Hayez Boldini Casorati – Moda e costume nella società moderna, la mostra al Castello di Novara

È in corso fino al 4 aprile 2027 al Castello di Novara la mostra Hayez Boldini Casorati. Moda e Costume nella società moderna, a cura di Elisabetta Chiodini. Articolata in otto sezioni cronologiche che attraversano le sale del complesso Visconteo Sforzesco, l’esposizione ripercorre – attraverso dipinti, abiti e complementi d’abbigliamento – la storia della moda e l’evoluzione del gusto e del costume in un periodo di tempo compreso fra i primi anni dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento.

Sono presenti rari capolavori della pittura italiana, opere accuratamente scelte e appartenenti a prestigiose raccolte, pubbliche e private. Tali opere sono affiancate da abiti e accessori di moda provenienti dalle Collezioni Civiche milanesi e conservati a Palazzo Morando – Museo Costume Moda Immagine nonché da collezioni private. Si instaura così un serrato dialogo tra dipinti e oggetti d’uso che aiuta a comprendere più a fondo la vita quotidiana di uomini e donne appartenenti a quel tempo non distante dal nostro ma, sotto certi aspetti, lontanissimo. Grazie ai dipinti e agli oggetti esposti, donne, uomini, consuetudini, usi e costumi di un tempo riprendono vita sotto i nostri occhi.

Fra gli artisti in mostra figurano Andrea Appiani (1754-1817), Giuseppe Canella (1788-1847), Francesco Hayez (1791-1882), Silvestro Lega (1826-1895), Federico Farufffini (1833-1869), Giovanni Boldini (1842-1931), Giuseppe De Nittis (1846-1884), Felice Casorati (1883-1963), Anselmo Bucci (1887-1955).

Mostra <em><strong>Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna</strong></em>
Mostra Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna

IL NOSTRO PRIMO SÌ ALLA MOSTRA: NOVARA TRA COSTUME E MODA

Novara è una città profondamente legata all’evoluzione del gusto e del costume.

Il bitter Campari, per esempio, è nato a Novara nel 1860, quando Gaspare Campari perfezionò un amaro di erbe servendolo per la prima volta al Caffè dell’Amicizia. Pochi anni dopo, nel 1862, Gaspare Campari si trasferì a Milano, portando il marchio al successo internazionale.

Il 4 dicembre 1883, Novara ha visto la nascita del pittore Felice Casorati, uno dei protagonisti della mostra. Il rapporto con la moda è stato un elemento centrale della sua pittura: l’abbigliamento è stato uno strumento per definire l’identità sociale dei suoi personaggi. Per esempio, nelle sue opere dei primi decenni del Novecento si legge il cambiamento dei canoni vestimentari femminili fino alla linearità e alla praticità degli abiti degli anni Venti e Trenta.

Il legame Novara – moda continua per tutto il Novecento. Nel 1973 è stato Gianni Versace a legarsi alla città assumendo la direzione creativa di Callaghan, marchio di prêt-à-porter fondato nel 1966 dall’azienda novarese Zamasport. Lo stilista mantenne la direzione per oltre un decennio, fino al 1986, continuando a lavorare per l’azienda anche dopo la nascita ufficiale della propria maison nel 1978.

Tuttora, in provincia di Novara, operano diverse importanti aziende e realtà storiche del settore tessile e manifatturiero. Non sorprende dunque che una mostra che indaga il rapporto tra moda e società abbia luogo proprio a Novara.

Mostra <em><strong>Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna</strong></em>
Mostra Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna

IL NOSTRO SECONDO SÌ: IL DIALOGO ALLA PARI TRA ARTI

In mostra si possono ammirare dipinti, abiti, accessori davvero belli. I prestiti, tutti eccellenti, sono trattati secondo un preciso principio: la pari dignità per dipinti e oggetti d’uso. A spiegarlo perfettamente è la curatrice.

«Il dialogo – spiega Elisabetta Chiodini – è stato concepito assolutamente alla pari: dipinti, abiti e accessori di moda sono stati scelti con la medesima cura, con la medesima attenzione e ognuno di loro ha un ruolo ben preciso nella narrazione. Tutti sono stati trattati come preziose opere d’arte».

In Moda e Costume nella società moderna non esistono dunque gerarchie o rigide suddivisioni tra arti, anzi, il concetto è esattamente il contrario. Quello, appunto, della pari dignità: ogni pezzo è importante, che si tratti di un ventaglio, di un abito oppure di un dipinto di Hayez o di Boldini. Abiti e accessori sembrano uscire direttamente dai dipinti proprio perché questi artisti osservavano e restituivano ciò che vivevano e vedevano attorno.

Ecco perché si può affermare, senza tema di smentita, che gli abiti raccontano chi siamo e come viviamo. E, conseguentemente, i cambiamenti della società.

Mostra <em><strong>Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna</strong></em>
Mostra Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna

IL NOSTRO TERZO SÌ: IL FUMO AL FEMMINILE TRA ANTICONFORMISMO E FENOMENO CULTURALE

L’esposizione, organizzata da METS Percorsi d’Arte con Comune di Novara e Castello di Novara e il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, si articola in otto sezioni cronologiche.

La sezione 7, dedicata al fumo al femminile, colpisce per particolarità – e coraggio – del tema. La piccola cella del castello ospita infatti alcune opere eseguite tra la metà degli anni Sessanta dell’Ottocento e i primi anni Venti del Novecento. I lavori hanno tutti come protagoniste giovani donne che assaporano il piacere sottile del trascorrere del tempo libero immerse nella lettura di un libro, rilassandosi in poltrona, conversando con un’amica in una sala da tè, tutte in compagnia di una sigaretta accesa.

Quello ritratto in tali dipinti è un gesto che accompagna l’evoluzione del costume e diviene testimonianza dell’emancipazione femminile. Si va infatti dal fumo in solitaria e quasi nascosto (come ritratto da Federico Faruffini, La lettrice, 1865 circa) fino al gesto che diventa pubblico (Pietro Marussig, Donne al caffè, 1924). Fino alla prima metà del Novecento, fumare – e anche bere – in pubblico era considerato un gesto fortemente disdicevole, immorale e scandaloso se fatto dalle donne. La sigaretta era un’esclusiva maschile oppure era associata a figure considerate di dubbia moralità.

L’intenzione di Moda e Costume nella società moderna non è certo quella di fare un’apologia del fumo. Anche in questo caso, è un costume raccontato come segno della trasformazione della società.

Mostra <em><strong>Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna</strong></em>
Mostra Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna

OTTO SEZIONI INTERESSANTI

Tutte le otto sezioni offrono spunti interessanti e gli argomenti sono davvero tanti. Il periodo analizzato – da inizio Ottocento agli anni Venti del Novecento – è stato caratterizzato da grandi cambiamenti, soprattutto per le donne.

Gli abiti neoclassici di inizio secolo dovettero cedere il passo alle forme a campana sostenute dalle crinoline. A loro volta, anche le ampiezze sempre più esagerate – e che impedivano la libertà di movimento ma sottolineavano lo status sociale di chi le indossava – passarono di moda lasciando spazio prima alla mezza crinolina e poi alla tournure. In mostra viene dedicata grande attenzione anche a una delle caratteristiche peculiari della moda degli anni Novanta dell’Ottocento, ovvero l’ampiezza delle maniche.

Si passa poi ai primi decenni del Novecento con grandi cambiamenti epocali, dalla cosiddetta linea a “S” fino agli abiti dalla linea diritta, caratterizzati dalla vita bassa e da orli sempre più corti. In questa sezione, c’è tra l’altro una meraviglia firmata da Mariano Fortuny y Madrazo e Adèle Henriette Elisabeth Nigrin, una Tunica Delphos, datata 1920 circa, in taffetà di seta plissettata. Proviene dalla collezione privata di Mara Bertoli ed è dunque cosa rara poterla ammirare.

La mostra è dunque vivace, interessante e di grande valore. E Novara è una città piacevolissima, perfetta per un week-end.

Per chi non potesse andarci fisicamente c’è anche un catalogo, edito da METS Percorsi d’Arte. Il volume è molto completo, con saggi storico-critici di Elisabetta Chiodini, Francina Chiara, Andrea Bruciati, Camilla Testi e con schede scientifiche e regesto delle opere.

Emanuela Pirré

 

 

HAYEZ BOLDINI CASORATI. MODA E COSTUME NELLA SOCIETÀ MODERNA

31 ottobre 2026 – 4 aprile 2027

Sede: Castello di Novara, Piazza Martiri della Libertà 3
Orari: da martedì a domenica dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso ore 18) – lunedì chiuso
Chiuso: giovedì 24, venerdì 25 e giovedì 31 dicembre

Sezione 1. Dagli inizi del XIX secolo alla fine degli anni Trenta

Attraverso raffinatissimi ritratti e scene di genere, la prima sezione della mostra fa luce sull’evoluzione delle mode, femminili e maschili, nei primi trent’anni dell’Ottocento. Apre la sala il modello dell’abito femminile neoclassico, del quale abbiamo una straordinaria testimonianza pittorica nei due celebri ritratti di Andrea Appiani di Madame Pétiet e della contessa Francesca Ghirardi Lechi. Un abito dalla linea diritta, a vita alta, segnata da una cintura a coulisse, realizzato in lino o in leggera mussolina indiana rievocante i capolavori della statuaria greco-romana riportati in auge nel Settecento dalle scoperte archeologiche dei siti di Ercolano e Pompei. La mise era completata da preziosi accessori.

Con il passare del tempo il modello dell’abito a vita alta rimarrà in auge, ma la struttura sartoriale sarà più complessa. Sulla veste lunga si indosseranno tuniche più corte e i primi spencer, giacche corte con maniche lunghe.
Presto le impalpabili mussoline lasceranno spazio ai velluti e ai rasi utilizzati anche per realizzare preziose guarnizioni per impreziosire le maniche e l’orlo delle vesti.
Di lì a breve le gonne assumeranno una forma a campana sostenuta da sottogonne inamidate. Il punto vita tornerà alla sua posizione naturale, sottolineato da alte cinture. Le scollature saranno limitate agli abiti da sera. Caratteristico e singolare elemento dell’abito romantico saranno le ampie maniche à gigot, mantenute gonfie grazie a specifiche imbottiture.
I primi decenni del secolo sono quelli dell’affermazione della moda borghese, quelli nei quali anche l’abito maschile si consolida nel completo scuro, costituito da pantaloni lunghi, giacca, panciotto, camicia.

Tra le opere in sala: Andrea Appiani, Ritratto di madame Petiet con i figli, 1800; Andrea Appiani, Ritratto di Francesca Ghirardi Lechi, 1803.

Sezione 2. Anni Quaranta e Cinquanta del XIX secolo

Sparite le maniche à gigot, nel decennio successivo la silhouette femminile vede un assottigliamento ulteriore del punto vita e un primo deciso ampliamento della gonna, increspata in vita, arricchita di balze, gale e volant. Gli anni Quaranta e Cinquanta sono infatti ricordati per le ampiezze delle gonne rese possibili prima grazie alle crinoline, poi alla più leggera “gabbia” in cerchi metallici brevettata nel 1856 da Auguste Parson. Gonne dalle ampiezze sempre più esagerate impedivano la libertà di movimento ma sottolineavano lo status sociale di chi le indossava.

Tra le opere in sala: Francesco Hayez, Ritratto della cantante Matilde Juva Branca, 1851; Francesco Hayez, Ritratto della Contessa Antonietta Tarsis Basilico, 1851.

Sezione 3. Anni Sessanta del XIX secolo

Attraverso qualche ritratto e scene di genere, la terza sezione illustra l’evoluzione della foggia delle vesti femminili nel corso dell’intero decennio. Raggiunta la massima circonferenza intorno ai primi anni Sessanta, le ampiezze delle gonne, dopo il 1865, si riducono grazie al genio creativo di Charles Frederick Worth (1825-1895). Noto come il primo couturier della storia, Worth interviene direttamente sulla forma della crinolina riducendola drasticamente sul davanti e spostando l’ampiezza sul retro.

Tra le opere in sala: Silvestro Lega, Tra i fiori del giardino, 1862; Giovanni Boldini, Ritratto della contessa Carlotta Aloisi Papudoff, 1869.

Sezione 4. Anni Settanta del XIX secolo

Sul finire degli anni Sessanta la mezza crinolina si riduce ulteriormente preannunciando quella che sarà la tournure. Detta anche sellino o cul de Paris, la tournure era una sottostruttura che aveva lo scopo di gonfiare la gonna solo posteriormente. Se nei due decenni precedenti la ricchezza e lo status delle signore erano sottolineate da metri e metri di tessuto utilizzati per confezionare gonne dalle ampiezze mirabolanti, negli anni Settanta sarebbero stati i drappeggi a farlo, arricchiti da decorazioni, nastri, passamanerie e preziosi merletti sul retro.
Sullo scorcio del decennio la silhouette femminile sarebbe nuovamente cambiata. Le signore avrebbero indossato giacche aderenti, spesso lunghe fin sotto i fianchi, chiuse anteriormente da file di piccoli bottoncini che sottolineavano la verticalità della figura.

Tra le opere in sala: Domenico Induno, Un dramma domestico, 1873; Giuseppe De Nittis, Alle corse dei cavalli, 1874.

Sezione 5. Anni Ottanta del XIX secolo

Verso il 1881 la tournure comincia ad accentuarsi nuovamente con leggeri ma continui cambiamenti fin sul finire degli anni Ottanta, quando la gonna tenderà a semplificarsi e i drappeggi ad appiattirsi. Contemporaneamente il busto inizierà ad ampliarsi sulle spalle e ad accennare quella linea a petto di piccione che caratterizzerà la silhouette femminile di fine secolo.

Tra le straordinarie opere esposte in sala, accanto a un prezioso pastello grande al vero realizzato da Giuseppe de Nittis tra il 1883 e il 1884, Foglie d’autunno, è esposto un abito in due pezzi databile allo stesso giro di anni. Firmato dalla sartoria milanese di Marianna Cantelli, realizzato in velluto cesellato e caratterizzato da un ampio drappeggio in faille viola sulla gonna, intorno a fianchi, l’abito ricorda molto da vicino la foggia di quello indossato da Léontine De Nittis. L’abito è appartenuto a Costanza Adamoli Gibbs, moglie di Giulio Adamoli, figura di rilievo del Risorgimento.

In sala anche l’olio su tela di Daniele Ranzoni, Ritratto della Signora Pisani Dossi, 1880; Abito da giorno, Sartoria Marianna Cantelli, Milano 1883 circa; Ventaglio pieghevole, manifattura francese, 1880 circa.

Sezione 6. Anni Novanta del XIX secolo

La sezione dedica ampio spazio a una delle caratteristiche peculiari della moda degli anni Novanta dell’Ottocento, ovvero l’ampiezza delle maniche. Con la semplificazione della gonna, che proprio nei primissimi anni Novanta inizierà ad aprirsi a campana, e un punto vita sempre più sottile, saranno le maniche a controbilanciare la figura divenendo nel contempo elemento decorativo. Leggermente increspate ma ancora strette all’inizio del decennio, diverranno via via sempre più ampie.

Tra le opere in sala: Edoardo Gelli, En passant, 1896; Abito da giorno, Sartoria Laura Lombardi e Sorelle, Milano, 1893-1896.

Sezione 7. Il fumo al femminile: da gesto anticonformista a fenomeno culturale

La piccola cella del castello ospita alcune opere eseguite tra la metà degli anni Sessanta dell’Ottocento e i primi anni Venti del Novecento, lavori che hanno tutti come protagoniste giovani donne che assaporano il piacere sottile del trascorrere del tempo libero immerse nella lettura di un libro, rilassandosi in poltrona, conversando con un’amica in una sala da tè, tutte in compagnia di una sigaretta accesa. Un gesto che cambia insieme all’evoluzione del costume divenendo testimonianza dell’emancipazione femminile.

Tra le opere in sala: Federico Faruffini, La lettrice, 1865 circa; Pietro Marussig, Donne al caffè, 1924.

Sezione 8. Dagli inizi del XX secolo agli anni Venti

L’ultima sezione della mostra illustra l’evoluzione della moda e del costume avvenuta nel corso dei primi tre decenni del secolo. Decenni di cambiamenti epocali nei quali si è passati dalla cosiddetta linea a “S” agli abiti dalla linea diritta.
La prima era ottenuta mediante l’adozione di corsetti strettissimi che accentuavano il punto vita mettendo in evidenza il seno, spinto in avanti, e il fondoschiena: il risultato era una silhouette a “S” che ricordava le forme sinuose dello stile floreale.
I secondi erano caratterizzati da una struttura sartoriale semplice con cintura a vita bassa e orli sempre più corti. Erano modelli più comodi che rispondevano pienamente all’esigenza di praticità che la vita moderna richiedeva.

Tra le opere in sala: Vittorio Matteo Corcos, Ritratto di Yole Moschini Biaggini, 1907; Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1906; Felice Casorati, Le ereditiere, 1910.

Mostra <em><strong>Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna</strong></em> (foto di Emanuela Pirré)
Mostra Hayez Boldini Casorati – Moda e Costume nella società moderna (foto di Emanuela Pirré)

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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