Phil Penman e il suo Street Diary in mostra @ Leica Galerie Milano

Risale allo scorso marzo l’inaugurazione degli spazi rinnovati di Leica nel cuore di Milano, in piazza Duomo. Come avevamo raccontato (qui), lo spazio è stato completamente ripensato e ampliato su due livelli: incorpora le tre anime Leica, ovvero Store, Galerie, Akademie ed è quindi stato concepito come luogo di incontro, conoscenza e condivisione attraverso mostre, presentazioni, talk e attività formative.

Dopo il grande successo di Eyes on the street (una collettiva con oltre 40 opere di 26 fotografi di diverse generazioni e diverse provenienze), Leica Galerie Milano ospita ora A Street Diary, mostra dedicata a Phil Penman e ai suoi oltre 25 anni anni di street photography.

Phil Penman, classe 1977, è un fotografo britannico che vive a New York. Ha dedicato gli ultimi due decenni a documentare il continuo mutamento della città, affermandosi come una delle voci più autorevoli della street photography contemporanea. Il suo lavoro si muove lungo una sottile linea di equilibrio tra ombra e luce, tra l’intensità della città e l’imprevedibile leggerezza dell’umano.

I suoi scatti sono quasi sempre in bianco e nero perché, secondo Penman, «la fotografia in bianco e nero cattura l’essenza più pura e grezza della strada». Non mancano alcuni esempi in cui il colore definisce dettagli e distingue momenti, come in un ritratto di New York in giallo, colore assunto dall’atmosfera a causa di alcuni incendi che si erano sviluppati in quel periodo non lontano dalla metropoli che non dorme mai.

<em><strong>A Street Diary</strong></em> di Phil Penman @ Leica Galerie Milano (photo by Emanuela Pirré)
A Street Diary di Phil Penman @ Leica Galerie Milano (photo by Emanuela Pirré)

Le sue immagini – incluse le 34 esposte nella mostra di Leica Galerie Milano – raccontano New York e il mondo come un organismo vivo, attraversato da contrasti: atmosfere urbane dense, fatte di persone, nebbie, riflessi insieme a momenti di spontaneità e ironia che emergono come improvvise aperture di luce.

«È questo passaggio — dall’oscurità alla vitalità — a costituire il filo conduttore di A STREET DIARY che accompagna il pubblico a scoprire il dialogo delle due anime del lavoro di Penman: da un lato la dimensione più introspettiva, a tratti cinematografica, dall’altro quella immediata, empatica e luminosa». Giada Triola, la curatrice, racconta così la poetica di Penman.

Il risultato è un racconto stratificato di New York, delle persone che la abitano o che ci passano, delle vie, dei palazzi, del suo essere The City That Never Sleeps o anche, più semplicemente, The City.

Ogni immagine in mostra, pur autonoma, si inserisce in un flusso continuo di relazioni, dettagli e intuizioni visive. Il percorso espositivo è così un diario urbano in cui lo sguardo del fotografo tende a trasformare l’ordinario in universale. Ad accompagnare Penman sono le macchine Leica che non sono semplicemente strumenti, ma una naturale estensione del suo sguardo. Come profondo conoscitore di tutti i sistemi Leica e delle loro evoluzioni nel tempo, Penman utilizza i diversi modelli in base alle caratteristiche di ciascuno. Per esprimere il suo stile in tutte le condizioni di scatto, spazia da Leica M240 a Leica SL3, da Leica M11 Monochrom a Leica M11P.

È attraverso questa intimità tra occhio e macchina che il fotografo riesce a cogliere l’attimo nella sua forma più autentica, trasformando la realtà quotidiana in racconto.

«La parte che preferisco della giornata – spiega il fotografo – è conversare con persone di ogni estrazione sociale e imparare qualcosa di nuovo che non sapevo il giorno prima. Mi dà anche l’opportunità di catturare qualcosa di autentico, in un momento in cui praticamente tutto ciò che ci circonda sta diventando finto – dal punto di vista fotografico. Persone che modificano il proprio corpo per i social media o fotografi che creano immagini con l’intelligenza artificiale. Per me, il senso stesso della fotografia è stare all’aria aperta con altre persone».

<em><strong>A Street Diary</strong></em> di Phil Penman @ Leica Galerie Milano (photo courtesy of press office)
A Street Diary di Phil Penman @ Leica Galerie Milano (photo courtesy of press office)

Prima di affermarsi per la sua ricerca nella street photography, Penman ha costruito una solida carriera come fotografo di news e magazine. I suoi reportage sono stati pubblicati su testate internazionali, tra cui The Guardian, Paris Match, National Geographic, Time Magazine, The Independent e The New York Review of Books. Ha fotografato importanti figure pubbliche e documentato eventi storici.

Il suo impegno nel documentare la storia emerge con particolare forza nel lavoro realizzato per l’11 settembre 2001. Questo intenso reportage è stato trasmesso da media internazionali come NBC (Today Show), BBC, History Channel e Al Jazeera. Le sue immagini sono oggi conservate negli archivi del 9/11 Memorial and Museum, rappresentando una testimonianza fondamentale di quella tragedia.

Il contributo di Penman alla testimonianza della storia americana contemporanea ha ricevuto importanti riconoscimenti. Le sue immagini, profonde e toccanti, realizzate durante il lockdown da Covid a New York, sono state acquisite dalla Library of Congress degli Stati Uniti. Tale acquisizione ha collocato il lavoro di Penman accanto a quello di leggendari fotografi dell’epoca della Grande Depressione come Walker Evans e Dorothea Lange e ha sottolineato il valore culturale e storico delle sue fotografie.

Il suo lavoro è stato esposto in gallerie di tutto il mondo e, più recentemente, è stato presentato nell’ambito del Centenario di Leica. È anche un appassionato docente e partecipa a workshop fotografici in tutto il mondo per Leica Akademie. Due appuntamenti speciali sono organizzati a Milano e Roma, proprio in concomitanza con la mostra.

La sua esperienza e influenza nel settore sono state ufficialmente riconosciute attraverso l’inserimento tra i “52 fotografi di street più influenti”, accanto a maestri del calibro di Henri Cartier-Bresson, Sebastião Salgado, Diane Arbus e Garry Winogrand.

Vari libri hanno contribuito a far conoscere il suo lavoro a un pubblico sempre più ampio. Street (2019) è un bestseller che cattura l’energia grezza e la varietà della vita nei quartieri di New York. New York Street Diaries (2023), anch’esso bestseller, è stato presentato al MoMA di New York, consolidando la sua presenza nel panorama della fotografia d’arte. In Big New York (2024) il suo lavoro è stato presentato accanto a leggende della fotografia come Elliott Erwitt e Thomas Hoepker. Street Scenes (2025), la sua pubblicazione più recente, ha raggiunto il primo posto tra i libri di street photography su Amazon e continua a essere distribuito a livello internazionale.

<em><strong>A Street Diary</strong></em> di Phil Penman @ Leica Galerie Milano (photo courtesy of press office)
A Street Diary di Phil Penman @ Leica Galerie Milano (photo courtesy of press office)

Oltre ai workshop già citati, anche una selezione di questi libri nonché alcune delle opere esposte saranno disponibili per l’acquisto da Leica Store Milano e Roma.

E se gli si chiede un consiglio, Penman non ha dubbi. «Direi di andare controcorrente. Se qualcuno vi dice che la fotografia di strada deve essere fatta in un certo modo e con un determinato obiettivo, fate esattamente il contrario. Queste persone ci hanno reso fin troppo facile distinguerci, cercando di imporre regole su tutto. Come potete pensare di far risaltare il vostro lavoro se seguite le regole?».

La mostra, a ingresso libero, resta aperta fino al 12 settembre 2026. Io ne sono uscita canticchiando in sordina Empire State of Mind, ovvero il celebre brano di Jay-Z e Alicia Keys.

«New York, concrete jungle where dreams are made of / There’s nothing you can’t do / Now you’re in New York / These streets will make you feel brand new / Big lights will inspire you…»

Chissà se Phil Penman si riconosce in queste parole. O magari preferisce City of Blinding Lights degli U2. Ecco una buona domanda da fare al fotografo in occasione di un futuro incontro.

D’altro canto, Bono Vox, il frontman degli U2, ha dichiarato che l’ispirazione per quella canzone gli venne in occasione di un concerto a New York, fatto proprio poche settimane dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Dalla fotografia alla musica, linguaggi diversi ma ugualmente capaci di raccontare il mondo.

Emanuela Pirré

 

 

A Street Diary di Phil Penman

15 maggio – 12 settembre 2026
Leica Galerie Milano
Via Giuseppe Mengoni 4
Da martedì a sabato, ore 10 – 14 e 15 – 19
ingresso libero

 

 

 

Tutte le foto in mostra e
protagoniste degli scatti di questo articolo:
©Phil Penman

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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