Com’è andata la camminata di Mothers’ Call for Peace, madri palestinesi e israeliane unite per la pace

Come annunciato anche da noi di a A glittering magazine, madri palestinesi e israeliane hanno camminato insieme martedì 24 marzo a Roma per la Barefoot Walk, Mothers’ Call for Peace. La camminata a piedi nudi mira a promuovere un’azione globale con due obiettivi precisi: sollecitare i leader mondiali affinché venga posta fine al conflitto israelo-palestinese e far sì che le donne vengano ammesse al tavolo dei negoziati per la pace.

La Barefoot Walk è un’iniziativa di Mothers’ Call, missione congiunta del movimento palestinese Women of the Sun e del movimento israeliano Women Wage Peace. Si fonda su un appello che unisce donne e madri di entrambi i popoli nell’obiettivo di garantire sicurezza, dignità e un futuro ai propri figli (qui). Il movimento è una partnership coraggiosa e radicata nelle comunità e riunisce decine di migliaia di donne e madri. È guidato dalla palestinese Reem Al-Hajajreh e dalla israeliana Yael Admi che hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, forte e decisa.

«Per generazioni, le nostre comunità sono state lacerate da violenza e paura. Mentre le guerre continuano, le voci di chi paga il prezzo più alto – madri e donne – vengono sistematicamente ignorate ed escluse dalle stanze dove si decide anche il loro futuro e quello dei loro figli. Oggi diciamo basta, tutto questo deve finire. I nostri figli meritano scelte migliori che uccidere o essere uccisi. Da anni, e non senza rischi, siamo impegnate a costruire legami tra i nostri popoli perché il dialogo è l’unico modo per costruire una pace giusta e duratura. Questo obiettivo non è solo possibile: è essenziale per la sopravvivenza delle nostre comunità».

A concludere la camminata a Roma, c’è stata anche un’esecuzione a cappella di MILCK (qui un estratto) con un suo brano originale. La cantautrice e attivista ha dato voce al desiderio universale di tutte madri: che i loro figli possano crescere al sicuro e liberi dalla paura.

Reem Al-Hajajreh e Yael Admi cantano insieme a MILCK @ <em>Barefoot Walk, Mothers’ Call for Peace</em> – Roma, 24 marzo 2026 – photo Antonio Masiello, Getty Images for <em>The Mothers’ Call</em>
Reem Al-Hajajreh e Yael Admi cantano insieme a MILCK @ Barefoot Walk, Mothers’ Call for Peace – Roma, 24 marzo 2026 – photo Antonio Masiello, Getty Images for The Mothers’ Call

Mothers’ Call chiede la fine immediata e definitiva della violenza e l’inclusione delle donne nei negoziati per la pace, nel rispetto della Risoluzione 1325 approvata all’unanimità oltre 25 anni fa (31 ottobre 2000) dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Tale Risoluzione riconosce il ruolo fondamentale delle donne nella prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti e nella costruzione di una pace duratura. Incentrata sul paradigma delle 3 P – Partecipazione, Protezione, Prevenzione, mira a garantire la parità di genere nei processi decisionali di sicurezza.

Secondo il rapporto Donne, Pace e Sicurezza del 20 ottobre 2025 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (qui), una donna su cinque vive vicino a una zona di conflitto.

Stime recenti di UN Women (l’ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere) e del Segretariato Generale delle Nazioni Unite evidenziano che le donne rappresentano ancora solo il 7% di chi è impegnato nelle negoziazioni e solo il 14% di chi ricopre ruoli di mediazione nei processi di pace ufficiali a livello mondiale. In Israele-Palestina, il numero è zero.

Eppure, le analisi dell’ONU dimostrano con i dati un fatto molto preciso: includere le donne nei negoziati di pace aumenta del 35% la probabilità che gli accordi durino nel tempo.

<em>Barefoot Walk, Mothers’ Call for Peace</em> – Roma, 24 marzo 2026 – photo Antonio Masiello, Getty Images for <em>The Mothers’ Call</em>
Barefoot Walk, Mothers’ Call for Peace – Roma, 24 marzo 2026 – photo Antonio Masiello, Getty Images for The Mothers’ Call

L’iniziativa di Mothers’ Call è supportata da Vital Voices, organizzazione internazionale non governativa che, da oltre trent’anni, promuove la leadership femminile a livello globale. Alyse Nelson, Presidente e CEO di Vital Voices, ha dichiarato che «Vital Voices è orgogliosa di sostenere l’iniziativa Barefoot Walk, un movimento che abbatte confini e divisioni per unirsi di fronte al dolore provocato da conflitti e violenza e che coraggiosamente invoca nuove strade per garantire una pace vera e duratura».

Anche Leymah Gbowee, Premio Nobel per la Pace e fondatrice del movimento Women of Liberia Mass Action for Peace, ha dato supporto a Mother’s Call.

«In Liberia – racconta Leymah Gbowee – abbiamo dimostrato il potere delle donne nel porre fine a una guerra che gli uomini non sono riusciti a fermare. Donne cristiane e musulmane si sono schierate fianco a fianco, rifiutandosi di arretrare e pretendendo di essere ascoltate. Abbiamo costretto gli uomini armati a sedersi, ad ascoltare, a scegliere la pace. E quella pace ha resistito. Quello che stanno facendo queste madri palestinesi e israeliane mi riporta direttamente a Monrovia. Hanno lo stesso coraggio, la stessa incrollabile convinzione che la violenza non porterà mai a una pace duratura. La stessa determinazione a non consegnare il futuro dei propri figli alla paura. I leader globali devono riconoscere le donne come le vere artefici di ogni pace che valga la pena costruire. Quando le donne sono alla guida, la pace diventa possibile. Quando le madri si alzano, la storia si mette in movimento».

Stesso supporto da Monica McWilliams, attivista per la pace in Irlanda del Nord che, unendosi alla marcia, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale.

«Trent’anni fa – spiega Monica McWilliams – le donne entrarono in un processo di pace che aveva cercato di escluderle, cambiandolo per sempre. Ci siamo rifiutate di andarcene finché le voci delle nostre comunità, delle madri, di chi paga il prezzo dei conflitti, non sono diventate parte dell’accordo. E quella pace ha resistito. Le donne coraggiose che oggi marciano mi riportano direttamente in quella stanza. Lo stesso coraggio. La stessa determinazione. La stessa consapevolezza che senza le donne al tavolo non si costruisce una pace duratura: si prolunga il conflitto. Abbiamo dimostrato ciò che è possibile. Eppure, a distanza di una generazione, le donne continuano a essere escluse da questi processi. Il mondo non ha imparato la lezione. È tempo di stare al fianco di queste donne e chiedere di essere ascoltate».

Le testimonianze di Gbowee e McWilliams sono una conferma delle analisi e dei dati dell’ONU: le donne aiutano l’esito positivo delle negoziazioni di pace. E la probabilità che quegli accordi siano duraturi.

<em>Barefoot Walk, Mothers’ Call for Peace</em> – Roma, 24 marzo 2026 – photo Antonio Masiello, Getty Images for <em>The Mothers’ Call</em>
Barefoot Walk, Mothers’ Call for Peace – Roma, 24 marzo 2026 – photo Antonio Masiello, Getty Images for The Mothers’ Call

La camminata di Roma segna l’inizio di una serie di azioni di solidarietà e di incontri.

Nei prossimi mesi, numerose Barefoot Walk si svolgeranno in città di tutto il mondo (qui la mappa) e il movimento Mothers’ Call invita tutte le donne a partecipare.

Organizzate strategicamente in concomitanza con i principali vertici internazionali, tra cui il G7 in Francia a giugno, queste iniziative continueranno a portare un messaggio diretto ai leader mondiali: i negoziati di pace devono proseguire. E devono includere le donne.

Emanuela Pirré

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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