Chi sono

Scommetto che state pensando a qualcosa tipo «Cielo, l’ennesimo fashion blog».

Non posso darvi torto, tuttavia vi chiedo di darmi una chance: permettetemi di raccontarvi qualcosa a proposito di me e del blog.

A questo progetto, partito il 1° maggio 2013, pensavo da così tanto tempo che non so nemmeno quantificarlo.

Diciamo che ci pensavo da anni e diciamo che c’è sempre stato qualcosa che – in un modo o nell’altro – mi aveva frenata: poi, d’un tratto, tutte le scuse sono cadute, abbattute da soddisfazioni e delusioni vissute quasi in egual misura.

Soddisfazioni e delusioni sono state utili, sono state esperienze che mi hanno fatta crescere, vedere più chiaro e avere conferma di una cosa nella quale ho sempre creduto: occorre avere un sogno, curarlo, proteggerlo e portarlo avanti con tenacia. E con il sorriso sulle labbra, anche se dentro – magari – si ha un po’ paura.

E poi devo confessarvi che ho sempre pensato una cosa: tenere i sogni nel cassetto non è utile, stanno solo lì a prendere polvere.

Tengo da sempre diari (mitiche Smemoranda!) colmi di idee e pensieri, ma forse li ho resi prigionieri visto che taccuini, agende e quaderni sono spesso finiti in scatoloni riposti in cantina: credo sia giunto il momento di permettere loro di venire allo scoperto, di consentire che non prendano più polvere, di lasciarli liberi, finalmente, di spiccare il volo.

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web.

E desidero dirlo subito: con questo blog non ho la pretesa di ergermi né a maestra né a giudice.

Non desidero insegnare niente a nessuno né mi piace dare giudizi, sono entrambe cose che non mi interessano: desidero solo condividere una passione che non riesco a contenere, che mi spinge avanti e che non mi permette di fermarmi.

Condivisione è una parola molto importante, per me, e poi mi piace cercare, esplorare, scoprire, guardare al futuro appoggiando i piedi sulle solide fondamenta del passato: mi piace anche la positività, costruire e non distruggere, e quindi il mio scopo è – semplicemente – dare spazio e voce a tutto ciò che amo.

Ammetto che il minimalismo non è il mio forte e ammetto anche di essere allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione.

Tempo fa, ho fatto incidere su un anello le parole «La bellezza salverà il mondo» (frase del principe Myškin ne L’idiota di Fëdor Dostoevskij), parole che sono un po’ il mio motto poiché credo in quel tipo di bellezza che la vita sa offrirci in molte forme e in molte declinazioni: una di esse è la moda che, per me, è come l’aria che respiro, ovvero ne ho bisogno.

Ne ho bisogno perché considero la moda come una forma di cultura, una modalità di libera espressione e di comunicazione personale e sociale, un linguaggio istantaneo e immediato che amo e rispetto.

Penso che l’estetica non possa e non debba essere slegata dall’etica e dai contenuti: la moda non è mera apparenza, può (e per me deve) essere anche sostanza ed essenza.

Attraverso A glittering woman, desidero occuparmi di alcune mie grandi passioni tra le quali il Made in Italy, il vintage, il talento nelle sue varie manifestazioni, i designer emergenti.

Mi piacerebbe che, giorno dopo giorno, questo piccolo spazio web crescesse per assomigliare a una sorta di moderno cabinet de curiosités o wunderkammer, quei particolari ambienti in cui, principalmente dal XVI al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare oggetti straordinari e curiosi.

In effetti, mi definisco curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l’arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola.

Anche in questo caso, sono cose che ritroverete – in vario modo – qui.

Sempre per quel mio essere curiosa, colleziono bijou da quando avevo 15 anni: mi piacciono soprattutto i pezzi strani, particolari o con un significato intrinseco.

Amo i materiali più disparati: il mio criterio di scelta non è la preziosità commercialmente attribuita, bensì il valore che gli oggetti assumono per me.

Tra i miei bijou, ne ho alcuni ai quali sono legata in modo speciale perché sono regali di persone a me care o perché sono stati acquistati in momenti particolari della mia vita.

Mi diverto a scovare nuovi pezzi ogni volta in cui ho l’opportunità di viaggiare e, da alcuni anni, ho sviluppato una forte attrazione verso il settore del gioiello contemporaneo in quanto è fortemente sperimentale e, allo stesso tempo, un’attrazione verso il vintage.

Ciò che mi interessa e mi affascina nei gioielli d’epoca è il fatto che abbiano già una loro storia e un vissuto ai quali si aggiungono nel tempo i miei ricordi personali.

E arriviamo al cuore di tutto, ovvero la mia vita lavorativa che si ricollega al progetto del blog.

La divido in lato A e lato B, proprio come quelli di un vecchio disco in vinile.

Lato A: tanti anni da lavoratrice dipendente.

Lato B: una nuova strada, faticosa ma esaltante, alla ricerca di una dimensione diversa.

In mezzo c’è un fatto doloroso e spiazzante: sono stata messa in mobilità insieme a tanti altri colleghi dall’azienda per cui lavoravamo, un’esperienza terribile che sto cercando di ribaltare trasformandola nella mia grande occasione.

Ho deciso di rimettermi in gioco: sono tornata sui banchi di scuola e mi sono regalata un anno in cui ho ripreso a studiare.

Ho scelto lo IED, Istituto Europeo di Design, e ho conseguito due specializzazioni: la prima in consulenza di immagine; la seconda in cool hunting e ricerca di tendenze.

La specializzazione in consulenza di immagine è attualmente riposta in un cassetto: nonostante io stimi diversi colleghi che svolgono egregiamente questa professione, ho capito che non faceva per me.

Perché?

Perché non mi va di dire a nessuno come vestirsi: ribadisco che per me la moda è un mezzo di libera espressione.

Perché io – altamente imperfetta – ho scelto una dimensione che molti credono essere basata esclusivamente sull’apparenza e ho deciso di lavorarci portando testardamente avanti la mia visione basata (anche) su contenuti e sostanza.

Perché per me i vestiti non sono fatti per farci apparire più giovani o più magri: i vestiti sono suggestioni e sogni tradotti in stoffa e noi, a nostra volta, possiamo sceglierli affinché ci rappresentino, attraverso la nostra interpretazione e personalizzazione, attraverso sottrazioni o aggiunte, per comunicare con gli altri e per raccontare chi siamo.

Sarò stupida, illusa, pazza, visionaria, cocciuta, ostinata ma nessuno mi fa cambiare idea: continuo a credere che la moda non sia solo un bel vestito o il bel visino di una modella. Continuo a credere che sia molto di più. Continuo a credere fermamente che la moda debba essere inclusiva, ovvero essere rappresentativa della società in cui viviamo e di tutte le persone che la compongono.

Forte di queste convinzioni che ho via via maturato, dopo lo IED, ho deciso di continuare il mio percorso formativo (ho preso gusto, studiare da grandi è bellissimo!): ho infatti pensato di concentrare i miei sforzi in un’unica direzione precisa e di consolidare alcune delle precedenti esperienze lavorative del mio cosiddetto lato A, ovvero quelle in ambito comunicazione.

Oggi lavoro come libera professionista nel campo della moda.

Sono web content editor, ho il piacere di scrivere per persone che stimo e per progetti editoriali in cui credo, mi occupo di consulenze in ambito comunicazione e ufficio stampa, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso e scrivo per il loro blogazine, ADL Mag.

Il percorso di riqualificazione professionale è stato fondamentale e il periodo in IED in particolare mi ha dato moltissimo anche dal punto di vista umano: mi ha regalato preziosi incontri con grandi professionisti che mi hanno aiutata a chiarirmi le idee ed è stato proprio uno dei miei docenti, Stefano Guerrini, a farmi capire che potevo unire i due ambiti che maggiormente mi appassionano – comunicazione e moda.

Perché si fa presto a dire «voglio lavorare nella moda»: sì, ma la domanda che occorre porsi è «facendo cosa?».

Occorre chiederselo con onestà, con obiettività, con grande lucidità e restando con i piedi per terra.

Occorre capire se, oltre alla passione, si possieda un talento specifico e se quel talento possa trasformarsi in una professione, reale e concreta: io sto cercando di capirlo, tuttora, e il fatto di occuparmi oggi di tante attività non mi porta affatto a pensare di essere arrivata a un traguardo definitivo.

Perché credo che tutti, oggigiorno, dovremmo essere perennemente curiosi e costantemente in cammino e – a maggior ragione – dovrebbe esserlo chi si occupa di moda, materia che per sua stessa natura è in continua evoluzione.

Tornando a questo blog, desidero raccontarvi com’è nato il nome.

Parecchi anni fa, una mattina come tante, decisi di mettere un mascara glitterato sulla punta della ciglia, giusto un accenno per dare un po’ di luce e brio alla giornata: quando il mio amico e collega Dario mi vide rimase tanto impressionato da quel piccolo tocco luccicante da decidere di soprannominarmi Glitter.

Mi sono affezionata a quel nomignolo e ho sempre pensato che, se prima o poi avessi creato il blog, proprio l’appellativo glitter avrebbe in qualche modo fatto parte del suo nome.

Così è stato.

L’uso delle lettere in carattere rigorosamente minuscolo anche per le iniziali così come l’uso dell’articolo indeterminativo (a al posto di the) sono scelte tutt’altro che casuali, bensì accuratamente ponderate.

Sono scelte che rappresentano una presa di posizione, precisa e forte, a partire dal nome stesso del blog: parlano una volta di più della mia intenzione di non ergermi al di sopra di nessuno, perché non mi reputo la donna ma semplicemente una donna, una delle tante con la passione per ciò che è glittering ovvero scintillante e luccicante in senso ampio.

E desidero condividere con voi anche il perché del motto che trovate accanto al nome del blog.

Stefano Guerrini, docente di cui vi ho parlato qui sopra e ora anche caro amico, un giorno mi ha scherzosamente definita fashion writer, fashion icon, fashion something.

A mio avviso, è il terzo appellativo quello che mi descrive meglio: fashion something, perché chi e cosa io sia non è ancora chiaro nemmeno a me.

Da qui l’idea della prima parte del motto, ovvero «avventure tra il serio e il faceto di una fashion something»: racconta bene il mio progetto, tra curiosità e voglia di scoprire, ricordando sempre di non prendersi troppo sul serio.

Quanto al no victim tra parentesi, posso dirvi che nell’abusata espressione fashion victim c’è una connotazione di imposizione e di passività nella quale non mi riconosco affatto: mi fa pensare a qualcosa che viene subito, affrontato e vissuto senza reazione e senza personalità, senza interagire, come un’influenza malevola e fatale alla quale non ci si può sottrarre.

Non subisco affatto la moda né la subiscono coloro ai quali guardo come miei modelli.

Ecco, credo di avervi raccontato tutto: questo è lo stato della mia vita oggi.

Quanto al domani… chissà: mi piace pensare che il futuro sia una pagina bianca tutta da scrivere, mi piace lasciarmi sorprendere ogni giorno.

E chissà che questo blog non mi aiuti a fare un po’ di chiarezza, su me stessa e sul futuro, su chi sono e su chi mi piacerebbe essere.

E chissà se vorrete accompagnarmi nel viaggio: io spero proprio di sì.

 

 

 

 

 

 

 

Cosa mi piace, cosa mi fa sorridere, cosa mi rende felice
Alissa, mia nipote. Gli amici. Andare al cinema. Andare in bicicletta con quelle vecchie, tipo la mia. Gli anelli enormi e di carattere anche se ho le mani piccole. Angela e Gianni, i miei genitori. Gli Anni Ottanta. Gli autogrill (non chiedetemi perché, sarà l’idea del viaggio). La bellezza, qualsiasi forma assuma. I bijou, i gioielli contemporanei e quelli vintage. La birra ghiacciata. Le calamite comprate in giro per il mondo. Cambiare taglio di capelli. Casa mia. Chanel no. 5, il mio primo profumo. Il cibo in generale. Cinzia, mia sorella. Far colazione fuori casa, soprattutto all’aperto. I colori. La mia collezione di sabbie di tutto il mondo. Le cozze (da mangiare!) e le ostriche. Credere fermamente nei sogni. Dormire quando posso e quando riesco. Le donne che per me sono un modello professionale: Anna Piaggi, Coco Chanel, Diana Vreeland, Elsa Schiaparelli, Iris Apfel, Irene Brin. Enrico, mio marito. La fantascienza (thanks daddy!). Le fotografie, farle e guardarle. I fumetti (once again… thanks daddy!). I girasoli. Lee Alexander McQueen, un sognatore e un visionario. Leggere. I libri fotografici e quelli d’arte. Il libro Cuore. Il Made in Italy vero e di qualità. Mangiare all’aperto (al fresco dining, come dicono gli anglofoni). Mangiare gelato e biscotti (insieme, sì). Il mare, sempre e comunque e in qualsiasi stagione. Mixare gli stili per creare il mio. Le mostre d’arte. I musei. La musica. Il nuoto. La Nutella. Parlare con le persone, ascoltare e condividere esperienze. Le patatine fritte. La pizza. Il pollo impanato e fritto, qualsiasi forma abbia, dalle crocchette alle cotolette. Le polpette. Il profumo di casa. Il profumo dei libri e dei giornali nuovi. Il profumo del pane. Il profumo della salsedine. I profumi che mi ricordano l’infanzia. I ricordi di viaggio. Ridere di me stessa e del mondo. Le riviste di moda. Sandro Pertini, il mio presidente per sempre. Il sole. Le stagioni intermedie, quelle cariche di promesse e premesse. Stare negli aeroporti (anche in questo caso, sarà l’idea del viaggio). Il talento, qualsiasi declinazione esso abbia. I tatuaggi (ne ho tre… per ora). I tortellini in brodo. Totò (che mi fa ridere sempre, anche se ho visto i suoi film centinaia di volte). Viaggiare. Il buon vino. Il vintage.

 

Cosa non mi piace, cosa spegne il mio sorriso, cosa mi rende triste
Gli adulatori. Gli arrivisti. L’arroganza. Il buio (o forse sarebbe più giusto dire la mancanza di luce). Il buonismo. Chi si conforma a quello che pensano i più. La dieta. La disoccupazione, toglie la dignità. La disorganizzazione. Gli estremismi – tutti. Incluso il femminismo portato agli estremi e il maschilismo becero. La fine delle vacanze. Il freddo. I furbetti del quartierino. La gente che fa pesare il proprio ruolo. La gente che giudica senza conoscere. La gente che maltratta coloro che pensa essere deboli. La gente che non rispetta il codice della strada perché ha la macchina più grossa. La gente che promette visibilità (basta!). La gente che ricopre un ruolo che non merita e che non ha la decenza di tacere. La gente che, sempre scontenta, vuole rovinare la festa anche agli altri. La gente che vuole aver ragione quando ha torto. L’ignoranza. Essere o sentirmi impreparata, non all’altezza. L’ipocrisia. Gli eterni insoddisfatti. L’inverno (perché non sopporto il freddo e perché c’è troppa loca luce). L’invidia. I leccapiedi. La maleducazione. Milano, la mia città, chiusa per ferie o per festività: mi manda in depressione. I musoni perenni. La neve in città. L’omologazione. Il perbenismo. I preconcetti. I pregiudizi. La prepotenza. Il pressapochismo che la fa sempre più spesso da padrone. Il qualunquismo. I raccomandati. I razzisti. Gli spilorci. Lo strapotere dei soldi. I tuttologi. La volgarità, soprattutto quella d’animo.

 

Se non siete ancora stufi…

Ecco altri posti, qui e qui, in cui ho provato a raccontare chi sono 🙂

Perché affermo di essere “imperfetta & serena” qui e l’episodio legato all’origine di questa imperfezione qui

Ancora qualcosa circa la mia visione della moda qui

Qui la mia video intervista alla Milano Vintage Week

 

Alcune collaborazioni

Da quando mi occupo a tempo pieno di moda e comunicazione e da quando ho aperto il blog A glittering woman, ho avuto il piacere di collaborare professionalmente a eventi di vario tipo e in vari ruoli.

Giusto per dare un’idea a chi fosse interessato, segnalo le seguenti collaborazioni:

Tra le aziende, i designer e i creativi (in ambito moda, accessori, gioiello) che mi hanno invitata presso le loro sedi per scoprire come lavorano, figurano Sharra Pagano, Mauro GasperiSodini, Ornella Bijoux, Fausto Colato, Mikky Eger e MamaMilano.

Ho fatto da modella per esperienze make-up con MUD Studio Milano, sede italiana dell’omonima scuola internazionale, e con Elizabeth Arden, maison storica e prestigiosa; ho fatto da testimonial anche per il brand Nvk Design indossando un abito della designer Natasha Caladrino Van Kleef in occasione della manifestazione Il Benessere Biologico.

In aprile 2015, ho iniziato a collaborare con Accademia Del Lusso, importante scuola di moda: il primo step è stato un bellissimo seminario intitolato La bellezza dell’essere in occasione del quale, come relatrice e insieme ad alcuni colleghi, ho parlato del rapporto esistente tra arte e moda.
Ora insegno Fashion Web Editing e scrivo per ADL Mag.

Scrivo inoltre per diverse testate sia cartacee sia online: trovate tutti i dettagli e i link nella sezione Portfolio.

 

 

 

Io e la mia filosofia, ovvero <em>mai prendersi troppo sul serio…</em>
Io e la mia filosofia, ovvero mai prendersi troppo sul serio…
Io, uno dei miei tre tatuaggi e alcuni dei bijou della mia sconfinata collezione…
Io, uno dei miei tre tatuaggi e alcuni dei bijou della mia sconfinata collezione…

 

 

 

 

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