

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