Bello oppure… “troppo bello!!!”

Troppo bello: quante volte abbiamo utilizzato questa espressione? Ma quanto in realtà ci soffermiamo sul suo vero e concreto significato? E potrà mai esistere qualcosa tanto bello da essere definito “troppo”?

Per poter rispondere a queste domande, bisogna partire dall’argomento che ha sempre scatenato numerosi dibattiti: la bellezza.

Sin dall’antichità, si è sempre cercato di dare un significato universale alla parola, cercando di individuare dei canoni entro i quali considerare bello qualcuno o qualcosa.

Questa ricerca è stata declinata, per esempio, in ogni forma d’arte. Basti pensare a sculture come il Dorìforo o il Discobolo, emblemi della bellezza classica, quella perfettamente equilibrata e simmetrica. Tali sculture rispecchiano la spasmodica ricerca della perfezione che ha accompagnato il genere umano fino al giorno d’oggi.

Progetto accademico personale,<br /> <em>“La devozione alla bellezza”</em>
Progetto accademico personale,
“La devozione alla bellezza”

Non solo arte: anche ogni grande pensatore ha cercato di dare una propria personale definizione di bellezza senza mai arrivare a formularne una universale e definitiva.

Possiamo per esempio citare il lavoro del filosofo settecentesco David Hume. Nel suo trattato “La regola del gusto”, Hume parla della bellezza non come qualità oggettiva delle cose bensì come un’esperienza soggettiva che risiede nella mente di chi osserva.

Hume si sofferma sulla bellezza come somma delle reazioni di intelletto e immaginazione alle sollecitazioni esterne. È qualcosa che è intrinseco nella natura umana, un istinto che si orienta verso ciò che reputiamo più bello. Ed è per questi studi che si attribuisce a Hume la celebre citazione «il bello è negli occhi di chi lo contempla».

Possiamo anche affermare che, oggi, siamo arrivati alla conclusione che non è possibile farlo. Non è possibile, cioè, dare una definizione univoca e universale di bellezza. Non solo non esistono regole a priori, dice Hume, ma le regole del gusto si rivelano empiriche anche a posteriori, con il passare del tempo.

In fondo, chi davvero decide cosa è bello oppure no?

Possono esserci delle caratteristiche o dei particolari che possono piacere a un gruppo più o meno ampio di persone, ma non ne esistono di unici.

Ognuno, nel corso della propria vita, matura una personale visione portando il concetto di bellezza da oggettiva a soggettiva.

A partire dai primi del Novecento, le persone hanno iniziato a esprimere il proprio gusto con ogni mezzo disponibile: tramite l’aspetto fisico (con beauty, accessori e vestiti) fino ad arrivare all’arte, con la nascita di correnti artistiche di rottura come dadaismo, futurismo, cubismo e surrealismo.

Il vero punto di svolta è arrivato con gli anni Sessanta, periodo delle controculture che hanno portato quasi all’estremo contrario la concezione della parola stessa. L’imperfetto è bello, non importa cosa pensa o dice la società, ma ci si mette in primo piano per stare bene con sé stessi.

Progetto accademico personale,<br /> <em>“La devozione alla bellezza”</em>
Progetto accademico personale,
“La devozione alla bellezza”

Da quel momento in poi, ogni generazione ha lottato per consolidare questa concezione, conquistando, tassello dopo tassello, la libertà espressiva che abbiamo oggi.

E se ritorniamo a Hume e al nocciolo del suo pensiero – la bellezza è un’operazione di accumulo esperienziale – possiamo dire che nulla potrà mai essere “troppo bello”.

Prendendo spunto da tutto ciò, ho ideato e diretto (insieme al mio gruppo di studio per un progetto accademico) uno shooting fotografico dal titolo “La devozione alla bellezza”.

L’obiettivo era rappresentare una figura femminile profondamente immersa in un ideale estetico personale, tanto da sviluppare una vera e propria ossessione. 

La modella ha interpretato una donna che, incurante del giudizio esterno, porta avanti con determinazione e fermezza la propria visione della bellezza. Attraverso pose, styling e atmosfere studiate, abbiamo fatto emergere sia la forza che la fragilità di questa devozione, lasciando spazio a un’interpretazione ambivalente del concetto stesso di bellezza.

Nel segno del pensiero di Hume.

Mattia Dallanoce

 

 

 

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Mattia Dallanoce

Mi chiamo Mattia e sono un giovane appassionato di moda, sport, attualità, politica e storia. Dopo essermi diplomato al Liceo delle Scienze Umane, ho scelto di seguire la mia passione per lo stile e la comunicazione, iscrivendomi a un master in Fashion Communication presso l’Accademia del Lusso di Milano. Sono una persona curiosa, determinata e sempre pronta a cogliere nuove sfide. Credo nel potere delle idee e nell'importanza di raccontarle nel modo giusto. Il mio obiettivo? Emergere in un settore competitivo come quello della moda, portando con me una visione che unisce sensibilità culturale, spirito critico e un'estetica sempre in evoluzione.

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