Scultori della forma, Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga in mostra a Prato

La Fondazione Museo del Tessuto di Prato e la Fondazione Azzedine Alaïa di Parigi si sono unite per una collaborazione speciale. Il frutto di tale collaborazione è una mostra dedicata a due icone assolute della moda francese: si intitola Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma ed è curata da Olivier Saillard, storico del costume.

Inaugurata a Prato solo pochi giorni fa e aperta fino al 3 maggio 2026, l’esposizione è stata appositamente pensata per gli spazi della ex fabbrica Campolmi, sede del Museo del Tessuto.

Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia nonché della partecipazione dei Balenciaga Archives di Parigi e giunge in Italia per la prima volta dopo essere già stato concretizzato nel 2020 nella capitale francese. A realizzare la mostra era stata, naturalmente, la Fondazione Azzedine Alaïa che aveva voluto ascoltare il desiderio espresso da un altro grandissimo della moda: il conte Hubert de Givenchy.

Givenchy è stato un grande ammiratore di Balenciaga. Nel 1999, quando è stata creata la Cristóbal Balenciaga Foundation a Getaria, città natia del Maestro, è stato proprio Hubert de Givenchy a presiederla per primo, con l’obiettivo di preservare e diffondere l’opera del couturier spagnolo.

Pochi mesi dopo la scomparsa di Azzedine Alaïa (1935 – 2017) e alcuni decenni dopo quella di Cristóbal Balenciaga (1895 – 1972), Monsieur Givenchy (1927 – 2018) ha confidato alla Fondazione Alaïa, presieduta da Carla Sozzani, il desiderio di riunire i due couturier in una mostra.

Perché? Perché considerava entrambi degli abilissimi sperimentatori di forme e volumi. E perché riconosceva loro un ruolo fondamentale: la capacità di segnare profondamente la storia della moda.

<em><strong>Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma</strong></em> / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office
Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office

UN DESIDERIO REALIZZATO

Quel desiderio è diventato realtà, prima a Parigi e ora a Prato. E così venticinque creazioni di Azzedine Alaïa dialogano con altrettanti capi di Cristóbal Balenciaga, in un confronto al di fuori del tempo.

Accanto ai capi, il Museo del Tessuto espone per la prima volta in Italia dodici disegni originali di Balenciaga datati tra il 1950 e il 1968, provenienti dai Balenciaga Archives di Parigi. I disegni, alcuni dei quali riportano note tecniche per la sartoria e campioni di tessuto, sono affiancati da altrettante foto di indossato originali, testimonianze preziose del processo creativo del grandissimo couturier spagnolo.

Completano la mostra altri materiali tra cui il film sulla vita e il lavoro di Azzedine Alaïa realizzato da Joe McKenna, fashion editor e stylist. C’è anche un video inedito con le presentazioni delle collezioni Haute Couture Estate 1960 e 1968 di Balenciaga, proveniente sempre dai Balenciaga Archives.

BALENCIAGA, IL RE DELLA HAUTE COUTURE

Basate sulla purezza delle linee, sulla reinterpretazione della tradizione spagnola, sullo sviluppo di volumi innovativi, le creazioni di Cristóbal Balenciaga hanno segnato la moda nei decenni centrali del Novecento.

La sua abilità tecnica, il perfezionismo, la capacità di portare costante innovazione, la conoscenza dei tessuti, il senso delle proporzioni e della misura, la visione del corpo femminile e la reinterpretazione: sono gli elementi che gli hanno fatto guadagnare l’ammirazione – e in alcuni casi la venerazione – da parte dei colleghi contemporanei.

Christian Dior lo chiamava «il maestro di tutti noi», mentre Hubert de Givenchy lo definiva «l’architetto della Haute Couture». Perfino Coco Chanel lo ammirava, lei che non era affatto tenera con molti suoi colleghi e che liquidava Elsa Schiaparelli con sufficienza chiamandola «l’italienne». Per Paco Rabanne e per la sua passione per materiali inconsueti e metalli, Chanel aveva coniato il soprannome «le métallurgiste», il metallurgico. Ma quando parlava di Cristóbal Balenciaga, Coco lo definiva «l’unico vero couturier».

Anche la stampa internazionale amava Balenciaga. I giornali più prestigiosi si riferivano a lui chiamandolo «Maestro» e «Re dalla Haute Couture».

<em><strong>Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma</strong></em> / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office
Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office

BALENCIAGA E ALAÏA, I COUTURIER

Cristóbal Balenciaga ha dunque guadagnato la fama eterna come uno dei couturier più influenti di tutti i tempi. A sua volta, Azzedine Alaïa è considerato uno degli ultimi couturier.

C’è differenza tra stilisti e couturier? Ebbene sì, c’è. Soprattutto dal punto di vista tecnico.

I couturier sono quella eccezionale stirpe di grandi creativi in grado di padroneggiare personalmente e perfettamente ogni singola fase della creazione di un capo, dall’idea passando per ogni successivo passaggio. Vuol dire sapere disegnare ma anche sapere poi creare il cartamodello, essere capaci di tener conto di proporzioni e misure, conoscere i tessuti alla perfezione, conoscerne resa e caduta. Significa sapere tagliare, sapere cucire, sapere confezionare.

Tutto ciò che ha caratterizzato il lavoro di Balenciaga e Alaïa.

ALAÏA, L’ECCELLENZA TRA HAUTE COUTURE E PRÊT-À-PORTER

Alaïa ha cominciato a creare abiti couture per una clientela privata, per le donne dell’alta società parigina, agli inizi degli anni Sessanta del Novecento. A influenzarlo era l’eleganza senza tempo di alcune delle sue clienti, come Louise de Vilmorin, Arletty, Simone Zehrfuss, Cécile de Rothschild, Greta Garbo, Claudine Colbert.

Oltre agli abiti couture, aveva deciso di presentare, nel 1982, la sua prima collezione di prêt-à-porter, riscuotendo grande successo e riconoscimenti prestigiosi tra cui due Oscar de la Mode come Designer dell’anno e Migliore collezione francese.

Le sue sfilate sono state osannate dalla stampa internazionale e le modelle più famose del mondo hanno sfilato per lui. Naomi Campbell lo chiamava affettuosamente papa.

Alaïa era un perfezionista e un profondo conoscitore di tagli, forme, tessuti. A metà degli anni Novanta, all’apice della sua notorietà, si era allontanato dai riflettori scegliendo di tornare a dedicarsi alla clientela privata. Era ritornato sulle passerelle nel 2003, vivendo un secondo periodo di gloria.

Si è spento a Parigi nel 2017, pochi mesi dopo aver presentato la sua ultima collezione di Haute Couture.

<em><strong>Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma</strong></em> / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office
Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office

LA FORTE CONTINUITÀ TRA ALAÏA E BALENCIAGA, GLI SCULTORI DELLA FORMA

Pur non essendosi mai incontrati di persona, Alaïa e Balenciaga presentano elementi di forte continuità tra cui l’attenzione alla perfezione sartoriale e la valorizzazione delle forme del corpo femminile – e non solo.

Hanno condiviso le umili originil’apprendistato nell’arte del cucito in ambito familiare.

Nato a Getaria, nei Paesi Baschi, figlio di un pescatore e di una sarta, Balenciaga ha iniziato a lavorare al fianco della madre e, già da adolescente, ha ottenuto il titolo di maestro sarto. Ha poi abbandonato la Spagna a causa della guerra civile. Nato a Tunisi, Alaïa ha studiato scultura alla Scuola di Belle Arti e ha imparato a cucire giovanissimo, con la sorella Hafida.

Entrambi hanno raggiunto il successo trasferendosi a Parigi. E il tessuto è la materia creativa comune.

Balenciaga ha dato forma alle sue architetture con le lane, i rasi, le sete e l’innovativo gazar da lui inventato nel 1958. Alaïa ha trasformato il tessuto a maglia fino a renderlo un segno distintivo della sua arte e ha utilizzato la pelle per scolpire e modellare i corpi.

Sono stati entrambi grandi appassionati di costruzione sartoriale. Sono proverbiali per il loro perfezionismo e per la capacità di tagliare e cucire con le proprie mani.

La ricerca di Balenciaga si è tradotta in una perfetta eleganza formale, mentre quella di Alaïa ha evidenziato una sensualità precisa. Balenciaga è stato un grande innovatore di forme e un creatore di architetture da indossare, Alaia ha avvolto e scolpito il corpo con abiti che spesso appaiono quasi come una seconda pelle.

Due autentici scultori della forma.

<em><strong>Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma</strong></em> / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office
Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office

ALAÏA COLLEZIONISTA DI BALENCIAGA

Nel 1968, quando la Haute Couture ha cominciato a perdere di rilevanza in favore del prêt-à-porter, Balenciaga ha deciso di ritirarsi, rifiutando di cedere all’ascesa del nuovo segmento della moda e preferendo chiudere l’atelier piuttosto che convertirsi. Pur occupandosi anche di prêt-à-porter, Alaïa l’ha fatto a suo modo. Per esempio, ha posto fine all’incessante rincorrersi di collezioni e settimane della moda, scegliendo in autonomia i momenti più opportuni per presentare il suo lavoro.

E poi c’è il capitolo collezionismo che è stato raccontato da Alaïa stesso.

Quand’era ancora un giovane emergente, Alaïa era stato chiamato da Mademoiselle Renée, storica vicedirettrice generale della Maison Balenciaga che aveva in serbo per lui un’incredibile proposta: scegliere una selezione di creazioni del Maestro in quanto era stato reputato capace di rielaborarle e rinnovarle senza tradirle. Ma Alaïa non l’ha fatto. Profondamente stupito dalle forme, dall’architettura dei tagli e dall’abilità tecnica di ogni capo, il couturier tunisino non ha mai toccato quei capi e, al contrario, li ha conservati intatti. Da allora, ha sempre considerato l’incontro con il lavoro di Balenciaga il punto di partenza e ha continuato a collezionarne i capi più rappresentativi per tutta la sua vita.

Alaïa è stato un grande collezionista e non solo di Balenciaga. Ha salvato dall’oblio varie Maison e ha raccolto oltre 15.000 pezzi straordinari che testimoniano la storia della moda del XX e XXI secolo. 

<em><strong>Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma</strong></em> / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office
Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office

IL LAVORO DEL MUSEO DEL TESSUTO E L’IMPORTANZA DELLA MOSTRA

Il percorso espositivo della mostra a Prato si apre con due capi iconici. Un abito da sera lungo, aderente e senza maniche, in jersey nero, con il busto dalla profonda scollatura centrale – della Couture Autunno/Inverno 1988 di Alaïa – fronteggia un abito da sera lungo con strascico, in seta nera cloqué e busto drappeggiato, parte della Haute Couture Autunno/Inverno 1960 di Balenciaga.

Seguono poi tre sezioni: Atelier Tailleur, Atelier Flou e Spagna.

Nella tradizione della sartoria di alta moda francese esistono due reparti distinti, l’atelier Tailleur e l’atelier Flou. Il primo si occupa della creazione dei capi più strutturati, come cappotti, giacche sartoriali, completi cappa/abito, redingote, dalla tecnica sartoriale rigorosa, simile a quella maschile. Il secondo si occupa della realizzazione dei capi più fluidi e morbidi, come bluse, gonne e abiti. In mostra si ritrova la stessa suddivisione.

L’ultima sezione è dedicata alla Spagna. Flamenco, bolero, pizzi e merletti sono i temi ricorrenti che si trovano a completamente e conclusione del percorso espositivo. È un vero e proprio omaggio all’abbigliamento tradizionale spagnolo e ai materiali della tradizione tessile mediterranea.

L’allestimento (opera di Guicciardini & Magni Architetti in collaborazione con Arianna Sarti, responsabile delle esposizioni museali) brilla per l’assoluto bianco.

Il colore-non colore crea una scenografia luminosa, nitida e pulita, in cui gli abiti possono brillare con forza e in cui possono essere i protagonisti assoluti. Gli unici protagonisti, senza inutili fronzoli e senza distrazioni. 

<em><strong>Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma</strong></em> / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office
Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma / Museo del Tessuto di Prato / photo Filippo Bardazzi, courtesy press office

DUE ICONE PER I CINQUANT’ANNI DEL MUSEO

Con questa mostra, la Fondazione Museo del Tessuto di Prato completa il programma espositivo in occasione del suo cinquantesimo anniversario. E lo fa in grande, omaggiando due icone e continuando un percorso di valorizzazione della storia della moda del Novecento.

Precedentemente, a essere omaggiati sono stati grandi maestri del nostro Paese, ovvero Gianfranco Ferrè, l’architetto dello stile (con la mostra del 2014) e Walter Albini, il padre del prêt-à-porter italiano (nel 2024). Non è mancato l’omaggio a Ossie Clark e Celia Birtwell (nel 2022) che hanno animato la scena londinese degli anni Sessanta e Settanta.

La mostra Scultori della Forma rappresenta un’ennesima occasione preziosa. In ogni caso e per tutti.

Per chi conosce già entrambi, Balenciaga e Alaïa – e vuole avere il piacere di rivedere capi indimenticabili. Per chi conosce bene uno dei due – e vuole approfondire la conoscenza dell’altro.

È un’ottima occasione anche per chi non conosce questi couturier – e vuole scoprire due protagonisti assoluti che, ancora oggi, hanno tanto da dire.

Emanuela Pirré

 

 

 

Alaïa, Balenciaga. Scultori della forma

25 ottobre 2025 – 3 maggio 2026
Museo del Tessuto | Via Puccetti 3 – Prato

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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