Le narrazioni di Ridefinire il Gioiello, da Casalmaggiore a Milano fino a Michela Deanesi

Raccontare storie.
Per i moderni luminari della comunicazione e del marketing, raccontare storie è diventata quasi una fissazione.
Fare storytelling, così dice chi parla i linguaggi contemporanei.

Bisogna raccontare storie per vendere prodotti.
Perfino inventarle ad hoc, quando non esistono.
Un’arte che è stata insomma un po’ mercificata, passatemi il pensiero e il termine, tanto che storytelling è diventata una di quelle parole talvolta detestate, un po’ come influencer.
Oppure come fashion usato al posto di moda. Perché usare il termine inglese quando esiste quello italiano, peraltro bellissimo e che viene dal latino (modus, “maniera, foggia, misura”) con tutti i suoi ricchi significati?

Comunque, termini più o meno contemporanei a parte, l’essere umano ha sempre raccontato storie.
Raccontiamo storie per tanti motivi.
Per esempio, per trasmettere e tramandare esperienze e conoscenze. Istruzione e valori. Ma anche per condividere pensieri ed emozioni.

In fondo è ciò che faccio anch’io da circa undici anni attraverso questo sito. Cerco di condividere bellezza e valori.
Ascolto e raccolgo storie e le condivido con chi mi fa il dono di leggere. Anzi, ci fa il dono, a me e ai protagonisti di queste storie.

Rimanendo su questo sentiero, oggi desidero raccontarvi una storia che si declina in tre parti.

Al centro di tutto c’è Ridefinire il Gioiello, un progetto del quale ho parlato spesso anche perché ne sono (orgogliosamente) partner da diversi anni.

Il progetto è nato nel 2010 da un’idea della curatrice Sonia Patrizia Catena ed è arrivato alla sua IX edizione.

Nel tempo è diventato un punto di riferimento nella sperimentazione materica del gioiello d’arte. E continua a stimolare la progettazione e l’ideazione di gioielli contemporanei il cui valore aggiunto è dato dall’idea stessa che li anima.

Posso insomma affermare che Ridefinire il Gioiello è un contenitore con dentro tante storie. Quelle di designer e artisti che partecipano anno dopo anno e quelle delle loro creazioni.

Ogni edizione si sviluppa infatti attorno a un tema.

Per questa IX edizione, è stato chiesto ai candidati di progettare un gioiello che valorizzi la memoria delle creazioni esposte al Museo del Bijou di Casalmaggiore che è un partner importante del progetto. I partecipanti sono stati invitati a ispirarsi ai monili più antichi conservati all’interno delle teche espositive, quelli a forma di nodo, con il fine di reinterpretarne la struttura e il significato attraverso il proprio linguaggio contemporaneo e la propria ricerca artistica.

Dopo la mostra che si è tenuta a Casalmaggiore negli spazi del Museo dal 23 marzo al 22 settembre 2024 con i 43 gioielli selezionati, è ora il momento di nuove mostre volute da altri partner del progetto e che corrispondono a vari premi.

La prima mostra – e la prima parte di questa storia – riguarda in realtà nuovamente Casalmaggiore. Il Museo del Bijou premia infatti la designer Michela Guatto con un punto espositivo temporaneo.

Il punto verrà inaugurato dal 7 dicembre 2024 al 30 marzo 2025.

Guatto ha vinto con il gioiello Legami di famiglia e con una motivazione interessante.

«Un nodo che non stringe – scrive Letizia Frigerio a nome del Museo – come deve/dovrebbe essere il legame che unisce le famiglie: il Museo del Bijou premia la morbida opulenza e la “povera” ricchezza del gioiello di Michela Guatto. La sua collana sa rendere preziosi materiali non nobili, conferendo alla stoffa e ai tessuti un vestimento di grazia e nobiltà che stupisce».

Il Museo del Bijou si trova in via Porzio 9 a Casalmaggiore in provincia di Cremona. Qui trovate tutte le informazioni quali giorni e orari di apertura. E qui trovate la motivazione completa per il premio. E si parla ancora una volta di narrazioni…

Per la seconda mostra ci spostiamo invece a Milano. Perché è qui che Microbo.net, partner culturale di Ridefinire il Gioiello, ospiterà i suoi vincitori.

L’artista Silvia Orani sarà al centro di una mostra personale presso lo spazio d’arte Circuiti Dinamici. L’inaugurazione della mostra sarà domenica 15 dicembre offrendo l’occasione di conoscere una selezione di gioielli contemporanei da lei realizzati ed esposti in una Wunderkammern effimera.

Ci sarà inoltre la possibilità di visitare la mostra collettiva 4JEWELS e scoprire i gioielli di altri quattro artisti sempre menzionati da Microbo.net: si tratta di Andrea Benoni, Francesca Romana Sansoni, Roger Cavinatto, LeMari Riciclano.

Sia la mostra personale di Silvia Orani sia la mostra collettiva resteranno aperte fino al 17 gennaio 2025.

Circuiti Dinamici si trova in via Giovanola 21/C (M1 Abbiategrasso) a Milano. E se volete saperne di più, qui trovate tutte le motivazioni circa i premi attribuiti. Qui trovate invece la pagina Facebook di Circuiti Dinamici con i dettagli circa giorni e orari di apertura.

Arriviamo ora alla terza parte di questa storia. Una terza parte che mi riguarda da vicino. Perché, come scrivevo in principio, anch’io sono partner del concorso e anch’io scelgo un mio vincitore che, stavolta, è stata Michela Deanesi.

Il suo gioiello è la collana che vedete qui sotto e che lei ha chiamato Il Nodo Tagliato.

La collana – racconta Michela – parla di nodi da tagliare, quelli delle disparità sociali, della violenza, degli amori tossici, del silenzio, della prigionia, della povertà. Lo fa attraverso una forbice di cent’anni fa con un nodo di antica passamaneria dorata tra le sue lame. Annodati tra nastro e catena, possiamo intravedere simboli e piccoli oggetti.

«Ci ricordano tutte le scelte, i conflitti, le decisioni drastiche e la ricerca di armonia ed equilibrio – nostre e di tutta l’Umanità», conclude Michela.

Naturalmente, il suo lavoro così carico di significati (un vero e proprio racconto!) ha attirato la mia attenzione determinando la scelta di premiarla.

E il mio premio era un’intervista volta a raccontare il suo percorso e la sua visione. Perché scrivo era?

Perché, purtroppo, a volte la vita scompagina le nostre storie personali. Cambia ciò che avevamo immaginato o sperato. Lo riscrive e capita che lo faccia in modi che non ci piacciono affatto.

E questo è ciò che è successo a Michela Deanesi che si trova ad attraversare un momento personale molto difficile.

Non intendo dare dettagli privati. La riservatezza è doverosa.

Dico solo che questo non è certo il momento per un’intervista.

Sotto: Michela Deanesi nel suo laboratorio
Sotto: Michela Deanesi nel suo laboratorio

Tuttavia, visto che mi rattrista che Michela viva un momento così doloroso, ho pensato di darle voce in un altro modo.

Michela Deanesi è una persona che sa raccontare storie, attraverso i suoi gioielli e anche a parole. Così ho cercato e scelto un suo scritto che parla proprio dell’essenza stessa della narrazione.

«Ho raccontato migliaia di storie di sconosciuti / Ma a volte ho scavato anche in storie di famiglia mai raccontate / Immaginando storie su mezzi silenzi / E spesso storie postume, elaborando distacchi e immaginando che le foto fossero fotogrammi di film / Specie belle foto antecedenti la mia nascita. / La mia vita è costellata di silenzi e di storie raccontate a metà. / E io per contrappasso ho donato a chi ho amato presenza, ascolto e racconti. / Perché il “non detto” mi angoscia da sempre / Non ho mai smesso di raccontare. / E ascoltare. / Ho ascoltato anche i silenzi con un’impotenza che mi ha distrutto. / Non so quando riuscirò a raccogliere questi ultimi cocci / E se avrò ancora la necessità impellente di raccontare storie. / Spesso storie consolatorie / Per riportare pace nel cuore altrui / Per chiudere cerchi. / Non so se sarò più la stessa. / Ora devo aiutare quello che rimane di me. / In un mare di solitudine (di nuovo).»

Non ho né risposte né soluzioni da offrire, purtroppo. Mi limito ad ascoltare e offrire risonanza a queste riflessioni. Con grande rispetto.

Una cosa, però, la voglio dire. Ed è una speranza.

È la speranza che, un giorno, Michela Deanesi possa tornare a raccontarci storie nel segno del miglior storytelling. Non quello costruito a tavolino in una mera ottica di marketing. Mi riferisco a quello che riesce a condividere pensieri ed emozioni, a veicolare significati, a instillare messaggi in un gioiello che scegliamo per rappresentarci e – ancora una volta – raccontarci.

Come lei ha saputo fare perfettamente nel suo Nodo Tagliato.

Se voi volete intanto incontrare le sue creazioni, provate a dare un occhio qui (per chi ama Facebook) oppure qui (per chi preferisce Instagram).

Emanuela Pirré

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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